<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107</id><updated>2011-12-30T06:09:32.864-08:00</updated><title type='text'>supporto01</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>116</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4514987711103994261</id><published>2011-12-30T06:09:00.000-08:00</published><updated>2011-12-30T06:09:32.874-08:00</updated><title type='text'>Tar Lazio: stop alla Pedemontana Veneta</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Stop clamoroso per la Pedemontana Veneta. Lo ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza del 24 dicembre che è stata resa pubblica ieri. A ricorrere alla magistratura amministrativa era stato Patrizio Zen un residente a Loria nel Trevigiano, il quale aveva sollevato il problema di una serie di incongruità nel tracciato che lo interessava, ma anche nell'iter che aveva condotto alla nomina del commissario Silvano Vernizzi. Ed è per questo motivo che in queste ore la notizia sta facendo il giro dei media trevigiani. La stessa notizia però si riverbera direttamente su tutto il tracciato della Spv, un tracciato che per la maggior parte interessa la provincia berica, area Bassanese inclusa. A rivelare ulteriori dettagli è il portale on-line de La Tribuna di Treviso sul quale oggi si legge che i giudici amministrativi hanno considerato «illegittima la dichiarazione dello stato di emergenza nel settore del traffico e della mobilità nel territorio dei comuni di Treviso e Vicenza, firmata dal premier Silvio Berlusconi il 31 luglio 2009, e la successiva ordinanza del 15 agosto con le disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare l’emergenza».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il quotidiano della Marca poi cita testualmente un passo della sentenza spiegando che vengono così invalidate «non soltanto le proroghe successivamente disposte con riferimento alla delega di poteri nei confronti dell’organismo commissariale, ma anche le determinazioni assunte dal commissario delegato Silvano Vernizzi». E tra queste c'è il progetto definitivo firmato il 20 settembre scorso: ovvero il cuore dell'intera trafila amministrativa. Sul piano giuridico la chiave di volta del ricorso è la contestazione della dichiarazione dello stato emergenziale, che ha permesso al commissario delegato Vernizzi di approvare il progetto definitivo al posto del Cipe, il comitato interministeriale di riferimento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La questione di fondo però è che lo stesso schema giuridico, anche se con sfumature diverse, è stato ripreso anche da altri ricorrenti rispetto alla cui azione legale è previsto a breve sempre un giudizio al Tar. «A questo punto - fa sapere Massimo Follesa, uno dei portavoce del coordinamento dei comitati che si oppone alla Spv, il Covepa - logica vorrebbe che quei pochi lavori iniziati, a nostro avviso contra legem, siano subito bloccati. Cosa che sulle prima risulterebbe proprio in questi termini». Follesa si dice certo che le parti giudicate soccombenti, a partire dal commissariato presieduto da Vernizzi, faranno ricorso al Consiglio di Stato. «Noi però - spiega ancora Follesa - oltre ad esprimere soddisfazione per il pronunziamento del Tar non ci tireremo indietro perché siamo consapevoli della bontà delle nostre ragioni».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/12/tar-lazio-stop-alla-pedemontana-veneta/" target="_blank"&gt;link sorgente&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4514987711103994261?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4514987711103994261/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/12/tar-lazio-stop-alla-pedemontana-veneta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4514987711103994261'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4514987711103994261'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/12/tar-lazio-stop-alla-pedemontana-veneta.html' title='Tar Lazio: stop alla Pedemontana Veneta'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4998223914826846346</id><published>2011-12-09T06:47:00.000-08:00</published><updated>2011-12-09T06:47:22.661-08:00</updated><title type='text'>Si scrive Despar. Si legge mafia?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La catena di supermercati Despar puzza di mafia. A dirlo è la Direzione nazionale antimafia che da anni indaga sul colosso della grande distribuzione e sugli interessi delle cosche nell'intero settore agroalimentare. Dietro la Despar, secondo gli inquirenti, potrebbe addirittura esserci l'attuale capo di Cosa Nostra, nonche' il quinto latitante più ricercato al mondo e superboss di Trapani, Matteo Messina Denaro. Lo scorso 10 maggio, durante una vasta operazione della Dia di Roma e della squadra mobile di Caserta, vengono arrestate 68 persone. Secondo il giudice per le indagini preliminari, Marzia Castaldi, lungo la Penisola c'é un asse criminale tra la camorra del clan dei Casalesi e la mafia trapanese che «impone il monopolio dei trasporti su gomma ai commercianti che operano nel settore dei prodotti ortofrutticoli, con la conseguente lievitazione dei prezzi».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al centro del patto, la gestione del mercato ortofrutticolo di Fondi (Mof), situato nel Lazio, quasi al confine con la Campania. Si tratta della struttura più grande d'Italia che i magistrati antimafia definiscono un «contesto asfissiante, vera negazione dei piu' elementari principi economici liberal-democratici», perche' all'interno di questo sistema a nessun operatore commerciale «era dato sfuggire alle maglie di siffatta spartizione (...) a prescindere dalla qualità o meno del servizio reso e della concorrenzialità del prezzo richiesto e pagato». Tra le 68 persone arrestate in quell'operazione, ci sono anche i fratelli Antonio e Massimo Sfraga, che gestiscono a Strasatti, una frazione del comune siciliano di Marsala, un grande centro per la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli. I due fratelli verranno poi scarcerati dal tribunale del Riesame di Napoli, il 10 giugno, per «mancanza dei gravi indizi di colpevolezza».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'OMBRA DI DENARO. Gli Sfraga erano stati accusati da un giovane agricoltore siciliano secondo il quale «dovevamo vendere i nostri prodotti al prezzo da loro fissato e non c'era possibilità di alcuna contrattazione. Erano loro che facevano il mercato. Il loro giro d'affari era notevole». Perché, continua l'agricoltore, «da Strasatti, di tir carichi ne partivano in continuazione (...) nessuno, però, pensava che fossero inseriti in un giro di così alto livello (...) anche se il loro tenore di vita, auto di grossa cilindrata, etc, non poteva non destare qualche sospetto». Inoltre nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Marzia Castaldi, si parla di «strette cointeressenze tra i fratelli Sfraga e Giuseppe Grigoli, interfaccia di Matteo Messina Denaro in vari settori imprenditoriali, tra cui quello della grande distribuzione nel cui ambito gestiva per tutta la Sicilia Occidentale la catena di supermercati con marchio Despar».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Grigoli che viene chiamato «il re dei centri commerciali», è stato arrestato il 19 dicembre del 2007, per concorso in associazione mafiosa. In totale gli sono stati sequestrati beni per 700 milioni di euro, perché l'imprenditore è ritenuto il cassiere, il prestanome e il braccio finanziario di Messina Denaro. Attraverso la società 6 Gdo srl, Grigoli e sua moglie, Maria Fasulo, possedevano il 10 per cento di tutta la Despar Italia, il gruppo della grande distribuzione che fattura più di quattro miliardi di euro l'anno. Il capitale sociale della sola 6 Gdo di Grigoli è passato da 80mila a 12 milioni e mezzo di euro, tra il 1999 e il 2006, grazie a più di 49 supermercati. Tanto che soltanto tra il 1999 ed il 2002 Grigoli ha condotto operazioni bancarie «in contanti» con depositi superiori a 300mila euro. Da quando è stato arrestato, secondo i magistrati partenopei, è avvenuta «la successione degli Sfraga e in particolare di Sfraga Antonio a quest'ultimo». Le indagini erano partite già nell'aprile del 2006, in seguito all'arresto dell'allora capo di Cosa Nostra, Bernando Provenzano, latitante da 43 anni e già all'epoca condannato a tre ergastoli. Nel casolare di Corleone, in cui la squadra Catturandi di Palermo ha scovato Provenzano, vennero scoperti oltre 200 documenti molto interessanti tra lettere, biglietti e appunti oltre ai famosi “pizzini” attraverso i quali il boss comunicava con l'esterno. Dentro questi documenti, gli inquirenti scoprono tra le altre cose che l'interlocutore privilegiato di Provenzano era proprio Matteo Messina Denaro, «“Alessio” nelle missive», e individuano Giuseppe Grigoli come il «formale titolare della catena di supermercati Despar (...), l'interfaccia del Messina Denaro nell'affare illecito, oltre che la sostanziale riconducibilità a quest'ultimo dell'impero economico grigoliano».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da allora le indagini si estendono a tutto il gruppo della grande distribuzione. Tanto che già nel 2008, nella relazione annuale sulla 'ndrangheta della Commissione parlamentare di inchiesta, realizzata da Franscesco Forgione, si parla della società G.D.S. srl, con sede a Salerno, di cui «è socio anche Salvatore Michele Scuto, figlio di Sebastiano Scuto che ha precedenti per associazione per delinquere di tipo mafioso e secondo la Direzione nazionale antimafia verosimilmente affiliato alla potente famiglia mafiosa dei Laudani di Catania». Tanto che la Aligrup spa di Sebastiano Scuto, dal 2001 è sotto l'ombrello della amministrazione giudiziaria. In Sicilia è titolare del marchio Despar nelle province di Catania, Enna, Caltanissetta, Siracusa, Ragusa e Palermo, attraverso il quale controlla quaranta ipermercati e centinaia di supermercati. Anche la Despar Campania, oggi al collasso, secondo gli inquirenti era una filiale degli Scuto. Proprio quella della Cavamarket di Della Monica che fin dal 1987 gestisce i marchi Despar, Eurospar e Interspar in Campania.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le mafie insomma hanno capito da tempo che acquistare i terreni e costruire supermercati e centri commerciali, significa realizzare una «straordinaria lavatrice di denaro sporco», ha spiegato Roberto Scarpinato, procuratore antimafia a Palermo. In pratica, come evidenzia la Commissione parlamentare, «una massa formidabile di denaro liquido da riciclare».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;GATTO CI COVA. La relazione della Commissione, parla anche della Despar Calabria e del peso del suo patron nel gruppo, dato che «Antonino Giuseppe Gatto è presidente del Comitato direttivo di Despar Italia e cioè dell'organo che definisce le principali strategie, le scelte e le politiche di Despar Italia sul territorio nazionale». Aggiungendo però che «dello stesso Comitato direttivo è componente Scuto Salvatore». La Procura nazionale antimafia si era interessata a Gatto già nel 2005 quando la sua Despar Calabria aveva siglato una intesa con la Coop che diede vita al gruppo Centrale Italiana. Anche la Guardia di Finanza mise sotto la lente di ingrandimento varie operazioni economiche che l'imprenditore, grande finanziatore del centrosinistra calabrese, aveva realizzato in Olanda, Germania e Polonia. Senza però giungere mai a nulla di penalmente rilevante. Si trattava di affari di grande portata visto che il procuratore della Direzione nazionale antimafia, Emilio Ledonne, rivelò che il solo commercialista di Cosenza, del «gruppo economico» Gatto, gestiva praticamente tutta la ricchezza economica della Calabria. Perché la Finanza gli aveva segnalato che «presso lo studio commerciale di Francesco Indrieri, del gruppo economico Gatto (...), hanno sede legale o domicilio fiscale 43 società» del colosso calabrese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;LA SPESA NEI PIZZINI. Ma torniamo in Sicilia, vero cuore delle indagini sui rapporti con la mafia. In un “pizzino” inviato a Provenzano da Matteo Messina Denaro, si parla del «solito argomento Despar». È lo stesso superboss latitante a spiegare il ruolo di Cosa Nostra nell'affare dei supermercati: «C'è una persona di Castelvetrano che ha la concessione dei supermercati Despar, cioè questa persona apre dei punti vendita Despar in ogni paese e da' la gestione del punto vendita a persone del medesimo paese e la persona rimane come fornitore del punto vendita lasciando al gestore un largo margine di guadagno, infatti questi gestori se la passano tutti bene».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche il collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati, già rappresentante del mandamento di Sciacca, racconta ai magistrati nel febbraio 2007 di un incontro tra i boss avvennuto in provincia di Agrigento, nella zona di Palma di Montechiaro, il 23 maggio 2002. «Nella riunione, appresi per la prima volta che i supermercati Despar erano di questo Grigoli che, sostanzialmente, altri non era che Messina Denaro Matteo stesso», rivela Di Gati agli inquirenti, aggiungendo che «Sutera spiegò inoltre com'era il meccanismo di gestione dei supermercati. In pratica il Grigoli metteva la merce e l'azienda chiavi in mano e bastava avere un locale per spartirsi il guadagno». L'attività, gli interessi e la protezione di Cosa Nostra nella Despar continuano anche dopo l'arresto di Provenzano, con gli altri capimafia. «I Lo Piccolo mi dissero che i centri Despar non dovevano essere toccati in quanto interessavano alla famiglia, mentre cosa diversa era per i singoli negozi affiliati che molte volte erano solo piccole attività con insegne Despar», spiega nell'estate del 2008 ai magistrati di Palermo il pentito Francesco Franzese, uomo della famiglia Lo Piccolo. Poi conferma: «I Despar interessavano direttamente a Matteo Messina Denaro».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;LE COSCHE DEL CARRELLO. Centri commerciali, supermercati e grande distribuzione, secondo il rapporto Ecomafie di Legambiente, sono un settore che negli anni e' diventato fondamentale per le mafie. Come giro d'affari ha ormai superato addirittura quelli tradizionali come l'edilizia e il traffico di stupefacenti. L'Italia è stata, ancora una volta, divisa tra le mafie. La 'ndrangheta al Nord, la camorra al Centro, la mafia al Sud. Così facendo, i centri commerciali si moltiplicano come funghi sia nelle grandi città che in quelle più piccole. La mafia siciliana, oltre a costruire e gestire gli ingenti guadagni dei supermercati Despar, controlla anche le assunzioni, diventando un particolare ufficio di  collocamento strumento dei boss. A raccontarlo è sempre il collaboratore di giustizia Franzese: «I supermercati non pagavano il pizzo, ma davano lavoro agli affiliati di Cosa nostra». Così nei supermarket iniziano a lavorare figli, congiunti, amanti e parenti di soggetti condannati per mafia, come il nipote dello stesso Matteo Messina Denaro, Francesco Guttadauro, il giovane erede di don Saro Riccobono, la nipote dell'autista di Totò Riina, oppure lo stesso Totuccio Lo Piccolo, prima della sua ascesa, del suo arresto e infine della condanna a quindici anni presa in appello lo scorso 28 gennaio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le indagini sui rapporti tra settore agroalimentare, grande distribuzione e mafie, proseguono tuttora. Attualmente sono al vaglio dell'antimafia milanese i rapporti tra le società che hanno costruito centri commerciali nel Nord e le amministrazioni locali. Mentre in Sicilia proseguono da due anni le indagini sul gruppo della grande distribuzione Sisa, al centro al centro di un altro “pizzino” tra Lo Piccolo e Provenzano. Già nel 2008 ai parenti dell'imprenditore Paolo Sgroi, ex presidente ed amministratore delegato della Cedi Sisa Sicilia spa morto pochi mesi prima e indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso, vennero sequestrati beni per 250 milioni di euro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Alessandro De Pascale&lt;br /&gt;LaVocedellevoci.it del 9 dicembre 2011&lt;br /&gt;link sorgente&lt;br /&gt;http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=322&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4998223914826846346?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4998223914826846346/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/12/si-scrive-despar-si-legge-mafia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4998223914826846346'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4998223914826846346'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/12/si-scrive-despar-si-legge-mafia.html' title='Si scrive Despar. Si legge mafia?'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-8705230676349935706</id><published>2011-11-24T18:30:00.000-08:00</published><updated>2011-11-24T19:10:44.923-08:00</updated><title type='text'>Monti non è il meno peggio. È l'ultimo rantolo prima del ballo di San Vito</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il punto di partenza di questo ragionamento è una constatazione: nel 2007 è sopravvenuto il crollo repentino del sistema finanziario mondiale (sarebbe più preciso dire del sistema finanziario occidentale, perché la Cina e altri paesi del mondo emergente sono rimasti per ora fuori dalla catastrofe, per diversi motivi che non è possibile qui approfondire). Alla fine del 2007, in sostanza, tutte le grandi banche d’investimento, e affini, che rappresentano il vero potere mondiale al momento attuale, di gran lunga più potenti di quasi tutti i più forti paesi dell'Occidente, e indifferenti al destino di questi ultimi, sono andate in fallimento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La prima cosa da rilevare, ed è molto importante sottolinearlo, è che la finanza mondiale è crollata per cause interne, endogene. Non ha subito minacce da un qualche “esterno” ostile. È affondata da sola. Il che si può anche esprimere in termini economici, con la formula di «crisi sistemica». Perfino il presidente della Commissione Europea, Manuel Barroso, ha usato recentemente questa definizione. Che significa che una semplice cura (cura da crisi ciclica, cura da crisi di sovrapproduzione, etc.) non basterà per risollevarne le sorti. Anzi, si può dire, al contrario, che è ormai impossibile salvare il sistema, che si è rotto irrimediabilmente perché ha in sé la causa della sua fine. Le cause di questo disastro sono da analizzare, ma qualche data di riferimento è già possibile individuarla. La più importante delle quali è il 12 novembre 1999, quando il presidente William Jefferson Clinton promulgò la legge Gramm-Leach-Bliley, che cancellava la legge Glass-Steagall del 1933 e dava licenza alle banche d’investimento e a tutta una serie di operatori finanziari, di lanciarsi in ogni forma di attività speculative.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I disastri successivi della finanza americana sono noti, anche se non sono stati abbastanza studiati. Nel 2001 crolla la Enron Corporation, dopo che erano già crollati altri giganti come la LTCM (Long Term Capital Management). Sono solo alcuni esempi dei molti eventi nuovi che cominciarono a palesarsi. Anche in funzione e come effetto di altre norme ultra-liberalizzatrici , come il Commodity Futures Modernization Act (CFMA), anch’esso firmato da Clinton nel 2000, poco prima di lasciare il suo secondo mandato, che legalizzava quasi totalmente la sottrazione da ogni forma di controllo di tutti i prodotti finanziari derivati , sia da parte della Security Exchange Commission (SEC), sia dalla Commissione che controllava il commercio dei futures.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fu così che prese avvio una forsennata, davvero demenziale, moltiplicazione di derivati finanziari che venivano trattati fuori dalle borse e fuori da ogni controllo. Per rendersi conto di cosa è avvenuto (e di cosa sta continuando ad avvenire mentre scrivo queste righe) basti rilevare che dal 2000 alla metà del 2008 (anno del fallimento globale) questo tipo di operazioni balzarono da circa 100 trilioni di dollari a 684 trilioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora io affermo che la causa della crisi sistemica attuale deriva dalle decisioni sopra ricordate, che hanno prodotto una liberalizzazione completa dei movimenti di capitali e di creazione di derivati: decisioni che hanno creato le premesse per una smisurata crescita del debito mondiale. Così, alla “bolla” tecnologica, che produsse il crollo del NASDAQ, seguì poi la bolla dei subprime, che ha portato al crack di quasi tutti i principali protagonisti della finanza occidentale. Questo ha condotto, come sappiamo, alla liquidazione di un gruppo ristretto di questi giganti: sono stati sacrificati, sull’altare della follia, Bear Sterns, Merrill Lynch, Morgan Stanley, Lehman Brothers, ma altri giganti, prima di tutto Goldman Sachs, si sono salvati e hanno continuato a prosperare. Quello che qui importa sottolineare, di nuovo, è che le regole non sono state mutate affatto. Bisogna trovare una risposta a questa domanda. E la risposta è semplicissima. I “proprietari universali” non lo hanno permesso. Aggiungo: non c'è alcuna ragione per pensare che lo faranno in futuro. Barack Obama non ha mosso una virgola in questa direzione. E, sotto la sua guida, la Federal Reserve ha erogato (tra il dicembre 2007 e il giugno 2010) la fantastica cifra di 16 trilioni di dollari, a tasso d’interesse uguale a zero, a tutte le più importanti banche d’investimento dell’Occidente. A partire dal gigantesco flusso che erogava a Citigroup 2,3 trilioni di dollari. Tra gli altri, poco meno di un trilione (864 miliardi $) è transitato sui pingui conti di Goldman Sachs.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le cose curiose sono numerose: la prima è che la Federal Reserve ha rivelato con ciò stesso di essere la banca di tutto l'occidente, il vero e unico prestatore in ultima istanza (e che, se questo stato di cose non cambierà, il sistema è destinato a un crollo globale per molte e convergenti ragioni, la prima delle quali è che gli interessi attuali degli Stati Uniti non coincidono più, ad esempio, con gl'interessi dell'Europa). La seconda è che la manovra è stata fatta segretamente, e in violazione delle stesse leggi americane, che prevedono l’autorizzazione del Congresso degli Stati Uniti per operazioni anche di gran lunga inferiori quanto a dimensioni. La terza è che la Federal Reserve ha ricapitalizzato non solo le banche d’investimento americane, ma tutte le più importanti banche occidentali. Fanno parte dell’elenco, infatti, giganti “europei” come Deutsche bank, Paribas, Union des Banques Suisses, Credit Suisse, Barclays, the Royal Bank of Scotland e via dicendo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa mossa è il riconoscimento del fallimento globale della finanza americana. Ovvio che non potesse essere resa pubblica, finché qualche benemerito parlamentare non ha costretto la FED a tirare fuori le carte. Ma altrettanto ovvio che, senza cambiare le regole, le banche ricapitalizzate avrebbero continuato a muoversi verso il precipizio alla stessa velocità. Solo che gli asset tossici americani, già sparpagliati su tutto il mercato globale, non potevano e non possono più essere venduti, perché non ci sono più compratori disposti ad acquistarli.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In una certa parte sono stati assorbiti dalla Federal Reserve. Ma gli altri sono rimasti e sono carta straccia inutilizzabile. In sostanza il volume del debito, già spropositato (si calcola da più parti che abbia ormai superato di almeno una quindicina di volte il prodotto interno lordo mondiale, scavando un fossato incolmabile tra il mercato dei beni e servizi materiali e un mercato finanziario sempre più fittizio e irreale) si va ulteriormente ingigantendo. Chiunque dovrebbe capire che la tenuta di questa nuova bolla, dalle dimensioni senza alcun precedente, non può durare a lungo. E, quando esploderà, l’effetto si annuncia ben più grave del crollo del 1929. È in questo contesto che esplode il problema dei debiti sovrani europei. La Grecia ha svolto il ruolo di prima vittima, di cavia sperimentale. Ma, se si capisce il meccanismo, si vedrà subito che la questione è di vita o di morte per la sopravvivenza degli Stati europei, di tutti (in quanto Stati sovrani come li conosciamo al momento), e per la sopravvivenza stessa di una Europa sovrana, composta di Stati sovrani. Non si vede infatti come possa esistere una Europa sovrana se essa risulterà composta di stati assoggettati a logiche e interessi “esterni”, in quanto non sottoposti ad alcuna verifica di legittimità democratica da parte dei rispettivi popoli, che rimangono l'unica sorgente di potere, ma ormai vengono sopravanzati da una logica tecnocratica che non intende e non può più dare spazio ad alcun controllo dal basso del suo operato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'origine di questa crisi è, a mio parere, il derivato di un tentativo disperato delle grandi banche d'investimento di riprendere la corsa forsennata a redditività "over 15%"(il famoso ROE, ovvero Return on Equity), nelle condizioni in cui la crescita dell'intero occidente (sempre che ce ne sia una) è ormai confinata nei decimali dell'unità. Se c'è una prova della follia, sta proprio in questa assurda pretesa. L'occasione era già stata preparata nel momento stesso e nel modo in cui fu concepito l'euro. Fu in quel momento, alla fine degli anni '90, che l'Europa autorizzò le banche d'investimento del pianeta a considerare a zero rischio i debiti dei paesi dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Come scrive il New York Times in un articolo assai rivelatore dell'11/11/11, erano loro quelli che “made it”, che avevano fatto il grande passo di creare una moneta nuova. Che, nelle intenzioni di alcuni, avrebbe dovuto diventare un alter ego del dollaro, nelle intenzioni di altri un contraltare del dollaro, un'alternativa alla divisa statunitense.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma in ogni caso si trattava di un'operazione dall'evidente significato globale e occorreva lanciare in tutte le direzioni un messaggio di assoluta sicurezza: noi saremo in grado di proteggere tutti da ogni fallimento. Appunto: i capitali che arriveranno qui saranno assicurati al 100%: rischio zero.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Adesso sappiamo che si sbagliarono di grosso. Ma allora sembrava il contrario, e non ci furono voci che misero in discussione quell'assunto. Le grandi banche d'investimento, quelle americane in primis (ma anche quelle europee, i gestori dei fondi pensione, dei fondi comuni, delle compagnie di assicurazione, tutti emergenti dal disastro dei subprime che si erano sparsi come un'epidemia su tutti i mercati), si precipitarono a piazzare le loro liquidità (o, più brutalmente, nell'aprire altri debiti) nell'acquisto dei bonds europei. E, come di nuovo scrive il New York Times nell'articolo citato (“What banks once saw as safe has now turned toxic”. Quello che le banche avevano considerato sicuro, si è ora trasformato in tossico), «intrappolati nel caos del subprime, i prestatori avevano visto il debito europeo come un paradiso da cui trarre profitto». E, per trarre il massimo profitto, in situazione pressoché disperata di insolvenza, ecco che, «per paura e avidità», si gettarono su quei bond che avrebbero garantito il massimo interesse. Dunque il loro obiettivo diventarono subito non i più sicuri (era stato detto che tutti sarebbero stati ugualmente sicuri, sebbene l'evidenza dicesse il contrario), ma i più redditizi. L'esempio greco è illuminante.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma, a parte i sesquipedali “errori” di valutazione della finanza internazionale, più simili a cecità ideologica assoluta, si vede qui in trasparenza che l'Europa odierna, quella di Lisbona, altro non è che il luogo dove le decisioni dei “proprietari universali” (così li chiama, opportunamente, Luciano Gallino) vengono trasformate in leggi, cioè dove la rapina del sistema a danno degli Stati e dei popoli viene legalizzata. Intendo precisare che la finanziarizzazione del debito pubblico degli Stati non è stato un incidente di percorso, né un portato oggettivo di tendenze inevitabili. Essa è stata introdotta da noi con una decisione politica precisissima, ben meditata e preparata. Questa decisione politica si chiama Trattato di Maastricht e, per realizzarla, sono state spese risorse enormi, un esercito di propagandisti e zelatori è stato messo in movimento, armato e finanziato da decine di centri di influenza, di think-tank, di lobby.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qui varrebbe la pena di analizzare in dettaglio come funziona la macchina che ha prodotto una tecnocrazia di “posseduti” dal denaro. Una rete di rapporti che copre tutte le assemblee elettive europee, i governi, le coorti di funzionari provenienti dai centri universitari sotto il controllo della finanza, le commissioni governative, i dipartimenti della Commissione Europea, i dirigenti dei partiti politici. Questo campo di forze è stato cementato dall'ideologia della insostituibile efficienza dei mercati finanziari, dalla sacralità delle valutazioni delle agenzie di rating, dall'ideologia della crescita, mantra che porta in sé una serie di corollari dogmatici assoluti: la inevitabilità della globalizzazione, l'interesse superiore che deve annullare, in nome della stessa crescita, ogni pretesa di “particulare”, di “local”, di non standardizzato. Cioè, per definizione di questo stuolo di sacerdoti della religione del dominio finanziario, ostile all'efficienza, cioè ostile alla “razionalità della rapina”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È con questa micidiale rete di pressioni che il ristrettissimo vertice dei “proprietari universali” riesce a far passare la propria visione del mondo. È mediante questo esercito di “posseduti”, del quale sono parte integrante i massimi dirigenti politici dei partiti di destra e di sinistra, dei ministri di ogni ordine e rango, dei vertici militari e dei servizi segreti, degli ambiti accademici più importanti e meglio retribuiti che è passata l'ideologia del pensiero unico finanziario. Il risultato è stato ottenuto, e ben prima di questa crisi. Il Trattato di Maastricht vieta alle banche centrali di finanziare direttamente gli Stati, obbligandoli, letteralmente, a cercare prestatori nei mercati finanziari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il debito degli Stati si trasforma così in una merce finanziaria, che può essere comprata e venduta su ogni mercato, può essere oggetto di speculazione e scommessa, può essere spezzettata in parti e inserita in “pacchetti” di derivati, districare la cui composizione diventa impossibile a chiunque. I destini sottostanti dei popoli, delle donne e uomini in carne ed ossa, vengono totalmente oscurati. Ciò che rimane visibile sono le sequenze di valutazioni delle borse che ormai sfilano sotto gli occhi dei telespettatori nella stazioni ferroviarie, sui treni, in ogni programma informativo. È l'ipnosi di massa cui è impossibile sottrarsi. Il tenore di vita di milioni e milioni di individui viene sconvolto in base a meccanismi che paiono inesorabili, comunque sconosciuti alle grandi masse, spesso manovrati da pochissime mani, spesso addirittura frutto di elaborazioni automatiche di computer opportunamente preparati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono decine gli esempi che potrebbero essere portati per svelare il meccanismo del dominio dei “proprietari universali”, un dominio che ha già annullato da tempo ogni illusione di democrazia. La democrazia liberale, la divisione dei poteri, sono stati da tempo sostituiti da meccanismi decisionali che scavalcano ogni forma di controllo. Nell'utilissimo libro di Luciano Gallino intitolato “Con i soldi degli altri”, vengono portati esempi al tempo stesso agghiaccianti e illuminanti di come l'Europa, cioè il Consiglio, la Commissione, il Parlamento usino commissionare la stesura delle regole a gruppi privati di “esperti”, che sono, tra i “posseduti”, i più direttamente legati proprio ai grandi centri finanziari. È superfluo notare che normative cruciali sono state fatte passare nella più grande ignoranza della stragrande maggioranza degli stessi parlamentari europei, che votano quasi tutto ciò che viene loro proposto senza sapere cosa votano e come è stata confezionata la polpetta avvelenata che viene loro proposta, compilata in uffici privati, a loro volta profumatamente retribuiti per organizzare la rapina su pubblici ignari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla luce di tutto questo, non dovrebbe stupire il fatto nuovo che stiamo registrando: di fronte a una crisi che diventa sempre più ingovernabile, i “proprietari universali” appaiono costretti a portare al potere, direttamente nei singoli Stati, i loro uomini più fidati. La politica tradizionale, negli Stati più deboli, è troppo corrotta e inefficiente, troppo necessitata dallo scendere a patti – nel modo più indecoroso, naturalmente, cioè con il voto di scambio – per poter consentire la macelleria sociale necessaria. Quindi si va verso “governi tecnici” (presentati cioè come tali, ma niente affatto tecnici) guidati da uomini di assoluta fiducia, che devono agire al di fuori delle norme democratiche precedenti. L'arrivo al potere in Grecia di Lucas Papademos (ex governatore della Banca Centrale Greca dal 1994 al 2002, cioè uno degli organizzatori dei conti truccati fatti da Goldman Sachs, che hanno aperto l'offensiva contro Atene), di Mario Draghi al vertice della Banca Centrale Europea (uomo di Goldman Sachs, come vice-presidente per l'Europa dal 2002 al 2005, stessi anni in cui si realizza l'affondamento greco), di Mario Monti alla testa del governo Napolitano (anche Monti, che dal 2005 era consigliere internazionale della stessa Goldman Sachs): tutti questi avvicendamenti, accompagnati dalla ripetizione che si devono adottare “misure impopolari”, cioè misure antipopolari, e che non si deve assolutamente chiedere il parere dei popoli, cioè niente elezioni, niente referendum, solo decisioni “tecniche” per realizzare la T.I.N.A. (There Is No Alternative), dimostrano che la situazione è divenuta ormai ingovernabile e che i poteri forti hanno scelto di adottare misure energiche per affrontare l'imprevisto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra le misure energiche, ovviamente, non è previsto il cambio delle regole vigenti. Se non nel senso, del tutto opposto, di trasformarle in leggi universali alle quali non sarà possibile sfuggire. Non è un caso che i governi di Grecia e Italia siano stati di fatto commissariati dalla Banca Centrale Europea (e da Goldman Sachs), invertendo quasi comicamente il dogma già elevato sugli altari bancari dell'occidente: la Banca Centrale dev'essere del tutto indipendente dai poteri politici. Adesso i poteri politici sono diventati dipendenti da quelli della Banca Centrale, al punto che è quest'ultima che decide come si formano e come devono essere esautorati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In fila, ad aspettare la loro sorte, ci sono Spagna, Portogallo, Irlanda. E, tra non molto, anche Francia e altri. Dunque il costo del presunto risanamento (comunque impossibile perché la massa del debito e di diversi ordini di grandezza superiore alle possibilità tecniche di ripianarlo) deve ricadere sulla gente comune europea. Questo, a sua volta, significa la rottura del patto sociale che ha retto la costruzione europea negli ultimi cinquant'anni. In particolare questa rottura sarà percepita subito dai paesi dell'Europa occidentale, che hanno potuto apprezzare i vantaggi del welfare state. Il resto dei 27 percepirà con qualche ritardo, ma non potrà uscirne meglio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Resta il grande interrogativo: quale sarà la reazione popolare a questa svolta, sicuramente drammatica? Il quadro visibile dice che, in questo momento, in Europa non esiste una opposizione organizzata, continentale, a questa svolta. I partiti delle sinistre si rivelano imbelli e privi di ogni visione alternativa. Le leadership, sia di destra che si sinistra, non solo non si rivelano all'altezza, ma danno l'impressione di non capire nemmeno quello che sta accadendo. E neanche questo non deve stupire. Essendo essi “posseduti”, non fanno che riflettere l'incertezza e il panico che pervade i “proprietari universali” loro committenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si danno due esiti possibili: nel primo i popoli europei saranno schiacciati, cioè divisi, manipolati e repressi, con varie gradazioni di ciascuna di queste componenti. Oppure reagiranno. Ma, privi di guida come sono, lo potranno fare solo in forme confuse, senza obiettivi politici comuni, senza una “visione strategica”. Il rischio è una generale deriva a destra, verso forme xenofobiche, reazionarie, isolazioniste, primitive. E, anche questa è la premessa per una sconfitta epocale, che precede una catastrofe continentale: in primo luogo dei diritti e delle libertà, in secondo e immediato luogo, delle condizioni sociali di larghissime masse di popolo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto ciò impone una riflessione di tutti coloro che, invece di piangere e deprecare, si pongo il problema del che fare. Quello che manca è un grande partito europeo di alternativa. Un “Partito dei Popoli Europei”. Da creare nei tempi più rapidi possibile. I movimenti, per lo più giovanili, che si stanno formando, possono esserne la base. L'essenziale è non illudersi che, da soli, possano produrre questo partito europeo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la cosa più grave è che, con queste ricette (quelle di Draghi, Monti e Napolitano, cioè quelle della finanza vincente) non si risolverà nulla. Tutte le chiacchiere con cui viene ammantata la serie delle misure anti-popolari sono fondate sull'ipotesi di una futura crescita economica. Ma tutto ciò che sappiamo è che l'Europa sta andando in recessione, tutta intera. La stessa locomotiva tedesca è prevista in crescita, per il 2012, dello 0,8%, che equivale alla stagnazione. Per gli altri è peggio. Dunque impostare sulla crescita un programma di sacrifici a intere popolazioni, per salvare le banche, significa costruire sulla sabbia. Tra una manciata di mesi sarà evidente che la crisi della finanza e dell'economia occidentale è irrimediabile. La prospettiva è un altro 1929. Solo che sarà di gran lunga più devastante. Le previsioni più attendibili vengono da un gruppo di esperti francesi (per questo solo fatto più attendibili, perché ciò che scrivono i commentatori americani e britannici è ormai quasi del tutto inattendibile) raggruppati dietro la sigla GEAB (Global Europe Anticipation Bulletin).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche loro individuano una “crisi sistemica globale”. Nella quale sono già stati bruciati, dallo scorso luglio, circa 15 trilioni di dollari. La deriva, sostengono, è inarrestabile e porterà alla sparizione nel nulla, da dove sono venuti, di altri 30 trilioni di dollari nel corso del 2012. com'è noto, sono già stati bruciati, dallo scorso luglio, 15 trilioni di dollari. Si prevede che, dopo la svalutazione reale del 50% del debito greco, seguiranno le svalutazioni, mediamente, del 30% dei debiti italiano, spagnolo, portoghese, irlandese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia il gruppo GEAB appare assai meno preoccupato del destino dell'euro di quanto non sia di quello del dollaro USA. Infatti, sulla base di quanto già detto in precedenza in queste righe, la detonazione dei debiti pubblici europei, oltre a mettere in crisi le banche francesi, tedesche, belghe e olandesi, produrrà l'esplosione del debito pubblico americano, data l'esposizione degli investitori istituzionali statunitensi sul debito europeo. La cifra più impressionante in merito viene dalla valutazione del debito privato negli Stati Uniti che, oltre allo stato pre-comatoso di quello pubblico, ha ormai raggiunto il 240% del PIL (basti pensare che il debito privato greco, già altissimo, raggiunge appena il 120% del PIL di quel paese. Quello italiano, si noti, è appena del 43% del PIL). La conseguenza, prevista, potrebbe essere una misura obbligata: la svalutazione del dollaro del 30% almeno, unico modo per attenuare il peso dell'indebitamento complessivo degli Stati Uniti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In sostanza chi sta peggio non è l'Europa, ma sono gli Stati Uniti. In queste condizioni una vittoria di Obama appare sempre meno probabile. E se vince uno dei candidati repubblicani, c'è ragione di temere il peggio per il contesto internazionale. Perché anche di questo occorre tenere conto. La crisi colpisce l'economia e la finanza occidentale, ma occorre cercare di capire gli effetti che questa produrrà sul resto del mondo e sulle sue relazioni con l'Occidente. Una cosa è certa: il quadro mondiale sta entrando in una fase di vertiginosa ebollizione. È il contesto che prepara una guerra.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Giulietto Chiesa&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da www.giuliettochiesa.it; 23 novembre 2011&lt;br /&gt;url: http://www.giuliettochiesa.it/index.php?option=com_k2&amp;amp;view=item&amp;amp;id=2547:monti-non-%C3%A8-il-meno-peggio-e-lultimo-rantolo-prima-del-ballo-di-san-vito&amp;amp;Itemid=7&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-8705230676349935706?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/8705230676349935706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/11/monti-non-e-il-meno-peggio-e-lultimo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8705230676349935706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8705230676349935706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/11/monti-non-e-il-meno-peggio-e-lultimo.html' title='Monti non è il meno peggio. È l&apos;ultimo rantolo prima del ballo di San Vito'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-2217814611540081952</id><published>2011-11-14T05:27:00.000-08:00</published><updated>2011-11-14T05:27:55.166-08:00</updated><title type='text'>Finanza, ispezione anche per il leader del settore concia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un controllo approfondito, per verificare l'eventuale pagamento in nero degli straordinari ai dipendenti. Una routine, oramai, per la guardia di finanza che da mesi tiene sotto controllo le industrie conciarie del distretto di Arzignano. Ma a suscitare clamore, questa volta, è il nome dell'imprenditore finito nel mirino degli investigatori. I militari hanno infatti avviato accertamenti sul «Gruppo Peretti», che fa capo a Giuseppe Valter Peretti, presidente della Sezione Concia di Confindustria Vicenza. È lui stesso a confermarlo: «Circa tre settimane fa i finanzieri si sono presentati in azienda e, con la nostra totale collaborazione, hanno acquisito della documentazione».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In particolare le fiamme gialle avrebbero ottenuto il materiale informatico contenuto nei computer dell'azienda. In pratica, la «memoria» amministrativa e fiscale del gruppo. In particolare, pare che i militari vogliano accertare se gli operai dell'azienda abbiano ottenuto in passato il pagamento «fuori busta» degli straordinari. Peretti si mostra tranquillo. «Non ho mai avuto operai irregolari né ho mai pagato loro le straordinarie in nero. Sono sicuro che gli accertamenti dimostreranno che non ci sono state violazioni».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le industrie della concia da ormai due anni sono sotto la lente del Fisco che ha messo sotto indagine decine di imprenditori scoprendo episodi di false fatturazioni, redditi non dichiarati e tesoretti nascosti nei paradisi fiscali. Nei mesi scorsi era scoppiato il caso degli straordinari pagati in nero, che aveva travolto alcuni importanti gruppi. E le verifiche, a quanto pare, non si sono fermate. Il presidente della sezione Concia si è sempre detto favorevole ai controlli, e lo fa anche ora: «La Finanza continui pure a fare ispezioni e a sanzionare chi sbaglia. È normale che l'attività di una persona che riveste un ruolo come il mio, venga "vivisezionata" per accertarne l'assoluta regolarità. Lo ripeto: sono sereno perché ho la coscienza a posto sia nei confronti dei miei dipendenti che dei colleghi imprenditori».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Andrea Priante&lt;br /&gt;da Corriere del Veneto del 13 novembre 2011; edizione di Vicenza, pagina 7&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-2217814611540081952?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/2217814611540081952/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/11/finanza-ispezione-anche-per-il-leader.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2217814611540081952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2217814611540081952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/11/finanza-ispezione-anche-per-il-leader.html' title='Finanza, ispezione anche per il leader del settore concia'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3183869462319417781</id><published>2011-11-08T07:50:00.000-08:00</published><updated>2011-11-08T07:50:07.962-08:00</updated><title type='text'>Piano Casa, in lizza 1.200 edifici del centro</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Benzina nel motore dell´edilizia. Vicenza prova a mettere le ali al mattone, in mezzo al guado della più cruda crisi economica dal secondo dopoguerra. La giunta ha acceso il primo semaforo verde alla delibera del Piano Casa bis, che ora attende il via libera definitivo del consiglio comunale prima che spiri il termine del 30 novembre. Confermata la scelta di infrangere il tabù del centro storico: sì a ristrutturazioni e ampliamenti anche dentro il sacro recinto delle mura, a patto che i progetti calzino edifici non vincolati dalla Sovrintendenza. Non sono pochi: per l´esattezza, ne sono stati contati 1.254. Incentivi anche per il settore produttivo: porte aperte ai cambi di destinazione d´uso per scuotere un mercato rimasto sotto tono durante i due anni di vita della prima versione del Piano casa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;LA NORMATIVA. La delibera vicentina accoglie lo spirito della legge regionale 13 del luglio scorso, che ridefinisce il Piano Casa prorogando i termini per la presentazione delle domande al 30 novembre 2013. Una delle novità più rilevanti interessa la capacità di ampliamento: l´aumento volumetrico consentito resta del 20%, cui si aggiunge un ulteriore 10% se la riqualificazione prevede anche fonti di energia rinnovabile. Un ulteriore ampliamento del 15% se l´edificio viene riqualificato dal punto di vista energetico passando in classe B. Ricapitolando: la percentuale di ampliamento può lievitare dal 20 fino a un massimo del 45% del volume esistente se vengono previsti adeguamenti strutturali che migliorino il rendimento energetico dell´edificio. In questa versione, inoltre, sarà possibile intervenire anche in centro storico, zona off-limits nella versione del 2009.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;GLI OBIETTIVI. Lo spirito della delibera è enunciato nelle prime righe: «Consentire un adeguato rilancio dell´attività edilizia e la sostituzione del patrimonio edilizio non più rispondente all´attuale situazione tecnologica ed energetica, il tutto nel rispetto dell´ambiente, del paesaggio e del tessuto storico esistente». Pierangelo Cangini, assessore all´Edilizia privata, che fa della prudenza il suo metodo amministrativo, parla di scelte coraggiose con l´inclusione del centro storico nel Piano Casa: «Ci auguriamo che venga colta l´occasione per mettere un po´ d´ordine all´esistente e per riqualificare soprattutto quelli che chiamo buchi neri, cioè baracche in lamiera condonate all´interno dei cortili o negozi chiusi trasformati in garage: sono angoli che tolgono luce e vita al centro storico». L´anagrafe edilizia individua ben 1.254 edifici collocati in centro storico non sottoposti ai vincoli della Sovrintendenza, sui quali è possibile eseguire intervent.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;LE TUTELE. Vengono confermati i limiti di applicazione della norma nelle zone agricole, nelle ville e nei palazzi di pregio storico-architettonico, etichettati nelle mappe urbanistiche come Rsa, le villette in stile liberty e gli edifici sulle pendici di Monte Berico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I NUMERI. L´analisi della giunta Variati si è basata sull´andamento del primo Piano Casa, che pone Vicenza ai primi posti del Nordest per il numero di progetti relativi alle residenze, ma che ha deluso sul versante del settore produttivo. Questi i numeri: il mercato residenziale ha presentato 37 pratiche nel 2009, 227 nel 2010 e 191 fino al 31 ottobre 2011; il mercato del settore produttivo ha presentato 12 casi nel 2010 e in 23 nel 2011. Cangini evidenzia quindi una serie di scelte orientate a stimolare il settore produttivo: possibilità di modificare la destinazione d´uso degli edifici ampliati, ma solo dove la normativa di zona lo consente; forti sconti sugli oneri di costruzione per il settore produttivo: la riduzione sarà del 30% nel primo anno (dal 9 luglio 2011 al 9 luglio 2012) e del 20% dal 10 luglio 2012 fino al 30 novembre 2013. Il provvedimento, ancora, incentiva il ricorso alla Dia anziché al permesso di costruire, in modo da accelerare i tempi e snellire le procedure: sono così stati alzati da 260 a 500 euro i diritti di segreteria per i permessi di costruire. C´è attesa per i riflessi del Piano Casa sull´economia locale, ma anche sul bilancio comunale: «Basti pensare - riassume Cangini - che solo qualche anno fa entravano 4 milioni di euro dall´Ici e 3-4 milioni dagli oneri per un totale di 7-8 milioni di euro. Oggi invece, senza l´Ici sulla prima casa e coi cantieri in calo, arriviamo al massimo a 2,5 milioni di euro».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Gian Marco Mancassola&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza di sabato 5 novembre 2011; pagina 14&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3183869462319417781?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3183869462319417781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/11/piano-casa-in-lizza-1200-edifici-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3183869462319417781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3183869462319417781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/11/piano-casa-in-lizza-1200-edifici-del.html' title='Piano Casa, in lizza 1.200 edifici del centro'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-7754238367856807330</id><published>2011-11-05T06:41:00.000-07:00</published><updated>2011-11-05T06:42:18.153-07:00</updated><title type='text'>Polo autostradale del Nord l'offensiva di Intesa e Gamberale</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Adesso che Vito Gamberale fa davvero capolino in autostrada Serenissima, pronto a mettere sul piatto 100 milioni per rilevare il 13% dai tre enti locali di Padova e Vicenza, il famoso Polo autostradale del Nord comincia a diventare un po' meno chiacchiera e un po' più progetto vero. Il fondo F2i ha presentato offerta non vincolante chiedendo una spalmatura sui tempi di pagamento delle azioni, ma tutto lascia intendere che l'operazione si chiuda: di questi tempi non pare vero a Flavio Zanonato, a Barbara Degani o ad Achille Variati di poter incassare cifre che oscillano fra i 30 e i 45 milioni di euro. E una rapida ricognizione suggerisce che neanche la macchinosa procedura sul diritto di prelazione fra i soci attuali possa rappresentare un ostacolo: gli azionisti pubblici non hanno soldi, gli unici a poter intervenire teoricamente sono Astaldi (8,6%) e Intesa Sanpaolo (32%). Ma il costruttore romano, che ieri ha annunciato una grande commessa in Perù, appare molto impegnato (anche finanziariamente) sullo scenario internazionale. E Intesa, se agisse comprando le azioni destinate a F2i, farebbe un'azione di disturbo che appare improbabile. Il fondo guidato da Gamberale è infatti partecipato al 15% dallo stesso gruppo bancario. Un link che annuncia collaborazione, non ostilità...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così sta per prendere corpo una Serenissima a pieno controllo privato (ormai siamo al 54% senza contare i soci minori) che vede protagonisti gli stessi soggetti attivi sugli altri fronti delle concessionarie autostradali. Qualche esempio? Intesa, tramite la sua banca specializzata Biis, ha il 40% della Brebemi ed è ben presente in Tem e Pedemontana Lombarda, che a sua volta è controllata dalla Milano-Serravalle. Cioé la concessionaria nel mirino di F2i, che ha avanzato un'offerta sul 18% detenuto dal Comune di Milano. E tanto per aggiungere connessioni su connessioni, la Milano-Serravalle è socia (in uscita) del 5,3% della Serenissima. Componendo tutti i tasselli, comincia ad essere un po' meno fantascienza il disegno, per niente occulto, di costruire un grande polo autostradale lombardo-veneto. Il tentativo è di semplificare il quadro delle concessionarie italiane - ventiquattro società rappresentano l'ennesima anomalia nazionale nel panorama europeo - e una fusione tra le realtà più remunerative può far nascere un gestore in grado di giocarsi le partite più grosse. Il tutto senza emarginare gli enti pubblici azionisti. Questo è il disegno dichiarato di Intesa, che intende ritagliarsi un ruolo di regista. Bisognerà vedere, fra le altre cose, se tutto questo coinciderà con desideri e atteggiamenti di Vito Gamberale, personalità forte e manager con esperienza specifica alle spalle (è l'ex ad di Autostrade).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È certo comunque che la platea in Serenissima si sta semplificando: con una quota complessiva del 22-23%, la pattuglia dei soci pubblici si riduce sostanzialmente al sistema Verona (Provincia e Comune), alla Provincia di Brescia e quella di Vicenza, che esprime il presidente Schneck. Qualcuno riparla di una newco che racchiuderebbe queste partecipazioni, ma l'ipotesi si fa sempre più remota visto che manca il più volte invocato sostegno finanziario della Fondazione Cariverona, ora alle prese con ben altre faccende (Unicredit).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La stretta attualità riguarda anche l'aumento di capitale dentro Serenissima, giunto al secondo round: i quattro soci pubblici rimasti sono intenzionati a sottoscrivere entro la data fissata del 14 novembre prossimo (ed entro il 31 ci sarà il termine per l'inoptato) e con l'impegno dichiarato di F2i le ultime previsioni sono di un'adesione al 70% circa, considerata buonissima visti i tempi e le incertezze.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Intanto, la società è impegnata nel rastrellamento delle risorse per il completamento della Valdastico Sud e delle altre opere più imminenti: a breve sarà lanciato una gara ad evidenza pubblica (è una delle prescrizioni della famosa convenzione, finalmente pubblicata in Gazzetta Ufficiale) per il finanziamento di 800 milioni. Vista la difficilissima situazione, Serenissima chiamerà la Cassa depositi e prestiti a partecipare all'operazione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Claudio Trabona&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da Il Corriere del Veneto, edizione di Vicenza del 5 novembre 2011; pagina 17&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-7754238367856807330?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/7754238367856807330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/11/polo-autostradale-del-nord-loffensiva.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7754238367856807330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7754238367856807330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/11/polo-autostradale-del-nord-loffensiva.html' title='Polo autostradale del Nord l&apos;offensiva di Intesa e Gamberale'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-2013485637655557137</id><published>2011-10-27T04:33:00.000-07:00</published><updated>2011-10-27T04:34:24.424-07:00</updated><title type='text'>Su Aim «insufficienti le risposte di Colla a Zoso»</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Rispondere a qualcuno parlando d´altro e facendo finta di non capire. È esattamente quello che ha fatto il nuovo Amministratore unico di Aim, Paolo Colla, rispondendo all´intervento del senatore Giuliano Zoso. Se questi sono gli inizi, siamo proprio messi bene! Colla rivendica: le Aim sono l´azienda dei vicentini, hanno al loro interno professionalità di alto profilo, queste non sono venute meno neppure durante la gestione Rossi eccetera. Tutto questo non c´entra proprio nulla con quanto affermato dal senatore Zoso, che, anzi, è con queste osservazioni del tutto d´accordo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Colla queste cose vada a dirle al sindaco Variati, che sull´attacco alla gestione Rossi ha costruito gran parte della sua vittoria alle elezioni amministrative. Il sindaco, ed è questo, a mio parere, che intendeva il senatore Zoso, dovrebbe spiegare ai cittadini come mai Dario Vianello è stato nominato direttore generale di Aim lo stesso giorno della nomina di Colla, proprio quel Dario Vianello che era il facente funzioni del direttore generale voluto da Rossi, ha partecipato a tutte le scelte, di tutte le scelte è stato corresponsabile senza mai un´obiezione, un´osservazione, un distinguo, una critica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Allora Colla dovrebbe porre al sindaco questo quesito: o la gestione Rossi è stata delinquenziale, come sostenuto dal Variati, e allora io ho nominato la persona sbagliata nel posto sbagliato. O abbiamo fatto la scelta giusta e allora sarebbe magari il caso di cominciare a dire ai cittadini la verità, tenendo fuori le Aim dai giochi della politica politicante. Zoso opta per la seconda soluzione ed è per questo che plaude alla rinomina del Vianello. Io, invece, rimango in attesa che il sindaco dica qualcosa uscendo dall´ambiguità. La sensazione, non solo mia, è che la nomina Colla-Vianello sia un´altra delle scelte prese senza render conto ai cittadini delle decisioni che si prendono. Quando Variati nominò Fazioli, grande fu la enfasi sul tecnico, sull´esperto, sul professionista. Grandissima fu la enfasi sulla sua scelta di fondo, l´«in house». &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono passati tre anni, il grande esperto è stato mandato a casa sua senza tanti riguardi e si dice che la scelta «in house» è stata sbagliata. Si torna indietro. Ma se era sbagliata, quella scelta i suoi danni li ha fatti oppure no? Ma lo sa il sig. Sindaco che lavorare «in-house» vorrebbe dire in italiano lavorare in casa e non affidare con l´artifizio delle Aim i lavori ad imprese esterne, come è accaduto per l´asfaltatura delle strade, per esempio; le Aim, quali procedure amministrative hanno applicato per l´ affidamento dei lavori, magari spacchettandoli con importi sotto soglia e procedere con "procedure negoziate"? Mi pare che si parlasse di un milione di euro per la rimessa in ordine delle strade comunali; quanto avremmo risparmiato con l´affidamento diretto alle imprese come ai tempi di Lino Zio? Personalmente ho visto finitrici, rulli compressore, autocarri, scarificatici, materiale bitumato e perfino scritte sulla tuta degli operai, il nome della ditta: ma i lavori non erano in house? Il senatore Zoso ha posto anche il problema della piattaforma di Marghera che rimane più che mai aperta, specie dopo le ultime rivelazioni di Gianni Giglioli. Ma preliminarmente bisogna dare una risposta a quanto sosteneva Bordin, e cioè che, dopo il via libera ambientale della Regione, la gestione pubblica, la sola che può dare tutte le garanzie di una piattaforma del genere, nel Veneto industrializzato potrebbe essere un affare. O vogliamo rinunciarvi a cuor leggero per farvi una banale speculazione immobiliare? Colla dice di non accettare «sospetti, insinuazioni e sottintesi». Se le risposte che egli dà (o meglio non dà) sono quelle dell´intervento cui mi riferisco, è normale, è pacifico, giusto e fisiologico che nascano sospetti e insinuazioni. Parli chiaro, dia risposte. Si è scelto Vianello come direttore generale. Vianello sa tutto. Lo adoperi. Si faccia raccontare. E poi, magari, qualcosa racconti anche a noi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Alberto Zocca &lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 27 ottobre 2011, pagina 58&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-2013485637655557137?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/2013485637655557137/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/10/su-aim-insufficienti-le-risposte-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2013485637655557137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2013485637655557137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/10/su-aim-insufficienti-le-risposte-di.html' title='Su Aim «insufficienti le risposte di Colla a Zoso»'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-6158467351702864215</id><published>2011-09-30T05:58:00.000-07:00</published><updated>2011-09-30T06:01:53.291-07:00</updated><title type='text'>Wifi, Bassano umilia Vicenza</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi Il Giornale di Vicenza pubblica la notizia dell'iniziativa della Diesel di Renzo Rosso. Iniziativa con la quale si vuole dotare Bassano del Grappa di una rete wifi cittadina, gratuita ed aperta a tutti. Se il tutto si avvera sarà un primato nazionale. Al di là dei meriti e delle conseguenze che una decisione del genere avrà nel breve (tanto di cappello a Rosso del quale condivido poco della sua filosofia di fondo, ma che in questa cirocstanza ha saputo cogliere veramente l'attimo) emerge purtroppo uno smacco brutale patito in primis dalla politca ed in secundis da Vicenza tutta. Ma è mai possibile che un comune ricco come Bassano abbia dovuto aspettare il passo di un privato per mettere a punto una struttura che costa sì e no come una dozzina di rotatorie? Ma ancora più brutale è lo smacco che che Vicenza, come sistema, patisce da Bassano. È possibile che il comune capoluogo sul quale insistono la Camera di Commercio, uno dei più importanti istituti di credito veneti (la BpVi), imprese di grido come Beltrame, Valbruna, Gemmo, Dainese tanto per dire, non abbia mai pensato di muoversi in tal senso? È mai possibile che l'unica partnership avanzata con le imprese si traduca nelle lucette con cui la Gemmo illuminerà la basilica palladiana? Ad ogni buon conto il merito di Rosso è anche quello di aver smosso i sonni e le chiappe di molti amministratori del Vicentino. Che da qui a domani faranno a gara (anche nel resto del Paese) per imitare la soluzione Bassano. Segno che, ed è questo il merito maggiore di Rosso, il buon esempio se veicolato con forza percorre moltissima strada; e non è un caso che la giunta comunale di Vicenza dopo la batosta rimediata abbia così, incidentalmente, già organizzato un incontro con la stampa per rendere noto il progetto di ampliare a tutto il centro la rete wifi. Si sa, mezzo grissino, è nulla rispetto ad una pagnotta, ma è sempre meglio di nulla. Epperò la cosa che più deve far vergognare tutta la classe dirigente di questa città nonché tutti i partiti e tutte le imprese riguarda la memoria. L'impegno per estendere gratuitamente a tutta la città la rete wifi era stato codificato &lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2007/11/wi-fi-vicenza-guarda-pordenone/"&gt;in una mozione d'ordine&lt;/a&gt;, ovvero una mozione d'intento sul piano politico-amministrativo, approvata durante la passata consiliatura: più nel dettaglio alla fine del novembre 2007. La mozione fu approvata a larghissima maggioranza dopo essere stata presentata dal consigliere del gruppo misto Franca Equizi. E proprio perché Equizi non aveva, e non ha tuttora, padroni da omaggaire o servi da retribuire, quel documento è rimasto negli scatoloni, assieme alla carta igienica e alle scatole delle penne Bic.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/09/wifi-bassano-umilia-vicenza/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-6158467351702864215?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/6158467351702864215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/09/wifi-bassano-umilia-vicenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6158467351702864215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6158467351702864215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/09/wifi-bassano-umilia-vicenza.html' title='Wifi, Bassano umilia Vicenza'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-7030447794229111032</id><published>2011-09-17T03:46:00.000-07:00</published><updated>2011-09-17T03:46:28.511-07:00</updated><title type='text'>Siamo tutti islandesi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«L’arrivo dell’Fmi in Islanda come è noto fu accolto in maniera estremamente fredda  da gran parte della popolazione, convinta che il Fmi avrebbe chiuso l’Islanda in uno stato di permanente debito». Con questa premessa la premier islandese Johanna Siguroardottir ha annunciato l’uscita del suo paese dal Fondo Monetario Internazionale. Parole pacate per spiegare una scelta dura e coraggiosa: liberarsi dalla morsa dei pelosi “aiuti”, dei rapinosi “piani di aggiustamento” e delle intrusive “raccomandazioni” con cui il centro di potere sovranazionale ricatta ed espropria le economie, e di conseguenza la vita, di interi popoli. A nulla sono valsi gli spauracchi di bancarotta e le minacce di sanzioni: la piccola e fiera Islanda, dopo aver rispedito al mittente tre anni di aut aut e aver messo alla sbarra i politici e i banchieri colpevoli del crac, mentre sta riscrivendo la sua Costituzione, è entrata nella Storia compiendo un passo finora impensabile, inconcepibile per le classi dirigenti mondiali. Da ora in avanti riconquistare la propria sovranità nazionale non è più un tabù.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per arrivare allo sganciamento finale è stato fatto un determinato percorso economico e politico: proteste e nuove elezioni che hanno portato al governo ritenuto responsabile, nazionalizzate le maggiori banche, chiesto prestiti alla Russia e all’Argentina, indetto ben due referendum che hanno decretato il ripudio del debito con le banche estere e un rifiuto di massa a politiche di tagli e privatizzazioni, varata un’Assemblea Costituente. In più bisogna mettere in conto le peculiari condizioni di partenza: l’isola non fa parte del sistema monetario europeo (ha una moneta nazionale, la corona) e le dimensioni della sua economia sono, nel contesto del mercato globale, modeste.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia gli islandesi, dalla sollevazione furibonda ma pacifica dell’ottobre 2008 a oggi, hanno maturato una ferrea volontà politica di disfarsi di istituzioni e meccanismi dati generalmente per intoccabili e ineluttabili. Una vera e propria rivoluzione copernicana rispetto al pensiero unico propagandato in Occidente secondo cui fuori dalla supervisione coercitiva degli organismi internazionali non c’è salvezza ma solo il fallimento. L’Islanda ha capito che dietro la facciata tecnicamente asettica dei funzionari dell’Fmi (o del Wto, o in Europa della Bce) ci sono i lucrosi interessi dei banksters privati, che usano come leva di ricatto morale il risparmio della gente da loro gestito per strozzare altre genti e privarle del diritto di autogovernarsi. L’Italia si trova in una situazione molto diversa: con le mani legate dalla gabbia dell’euro, con un ceto politico prostrato ai piedi dei dittatoriali “mercati”, con un’opinione pubblica che si scanna sulla pagliuzza di chi governa a Palazzo Chigi mentre è insensibile alla trave di chi manovra dall’estero il nostro bilancio pubblico. Ma le innegabili differenze non devono offuscare il valore di esempio, quanto meno etico e civile, che viene dai ribelli della libera Islanda. Da oggi, tornare a respirare libertà si può. Siamo - vorremmo essere - tutti islandesi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da www.ilribelle.com del 14 settembre 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-7030447794229111032?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/7030447794229111032/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/09/siamo-tutti-islandesi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7030447794229111032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7030447794229111032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/09/siamo-tutti-islandesi.html' title='Siamo tutti islandesi'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4137843773708995771</id><published>2011-09-16T04:29:00.000-07:00</published><updated>2011-09-16T04:30:13.909-07:00</updated><title type='text'>Il re è morto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un giorno, in un paese di merda lontano lontano, morì il re. Ma non si poteva dire. La sua corte di servi, mignotte, papponi, ladri, stallieri, menestrelli, nani, avvocati, scribi e farisei,&amp;nbsp;“Gianpi” propose alla Arcuri di concedersi in cambio di Sanremo, ma lei rifiutò. Decine di escort portate al Caimano dallo sfruttatore che otteneva appalti e puntava addirittura&amp;nbsp;dipendeva in tutto e per tutto da lui e non era affatto certa che il successore continuasse a mantenerla. Così, a palazzo, si misero d’accordo per non far uscire la notizia. Il medico legale, chiamato a constatare il decesso del sovrano, fu murato vivo in un sottoscala col suo referto. La notizia trapelò presso qualche gazzetta del regno, ma gli editori erano tutti finanziati dal re o dalla corte e dunque fu agevole bloccare i necrologi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le televisioni, poi, erano tutte nelle sue mani (a parte una, controllata da un’opposizione sfigata e inetta) e cantavano le sue lodi a reti unificate. Un notiziario era diretto da un vecchio biscazziere divenuto mezzano in tarda età. Un altro, il più visto, aveva alla guida una cantatrice calva che parlava con la zeppola, nota più per le note spese che per le note politiche, e appestava il regno con “editoriali” che superavano in cortigianeria quelli del biscazziere-mezzano. Descriveva, la cantatrice, un paese fiabesco, un Regno di Saturno dove tutti erano felici, ricchi, opulenti e goderecci, e ogni sera pregavano il Cielo che il re non li abbandonasse mai. Fu così che la gente continuò a credere che il sovrano fosse ancora vivo. A corte, i fedelissimi passavano le giornate a imbellettarne e profumarne il cadaverino per mascherare i vermi e la puzza e allontanare insetti e animali necrofagi. La luce del suo studio restava accesa giorno e notte, e una controfigura della sua statura (niente di che) sedeva alla sua scrivania per mostrarlo curvo sui destini della Nazione 24 ore su 24.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I giornali continuavano a narrare le sue gesta, anche amatorie, descrivendolo come un simpatico e instancabile dongiovanni, in preda a una prorompente virilità: cantando con un misto di ammiccamenti e ammirazione le virtù delle sue favorite, comprese tra i 12 e i 18 anni,  sorvolando sui supporti meccanici (argani, pompe idrauliche, carrucole, catapulte, elisir di cialis e ghisa in polvere) di cui si avvaleva negli ultimi mesi di vita. La sua seconda moglie aveva cercato di mettere sull’avviso il popolo e le istituzioni: “Mio marito è molto malato, va con le minorenni, aiutatelo”, ma fu subito silenziata come traditrice disfattista e rinchiusa in un castello periferico. Il re era solito abusare del suo immenso potere per corrompere giudici, testimoni, gendarmi, ufficiali del fisco, politici lealisti e persino qualche oppositore, per accaparrarsene i servigi. Ma anche per sistemare in posti di alta responsabilità, a spese dei sudditi, i complici delle sue malefatte per ricompensarli o silenziarli.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E ogni tanto i giudici lo chiamavano a risponderne in tribunale. Ma lui, essendo morto, non vi compariva mai: i suoi avvocati inventavano le scuse più fantasiose per giustificarne la latitanza, costretti persino a mandare per il mondo una controfigura delle stesse dimensioni, pittata e asfaltata di fresco, per mostrarlo vivo e vegeto. Fuori del palazzo stazionava ogni giorno una lunga fila di postulanti vocianti: tali Mora, Fede, Lavitola, Tarantini, seguiti da un’orda di procaci signorine che la stampa si ostinava a chiamare “escort”. Minacciavano rivelazioni sul sovrano. E i cortigiani, per evitare guai, s’affacciavano al balcone per rassicurarli che il re pensava sempre a loro ed elargire a ciascuno buste imbottite di denaro contante. La notizia del decesso giunse all’orecchio dei leader dell’opposizione, ma anch’essi, fatti due conti, preferirono avallare la versione ufficiale: per non prendersi la responsabilità di governare, fatica assolutamente impari alle loro possibilità, e per continuare a poltrire e a trafficare alla sua ombra, balbettando ogni tanto “il re si dovrebbe dimettere” (tant’è che si diffuse la voce che erano morti loro). Un giorno il Palazzo fu evacuato per una puzza improvvisa e irrespirabile. Qualcuno insinuò che fosse tanfo di cadavere. Ma il portavoce si affrettò a precisare: “Il re gode di ottima salute, infatti ha appena scoreggiato”.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Marco Travaglio&lt;br /&gt;da Il Fatto Quotidiano del 16 settembre 2011; pagina prima&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4137843773708995771?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4137843773708995771/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/09/il-re-e-morto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4137843773708995771'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4137843773708995771'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/09/il-re-e-morto.html' title='Il re è morto'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-9114322367557506233</id><published>2011-09-10T05:01:00.000-07:00</published><updated>2011-09-10T05:01:44.346-07:00</updated><title type='text'>«Noi piccoli conciari eliminati dai grandi evasori»</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono un ex artigiano del settore concia con 2 aziende fallite nell'anno 2010 (Biellezeta srl e Conceria Ellebi srl), entrambe avevano sede a Zimella (Verona) ma erano comunque collegate ad Arzignano. Intervengo per segnalare una grave ingiustizia che sta accadendo in questo periodo.Io ho lavorato nel settore concia per circa 40 anni, tra dipendente e imprenditore, ho fallito con entrambe le ditte, grazie anche a questi personaggi che hanno fatto di tutto e di più. Una mia azienda, Biellezeta srl, lavorava da circa 15 anni, per conto terzi, pelli di vario genere sia per calzatura che per arredamento e l'altra società Conceria Ellebi srl lavorava da 10 anni sia per conto terzi sia per la vendita in proprio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il mio problema principale sono sempre stati i prezzi, sia nel lavoro che nella vendita. Mi ritrovavo a fare conti sia di giorno che di notte e mi chiedevo: «Ma come fanno i cosidetti “grandi” ad applicare certi prezzi? Lavorano sottocosto rimettendoci?» Non osavo credere che fosse così visto che erano tutti ultramilionari. Con le due aziende avevo un totale di circa 35 dipendenti e, per poter andare avanti e competere con gli altri, ho lavorato sottocosto anch'io ma il risultato finale è stato che in due tre anni le mie società sono fallite. Adesso mi ritrovo in un mare di guai, ho perso tutto e sono anche malato di cancro, e tutto grazie a questo settore maledetto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono profondamente addolorato per quello che sta accadendo ad Arzignano in questo periodo in quanto mi pongo la domanda: ma come si fa ad evadere cifre del genere? E poi dire che è stato fatto per il bene altrui o perchè voluto dai dipendenti? Inoltre: queste pelli vendute in “nero” da dove vengono? Nessuno si è ancora fatto questa domanda? Sono il frutto di fatture false? Sono pelli rubate e poi vendute sottocosto? La legge in questi casi dov'è? Purtroppo siamo in tanti piccoli artigiani spariti dal settore concia a causa della slealtà di questi cosidetti “grandi”, e quello che più dispiace è che la giustizia non fa niente contro reati del genere. Ora si sta facendo una campagna mediatica contro lo straordinario (che poteva essere un'ora al giorno) dell'operaio o dell'impiegato: sicuramente anche questo è contro la legge e va punito ma, prima bisogna punire con il carcere chi fa evasioni reali di entità enormi. Invece queste aziende sono ancora aperte e i titolari e i loro dirigenti sono liberi e belli più di prima.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'evasione da parte dei dipendenti, secondo me, da quello che tutti sappiamo, riguarda i capi reparto e i dirigenti. Per poter lavorare o vendere prodotti le varie ditte, soprattutto di Arzignano, vendevano con un rincaro dei prezzi del 10%, per poi distribuire il 7/8% in "nero" ai titolari e ai capi reparto e dirigenti.Ci sono ex capi reparto o dirigenti che sono riusciti a mettere da parte una fortuna in questo modo, soldi in Svizzera, case di proprietà, auto di lusso e tasse evase. Se ci sarà un processo, come spero, mi auguro che chi ha perso tutto si costituisca parte civile. Comunque, le ditte da controllare non sono solo i conciari ma anche chi li fornisce e chi da loro acquistava.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Renzo Lovato&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;ex amministratore di Biellezeta srl e Conceria Ellebi srl&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lettera a aperta al direttore pubblicata su Il Giornale di Vicenza di giovedì 8 settembre 2011 a pagina 62&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-9114322367557506233?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/9114322367557506233/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/09/noi-piccoli-conciari-eliminati-dai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/9114322367557506233'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/9114322367557506233'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/09/noi-piccoli-conciari-eliminati-dai.html' title='«Noi piccoli conciari eliminati dai grandi evasori»'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-8764119716150942906</id><published>2011-09-01T06:47:00.001-07:00</published><updated>2011-09-01T06:48:15.414-07:00</updated><title type='text'>Arzignano, le aziende aprono alla trasparenza</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora che anche il vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol, ha fatto sentire la sua voce, tuonando contro gli evasori, la rappresentanza degli industriali della concia sta pensando che sia arrivato il momento di fare un passo in avanti. Non si può programmare la produzione e non si può competere con i cinesi se si vive con la paura che arrivino in fabbrica le gazzelle della Guardia di Finanza. Dopo i blitz delle Fiamme Gialle che hanno messo a nudo le irregolarità di ben due rami della stimatissima famiglia Mastrotto, Arzignano teme di diventare nell'immaginario degli italiani la capitale dell'evasione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E ovviamente non ci sta perché l'industria della concia non è l'ultima della classe, anzi ha mostrato nella Grande Crisi la capacità di ristrutturarsi in corsa e oggi è in testa alle classifiche dell'export dall'Italia proprio verso la Cina. Sostiene Walter Peretti, presidente della locale sezione concia della Confindustria: «Ci vuole una discontinuità. Bisogna creare un diverso clima di rapporto con le autorità preposte ai controlli, come rappresentanza degli industriali dobbiamo fornire la massima collaborazione per dare informazioni ed evitare il ripetersi di casi di mancato rispetto delle regole. Noi lavoriamo per lo sviluppo e per l'occupazione non per certo per fabbricare evasione». Il presidente Peretti sta attento a misurare le parole ma ha chiaro che l'industria conciaria è a un punto di svolta, accanto all'indubbia affidabilità industriale deve rafforzare la propria credibilità civile. Non è un caso che proprio in questi giorni il presidente della Confindustria Vicenza, Roberto Zuccato, abbia ricordato come nello statuto dell'associazione siano previste sanzioni per comportamenti irregolari degli iscritti. Il paragone è forte, ma dal caso Mastrotto si potrebbe arrivare a sostenere una sorta di «metodo Lo Bello», ovvero che gli evasori debbano e possano essere messi fuori dalla Confindustria.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nessuno ovviamente vuole arrivare ai casi-limite ed è il motivo per cui Peretti ad Arzignano e Zuccato a Vicenza sostengono che non si può star fermi ad aspettare gli eventi. «Sono molto attento a quanto sta maturando tra gli industriali della concia — dichiara Zuccato —. Io credo che da questa situazione si possa uscire solo con una soluzione politica, se volete chiamatelo patto per la trasparenza ma industria e autorità devono parlarsi, devono poter confrontare le loro informazioni». E' chiaro che siamo solo ai primi passi, bisogna individuare gli interlocutori istituzionali e la metodologia del confronto. Un'esperienza sicuramente significativa è quella degli studi di settore che sono governati da un tavolo centrale a cui siedono l'Agenzia delle Entrate e le rappresentanze di artigiani e commercianti. Ma prima di sedersi gli industriali di Arzignano dovranno accettare che ci si muova per abbattere l'evasione e recuperare gettito, non certo per passare pomeriggi assieme. Una soluzione di questo tipo va costruita ed è lo stesso sindaco di Arzignano, Giorgio Gentilin, a perorarla.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Il rispetto delle regole e il pagamento delle tasse non si discutono. E gli industriali devono capire che con l'individualismo non si va più da nessuna parte. Ci vogliono soluzioni unitarie. Si potrebbe, ad esempio, recuperare la figura del consiglio tributario del Comune prevista dalle norme vigenti». Gentilin spinge per affrontare il tema evasione con un metodo condiviso perché sa che si sta avvicinando un'altra scadenza delicatissima per il futuro di Arzignano e di tutta la valle del Chiampo, tra due anni le discariche che trattano i fanghi diventeranno sature e bisognerà trovare soluzioni innovative. Se i dati sull'export sono ancora favorevoli ai vicentini, l'industria della concia è comunque condannata a ristrutturarsi continuamente e, di conseguenza, accantonare il contenzioso con le Fiamme Gialle è una condicio sine qua non. «Per essere competitivi non abbiamo assolutamente bisogno di giocare sporco — commenta Peretti — chi ha sbagliato pagherà e ricominceremo daccapo a farci valere ovunque per quello che siamo, tra i migliori del mondo nel nostro mestiere». Prima, però, va trovata una soluzione politica che assicuri trasparenza e legalità. Se volessimo essere un pò retorici diremmo che è scoccata l'ora dei coraggiosi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Dario Di Vico&lt;br /&gt;da Il Corriere della Sera del giorno 1-09-2011; pagina 12&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-8764119716150942906?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/8764119716150942906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/09/arzignano-le-aziende-aprono-alla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8764119716150942906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8764119716150942906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/09/arzignano-le-aziende-aprono-alla.html' title='Arzignano, le aziende aprono alla trasparenza'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-8748689271635526256</id><published>2011-08-30T07:13:00.000-07:00</published><updated>2011-08-30T07:31:51.405-07:00</updated><title type='text'>Uniti per la pelle, tenuti per le palle</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«L'autorizzazione è un bel messaggio, che consente a migliaia di lavoratori di andare in vacanza con la tranquillità che al rientro le aziende rimarranno aperte». È il 2008 la pagina è la numero 32 del GdV del 3 luglio. Così l'allora sindaco di Arzignano, Stefano Fracasso del Pd, commenta la maxi sanatoria ambientale che deroga ad importanti parametri ecologici in materia di reflui. Ne beneficieranno a mani basse le concerie della Valchiampo. Lo stesso giorno sullo stesso quotidiano così si esprime Giuliana Fontanella, consigliere regionale del Pdl e presidente della commissione attività produttive: «C'è grande soddisfazione per l'autorizzazione: c'è più tranquillità e ora ognuno dovrà fare la sua parte per risolvere i problemi che rimangono». E ancora, stesso giornale stesso giorno così parla Paolo Franco, senatore del Carroccio: «L'autorizzazione è un ottimo risultato, soprattutto per le imprese». Viva lo scudo ambientale. Le imprese ringraziano, i malati di tumore meno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la politica, a differenza di certe polemiche estive, non va mai in vacanza se c'è un interesse forte da tutelare. «Tutti gli imprenditori, non solo i Mastrotto che pure hanno fatto molto, hanno dato alla sanità arzignanese (e preso? Ndr)». Gianfranco Signorin (PD), assessore alla sanità del comune di Arzignano sul GdV del 28 dicembre 2008 a pagina 25 sviolina i Mastrotto e altri imprenditori. «Abbundantis... abbundandum!» diceva Totò.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Faccio appello a tutti i sindaci possono ancora evitare la lottizzazione della società. I ruoli devono restare autonomi. Sarebbe un guaio espellere gli imprenditori della  concia, rappresentanti del territorio...». Stefano Fracasso stavolta nella veste di consigliere regionale del PD sul GdV del 10 settembre 2009 a pagina 28 chiede alla politica, ovvero agli onorevoli Lia Sartori e Alberto Filippi, rispettivamente Pdl e Lega, di rimanere fuori (cosa giusta) dal cda della multiutility Acque del chiampo. Ma si spinge ben oltre e arriva a chiedere che in quel cda siano inseriti, ancora una volta, degli imprenditori conciari. Così il controllore e il controllato saranno la stessa cosa. Sonni tranquilli e affari d'oro. Non cambia il quotidiano, non cambiano data e pagina, cambia il partito, ma la musica è la stessa. «La Lega Nord giudica un grave errore pensare di non coinvolgere gli imprenditori che fino ad oggi hanno fatto la loro parte. È un grave errore ... estrometterli, al punto che la Lega Nord si dissocia, perchè non spetta alla politica gestire il consorzio. Stupisce che lo faccia un sindaco eletto nel Pdl. Gli imprenditori sono la parte attiva, sono importanti in quanto il consorzio stesso è determinante per l’economia della valle del Chiampo. Siamo in presenza di un tentativo di occupazione militare da parte della politica. E questo la Lega non può accettarlo». Questo il pensiero dell'onorevole Paolo Franco, segretario Lega Nord della provincia di Vicenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Franco, bontà sua, combatte i poteri forti della politica, ma si appecorona come altri a quelli più forti del dio soldo; salvo poi dimenticare che a capo della multiutility di Arzignano, la "Acque Chiampo" ci mette proprio un politico, il suo Renzo Marcigaglia. Ma tant'è. La situazione è grave. Si sbilancia perfino il giornalista; addirittura arriva a ficcare un commentino (ahi ahi deontologia) in un articolo di cronaca sempre sul GdV del 10 settembre 2009 in pagina 28: «Non si tratta solo di uno sgarbo. C’è in ballo un’estromissione che travolge l’equilibrio che fino ad ora ha retto il consorzio, consegnandolo ai capricci dei partiti». Ipse dixit Gianni Nizzero de Il Giornale di Vicenza. Ma chi lo stabilisce che quell'equilibro sia una cosa giusta? Il giornale posseduto anche dai conciari per caso?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E la sciarada delle contraddizioni non finisce mai. Le parti si scambiano. Il centrosinistra va in minoranza, il centrodestra conquista il governo cittadino. Ma come diceva Pierino, invertendo le chiappe il prodotto non cambia: «I cittadini di Arzignano diventano 007 e aiutano i vigili urbani. La collaborazione dei cittadini è stata fondamentale anche per un intervento nel quartiere Mantovano dov'era stato segnalato un uomo che, con fare petulante, si proponeva ai residenti come arrotino. Stava quasi convincendo un'anziana a farlo entrare in casa quando è intervenuta la figlia della donna che ha chiamato la polizia. L'agente di quartiere giunto sul posto ha identificato l'uomo e dal controllo è emerso che era un pregiudicato con una serie di precedenti. È stato quindi allontanato. Un altro intervento è stato possibile in località Tezze, dove gli agenti hanno trovato una sorta di falegnameria abusiva gestita da un cittadino indiano; la situazione è stata poi segnalata alla Guardia di Finanza». Il tutto promana ancora una volta dal GdV del giorno 11 settembre 2009 a pagina 30.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ne esce bene l'operato dell'assessore alla sicurezza arzignanese Enrico Marcigaglia (figlio del politico indagato per corruzione che in "Acque del Chiampo" rappresenta quel pezzo di Lega che non vuole i politici nei cda); junior però in tutti i mesi trascorsi sino ad oggi si è tuttavia dimenticato della esistenza di un decreto convertito in legge il 30 luglio 2010. Tale decreto, è il 78 del 31 maggio dello scorso anno, prevede in soldoni questo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se le amministrazioni locali hanno il sospetto che sul loro territorio ci siano persone fisiche o giuridiche che evadono, se fanno segnalazioni mirate e se la verifica va a segno, l'ente locale si cucca il 50% della sanzione eventualmente erogata. Applicassero ad alzo zero 'sta roba Arzignano sarebbe più ricca di Dubai. E quindi... Perché il comune di Arzignano sguinzaglia gli 007 contro le falegnamerie abusive dell'extracomunitario indiano e non lo fa coi Mastrotto o coi loro conguaglianti? Chissà quanti soldini per rimpolpare il magro bilancio comunale. L'opposizione sbraita contro le dimensioni «ciclopiche» del fenomeno. Non contro il fenomeno, che dura indisturbato da decenni peraltro. Furbi sì, ma meglio non esagerare, dai nell'occhio altrimenti. Eh sì. I silenzi trasversali e le ovvietà trasversali dicono più di tante analisi sociologiche. Ad Arzignano c'è una potentissima «lobby politco affaristica» che ha dominato grazie alla complicità di molti. A destra come a sinistra. In basso come in alto. Nelle istituzioni, nelle banche, nella curia, nei bar, fra le squillo, nei circoli massonici e in quelli massonico filantropici. Ma monsieur l'argente de poche chiede unità d'intenti. E unità sia. Per questo gli ammonimenti alla panna montata lanciati oggi da lorsignori, quelli che sino a qualche settimana fa annuivano e inghiottivano senza se e senza ma, suonano come una sorda beffa. Che credenziali hanno costoro? Ovviamente nulle; il loro non è che salottismo di circostanza. Quanta gente unita nella menzogna. Quanti personaggi uniti per la pelle. Anzi per le palle.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/08/uniti-per-la-pelle-tenuti-per-le-palle/"&gt;link sorgente&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-8748689271635526256?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/8748689271635526256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/08/uniti-per-la-pelle-tenuti-per-le-palle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8748689271635526256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8748689271635526256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/08/uniti-per-la-pelle-tenuti-per-le-palle.html' title='Uniti per la pelle, tenuti per le palle'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-6889486403742112293</id><published>2011-08-27T06:55:00.000-07:00</published><updated>2011-08-27T08:08:30.691-07:00</updated><title type='text'>Bruno Mastrotto? Santo subito</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Sì ma quello della concia è un sistema che gira in quel modo». Così parlò l'onorevole Max Calearo su "Repubblica del 27 agosto 2011 a pagina 21. Uno sobbalza e dice, ma caspita, chi parla non è Bepi del casolin. No è l'ex presidente dell'Assindustria Vicenza. Ma se sapeva, perché non ha parlato in passato? Perché non ha preso provvedimenti contro il collega che distorceva sua verginità la libera concorrenza? Uh, ma quando si discetta di sua santità conciaria Bruno Mastrotto la prudenza è come il botox al Billionaire di Briatore; è d'obbligo. E così nonostante il caso Arzignano deflagri su tutta la linea i «ma»e i «però» si fanno avanti pronti a tirar su la fabbrca, o meglio «el capanon», dell'omertà made in Vicenza. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E così vengono in soccorso i liberal di sinistra come Daniele Marini, Fondazione Nordest, che sempre su Repubblica non giustifica ma stempera e spiega: «Direi che non è proprio la norma. Anzi. Poi se vogliamo individuare delle spiegazioni, ma non delle giustificazioni, possiamo cercarle nella difficile competizione mondiale, negli alti livelli di tassazione e nella cultura delle piccole imprese a non aprirsi all'esterno». Eh, ma de che? Ma se hanno appena pizzicato un distretto intero che traffica ed evade. Ma di che sociologa il sociologo? Sociologo che “stranacaso” nel suo rapporto sintetico sul Nordest della Fondazione Nordest guidata da paron Tomat, alla voce criticità, ben si guarda dal puntare l'indice su aspetti come corruzione e altre corbezzole ambientalsanitarie che hanno allietato la Valchiampo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E mentre la "sora Gramigna" della sociologia stempera e sopisce viene alla mente l'operato di un altro campione della Fondazione Nordest. Quel bravo, quando vuole o serve, Paolo Possamai che sulle pagine, guarda caso, proprio di Repubblica scriveva la sua agiografia mastrottesca: «Le note a margine di Bruno Mastrotto non sono quelle di uno dei tanti operatori del comparto concia, ma di chi da solo pesa l' 1% della produzione mondiale. Le parole trovano riflesso nei numeri della holding, che nel 2008 registrava ricavi consolidati per 253,5 milioni e un margine operativo lordo di 10,88 milioni, parametri passati nell' esercizio successivo rispettivamente a 217,5 e 15,09 milioni, e infine a 253,9 e a 10,95 milioni lo scorso anno, mantenendo sempre poco sotto l' 80% la quota delle esportazioni. Mastrotto è insieme specchio e anomalia, capostipite e anticipatore di tendenze nel settore conciario. Non è da tutti avere codificato 13mila colori, di cui 430 in pronta consegna e 70 disponibili in 48 ore. Non è da tutti avere attrezzato un laboratorio che oltre a monitorare costantemente le acque di scarico sui campioni di pelle lavorata realizza test di resistenza alla luce e alla trazione, allo scoppio e al calore, alla flessione e all' umidità. Non è da tutti destinare il 4% del fatturato alla voce ricerca e sviluppo, oppure avere nel portafoglio clienti sia big del comparto moda come Tod' s che dell' arredamento come Ikea. E poi, caso assolutamente sui generis, il gruppo può contare su sei stabilimenti nel distretto della valle del Chiampo (Vicenza) e poi su impianti produttivi in Brasile e Indonesia. Nella valle del Chiampo, un dipendente ogni 10 tra tutte le industrie conciarie riceve lo stipendio dai fratelli Mastrotto. Le attività di Bruno e Santo avviate in Brasile nel 2000 e Indonesia nel 2005 generano ricavi per oltre un centinaio di milioni, che non sono consolidati dal gruppo ma da Mastrotto International, in cui rientrano anche altri investimenti della famiglia (tra cui anche Midac, produttore di batterie per autotrazione che vale un fatturato di 108 milioni di euro). Fatte un po' di somme, mettendo assieme concia, immobiliare e batterie, il giro d' affari complessivo sfiora il mezzo miliardo. Che non è poca cosa, ricordando che Bruno e Santo sono nati contadini e che mezzo secolo fa, quando hanno avviato la loro prima bottega, per lavorare le pelli dovevano spostare il tavolo della cucina». &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Possamai cita addirittura i «430 colori» in pronta consegna ("sti cazzi" diranno gli ingegneri, i chimici o gli informatici di Bosch, Google, Oracle o Basf"). Ma non sia mai che Possamai si ricordi che Brunone è indagato per corruzione. Sì perché il suo articolonzo è datato 4 aprile 2011; non primo aprile 1950 quando i conciari della prima ora epicamente scendevano dalle montagne del sapone per far la pelle alla Valchiampo al grido di "scheeeei diocan". Chissà quanto sarà sobbalzato "sora Grifagna" Possamai quando su Repubblica del 27 agosto ha letto un vero articolo coi controcoglioni scritto da Roberto Mania. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E dopo "sora Gramigna" e "sora Grifagna", sempre pasolinianamente danzando, è il turno del terzo del club. Sentite che cosa scriveva la "sora Micragna" del Corsera Dario Di Vico, uno che viene dalla Uil e che quindi conosce bene il mondo delle «signorine grandi firme» come dice Vauro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di Vico pontifica: «... l' onore della città era squassato dalla scoperta di una mega-frode dell' Iva per centinaia di milioni di euro messa in opera da una cricca locale chiamata Dirty Leather, capeggiata da Andrea Ghiotto proprietario della locale squadra di calcetto candidata allo scudetto tricolore. La cricca usava come quartier generale un ristorante del centro, aveva come clienti piccoli e medi conciatori e aveva corrotto commercialisti, fiscalisti e dipendenti dell'Agenzia delle Entrate...». Insomma la corruzione dei grandi non c'è. È una faccenda di ghiottini, ghiottine e inghiottine. La devastazione ambientale men che meno. Il «tumorificio Valchiampo» denunciato dall'ex IdV Claudio Rizzotto non s'ha da citare.Eppure nel settembre 2010 mezza Italia aveva visto e sentito su "Presa Diretta" a Rai Tre le gesta del signore delle pelli Bruno Mastrotto. Ma Di Vico, che vichianamente crede nei cicli della storia, aveva già passato il giro. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se poi qualche pazzo si prendesse la briga di andare a digitare LaSberla.net (mi secca autocitarmi, ma mala tempora currunt) scoprirebbe che il 21 maggio 2010 scrivevo: «... Mi sono bastate un paio di visite agli archivi della camera di commercio di Vicenza per sapere che il grosso del Gruppo Mastrotto spa (cito il nome della nave ammiraglia del settore perché è il più noto) in realtà appartiene alla holding Mastrotto International spa. Quest’ultima a sua volta è posseduta in gran parte da una società di diritto lussemburghese che si chiama Texcoco Holding SA. Piccole quote della Mastrotto International sono poi detenute da altri due società lussemburghesi, la S.P.I.C. SA e la CORIUM SA. Come mai si ricorre a questo giochino di scatole cinesi finanziarie? Chi sono i veri proprietari delle compagnie di diritto lussemburghese che dominano la piramide societaria del Gruppo Mastrotto?... Sarebbe bello sapere quindi se le imprese del distretto della concia (ma non solo loro) usano le holding nei paradisi fiscali solo per ragioni di efficienza tributaria (chiamiamola così) o se invece sotto c’è dell’altro. Magari la volontà di sottrarre imponibile al fisco italiano...». &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un anno dopo scoppia lo scandalo nazionale che coinvolge i fratelli Bruno e Santo Mastrotto. Certo Marini e Di Vico non hanno avuto il tempo di leggere queste quattro righe scribacchiate su un blog di provincia. Possamai invece qualche opportunità ce l'aveva visto che il figliolo è una delle promesse del Pd a Vicenza. Ma forse junior, che mai ho sentito sparare sulle cricche della concia, era impegnato tra un festival del lecca lecca antileghista e un vernissage dell'Iphone democratico. Sui Mastrotto meglio minimizzare. La pelle è denaro, la pelle è fashion. Meglio coprire, meglio lenire, meglio gioire. E domani? E Bruno Mastrotto? Santo subito. Ovviamente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/08/mastrotto-santo-subito/"&gt;link sorgente&lt;/a&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-6889486403742112293?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/6889486403742112293/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/08/bruno-mastrotto-santo-subito.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6889486403742112293'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6889486403742112293'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/08/bruno-mastrotto-santo-subito.html' title='Bruno Mastrotto? Santo subito'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4143820912125940689</id><published>2011-08-11T09:43:00.000-07:00</published><updated>2011-08-11T09:47:22.246-07:00</updated><title type='text'>A un passo dall'abisso</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(m.m.) «In Italia e altrove i nodi più sporchi stanno venendo al pettine. Un governo sul quale si stagliano gli spettri della corruzione, della mafia e della incapacità più assoluta sta andando incontro alla sua ultima trasformazione: il nulla... A questo punto c'è solo una impervia strettoia per avere la speranza di non bruciare tutto. L'opposizione si deve dimettere in massa e forzare la situazione: permettendo quindi di fatto al capo dello Stato di sciogliere le camere mandando a casa l'esecutivo. In tal senso è inutile sentir sbraitare le minoranze parlamentari mentre invocano le dimissioni del premier, visto che in questo momento hanno il potere di defenestrarlo al prezzo delle dimissioni delle minoranze medesime». Sono questi i passaggi salienti &lt;a href="http://www.lasberla.net/wp-content/uploads/2011/08/ellero01.pdf"&gt;di un durissimo dispaccio&lt;/a&gt; diramato questo pomeriggio dal professor Renato Ellero. Quest'ultimo per vero già otto mesi fa, ma anche in altre precedenti occasioni, aveva preconizzato nel suo libro dedicato all'affaire Tulliani, uno sviluppo della situazione nazionale non dissimile da quello che sta prendendo corpo in questi giorni. Ed Ellero infatti non punta l'indice solo contro il centrodestra, ma sferza le minoranze e invita de facto il capo dello Stato a dare il ben servito all'esecutivo, pena qualora tali passi non si materializzino una debacle socio-politica che potrebbe essere «impietosamente crudele».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/08/a-un-passo-dallabisso/"&gt;link di riferimento&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4143820912125940689?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4143820912125940689/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/08/un-passo-dallabisso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4143820912125940689'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4143820912125940689'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/08/un-passo-dallabisso.html' title='A un passo dall&apos;abisso'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-6939296758581782108</id><published>2011-08-09T04:28:00.000-07:00</published><updated>2011-08-09T04:28:12.798-07:00</updated><title type='text'>Crisi, ultime notizie dal baratro</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto è a posto e niente in ordine: due grandi notizie sono arrivate. Uno, gli Stati uniti hanno evitato il default. Due, il piano di salvataggio della Grecia è stato sbloccato. Qualcuno potrebbe dire che i piromani festeggiano il piano antincendio. E, per questo, dobbiamo stare attenti al “pacco” che ci stanno inviando e che presto riceveremo a casa. Infatti niente è in ordine. La truffa continua e si espande. Barack Obush si è messo d’accordo con i repubblicani, accettando quasi tutte le loro richieste. I ricchi non perderanno niente, le banche neppure. L’America si è fatta una legge che alza il tetto del suo debito a cifre da capogiro. Cioè si è autorizzata a continuare a indebitarsi. Il crac l’hanno messo in cantina, così non si vede. Poi salterà in aria anche la cantina, con noi dentro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il piano europeo per “salvare la Grecia” (e Irlanda e Portogallo) è stato bloccato. Come? I Fondi Europei di Stabilizzazione Finanziaria (Fesf) sono stati autorizzati a comprare le obbligazioni greche irlandesi e portoghesi. Ma i soldi di chi sono? Sono i nostri. Cioè con quei soldi si compreranno i debiti marciti e puzzolenti degli Stati indebitati, liberando le banche che sono creditrici. Peggio che nel 2007, quando tutte le banche decotte e fallite furono salvate dai contribuenti. Questa volta addirittura le banche vengono salvate in anticipo, prima che subiscano altre perdite. Splendido. Certo c’è la foglia di fico che dice che le banche private possono “partecipare volontariamente” (dilazionando le richieste di pagamento). Se lo fanno, di nuovo, è perché saranno garantite dagli Stati, cioè da noi. Tutto questo si chiama socializzazione delle perdite e privatizzazione del guadagno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La risposta è una sola: cominciare la resistenza di massa contro le misure di austerità che ci verranno imposte. Non pagare l’indebitamento che è stato creato dal sistema finanziario. Questa non è l’Europa dei popoli, questa è ormai solo l’Europa dei banchieri.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Giulietto Chiesa&lt;br /&gt;da ilfattoquotidiano.it&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/04/crisi-ultime-notizie-dal-baratro/149854/" target="_blank"&gt; link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-6939296758581782108?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/6939296758581782108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/08/crisi-ultime-notizie-dal-baratro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6939296758581782108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6939296758581782108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/08/crisi-ultime-notizie-dal-baratro.html' title='Crisi, ultime notizie dal baratro'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-441378727336341390</id><published>2011-08-04T06:31:00.000-07:00</published><updated>2011-08-04T06:31:12.395-07:00</updated><title type='text'>Cocaina dai narcos per la 'ndrangheta: catturato a Vicenza</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel Vicentino ci veniva di frequente, per incontrare la sua fidanzata. La polizia di Bologna lo teneva d'occhio da tempo e quand'era in città lo faceva seguire dalla squadra mobile di Vicenza, guidata dal vicequestore Marchese, che ha contribuito a catturarlo. In manette è finito Giuseppe Petullà, 47 anni, calabrese. È accusato di aver fatto parte di una banda che importava grosse quantità di cocaina dalla Colombia e le smerciava in mezza Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Mobile bolognese, coordinata dal servizio centrale operativo e dalla direzione centrale per i servizi antidroga, ha arrestato ieri 12 persone in Italia e all'estero. Si tratta di un'operazione internazionale contro la cosca della 'ndrangheta Mancuso di Vibo Valentia, che tramite referenti a Bologna importava in Italia fiumi di cocaina trattando direttamente con narcos colombiani in Spagna e in Sud America. Due persone sono state fermate in Italia, una in Austria. L'indagine - denominata in gergo “Due Torri Connection”, durata un anno - ha portato a scoprire che i Mancuso avevano a Bologna dei “rappresentanti” che concludevano trattative per acquistare cocaina. In Emilia, infatti, operava per conto della cosca Francesco Vintrici, 39 anni, che organizzava summit con gli spagnoli e i colombiani nella taverna di una sontuosa villa modello Scarface di proprietà di uomini della 'ndrina calabrese, nel Comune di Bentivoglio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'operazione è scattata dopo che le due parti stavano trattando l'arrivo in Italia di 1.500 chili di “neve”: secondo il progetto criminale la droga avrebbe viaggiato nascosta in scatoloni a bordo di aerei privati decollati dall'aeroporto di Quito, in Ecuador, oppure in containers stivati su motonavi provenienti dal Sud America e nascosta all'interno di finti carichi leciti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Il ruolo di Petullà deve ancora essere chiarito nel dettaglio, come pure i suoi contatti a Vicenza. Gli inquirenti hanno il sospetto che potesse tenere dei contatti per la cessione di droga.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Diego Neri&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 4 agosto 2011; pagina 16&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-441378727336341390?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/441378727336341390/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/08/cocaina-dai-narcos-per-la-ndrangheta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/441378727336341390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/441378727336341390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/08/cocaina-dai-narcos-per-la-ndrangheta.html' title='Cocaina dai narcos per la &apos;ndrangheta: catturato a Vicenza'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-6564287858955913798</id><published>2011-07-27T08:18:00.000-07:00</published><updated>2011-07-27T08:18:23.959-07:00</updated><title type='text'>Porto Tolle: derattizzare la Cgil</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come da programma la lobby del carbone ha avuto la meglio sulla legge. E il ginepraio della borghesia mafiosa che vi orbita attorno pure. Il consiglio regionale del veneto con una norma ad aziendam in puro stile berlusconiano ha modificato la disciplina che impediva la riconversione a Porto Tolle nel Rodigino di una centrale elettrica un tempo alimentata ad olio da combustione e domani a carbone. Che la politica si inginocchiasse per una fellatio in ore bypartisan davanti ai desiderata dei soliti poteri forti era un dato preventivato. Che la stampa, specie il Gruppo Corsera, si appinguasse a ruota stava scritto nelle sacre scodelle della finanza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E ancora. La prona speditezza con la quale il governatore leghista Luca Zaia ha chiesto e ottenuto il voto del consiglio è sotto gli occhi di tutti. Come lo è il servile comportamento del Pdl. Altrettanto atteso anche se più naïve è il comportamento del Pd. Il partito del companatico. Laura Puppato, punta di diamante democratica a palazzo Ferro Fini fu tra i catalizzatori del ricorso alla magistratura amministrativa contro la riconversione, ora ha dovuto ubbidire in buon ordine agli ordini del segretario nazionale Pigi Bersani, il padre putativo della riconversione. Un segretario che in queste settimane guida un movimento appestato da indagati e arrestati come fossimo in un lazzaretto di manzoniana memoria.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel quale peraltro monatti e bravi di dalemiana osservanza s'affrettano s'adoprano e s'affannano a mettere al sicuro un bottino di credibilità che è ormai un sacco vuoto rigonfio di nulla. E ancora scontata è la precanta pro centrale ficcata in borsetta dalle signorine grandi firme di Cisl e Uil; gruppi ormai ridotti a portinai del pied-à-terre confindustriale che è diventato il loro de facto sindacato unitario. E da mettere in preventivo era pure l'appoggio della Cgil. Lo si era capito soprattutto dopo la visita di Miss Camusso in Veneto. Dal Pd e da certi ambienti lobbistici che contano più di Confindustria e Pd erano giunti ordini precisi e la Cgil ha eseguito. Gli azionisti e il management Enel ringraziano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sorprendono invece la volgarità e la gradassa insolenza con cui la Cgil e i quattro miserabili spediti a fare ammuina con tanto di bandierine ai consigli regionali hanno difeso le presunte ragioni dei presunti 3.500 lavoratori che saranno generati dal generatore a carbone. La parola magica dei sindacalisti, a partire dal lobbista bersaniano Fabrizio Solari, membro del direttivo confederale di Cgil con delega alle reti, è stata occupazione. Ma ricorderei a lorsignori che anche la mafia, il narcotraffico, la schiavitù, generano un indotto in termini di occupazione e lavoro. Sponsorizziamo pure loro? È chiaro che un impegno tanto serrato a favore della riconversione è figlio anche di un pensiero sviluppista che comincia ad essere contestato anche in Cgil e che è la vera cornice di riferimento quando si allarga il discorso. Ma nel caso di Porto Tolle l'artenativa era tra lo "sviluppista metano" e lo "sviluppista carbone". Col secondo che è più inquinante e più e economico. E più economico significa che qualcuno ha già intenzione di lucrare sulla differenza in modo più o meno lecito. Un lucro che certo non finirà in bolletta come risparmio rilevante per gli utenti, ma che orbiterà dalle parti di chi vende il carbone, di chi lo acquista, di chi lo rivende e di chi lo trasporta. C'è poi un altro elemento che rende la vicenda grottesca. A poche miglia nautiche da Porto Tolle non c'è un mega rigassificatore? Buon senso non vorrebbe che si usasse parte di quel combustibile per alimentare una centrale a turbogas ben più ecologica di una carbone? Quanto inquineranno le navi o i mezzi che trasporteranno il duro fossile?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'otre e la greppia hanno avuto la meglio. A onor di cronaca va poi ricordato che in consiglio regionale solo IdV e FdS hanno battagliato contro un'ampia maggioranza trasversale. E ciò va a loro merito. Rimane il salto di qualità, seppur nello squallore, messo a segno della Cgil, la quale se non vuole perdere quel po' di credibilità che le deriva da tante persone per bene che sul territorio si battono ancora secondo coscienza, deve essere da subito derattizzata. Ma la missione è impossibile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-6564287858955913798?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/6564287858955913798/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/07/porto-tolle-derattizzare-la-cgil.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6564287858955913798'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6564287858955913798'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/07/porto-tolle-derattizzare-la-cgil.html' title='Porto Tolle: derattizzare la Cgil'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-9118266410824584364</id><published>2011-07-27T08:04:00.000-07:00</published><updated>2011-07-27T08:04:05.649-07:00</updated><title type='text'>Il GdV e la casta dei padroni</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il GdV di ieri a pagina 16 dedica ampio spazio ad un servizio di cronaca dedicato a fatti di droga. In tre sono finiti in manette. Due bianchi per possesso e spaccio di 13 grammi di coca e un nero perché in possesso di 8,3 grammi di marijuana. Ovviamente la foto sbattuta in pagina è quella del “negro” che spaccia un po' d'erba. Lo stesso giornale dedica altri servizi a vicende di giudiziaria. Due presunti topi d'appartamento messicani sono fotografati e spiattellati sul giornale. Lo stesso vale per altri bianchi italiani coinvolti in piccole magagne penali (storia a sé ovviamente fa la vicenda Canalia). A pagina 24 c'è la notizia dello scoppio alla “St Powder Coatings” di Montecchio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La giornalista correttamente inserisce il nome dell'azienda nella titolazione, ma il giornale ben si guarda dallo sbattere in foto le facce degli amministratori o quelle dell'entrata della ditta medesima. Ma il top della mimesi mediatica si raggiunge a pagina 25 in un pezzo che riguarda un gravissimo episodio relativo ad un presunto sversamento illecito di acque reflue da parte di una ditta di lavorazione del pellame. Il climax è esaltante a suo modo: «... con l'aiuto dei tecnici di Acque del Chiampo, gli ispettori dell'Arpav, hanno intrapreso un percorso a ritroso per rintracciare l'origine della fuoriuscita. Hanno ispezionato i pozzetti per verificare tracce di inquinamento e sono risaliti a monte della rete meteorica per arrivare, dopo tre ore, un chilometro più in su in via della Concia 43, dove si trova un'azienda conciaria».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insomma chi scrive dà tutti gli elementi per risalire alla ditta ma non ne fornisce né il nome né si prende la briga di fotografarne e pubblicarne il portale. Come dire, vorrei ma non troppo. I nomi invece li fa il Corveneto di ieri a pagina 6 (l'azienda in questione è la Creative Leathers srl, ma manca ancora la foto) anche se nell'articolo in questione viene incastonata una gemma spaziale mica da poco: «... al momento gli agenti della polizia locale... stanno ancora svolgendo indagini... prima di comminare eventuali sanzioni penali».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Forse qualcuno non ha spiegato alla giornalista che le sanzioni penali le irroga il giudice dopo un iter prestabilito e non certo il vigile urbano. Ad ogni modo l'impressione che se ne ricava è sempre la solita. Spavaldi coi deboli, deboli coi forti. È la vecchia storia dell'informazione di classe. O meglio classista. Ora si sa il GdV è degli industriali berici e il Corveneto ha tra i suoi editori pezzi importanti della finanza italiana. Ma mi domando, gli ordini partono dalla scuderia centrale o sono gli stallieri che sono più realisti del re tanto da preferire l'automutilazione solipsistico-mediatica? Non è la prima volta che sul GdV ci si imbatte in una selva del genere. E non credo che sarà l'ultima.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-9118266410824584364?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/9118266410824584364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/07/il-gdv-e-la-casta-dei-padroni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/9118266410824584364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/9118266410824584364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/07/il-gdv-e-la-casta-dei-padroni.html' title='Il GdV e la casta dei padroni'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3187917646564782318</id><published>2011-07-25T08:25:00.000-07:00</published><updated>2011-07-25T08:27:29.136-07:00</updated><title type='text'>Pecori se ne va ma il posto-bis è già prenotato</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(a.t.) A metà settimana si decide la sorte (non definitiva) di Massimo Pecori assessore casiniano nella giunta variatiana. È dimissionario dall'8 luglio, ma la legge sugli enti locali lo colloca tuttora nel freezer della provvisorietà: potrebbe anche de-dimissionarsi e tornare sulla poltrona che, peraltro, continua a occupare in municipio per sbrigare la cosiddetta “ordinaria amministrazione”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo venti giorni, però, il passo formale fatto a inizio mese diventa sostanziale: se non ritira l'addio, non farà più parte per conto dell'Udc della squadra del sindaco Achille Variati che con lui, garantisce, «ha sempre lavorato bene».Che cosa potrebbe succedere a giorni? Che a Roma gli organi di autogoverno della magistratura decidano sulla sorte gerarchica del padre, Paolo Pecori sostituto procuratore a Santa Corona e aspirante al ruolo di vertice della Procura vicentina. Le dimissioni del figlio assessore dipendevano e dipendono da questa vicenda: «Lascio per non intralciare da politico il giudizio sulla promovibilità di mio padre magistrato» aveva detto in sostanza Massimo Pecori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un primo indirizzo sull'assegnazione del ruolo di procuratore capo vicentino è già stato dato durante la fase istruttoria: non favorevole a Pecori senior, battuto “ai punti”. La prassi dice che, a questo punto, la sorte dell'ufficio è segnata: la Procura andrà al sostituto di Venezia Bruno Cherchi. Ma, se a Roma il plenum del Consiglio superiore della magistratura non decide entro qualche giorno, scatta a Vicenza la questione del posto che Pecori junior perde in Comune. Quindi, se sulla vicenda del padre la parola definitiva sarà detta solo in settembre, per un mese-un mese e mezzo la poltrona assessorile del figlio resterà in sospeso. Perché lui vi ritorni? Probabile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le attestazioni di stima - arrivate in abbondanza a Massimo Pecori nei giorni delle sue dimissioni causa intreccio di carriere famigliari - valgono per l'assessore “uscente” come una specie di caparra per il ritorno a Palazzo Trissino. E proprio il sindaco Variati è dell'idea che «il congelamento della situazione per qualche settimana» sia la cosa migliore: Pecori junior non sarebbe più assessore nei brevi tempi balneari e di fine estate, ma la fiducia gli verrebbe riconfermata con una chiamata-bis in giunta all'inizio dell'autunno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 25 luglio 2011; pagina 10&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3187917646564782318?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3187917646564782318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/07/pecori-se-ne-va-ma-il-posto-bis-e-gia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3187917646564782318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3187917646564782318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/07/pecori-se-ne-va-ma-il-posto-bis-e-gia.html' title='Pecori se ne va ma il posto-bis è già prenotato'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-5377882254573162196</id><published>2011-07-14T17:10:00.000-07:00</published><updated>2011-07-14T17:16:08.216-07:00</updated><title type='text'>Emmaberica e la guêpière garantista</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Val Di Susa, caso gravissimo... Altro che eroi, sono delinquenti». Così tuonò Emma Marcegaglia, la Giovanna D'Arco di Confindustria durante l'assise vicentina. Così almeno riporta il GdV del 5 luglio 2011 a pagina 7 e non faccio fatica a credere al bravo Gianmaria Pitton.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lancia in resta la pasionaria che di solito si dice garantista attribuisce, la patente di delinquente, colui che quindi ha violato la legge a seguito di accertamento processuale, a chi ancora non ha affrontato ancora il giudice. Epperò la neo-forcaiola il 7 maggio parlava in tal maniera: «È un unicum in Europa. Una cosa di questo tipo se dovesse prevalere allontanerebbe investimenti esteri mettendo a repentaglio la sopravvivenza del sistema produttivo». La «presidenta» infatti ad inizio primavera aveva così attaccato la magistratura dopo la storica sentenza sulla Thyssenkrupp Italia, i cui vertici sono stati ritenuti responsabili della orrenda morte per fusione di alcuni operai. Forse Emma non lo ricorda, forse crede che il metallo fuso su quelle carni ancora vive fosse una nuova modalità di peeling aziendale all inclusive nella beauty farm siderurgica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Epperò come mai con la Thyssen la Marcegaglia usa la guêpière garantista e con i No Tav il frustino sadomaso-giustizialista? Se i No Tav sono «delinquenti» perché non ha chiamato i capoccia di Thyssenkrupp, a cominciare da Harald Espenhahan, assassini? Quest'ultimo infatti non ha tirato una bottiglietta di ammoniaca in faccia ad un agente (bottiglie non ancora trovate peraltro: le creeranno come le molotov fantasma del G8 di Genova?). Herr Espenhahan è stato condannato in primo grado per omicidio volontario. Ma se l'orizzonte è il profitto allora tutto è lecito e la condanna per omicidio non fa diventare reprobi i responsabili. No, diventa «un unicum». Una specie di amaro, con cui innalzare libagioni al dio soldo. Gli straccioni valsusini invece si battono per una cosa che non ha prezzo e per questo vanno arsi vivi col fuoco dei media e dei partiti compiacenti. Un fuoco che puzza assai più di quello che ha bruciato i poveri disgraziati di Torino.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così mentre Lady M a Vicenza si faceva il maquillage col concetto di legalità si dimenticava fra l'altro delle rogne giudiziarie delle aziendine di famiglia, col babbo indagato per traffico illegale di rifiuti. Allo stesso modo Lady M si è pure dimenticata di ricordare i dubbi neri sulla Tav, i costi, gli appalti che finiranno ai suoi amici e agli amici degli amici. E soprattutto s'è dimenticata l'ombra della mafia come documentato sulla Rai e su La7 da diversi giornalisti: a partire da Sandro Sortino. Guêpière con la Thyssen, frustino coi No Tav. E con la mafia? Tailleur, sigaro e reggicalze?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da VicenzaPiù del giorno 8 luglio 2011; pagina 3&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/07/emmaberica-e-la-guepiere-garantista/"&gt;link di riferimento&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-5377882254573162196?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/5377882254573162196/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/07/emmaberica-e-la-guepiere-garantista.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/5377882254573162196'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/5377882254573162196'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/07/emmaberica-e-la-guepiere-garantista.html' title='Emmaberica e la guêpière garantista'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-1651805891215497940</id><published>2011-06-30T08:04:00.000-07:00</published><updated>2011-06-30T08:29:21.111-07:00</updated><title type='text'>La protesi sinistra</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla fine anche Susanna Camusso si è dimostrata per ciò che è realmente, una protesi, ancorché assai sofisticata, dei veri poteri forti. In questo senso la vicenda degli accordi sindacali "truffa" è la spia di questa situazione che per di più è stata egregiamente descritta da Luca Telese su Il Fatto di oggi a pagina 10: la Camusso probabilmente se ne sarà fatta una ragione, ma avere ridotto la Cgil al rango di buttafuori confindustriale farà ribollire il sangue a più di qualche iscritto. E non mi stupirei se prossimamente Fiom e sindacati di base dovessero saldarsi. Frattanto tutto questo lavorìo più o meno di corridoio non è che il prodromo della discesa in campo della squadra che fa idealmente riferimento al "duodeno" Marchionne Montezemolo. Quest'ultimo sta preparando la sua discesa in campo e quindi sta chiedendo ai suoi sgherri, vecchi e nuovi, a destra come a sinistra, di sgomberare il terreno perché anche in Italia, dopo le miserie di Berlusconi, si possa definitivamente insediare quel regno della finanza internazionale che in Berlusconi e nel suo calderone mediatico non vedeva un oppositore, bensì uno scomodo quanto importuno concorrente. E sulla Tav il discorso è analogo. Basti pensare che uno dei dacani dell'intellighezia padronale di sinistra come Furio Colombo su ilfattoquotidiano.it &lt;a .="" 10:="" a="" ad="" ai="" al="" all="" allegri.="" altro="" ammettere="" analogo.="" anche="" antropologici="" atto="" avere="" avrai="" base="" basti="" bell="" bensì="" berlusconi,="" berlusconi="" buttafuori="" c="" calderone="" campo="" camusso="" cgil="" che="" chiedendo="" clausola="" colombo="" comandamento="" come="" comunque.="" concorrente.="" confindustriale="" confronti="" contrattuale.="" corridoio="" culturali="" da="" dacani="" definitivamente="" dei="" del="" dell="" della="" delle="" descritta="" destra="" di="" diceva="" dimostrare="" dio="" discesa="" discorso="" dopo="" dovessero="" dovuto="" duodeno="" e="" egregiamente="" fa="" farà="" fatta.="" fatta="" fatto="" fede="" finanza="" fiom="" fosse="" fuori="" furio="" go="" ha="" href="http://www.blogger.com/Alla%20fine%20anche%20Susanna%20Camusso%20si%20%C3%A8%20dimostrata%20per%20ci%C3%B2%20che%20%C3%A8%20realmente,%20una%20protesi,%20ancorch%C3%A9%20assai%20sofisticata,%20dei%20veri%20poteri%20forti.%20In%20questo%20senso%20la%20vicenda%20degli%20accordi%20sindacali%20" i="" idealmente="" il="" ilfattoquotidiano.it="" importuno="" in="" infondatezza="" infuori="" insediare="" intatto="" intellighezia="" internazionale="" iscritto.="" italia,="" l="" la="" lavorìo="" le="" limiti="" lorsignori="" luca="" ma="" marchionne="" mediatico="" meno="" me»="" mi="" miserie="" modello="" montezemolo.="" must="" ne="" nei="" nel="" nessuno="" no="" non="" nostro="" nuovi,="" o="" oggi="" on="" oppositore,="" ordine="" pagina="" pensare="" per="" perché="" però="" più="" possa="" preparando="" probabilmente="" prodromo="" progresso="" prossimamente="" qualche="" quanto="" quel="" quest="" questa="" questo="" quindi="" ragione="" ragioni="" rango="" regno="" ribollire="" ricordo="" ridotto="" riferimento="" riuscito="" saldarsi.="" saltando="" sangue="" sarà="" scomodo="" se="" sempre="" sgherri,="" sgomberare="" show="" si="" siamo="" sindacati="" sinistra,="" sinistra="" situazione="" spia="" squadra="" sta="" stanno="" stare="" stata="" stupirei="" su="" sua="" sulla="" suo="" suoi="" sviluppo="" tav,="" tav="" telese="" terreno="" the="" truffa="" tutto="" ultimo="" un="" una="" uno="" va="" vecchi="" vedeva="" volta.="" «non="" è=""&gt;ha dovuto ammettere&lt;/a&gt; che nessuno è riuscito a dimostrare l'infondatezza delle ragioni dei No Tav, ma che questa va fatta. Siamo all'atto di fede nei confronti del progresso sempre e comunque. I limiti antropologici e culturali del nostro modello di sviluppo stanno saltando fuori uno ad uno in bell'ordine ma per lorsignori &lt;i&gt;the show must go on&lt;/i&gt;. C'è da stare allegri. «Non avrai altro dio all'infuori di me» diceva uno una volta. Non ricordo più però se fosse un comandamento o una clausola contrattuale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/06/la-protesi-sinistra/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-1651805891215497940?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/1651805891215497940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/06/la-protesi-sinistra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/1651805891215497940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/1651805891215497940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/06/la-protesi-sinistra.html' title='La protesi sinistra'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4588836913436804156</id><published>2011-06-06T05:09:00.000-07:00</published><updated>2011-06-06T05:14:41.907-07:00</updated><title type='text'>Antinomìa conciaria</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io non mi occupo delle vicende della Valchiampo se non da un paio d'annetti. Una cosa l'ho capita bene però: immaginare il mondo della concia come una lobby unica e tutta d'un pezzo è sbagliato. Anche i più potenti sono ferocemente divisi, fanno errori e spesso non sono convinti nemmeno delle loro scelte. La loro vera forza, che è contemporaneamente anche la forza delle maestranze, è stata quella di costruire un distretto in cui saperi non codificati danno vita da mezzo secolo ad un prodotto ancora di qualità indiscussa (anche se l'ambiente viene disastrato). Il problema di fondo è che questo vantaggio strategico viene eroso un pochino alla volta. E quando sarà troppo poco il comparto morirà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché ha ragione chi sostiene che già dagli anni Ottanta ci si sarebbe dovuto chiedere quale strada intraprendere. Il comparto della concia così come lo conosciamo noi non è stata una intuizione degli imprenditori, ma una intuizione della politica ovvero di Mariano Rumor e del suo entourage, i quali decisero nei primissimi anni Cinquanta (con Rumor ministro dell'agricoltura) di localizzare lì quelle produzioni conciarie industriali altamente redditizie ma ambientalmente terribili, proprio lì in Valchiampo, capendo che il venturo boom economico avrebbe portato in vallata una montagna di soldi. Ma quel capitale come è stato investito? Gli si è dato un valore non meramente speculativo? Sparito Rumor, nel senso simbolico dell'espressione (il quale nonostante i suoi terribili difetti aveva una visione politica e un senso di essere classe dirigente), sono rimasti i metodi rumoriani della gestione degli interessi e degli affari. La politica, che si è «irrozzita e imputtanita» s'è messa al servizio di chi ha in mano la grana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli imprenditori come i banchieri che non hanno alcun orizzonte di lungo respiro stanno portando sé stessi e il mondo a loro incollato al fosso. Con buona pace di tutti. In fine il bello di tutta questa storia e che quando parli con un industriale, egli è il primo ad ammettere che la politica manca e che non si può lasciare all'avidità dei singoli (lo dicono gli imprenditori non i non global) la responsabilità di costruire un orizzonte collettivo. Si tratta del segno evidente che la matrice culturale intima anche della nostra imprenditorìa è tutto fuor che liberista. Che il liberismo in realtà non è che un punto di vista; e che siamo arrivati all'assurdo sociale per cui chi fa impresa invoca il politico forte anche contro i suoi interessi, ma al contempo, quando c'è, lo soffoca col suo potere per paura di perdere qualcuno dei privilegi acquisiti. Antinomìa irrisolvibile se non con un completo sconvolgimento o lacrime di coccodrillo? Magari tutte e due.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/06/antinomia-conciaria/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4588836913436804156?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4588836913436804156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/06/antinomia-conciaria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4588836913436804156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4588836913436804156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/06/antinomia-conciaria.html' title='Antinomìa conciaria'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4390535032452159441</id><published>2011-06-01T08:19:00.000-07:00</published><updated>2011-06-01T08:20:54.017-07:00</updated><title type='text'>Uniti e diversi: no ai manganelli in Valsusa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I promotori del progetto “Uniti e Diversi” (www.unitiediversi.it) fa proprie le dichiarazioni del Coordinamento delle Liste Civiche Valsusa, alla luce delle scandalose affermazioni di questi ultimi giorni, da parte del mondo politico, imprenditoriale e sindacale locale, torinese e nazionale, in cui si auspica l'intervento della forza pubblica “ad ogni costo” e “senza regole di ingaggio” in Valsusa, per consentire l'installazione del cantiere per il cunicolo esplorativo della Maddalena a Chiomonte, propedeutico alla costruzione della nuova ferroviaria ad Alta Velocità Torino-Lione, e condanna fermamente tali affermazioni sia sul piano politico sia sul piano democratico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si considera fin d'ora politicamente e moralmente responsabili di qualunque atto di violenza si potesse verificare in queste ore nei territori della Valsusa, coloro i quali hanno rilasciato tali dichiarazioni sui mezzi di comunicazioni, ritenendoli i mandanti di un clima di tensione e di giustificazione della violenza non accettabile in una nazione democratica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Invitiamo tutti i rappresentanti del mondo politico, imprenditoriale, sindacale e tutti coloro che rappresentano pezzi della società civile, intellettuale e associazionistica, a dissociarsi pubblicamente dalle dichiarazioni che auspicano il ricorso alla violenza e alla militarizzazione del territorio della Valsusa. Si ritiene che l'installazione di un cantiere di un'opera di tali dimensioni non possa avvenire “ad ogni costo” e “senza regole di ingaggio”, ma solo attraverso la dimostrazione della validità e dell'utilità di quell'opera, circostanza questa mai avvenuta. Se ad “ogni costo” significasse anche a costo di violenza su un popolo in lotta, questo sarebbe un atto gravissimo e ingiustificabile e a questo ogni persona, ogni individuo onesto, si deve ribellare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I promotori del progetto “Uniti e Diversi”  si uniscono al Coordinamento delle Liste Civiche Valsusa nel chiedere a coloro che hanno auspicato pubblicamente la violenza su chi si oppone alla Torino-Lione, di ritrattare le loro dichiarazioni pubbliche che li rendono responsabili di qualunque incidente possa verificarsi nei prossimi giorni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La violenza non è mai la soluzione per dirimere controversie, in particolare per una lotta sociale, pacifica e consapevole che da 22 anni, il popolo della Valsusa, porta avanti con coerenza, caparbietà e correttezza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I promotori del progetto “Uniti e Diversi” e le liste civiche Valsusa esecrano altresì l’organizzazione del presidio di Edili organizzato il 30 maggio 2011 a Susa da parte della CISL.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si tratta evidentemente di un gesto sconsiderato, fatto in un momento in cui la tensione sociale in Valle di Susa è altissima. La difesa del posto di lavoro e la dignità dei lavoratori sono tra le priorità dei  promotori del progetto “Uniti e Diversi”,  oltre che delle Liste civiche Valsusa. Difesa e dignità di tutti i lavoratori, compresi i circa 3.000 addetti in campo agricoltura che vedranno svanire il proprio posto di lavoro con l’installazione dei cantieri. Non così pare per il segretario nazionale della CISL che, dopo aver dimenticato la dignità dei lavoratori di Mirafiori ora sta dimenticando anche la dignità dei lavoratori agricoli della Valle e utilizza i bisogni dei lavoratori per porli gli uni contro gli altri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I promotori del progetto “Uniti e Diversi” sostengono le Liste civiche della Valsusa nell’invito alle lavoratrici e ai lavoratori a non prestarsi a queste bieche strumentalizzazioni e a pensare insieme a un presente e a un futuro sicuri e non funzionali all’arricchimento di pochi a scapito della vita sia degli agricoltori che degli edili. Invitiamo tutti gli uomini e le donne di buon senso a far la loro parte per evitare atti e azioni dalle conseguenze incalcolabili.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I promotori del progetto “Uniti e Diversi”:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Movimento Zero (Massimo Fini), Per il Bene Comune (Monia Benini), Alternativa (Giulietto Chiesa), Maurizio Pallante (Presidente del Movimento per la Decrescita Felice), Rete Provinciale torinese dei Movimenti e delle Liste di Cittadinanza&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;per contatti:&lt;br /&gt;Maurizio Pallante&lt;br /&gt;Portavoce nazionale “Uniti e Diversi” - 339 7522290&lt;br /&gt;e-mail:  info@unitiediversi.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4390535032452159441?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4390535032452159441/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/06/uniti-e-diversi-no-ai-manganelli-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4390535032452159441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4390535032452159441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/06/uniti-e-diversi-no-ai-manganelli-in.html' title='Uniti e diversi: no ai manganelli in Valsusa'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3103993608005430183</id><published>2011-05-21T07:52:00.000-07:00</published><updated>2011-05-21T07:52:52.438-07:00</updated><title type='text'>Lega, qualcosa s'è rotto</title><content type='html'>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/hUnqUj3xmAs" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ha ragione il leghista trevigiano Muraro: la Lega Nord si è imborghesita. Io, nel mio cantuccio di osservatore, lo vado dicendo da due anni almeno. Oggi, su Repubblica, lo dice persino il leghistissimo Gentilini. E prima di lui lo aveva detto il vicentino Lovat, cacciato per aver alzato la testa (il cui errore a posteriori è stato forse quello di non aver aspettato la disfatta delle recenti amministrative: ora sarebbe in buona compagnia, nel criticare dall’interno un Carroccio romanizzato e berlusconizzato). E prima ancora, qui a Vicenza, lo aveva gridato con una raffica di esposti la pasionaria Equizi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’anima popolare e verace della Lega ribolle di sdegno e di rabbia contro l’altra, governativa e ufficiale. La base furibonda intasa i centralini di Radio Padania accusando il proprio partito di pagare un prezzo troppo alto all’alleanza con Berluskaz (copyright: Bossi, quand’era Bossi). E adesso, dopo il calo elettorale, lo scontento è palese, sale in superficie, non può più essere nascosto. Così, per esorcizzarlo, i ras locali più vicini agli umori profondi del popolo in camicia verde se ne fanno portavoce.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’Umberto magno sa perfettamente che tutta la partita si giocherà a Milano, e sa altrettanto bene che potrebbe essere perduta. A quel punto avrà in mano il pretesto per ridefinire i rapporti con il Pdl, onde evitare di lasciarsi “andare a fondo” con esso. Di qui il suo mettere le mani avanti fin da ora, con la richiesta di un “nuovo progetto”. Insomma, farà quel che ha sempre fatto: tirerà o mollerà la corda, rispolverando o accantonando formule e slogan a seconda della convenienza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché la Lega, molto italianamente, non è stata altro che una fazione che ha avuto come unica bussola il proprio particulare: quando era vantaggioso allearsi si è alleata, quando lo era di più rompere ha rotto, se portava più voti (e poltrone) fare gli esagitati secessionisti si esagitava, se invece era meglio mostrarsi moderati si moderava. Tatticismi, calcolo, conquista del potere: come un normale, squallido partito qualsiasi. Peggior servizio non poteva arrecare all’idea sacrosanta da cui era partita: l’autonomia locale, l’unica reale controspinta alla globalizzazione, il male radicale del nostro tempo. Altro che quella patacca di pseudo-federalismo che ci stanno rifilando con l’abbraccio mortale a Berlusconi. Altro che il Trota assiso ai vertici perché figlio del monarca. Altro che le sciagurate guerre imperialiste in Libia. Altro che la deriva affaristica e corrotta, a cominciare dalle periferie (il concia-gate, il caso Cis). Altro che le correnti e le cupole oligarchiche (da Maroni contro Calderoli giù in basso fino alle trame della Dal Lago). Leghisti, ora che vi siete dati una svegliata, ribellatevi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/05/lega-qualcosa-si-e-rotto/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3103993608005430183?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3103993608005430183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/lega-qualcosa-se-rotto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3103993608005430183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3103993608005430183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/lega-qualcosa-se-rotto.html' title='Lega, qualcosa s&apos;è rotto'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/hUnqUj3xmAs/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-6574884533388051759</id><published>2011-05-19T05:39:00.000-07:00</published><updated>2011-05-19T05:48:35.106-07:00</updated><title type='text'>Cisputtanati</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se i papaveri della Lega si stanno rincoglionendo sono affari loro. Ma che in questo processo di degenerazione neuronale vogliano trascinare chi invece in questi anni ha mantenuto il cervello sveglio è francamente seccante. Stamani il Corriere del Veneto pubblica un articolo che contiene una serie di dichiarazioni deliranti dell'onorevole Manuela Dal Lago. Ma come diavolo si fa ad ammettere candidamente un interessamento per alcuni terreni utili per la famiglia Filippi nel comparto Cis, quando il Cis stesso durante la gestione Dal Lago era alla ricerca disperata dei terreni utili per arrivare a quella quota di 500.000 metri quadri necessari al Cis prima versione? È come dire che sto cercando un terreno per far su casa per poi lamentarmi che me ne hanno venduto solo una parte perché l'altra l'ha acquistata un altro tizio, al quale io ho segnalato la possibilità di comprare il terreno che serve a me. È la prova provata della cammellata studiata a tavolino. È la prova provata che l'affaire Cis è nato come mera operazione immobiliare in vista di una colossale speculazione edilizia. Anche se il verbo studiare non si addice per i politici che per anni ci hanno inebriato con la religione del fare. Fare sì, ma gli affaracci loro per poi ammetterlo candidamente. Come a dire, ti ho mentito sì, ma per il mio bene. Ora in questo quadro di miserie umane prima che politiche c'è un presidente della provincia, tal Attilio Schneck della Lega, che sulla vicenda Cis è sempre rimasto in silenzio o quando ha parlato ha detto delle idiozie. Possibile che non sapesse nulla? Possibile che non sapesse nulla l'attuale assessore all'ambiente Toni Mondardo, all'epoca gran ciambellano presso il Cis della "Manuelona"? Se io fossi un consigliere d'opposizione chiederei a Titti Schneck due cose tanto per cominciare: "Sapevi qualcosa de 'sta storia? Se sì perché sei rimasto in silenzio? Perché non hai presentato esposti in procura? Se invece non sapevi nulla perché non ti dimetti visto che conti meno del due di coppe con gli ori a briscola?". Poi gli chiederei: "Caccia tira fuori immediatamente le carte sulla convenzione del febbraio 2008". In queste ore l'opposizione può far vedere di che pasta è fatta. C'è poi un'altra valutazione da fare. Dov'è finito il comune di Vicenza il quale è socio di Cis? È possibile che il decisionista Achille Variati, energico primo cittadino berico di fede Pd, sempre pronto ad andare sulla stampa alla minima cazzata, rimanga invece col nodo in gola? Certo è che Vicenza ha rimediato l'ennesima figura di merda. Lorsignori ci sputtanano e si sputtanano alla grande. Finché dura...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;link originario&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-6574884533388051759?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/6574884533388051759/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/cisputtanati.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6574884533388051759'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6574884533388051759'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/cisputtanati.html' title='Cisputtanati'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-2084832773583341145</id><published>2011-05-19T01:57:00.000-07:00</published><updated>2011-05-19T01:57:21.911-07:00</updated><title type='text'>Dal Lago risponde sul caso Cis-Filippi: «Sì, fui io a parlargli dell’acquisizione»</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Sì, sono stata io a parlare con il senatore Filippi della possibilità di acquisire i terreni Cis. Il motivo è semplice: cercava 50mila metri quadrati dove mettere la propria azienda» . La leghista Manuela Dal Lago, deputata del Carroccio ed ex presidente provinciale, conferma il collegamento fatto nei giorni scorsi sulla stampa) sul coinvolgimento a metà anni 2000 del senatore della Lega Nord Alberto Filippi, per l'acquisizione di parte dell'area del Cis di Montebello. Dal Lago è stata chiamata in causa dal consigliere provinciale del Pd Matteo Quero, con una domanda di attualità. Del progetto, comunque, si parlerà oggi in Provincia con una seduta monotematica. Non solo: nei giorni scorsi sono state approvate le modifiche al Ptcp che dovrebbero bloccare possibili sviluppi commerciali nell'area Cis e così Filippi ha nuovamente ventilato l'intenzione di portare lì -dove la sua famiglia con la società Af99 possiede circa 225mila metri quadrati di terreni sui circa 500mila totali -l'azienda di famiglia Unichimica, oggi a Torri di Quartesolo. Quero, nella sua domanda d'attualità, riporta come sulla stampa «il senatore affermi la volontà di non seguire più nelle sue scelte aziendali imprecisati desiderata istituzionali» , richieste che fino ad oggi lo avrebbero trattenuto dallo spostare Unichimica. Il consigliere provinciale chiede spiegazioni, anche in merito ad un coinvolgimento della Dal Lago. «Non ci sono segreti -commenta la parlamentare -il senatore cercava 50mila metri quadrati per metterci la propria azienda, che doveva spostare da Torri. Tramite un avvocato gli ho detto che al Cis si poteva pensare ad un'ipotesi di questo tipo. Ha preso contatto con me, questo è vero, perché gli serviva spazio» . La leghista parla anche di elezioni, sulla possibilità di una sua candidatura per le prossime provinciali e comunali: «Posso assicurare che non mi vedrete mai candidata alla presidenza della Provincia: al di là del fatto che c'è un presidente uscente che potrebbe ancora ricandidarsi, per quanto mi riguarda, il ciclo è chiuso. Del resto, in questo momento sono presidente della commissione Attività Produttive: un impegno importante, io quando lavoro su una cosa non sono abituata a pensare ad altro».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da Il Corriere del Veneto del 19 maggio 2011, edizione di Vicenza; pagina 11&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-2084832773583341145?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/2084832773583341145/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/dal-lago-risponde-sul-caso-cis-filippi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2084832773583341145'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2084832773583341145'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/dal-lago-risponde-sul-caso-cis-filippi.html' title='Dal Lago risponde sul caso Cis-Filippi: «Sì, fui io a parlargli dell’acquisizione»'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-2492603870318019483</id><published>2011-05-09T17:42:00.000-07:00</published><updated>2011-05-09T17:42:12.691-07:00</updated><title type='text'>Produttori contro parassiti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Se fossi un piccolo imprenditore vicentino, invece di battere le mani a comando a tutto ciò che esce dalla bocca di Emma Marcegaglia, mi preoccuperei di qualcosa di più pressante: la propria sopravvivenza. Ad attestare la minaccia di una vera estinzione del “padroncino” è stata l’autorevole voce di un esponente dell’establishment non sospettabile di preconcetto anti-industrialismo, il presidente della Camera di Commercio berica Vittorio Mincato. Così parlò il supermanager alla Giornata dell’economia 2011 dell’altro giorno: «Le imprese più piccole stanno sparendo. Non facciamoci ingannare dalle nuove iscrizioni al registro delle imprese. Si tratta spesso di realtà individuali o effimere, ad esempio operai disoccupati che non hanno altro modo di lavorare e creano una ditta individuale in modo che i datori di lavoro non debbano pagare i contributi» (Corriere del Veneto, 7 maggio). Sul Giornale di Vicenza, di proprietà della locale Confindustria, nessun cenno a questo passo della relazione di Mincato. Gli industriali hanno un brutto difetto: amano nascondere sotto il tappeto le proprie magagne, salvo lagnarsi ogni santo giorno delle colpevoli mancanze della politica e aureolarsi di gloria come se fossero loro gli unici a faticare e fare sacrifici. Che è esattamente quanto ha sostenuto con soverchia arroganza la Marcegaglia all’assise confindustriale di sabato (macchiata, per giunta, da un’ovazione semplicemente disgustosa all’amministratore delegato di Thyssen Krupp, che ha sulla coscienza 7 lavoratori arsi vivi).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pochi imprenditori sono capaci di autocritica. Qualcuno, vivaddio, c’è. Come Mario Carraro, ex leader degli industriali veneti, che sempre sul Corriere del Veneto ha detto le cose come stanno, punto per punto. Sulla deriva oligarchica dell’associazione: «Il male non sta solo a Roma, ma nei modelli che tendono ad assomigliarle, anche nelle periferie, con momenti associativi pletorici uniti ad ambizioni personali, tese a contare politicamente attraverso nomine in questo o quell’ente» (devono essere fischiate le orecchie a quel bel tomo che risponde al nome di Massimo “Prorogatio” Calearo, il neo-consigliori del premier). Riguardo la spocchia di essere i soli a tenere in piedi l’Italia, al contrario bisognerebbe «abbandonare quell’idea che [Confindustria] ha di se stessa come di un soggetto salvifico dell’economia anche perché ne rappresenta solo una parte». Esistono anche i “collaboratori”, come ipocritamente i padroni del vapore amano chiamare i loro dipendenti. Per inciso, sono quelli che hanno sempre pagato il prezzo più salato delle ricorrenti crisi su cui fonda il sistema economico delle bolle finanziarie. E poi, lo spinosissimo tema dell’evasione fiscale, troppo spesso liquidato con un atteggiamento autoassolutorio, anche qui con sovrano disprezzo per chi le imposte le paga fino all’ultimo centesimo con la trattenuta alla fonte. Carraro fa una proposta che riecheggia analoghe campagne legalitarie in terre dominate dalla mafia: «Emarginare le aziende che non pagano le tasse. Sanno benissimo chi sono, non penso sia difficile scoprirlo. L’associazione farebbe bene a estromettere gli evasori, non fosse altro che per i rischi di concorrenza sleale fra i propri stessi iscritti».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questo è un salutare parlar chiaro. Si può discutere sul merito, naturalmente. Ad esempio: che fra Irap e studi di settore, fra Visco e Tremonti, la partita Iva sia vessata, taglieggiata e spremuta a sangue è un fatto. Come è un fatto che non considerando l’abnorme squilibrio fra tassazione e servizi erogati dallo Stato, una pur giusta condanna degli evasori risulta monca e francamente ingiusta. Stare dalla parte dei piccoli, di quelli che si fanno ancora il mazzo alla vecchia maniera senza speculazioni borsistiche, non significa né gonfiare il petto né cospargersi il capo di cenere. Bensì denunciare limiti e storture della categoria e, nel cercare di sradicarli, proporre una visione della società a misura di quella che essa è realmente. In soldoni: l’Italia, oggi più che mai, si regge sulle piccole e medie imprese, e questa piccola dimensione, che per mentalità e interessi dovrebbe unire il capitano d’industria al suo dipendente, va tutelata in tutti i modi. Non solo dai governi e dal fisco, ma anche dai potentati che condizionano i governi e il fisco più di quanto si sa e si dice: la grande industria assistita e ingrassata con lo statalismo e il monopolio degli appalti, e le grandi banche che di fatto controllano la politica monetaria tramite la banca centrale europea e le sue succursali nazionali. Questa commistione è il vero cancro della democrazia, oltre che dell’economia. Pensateci, imprenditori vicentini: un patto fra voi, che il successo ve lo sudate, e i lavoratori precari che come esseri umani non meritano di essere trattati come merce. Entrambi siete produttori. Gli altri, le multinazionali, i raider finanziari, i “prenditori” che fanno profitti grazie a commesse e incentivi, i sindacati padronali, le caste scroccone, sono i parassiti. Volete rompere davvero gli schemi? Proposta: abbandonate i totem della lotta di classe marxista, e alleatevi contro globalizzazione, precarizzazione e speculazione. Produttori contro parassiti: una possibile formula per il futuro. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/05/produttori-contro-parassiti"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-2492603870318019483?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/2492603870318019483/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/produttori-contro-parassiti_09.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2492603870318019483'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2492603870318019483'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/produttori-contro-parassiti_09.html' title='Produttori contro parassiti'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3095196375124263477</id><published>2011-05-09T17:41:00.000-07:00</published><updated>2011-05-09T17:41:44.250-07:00</updated><title type='text'>Produttori contro parassiti</title><content type='html'>Se fossi un piccolo imprenditore vicentino, invece di battere le mani a comando a tutto ciò che esce dalla bocca di Emma Marcegaglia, mi preoccuperei di qualcosa di più pressante: la propria sopravvivenza. Ad attestare la minaccia di una vera estinzione del “padroncino” è stata l’autorevole voce di un esponente dell’establishment non sospettabile di preconcetto anti-industrialismo, il presidente della Camera di Commercio berica Vittorio Mincato. Così parlò il supermanager alla Giornata dell’economia 2011 dell’altro giorno: «Le imprese più piccole stanno sparendo. Non facciamoci ingannare dalle nuove iscrizioni al registro delle imprese. Si tratta spesso di realtà individuali o effimere, ad esempio operai disoccupati che non hanno altro modo di lavorare e creano una ditta individuale in modo che i datori di lavoro non debbano pagare i contributi» (Corriere del Veneto, 7 maggio). Sul Giornale di Vicenza, di proprietà della locale Confindustria, nessun cenno a questo passo della relazione di Mincato. Gli industriali hanno un brutto difetto: amano nascondere sotto il tappeto le proprie magagne, salvo lagnarsi ogni santo giorno delle colpevoli mancanze della politica e aureolarsi di gloria come se fossero loro gli unici a faticare e fare sacrifici. Che è esattamente quanto ha sostenuto con soverchia arroganza la Marcegaglia all’assise confindustriale di sabato (macchiata, per giunta, da un’ovazione semplicemente disgustosa all’amministratore delegato di Thyssen Krupp, che ha sulla coscienza 7 lavoratori arsi vivi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi imprenditori sono capaci di autocritica. Qualcuno, vivaddio, c’è. Come Mario Carraro, ex leader degli industriali veneti, che sempre sul Corriere del Veneto ha detto le cose come stanno, punto per punto. Sulla deriva oligarchica dell’associazione: «Il male non sta solo a Roma, ma nei modelli che tendono ad assomigliarle, anche nelle periferie, con momenti associativi pletorici uniti ad ambizioni personali, tese a contare politicamente attraverso nomine in questo o quell’ente» (devono essere fischiate le orecchie a quel bel tomo che risponde al nome di Massimo “Prorogatio” Calearo, il neo-consigliori del premier). Riguardo la spocchia di essere i soli a tenere in piedi l’Italia, al contrario bisognerebbe «abbandonare quell’idea che [Confindustria] ha di se stessa come di un soggetto salvifico dell’economia anche perché ne rappresenta solo una parte». Esistono anche i “collaboratori”, come ipocritamente i padroni del vapore amano chiamare i loro dipendenti. Per inciso, sono quelli che hanno sempre pagato il prezzo più salato delle ricorrenti crisi su cui fonda il sistema economico delle bolle finanziarie. E poi, lo spinosissimo tema dell’evasione fiscale, troppo spesso liquidato con un atteggiamento autoassolutorio, anche qui con sovrano disprezzo per chi le imposte le paga fino all’ultimo centesimo con la trattenuta alla fonte. Carraro fa una proposta che riecheggia analoghe campagne legalitarie in terre dominate dalla mafia: «Emarginare le aziende che non pagano le tasse. Sanno benissimo chi sono, non penso sia difficile scoprirlo. L’associazione farebbe bene a estromettere gli evasori, non fosse altro che per i rischi di concorrenza sleale fra i propri stessi iscritti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è un salutare parlar chiaro. Si può discutere sul merito, naturalmente. Ad esempio: che fra Irap e studi di settore, fra Visco e Tremonti, la partita Iva sia vessata, taglieggiata e spremuta a sangue è un fatto. Come è un fatto che non considerando l’abnorme squilibrio fra tassazione e servizi erogati dallo Stato, una pur giusta condanna degli evasori risulta monca e francamente ingiusta. Stare dalla parte dei piccoli, di quelli che si fanno ancora il mazzo alla vecchia maniera senza speculazioni borsistiche, non significa né gonfiare il petto né cospargersi il capo di cenere. Bensì denunciare limiti e storture della categoria e, nel cercare di sradicarli, proporre una visione della società a misura di quella che essa è realmente. In soldoni: l’Italia, oggi più che mai, si regge sulle piccole e medie imprese, e questa piccola dimensione, che per mentalità e interessi dovrebbe unire il capitano d’industria al suo dipendente, va tutelata in tutti i modi. Non solo dai governi e dal fisco, ma anche dai potentati che condizionano i governi e il fisco più di quanto si sa e si dice: la grande industria assistita e ingrassata con lo statalismo e il monopolio degli appalti, e le grandi banche che di fatto controllano la politica monetaria tramite la banca centrale europea e le sue succursali nazionali. Questa commistione è il vero cancro della democrazia, oltre che dell’economia. Pensateci, imprenditori vicentini: un patto fra voi, che il successo ve lo sudate, e i lavoratori precari che come esseri umani non meritano di essere trattati come merce. Entrambi siete produttori. Gli altri, le multinazionali, i raider finanziari, i “prenditori” che fanno profitti grazie a commesse e incentivi, i sindacati padronali, le caste scroccone, sono i parassiti. Volete rompere davvero gli schemi? Proposta: abbandonate i totem della lotta di classe marxista, e alleatevi contro globalizzazione, precarizzazione e speculazione. Produttori contro parassiti: una possibile formula per il futuro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alessio Mannino&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/05/produttori-contro-parassiti"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3095196375124263477?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3095196375124263477/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/produttori-contro-parassiti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3095196375124263477'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3095196375124263477'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/produttori-contro-parassiti.html' title='Produttori contro parassiti'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3939708366093843964</id><published>2011-05-09T06:52:00.000-07:00</published><updated>2011-05-09T06:52:30.909-07:00</updated><title type='text'>Spinea, sulla discarica è Lega contro Lega</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A sfidare la Regione del governatore leghista Luca Zaia, contro la riapertura della discarica di via Prati a Fornase, non sono solo i Comuni di Spinea e Mira che hanno presentato un ricorso al Tar ma anche la Provincia dell’altrettanto leghista Francesca Zaccariotto: la giunta di Cà Corner, pur con qualche mal di pancia interno, ha approvato l’altro ieri l’informativa che annuncia il proprio intervento ‘ad adiuvandum’ al fianco delle due amministrazioni comunali interessate dalla riapertura del sito. Contro la delibera regionale contestata dai comitati cittadini e dai sindaci di Mira e Spinea, si muove dunque anche l’ente provinciale su proposta dell’assessore all’ambiente Paolo Dalla Vecchia che ha avuto il pieno appoggio della presidente. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il fronte, a Cà Corner, non era però compatto: da parte dell’assessore Claudio Tessari, ex sindaco di Spinea, e del vice presidente Mario Dalla Tor sono state avanzate perplessità nei confronti dell’informativa che si esprime contro la scelta della Regione. Il documento è stato tuttavia licenziato e l’incarico di procedere è stato affidato all’avvocatura di Cà Corner che dunque si costituirà in giudizio in appoggio dei due Comuni; il ricorso, presentato in extremis allo scadere dei 60 giorni di tempo per impugnare la delibera di Palazzo Balbi, chiede in sostanza ai giudici del Tribunale amministrativo regionale di rivedere gli aspetti procedurali che hanno portato ad autorizzare la riapertura dell’impianto (caldeggiato dalla vicentina Maltauro spa, nde); secondo i sindaci dei due territori, con l’appoggio di Dalla Vecchia, sarebbe stato preso in considerazione soltanto il criterio economico e non quello della salute: il fronte del no motiva il ricorso rivendicando il principio di precauzione, segnalando l’approccio tenuto della Commissione di valutazione di impatto ambientale che non avrebbe considerato la possibilità di mettere in sicurezza il sito senza riaprirlo; i ricorrenti denunciano inoltre il mancato coinvolgimento del Consorzio di bonifica nelle fasi di approfondimento del progetto licenziato in Regione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per Cà Corner una presa di posizione netta nei confronti del provvedimento che ha portato più volte i comitati alla protesta di piazza, prima con un sit in davanti a Palazzo Balbi, poi con una fiaccolata notturna che ha radunato centinaia di cittadini. L’intervento ‘ad adiuvandum’ della Provincia andrà così a rafforzare il ricorso dei comuni di Mira e Spinea, dopo che già la giunta di Francesca Zaccariotto aveva nei mesi scorsi licenziato una delibera contraria alla riapertura dell’impianto, confermata in fase successiva dal voto del Consiglio provinciale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da Il Gazzettino del 6 maggio 2011, edizione di Venezia; pagina XIII&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3939708366093843964?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3939708366093843964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/spinea-sulla-discarica-e-lega-contro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3939708366093843964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3939708366093843964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/spinea-sulla-discarica-e-lega-contro.html' title='Spinea, sulla discarica è Lega contro Lega'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-2418968808829414161</id><published>2011-05-05T02:34:00.000-07:00</published><updated>2011-05-05T02:34:51.282-07:00</updated><title type='text'>Giovani, cioè vecchi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I giovani, quando ci si mettono, sanno essere più patetici dei vecchi. Meritano un’attenzione speciale, perchè, anche se è banale dirlo, saranno gli adulti di domani, e quelli fra loro impegnati in politica i politici del futuro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella gara alle cretinate, le nuove leve vicentine si danno senza risparmio. L’ultimo spettacolo più grottesco ce l’ha offerto la Giovane Italia. Dovrebbe essere, da statuto, l’associazione juniores del Popolo delle Libertà. Un partito liberale alla Berlusconi, cioè all’amatriciana, ma pur sempre, almeno di nome, ispirato all’Occidente liberal-democratico, filo-americano e anti-totalitario. La realtà è che al suo interno pullulano i cultori del Duce e del folclore fascio. Chiariamo: questi non sono veri nostalgici neofascisti, come li ha definiti con strumentale allarmismo il sindaco Variati. Questi sono solo fighetti che si trastullano infantilmente con il mito del fascismo e di un’Italia che non c’è più e che non può più tornare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un fascista degno di questo nome non avrebbe mai fatto quello che hanno fatto Benigno e company: inscenare il siparietto fotografico del saluto romano con bandiera della Rsi in occasione del 25 aprile, per poi ritirare in fretta e furia la foto, facendosela sotto, e sostenere che si trattava di una goliardata. Sui fascistoni di un tempo, i missini, si può dire tutto il male possibile, ma se uno fra loro si fosse sognato di far passare una provocazione simile per una ragazzata innocente lo avrebbero preso e gli avrebbero dato una solenne lezione. Non ci sono neanche più i fasci di una volta (benchè a farci dubitare della cosa ci sia in circolazione un soggetto come l’assessore Donazzan). Un applauso, dunque, a Luca Zanon che pur avendo partecipato alla pagliacciata ha avuto il buon gusto di dimettersi dal suo incarico istituzionale di presidente della consulta studentesca.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma è un segno dei tempi che i ragazzi di oggi corrano ancora dietro, dopo quasi settant’anni, agli odi e alle dispute dei loro padri e dei loro nonni. Vuol dire che sono incapaci di fare quel che hanno sempre fatto i giovani di tutte le epoche da che mondo è mondo: fare una sana tabula rasa del vecchiume e delle arteriosclerosi ideologiche dei matusa, per pensare, come fisiologia vuole, al qui e ora. L’avvenire non si costruisce restando attaccati a ciò che andava bene un secolo prima, bisogna avere la capacità e la volontà di andare oltre. Il guaio del nostro presente è che i venti-trentenni non possiedono nè l’una nè l’altra, e si scannano su fascismo e comunismo come autentici idioti. Giovani fuori, vecchi bacucchi dentro. Fanno pena.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per dire: che bisogno c’è, caro Giovanni Diamanti, di riesumare i morti dalle tombe con la gratuita e grottesca ossessione per le targhe da intestare ora a Ramelli e domani, che so, a un martire dell’altra parte? I problemi sono altri e ben più gravi e pressanti: la precarietà esistenziale, la disoccupazione lavorativa, l’incultura dilagante (i cervelli portati all’ammasso dal becerume televisivo), il vuoto di valori forti che poi genera quel rifiuto schifato della politica attiva di cui tutti si lamentano. Piantiamola con questa trovate catacombali, che possono giusto dare brividi di piacere a uno come Poletto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io penso che i giovani abbiano il diritto e il dovere di mettere una pietra sopra a ciò che è stato. Non nel senso di dimenticare o di rinnegare, che sarebbe ingiusto e sbagliato. Ma smettiamola una buona volta di fare politica a colpi di cadaveri e col passatismo di maniera. I fascisti e antifascisti in servizio permanente effettivo, a 66 anni fatti e finiti dalla fine della guerra civile, sono soltanto conservatori, anzi reazionari. Da un anziano partigiano o un repubblichino si può capire e, volendo, accettare. Da uno di venti o trent’anni, no.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/05/4994/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-2418968808829414161?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/2418968808829414161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/giovani-cioe-vecchi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2418968808829414161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2418968808829414161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/05/giovani-cioe-vecchi.html' title='Giovani, cioè vecchi'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-1658236215732463762</id><published>2011-04-28T18:56:00.000-07:00</published><updated>2011-04-28T19:05:16.140-07:00</updated><title type='text'>Brainstorming supercazzoling: business oriented communications</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dovrebbero essere i maghi della comunicazione e del marketing e invece finiscono per essere più repellenti di uno spammer accanito. La loro inesistente chiarezza poi fa a cazzotti con quella ricerca di visibilità che le aziende affidano loro; ma nonostante ciò le stesse aziende continuano a circondarsi e a pagare comunicatori tanto inefficienti quanto autoreferenziali. Chi fa il giornalista sa bene che ogni santo giorno si trova la casella di posta elettronica intasata dai comunicati stampa aziendali. Si tratta per vero di aziende che in realtà parlano molto male al mondo esterno perché confondono il linguaggio della comunicazione aziendale con quello del marketing. O meglio lo confondono con i peggiori stilemi del linguaggio del marketing. Sicché si è arrivati al punto che la comunicazione aziendale spesso è così autocentrica da avere perso per strada il suo obiettivo primario, quello di spiegare in modo semplice e nitido il punto di vista del committente. Non che me ne freghi molto, visto che la mia opinione su quel mondo di plastica è ben nota, ma la cosa è talmente smaccata da risultare il sintomo dell'impazzimento di un certo tipo di mondo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cito il primo comunicato che mi passa per le mani. Leggere per credere: «Grandi cambiamenti al vertice di due note aziende nel segmento abbigliamento per la sicurezza sul lavoro. Sergio Reniero, già responsabile della divisione Diadora Utility, entra in Calzaturificio Orion Spa, azienda veneta leader nella produzione di calzature in poliuretano-bicomponente e poliuretano-gomma con iniezione diretta per utilizzo civile e industriale. Artefice del grande successo della Diadora Utility, divisione specializzata in scarpe da lavoro, Sergio Reniero è riuscito a trasformare un articolo tecnico in un accessorio fashion. A suo favore la specializzazione post universitaria in marketing applicato al segmento tessile e le successive esperienze lavorative nell’ambito della moda. Tra queste, quella in GB Pedrini, marchio di abbigliamento casual molto noto negli anni ’80. Reniero porterà ora la sua expertise in Calzaturificio Orion Spa, solida realtà che da 30 anni si distingue per la produzione di calzature d’avanguardia e per l’etica civile e ambientale con cui opera. Da sempre Calzaturificio Orion Spa investe importanti risorse in termini di innovazione tecnologica, confort e design, sforzi che hanno permesso di creare calzature sicure e al contempo pregevoli per comfort, leggerezza, durata, finiture e stile. Produce oggi oltre tre milioni e mezzo di paia di calzature l’anno di tipo casual e antinfortunistico. Al trentennale dell’azienda, la partnership strategica Reniero - Calzaturificio Orion Spa fa crescere grandi aspettative».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma avete letto? Cominciamo con gli errori di grammatica o sintassi. Ci sono due pensieri sospesi, un articolo determinativo sbagliato, un soggetto non chiaro, mentre la forma lascia molto a desiderare. Non parliamo poi dei termini inglesi usati alla cazzo, cito Crozza ovviamente. E non parliamo delle espressioni del tipo "entra in Orion"o della chiusa del comunicato, che sembra rubata da un temino delle medie più che essere stata pensata durante un brainstorming di superspecialisti della comunicazione. Dal sapore superbamente fantozziano è poi uno dei passaggi più delicati, quello che dovrebbe connotare le caratteristiche dell'azienda committente: «... entra in Calzaturificio Orion Spa, azienda veneta leader nella produzione di calzature in poliuretano-bicomponente e poliuretano-gomma con iniezione diretta per utilizzo civile e industriale». Provate ad immaginare in una circostanza analoga una frase del genere: "Sergio Marchionne entra in Fiat, leader nazionale del settore automotive a combustione endotermica a prevalente alimentazione fossil based". Insomma la "supercazzola" di &lt;i&gt;Amici Miei&lt;/i&gt; gli fa una pippa... Ma la cosa più assurda è che "'sto poro signor Reniero" non si capisce che cacchio di carica assumerà o che mansione avrà in questa benedetta Orion. Amministratore delegato? Direttore di settore o di divisione? Capo dell'ufficio ricerca e sviluppo? Collaudatore di tomaie? Supercalzolaio laterale? Rilevatore di puzza di piedi? Usciere? Mancano proprio i fondamentali del mestiere. Chi come, dove, quando e perché... Se non si risponde a questo la notizia, per quanto inutile, dove minchia è (cito Montalbano)? Tant'è che l'estensore del comunicato, al posto di mettere come dio comanda e come la base del mestiere vuole, uno straccio di dichiarazione del protagonista, magari di pura circostanza, ti scrive che ti può procurare un'intervista.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così, ammesso e non concesso, ci sia un giornalista che in preda ad un delirio di aliena bontà pensa di scrivere comunque un articolo, anche questa flebile speranza si perde nel vuoto, come il peto di un pulcino nella galassia. Ed ora dato il giusto spazio alla pars destruens si lasci spazio alla pars construens. Vediamo di rimettere insieme i cocci e di scrivere un comunicato che abbia un capo, una coda, un senso e vediamo soprattutto di scriverlo in Italiano. Certe cose siccome non le so me le invento comunque va bene lo stesso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Sergio&amp;nbsp;Reniero dopo un passato di primo piano alla Diadora è da stamani il nuovo direttore generale della padovana Orion, leader veneto nel settore delle calzature da lavoro. La notizia è stata diramata ieri dai vertici della stessa Orion sul sito aziendale. Reniero, 63 anni, bassanese, sposato con due figli, è molto noto nel settore poiché proprio alla Diadora, storico calzaturificio sportivo del Trevigiano, aveva consolidato il ramo delle calzature da lavoro permettendo poi al prodotto di uscire dalla nicchia per diventare un accessorio casual a tutti gli effetti. Reniero, che nel suo curriculum vanta un master in marketing applicato al settore tessile, ieri ha avuto un primo rapido incontro con i vertici della spa di Bagnoli di Sopra. «La Orion  - spiega il manager bassanese - è una realtà aziendale solida, presente sul mercato in una posizione di rilievo, attenta alle tematiche ambientali e sociali . Tre milioni di paia di scarpe prodotte ogni anno costituiscono per di più una cifra di tutto rispetto. Ci sono quindi tutti i presupposti per far bene e per impegnarsi al meglio».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ecco un articoletto così una ipotetica testata locale è capace che lo copia lo incolla e lo pubblica, non tanto perché contenga chissà che notizia ma perché la stessa è comoda da pubblicare (non è un gran merito per il cronista, sia chiaro) ben redatta e soprattutto è chiara; e magari interessa pure a un non addetto ai lavori. Magari con un bel titoletto sbarazzino diventa pure simpatica: "Un bassanese nella galassia di Orion". Ma dove stiamo andando? Ecco, le cose che ho scritto in questo post qualcuno sarebbe pure capace di trasformarle in una "sessione intensive scheduling" di "corporate communication". Quel qualcuno sarebbe pure capace di chiedere ai quattro frollocconi di manager che vanno a seguirle cinque, sei, magari sette mila euro. Al che qualcuno mi dirà: ma perché non lo fai? La domanda non è peregrina. Accetto consigli "profit oriented". I contadini un tempo si limitavano ad urlare: "scheeeeeeei". Amen.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/04/brainstorming-supercazzoling-business-oriented-communications/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-1658236215732463762?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/1658236215732463762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/brainstorming-supercazzoling-business.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/1658236215732463762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/1658236215732463762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/brainstorming-supercazzoling-business.html' title='Brainstorming supercazzoling: business oriented communications'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3641973133408543424</id><published>2011-04-27T09:13:00.000-07:00</published><updated>2011-04-27T09:14:19.261-07:00</updated><title type='text'>Caso Marghera, il Comune sarà parte civile</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Comune di Vicenza si costituisce parte civile nel processo per l'affaire Marghera. «A chiusura di una lunga e complessa istruttoria iniziata nell'aprile 2007 - si legge nella delibera presentata dall'assessore agli affari legali Massimo Pecori - la procura della Repubblica di Vicenza ha chiesto il rinvio a giudizio di Giuseppe Rossi nella sua veste di ex presidente di Aim Spa e di altre cinque persone coinvolte a vario titolo nella vicenda incentrata principalmente sulla vendita di una piattaforma di trattamento di rifiuti sita a Marghera: i reati per i quali è stato chiesto il rinvio sono truffa aggravata, false comunicazioni sociali e infedeltà patrimoniale. Persone offese da tali reati sono state individuate dalla procura in Aim Spa e nel Comune di Vicenza nella qualità di socio unico dell'azienda».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«A seguito dell'udienza preliminare del 10 febbraio 2011 - prosegue il provvedimento - il giudice delle indagini preliminari ha disposto il rinvio a giudizio di Giuseppe Rossi, Carlo Valle, Gianni Giglioli e Giannina Novello fissando l'udienza dibattimentale per il 20 maggio. Poiché si pone il problema di ottenere il giusto risarcimento dei danni subiti in conseguenza di comportamenti ritenuti illeciti» l'amministrazione Variati ha così scelto di «costituirsi parte civile incaricando l'avvocato Enrico Ambrosetti» ritenendo «doveroso per ottenere il risarcimento di tutti i danni patiti dall'azienda, siano essi patrimoniali che non patrimoniali, quali quelli connessi con la lesione dell'immagine dell'azienda».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si ricorda anche che «è pendente un giudizio civile di responsabilità attivato da Aim per il risarcimento dei danni nei confronti del vecchio Cda e del collegio sindacale, tra i quali figura il solo Rossi e non gli altri soggetti rinviati a giudizio in sede penale». È noto, peraltro, che nel match della causa civile sono in corso trattative per un accordo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;da Il Giornale di Vicenza del 26 aprile 2011, pagina 17&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3641973133408543424?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3641973133408543424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/caso-marghera-il-comune-sara-parte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3641973133408543424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3641973133408543424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/caso-marghera-il-comune-sara-parte.html' title='Caso Marghera, il Comune sarà parte civile'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-2643792341567905318</id><published>2011-04-27T09:09:00.000-07:00</published><updated>2011-04-27T09:13:44.082-07:00</updated><title type='text'>Marghera, piattaforma in vendita: ora Aim va alla caccia di acquirenti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Aim vende la piattaforma di Marghera di proprietà di Aim Bonifiche Srl, partecipata al 100 per cento della società di San Biagio. Il primo passo è rappresentato dalla pubblicazione dell'invito a manifestare interesse per l'acquisto della società Aim Bonifiche che opera nel settore dei rifiuti industriali e civili pericolosi e non, e che ha in gestione l'area di 21.950 metri quadri in via Righi 10, a Marghera, Venezia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In vendita sono anche i molti locali di servizio funzionali all'attività, come gli uffici, il laboratorio, i magazzini, le officine, gli impianti di stoccaggio e di trattamento dei rifiuti, l'impianto antincendio. L'area sarà ceduta libera dai rifiuti fin qui stoccati perché in questi anni smaltiti da Aim. La manifestazione di interesse dovrà essere depositata entro le 12 del 31 maggio all'Ufficio protocollo di Aim Spa. Ulteriori informazioni sul sito www.aimvicenza.it, Fornitori/Avvisi di gara. Intorno alla vicenda della piattaforma di Marghera si è avvitata gran parte del dibattito politico, con contorno di cause civili e inchieste giudiziarie.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Con la cessione di Aim Bonifiche - segnala il presidente Roberto Fazioli - auspico si stemperino polemiche e si superino tensioni che in passato hanno coinvolto la capogruppo a seguito dell'acquisto dell'area di Marghera. Aim ha bisogno di lavorare in un clima sereno, potendo contare sulla leale collaborazione di tutte le componenti civili ed economiche vicentine, per il bene della collettività e dell'azienda stessa».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 27 aprile 2011; pagina 18&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-2643792341567905318?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/2643792341567905318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/marghera-piattaforma-in-vendita-ora-aim.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2643792341567905318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2643792341567905318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/marghera-piattaforma-in-vendita-ora-aim.html' title='Marghera, piattaforma in vendita: ora Aim va alla caccia di acquirenti'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-8138378514292289063</id><published>2011-04-27T09:04:00.000-07:00</published><updated>2011-04-27T09:04:50.955-07:00</updated><title type='text'>«Rifiuti non trattati finivano in cantiere in modo illecito»</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Due anni e mezzo dopo il sequestro di inerti destinati al cantiere “città di Caldogno” perché non sarebbero stati adeguatamente trattati, il pm Dal Martello ha “avvisato” cinque persone che ha intenzione di processarle per la violazione della legge ambientale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si tratta degli impresari Giuseppe e Paolo Sartorello, rispettivamente di 39 e 38 anni, di Vicenza (avv. Ulisse Lendaro e Alberto Pellizzari); del responsabile del cantiere della Maltauro a Caldogno Paolo Acerbi, 46 anni, di Verona (avv. Marco Dal Ben); dell'impresario Luigi Frealdo, 43 anni, di San Germano dei Berici (avv. Raffaela di Paolo), che avrebbe dovuto trattare il materiale nel suo impianto e di Fausto Faggionato, 56 anni, di Creazzo, autista della Sartorello, fermato dagli ispettori di Arpav e polstrada il 19 novembre 2008.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo la ricostruzione, la Maltauro ha subappaltato il 28 luglio 2008 i lavori di demolizione del cantiere “Fiera di Vicenza” all'associazione temporanea di imprese costituita dalla Sartorello Escavazioni srl (Giuseppe Sartorello) e Sartorello Costruzioni srl (Paolo Sartorello), scioltasi il 7 agosto, mentre i lavori di demolizione vennero proseguiti dalla sola Sartorello Costruzioni srl con personale della Sartorello Escavazioni e della Sartorello srl. In questo contesto, dice il pm, la Sartorello Escavazioni il 29 ottobre 2008 trasmetteva alla Sartorello Costruzioni offerta per il ritiro dei rifiuti da demolizione del cantiere Fiera a costo zero e «contestualmente, per la fornitura di riciclato per il cantiere di Caldogno a prezzo di euro 7,4 alla tonnellata (quindi a condizioni antieconomiche, considerati i costi anche solo di trasporto del materiale)». &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sartorello Costruzioni, dice il pm, per risparmiare sui costi di rigenerazione degli inerti, li avrebbe trattati con una macchina truituratrice irregolare nel cantiere Fiera anzichè avviarli alla ditta Frealdo, prima di trasferirli a Caldogno dove Acerbi della Maltauro non avrebbe controllato. Inoltre, a Faggionato, Paolo Sartorello e Fraldo, il pm contesta il reato di falsità materiale per i formulari ritenuti contraffatti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 27 aprile 2010; pagina 16&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-8138378514292289063?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/8138378514292289063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/rifiuti-non-trattati-finivano-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8138378514292289063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8138378514292289063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/rifiuti-non-trattati-finivano-in.html' title='«Rifiuti non trattati finivano in cantiere in modo illecito»'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-9178564747073702140</id><published>2011-04-21T10:00:00.000-07:00</published><updated>2011-04-21T10:01:10.003-07:00</updated><title type='text'>Festa della Liberazione? No, per la Liberazione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A 66 anni dalla fine della guerra, l’Italia è ancora militarmente e politicamente occupata. Tutti i Governi che si sono succeduti, di centro, di destra, di centrodestra e centrosinistra hanno pagato miliardi di lire e poi di euro per sostenere il mantenimento delle basi e dei depositi nucleari americani in Italia e per fare tutte le guerre da loro volute. Tali basi furono inizialmente collocate in Italia, Germania e Giappone perché gli USA ci considerarono nazioni sconfitte e conquistate; poi, con la guerra fredda contro l’Unione Sovietica, il loro numero crebbe sempre di più. Tuttora, nonostante l’attuale crisi stia producendo milioni di disoccupati, sottoccupati e precari; nonostante tutti i servizi sociali, pubblici, a cominciare dalla sanità e dalla scuola, siano lasciati senza mezzi, cresce l’accumulo di nuovi debiti per acquistare sempre nuove armi. Solo per dotare l’Italia dei nuovi caccia bombardieri F35 si stanno spendendo 13 miliardi di euro. Come non bastasse l’Italia ha ceduto di fronte alla richiesta di ampliare le sue servitù militari costruendo una nuova base americana a Vicenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo la partecipazione italiana alla guerra contro l’Afghanistan e contro l’Irak, ecco l’ultima imposizione subita dal nostro paese: la partecipazione alla guerra contro la Libia. L’Italia continua ad essere la portaerei americana nel Mediterraneo, punto di partenza e di rifornimento di aerei che vanno a bombardare e punire altri stati in violazione delle leggi internazionali. Siamo ridotti a complici della violenza e della sopraffazione. Noi siamo amici del popolo americano, e di tutti i popoli. Ma non vogliamo essere amici dei banchieri americani e mondiali che cercano di governare il mondo con le armi, le guerre e il terrore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Noi, come recita la nostra Costituzione, e come era nello spirito di quel lontano 25 Aprile, vogliamo essere un popolo sovrano e indipendente, in pace con il resto del mondo. Per tutta questa serie di motivi, il prossimo 25 aprile, alle ore 14.30, contemporaneamente a Cagliari, Napoli e Vicenza, diverse associazioni culturali e politiche, fra cui Movimento Zero e “Uniti e Diversi”, organizzano la “Festa Per la Liberazione” per ricordare che, il giorno in cui si festeggia la Festa della Liberazione, la liberazione deve ancora arrivare. Intellettuali provenienti da differenti aree politiche e culturali saranno riuniti contemporaneamente in tre città diverse per analizzare e dibattere la questione dell’influenza politica, economica, finanziaria e militare degli Stati Uniti d’America nel nostro Paese, e più in generale nel nostro continente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;www.movimentozero.org&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.movimentozero.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=386&amp;amp;Itemid=10"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-9178564747073702140?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/9178564747073702140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/festa-della-liberazione-no-per-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/9178564747073702140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/9178564747073702140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/festa-della-liberazione-no-per-la.html' title='Festa della Liberazione? No, per la Liberazione'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-6341123906465938840</id><published>2011-04-21T09:42:00.000-07:00</published><updated>2011-04-21T09:43:19.937-07:00</updated><title type='text'>Unicredit mette otto vicentini in cda territoriale</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ieri a Verona si è riunito il rinnovato Consiglio di territorio Veneto Ovest, l'organo consultivo che ha l'obiettivo di rafforzare ulteriormente il rapporto di Unicredit con la comunità locale. Presidente del Consiglio Veneto Ovest è il veronese Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Consiglio è composto da membri individuati tra gli esponenti di spicco della realtà economica e sociale delle province di Vicenza, Verona e Rovigo. I membri del Consiglio Veneto Ovest sono 20, otto dei quali appartengono al mondo economico-imprenditoriale dell'area vicentina. Si tratta di Flavio Albanese, presidente Asa Studio Albanese, Giovanni Bonotto, direttore creativo Bonotto di Molvena, Giuseppe De Paoli, delegato per i rapporti associativi territoriali di Confindustria Vicenza, Diego Meggiolaro, presidente Coldiretti Vicenza, Andrea Rigoni, ad della Rigoni di Asiago, Cristiano Seganfreddo, direttore e ideatore Innovetion Valley e Fuoribiennale Vicenza, Gaetano Stella, presidente Confprofessioni, Guido Xoccato, presidente mandamento di Schio di Confcommercio Vicenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per la Banca ne fa parte inoltre, in qualità di vicepresidente, Claudio Aldo Rigo, responsabile di territorio Nord Est di UniCredit. «La prima riunione del rinnovato consiglio è stata proficua e ricca di contributi - ha spiegato il presidenteBoscaini - siamo impegnati in una lettura attenta delle dinamiche di trasformazione del territorio per individuarne le opportunità di crescita e favorire concretamente l'avvio di iniziative che siano finalizzate al suo ulteriore sviluppo. Il Consiglio di territorio contribuirà a rafforzare il già positivo rapporto di Unicredit con le comunità a Vicenza, Verona e Rovigo. Nella riunione odierna ho proposto di dare continuità ad alcuni progetti avviati dal precedente Comitato in particolare sul versante dell'innovazione, del rapporto tra Università e imprese, nonché del fare rete per aumentare l'attrattività territoriale. Concretamente, dovremo favorire le imprese dei nostri territori nell'agganciare la ripresa internazionale, facendo leva soprattutto sull'export».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Si è trattato di un incontro volto ad individuare le priorità e a impostare progetti da realizzare già nei prossimi mesi - ha dichiarato Rigo - Questo organismo è un importante tavolo che rende più forte il rapporto con la comunità, porta un contributo al dialogo con i diversi soggetti territoriali e permette un confronto su tematiche di interesse generale cui far convergere interventi d'interesse comune».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 15 aprile 2011; pagina 11&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-6341123906465938840?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/6341123906465938840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/unicredit-mette-otto-vicentini-in-cda.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6341123906465938840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6341123906465938840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/unicredit-mette-otto-vicentini-in-cda.html' title='Unicredit mette otto vicentini in cda territoriale'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-8344839669286181921</id><published>2011-04-16T08:01:00.000-07:00</published><updated>2011-04-16T08:02:35.640-07:00</updated><title type='text'>La cementificazione di Laghetto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando l’amministrazione Huellweck approvò il cosiddetto PP10 molti esponenti dell’attuale maggioranza, in primis Rolando e Dalla Pozza appoggiati dai comitati cittadini coordinati da Giancarlo Albera, sollevarono un putiferio, giustamente denunciarono il sacco urbanistico della città, volantinarono il quartiere, parteciparono ad assemblee pubbliche, appoggiarono contestazioni in consiglio comunale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Variati ad inizio mandato annullò il provvedimento. Sostenne che la zona,  penalizzata dalla Ederle 2 (500.000 mq di terreno cementificato) e in futuro dalla tangenziale, non poteva sopportare altre colate di cemento. In campagna elettorale disse: «Troppe decisioni sono state prese nell’ombra: decisioni gravi, e a volte gravissime, senza che la città sapesse. E non c’è solo il Dal Molin, a mostrarci cosa succede quando una città viene tenuta all’oscuro, quando le decisioni vengono prese passando sopra la testa dei cittadini» e ancora «basta cemento voglio una città più verde».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora scopriamo che il prode Achille, spudoratamente in gran segreto in barba alle promesse elettorali, si appresta a firmare un accordo con i privati per la realizzazione a Laghetto della Green Way, di fatto, in nome pomposo nasconde il vecchio PP10. Chissà se l’amministrazione ha scelto questo nome per dimostrare, come ce ne fosse bisogno, la propria sudditanza verso gli statunitensi?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La nuova lottizzazione, ben 225.000 metri quadri di terreno, prevedrebbe, oltre alla realizzazione di 600 appartamenti, un nuovo centro commerciale in sostituzione del piccolo supermercato esistente della famiglia Cestaro. Che strano... Durante la passata amministrazione  il signor Marcello Cestaro patron di Unicomm venne in commissione, insieme ad altri proprietari con il tecnico di parte l’ex assessore Sergio Carta, a sostenere l’approvazione del vecchio piano cosa che poi avvenne. A questo punto molte domande vengono spontanee.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È vero che l’amministrazione Variati ha firmato o sta per firmare accordi con i privati? Se si perché di nascosto senza prima consultare i cittadini che tanto si erano mobilitati in passato e che lo hanno votato vista la promessa di bloccare il PP10? Sta subendo pressioni? O peggio il PP10, come il nuovo stadio con annessa mega lottizzazione, rientra nell’accordo, di cui si vocifera da tempo, per ottenere l’appoggio dell’ala sartoriana del Pdl alle prossime elezioni comunali?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che fine ha fatto la contrarietà al PP10 di Gianni Rolando Rolando e Toni Dalla Pozza e altri esponenti come loro del PD o del centrosinistra? Si è miseramente annullata con la conquista della tanto agognata sedia? Dove sono finiti i contrari al PP10? Strano che Giancarlo Albéra, a quanto ci risulta politicamente molto vicino a Variati, non abbia ancora indetto un’assemblea pubblica? E Bottene e presidianti del No Dal Molin cioè i centri sociali perché tacciono? Temono di perdere la sede del nuovo Ya Basta all’ex bocciodromo comunale?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il nostro comitato denunciò, già nel febbraio 2010, che dietro le intenzioni di Variati e soci di non ricostruire la pista aeroportuale del Dal Molin si nascondevano appetiti inconfessabili. In un nostra conferenza stampa dicemmo: «Palazzinari e cittadini, alcuni legati anche al presidio e alla Bottene, chiesero, sfruttando il bando interessi diffusi, la modifica dei vicoli aeroportuali e nuove lottizzazioni. Siamo proprio sicuri che il PP10 sia stato accantonato definitivamente? Il nostro timore è che dietro l’ottenimento della concessione in uso dell’area ad est della base al Comune di Vicenza  si nasconda l’ennesi presa in giro, infatti, la proprietà dell’area, a quanto ci risulta, rimarrà statale e quindi lo Stato potrà riappropriarsene in qualsiasi momento magari per ampliare la Ederle 2. Alla fine della corsa possiamo scommettere che, fregandosene anche dei sostenitori del Parco della Pace, tutta l’area nord di Vicenza sarà interamente edificata per la gioia dei poteri forti».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Enrico Huellweck del Pdl fu sopranominato il sindaco muratore per le cementificazione avvenuta durante il suo mandato; a quanto pare, visto l’impegno profuso finora, Variati vuole conquistare quello di grande architetto dell’universo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Franca Equizi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;per il Comitato Salviamo l’Aeroporto&lt;br /&gt;tel.: 338-4644442; e-mail: francaequizi@libero.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-8344839669286181921?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/8344839669286181921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/la-cementificazione-di-laghetto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8344839669286181921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8344839669286181921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/la-cementificazione-di-laghetto.html' title='La cementificazione di Laghetto'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-6687277511571062012</id><published>2011-04-07T15:37:00.000-07:00</published><updated>2011-04-07T16:00:59.608-07:00</updated><title type='text'>Un 25 aprile diverso: sì al parco</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«A 66 anni dalla fine della guerra, l’Italia è ancora militarmente e politicamente occupata. Tutti i Governi che si sono succeduti, di centro, di destra, di centrodestra e centrosinistra hanno pagato miliardi di lire e poi di euro per sostenere il mantenimento delle basi e dei depositi nucleari americani in Italia e per fare tutte le guerre da loro volute». Questo l'assunto su cui si fonda la manifestazione nazionale che avrà uno dei suoi luoghi di raduno a Vicenza, indetta dal movimento "Per il Bene Comune" (a cui partecipano, fra gli altri, Alternativa di Giulietto Chiesa e Movimento Zero di Massimo Fini legati nell'associazione Uniti&amp;amp;Diversi), nella giornata simbolica del 25 Aprile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'appuntamento è all'Alfa Fiera Hotel (Viale dell'Oreficeria 50) dalle 14.30 in poi. Per i vicentini parlerà Cinzia Bottene, consigliere comunale di Vicenza Libera (ma dopo le 18.30 ci sarà la possibilità per tutti di intervenire). Il titolo è indicativo: non sarà la tradizionale, ormai stantìa Festa "della" Liberazione, ma sarà una Festa "per" la Liberazione. Per la liberazione dal dogma dell'alleanza-sudditanza agli Usa. Pariamo subito la prevedibile accusa di anti-americanismo: nessuno ce l'ha col popolo americano. Personalmente, per fare un esempio trovo che pur nel loro modo tipicamente yankee ("fuori dalla mia proprietà") gli anti-statalisti e isolazionisti della bible belt siano di gran lunga preferibili ai colti e supponenti ultra-democratici, di destra e di sinistra, che sia con Bush che con Obama impongono con la forza il vangelo della democrazia universale al mondo intero. Il punto è infatti che l'egemonia mondiale americana non si accontenta più, secondo l'imperialismo classico, di assoggettare terre per colonizzarne le materie prime e per farne mercati per i propri prodotti, ma pretende di "conquistare le menti e i cuori" dei popoli che ahiloro non si sono ancora convertiti al modello di vita occidentale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vicenza, con il raddoppio della base militare statunitense, è uno degli epicentri della strategia di dominio globale di Washington. L'anno scorso polemizzai duramente coi No Dal Molin per l'ingiustificato trionfalismo con cui avevano dipinto e dipingono la promessa del sindaco Variati di fare del lato lasciato libero dagli Americani un "Parco della Pace". Fallito l'obbiettivo della protesta - impedire la costruzione della Ederle 2 - mi pareva indecorosamente consolatorio far passare una sconfitta come una vittoria. Oggi, però, c'è chi vorrebbe stendere un'ennesima colata di cemento su quell'area verde strumentalizzando un evento doloroso come l'alluvione vicentino dell'primo novembre scorso, che renderebbe necessaria una mega-sede di protezione civile proprio lì. Tranne Chiara Garbin che è in buona fede, i promotori sono la solita trasversale banda del mattone che imperversa in città: la leghista Dal Lago, Alifuoco (Pd) e il loro giro (a cui si è accodato anche un Germano Raniero ex Presidio: deve avercela proprio a morte, con i suoi ex-compagni). Ecco, piuttosto che darla vinta alle lobby di cui siamo arcistufi, divento all'istante pro-parco.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/04/un-25-aprile-diverso-si-al-parco/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-6687277511571062012?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/6687277511571062012/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/un-25-aprile-diverso-si-al-parco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6687277511571062012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6687277511571062012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/un-25-aprile-diverso-si-al-parco.html' title='Un 25 aprile diverso: sì al parco'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-7286255629956417389</id><published>2011-04-06T18:13:00.000-07:00</published><updated>2011-04-06T18:43:02.382-07:00</updated><title type='text'>Voto segreto sul destino del “Cis”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il caso Cis spacca la maggioranza di Schneck. In quattro ore di accesa discussione sul Ptcp (piano territoriale di coordinamento) sono volate parole pesanti e minacce (o ritenute tali) alla volta del presidente del Consiglio, Valter Gasparotto, da parte del presidente della Provincia, e dal capogruppo della Lega, Massimo Zerbo. Solo alla fine della seduta (la quarta in dieci giorni) andata in scena ieri, il blitz: ok al voto segreto al prossimo consiglio sul Cis. Questo grazie alle minoranze, a tre leghisti (Massimo Sbicego, Renato Roman, e Fernando Zanini), e a 5 del Pdl (Arrigo Abalti, Tonino Assirelli, Ornella Galleazzo, Aida Selvaggi e Valter Gasparotto). L'obiettivo, raggiunto, era quello di stanare i leghisti che, non seguendo le direttive del partito, vogliono bloccare l'affaire Cis. Ora le minoranze si aspettano un'ampia adesione al voto finale e top secret.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;EMENDAMENTO.&lt;/b&gt; Voto segreto per il voto segreto? O voto palese per il voto segreto? Sembra un gioco di parole, ma alla fine, la discussione in Consiglio verteva su questo concetto e la grande distribuzione nel corridoio Vicenza-Gambellara. L'emendamento della discordia è firmato da Mario Dal Monte (Udc) che, nonostante il «no» della Giunta, ha chiesto che il documento fosse votato in modo segreto «per evitare condizionamenti di bandiera e in assoluta libertà».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;REAZIONI.&lt;/b&gt; Schneck boccia: «La proposta è irricevibile. I consiglieri devono votare palesemente su questi temi per rendersi riconoscibili nei confronti della Corte dei Conti». Ma se si tratta di questioni eccezionali e personali, sostengono dalla minoranza, si può. Gasparotto incalza: «Demandiamo il Consiglio, tramite voto segreto, a decidere se votare l'emendamento in modo segreto o meno. Il mio compito è di permettere a tutti di votare serenamente. Poi la documentazione verrà inviata in Procura». Interrompe Schneck: «Voi avete paura del voto segreto». Pietro Collareda, Pd, attacca il direttore generale Macchia, reo a suo dire, di essere fin troppo di parte. Ma Macchia richiama statuto e regolamento: «La votazione palese è l'unica che consente di individuare le eventuali responsabilità dei singoli votanti». Collareda non ci sta: «Il voto lo pretendiamo o ce ne andiamo». Applausi. Zerbo propone: «Mi sembra di capire che alcuni consiglieri non si sentano a loro agio nel votare. Chiedo che si facciano avanti e chiedo che il Consiglio venga fatto a porte chiuse». Francesco Gattolin, Ppe, cita sentenze che confermano la possibilità del voto segreto in questi casi. Alla fine Matteo Quero, Pd, va al nocciolo: «Af99, con terreni vicino al Cis, è detenuta da un senatore della Lega. Ritengo che per dare il via libera a un centro commerciale che potrebbe finire sul terreno di un politico sia giusto votare in modo segreto per evitare pressioni».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;PRESSIONI.&lt;/b&gt; Poi volano le dichiarazioni pesanti, o ritenute tali, al presidente del Consiglio, Valter Gasparotto prima di Zerbo, poi di Schneck. La tensione sale. Sul tavolo, come vorrebbe Schneck, l'ipotesi di votare in modo palese sul voto segreto all'emendamento. E l'ipotesi Abalti che chiede di ottenere ulteriori spiegazioni legali. Si decide per una pausa. Poi si torna in aula e Gasparotto non si smuove: «Il Consiglio voterà in modo segreto sul voto segreto. Solo così posso garantire tutti». Ma i capigruppo di Pdl, Eleutherios Prezalis, e Zerbo, Lega, attaccano: «E noi usciamo dall'aula». Zerbo chiede di uscire a Sbicego, che rifiuta, mentre accompagna fuori Roman e Zanini. Anche l'opposizione esce, perché manca il numero legale. Si attende mezz'ora e molti se ne vanno. È tempo del blitz. In aula c'è il numero legale grazie a 3 componenti della Lega e 5 del Pdl. Voto unanime: «Sì». Alla prossima seduta, sul Cis il voto sarà top secret.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cristina Giacomuzzo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 6 aprile 2011; pagina 19&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-7286255629956417389?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/7286255629956417389/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/voto-segreto-sul-destino-del-cis.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7286255629956417389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7286255629956417389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/voto-segreto-sul-destino-del-cis.html' title='Voto segreto sul destino del “Cis”'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-5965622407331461630</id><published>2011-04-06T09:32:00.000-07:00</published><updated>2011-04-06T09:32:20.385-07:00</updated><title type='text'>«Sul Cis voto segreto» e Schneck si arrabbia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Maggioranza spaccata e votazione rimandata sul nodo del Cis e dei terreni della famiglia del senatore Alberto Filippi. E’ il risultato della seduta fiume del consiglio provinciale sul Ptcp, il piano di assetto territoriale provinciale. Sette consiglieri di maggioranza votano con l’opposizione, dopo tre ore e mezza di attacco frontale di una parte di Lega Pdl contro il presidente del consiglio provinciale Valter Gasparotto (Pdl).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Lei deve operare secondo coscienza, se avesse una coscienza» arriva a dire il capogruppo del Carroccio Massimo Zerbo. Se alla prossima seduta si ripeterà lo schema, il voto a scrutinio segreto boccerà l’uso commerciale dei terreni. Il casus belli è un emendamento al Ptcp presentato da Massimo Dal Monte (Udc), che accoglie un’osservazione della Confcommercio: «Non è previsto l’insediamento di nuove grandi strutture di vendita e di nuovi parchi commerciali nei comuni che si attestano sulla Sr 11 fra Vicenza e Gambellara» .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Due righe che, se approvate, significherebbero un clamoroso strappo interno a Lega e Pdl sul caso degli 80 mila metri quadri di terreni agricoli a Montebello di proprietà dei Filippi. In origine erano destinati al centro intermodale Cis, ma il nuovo Pati dei comuni vicini prevede si possa costruire un insediamento commerciale. «Chiedo che la votazione avvenga in forma segreta -dice Dal Monte -affinché possiate esprimere il vostro voto secondo coscienza e al di là della bandiera» . Scoppia la bagarre: il presidente Schneck bolla come «irricevibile» la richiesta, sottolineando la necessità di conoscere nomi e cognomi dei votanti per stabilire le responsabilità del consiglio in caso intervenisse la Corte dei Conti (la provincia, infatti, attraverso la società Cis coprirebbe parte del suo passivo se l’operazione centro commerciale andasse in porto). «Non giriamoci intorno, quel terreno è di un senatore leghista -attacca Matteo Quero del Pd -Per evitare pressioni di ogni genere si voti segretamente» .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per Emilio Franzina di Vicenza Libera «sui giornali si è parlato di un affare da 50 milioni di euro per Filippi, mi metto nei panni di chi, nella maggioranza, vorrebbe votare contro ma teme una possibile ritorsione politica» . Un parere del segretario Angelo Macchia, contrario allo scrutinio segreto, provoca la reazione di Franzina: «Sono solo sofismi, avete paura di votare» grida prima di lasciare l’aula. Alla fine il presidente Valter Gasparotto -attaccato da Zerbo (Lega) e Prezalis (Pdl) e difeso da Abalti (Pdl) -indice una doppia votazione segreta: la prima per decidere se votare a scrutinio segreto l’emendamento, la seconda nel merito dell’emendamento stesso. Qui accade il colpo di scena: mentre la maggioranza esce per far mancare il numero legale, rimangono in aula Abalti, Assirelli, Galleazzo e Selvaggi (del Pdl in quota Berlato) e i tre leghisti Roman, Sbicego e Zanini (della corrente Dal Lago).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Salvato il numero legale, il risultato è di 20 voti a favore del voto a scrutinio segreto sull’emendamento Dal Monte. Lo sgambetto è fatto, ma non arriva alle estreme conseguenze: all’appello sul voto nel merito, i sette «ribelli» escono dall’aula facendo mancare il numero legale. Alla prossima seduta, forse martedì prossimo, si voterà sull’emendamento a scrutinio segreto. E si vedrà quanto è profonda la spaccatura nella maggioranza di Attilio Schneck.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Giulio Todescan&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da Il Corriere del Veneto del 6 aprile 2011; pagina 10, edizione di Vicenza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-5965622407331461630?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/5965622407331461630/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/sul-cis-voto-segreto-e-schneck-si.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/5965622407331461630'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/5965622407331461630'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/sul-cis-voto-segreto-e-schneck-si.html' title='«Sul Cis voto segreto» e Schneck si arrabbia'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3726628154611841381</id><published>2011-04-04T16:03:00.000-07:00</published><updated>2011-04-04T16:03:50.203-07:00</updated><title type='text'>Propaganda d'emergenza</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ipocriti, o cialtroni. Comunque incapaci di dare una risposta seria al problema degli sbarchi. Mettiamo in fila qualche dato, per capirci. Arrivi massicci, Lampedusa in testa, avvengono da anni: per non andare tanto indietro, furono 37 mila nel 2008; poi l'accordo con Gheddafi li fece diminuire drasticamente. Ora che quell'intesa è stata stracciata, nei primi due mesi sono giunte 6.200 persone. Se anche si mantenesse questa media per tutto l'anno (ipotesi non verosimile), si arriverebbe poco sopra l'identica cifra di tre anni fa: numero alto in assoluto, ma irrisorio rispetto agli irregolari presenti nel nostro Paese, stimati in 200 mila nuove unità ogni dodici mesi. Niente comunque, di fronte all'esperienza di una Germania che nella prima metà degli anni Novanta, durante la guerra in Bosnia, pur impegnata nell'integrazione dei lander dell'ex Ddr, accolse 500 mila rifugiati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La situazione estrema creatasi a Lampedusa è tutt'altro che una sorpresa: il ministro dell'Interno in persona l'aveva preannunciata da un paio di mesi, nulla è stato fatto per attrezzarsi. Le promesse del Cavalier GPM (Ghe Pensi Mi) sono ancora tutte da verificare: serviranno al massimo a svuotare l'isola fino alla prossima emergenza. Perché dietro le dichiarazioni roboanti una cosa è chiarissima: le tendopoli saranno una soluzione di facciata, lasciandole prive di ogni controllo in modo che i loro ospiti possano squagliarsela alla chetichella. Anzi, a frotte, come accaduto a Manduria. Insomma, la classica soluzione all'italiana: facciamo la faccia feroce, ma strizzando l'occhio con il tacito invito a fare i furbi. E che dire dei solenni proclami? Ma quali rimpatri di massa, se i questori spiegano che nelle condizioni attuali si riuscirebbe a eseguirne bene che vada cinque al giorno? Intanto, a proposito di rimpatri, mentre accusiamo l'Europa accumuliamo l'ennesima inadempienza: non abbiamo ancora ratificato la direttiva UE in materia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non sappiamo, o fingiamo di non sapere, che le migliaia di immigrati in arrivo non vengono solo dalla Tunisia o dalla Libia, tanto meno per fare i furbi: è una legione di disperati provenienti dai Paesi dell'Africa sub sahariana, devastati da guerre e repressioni scatenate da regimi dittatoriali e corrotti, finanziati per il proprio tornaconto dal civilissimo Occidente. Mandiamo aiuti concreti perché restino a casa loro, è il ritornello reiterato giorni fa dal ministro Tremonti; ma poteva risparmiarsela, visto che negli anni della sua gestione i fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo sono scesi da 600 a 170 milioni di euro: meno di un settimo dell'obiettivo dello 0,7% del Pil solennemente sottoscritto dall'Italia negli ultimi G8, L'Aquila compresa. Tutte queste cose la Lega le sa bene, visto che sta al governo: il che le impone di gestire il problema per quello che è, non per i dividendi elettorali che le può portare. Senza giocare sui termini, profughi o clandestini: chiamandoli, e considerandoli, semplicemente persone.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Francesco Jori&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del giorno 4 aprile 2011; pagina prima&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3726628154611841381?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3726628154611841381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/propaganda-demergenza.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3726628154611841381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3726628154611841381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/04/propaganda-demergenza.html' title='Propaganda d&apos;emergenza'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-459273384173583606</id><published>2011-03-27T17:10:00.000-07:00</published><updated>2011-03-27T17:10:46.280-07:00</updated><title type='text'>I tre referendum, perché voto sì</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Siccome mettono i bastoni tra le ruote ai piani del governo Berlusconi e delle lobby industriali, c’è un silenzio di tomba sui tre referendum che si terranno il 12 e 13 giugno. Sul campo i sostenitori, partiti, movimenti e associazioni, si danno da fare come possono per sensibilizzare una popolazione ipnotizzata dalla sporca guerra alla Libia. Il regime mediatico ce la mette tutta, dal canto suo, per censurare l’appuntamento: da una parte la televisione quasi tutta in mano al Cavaliere, dall’altra la grande stampa che prende ordini dai padroni del vapore interessati ai business minacciati dalle consultazioni popolari. Nei prossimi mesi, tuttavia, pur tenendo l’encefalogramma del dibattito al livello più basso possibile, i manipolatori di professione dei tg e dei giornali dovranno occuparsene. Per il momento non voglio entrare nel merito tecnico dei tre quesiti, che bene o male verrà ampiamente sviscerato. Mi limito a fornire per ciascun tema il perché al mio sì a tutti e tre.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo più di venti anni dal no che affossò il nucleare in un’Italia scioccata da Chernobyl, la carcassa fumante di radiazioni dei reattori di Fukushima congelerà anche questa volta la corsa all’atomo italiano. Credo che su questo punto così caldo i referendari vinceranno a mani basse, le immagini del Giappone devastato sono troppo vicine per far passare la paura. Ma al di là dell’umano fatto emotivo e delle varie e ottime ragioni contro l’uso della tecnologia nucleare (costi, scorie, ecc), personalmente sono contrarissimo per due motivi. Uno: non si vede perché mai si debbano regalare a costruttori, multinazionali energetiche e crimine organizzato (mercato nero dell’uranio) montagne di miliardi pubblici con cui ingrassarsi più di quanto non siano già grassi alla faccia della gente che fatica a campare. Il lobbismo che macina affari nello squallido retrobottega della politica è il cancro della sedicente democrazia. Secondo: se la prospettiva per salvare l’unico mondo che abbiamo è invertire la marcia suicida della crescita illimitata, pensare di continuare con questi ritmi di vita e di produzione e anzi di alimentarli perché si estendano di volume e vadano ancora più veloci, significa peggiorare le cose. Io, di questa follia, non intendo essere complice.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sull’entrata a gamba tesa dei privati nella gestione dell’acqua, che è già avvenuta in alcune parti d’Italia, non c’è solo una questione di principio, e cioè che l’acqua è un bene pubblico e dall’alba dei tempi a nessuno è stato mai negato un sorso, ovvero, fuor di metafora, la disponibilità a fruirne liberamente. Già questo basterebbe. Ma anche ammesso che le amministrazioni pubbliche non riescano a sostenere le spese per mantenere un servizio d’erogazione efficiente, allora mi si deve spiegare a cosa serve ancora il pubblico. Se non garantisce più nemmeno l’acqua, tanto vale che vengano privatizzate pure la polizia, l’esercito, la magistratura e via di questo passo. Ormai non c’è nessuna remora alla logica del profitto. Invece bisogna affermare chiaro e forte che un limite esiste. Ci tolgono tutto, bisognerà pure ricominciare a dire no.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E veniamo al referendum più assurdo: l’abrogazione della legge sul legittimo impedimento, il lodo Alfano salva-premier. Dico assurdo perché se diventa necessario ricorrere al popolo per ripristinare il principio cardine su cui dovrebbe reggersi una democrazia, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, vuol dire che il parlamento è composto da una manica di sovversivi cialtroni. Sovvertono lo stesso ordinamento da cui traggono la legittimazione per il loro potere, e lo fanno nella più indecente incoscienza, pensando che l’interesse particolare del cittadino Silvio Berlusconi coincida con quello dell’Italia. Naturalmente, nell’armata di avvocati-parlamentari berlusconiani la malafede abbonda. Ma quello che fa torcere le budella è il fatto che nello scardinare le istituzioni e piegare la legge ai propri scopi non si rendono conto di fare carne di porco del residuo senso civico degli italiani. Segano il ramo su cui sono seduti. Quasi quasi verrebbe voglia di lasciarli fare e attendere il redde rationem, perché verrà il tempo della rivolta e allora non ci sarà Costituzione o codice a difenderli. Ma il senso di profonda ingiustizia che suscitano leggi ad personam con il lodo Alfano è più forte di qualsiasi fiducia in una ipotetica resa dei conti, perciò io voto sì.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In un sistema in balìa di oligarchie politiche ed economiche com’è il nostro, i tre referendum di giugno rappresentano l’occasione per mandare un segnale agli oligarchi. Devo dire che comincio a essere un po’ stufo di inviare solo messaggi, col misero strumento di una scheda individuale. Ma almeno questo facciamolo, per far sapere che noi non abbiamo subìto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da www.ilribelle.com del 25 marzo 2011&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/03/i-tre-referendum-perche-voto-si/"&gt;link di riferimento&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-459273384173583606?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/459273384173583606/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/i-tre-referendum-perche-voto-si.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/459273384173583606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/459273384173583606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/i-tre-referendum-perche-voto-si.html' title='I tre referendum, perché voto sì'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4856756420300783993</id><published>2011-03-24T20:16:00.000-07:00</published><updated>2011-03-24T20:16:40.659-07:00</updated><title type='text'>Non possiamo accettarlo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Naturalmente, faranno anche questa. Ormai l’arroganza e l’orgia del potere incontrollato non hanno più limiti: la democrazia non è più nemmeno ridotta a un guscio formale; il rispetto di norme e convenzioni non regge davanti a un'incuranza e a un'ignoranza che non conoscono più limiti; le opinioni pubbliche non esistono più, annegate nel marasma del bla-bla televisivo e mediatico dove tutti gridano, nessuno sta a sentire e nessuno incide sulla realtà che è invece gestita da una banda di gangsters e dai loro gregari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo arabo è in fiamme, ma le notizie arrivano frammentate e quasi casuali. Lo Yemen è sull’orlo di una guerra civile; gli emirati arabi uniti (gli stessi che collaborano alla missione “Odissea all’alba” sui cieli della Libia) usano le loro spietate polizie per soffocare nei loro paesi le richieste di libertà; la Tunisia è lasciata a se stessa, e la gente di là puo solo scappare sulle carrette natanti verso Pantelleria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gheddafi uccide. Non è la prima volta. Lo faceva anche quando era nostro amico e nostro complice; anche quando distribuiva libretti verdi ad alcune puttanelle e accettava i baciamano dei suoi soci in affari e colleghi di quel che le convenzioni obbligano ancora a definire “di governo”. Anche altrove si ammazza, si reprime, si tortura, s’imprigiona. Ma il punto, per il democratico Occidente, non è intervenire dove piu difficili sono le situazioni e più dura si fa la ferocia degli assassini. No. Il punto è scegliere secondo convenienza e al tempo stesso mostrare i muscoli. Dopo l’esportazione della democrazia di buona irakena memoria, siamo alle “ragioni umanitarie”: e lo stesso presidente della repubblica finge di crederci: e recita la commedia del “questa-non-è-una-guerra”. Mentre qualcuno, da destra e da sinistra – contano, ormai, le distinzioni? -, si chiede se in fondo non sarebbe meglio far maggior attenzione a chi stiamo appoggiando, e che i ribelli di Bengasi potrebbero esser peggio dei lealisti di Tripoli, potrebbero addirittura essere, orrore!, dei “fondamentalisti”… e quindi “terroristi”. Come a dire che qui quel che conta non è intervenire a tutela dei più deboli, una balla in cui non crede nessuno, bensì colpire chi si ritiene più pericoloso per i propri interessi. Chi è peggiore, allora? Il rais che doveva essere richiamato all’ordine in quanto minacciava d’introdurre nel business del petrolio libico dei partners non graditi agli occidentali, o i “ribelli” che magari sognano un tipo di assetto che domani potrebbe avanzare qualche pretesa compromettente, ad esempio circa l’assetto del Mediterraneo o del Vicino Oriente? Intanto, noi scivoliamo sempre più nel ridicolo: abbiamo un ministro della Difesa che, reduce da un raid aereo dannunziano sull’Afghanistan, ora cita il D’Annunzio della guerra di Libia della quale, guarda caso, ricorre il centenario (lo facciamo un bel Colony Day, signor ministro, con tanto di caschi coloniali di sughero da distribuire alle scuole?). Abbiamo un ministro degli Esteri che ora minaccia di uscire dalla coalizione, se i francesi non la smetteranno di giocar al capofila: ci vuole la NATO, che diamine, vista anche la bella figura che sta facendo in Afghanistan…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, diciamolo chiaro. Noi non contiamo nulla e non possiamo far nulla. Da Grosseto, si alzano i caccia che bruciando i nostri soldi vanno ad ammazzar gente in Libia per difendere le popolazioni civili e le “ragioni umanitarie”, insieme con i caccia degli emirati arabi uniti (retti com’e noto da celebri governi umanitari) e i danesi e i canadesi, che sono interessatissimi alla faccenda poiché, com’è noto, Canada e Danimarca bagnano le loro coste nel nostro Mediterraneo (per tacer d’inglesi e d’americani). L’ONU ha dato l’ennesima riprova della sua ignavia e incapacità: ma la risoluzione del suo Consiglio di Sicurezza che autorizza non si sa chi a ”tutte le misure necessarie” è stata immediatamente onorata, più o meno come quelle contro Saddam: e alla buon’ora, dal momento che, come tutti sanno, vi sono numerose risoluzioni che invece sono state più volte adottate e vengono pervicacemente ignorate dalla comunità internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’operazione militare “Odissea all’alba”, che nelle intenzioni proclamate dai suoi promotori - in primis il presidente franecse Nicolas Sarkozy - avrebbe il solo scopo d’impedire pesanti ritorsioni aree delle truppe del rais Gheddafi sulla popolazione civile delle aree del paese libico per ora nelle mani dei “ribelli”, è scattata in modo inatteso sabato 19 marzo 2011: il presidente francese ha sorpreso “di contropiede” la comunità internazionale trascinandola in un’avventura che l’ONU ha provveduto a tempestivamente legittimare, pur non potendo celare l’imbarazzo. Una mossa avviata in modo maldestro, che ha dato luogo a una coalizione “equivoca”, nella quale gli Stati Uniti hanno dato l’impressione di essere entrati di malavoglia e solo per non cedere ai francesi il primato dell’iniziativa. Gli “alleati” che, per dirla col ministro degli esteri italiano Frattini, “non potevano essere assenti” dall’azione - un parere, questo, a dire il vero piuttosto debole e sembra tiepidamente condiviso dallo stesso presidente del consiglio - hanno l’aria di costituire un insieme alquanto eterogeneo, che va dalla Spagna alla Danimarca al Qatar. Non è né ONU, né Unione Europea, né NATO. Tutto ciò, in barba e in spregio a due princìpi che dovrebbero essere chiari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo, quello dell’autodeterminazione dei popoli: di tutti i popoli, non solo di quelli che qualcuno a Washington o a Parigi ritiene virtuosi. E’ un principio-base della convivenza e del diritto internazionale. Serve a evitar di cadere in una jungla dove valga solo la legge del più forte. Da vent’anni, cioè dai tempi del Kosovo e della prima guerra del Golfo, se ne fa strame. Non possiamo più tollerarlo. La Libia e un paese sovrano: mentre è giusto cercar di aiutarlo in ogni modo in questa difficile contingenza, è chiaro che non esiste alcuna autorità ad essa esterna che può imporre dal di fuori al popolo libico la soluzione dei suoi problemi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo, quello dell’iniziativa comunitaria. Gli interventi umanitari da parte della comunità internazionale debbono esser decisi primariamente ed esclusivamente dall’Organizzazione delle Nazioni Unite: che non può andar a rimorchio di nessuno, contrariamente a quel che fece nel 2003 con gli USA a proposito dell’Iraq e a quel che ha fatto adesso a rimorchio della Francia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiungiamo che la NATO (North Atlantic Threaty Organization) non avrebbe alcun titolo per intervenire in quel Mediterraneo nel quale invece spadroneggia; e che sarebbero ormai ora che i paesi membri dell’Unione Europea, dopo aver dato tante e tanto squallide prove di sé, cominciassero ad agire di comune accordo fra loro - e senza aspettare il placet americano o farsi travolgere dei fulmini di guerra degli emuli del Bonaparte - e a tracciare insieme un abbozzo di comune politica di difesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, l’Italia avrebbe avuto tutti i titoli storici e geopolitica per avanzare una seria ed energica proposta mediatrice tra Gheddafi e gli insorti: avrebbe dovuto farlo energicamente e tempestivamente, e a tal fine avrebbe dovuto chiedere con forza un mandato internazionale. Ma, per fare cose come queste, ci vuole un governo. Non una “loggia coperta”, o un’organizzazione volta a organizzare profitti e festini, o un’organizzazione a delinquere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Franco Cardini&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da www.francocardini.net; 21 marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4856756420300783993?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4856756420300783993/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/non-possiamo-accettarlo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4856756420300783993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4856756420300783993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/non-possiamo-accettarlo.html' title='Non possiamo accettarlo'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-566261704652389584</id><published>2011-03-23T19:50:00.000-07:00</published><updated>2011-03-24T18:43:26.425-07:00</updated><title type='text'>L'onore dei leghisti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se avessero maggior rispetto di sé stessi, i leghisti con una coscienza - e ce ne sono - dovrebbero organizzare una “giornata dell’onore”. Dovrebbero chiamare tutti gli ex leghisti espulsi, fuoriusciti e marginalizzati dal padre-padrone Bossi e dai suoi gerarchi in questi vent’anni di dittatura nella Lega Nord. Dovrebbero ascoltare le loro storie, dato che il nostro è un paese di smemorati. E poi dovrebbero porsi una domanda: cosa ci sto a fare in un partito militarizzato dove la coerenza è alla mercé della convenienza, e gli ideali di fondazione sono stati messi sotto i piedi per il potere?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il caso del vicentino Davide Lovat è solo l’ultimo in ordine cronologico di una lunga serie di epurazioni. Nella Lega circola un adagio: “I leghisti sono liberissimi di pensare come Umberto Bossi”. Autoironia o autocommiserazione, dopo vent’anni dalla nascita il movimento che riunisce le leghe settentrionali non si è evoluto secondo le regole della democrazia, ma è rimasto quello che era ai suoi stradaioli inizi: una caserma di soldatini che obbediscono alla volontà del comandante Bossi (o del “cerchio magico”, il quadrumvirato Manuela Bossi-Rosi Mauro-Marco Reguzzoni-Federico Bricolo che secondo i beninformati ne filtra e condiziona gli ordini).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così oggi il Carroccio è un agguerrito e famelico ibrido fra una neo-Dc descamisada, che a Roma governa e sul territorio fa man bassa di poltrone, e una setta leninista in cui i congressi locali fanno da paravento a lotte intestine fra ras e correnti. Coloro che hanno osato dissentire sono stati fatti fuori uno a uno. La lista è lunghissima e ve la risparmiamo. Basti dire che il reato di lesa maestà in tutti i casi è consistito nell’aver fatto presente che la propria opinione era diversa dalle decisioni calate dall’alto. Vietato pensare con la propria testa, vietata la discussione alla luce del sole, vietata la libertà di espressione (che per inciso è il principio cardine di una liberal-democrazia). Lovat, dirigente locale che s’era illuso di trovare sponde fra i capetti vicentini, è autore di un libro (“Tu sarai leghista! Leghista sarai tu!”) che gli ha procurato una fama sinistra fra i suoi: essere un intellettuale, e per giunta critico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lovat, infatti, non fa mistero della propria avversione per i “signorotti delle colline”, i feudatari che hanno imbrigliato la “Lega di popolo” in una opaca rete di interessi economici e clientelari contro l’originario spirito anti-sistema. Nello specifico, Lovat il ribelle, il rottamatore, ce l’ha con i parlamentari Manuela Dal Lago, Stefano Stefani e Alberto Filippi. Ma più in generale con la degenerazione affaristica in cui sono cadute le camicie verdi negli ultimi dieci anni, che discende dall’abbraccio definitivo con Berlusconi e il berlusconismo (vedi l’assalto alle fondazioni bancarie come Cariverona, cabina di comando di Unicredit, o la sfacciata corruzione di esponenti di partito, ad esempio nel distretto della concia di Arzignano). Per aver proposto un ritorno alle origini, identificate nell’identitarismo (venetismo) e nella lotta per la legalità, e soprattutto per aver tentato di contrastare gli oligarchi vicentini in occasione dell’ultimo rinnovo del segretario provinciale berico a febbraio sostenendo Roberto Grande che ha ottenuto il 40% dei consensi, Lovat è stato messo alla porta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prima con un sms (sic!). Poi, finalmente, con una lettera di espulsione in cui la motivazione era spiegata in mezza riga: «gravi ragioni che ostacolano e pregiudicano l’attività del movimento», fine. Morale (si fa per dire): dentro la Lega ci sono pregiudicati, condannati e indagati per evasione fiscale, per false fatturazioni, per peculato, per bancarotta fraudolenta, per incitamento all’odio razziale. Davide Lovat è incensurato, dopo aver dismesso le sue attività di immobiliarista ha un normalissimo lavoro come professore di liceo, non ha più alcun incarico e si vede cacciare per direttissima, senza avere la possibilità di difendersi e senza neppure che qualcuno gli fornisca un valido perché. Ma lui lo sa benissimo: ha commesso l’errore di fare come si fa in democrazia: contrapporre le proprie idee ad altre. Ha commesso però l’errore di sottovalutare il vizio d’origine del leghismo: essere, congenitamente e strutturalmente, una forza anti-democratica. Nella quale si fa carriera per meriti dinastici (il Trota messo a capo dei media del partito, una vergogna) e non per la qualità che caratterizza gli uomini liberi: avere una coscienza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se avessero le palle, quei militanti della base che hanno votato Grande non se ne starebbero zitti nelle tane in cui sono tornati, usi a ubbidir tacendo. Lovat l’ha detto chiaramente alle telecamere di Presa Diretta su Rai3: oggi i partiti sono i cavalli di troia di gente che pensa agli affari, propri o di coloro di cui sono a libro paga. Tutti, Lega compresa. Sapete benissimo che è così, e la galleria degli epurati è lì a dimostrare che chi fa politica per le idee, invece, viene trattato come un nemico. Se ci siete, leghisti onesti e coerenti, battete un colpo. Altrimenti la vostra è solo paura, paura e disonore.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/03/l%E2%80%99onore-dei-leghisti/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-566261704652389584?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/566261704652389584/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/lonore-dei-leghisti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/566261704652389584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/566261704652389584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/lonore-dei-leghisti.html' title='L&apos;onore dei leghisti'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-8783355611189552844</id><published>2011-03-08T15:55:00.000-08:00</published><updated>2011-03-08T15:55:06.918-08:00</updated><title type='text'>Bocciodromo, il gioco delle parti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sul nuovo Ya Basta inaugurato sabato 5 marzo all’ex bocciodromo in zona Ferrovieri si è scatenata una polemica ipocrita e strumentale. Ipocrita perché era un’ipocrisia sostenere che il centro gestito dalle quattro associazioni vincitrici del bando (Web Lab, Giovani dei Ferrovieri, Pensionati per la Pace e Polisportiva Jackie Tonawanda) sarebbe stato un luogo a disposizione di chiunque. La motivazione con cui i gestori avevano presentato la propria attività era quella di un servizio per il quartiere: «L’ex bocciodromo sarà un centro civico socioculturale rivolto al quartiere e alla città, con cui coinvolgeremo più fasce di popolazione, non solo i giovani» (Il Giornale di Vicenza, 31 gennaio 2010).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In realtà, come nei palazzi della politica vicentina sanno anche i sassi, un accordo fra il mondo dei disobbedienti che fanno capo al Presidio No Dal Molin e l’amministrazione Variati c’è stato. Un’operazione politica perfettamente legittima, dato che la gara è stata aggiudicata in modo del tutto regolare, ma pur sempre frutto di un calcolo: dare alla sinistra antagonista uno spazio - a cui aspira fin dall’abbattimento dello storico centro sociale di via Battaglione Framarin - per non averla nemica e assicurarsene il consenso. È un salutare atto di verità che oggi lo stesso bocciodromo con un comunicato ufficiale abbia ammesso di essere un ritrovo di parte: «il Bocciodromo non è un pubblico esercizio, è una sede associativa aperta a coloro i quali condividono le finalità e gli obbiettivi delle associazioni che avevano a suo tempo vinto il bando di gara. L’antirazzismo e la lotta all’esclusione sociale, la solidarietà, l’antifascismo, sono i punti cardinali, oltre che i valori sanciti a livello statutario». Non c’è niente di male in questo. Ma ora ogni ambiguità è stata spazzata via.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C’è voluta però una spedizione di ragazzi della Lega, del Pdl e della Destra che, inutile girarci intorno, sapeva di pura provocazione. Ha detto bene il sindaco Variati in una nota diffusa in giornata: è stato «come se un gruppo di cacciatori si presentasse, in pelliccia e armati di trofei, nella sede di un'associazione animalista, pretendendo di poter accedere solo perché lo stabile dato in concessione all'associazione animalista è di proprietà pubblica». Se non era un mistero per nessuno la reale natura del bocciodromo, tanto meno lo era per i giovani padani e di destra, che l’anno scorso, per bocca dell’onnipresente assessore regionale Donazzan, fascista vera, avevano sputato fuoco e fiamme sull’ex circolo dei Ferrovieri bollato come un covo di «illegalità», dove c’è il rischio di «obnubilarsi la mente assumendo stupefacenti» o addirittura «vi sia la possibilità di ospitare immigrati clandestini piuttosto che distribuire alcolici senza licenza» (Giornale di Vicenza, 2 febbraio 2010).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’inferno o quasi, insomma. La solita criminalizzazione preventiva che risponde a un’esigenza, anche qui, faziosa: attaccare la giunta di centrosinistra.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora, sfruttare ogni occasione per contestare l’avversario fa parte del gioco delle parti, nulla di scandaloso. Se non fosse che ci va di mezzo un principio cardinale della democrazia: la libertà di espressione, che deve valere in tutti i casi. Chi scrive lo ricordò anche al Partito Democratico, che, tramite il suo ex segretario Claudio Veltroni, aveva mostrato di esserlo gran poco decretando una sorta di apartheid razziale contro chi non la pensa come lui («non potrebbe essere accettato che si costituisse un "centro sociale" collegato alla rete dei disobbedienti», febbraio 2010). Se le associazioni legate al mondo no-global hanno partecipato al bando e si sono viste assegnare l’edificio secondo le norme, la destra può pure fare tutto il chiasso che vuole ma non può chiedere che siano sloggiate solo perché non ne condivide le idee. E i blitz per entrare quando si sa benissimo come si verrebbe accolti, superano la soglia del sacrosanto dibattito, perché fomentano proprio ciò di cui poi, soprattutto a destra, da finte verginelle, ci si lamenta: l’odio politico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un’ultima considerazione. Il razzismo ideologico alberga sia a sinistra sia a destra. Al di là di ogni giudizio sul merito delle contrapposte ideologie (quando la piantiamo, ragazzi, di giocare a fascisti e antifascisti come se l'Italia fosse ferma al 1945?), è giusto che ogni gruppo possa disporre di uno spazio suo. Perciò, giovani di destra, invece di rompere premeditatamente i coglioni ai vostri omologhi di sinistra, fate casino in Comune, rompeteli all’amministrazione. Che se intende davvero rappresentare l’intera città, dovrebbe favorire una concessione analoga a quella conseguita dagli ex-Ya Basta. Solo così sputtanereste il giochino. E se proprio avete la smania delle ispezioni fulminee, suggerisco di farne una, quando sarà, al futuro centro giovanile all’ex asilo Burci. Là sì che avrete tutto il diritto di accusare Variati di politicizzare a suo favore una struttura che deve nascere per tutti. Senza eccezioni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/03/bocciodromo-il-gioco-delle-parti/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-8783355611189552844?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/8783355611189552844/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/bocciodromo-il-gioco-delle-parti.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8783355611189552844'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8783355611189552844'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/bocciodromo-il-gioco-delle-parti.html' title='Bocciodromo, il gioco delle parti'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3388212847175771561</id><published>2011-03-06T17:17:00.000-08:00</published><updated>2011-03-06T17:17:14.912-08:00</updated><title type='text'>La parola a Lovat</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Manuela Dal Lago è la mia peggior nemica per scelta sua, non mia. Lo è sempre stata. Sul Corriere ho solo corretto un errore di due giorni prima, commesso dalla giornalista che mi aveva attribuito frasi mai pronunciate. Se poi l'on. Dal Lago avesse commesso errori procedurali è solo perché non è affatto così brava e precisa come fa credere a tutti da sempre. Anche altri dicono che ha sbagliato, ma a me non interessa. Sono stato espulso e in effetti è un controsenso che uno come me rimanga nello stesso partito di Stefani-Dal Lago-Filippi. Evidentemente ho sempre sbagliato io.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Infine: non ho mai cercato posti e i fatti sono prove, rivendico l'ottimo operato del direttivo di cui ho fatto parte (e certi provvedimenti non li ho votati oppure ho votato contro, informatevi meglio ma non da chi ha interesse a diffamarmi), infatti ho criticato la prepotenza degli onorevoli, non il direttivo, e ancora i fatti mi danno ragione; non ho mai leccato il culo di nessuno perché non ho bisogno di niente, finché ho la salute. Io sono incorruttibile e mi piego solo davanti al Crocifisso, solo a Lui rispondo della mia coerenza. Altri si piegano davanti agli uomini e alle donne, non io. Chi inventa cavolate deve venire a dirle in faccia, non nascosto da un nickname.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Credo negli ideali dello Statuto della Lega Nord, quegli ideali non accolti dal primo direttivo tenuto dalla Segreteria Busetti nonostante una mia precisa mozione. Dunque traggo le conseguenze. Chi sta protestando, usando anche il mio nome, lo fa perché ha capito che è intollerabile l'abuso commesso: se il primo partito è in mano agli umori di due persone, di cui una è il perspicace Stefani, allora tutti i cittadini della provincia sono in mano a una sola persona e ai suoi referenti esterni.... Non è ammissibile come principio democratico.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per il resto, pensate ciò che volete. Io sono commosso di vedere che decine di sezioni della Lega Nord di tutta Italia, e centinaia di sconosciuti, stanno aderendo alla protesta su facebook dicendo "sono io Davide Lovat". Ora tornerò solo ai miei amati libri, saranno più felici la fidanzata, i familiari e gli amici che mi dicevano da anni di lasciar perdere la politica perché sono troppo limpido per quel mondo, nessuno più mi criticherà dicendo che voglio visibilità quando il 15 marzo terrò una conferenza a Rosà o il 15 Aprile a Longare.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In effetti, dalla scuola al lavoro, dallo sport al servizio militare, dalla famiglia alla parrocchia, ovunque io sono sempre stato apprezzato per come sono: solo in Lega Nord ho sentito ogni sorta di infamia sul mio conto, cose indicibili e vergognose. Evidentemente non è il mio ambiente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Davide Lovat &lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3388212847175771561?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3388212847175771561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/la-parola-lovat.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3388212847175771561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3388212847175771561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/la-parola-lovat.html' title='La parola a Lovat'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3623996439924227776</id><published>2011-03-05T07:18:00.000-08:00</published><updated>2011-03-05T07:19:16.663-08:00</updated><title type='text'>"Io sono Davide Lovat"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Lega Nord è il principale movimento politico del Veneto ed il corretto sviluppo del confronto democratico al suo interno è un fatto che riguarda non solo gli iscritti, non solo gli elettori leghisti, ma tutta la popolazione che la Lega Nord concorre a governare, spesso in posizione preminente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il diritto alla partecipazione politica secondo metodi democratici è sancito dalla Costituzione e in qualsiasi movimento il dibattito interno e la circolazione delle informazioni sono elementi imprescindibili in un contesto democratico. Possono svilupparsi anche modi diversi di interpretare la militanza e il sentimento di appartenenza, ma tutti sono ugualmente degni di trovare spazio di espressione, purché riconducibili all’ortodossia statutaria. Davide Lovat si è fatto portavoce di un gruppo che ha richiamato la militanza su alcuni temi fondamentali, e che con il candidato Segretario Roberto Grande ha raccolto nel primo turno il 32% dei consensi ed al secondo turno il 40%:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- l’autodeterminazione dei popoli della Padania ed il NO alle feste per l’unità d’Italia sulla base delle motivate ragioni storiche del Popolo Veneto,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- la non proliferazione immobiliare e di centri commerciali in fase economica stagnante e in fase demografica recessiva,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- la libertà di espressione interna al movimento,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- la rappresentatività sociale e territoriale degli eletti nelle istituzioni,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- l’Identità Veneta e le problematiche attuali del lavoro dipendente,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- la cosiddetta “questione morale”, ovvero la consapevolezza che per realizzare la Padania necessitano Donne e Uomini leali, onesti, trasparenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Siamo rimasti in attesa di avere risposte chiare su questi problemi, pronti anche a dare il nostro contributo al lavoro della nuova Segretaria, alla luce del sole. Una risposta scioccante è invece arrivata dal Consiglio Nazionale del 26 febbraio 2011, dove il militante Davide Lovat è stato espulso dal movimento con modo, merito e metodo senza alcun precedente. Riteniamo questo un atto di forte disorientamento per tutta la militanza della Provincia di Vicenza e non solo, ma anche per tutti gli elettori al quale riesce purtroppo facile il paragone tra questa solerzia e la titubanza nel prendere provvedimenti con gli iscritti che finiscono oggetto della cronaca giudiziaria, infangando il movimento e mettendo in tal modo in dubbio perfino la stessa regolarità nello svolgimento del Congresso Provinciale. Ma, alla luce di questi fatti, comprendiamo meglio cosa intendesse la nuova Segretaria Busetti con la dichiarazione rilasciata al Giornale di Vicenza, domenica 20 Febbraio, quando affermava di non aver bisogno di una coscienza critica, poiché la legittimità del suo successo al recente congresso, determinata dai voti ricevuti proprio da certe persone (senza i quali sarebbe arrivata ultima e non avrebbe partecipato al ballottaggio), verrebbe fortemente minata dalla coerenza con qualsiasi tipo di coscienza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel ribadire in modo chiaro che c’è una differenza ideologica tra chi, come noi, dichiara apertamente l’adesione ai principi dello Statuto della LEGA NORD PER L’INDIPENDENZA DELLA PADANIA, e tra tutti gli altri iscritti, chiediamo un sussulto di dignità al nostro movimento, che porti a:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1) reintegro immediato di Davide Lovat come SOM del Movimento Lega Nord – Liga Veneta – Padania;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2) prese di posizione altrettanto chiare e nette contro tutti gli iscritti, senza distinzione di “cariche” che siano motivo di vergogna per noi militanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si raccolgono firme da chiunque si riconosca in quello che è scritto (militanti, sostenitori, cittadini elettori). Le firme si appongono e si possono inviare (QUANTO PRIMA ED IN MODO INSISTENTE) alle Segreterie Provinciale, Nazionale e Federale&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fax provinciale: 0444965497 Fax nazionale: 0499668619 Fax federale: 026454475&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mail Provinciale: info@leganordvicenza.com&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mail Nazionale: ligaveneta@tin.it&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mail Federale: non c’è, casomai dal sito www.leganord.org accedere alla sezione “dillo alla Lega” ed inviare da lì.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/03/io-sono-davide-lovat-raccolta-firme-dei-ribelli-leghisti/"&gt;link di riferimento&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3623996439924227776?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3623996439924227776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/io-sono-davide-lovat.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3623996439924227776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3623996439924227776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/03/io-sono-davide-lovat.html' title='&quot;Io sono Davide Lovat&quot;'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-6619480124374527242</id><published>2011-02-25T08:50:00.000-08:00</published><updated>2011-02-25T09:00:45.036-08:00</updated><title type='text'>La "moderorrea" italiana</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si autoproclamano moderati con tale ossessività, i moderati di destra centro e sinistra, che a furia di ripeterlo sembrano tutto fuorchè moderati. Moderati qua, moderati là: è stato il ventennio del moderatismo sbandierato come categoria dello spirito, condizione antropologica, appartenenza razziale. Chi è moderato è ipso facto una persona perbene e porta con sé i caratteri degli “italiani brava gente”: laboriosità, ragionevolezza, pacatezza, generosità, umanità. Chi non lo è, all’inverso, diventa estremista, oltranzista, rissoso, fazioso, ideologico e se insiste e persiste, persino terrorista. Di qua i buoni, misurati e colmi di buone intenzioni, di là i cattivi, litigiosi e perennemente sul piede di guerra. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Moderocrazia&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Intendiamoci: è una caricatura che niente ha a che vedere con la realtà. Nel senso corrente del termine, moderatismo è quella sensibilità politica vagamente conservatrice ma che si pretende illuminata, propria dell’Italia profonda che invece è parecchio buia: superficialmente cattolica, aperta alla modernità anche la più sguaiata, filo-americana, appiattita sul pensiero unico industrial-capitalistico, rispettosa delle Istituzioni ma più ancora del proprio tornaconto, ha terrore delle idee troppo forti e ama quelle consolatorie e gladiatorie, legge poco e solo quello che rassicura e blandisce, è attaccata a tradizioni a cui non crede più, provincialotta, patriottica ai Mondiali e ai funerali dei caduti, paternalista, risparmiosa, sgobbona (spesso in nero) ma con una moralità piuttosto lasca, un senso civico molto personale e un’affettata propensione a farsi prima di tutto i fatti propri, privati e di consorteria, piuttosto che impegnarsi per il desueto bene comune. La moderocrazia all’italiana. Tirarsela da moderati, nello spirito del tempo impersonato da quegli imbonitori che devono vendersi come affidabili quando invece ti stanno rifilando la fregatura, è il modo escogitato da certa classe politica per coprire con il manto della rispettabilità, alla vecchia maniera, il proprio squallore etico e una disarmante pochezza ideale e umana. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Finti moderati&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’uomo che ha fatto di questa rappresentazione la propria immagine e bandiera è stato, manco a dirlo, il finto moderato per eccellenza, Silvio Berlusconi. Che moderato non lo è manco per niente, dal momento che chi lo dice sa di non esserlo, e lui ha dato tante e tali prove di essere il contrario, smodato, eccessivo, debordante, arrogante, megalomane, prevaricatore, spregiatore di leggi e buoni costumi, bugiardo inveterato e finto piagnone vittimista, che è di un’evidenza quasi comica la sua abissale estraneità a virtù come saggezza e misura. L’homo berlusconianus sputa sentenze e armeggia opinioni di parte con la bava alla bocca ma non ditegli che non è moderato: se vi va bene vi darà del comunista, se vi va male vi seppellirà di contumelie. Il berluscones è maestro di questa doppia veste che nasconde una doppia morale assunta a regola di vita e condotta politica. Si dichiara sincero democratico, ma dà di coglioni a tutti gli altri, cioè a quelli che non votano per lui, e non riconosce nessun legittimo impedimento alla proprietà volontà di potenza tanto da arrivare a sostenere che la legge è più uguale per lui perché votato dalla maggioranza1. E’ un assatanato giustizialista coi criminali comuni e coi poveracci, ma non appena si toccano gli interessi del padrone, della casta e dei colletti bianchi spara a zero contro la magistratura, insudiciata con le peggiori offese (cancro della democrazia, giudici mentalmente disturbati). Si erge al più liberale dei liberali ma non sopporta, non concepisce il dissenso e la critica, è un intollerante patologico: fa fuori dalla televisione di Stato chi non gli aggrada, fa bastonare con distruttive campagne di stampa chi osa contraddirlo (casi Boffo e Fini) e del conflitto d’interessi ne ha fatto e ne fa un vanto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il suo è il partito dell’amore, e poi scaraventa su chi gli si oppone una caterva d’odio da far impallidire un nazista. Ha il mito della famiglia da cartolina, è ossequioso con cardinali e preti, si presenta con le stimmate dell’uomo integerrimo e lavoratore, e contemporaneamente il suo mondo rigurgita di mignotte, prosseneti, ruffiani, mafiosi, corrotti, facce da galera2, pagliacci e pagliacciate (le corna nelle foto ufficiali, il “kapò” dato a un parlamentare europeo, la balla della minorenne favorita di Arcore “nipote di Mubarak”). I suoi giornalisti di riferimento sono Feltri, Sallusti e Belpietro, piazzisti della penna che pur di vendere venderebbero la madre, autori di gazzette di regime, prime pagine piene di insulti, editoriali zeppi di veline e pestaggi mediatici a comando (il fido Fede, poverino, è diventato una tale macchietta e la sua lascivia incensatoria talmente candida che gli vogliamo quasi bene). Il fustigatore della burocrazia è un tale Brunetta, ex socialista naturalmente craxiano, che dà con un livore cieco delle “merde” ai concittadini di sinistra. L’intellettuale per le masse è il telegenico e isterico Sgarbi, uomo di indubbia intelligenza ma di altrettanto indubbia violenza catodica. Il maitre-à-penser per le massaie, invece, è quel Signorini signore della volgarità, sovrano del pettegolezzo da donnette insoddisfatte, gossipparo di corte e ministro della propaganda patinata. Questa è la “casa dei moderati”: una gabbia di cialtroni e servi fanaticamente devoti alla Causa: la Sua, e la propria, in posti, denaro e carriere. Sbruffoni, questi finti moderati, che nulla hanno di moderato tranne che l’assoluta mancanza di senso del limite e del pudore. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Smoderati&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La seconda categoria sono gli smoderati. Sono quei bellimbusti un po’ rozzi, che non rivendicano patenti di moderazione perché a loro non importa nulla di rastrellare consensi fra casalinghe disperate e borghesucci rancorosi. Il parco clienti cui si rivolgono, difatti, è composto di gente d’altra pasta, che non si ammanta di sentimentalismi e ipocrisie, ma anzi si compiace di dare addosso, di menar le mani, di far chiasso. Il loro popolo è fatto di radicali, di bollenti spiriti, di scontenti. Tuttavia, godono di un certo benessere economico, presi singolarmente sono delle gran brave persone, hanno un acuto, sebbene opinabile, concetto della libertà e della giustizia, e se la danno schiettamente, ostentatamente, lo siano o meno, da popolani. A destra, sono leghisti. A sinistra, dipietristi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Entrambi gridano, s’indignano, rumoreggiano e s’inventano sempre nuovi colpi di teatro. Le loro dichiarazioni sono roboanti, i loro accenti sopra le righe, le loro posizioni portate alle estreme conseguenze. I primi sforano volentieri nella battutaccia e nel triviale, i secondi nei modi spicci da sbirro e nel leguleismo alla Perry Mason. I primi sono animati dai risentimenti delle partite Iva tartassate a sangue e dagli operai stufi marci della sinistra al caviale, i secondi dal sacro fuoco moraleggiante di chi non ne può più dell’amoralità vincente e cafona. A ben guardare, sono i meno peggio. Eppure anche costoro sono affetti da una buona dose di doppiezza inconscia: i fan del Carroccio, regolarmente accusati di razzismo, si mascherano da difensori dell’ordine e del decoro; i seguaci dell’ex pm di Mani Pulite si trincerano dietro la suprema Carta e le aule di tribunale. Tutt’e due, insomma, si dipingono come benpensanti ligi ad un populismo che pur avendo ottime ragioni cede troppo facilmente alla gazzarra, alla spacconata, alla sparata da bar. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Supermoderati&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non per niente, questi simpatici parolai si alleano con chi si alleano. La Lega coi moderati fascistoidi del decadente berlusconismo, l’Italia dei Valori con ciò che resta della sinistra. Ecco, la sinistra si divide in due etnie: la cosiddetta sinistra “moderata”, e la sinistra non-moderata, alias estrema o antagonista. Partiamo dalla prima. Altro non è che l’esangue, evanescente e castrato Partito Democratico. Ex comunisti togliattiani e miglioristi, più ex democristiani dossettiani e morotei, fusi alla bell’e meglio con qualche liberal-socialista ingenuo o paraculo e sparuti sopravvissuti dell’inesistente ambientalismo italiano. Una congrega che non avrebbe nulla a che spartire col moderatismo inteso nell’accezione comune, e che proprio per questo, per accreditarsi, per rendersi credibili a quel sentire comune, fanno di tutto per passare per tali. Riuscendoci benissimo, tra l’altro. Lo sforzo di essere la copia carbone appena un po’ più egualitarista e solidarista dei dirimpettai di destra è andato così a buon fine che ora, nel concreto delle scelte e nell’orizzonte dei programmi, sono indistinguibili dagli avversari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono più realisti del re, più moderati dei moderati. Sono i Superman dell’eufemismo, sono i supermoderati: i Veltroni, i Bersani, i D’Alema, i Franceschini, i Renzi, i Fassino. Loro sì che ci danno dentro nel misurare le parole col bilancino, nel maniacale politically correct, nell’angosciarsi a non offendere nessuna sensibilità fosse pure quella degli animali estinti, nel vellicare ogni istinto buonista, mammone e filantropico, nell’aborrire ogni asprezza e durezza considerate con orrore da scolarette. Il loro motto, anche qui a rimorchio dell’altra parte, è “abbassare i toni”, clichè bipartisan tanto caro ai Presidenti della Repubblica e della Conferenza Episcopale Italiana, che serve a coprire le magagne più che a risolverle3.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono i polemisti al sonnifero, i pompieri del dibattito, i ragionieri dell’ideale. Sono tristi, smunti, seriosi, boriosi, implacabilmente e fastidiosamente pieni di sé nel loro buonsenso spacciato per senso critico. La vestale del loro (si fa per dire) pensiero è l’affarista Scalfari, illeggibile grafomane con turbe da filosofo. Il giornalismo dalle cui colonne apprendono il verbo quotidiano è quello, tutto moralismo e tartuferia, della Repubblica del pedantissimo Ezio Mauro. Il loro azionista di controllo l’imprenditore democratico, un ossimoro vivente, De Benedetti, che è solo un Berlusconi più furbo e più ammanicato nella finanza internazionale. Il conduttore di coscienze, il moderato, ultramoderato, moderatissimo Fazio con le sue viscide interviste sdraiate a zerbino. Il modello planetario a cui si sono entusiasmati (ma da cui ora non riescono a staccarsi per non riconoscere di essersi clamorosamente sbagliati), Obama il nero per caso: un imbroglio annunciato che solo i trinariciuti della sinistra MacDonald potevano scambiare per anima pia e salvatore del mondo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Moderati puri e impuri&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Agli antipodi, restano i due petali che il Pd sfoglia non sapendo decidersi su quale amare: al centro l’Udc di Casini, a sinistra Sel di Vendola. Il centro è considerato il luogo d’elezione dei moderati, proprio perché in mezzo (in medio stat virtus). In più il centrismo nazionale, come il "Zentrum" tedesco esempio di compostezza nel mondo, è di matrice cristiano-cattolica, e per soprammercato ha un tradizionale filo diretto col Vaticano, a due passi dai palazzi del potere temporale romano. Il titolo di moderati, perciò, sta nel dna degli ultimi eredi della Democrazia Cristiana, alla quale bisogna riconoscere la funzione storica di aver bilanciato al suo interno, in quel variegato universo interclassista che era, le contraddittorie tendenze della società italiana durante i suoi cinquant’anni di ininterrotto governo. Oggi il sapiente ruolo moderatore, degenerato in quel consociativismo e corruzione di sistema implosi con la fine della Prima Repubblica, si è tramutato nel furbesco presidio di uno zoccolo duro di voti legati alla Chiesa. E la Chiesa, avendo cura dell’eternità e dei privilegi di cui gode grazie al regime concordatario, è quanto di più fedele allo status quo ci sia al mondo. Gli ultimi democristiani duri e puri sono l’esempio perfetto del vero valore del moderatismo in politica: edulcorare il discorso, indorare la pillola, ammorbidire le parole, avvolgere lo scontro d’idee in una melassa curiale e sedativa. I dc erano maestri in questo, e i loro nipotini li imitano. Aggiungendovi di loro un pelo sullo stomaco necessario ai tempi che corrono: plaudendo senza batter ciglio all’avanspettacolo di Berlusconi e congiungendosi senza patemi d’animo coi brutti ceffi di Bossi, salvo poi staccarsene, da bravi moderati, accusandoli di eccessi e orrori che prima fingevano di non vedere. L’ipocrisia cattolica: questa santa, ributtante e umanissima scaltrezza che papi, cardinali e parroci hanno infuso alla storia d’Italia e grazie ad essa ai credenti dell’arco costituzionale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;All’opposto di questi veri, pestilenziali moderati, ci sono gli anti-moderati della sinistra sedicente radicale. Anti-moderati a parole. E sedicenti perché, slogan a parte, di radicale hanno poco: non mettono in discussione nessun “fondamentale” del nostro modello di sviluppo, baloccandosi da beoti con l’aggettivo “sostenibile”, né intendono superare l’assetto tecno-capitalistico, contentandosi di correggerlo in senso sociale come socialdemocratici qualsiasi. Per questo motivo sono speculari ai cattolici centristi: perché, al netto delle moraleggianti tirate contro le ineguaglianze e le ingiustizie, l’apporto alla conservazione dell’esistente è equivalente all’incenso dei falsi chierichetti alla Casini. Questi sono moderati di nome e di fatto; quelli, i vendoliani, sono massimalisti fuori e borghesi dentro. Pieni di prosopopea, di maiuscole, di retorica, di “sogni”, di “narrazioni”, di misticismo dei poveri e degli afflitti, contriti, ottusi, sotto sotto nostalgici della vecchia falce e martello, democratici ma solo con chi è di sinistra e altruisti senza rispettare l’Altro da sé (i “fasci”). Però guardandosi bene dal muovere una critica, una sola, che vada in profondità, che intacchi le basi di un modo di vivere livellato e de-spiritualizzato. Illudendosi di essere, come sempre, la punta avanzata del progresso perché si infervorano e scaricano la propria impotenza su battaglie di second’ordine, come il riconoscimento delle coppie gay, l’immigrazione senza limiti e, immancabile nei secoli dei secoli, l’antifascismo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Porci&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alle somme. Il moderatismo è uno degli “ismi” più bufaleschi e buffoneschi in circolazione: scambia un dato caratteriologico, la moderazione, che attiene alla psicologia e al comportamento individuale e in quanto tale non è generalizzabile, con una rivendicazione d’identità politica che deve invece basarsi su idee e atti collettivi. Testimonia tutta la falsa coscienza di un ceto politico che non ha freni inibitori nello scannarsi e nell’azzuffarsi per depredare la cosa pubblica, e che per seguitare a farlo usa l’etichetta di moderato come uno scudo e un manganello. Come il lupo che si traveste da agnello. O come l’agnello che si maschera da lupo, facendo felice il lupo e continuando a farsi tosare e spolpare da vero agnello. Porci.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da La Voce del Ribelle del 10 fennraio 2011&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/02/la-moderorrea-italiana/"&gt;link di riferimento&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cenni e riferimenti&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1. «Sì è vero la legge è uguale per tutti ma per me è più uguale che per gli altri perché mi ha votato la maggioranza degli italiani», La Repubblica, 17 giugno 2003 &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2. Come l’indimenticato Cesare Previti: «Se vinciamo, stavolta non faremo prigionieri», Il Messaggero, 15 aprile 1996&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;3. Josè Mourinho, ex allenatore dell’Inter, pur con tutti i suoi difetti una grande verità una volta l’ha detta. Parlava di quello schifo che è diventato il calcio italiano, ma trasponendo il discorso alla politica il senso rimane intatto: «Io dovrei abbassare i toni? Abbassiamo i toni. Però, vi ricordo che è proprio abbassando i toni che c'è stata e si è sviluppata Calciopoli. Uno scandalo terribile, una vergogna. Ricordo che lavoravo in Portogallo, ma sapere che accadessero cose del genere nel mondo in cui lavoravo mi faceva mettere vergogna, avevo vergogna di dare da mangiare alla mia famiglia con un lavoro che in Italia era così sporco. Io non c'ero qui, ma adesso ci sono e sono onesto. Già, io sono arrivato in Italia onesto e me ne andrò da onesto: però, adesso abbassiamo i toni, così siete tutti più felici...», Il Corriere della Sera, 25 febbraio 2010&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-6619480124374527242?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/6619480124374527242/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/la-moderorrea-italiana.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6619480124374527242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6619480124374527242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/la-moderorrea-italiana.html' title='La &quot;moderorrea&quot; italiana'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-6346872764330635377</id><published>2011-02-21T16:05:00.000-08:00</published><updated>2011-02-21T16:05:01.974-08:00</updated><title type='text'>Il raglio del bavaglio</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«La conferenza stampa convocata oggi da Franca Equizi è parsa fin dal principio organizzata ad uso e consumo dei colleghi di Annozero. Equizi infatti annuncia di avere depositato il 17 febbraio un esposto alla procura di Venezia… perché, dice testualmente, altri esposti fatti a Vicenza non hanno avuto seguito. Segno si potrebbe pensare che forse non erano fondati». Si può cominciare con un commento un pezzo di cronaca alternando come in una fanzine del liceo fatti e commenti? Si può pensare che un cronista della TV, che non sia del Tg1 di Minzolingua o del Tg4 di Emilio Fido, si lasci andare ad un comportamento che mai dovrebbe caratterizzare un giornalista, non dico bravo, ma quanto meno decente? Al buon Tiziano Bullato di Tva Vicenza evidentemente qualche pensierino del genere deve essere frullato per la testa quando ieri più che un cronista sembrava un avvocato Matlock in salsa berica. Al grido silenzioso di tengo famiglia ha cercato di creare un cordone sanitario attorno alle vicende del senatore Alberto Filippi al quale consiglio di affidarsi a più dotati armigeri dello status quo berico. Certo l’argomento era scottante, certo ai piani alti avranno fatto chissà quali raccomandazioni visto che alla conferenza stampa si sono presentati quattro uomini della questura che «non hanno acquisito» con una procedura formale la documentazione presentata dalla Equizi, ma si sono limitati ad andare da quei giornalisti con i quali sono in buoni rapporti ad elemosinare la copia dei documenti, per evitare una figuraccia davanti alle telecamere della Rai. Lasciamo perdere la bullata relativa ad un eventuale procedimento contro Franca Equizi per ricettazione, procedimento che si incardina eventualmente con l’azione del magistrato, non certo per la decisione dell’agente della questura che si infila alla conferenza stampa come i compagni di classe sfigati alla festa delle medie. «Lei una volta ricevuto il materiale avrebbe dovuto consegnarlo alla polizia e non usarlo» tuona Bully dimenticandosi che Equizi lo ha inviato alla magistratura e non «l’ha usato» né scambiato con un bancarellaro di “Porta Portese”. Magari per una copia pirata de “Le pornomassaie fanno i gnocchi cor culo”. &amp;nbsp;D’altronde per capire che Tva ieri non ha mandato in onda che una bullata basta fare l’analisi logica dell’abbrivio del pezzo: «La conferenza stampa convocata oggi da Franca Equizi è parsa fin dal principio organizzata ad uso e consumo dei colleghi di Annozero. Equizi infatti annuncia di avere depositato il 17 febbraio un esposto alla procura di Venezia…». Ma dov’è il nesso? È come dire “le accuse sono pretestuose perché il caffé scotta” oppure “c’è un complotto contro Berlusconi perché Di Pietro si rade dal barbiere”. Eh, la strizza… Eppure di novità da raccontare in quelle carte ce ne sono. Basta sfogliarle. Ora ascoltate quella cosa là pubblicata da Tva e poi leggete &lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/02/filippi-le-carte-di-equizi-sul-cis-scuotono-la-politica/"&gt;ciò che ha pubblicato&lt;/a&gt; VicenzaPiù. Un pezzo di cronaca &lt;a href="http://www.vicenzapiu.com/leggi/filippi-alla-corde-stritolato-da-amici-e-nemici"&gt;e un commento&lt;/a&gt;. I fatti distinti dalle opinioni. Ma a Vicenza si preferisce la scuola Minzolini. Si può tranquillamente spezzare una lancia a favore di Filippi. Basta non confondere le acque. E soprattutto basta farlo con intelligenza. Touché, anzi Bullé.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/02/il-raglio-del-bavaglio/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-6346872764330635377?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/6346872764330635377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/il-raglio-del-bavaglio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6346872764330635377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6346872764330635377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/il-raglio-del-bavaglio.html' title='Il raglio del bavaglio'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-7210576127413168746</id><published>2011-02-21T11:32:00.000-08:00</published><updated>2011-02-21T11:32:29.499-08:00</updated><title type='text'>Confermato: Italia schiava degli Usa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Servi, servi, servi. Questo siamo per gli Americani, che giustamente trattano l’Italia da padroni in casa altrui. I cablo di Wikileaks pubblicati dall’Espresso e da Repubblica non sembrano lasciare adito a dubbi: il governo Berlusconi si è prostrato come uno stuoino davanti a tutte le richieste, pardon diktat, degli Stati Uniti. Intendiamoci: la battaglia ingaggiata dalla stampa repubblichina contro il ducetto di Arcore omette di ricordare che, pur se con minore facilità data la presenza dei guastafeste di estrema sinistra, anche un governo gradito a Carlo De Benedetti si sarebbe messo sull’attenti di fronte all’arroganza da panzer di Washington. Ma il servilismo di Roma è tanto peggiore proprio perché trasversale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La lista dei signorsì è lunga. Una selezione dei più indecorosi: in Afghanistan aumento stabile del numero di soldati da 2.600 a 4.200, invio di altri aerei ed elicotteri da combattimento, eliminazione dei “caveat” che impedivano l’impiego di nostre truppe al fianco dei marines in azioni offensive e, umiliandoci come i soliti italiani vigliacchi quali siamo, la perentoria richiesta di finirla di pagare tangenti in denaro a talebani e capi-tribù pur di evitare attentati. Riguardo l’Iran, l’impegno a non stipulare nuovi contratti, noi che siamo uno dei primi partner commerciali del paese degli ayatollah. Accettazione entusiasta, puntualmente verificatasi, di prigionieri provenienti dal carcere horror di Guantanamo, e non solo quelli precedentemente risiedenti in Italia, ma anche altri per i quali si è trovato un apposito escamotage giuridico (cioè se coinvolti in inchieste penali italiane). A Sigonella, mandare in porto la dislocazione dei Global Hawk, ricognitori teleguidati che possono spiare oltre le linee nemiche, già approvata dal governo Prodi. A Niscemi, in provincia di Caltanisetta, zittire la popolazione contraria all’antenna Muos, snodo di un sistema planetario di comunicazione per raggiungere i contingenti Usa in ogni parte del globo. A Camp Derby, ottenere rassicurazioni sullo stoccaggio delle cluster bomb, micidiali ordigni che una volta esplosi trasformano il terreno circostante un inferno di mine: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta conferma che non ci saranno problemi, e infatti, al trattato internazionale che mette al bando questa tipologia di bombe, manca ancora la firma del nostro paese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la questione che rende di un’evidenza tragicomica l’appecoronamento di Palazzo Chigi e della Difesa è l’extraterritorialità per le basi statunitensi presenti sul suolo italiano. I diplomatici Usa si ritengono soddisfatti per il felice esito della vicenda Dal Molin, la seconda caserma americana a Vicenza che riunirà la 173sima brigata di paracadutisti in qualità di sede dell’Africom (il comando per il quadrante africano). Siamo nel 2008, e sulla costruzione di Camp Ederle 2 pende il rischio che il Consiglio di Stato, chiamato a giudicare dal ricorso avanzato dai No Dal Molin sul presunto “interesse nazionale”, possa dichiarare l’operazione illegittima. Tranquilli, dice il ministro della difesa La Russa agli Americani preoccupati: se per caso i supremi giudici dovessero darci torto, troveremo comunque una soluzione. Non sarà necessario, perché gli illustri ermellini daranno via libera. Dal Pentagono però fanno sapere di esigere che nell’area della nuova base la sovranità territoriale sia americana. Attualmente questa vale solo per le basi costruite nel dopoguerra (come la Ederle 1), ma ora la Costituzione vieta di estenderla a quelle di nuova costruzione. Sono gli stessi yankee a escogitare la via d’uscita: far passare l’Africom, quindi il secondo insediamento, come la continuazione giuridica del primo, che ospita la Setaf, il vecchio comando per l’Europa Meridionale. In pratica, come ha ben scritto il Presidio No Dal Molin, «è come se un nipote pretendesse di aver diritto alla pensione del bisnonno deceduto, portandone lo stesso cognome». Letta accetta senza fiatare. Il disprezzo per la Carta costituzionale è tale che il suo compare La Russa s’inventa un’ulteriore trovata per garantire l’extraterritorialità di un’altra installazione militare in progetto a Gricignano d’Aversa, vicino Caserta, che radunerà i marinai della Sesta Flotta: un patto bilaterale ad hoc che permetta all’esercito Usa di essere totalmente indipendente nella sicurezza interna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ricapitoliamo: c’è un alleato, gli Stati Uniti, che pretende, impone e dispone delle nostre forze armate all’estero e del nostro territorio nazionale come più gli piace, fino a indurre il nostro governo a violare la Costituzione, legge fondamentale di uno Stato, l’Italia, ancora formalmente sovrano. E il governo italiano non solo non cerca di resistere, smussare o addivenire a un compromesso – quanto meno per salvare la faccia se non proprio la dignità nazionale – ma s’inchina a ogni volere anche il più inaccettabile e ricorre a ogni sorta di cavillo pur di obbedire. Senza chiedere nessuna contropartita, senza darsi alcuna premura di difendere l’interesse del proprio paese. Tutte cose sapute e risapute, benché sapientemente manipolate e fatte passare in sordina. Ma sempre cose che fanno ribollire il sangue. Soprattutto in tempi in cui si festeggia uno sgangheratissimo compleanno della Patria (quale? Quella eterodiretta dai Bush e dagli Obama?) ed è affidata a un comico, Benigni (l’ex Cioni Mario di Berlinguer ti voglio bene da anni normalizzatosi a giullare del perbenismo) l’esegesi dell’inno nazionale al festival di Sanremo. Non sono solo canzonette: siamo solo canzonette. Siamo la parodia di una nazione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da www.ilribelle.com del&amp;nbsp;21 febbraio 2011&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/02/confermato-italia-schiava-degli-usa/"&gt;link di riferimento&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-7210576127413168746?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/7210576127413168746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/confermato-italia-schiava-degli-usa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7210576127413168746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7210576127413168746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/confermato-italia-schiava-degli-usa.html' title='Confermato: Italia schiava degli Usa'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3189208843197295930</id><published>2011-02-18T20:28:00.000-08:00</published><updated>2011-02-20T17:24:48.033-08:00</updated><title type='text'>Affaire Cis e sponsor fantasma: da Filippi a Signorin bufera sulla Lega</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Vicenza e provincia è in arrivo una vera e propria bufera politica che potrebbe concentrare sul Carroccio la sue sferzate. Al momento nel vortice mediatico sono finiti Massimo Signorin e Alberto Filippi, rispettivamente vicesindaco di Arzignano e senatore della Repubblica. Il primo &lt;a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2011/18-febbraio-2011/fisco-signorin-indagato-nascosti-500-mila-euro--19042244284.shtml"&gt;è sotto accertamento&lt;/a&gt; dal parte della GdF berica per «evasione fiscale totale e distruzione di documenti contabili». L'azienda di famiglia del secondo invece è finita sotto la lente della magistratura penale vicentina per un presunto giro di sponsorizzazioni fantasma. Sponsorizzazioni che ruoterebbero attorno al faccendiere arzignanese Andrea Ghiotto, uno dei volti più noti della maxi inchiesta per evasione fiscale nel settore concia della Valchiampo denominata Dirty Leather. I giornali locali &lt;a href="http://supporto01.blogspot.com/2011/02/i-nomi-delle-societa-coinvolte.html"&gt;di ieri&lt;/a&gt; hanno pubblicato un lungo elenco delle aziende coinvolte, ma non sono stati indicati i nomi dei soggetti eventualmente colpiti da uno o più avvisi di garanzia; la stessa incertezza vale anche per l'onorevole Filippi, mentre della indagine a carico di Signorin è stato dato ampio risalto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;POLEMICA DI SETTEMBRE.&lt;/b&gt; Signorin, che riveste anche la carica di consigliere provinciale sempre del Carroccio, &lt;a href="http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/459_news/183367_arzignanoconciasignorinsi_dimetta/"&gt;nel settembre&lt;/a&gt; dello scorso anno era stato al centro di una durissima contesa politica dopo che durante la trasmissione Presa Diretta su Rai 3, aveva in qualche modo giustificato l'evasione fiscale. All'epoca le minoranze di centrosinistra chiesero le sue dimissioni, ma la maggioranza fece quadrato attorno a lui.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;IL SENATORE.&lt;/b&gt; Ancora diversa è la posizione del senatore leghista Filippi. Anche quest'ultimo era stato oggetto &lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2010/09/arzignano-bufera-sulla-maggioranza-dopo-gli-scoop-di-presa-diretta/"&gt;dell'indagine giornalistica&lt;/a&gt; di RaiTre, ma all'epoca non emersero dettagli penalmente rilevanti. Dai quotidiani di ieri invece si è appreso che la magistratura starebbe vagliando la posizione di Unichimica, l'azienda di famiglia specializzata nella fornitura di prodotti per le concerie. Non si sa al momento se Filippi o altri suoi familiari siano sottoposti ad indagine penale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;AFFAIRE CIS.&lt;/b&gt; Sempre dalla lettura dei quotidiani di ieri emerge che tra le aziende che avrebbero concesso sponsorizzazioni alle società di Ghiotto, riprendendo poi indietro parte delle stesse senza contabilizzarle, ci sarebbe la lombarda Immobiliare Arco. Quest'ultima è una srl di Brescia che sarebbe in trattativa con Cis spa. Una compagnia berica a prevalente capitale pubblico che dovrebbe realizzare un chiacchieratissimo centro merci a Montebello Vicentino. L'operazione (l'intero piano è pari a 500.000 metri quadri), bollata dai detrattori come una colossale speculazione edilizia, ha registrato il massimo della contestazione quando si è saputo che in una parte del comparto originariamente pensato per l'interporto potrebbe essere realizzato un centro commerciale &lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/23/veneto-la-giunta-regionale-rende-edificabili-i-terreni-del-senatore-leghista/87969/"&gt;di 80.000&lt;/a&gt; metri quadri. Una fattispecie che potrebbe generare una plusvalenza immobiliare di non poco conto per i privati (proprio i Filippi), che dopo un travagliato accordo con Cis spa, hanno avuto o stanno per avere la disponibilità di una superficie ad uso commerciale e logistico pari a 250.000 metri quadri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;L'EX LEGHISTA "PASIONARIA".&lt;/b&gt; In questo contesto agitato si inserisce così Franca Equizi. Un ex consigliere municipale leghista al comune di Vicenza (socio di Cis spa), espulso dal Carroccio. Equizi da anni &lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2010/06/mercimonio-politico-e-squallore-istituzionale/"&gt;si batte&lt;/a&gt; «contro la speculazione edilizia legata al Cis» tanto che per lunedì 21 febbraio ha annunciato una conferenza stampa nella quale dovrebbe rivelare «particolare clamorosi» proprio sull'affare Montebello. A palazzo Nievo, sede della provincia (un altro fra i soci del Cis) si vocifera infatti di un possibile esposto alla procura di Vicenza condito con particolari scottanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;L'ARRESTO.&lt;/b&gt; Tant'è che sembra non esserci pace per il Carroccio berico. Quest'ultimo infatti a fine gennaio ha dovuto patire anche l'arresto &lt;a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=135650&amp;amp;sez=HOME_INITALIA"&gt;di Alessandro Costa&lt;/a&gt;. Ex assessore leghista alla sicurezza a Barbarano Vicentino (è stato espulso dal partito peraltro) il 38enne, che di mestiere fa il vigile urbano, secondo la procura di Padova è tra i gestori di un ramificato giro di squillo. La decisione dell'uomo di tenere per sé comunque la carica di consigliere comunale senza rassegnare le dimissioni ha mandato in subbuglio la maggioranza di centrodestra che regge le sorti dell'esecutivo di Barbarano. Un esecutivo nel quale il primo cittadino leghista Roberto Boarìa, non ha preso le distanze il suo ex collega di giunta, proteggendolo &lt;a href="http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/457_news/181092_barbaranoconsiglio_lampo_senza_costa_ma__polemica/"&gt;da uno scomodo&lt;/a&gt; dibattito in aula.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/02/affaire-cis-e-sponsor-fantasma-da-filippi-a-signorin-bufera-sulla-lega/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3189208843197295930?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3189208843197295930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/affaire-cis-e-sponsor-fantasma-da.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3189208843197295930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3189208843197295930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/affaire-cis-e-sponsor-fantasma-da.html' title='Affaire Cis e sponsor fantasma: da Filippi a Signorin bufera sulla Lega'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-8353027553312622102</id><published>2011-02-18T11:52:00.000-08:00</published><updated>2011-02-18T11:52:39.292-08:00</updated><title type='text'>I nomi delle società coinvolte</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La società che avrebbe versato di più in sponsorizzazioni a Grifo Arzignano srl sarebbe stata Galbiati e partners srl di Verona: 8 milioni 320 mila euro, con retrocessione dell'86% pari a 7 milioni 155 mila euro 2. Samia spa di Arzignano, per anni main sponsor della squadra di calcio a 5: dal 2003 al 2009 avrebbe versato 2 milioni e 620 mila euro (vedendosi restituire da in nero 1 milione e 746 mila) 3. Pasubio spa di Arzignano 2 milioni (1,6 milioni) 4. Arzignanese srl di Arzignano: 1 milione e 900 mila euro (1,5 milioni) 5. Tfl Italia spa di Milano: 1 milione e 300 mila (1 milione e 79 mila) 6. Pressing srl di Montorso: 1 milione 218 mila (974 mila) 7. Unichimica srl di Torri di Quartesolo: 970 mila (873 mila) 8. Alcyone sas: 900 mila (774 mila) 9. Faeda spa di Chiampo: 505 mila (454 mila) 10. Pfcmna spa: 500 mila (re- trocessione totale) 11. Adler di Marana Lino &amp;amp;C. srl di Arzibgnano: 427 mila (341 mila) 12. Master spa di Lonigo: 400 mila (320 mila) 13. Osmo srl di Arzi- gnano: 390 mila (312 mila) 14. Fibipel srl di Chiampo: 356 mila (retrocessione dopo l'acquisto di giocatori per circa 190 mila euro) 15. Gold incastonatura snc di Vicenza: 270 mila (totale) 16. F.lli Marinello srl di Selvazzano: 249 mila (224 mila) 17. Flora spa di Arzignano: 240 mila (216 mila) 18. Immobiliare Arco srl: 180 mila (162 mila) 19. Uniderm srl di Arcugnano: 105 mila (94 mila) 20. Micra srl di Arzignano: 100 mila (80 mila) 21. Essegi 2 srl di Arzignano: 100 mila (80 mila) 22. Fra.Mi srl di Vicenza: 95 mila (85 mila) 23. Italmarmi group srl di Chiampo: 93 mila (74 mila) 24. Pell &amp;amp;Co società cooperativa di Arzignano: 90 mila (72 mila) 25. Dal Lago Pierluigi lavorazione ferro di Lonigo: 84 mila (67 mila) 26. Mekoll srl: 80 mila (64 mila) 27. Top leather srl di Arzignano: 70 mila (totale) 28. Ilenpell srl di Montebello: 68 mila (54 mila) 29. Corichem srl di Arzignano: 65 mila (58 mila) 30. Polar srl di Arzignano: 65 mila (52 mila) 31. Edilipiazza srl di Arzignano: 60 mila (30 mila) 32. Autovega srl di Arzignano: 60 mila (48 mila) 33. Lydra srl di Brendola: 60 mila (48 mila) 34. Hotel Principe srl di Arzignano: 59 mila (totale) 35. V.T.N. Europe spa di Pojana M.: 56 mila (44 mila) 36. G.E.M.M. automation service sas di Lonigo: 54 mila (43 mila) 37. Stelpel srl di Arzignano: 50 mila (40 mila) 38. FM srl di Trissino: 50 mila (40 mila) 39. Verza Antonio srl di Arzignano: 45 mila (36 mila) 40. Ortopedia sanitaria Rensi di Arzignano: 45 mila (36 mila) 41. Tiesse nord srl di Arzignano: 43 mila (34 mila) 42. Celme srl di Montebello: 40 mila (32 mila) 43. Coriumchem srl ora Spring Tannery srl: 40 mila (36 mila) 44. Luma srl di Trissino: 40 mila (32 mila) 45. T.F.P. snc di Zermeghedo: 40 mila (32 mila) 46. Mardegan Rossetto snc di Monselice: 38 mila (30 mila) 47. Unionpelli srl di Arzignano: 35 mila (18 mila) 48. Di.A.Ma pellami srl di Chiampo: 35 mila (28 mila) 49. Protec srl di Vicenza: 31 mila (24 mila) 50. Leonardo srl di Vicenza: 31 mila (24 mila) 51. Sicura srl di Vicenza: 31 mila (24 mila) 52. Caneva '937 srl di Arzignano: 30 mila (24 mila) 53. Molon Paolo di Arzignano: 30 mila (24 mila) 54. World leather srl di Montorso: 28 mila (22 mila) 55. Pro.Chimica service snc: 25 mila (20 mila) 56. Trading leather srl di Chiampo: 20 mila (16 mila) 57. Storti Carla assemblaggi di Brendola: 20 mila (16 mila) 58. Elettrocasa 2 srl di Arzignano: 18 mila (14 mila) 59. Emmevi snc di Arzignano: 9 mila (7 mila) 60. Orovicenza di Picaro Cristina di Arcugnano: 8 mila (7 mila).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 18-02-2011; pagina 20&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-8353027553312622102?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/8353027553312622102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/i-nomi-delle-societa-coinvolte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8353027553312622102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8353027553312622102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/i-nomi-delle-societa-coinvolte.html' title='I nomi delle società coinvolte'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4902678349562840097</id><published>2011-02-11T10:36:00.000-08:00</published><updated>2011-02-11T10:36:12.014-08:00</updated><title type='text'>La Lega, Bossi e il futuro dei ribelli vicentini</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A due giorni dal ballottaggio che eleggerà il nuovo segretario provinciale della Lega Nord vicentina, i bookmakers danno per favorita la Busetti (appoggiata dal duo Finozzi-Dal Lago) sullo sfidante Grande, candidato dei ribelli di Lovat. E si capisce: la sindaco di Thiene è un’esponente della vecchia oligarchia, ha il doppio degli anni di Grande, rappresenta la continuità rispetto al correntismo senza idee. Con lei, insomma, anche gli sconfitti del primo turno, la Bizzotto e Stefani che avevano puntato su Fongaro, possono in teoria trovare un accordo per il dopo. Ma, come pare dalle voci di corridoio, i voti di Filippi erano già andati a lei e se quelli che fanno capo alla Bizzotto dovessero marcare visita al voto di domenica all’hotel Viest, se dovesse vincere la sua potrebbe essere una vittoria nient’affatto schiacciante. O potrebbe anche perdere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’esito dipenderà, in sostanza, da quanti saranno e da come voteranno i sostenitori dello scartato Fongaro. Il differenziale soppeserà il valore politico della rivolta Lovat-Grande, che in ogni caso hanno già conseguito un risultato importante: «sia che vinciamo, sia che perdiamo, la coscienza del movimento leghista è cresciuta», secondo le parole di Lovat sul Gazzettino di oggi. Tradotto: si è imposta all’attenzione del Carroccio, soffocato da una cronica mancanza di democrazia interna, la necessità di un ricambio. Basato non sulla pura e semplice sostituzione di una classe dirigente con un’altra uguale e contraria, ma sulle idee, passate via via in secondo piano per l’assalto alla caréghe e per una gestione del partito sprofondata in una permanente lotta fra ras locali. Una tara antica quanto la Lega stessa. E con un colpevole preciso: Umberto Bossi. Lo spiegava già il compianto Gianfranco Miglio in quell’aureo libretto che ha titolo “Io, Bossi e la Lega”: «Raramente [il Senatùr] ha avuto la mano felice nello scegliere i suoi collaboratori, sia al suo livello che sul territorio. E soprattutto non ha avuto la pazienza e l’energia necessarie che covavano o esplodevano nella periferia della Lega. Dovendo scegliere fra una persona integra ma scomoda, e un’altra più maneggevole perché dotata di una buona coda di paglia, ha quasi sempre optato per la seconda».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa sollevazione in piccolo, tutta vicentina, vincente o perdente che risulti sul piano dei numeri, dovrà dimostrare in futuro di voler mettere in discussione il peccato originale, l’obbedienza cieca e canina, indegna di uomini liberi, a un vertice romanizzato e poltronaro. Nel ventennale della fondazione della Lega Nord (l’unione delle varie leghe settentrionali) che si celebra proprio questo mese, i segni d’insofferenza per il giogo al carro del piduista e affarista Berlusconi nella pancia del partito si fanno sempre più forti. Tanto che ieri ne ha dato conto, parlando di una voglia di tornare alle origini, persino il Corriere della Sera, negli ultimi anni sdraiato come una sogliola ai piedi del verbo tremontiano-leghista interprete delle partite Iva e delle pmi. E’ fisiologico e giusto che il rinnovamento parta dal basso, ma sarebbe una grave colpa da addossare ai suoi animatori se non puntasse in alto. Chiaramente è comprensibile che per ragioni tattiche i ribelli rendano ossequio alla somma autorità di Bossi e dei suoi proconsoli veneti Zaia e Gobbo. Ma si rivelerebbero un bluff se non facessero almeno il tentativo di porre la questione generale che potremmo riassumere col detto secondo cui “il pesce comincia a puzzare dalla testa”. Gradualmente e con le armi della dialettica, con un Bossi avviato alla pensione e un berlusconismo agonizzante, la prova a cui sono chiamati potrebbe non finire con una cacciata per ordini superiori, come è accaduto a tutti coloro che in passato nella Lega hanno osato pensare col proprio cervello. Come per esempio è successo, per stare a Vicenza, alla leghistissima ma indipendente Franca Equizi. Insomma, quello di Lovat e soci potrebbe essere un primo passo perché il Carroccio torni ad essere una forza politica popolare e utile al paese. Non una centrale della partitocrazia, che ne costituiva il nemico iniziale (ricordate?) e che invece l’ha risucchiata e inglobata rendendola indistinguibile, nei suoi alti papaveri romani e locali, dagli altri partiti-mafie.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Alessio Mannino&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/02/la-lega-bossi-e-il-futuro-dei-ribelli-vicentini/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4902678349562840097?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4902678349562840097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/la-lega-bossi-e-il-futuro-dei-ribelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4902678349562840097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4902678349562840097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/la-lega-bossi-e-il-futuro-dei-ribelli.html' title='La Lega, Bossi e il futuro dei ribelli vicentini'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4594372125984413380</id><published>2011-02-10T08:38:00.000-08:00</published><updated>2011-02-10T08:46:31.218-08:00</updated><title type='text'>Ci rivedremo a Filippi? Lo dirà un "beau geste"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sulla stampa molto si è parlato del caso Cis. Durante le ultime settimane poi ha tenuto banco il “beau geste” che Alberto Filippi, senatore del Carroccio, annuncia urbi et orbi: vendere una maxi area di proprietà della famiglia nel comune di Montebello Vicentino, già interessata da un cambio d'uso da agricolo a commerciale-logistico, prima che la medesima area possa essere benedetta anche dal necessario nullaosta annonario della regione Veneto utile per ospitare una grande struttura di vendita. Struttura che sarebbe ospitata su 60-80.000 metri quadri, su 250.000 metri quadri di area privata complessiva. Un'area alla quale ne è affiancata una di pari grandezza di proprietà di Cis, una spa a prevalente capitale pubblico sul fondo della quale dovrebbe nascere un sempre meno probabile polo logistico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tale “beau geste” da parte di Filippi, sarebbe dettato dalla volontà di non lucrare sul combinato tra cambi d'uso e licenza commerciale il quale conferirebbe un plusvalore alla intera operazione di una quarantina di milioni di euro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora Filippi sa che da sempre sono contrario a questa operazione, anche prima che intervenisse nell'affare la società della sua famiglia. I motivi sono di natura prettamente urbanistica. Ma il nodo che il senatore deve sciogliere è un altro. La querelle non sta in piedi solo se il senatore ci lucra o meno. La querelle starebbe in piedi anche se il senatore, per ipotesi, vendesse il lotto allo stesso prezzo al quale lo ha comperato. Perché quella differenza, quei quaranta milioni in più, se li cuccherebbe de facto chi subentra. Il quale farebbe un affare comperando a poco prezzo un'area che vale oro. Di conseguenza i sospetti al posto che volar via da Filippi continuerebbero ad aleggiare su di lui e pure sull'acquirente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quei quaranta milioni di euro di plusvalore infatti, sempre che 40 siano, sono in realtà il risultato di due azioni combinate. Uno, il cambio tout court della destinazione d'uso dell'area. Due, il fatto che la famiglia Filippi, a costo zero, abbia permutato il lotto meno pregiato (quello appiccicato alla ferrovia) con quello più ambìto, attaccato alla statale. Si tratta quindi di un potenziale plusvalore derivante non dal buon uso del capitale privato, bensì dal trasferimento, seppur indiretto, di asset collettivi a beneficio di privati. Se quindi speculazione doveva essere, anche per ripianare i debiti di Cis, perché la speculazione non l'ha fatta l'ente pubblico? Ergo, se Filippi vuole davvero fare un “beau geste” e rinunziare a cotanta cuccagna dovrebbe vendere a prezzo di costo i suoi terreni proprio a Cis spa, la quale una volta ottenuta la licenza dalla regione, potrebbe rivendere a terzi facendo lucrare gli enti pubblici: un esito tristissimo sul profilo ecologico, meno per le casse della collettività. Tale operazione per di più cancellerebbe il debito accumulato in anni di una gestione sciagurata della spa pubblica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Epperò c'è un'altra considerazione da fare. Siamo sicuri che il mero cambio di destinazione d'uso da agricolo a commerciale-logistico, pur senza licenza annonaria, non comporti di per sé un prelibato plusvalore? Di più. Viviamo in tempi bui. A livello nazionale assistiamo ogni giorno a storie di intrecci perversi tra politica ed affari. Fiduciarie, società off-shore, paradisi fiscali, conti cifrati sono divenuti termini quasi abituali nel vissuto comune collettivo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Proprio in questo contesto, un semplice cittadino potrebbe fare questo ragionamento: “ma chi ci garantisce che una eventuale plusvalenza, che si venda o meno con la licenza commerciale, non possa giungere alla famiglia Filippi anche col tramite di fiduciarie o società schermo”? In forma lecita sia ben chiaro, nessuno qui accusa nessuno. Si tratta solo di una richiesta di chiarimenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alberto Filippi a differenza di tanti suoi compagni di partito nel Carroccio, specie tra i big, è uno che non si nasconde dietro ad un dito. Affronta le questioni di petto e non ha paura di esprimere il suo punto di vista. Io credo che vorrà farlo soprattutto dopo questo post. Se poi dovesse decidere di vendere la sua area allo stesso prezzo di costo, ovvero d'acquisto, proprio a Cis spa, allora sì la sua comunità dovrebbe ringraziarlo per un gesto di grande eleganza e di grande responsabilità. Il tempo parlerà per tutti. Ci rivedremo a Filippi?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/02/ci-rivedremo-a-filippi-lo-dira-un-beau-geste/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4594372125984413380?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4594372125984413380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/ci-rivedremo-filippi-lo-dira-un-beau.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4594372125984413380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4594372125984413380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/ci-rivedremo-filippi-lo-dira-un-beau.html' title='Ci rivedremo a Filippi? Lo dirà un &quot;beau geste&quot;'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-1933054053371809008</id><published>2011-02-08T16:17:00.000-08:00</published><updated>2011-02-08T16:18:06.529-08:00</updated><title type='text'>Cis, se vende senza licenze Filippi ci “rimette” 40 milioni</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Domanda delle cento pistole. Quale persona di senno rinuncerebbe a una somma che si aggira sui 40 milioni di euro pur di mantenere il seggio in Senato e potere guardare tutti negli occhi, soprattutto i suoi avversari, lanciando il guanto di sfida all'insegna dell'interrogativo: «Provate voi se avete il coraggio?».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il senatore Alberto Filippi sulla vicenda del Cis sta davvero attraversando momenti a dir poco imbarazzanti. Da un lato gli amici-avversari Sergio Berlato ed Elena Donazzan (il primo europarlamentare, la seconda assessore regionale del Pdl) gli muovono battaglia sostenendo il «no a nuove e ulteriori autorizzazioni all'ampliamento delle superfici da destinare alla grande distribuzione commerciale», all'indomani del via libera dato dalla giunta guidata da Luca Zaia, che consente al parlamentare di passare all'incasso dopo la trasformazione dell'area Cis da logistico a commerciale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il ragionamento sotteso dei due pidiellini è che Filippi ha operato una speculazione immobiliare che gli consente di staccare una forte plusvalenza. Nello stesso tempo, però, ed ecco spiegato perché il senatore della Lega è davvero tra due fuochi, i famigliari e suoi professionisti gli dicono di attendere a vendere l'area il giorno in cui sarà dotata di licenze, perché allora sì che farà una scorpacciata di quattrini. Tutti guadagnati lecitamente. Appunto sui 40 milioni (ma l'ultima stima si aggira addirittura sui 45 milioni di euro) che consentirebbero al senatore e ai famigliari di vivere tranquilli tra due guanciali per generazioni. Insomma, il consiglio è che abbandoni la politica parlamentare nella quale è impegnato dal 2006, quando l'area del Cis i Filippi l'avevano già acquistata in contanti dopo avere dato in garanzia alla banca i propri beni per farci sopra la nuova azienda.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Invece poi è successo che i comuni limitrofi, soprattutto Montebello, hanno cambiato idea, anche perché nel frattempo la logistica ha sentito la crisi economica, e i maggiori azionisti dell'area Cis (Provincia su tutti) hanno cominciato a preoccuparsene perché dietro l'angolo se non fosse stata mutata la destinazione d'uso c'era il fallimento. Nel mezzo c'è il povero, si fa per dire, Filippi, che da un lato si sente dire dagli alleati-avversari di avere brigato per trasformare l'area in commerciale, quando il senatore replica che l'interesse vero l'avevano gli enti pubblici. Certo, anche lui ci guadagna, per carità, ma dovendo poi acquistare altra terra per trasferire la sua azienda chimica da Torri di Quartesolo, alla fine della fiera farà patta qualora dovesse vendere - come ha promesso - senza licenze.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dall'altro lato, lo stesso Filippi deve far fronte ai congiunti e ai professionisti che l'assistono e che gli dicono che “è mona” per non dare un calcio alla politica e vendere con le licenze i 220 mila metri quadrati del Cis incamerando una plusvalenza stratosferica che consentirà prima di tutto a lui - e alla bella Monica che presto sposerà -, e poi ai famigliari, di vivere alla grande. Per sempre, in ossequio alla legge.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E lui, il senatore-imprenditore prestato alla politica? Va avanti imperterrito perché dice che per lui la parola d'onore non ha prezzo. Una rarità, visti i tempi. Perché comunque i Filippi sono benestanti e perché non si vive di solo pane. E poi vuoi mettere un politico che dice di no a una montagna di soldi? Non lo si trova tutti i giorni. «Per me è una soddisfazione, la parte idealista che convive in me è prevalente - ripete -, per questo Berlato e la Donazzan prima di parlare dovrebbero conoscere come stanno le cose. A meno che non parlino per partito preso».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ivano Tolettini&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 29 gennaio 2011; pagina 27&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-1933054053371809008?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/1933054053371809008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/cis-se-vende-senza-licenze-filippi-ci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/1933054053371809008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/1933054053371809008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/cis-se-vende-senza-licenze-filippi-ci.html' title='Cis, se vende senza licenze Filippi ci “rimette” 40 milioni'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3854097008717089670</id><published>2011-02-07T16:21:00.000-08:00</published><updated>2011-02-07T16:21:39.277-08:00</updated><title type='text'>Lega al ballottaggio, ribelli alla prova</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A svelare quale sarà l’esito finale dei posizionamenti nonché dei rimescolamenti fra correnti e gruppi personali nella Lega Nord vicentina, sarà solo il ballottaggio per il posto di segretario provinciale. Un ballottaggio fra Bobo Grande e Mary Busetti che è già in calendario per domenica 13 febbraio. Può sembrare banale ricordare quello che è un dato scontato in tutti i partiti democratici; ma non è affatto banale se si parla del Carroccio che democratico, al suo interno, non è mai stato. Non nell'accezione formalmente corretta della parola. Cioè osservando la regola di elezioni dal basso che giungano a scegliere i dirigenti fino al vertice più alto attraverso il voto. Lo scontro tra le sue fila, il partito padano, lo ha sempre inteso come una zuffa permanente, benché occultata, fra ras locali e bande al seguito. L'esistenza dei quali deve passare al vaglio della volontà divina del sommo Capo Umberto Bossi. Divergenze programmatiche o di natura ideologica? Nessuna. Soltanto feroci rivalità fra caporioni, che quando non sono dovute ad ambizioni puramente egoistiche, spesso riflettono interessi clientelari o di certi imprenditori amici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ribellione di Davide Lovat e di Grande ha costituito una novità positiva perchè per la prima volta, almeno a nostra memoria, ha messo in campo ragioni progettuali, idee insomma (ritorno al venetismo, riscoperta della questione sociale, no alla cementificazione commerciale). Va reso merito all’ideologo Lovat di aver attaccato la nomenclatura degli Stefani e delle Dal Lago con argomenti, invece di dare l’assalto alla segreteria non dicendo nulla di diverso dagli avversari, ripetendo così l’ennesima, sudicia lotta per il potere. C’è chi sostiene che i ribelli in realtà ne stiano cavalcando una uguale e contraria, ma sapendo abilmente contraffarla col richiamo al leghismo delle origini. E anche se fosse? Se vincesse Grande sarebbe comunque una conquista per la Lega. Nella quale invece di celebrare il solito congresso-farsa, in cui si alza un gran polverone che poi viene messo sotto coperta dando a ognuno dei soliti quattro capi-bastone una fetta della torta, la vittoria verrebbe assetgnata ad una parte che vivaddio si fa portavoce di istanze popolari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché il punto centrale della contestazione di Lovat è sacrosanto: i leghisti vicentini da troppo tempo vanno appresso a signorotti che il leghismo lo intendono esclusivamente come una riserva elettorale su cui fare carriera e accumulare privilegi. Manu Dal Lago, ex liberale, con la testa è sempre alla sua lista civica da buttare nella mischia per diventare sindaco di Vicenza (con l’immancabile collaborazione del fido omologo di sinistra Ubaldo Alifuoco). Stefano Stefani, che con la sconfitta del suo Fongaro al primo turno congressuale si è preso una bella scoppola, passa da una poltrona romana all’altra. Dietro di lui, ma sempre più davanti a lui, si scalda la Bizzotto, per ora confinata a Strasburgo. Alberto Filippi vorrebbe farci credere di essere roso da dubbi amletici: vendere o non vendere l’area di sua proprietà a Montebello? Vorrebbe farci credere, l’imprenditore di Unichimica, che guadagnerebbe la bellezza di 40 milioni di euro solo dopo che siano state rilasciate le licenze per costruirvi, quando invece è ovvio che la plusvalenza è data dal cambio di destinazione d’uso da agricolo a commerciale a cui la giunta regionale di Zaia ha dato via libera di recente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice: ma Paolo Franco, che gioca un gioco suo ma che molti danno come più vicino alla Dal Lago, favorirebbe Grande, suo vice nella segreteria in scadenza. Anche qui: embè? Ammesso (e non concesso) che sia così, quel terzo di votanti andato a Grande non può essere considerato un voto meramente manovrato. A meno di non ritenere proprio i leghisti più scontenti un branco di soldati cretini. Inoltre, è stata la Dal Lago a fare di tutto per far espellere Lovat e Grande, minaccia rientrata dopo la loro affermazione al primo voto del congresso. Infine, se dovessimo dar comunque credito all’ipotesi machiavellica di una Manuelona che nell’ombra spinge i ribelli ma che per coprirsi ne reclama l’espulsione, ora ci aspetteremmo che cercasse, non sarebbe la prima volta, del resto, l’accordo sottobanco con Stefani &amp;amp; Company per far fuori gli “utili idioti” e restare padrona del campo con una Busetti eletta plebiscitariamente ammassando i voti suoi e di tutte le altre fazioni, Filippi compreso (il più ostile a Lovat e ai suoi). Il che porterebbe i fronti ad una guerra totale fra vecchia oligarchia e nuova Lega di battaglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede, il fronte ribelle ha tutto da guadagnare nel perseguire con decisione la strada della contrapposizione netta ai feudatari di ogni risma, si chiamino Dal Lago, Stefani o Filippi. La ragione stessa dell’insurrezione sta infatti proprio nell’aver messo pubblicamente in discussione gli equilibri, le pastette e i personalismi di stampo democristiano del Carroccio berico. Durante questa settimana che manca al ballottaggio, siamo curiosi di vedere quali segnali manderanno, per capire se quella strada sarà battuta fino in fondo. Hasta la victoria siempre, rebeldes!&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/02/lega-al-ballottaggio-ribelli-alla-prova/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3854097008717089670?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3854097008717089670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/lega-al-ballottaggio-ribelli-alla-prova.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3854097008717089670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3854097008717089670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/lega-al-ballottaggio-ribelli-alla-prova.html' title='Lega al ballottaggio, ribelli alla prova'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-5344029398734246013</id><published>2011-02-03T09:42:00.000-08:00</published><updated>2011-02-03T09:42:08.438-08:00</updated><title type='text'>Marghera come la Somalia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«... A questo punto è ipotizzabile pensare che Marghera sia ben più di un disgraziato sito per lo stoccaggio di reflui nocivi. Marghera ha l’odore di un vero e proprio santuario tossico le cui cripte non possono aperte. Se la cosa accadesse potrebbe venir fuori la stessa melmosa realtà che è già emersa in altre realtà industriali del nord in cui lo smaltimento illegale dei rifiuti non è una eccezione. È la norma in un mondo industriale infetto da un virus letale. Un virus per il quale le imprese, la maggior parte, non possono fare gli utili che programmano, se non smaltiscono irregolarmente, se non evadono il fisco, se non lesinano sulla sicurezza, se non trovano scorciatoie di comodo col favore della politica e delle istituzioni. Insomma aprire questo vaso di Pandora veneziano significherebbe mettere alle corde un intero sistema culturale prima che produttivo. E di fronte ad un blocco sociale così compatto e diffuso non c’è magistratura che tenga. Arzignano docet». Ho usato queste parole per chiudere l’ultimo capitolo della mia inchiesta sull’affaire Marghera. L’inchiesta è stata pubblicata. Ma al di là delle peripezìe giudiuziarie un giorno mi piacerebbe che in questa città si discutesse di un tema ancor più dirimente. Questa non è solo una storia di malaffare vero o presunto. In questa piccola grande storia vicentina c’è tutta la contraddizione nella quale la società occidentale ha portato il resto del globo. Si possono fare inchieste, approfondimenti, si può chiamare Marco Travaglio, Report, Exit, il Guardian; si può fare appello ad un tir di premi Pulitzer. Ma i giornalisti, se fanno bene il loro mestiere, raccontano i fatti, spiegano le dinamiche. Ma c’è un altro piano da considerare, più profondo. Tutti quanti dobbiamo domandarci dove vogliamo arrivare. In una società dove l’unico senso è dato &lt;a href="http://www.girodivite.it/Il-denaro-sterco-del-demonio-di.html"&gt;dal denaro&lt;/a&gt;, è normale che episodi del genere si verifichino. Mutatis mutandis la storia di Marghera non è poi tanto diversa da quella dei rifiuti finiti &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=rtsngdLYbAA"&gt;in Somalia&lt;/a&gt;. Io credo che siano il modello di sviluppo e la cifra culturale ad essere ormai fuori scala. Ma su queste cose dovremmo cominciare ad interrogarci solo dopo avere fatto un serio esame di coscienza che al momento è impossibile. I cattivoni di turno alla fine non sono null’altro che gli incaricati, bene remunerati, di una società ipocrita che non vuole vedere i prodotti di scarto, necessari per mantenere in vita il suo way of life sempre più precario per altro. In realtà il mondo nella sua accezione economica non è che un planetario falso in bilancio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/02/marghera-come-la-somalia/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.vicenzapiu.com/files/settimanale/206.pdf"&gt;SCARICA VICENZAPIÙ DEL 28-01-2011&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-5344029398734246013?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/5344029398734246013/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/marghera-come-la-somalia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/5344029398734246013'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/5344029398734246013'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/02/marghera-come-la-somalia.html' title='Marghera come la Somalia'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4286644972276510314</id><published>2011-01-27T15:40:00.000-08:00</published><updated>2011-01-27T15:48:18.777-08:00</updated><title type='text'>Vera svolta? La Lega vicentina va a congresso</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Finora la Lega Nord è stata un partito con una sola legge: Bossi ha sempre ragione. La ferrea e adorante obbedienza al Senatùr, unita alla progressiva, vistosa espansione di potere negli enti locali, nelle società pubbliche e nelle fondazioni bancarie, ne ha fatto una sorta di neo-Dc in salsa leninista. Ma dietro la facciata di granitica compattezza, da anni si è sedimentata e incancrenita una realtà ben diversa: dai vertici giù a cascata fino all’ultimo circolo territoriale, si combattono feroci guerre per bande, fra ras e capi-bastone che si contendono e spartiscono tessere, cariche, candidature e poltrone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Guerra per bande&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il congresso provinciale che, salvo sorprese e rinvii dell’ultimo momento, dovrebbe tenersi domenica 30 gennaio in Fiera a Vicenza ne è un esempio: da una parte l’ex presidente di Vi-Abilità Carlo Fongaro, uomo dei leghisti della prima ora, il fronte Stefani-Schneck-Bizzotto; dall’altra Maria Rita Busetti, sindaco di Thiene, candidata ufficialmente dall’assessore regionale Marino Finozzi ma dietro alla quale sta la dama di ferro Manuela Dal Lago (appoggiata anche dall’onorevole Lanzarin, di Rosà). Vicino anche se non “organico” a quest’ultima l’attuale segretario provinciale del partito, il deputato Paolo Franco, mentre è più isolata e incerta la posizione del senatore Alberto Filippi, che ha rotto da tempo con Stefani. Ognuno di loro ha un pacchetto di voti che può ballare e passare da una fazione all’altra fino a dieci minuti prima delle votazioni. Il fatto nuovo è costituito dall’insurrezione alla cui testa s’è messo Davide Lovat, responsabile degli enti locali. Lovat è uscito allo scoperto e al grido “abbattiamo i signorotti feudali delle tessere e delle poltrone”, ha lanciato l’attuale vice di Franco con delega proprio al tesseramento, Roberto Grande. I “rottamatori” in camicia verde, nella guerra per il comando in Veneto, sono schierati con Zaia e Gobbo, come lo sono Dal Lago &amp;amp; Co (mentre Stefani e soci stanno con Tosi, in odore di eresia per il suo atteggiamento, con tutta evidenza un messaggio politico, ostentatamente favorevole al 150° dell’Unità d’Italia, bestia nera dei leghisti di stretta osservanza bossiana). Punti qualificanti della ribellione: via gerarchi e gerarchetti, basta col “partito degli affari”, ritorno al venetismo delle origini, maggiore sensibilità ai problemi sociali. C’è un sospetto: che le truppe cammellate dell’alleanza Dal Lago-Finozzi-Lanzarin (e forse Franco) convergano sui descamisados di Lovat e Grande, manovrandoli a loro insaputa o mettendosi d’accordo sottobanco, per sconfiggere gli avversari della corrente Stefani e assumere il controllo del partito spartendosi il bottino di incarichi e candidature per le elezioni provinciali, comunali e parlamentari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Vizio d’origine&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia un’apertura di credito, ai ribelli, va data. Al netto di accordi più o meno verosimili e più o meno opaci, sempre possibili nel contesto di un congresso che è l’occasione principe per ridefinire i rapporti di forza interni, la decisione di dare voce agli umori di rivolta che covano da tempo sotto la superficie è senz’altro meritoria. Il Carroccio berico riflette su scala locale la malattia che corrode dall’interno una forza politica che fino ad oggi è riuscita a comprimerla e a tenerla nascosta grazie al carisma di Bossi, e al consuetudinario “centralismo democratico” che la fa assomigliare molto, troppo, a una caserma: questa malattia si chiama assenza di democrazia interna. E’ vero che le cariche avvengono tramite elezioni dal basso, ma sono gestite da gruppi di potere riuniti intorno a pochi maggiorenti, sempre gli stessi, i quali trovano la propria reale legittimazione nella benedizione superiore del monarca assoluto Umberto Bossi (che si dice sia ostaggio di un “cerchio magico”, una conventicola di gerarchi che come Bormann con l’Hitler rinchiuso nel bunker detiene l’esclusivo privilegio di decidere quali informazioni e quali personaggi possono avere accesso al Capo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vizio d’origine del partito padano sta tutto lì: nell’organizzazione piramidale e dittatoriale, con cadenze congressuali regolari e litigiose ma pilotate per sfoggiare una parvenza di pluralismo. Nel momento storico che stiamo vivendo, il trapasso fra una Lega in tutto e per tutto identificata nel mito dell’Umberto e una classe dirigente fra cui individuare il successore, non è così lontano. A differenza del Pdl, evanescente creatura di marketing che è nata e che morirà con la morte politica del suo creatore, Silvio Berlusconi, la Lega Nord ha allevato e formato sul terreno amministrativo e tramite un robusto apparato sul territorio dei quadri che, com’è ora che avvenisse, adesso si fanno avanti e scalpitano per afferrare il bastone del comando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Rivolta vera?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Comprensibile che in tale fase di passaggio, come fanno anche i Lovat e i Grande, ci si mostri ossequiosi verso l’autorità suprema di Bossi, dato che il Senatùr può spazzarli via da un minuto all’altro, sol che lo volesse, con appena uno smorfia di disapprovazione. Tuttavia se a Vicenza andasse in porto il tentativo di scalzare con il puro, caro e semplice voto le vecchie oligarchie locali, tutte quante, da Stefani alla Dal Lago compresi sodali e figliocci, sarebbe un avvenimento storico, una novità assoluta. Sarebbe forse il primo colpo di piccone all’autoritarismo, ormai decrepito, imposto dal padre-padrone Umberto. Ma questa rivolta ha davvero come scopo la rigenerazione politica e morale del leghismo su basi democratiche, o è solo l’incursione di una diversa congrega destinata a cristallizzarsi in ulteriore banda che insegue posti e prebende? Quali sono le prospettive che i ribelli hanno in mente per rifondare una Lega appiattita sul berlusconismo, attaccata a troppo caréghe, beccata più volte con le mani nel sacco della corruzione, diméntica del no alla globalizzazione causa e ragion d’essere della sua esistenza, ipocrita nell’accampare pretesti per giustificare l’impossibilità di federalismo che non arriva e forse non può arrivare mai? E quando sarà l’ora, se saranno in condizioni di farlo, avranno la volontà di mettere in discussione i diktat del generalissimo Bossi e dei suoi colonnelli Maroni, Calderoli e compagnia brutta? Ad aspettarli al varco ci sono quegli “ex”, fuori dal partito ma ancora in cuor loro leghisti, che se ne sono andati o sono stati cacciati proprio perché avevano osato dissentire dell’unica, sovietica “linea” ufficiale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alessio Mannino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/01/vera-svolta-la-lega-vicentina-va-a-congresso/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4286644972276510314?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4286644972276510314/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/01/vera-svolta-la-lega-vicentina-va.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4286644972276510314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4286644972276510314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/01/vera-svolta-la-lega-vicentina-va.html' title='Vera svolta? La Lega vicentina va a congresso'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3296025602228150371</id><published>2011-01-14T17:32:00.000-08:00</published><updated>2011-01-14T17:50:36.086-08:00</updated><title type='text'>Bene il monsignore, male il Vaticano</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I cattolici dovrebbero essere gli alleati naturali di chi non si rassegna a concepire e vivere la vita in termini esclusivamente materiali ma sente il bisogno di riscoprirne il valore spirituale. Sappiamo bene che il gregge dei fedeli, invece, tranne una minoranza di veri cristiani degni di questo nome, si contenta di un facile auto-ammonimento a non cedere alle sirene del consumismo. Una penitenza che dura il tempo della messa domenicale e si corrompe e interrompe al prossimo giro di shopping. Complice una Chiesa romana che, pur battendo sovente il chiodo della malvagità intrinseca al vuoto materialistico su cui si basa la civiltà del “benessere”, nei fatti non va al di là della pastorale generica e si guarda bene dall’attaccare frontalmente le cause che la originano e i meccanismi che la regolano, ovvero la diabolica crescita economica illimitata e la logica del massimo profitto (la scintillante durezza della Rerum Novarum, anno 1891, è purtroppo un ricordo preistorico).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A maggior ragione, dunque, vanno apprezzate come preziosissime pepite d’oro nel flusso delle banalità ridondanti quei moniti che non lasciano dubbi su quale sia, o meglio quale dovrebbe essere, la posizione di un cattolico autentico nei confronti del pensiero unico consumista-produttivista. Come ormai ogni anno, in questi giorni divampa la polemica sulla legittimità morale di tenere aperti i negozi anche durante giornate festive come quella di ieri, giorno dell’Epifania, o di domenica. Ebbene, giungono come un balsamo le parole di monsignor Fabiano Longoni, delegato del patriarca di Venezia per l’azione sociale, il lavoro e la giustizia, che così si esprime: «Critichiamo continuamente le imprese cinesi che hanno registrato vertiginosi aumenti della produzione facendo lavorare i loro dipendenti dodici ore al giorno, tutti i giorni. Poi ci comportiamo allo stesso modo chiedendo ai nostri lavoratori di tenere aperti i negozi anche durante le feste. Non possiamo distruggere il nostro sistema di regole appiattendoci sulla globalizzazione» (Corriere del Veneto, 6 gennaio 2011).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mettiamoci d’accordo con noi stessi, è l’invito di don Longoni: o restiamo fedeli alle nostre abitudini e a quel che resta delle nostre esangui tradizioni, oppure ci “cinesizziamo”, ovvero imitiamo il modello più estremo di globalizzazione degli stili di vita, e così facendo ci danniamo con le nostre stesse mani. Il prelato non le manda a dire, e le dice chiare: «Una vita e una società fondate sul consumo non hanno senso: la persona deve essere sempre al centro e le regole del lavoro devono essere in equilibrio con i diritti dei singoli».&lt;br /&gt;Parole sante, è il caso di dirlo. Naturalmente pronunciate da un’angolazione religiosa, per cui l’esigenza di una pausa temporale è sentita come necessaria a «dedicarsi a Dio, stare con la propria famiglia e aiutare i fratelli che hanno bisogno di noi: i malati, i poveri e gli emarginati». Ma la consapevolezza di un declino morale è la stessa, identica quanto a urgenza interiore, che può nutrire un laico. Ed è la coscienza che se neppure si tengono questi ultimi deboli argini contro l’ansia da fatturato «la nostra società si disgregherà completamente». E il monsignore, coerente con una fede che deve parlare all’anima e non solo di “problematiche” alla moda, fa una riflessione che spazza via ogni concessione al politically correct troppo spesso sulla bocca di certi devoti: «Facciamo le battaglie in chiave ecologica per non distruggere l’ambiente, per non consumarlo o devastarlo. Bisogna imparare a fare anche delle battaglie in difesa dell’ecologia umana trovando il tempo per i propri cari e i bisognosi. Il consumo non è un dio che dispone degli individui».&lt;br /&gt;Capita la lezione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il tempo il bene più grande, che deve servire a ciò che realmente siamo: esseri umani, cioè fatti di passioni, affetti (e solidarietà, immancabile nell’ottica cristiana). Cattolici, perché covate fra voi questi nobili pensieri e poi ci ritroviamo fra i piedi i Ruini, i Bagnasco, i Fisichella e la marmaglia di politici che seguono la dottrina di Santa Romana Chiesa solo per specular voti, privilegi di casta e affari? Forse perché i Papi hanno calato la sottana al fatto compiuto del secolarismo di Wall Street e non sanno e non vogliono essere seguaci di San Francesco, e neppure del pagano umanesimo rinascimentale di un Giulio II (che Dio l’abbia sempre in gloria)? Amen. Anzi: amen un corno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alessio Mannino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da www.ilribelle.com del 6 gennaio 2010&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/01/viva-i-cattolici-contro-il-dio-mercato/"&gt;link di riferimento&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3296025602228150371?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3296025602228150371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/01/bene-il-monsignore-male-il-vaticano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3296025602228150371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3296025602228150371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/01/bene-il-monsignore-male-il-vaticano.html' title='Bene il monsignore, male il Vaticano'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-6433632218549340139</id><published>2011-01-03T15:47:00.000-08:00</published><updated>2011-01-04T03:27:47.556-08:00</updated><title type='text'>Onore all'ingrasso</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Provo grande tristezza e molta rabbia per la fine violenta di Matteo Miotto. Un ragazzo di 25 anni è morto, ucciso in una guerra non sua. Una guerra che vede noi occidentali esportare la nostra democrazia (ovvero a proteggere i nostri interessi geostrategici e soprattutto quegli degli Usa) a suon di bombe teleguidate e attacchi mordi e fuggi. In un Paese governato da un presidente Karzai corrotto, ammanicato con il mondo della droga e spalleggiato dagli americani. Un presidente che senza i pretoriani di Nato &amp;amp; friends sarebbe tirato giù dalle spese in pochi minuti da una popolazione che lo detesta. Chissà se l'indignazione vera, ostentata o professata dalle nostre parti, a Zané come a Thiene, come a Vicenza è pari solo ad un granello di quella provata dai familiari di quella ragazzina cui è stata staccata la testa da una pattuglia italiana durante un tragico, diciamo così, incidente, nel settembre del 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scrittore Massimo Fini allora bollò come «cinismo ributtante» la spiegazione di Marco Bertolini all'epoca dei fatti capo di stato maggiore della missione Isaf. Queste le parole che da un soldato vero non dovrebbero mai uscire: «Gli afghani sono abituati a questi incidenti, purtroppo. Qui le armi fanno parte del paesaggio. Un incidente provocato dalle armi è come da noi un incidente stradale». Si capisce che non ci crede nemmeno lui, lui che per primo sa bene che le guerre di oggi non hanno nulla di quella tremenda e per certi versi sublime connotazione che potevano avere prima della rivoluzione industriale, priva cioè che il fatto bellico divenisse per sempre una spa della morte con profitti dividendi. E con fallimenti caricati sulle spalle dei civili. Ancora Fini in un suo memorabile articolo del maggio 2009 scriveva: «L’altro ieri i bombardieri dei nostri alleati americani hanno raso al suolo due villaggi facendo 150 morti, in maggioranza vecchi, donne e bambini. La vicenda afgana è puntellata, quasi quotidianamente, da stragi del genere, solo che in questo caso la Croce rossa internazionale ha potuto documentarla e denunciarla. La giustificazione degli americani è sempre la stessa: in quei villaggi si erano rifugiati dei guerriglieri talebani facendosi scudo della popolazione. Due osservazioni. I guerriglieri (manipoli di tre, quattro persone al massimo) non potrebbero rifugiarsi nei villaggi se non avessero l’appoggio della gente che vi abita, altrimenti sarebbe questa, per prima, a farli fuori sapendo i rischi che corre. Seconda. Se si vogliono prendere dei guerriglieri rifugiatisi in un villaggio si mandano fuori delle truppe di terra a rastrellarlo. Ma gli americani (come gli italiani nel caso della Toyota) non vogliono correre nessun rischio. Ma il combattente che non combatte perde ogni legittimità. In guerra l’eccezionale legittimità ad uccidere deriva dalla possibilità di essere, altrettanto legittimamente, uccisi. In Afghanistan questa reciprocità non c’è. Gli eserciti della Nato stanno asseragliati nelle loro basi e bombardano, possibilmente con aerei fantasma, i Dardo e i Predator, senza pilota, telecomandati da Nellis nel Nevada. Si esce così dall’ambito della guerra e si entra in quello dell’assassinio, non solo quando si uccidono civili ma anche guerriglieri».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad ogni buon conto in questi giorni si ammassano nella mia casella di posta elettronica le polluzioni patriottarde dei nostri politicanti. Ecco due esempi di miseria e ipocrisia nelle quali gli italioti, arrivati alla 150esima portata, riuscono a primeggiare egregiamente: «... Un giovane che aveva veri valori di riferimento: prima di tutto la patria, il senso del dovere, e il senso dell'onore per la nostra bandiera. Matteo era impegnato per portare solidarietà al popolo afghano e soprattutto per porre le basi affinché quella nazione possa vivere pienamente in democrazia. Non ha arretrato di fronte alla possibilità di morire e per questo ci onora, onora la nostra Nazione, e noi lo consideriamo un nostro eroe». Nicola Ceretta, consigliere provinciale del Pdl e leader di "gippe.it". «Esprimo il profondo cordoglio del capoluogo per questo figlio di Vicenza caduto sul fronte. Un’altra vita, troppo giovane, si è spezzata sul fronte della guerra al di là delle valutazioni più alte e urgenti, che non spettano a un sindaco ma alla politica nazionale, voglio solo consegnare ai familiari di Matteo Miotto, e a tutto il corpo degli alpini che tanto è caro a questa terra, l’abbraccio e il pensiero di tutti i vicentini in questo momento doloroso». Achille Variati del Pd, sindaco di Vicenza. Pur da schieramenti diversi i due dicono la stessa cosa. Ma quando la pallottola partita della squadra italiana ha staccato la testa ad una bimba afghana loro non hanno scritto una riga. Allertare il loro ufficio stampa non aveva senso, anzi costava troppo.  A tutti i Variati e a tutti i Ceretta di turno, siano essi amici di Gasparri, Veltroni o Di Pietro ricordo se ce ve ne fosse bisogno che noi italiani abbiamo ben poco da alzare la cresta visto che due sono state le ultime guerre e in tutti i due casi abbiamo cominciato da una parte e finito dall'altra. Che sia Franza che sia Spagna... basta che se magna.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Marco Milioni&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2011/01/onore-allingrasso/"&gt;link originale&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-6433632218549340139?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/6433632218549340139/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/01/onore-allingrasso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6433632218549340139'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/6433632218549340139'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2011/01/onore-allingrasso.html' title='Onore all&apos;ingrasso'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-2742040420635886217</id><published>2010-12-22T07:27:00.000-08:00</published><updated>2010-12-22T19:25:00.772-08:00</updated><title type='text'>La casa di vetro coi vetri appannati</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Le amministrazioni rendono noti, mediante inserimento nelle proprie banche dati accessibili al pubblico per via telematica, gli elenchi dei propri consulenti indicando l'oggetto, la durata e il compenso dell'incarico». Così recita l'articolo 34 comma secondo del decreto legge 223 del 4 luglio 2006. Si tratta di una norma voluta dall'allora governo di centrosinistra capitanato da Romano Prodi. La novità fu accolta molto favorevolmente da gran parte della politica e dalle associazioni degli utenti nonché dei consumatori. Al comune di Vicenza però lo spirito del decreto è stato disatteso. Dagli elenchi manca completamente la frazione del 2009. Infatti su 55 incarichi censiti solo due rispettano alla lettera il dettato del decreto poi convertito in legge. Da parte sua però la giunta di centrosinistra si dice «già al lavoro per colmare la lacuna».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LE CIFRE.&lt;/span&gt; Secondo i tabulati inseriti sul sito del comune di Vicenza gli incarichi di consulenza affidati nel triennio 2007-2008-2009 (quelli per i quali è possibile ed è dovuto dare conto) sono 55. All'appello però mancano tutti gli incarichi del 2009. Per di più l'amministrazione dovrebbe rendere anche disponibili quelli dell'annata in corso che sta per chiudersi, anche se non si sa se gli uffici ultimeranno la pratica col chiudersi dell'anno solare o solo dopo l'approvazione del bilancio consuntivo per il 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rispetto ai 55 record forniti però solo due contengono il nome, l'importo e la natura della consulenza. Si tratta della nomina dell'avvocato Daniele Sterrantino del foro di Roma come «quale arbitro del comune per la risoluzione di qustioni economiche tra comune di Vcienza e Aim trasporti». La cosa singolare però è che l'altro record completo è quello in cui si revoca l'incarico allo stesso legale. Per cui in realtà il numero delle consulenze calerebbe a 54; nessuna segnalata in modo regolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i nomi cui viene affidata una consulenza senza indicazione dell'importo c'è quello del blasonato professor Vittorio Domenichelli, tra i luminari del diritto amministrativo in Italia. Tra gli altri ci sono incarichi alle psicologhe Giuliana Fabris, Daniela Martini e Maria Giovanna Corradin. Con loro figura un incarico nell'ambito della protezione civile all'ingegnere bassanese Luigi Lago. All'avvocato Alfredo Bianchini invece viene conferito un incarico speciale per dirimere la questione relativa alle autorizzazioni per la ditta Send srl di Settecà (si tratta di un caso che fece discutere e che fa ancora discutere oggi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;URBANISTICA ED ECOLOGIA.&lt;/span&gt; Ma è l'urbanistica (con gli ambiti collegati ovvero esprori, indagini topografiche e altro) a fare la parte del leone degli "omissis". Sia per quanto riguarda i nomi sia gli incarichi. Addirittura nel 2007 la giunta dell'ex sindaco Enrico Huellweck affida una consulenza per un non precisato «piano di comunicazione» relativo al settore dell'urbanistica. L'ingaggio avviene a beneficio del milanese Giovanni Padula e del vicentino Cristiano Seganfreddo, quest'ultimo molto attivo anche sul versante delel collaborazioni con l'attuale giunta di centrosinistra. Sempre sul versante urbanistico e sempre nel 2007 la vecchia giunta assegna un incarico per la realizzazione di un documentario al film-maker Corrado Ceron e con lui a Giovanni Santonocito e a Miriam Marini. Gli importi non sono indicati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contestualmente l'amministrazione non indica una serie di incarichi esterni nel ramo ecologia. Alcuni tra questi riguardano la spinosa presenza di inquinanti nell'area ex Zambon e nel comparto del cosiddetto "PP6 Nuovo Teatro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA GIUNTA.&lt;/span&gt; L'esecutivo municipale comunque fa sapere che non è rimasto con le mani in mano. «Nessuno ha intenzione di perder tempo - sottolinea l'assessore ai servizi informatici e al personale Tommaso Ruggeri - tanto che di recente sono stati sollecitati tutti gli uffici competenti. A brevissimo quegli elenchhi saranno aggiornati secondo il dettato della legge. La trasparenza - aggiunge l'assessore - è un nostro valore. Va ache detto che in questi mesi molte delle nostre risorse sono state assorbite dall'alluvione. Ma ribadisco che ci stiamo muovendo rapidamente».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Marco Milioni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2010/12/la-casa-di-vetro-coi-vetri-appannati/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-2742040420635886217?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/2742040420635886217/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/12/la-casa-di-vetro-appannato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2742040420635886217'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2742040420635886217'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/12/la-casa-di-vetro-appannato.html' title='La casa di vetro coi vetri appannati'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4702469162259123417</id><published>2010-12-15T14:35:00.000-08:00</published><updated>2010-12-15T14:47:34.207-08:00</updated><title type='text'>Viva i piccoli imprenditori. Se non pensano solo ai quattrini</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Orgogliosi, questi veneti alluvionati. Ma più ancora: autonomi di fatto. E di conseguenza con poca o punta fiducia nello Stato erogatore di aiuti. Le richieste di risarcimento da privati e imprese sono drasticamente inferiori alle stime dei anni: da Vicenza e dalla vicina Caldogno, fra le più colpite dall’esondazione dei fiumi dell’1 novembre scorso, le domande di rimborso arrivano a 145 milioni di euro in totale. Cioè meno 130 milioni rispetto al calcolo fatto dalle autorità. Questo dato, macroscopico, basta a far capire cosa sta facendo risollevare le popolazioni sommerse da un disastro provocato, a monte, dal troppo cemento di una regione iper-sviluppata come il Veneto: la cooperazione e il senso di comunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parrà strano, ma è così. I soldatini del lavoro come religione, gli alfieri del produttivismo spinto, i giapponesi d’Italia, quando c’è da aiutare il proprio vicino, diventano solidali come pochi. Chi scrive ha visto all’opera non solo i volontari (molti dei quali giovani e giovanissimi) animati dall’orrore dell’emergenza, ma il fiorire di una catena di solidarietà che ha incluso imprenditori, associazioni, e soprattutto singoli cittadini e famiglie, usciti di casa a spalar fango e a donare, oltre al proprio tempo, anche oggetti e beni perduti dal compaesano. Un’azienda di mobili, per dire, ha regalato venti cucine ad altrettante case rimaste allagate. La Caritas ha staccato assegni da decine di migliaia di euro. I musicisti hanno allestito concerti di beneficenza. La rete di amicizie e conoscenze si è attivata per rifornire gli alluvionati di quanto mancavano nell’immediato. Le contrade sono tornate ad essere borghi in cui il dirimpettaio non è più un estraneo che a malapena si saluta, ma la faccia conosciuta con cui si condivide il proprio spazio domestico. Cifre e statistiche non ce ne sono, per misurare ciò che non è misurabile: il bene della prossimità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono schizofrenici, questi veneti? Ossessionati dalla ricchezza materiale da un lato, e capaci di una socialità spontanea e generosa dall’altro? Sicuramente la mitologia del padroncino, fondata sul fai-da-te, sulla scalata individuale al benessere economico, ha dato i suoi colpi di piccone e di bancomat all’umanità di genti contadine, povere e dignitose, che al fondo conservano ancora il decoro della buona amministrazione risalente alla Serenissima Repubblica di Venezia. Ciò nonostante lo ribadiamo: è stata la corsa all’oro dell’ultimo quarantennio ad aver stravolto il paesaggio, naturale e interiore, di una regione oberata di capannoni vuoti, centri commerciali pieni e urbanizzazioni selvagge. I colpevoli sono gli stessi, loro: i veneti. Epperò proprio quel fai-da-te, quell’impulso collettivo a costruirsi con le proprie mani il futuro, quel fastidio per le regole di Roma, quell’attaccamento a ciò che si ha perché frutto di ciò che si è, quell’impasto di semi-legalità, di egoismo e di localismo (l’evasione fiscale come rivendicazione anti-statale), tutto questo ha come rovescio della medaglia una società che, se può, fa volentieri a meno dello Stato centrale. Senza vittimismi, senza piagnistei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è del buono, in questo autonomismo deturpato dal troppo amore per gli schei. Allora proviamoci, a lavorare sul concetto, così vissuto e per nulla teorico, della comunità che si identifica nell’imprenditorialità diffusa. Perché le piccole imprese, anima di questo pezzo d’Italia che si sente così poco italiano, corrisponderebbero a quell’economia a misura d’uomo di cui c’è bisogno. Ma siamo ancora alla preistoria di un’altra possibile storia. Finchè i laboriosi padroncini veneti resteranno avvinti al mito della competizione globale (la provincia di Vicenza esporta più della Grecia pre-crisi), il ritorno al sano locale resterà una bandiera propagandistica in mano alla politica strumentalizzatrice. Non è questione, si capisce, di volontà. E’ l’essere inseriti a pieno regime negli scambi di commercio mondiali ad ostacolare una riconversione delle piccole e medie aziende su consumi non drogati dalla sovrapproduzione. E così si giunge al nodo cruciale che ci tiene tutti schiavi: fin quando il sistema economico globalizzato non sarà imploso per effetto di una decrescita inevitabile, nessuna alternativa di società più umana sarà realisticamente pensabile. Tuttavia, i germi di una vita nuova sono già presenti. I piccoli imprenditori veneti, con le loro contraddizioni, stanno lì a dimostrarlo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alessio Mannino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da: www.ilribelle del 15 dicembre 2010&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/tag/imprese"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2010/12/veneti-imprenditori-e-umani/"&gt;link di provenienza&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4702469162259123417?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4702469162259123417/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/12/viva-i-piccoli-imprenditori-se-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4702469162259123417'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4702469162259123417'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/12/viva-i-piccoli-imprenditori-se-non.html' title='Viva i piccoli imprenditori. Se non pensano solo ai quattrini'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-972454587916364195</id><published>2010-12-13T02:13:00.000-08:00</published><updated>2010-12-13T02:36:37.773-08:00</updated><title type='text'>Calearo un, due, tre</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ebbene sì: nel suk parlamentare, a svettare è lui, il deputato eletto col Pd, poi passato all’Api (per chi non lo sapesse: il micro-partito di Rutelli) e ora nel gruppo misto, Massimo Calearo Ciman. Un raro esempio di coerenza, onestà e bassezza morale. Com’è possibile? Possibilissimo. L’industriale vicentino, ex presidente di Federmeccanica ai tempi della Confindustria di Montezemolo, ha il pregio di non nascondere dietro ipocrite conversioni dell’ultima ora le motivazioni che lo trattengono in politica e che lo hanno portato via via in braccio al blocco berlusconiano: nessuna idea, solo fedeltà di casta. Quella confindustriale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C’è la fiducia al cosiddetto governo, martedì 14 dicembre. Fra i banchi del parlamento si è scatenato il calciomercato. Pare che con 500 mila euro si possa fare l’affare e portarsi a casa un onorevole o un senatore. Antonio Razzi dell’Italia dei Valori, «con sofferta decisione» esce dal partito di Di Pietro e voterà a favore di Berlusconi, odiato come il male assoluto fino al giorno prima. Sentiamo Calearo, bocca della verità: «A me personalmente nessuno ha mai prospettato niente, del resto non ne avrei bisogno. Ad ogni modo non ho problemi a dire che umanamente non condanno uno che, prendendo un certo stipendio ed avendo certi impegni economici, ora che non esistono più le ideologie fisse accetta una ricandidatura ed un aiutino. In certe condizioni è difficile dire di no, soprattutto se dalla tua parte ti hanno fatto capire che non ti ricandideranno». Ricco di suo, effettivamente mezzo milione di euro, che pure non gli farà certo schifo, non deve essere la svolta della vita. Ma il punto, signora mia, è che non ci sono più i valori di una volta: le “ideologie fisse”, come le chiama Massimo il pragmatico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E allora l’unico metro di misura per un pover’uomo che, metti caso, si sia progettato un futuro grazie alla politica diventa l’incubo della ricandidatura: mi ricandideranno o no? Se la risposta è negativa o incerta, nulla di male a saltare il fosso. Con una buona uscita nell’ordine di centinaia di migliaia di euro, poi, sarebbe da fessi rifiutare - fa intendere neanche troppo velatamente il realista Calearo. Però anche lui: transitare da un partito all’altro come si cambia il tram… Non si fa. Il padroncino del Nordest, lo diciamo a ragion veduta perché abbiamo avuto l’occasione di conoscerlo, ragiona da padroncino del Nordest: logica lineare con solidi e neri paraocchi che gli rendono la vista impermeabile alle critiche, e che tuttavia gli fanno cogliere la realtà secondo una visuale inattaccabile: esiste solo il suo punto di vista, il resto non conta. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo spiega bene lui stesso: «Negli ultimi due anni si è verificato un completo ribaltone. Il Pd guardava a Obama e adesso vede Vendola. Il Pdl ora si trova spaccato da Futuro e Libertà. Quando cambiano così radicalmente le condizioni, non puoi accusare nessuno di essere una bandiera al vento. Prendiamo proprio il mio caso. Una sera vengo invitato da Veltroni ad addormentarmi con il sogno di un partito di governo che combatte la lotta di classe e la mattina dopo mi sveglio con Bersani che ci porta a Cuba e alimenta l’odio di classe». Capito? Lui in testa si era fatto il film di una forza all’americana, un remake italiano di Obama, e Veltroni per lui ne era il regista, produttore e garante. Non importa che sapesse benissimo già allora, nel 2008, che nel Pd c’erano anche D’Alema e il suo ventriloquo Bersani, con quel che resta dell’apparato saldamente nelle loro mani. Non importa che Veltroni non c’entrasse un fico secco con Obama, se non per il gusto di Walter per il buonismo generico che scalda i cuori e prepara la vaselina (è molto più Obama un Vendola, col suo millenarismo parolaio).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E non importa che di Bersani tutto si possa dire tranne che si porti nel sangue tracce di veterocomunismo alla cubana (ché poi anche nell’isola di Castro il castrismo sta scolorendo anno dopo anno, ma Calearo evidentemente legge solo la politica interna e l’economia, sempre che legga i giornali).  E arriviamo al dunque: il problema è che «si continua a guardare alle ideologie, invece che alla situazione economica del Paese. E le colpe non le ha Berlusconi, ma l’opposizione che non c’è». Le ideologie, queste maledette finzioni che non aiutano le imprese. Perché la bussola di Calearo è regolata solo da loro, dagli imprenditori, da quelli come lui. Il resto della popolazione? Non pervenuta. «Passerò anch’io per il centro della politica, dove porterò con me i suggerimenti dei tanti industriali metalmeccanici che mi fanno sempre sentire a casa, dovunque li trovi. Sono loro i miei consiglieri, non certo i politici. I parlamentari sono colleghi miei a tempo, gli imprenditori sono miei colleghi a vita».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo è parlar chiaro. Lo diciamo senza sarcasmo: Calearo dice pane al pane e vino al vino. Per lui la politica è solo la continuazione degli affari con altri mezzi. E tutto ciò che ostacola questa visione, gretta e corporativa ma sincera, è “ideologia”. I “suggerimenti” di cui si farà portatore li immaginiamo già: lobby, lobby e ancora lobby per applicare i diktat indiscutibili del mercato e dei suoi padroni (e dei padroncini come lui, che invece di separare l’interesse delle piccole e medie aziende da quello della grande industria assistita e grassatrice, come sarebbe giusto, la adula e se ne mette a rimorchio). Bravo Calearo: almeno non ti atteggi a uomo che ha un’idea. Non ne hai una che sia una. Ammetterlo con candore ti fa tristemente onore.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;da www.ilribelle.com &lt;a href="http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2010/12/10/calearo-il-cinico-che-dal-pd-approda-a-berlusconi.html"&gt;del giorno 10 dicembre 2010&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;riportato su lasberla.net &lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2010/12/calearo-un-due-tre/"&gt;del giorno 11 dicembre 2010&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tutti i virgolettati sono ripresi dall’intervista apparsa sul Corriere del Veneto, «Sognavo Barack Obama ora sto con Berlusconi. Non lo sfiducio», 8 dicembre 2010.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-972454587916364195?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/972454587916364195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/12/calearo-un-due-tre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/972454587916364195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/972454587916364195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/12/calearo-un-due-tre.html' title='Calearo un, due, tre'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-7716093039591151650</id><published>2010-12-02T16:35:00.000-08:00</published><updated>2010-12-02T16:37:54.023-08:00</updated><title type='text'>Monicelli, esempio di vita</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Su Mario Monicelli, il maestro Monicelli (lui detestava essere chiamato così), il genio della commedia Monicelli, il regista Monicelli dirà da par suo il nostro Menconi, ben più ferrato di me riguardo la settima arte. Io mi limito, senza pretese di farne un ritratto vero e proprio, a ricordare il giovane vecchio Monicelli per quello che mi ha impressionato di lui al di là della sfolgorante carriera cinematografica: l’esempio umano. Leggendo le interviste degli ultimi anni, non me ne perdevo una, l’uomo che ne usciva mi è sempre parso non soltanto, naturalmente, di grande cultura seppur senza sfoggio né erudizione, di levatura morale sopra alla media e di esperienza temprata da novantacinque anni di conoscenza degli italiani (questo popolo “pavido”, che pure in passato, come individui singoli, possedeva una sua “dignità” ma che nel suo carattere nazionale è inguaribilmente un popolo di “servi”: come non accostare questo giudizio così duro e amaro di un comunista mai pentito con quello, identico, di un anarco-conservatore come Montanelli?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre al santino, si percepiva altro. Questo “altro” che lui ci ha sbattuto tragicamente in faccia l’altro ieri sera gettandosi dal quinto piano dell’ospedale in cui, malato terminale, era ricoverato: la malinconia. Era un grande malinconico, Monicelli. Nell’ultimo scorcio della sua esistenza, malandato in salute e privato del mestiere che era stato tutta la sua vita, poteva essere compatito, banalmente, come un depresso, un depresso senile. Eppure, nella sua opera di dissacrazione dell’italiano, ideal-tipo cialtrone e generoso, perdente e guascone, tragico e comico insieme, a noi sembra di aver scorto un suo pessimismo di fondo. Quel pessimismo caratteristico delle anime tormentate perché sensibili e refrattarie alle convenzioni, anche di buon ordine psicologico e morale, perché troppo lucido, troppo intelligente, troppo spietato con sé stesso e il mondo. Un’amarezza connaturata che fatalmente, da italiano qual era anche lui, si convertiva in umorismo, nel rovesciare il serio in faceto, nel buttarla sul ridere. Ma sempre con un’inquietudine perenne che bruciava dentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveva le sue idee, Monicelli, ed erano e sono rimaste fino all’ultimo di sinistra. Ma non fu mai, con quella sua allergia alla retorica e al doverismo, un intellettuale “impegnato” (lo era a modo suo) né tanto meno “organico”, un trinariciuto, un sensale di partito. Anche qui: troppo individualista e libero, troppo arso dal senso di effimero e dal gusto per l’ironia, per prendersi troppo sul serio. Gli piaceva la solidarietà e lo spirito di consorteria che fino agli anni ’70 univa registi, attori e lavoratori dello spettacolo. Ma più con l’animo dei compagni di scuola che vanno a bere insieme dopo la lezione che non con quello di casta e di fazione, magari ideologica. Amava la commedia perché viveva la vita come una dolorosa commedia. E quando, di recente, invitava gli studenti a “ribellarsi, protestare, sovvertire”, quando sognava, lui ultranoventenne ma mai domo, una “rivoluzione” che spazzasse via la mediocrità di questa brutta Italia, quando liquidava il tempo presente con giudizi caustici e senza possibilità d’appello, in lui parlava il suo lato nero che trovava la sublimazione proprio nella risata catartica e liberatoria. Ma non consolatoria né, come potrebbe fare un borghese piccolo piccolo che Monicelli aborriva, assolutoria. Tanto è vero che era capace di pensare, da ribelle radicale, che «la speranza è una trappola dei padroni». Chi vive sperando, insomma, muore schiavo. Monicelli ci ha dato l’ultima lezione sottraendosi alla fine misera che lo aspettava e che evidentemente lo atterriva: intubato, irto d’aghi e trattato come un vegetale. Ha avuto il coraggio di suicidarsi, non dandola vita alla morte. Ultimo ciak di un uomo che amava troppo la vita per non disprezzarla. Perdonate l’elogio funebre, ma se lo merita, il Monicelli senza illusioni e senza paura.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alessio Mannino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da www.ilribelle.com del giorno 1 dicembre 2010&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2010/12/monicelli-esempio-di-vita-2/"&gt;link di riferimento&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-7716093039591151650?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/7716093039591151650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/12/monicelli-esempio-di-vita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7716093039591151650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7716093039591151650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/12/monicelli-esempio-di-vita.html' title='Monicelli, esempio di vita'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-2251397145286967730</id><published>2010-11-29T14:03:00.000-08:00</published><updated>2010-11-29T14:05:33.475-08:00</updated><title type='text'>Perché siamo “sotto attacco”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le cronache, in particolare quelle relative ai presunti disordini in Finmeccanica ed alle dichiarazioni del ministro Frattini che l'Italia è sotto attacco, portano alla ribalta un lato dell'economia poco commentato sulla stampa: le azioni di penetrazione commerciale e industriale come strumento di politica estera da parte di una nazione, nonché la difesa da esse. Da sempre gli Stati attuano politiche mercantilistiche nelle quali i governi operano d'intesa con le imprese, per strategie di influenza. Negli ultimi anni tale fenomeno è aumentato d'intensità e anche l'Italia sta giocando la sua partita di «geopolitica economica»: in attacco e in difesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quali attacchi l'Italia deve difendersi? Multipli, ma ora mirati principalmente su Finmeccanica. Dai primi anni '90, la Francia persegue la strategia di bilanciare il riemergere della potenza tedesca cercando di conquistare il dominio del mercato italiano. In particolare, punta a conquistare Finmeccanica perché ciò permetterebbe al sistema industriale francese della difesa di essere il più grande in Europa e di condizionare le relative politiche europee. Quando il governo francese vide che Finmeccanica, dal 2003, si stava trasformando da preda in predatore, con l'acquisizione di una parte dell'industria militare inglese (elicotteri ed elettronica) e, più di recente, con l'acquisto di importanti aziende Usa del settore, tentò di destabilizzarne i vertici e di influenzare più decisamente il nostro governo per bloccare l'emergere di un potenziale italiano perfino superiore a quello francese. Parigi ha inoltre la priorità di imporre la propria tecnologia nucleare nel futuro programma energetico italiano, cosa che è contrastata da precedenti accordi tra le aziende di settore nel gruppo Finmeccanica ed imprese statunitensi, nonché giapponesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sintesi, la Francia di Sarkozy ha un interesse rinnovato nel destabilizzare il vertice di Finmeccanica che si è dimostrato così competitivo. A questo interesse francese si aggiunge quello di imprese americane che non hanno visto di buon occhio l'emergere di una Finmeccanica capace di competere sia nel mercato interno statunitense sia nei mercati terzi con gli americani stessi. Alcuni gruppi statunitensi stanno premendo sul governo di Washington per contenere gli italiani. Altri, va detto, hanno un partenariato vantaggioso con gli italiani e ciò riduce la pressione ostile. Ma l'Amministrazione Obama vede con preoccupazione la relazioni politiche ed industriali dell'Italia con la Russia, con la Libia ed altri Paesi arabi, anche perché vorrebbe che le aziende statunitensi sostituissero quelle italiane in alcune aree chiave. Quanto accennato, tuttavia, appare sufficiente per avvertire i lettori che quando leggono o vedono notizie su Finmeccanica devono pensare a cosa ci sia dietro prima di giudicare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Carlo Pelanda&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 29 novembre 2010; pagina 1&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-2251397145286967730?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/2251397145286967730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/11/perche-siamo-sotto-attacco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2251397145286967730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2251397145286967730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/11/perche-siamo-sotto-attacco.html' title='Perché siamo “sotto attacco”'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-951008629933577140</id><published>2010-11-02T18:05:00.000-07:00</published><updated>2010-11-02T18:16:16.493-07:00</updated><title type='text'>Le radici, quelle vere</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si parla tanto, forse troppo al giorno d’oggi, di “radici”, di “identità”, di “tradizioni”. Siamo abituati anche a inseguire queste chimere di festa in festa, di manifestazione in manifestazione, tra improbabili bardi celti e dubbi cavalieri medievali, sagre gastronomiche dai sospetti menù e insopportabili comizianti. Diciamo la verità: è un gioco che ormai ci è venuto a noia. Eppure, di tanto in tanto, i cieli si aprono e il miracolo avviene. E può capitare a chiunque di noi, inatteso, quasi per caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendete una radura tra boschi di noci e pascoli verdi, in una valle remota del Caucaso centrale, col sole d’autunno che indugia arrossando le vette e il fresco pungente della notte che sale da un ruscello gelato. Prendete una grande tavola apparecchiata su rozzi supporti di legno, profondi catini di terracotta pieni di pezzi di carne arrostita o bollita, cumuli di pani e di frutta, odorosi canestri di ricotta, anfore di vino e - invitanti ma anche minacciose - numerose bottiglie di vodka freddissima. A capotavola, sotto un grande noce, siede un imponente vecchio “atamano” cosacco: il Maestro di Mensa, metà patriarca e metà sacerdote, che assegna i posti e fissa l’ordine dei brindisi. Al centro della radura, una grande antica croce di pietra che reca al centro, dove i due bracci s’incontrano, un simbolo solare di gusto pagano. Una croce antichissima, sfumata dal verde del muschio, ai piedi della quale si ammucchiano doni: frutta, fiori, monete di metallo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I brindisi sono molti e rigorosamente rituali: il Maestro di Mensa pronunzia i principali, in ordine ben stabilito. Negli intervalli tra un brindisi e l’altro - una decina di minuti - , si mangia, si beve, si ride, si conversa. Il primo brindisi a Dio Onnipotente; il secondo a Maria, Madre di Dio; il terzo a san Giorgio protettore dei cavalieri caucasici; il quarto alle schiere angeliche; il quinto a tutti i santi; il sesto a tutti gli eroi caduti in battaglia, dai tempi più antichi narrati dai canti epici dei popoli alani fino alla guerra di liberazione contro i georgiani del 2008; il settimo a tutti i commensali e ai loro morti. Ad ogni brindisi ci si alza in piedi e si grida in coro Amen. Un ottavo brindisi, al generalissimo Stalin, non è obbligatorio ma è molto gradito. Stalin, georgiano da parte di padre, è considerato osseta perché tale era la madre: si pensa a lui come a una specie di mitico ultimo czar, i suoi busti e i suoi ritratti dominano ancora le piazze e il suo cognome è pronunziato non Doughasvili, alla georgiana, ma Doughati, all’osseta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo i brindisi rituali, ci si aspetta che anche gli ospiti ne propongano a loro volta almeno uno. Il bicchiere di vodka di ciascun brindisi va trangugiato d’un botto: il contrario, sarebbe indice di slealtà e di doppiezza d’animo. Agli ospiti stranieri si consiglia, immediatamente dopo ogni bicchierino (otto fanno un buon mezzo litro), una bella sorsata dell’ottima, freschissima acqua delle fonti caucasiche. Ma le libagioni non finiscono lì: ci sono le acquaviti di frutta (ogni famiglia produce la propria, e ti tocca ad assaggiarle tutte), un discreto vino bianco frizzante, un buon rosso corposo – sembra proprio che la vite sia originaria di qua e che il vino sia stato inventato tra queste valli – e per fortuna tanto succo di mela per innaffiare polli e montoni e tanta frutta per accompagnarli. Intanto, i cantastorie intonano le loro melodie antichissime, sull’onda delle quali si puo parlare dell’eroe Soslan e del suo viaggio al Paese dei Morti come del conflitto del 2008. Poi i giovani in tunica rossa o nera e cartucciere sul petto, come nei films di Greta Garbo, danzeranno fino a notte con le ragazze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vi ho raccontato una favola. Vi ho descritto quel che è successo a me viaggiando, in pieno settembre del 2010, nella repubblica caucasica dell’Ossezia del Sud che – non ancora riconosciuta da tutti i paesi del mondo – celebra quest’anno il Ventennale della sua indipendenza dalla Georgia e, con i suoi circa 100.000 splendidi, fieri cittadini ambisce a riunirsi alla repubblica osseta settentrionale, 1.000.000 di abitanti, ch’ parte della federazione russa. Si arriva in aereo da Mosca; quindi dalla bella Vladikafkas, a nord della catena montuosa, un viaggio mozzafiato in fuoristrada attraverso uno dei paesaggi più belli (e pericolosi) del mondo porta a Zkinvall, poco più di 30.000 abitanti, capitale del sud: semidistrutta dai georgiani nel 2008 ma dolcissima, allegra, piena di vita e di ragazzi e ragazze belli, cordiali, ospitali, con una gran voglia di vivere e d’imparare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anni fa, scrivendo sulle radici della cavalleria medievale, m’imbattei nella lontana cultura caucasica degli osseto-alani e me ne innamorai. Oggi, settantenne, ho scoperto che un mio libro edito trent’anni fa, tradotto in russo, è stato letto e commentato ininterrottamente fra queste montagne. Mi hanno invitato, hanno organizzato una festa in mio onore, mi hanno offerto una decorazione. Ho rispolverato per l’occasione i miserabili brandelli del poco russo imparato molti decenni fa a Mosca: ma ho scoperto di avere una nuova seconda patria. Qui ho ritrovato la gente che avevo conosciuto nella Toscana della mia infanzia: la stessa fede profonda in Dio, la stessa capacità di amare il prossimo, la stessa cordialità sincera non inquinata dall’egoismo e dalla sete di possedere e di apparire. I cercatori talvolta maniacali d’identità e di radicamento che allignano dalle nostre parti dovrebbero recarsi in pellegrinaggio tra queste montagne per scoprire che cosa davvero significa vivere quotidianamente la tradizione e la solidarietà. Qui: tra questi cristiani venati ancora di usanze pagane e che si chiamano fra loro tovarish, alla veterocomunista. Gente per la quale la fede, l’onore, la parola data, il rispetto per i genitori e per gli ospiti, la solidarietà, la venerazione per il passato, il risparmio e la sobrietà (vodka a parte) sono ancora valori fondanti, che s’insegnano ai bambini. Che Dio benedica gli osseti, i loro cavalli, le loro canzoni e la loro libertà.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;4 ottobre 2010, nel mio settantesimo onomastico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Franco Cardini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da www.francocardini.net&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2010/11/le-radici-quelle-vere/"&gt;link di riferimento&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-951008629933577140?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/951008629933577140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/11/le-radici-quelle-vere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/951008629933577140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/951008629933577140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/11/le-radici-quelle-vere.html' title='Le radici, quelle vere'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-2137269415593688840</id><published>2010-10-28T04:42:00.000-07:00</published><updated>2010-10-28T05:23:14.801-07:00</updated><title type='text'>A Cesare quel che è di Cesare</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Ringrazio il vescovo, monsignor Cesare Nosiglia, per la riflessione alta, vibrante, profonda che ha portato al consiglio comunale. Peccato non l’abbia compreso quella decina di villani che ha sfruttato questa bella occasione per una malinconica esibizione di ignoranza». Achille Variati, primo cittadino di Vicenza in quota Pd, ha usato queste parole ieri per descrivere una civile protesta dei “No Dal Molin” che senza rumore si sono semplicemente limitati ad esprimere un loro punto di vista. Il vescovo è esente da critiche sempre e comunque, magari per diritto divino? I “No base” (che eventualmente hanno la colpa di non avergliele cantate tutte) hanno violato qualche legge? Ora mi domando, ma Variati non è espressione di un partito che si chiama democratico? Il sindaco è più attento alla legge o alle logge? Tuttavia quando la protesta rispetta la legge, non è essa stessa il sale della democrazia? Ma il sindaco per caso ha chiesto a Nosiglia della sua presenza come pastore delle anime nel Vicentino? Il sindaco Variati ha mai chiesto al vescovo, che sta per lasciare la diocesi, se per caso gli è mai capitato di stigmatizzare con i toni dell’Apocalisse di Giovanni, i conciari accusati di evasione fiscale, tra cui Bruno Mastrotto? Consiglio al pluto-teocratico Variati di fissare bene la foto allegata a questo post che ritrae il vescovo Nosiglia pantocraticamente immerso tra le eminenze conciarie Santo, Bruno e Mastrottinachiara junior. Forse capiamo perché nei confronti delle porcherie del caso “Dirty Leather” sua eccellenza reverendissima, ha preferito stendere un pietosissimo quanto opportuno velo. Si sa, tra paradisi eterni e paradisi fiscali la strada alle volte si confonde. Ne sanno qualcosa allo Ior. E poi mi domando, Ma il Pd non dovrebbe avere un’anima laica? Dove sono gli alleati laici del Pd? Perché l’IdV sta zitta e accetta che Variati starnazzi frasi di sapore fascistoide nel senso franchista e clericalista del termine? Perché l’assessore ai lavori pubblici, il laico e socialista Ennio Tosetto, tace? E poi, l’anima laica del Pd non dovrebbe essere rappresentata dall’assessore alla sicurezza Toni Dalla Pozza e dal presidente del coniglio comunale, anzi consiglio comunale, Topogigi Poletto? Ma proprio Toni Dalla Pozza non era quello che da consigliere d’opposizione si lamentava che la polizia municipale, la sua oggi, fosse obbligata, come da regolamento, al saluto verso la Madonna di Monte Berico (o altra immacolata, non ricordo bene) in determinate ricorrenze? E soprattutto come può Cinzia Bottene, consigliere comunale che rappresenta anche i No Base, accettare di farsi trattare da stupida prima che in modo politicamente indegno? E poi quest’anima del Pd è laica o laida? Io credo che in tutta questa storia la sensibilità dei cattolici non c’entri un fico secco. I cattolici veri, ma credo anche il vescovo, sanno che in democrazia c’è posto per ogni protesta, anche la più vibrante. Ora caro sindaco mi dica: se chi esercita un diritto democraticamente riconosciuto è un villano, chi ruba ed evade che cos’è? Un beato o un martire? Per info citofonare Cesare, ore pasti. «Beada Sanda Ignoranza, ghe fa’ sta’ bbene de gore, de tesda e de panza».&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;b&gt;Marco Milioni&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2010/10/a-cesare-quel-che-e-di-cesare/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-2137269415593688840?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/2137269415593688840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/10/cesare-quel-che-e-di-cesare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2137269415593688840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2137269415593688840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/10/cesare-quel-che-e-di-cesare.html' title='A Cesare quel che è di Cesare'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-7164427994535572956</id><published>2010-10-20T15:02:00.000-07:00</published><updated>2010-10-20T15:10:08.104-07:00</updated><title type='text'>Una verità scomoda</title><content type='html'>Lettera aperta ai vicentini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho letto con molta tristezza la stampa locale del 13 ottobre la quale ha parlato del patteggiamento richiesto da Marcello Sedda rispetto al quale c'è il placet della procura della repubblica. Sedda è uno dei personaggi chiave dell'inchiesta dirty leather. Ne è una delle menti finanziarie come si legge sui media. Vedere che l'ammenda per lui preventivata è si e no quella che si accorda ad un ladro di polli rende ogni discorso sulla equità di trattamento dei cittadini di fronte alla legge una seccatura o un insulto. Un insulto per quegli sciagurati che invece di architettare evasioni miliardarie vivono con semplicità, dignità e onestà la loro vita di tutti i giorni. Ora so benissimo che il pattegiamento non è definitivo e che la decisione ultima è prerogativa della magistratura giudicante. Ed è proprio a quest'ultima che rivolgo, col rispetto dovuto, un appello col cuore in mano. I giudici tengano nel dovuto conto il comportamento di Sedda e le leggi italiane. Sperando che rifiutino questa sorta di patto che umilia la gente per bene. Al contempo spero che le mie parole non vengano strumentalizzate dai soliti farisei della tripla morale. Purtroppo dopo la pubblicazione delle notizie sul consulente Sedda non ho sentito alcuna parola di sdegno da parte della politica. Prossimamente per manifestare il mio convincimento accenderò due lumini. Uno in segno di sgomento sotto la procura e un altro in segno di speranza sotto il tribunale. Ecco proprio perché dalla politica e dalle istituzione in merito alla vicenda non ho sentito che un assordante silenzio, chiedo, ai politici in primis, di sottoscrivere questo appello-sostegno nei confronti dei giudici affinché possano decidere in serenità e giustizia. Questo appello vale in primis per il presidente della provincia (e per i suoi amministratori), per gli amministratori della Valchiampo, per gli onorevoli vicentini, per i consiglieri regionali, per il sindacato e le organizzazioni di categoria, ma anche per gli amministratori del comune capoluogo. Potete sottoscrivere il mio appello inviandomi una email (equizifranca@libero.it) o dando commento positivo alla iniziativa sulla mia pagina Facebook che prestissimo sarà aggiornata in questo senso. Alle manfrine di chi marcherà il suo distacco da questa iniziativa spiegando che la magistratura deve fare il suo corso rispondo che tali frasi non hanno senso. I ragazzi che in Calabria manifestano solidarietà ai magistrati messi nel mirino dalle mafie locali sostengono il diritto dovere degli stessi magistrati a lavorare con indipendenza. Ma si scagliano contemporaneamente contro ogni sfregio nei confronti della legalità e del vivere civile. Di conseguenza se ci saranno persone tra le istituzioni e la politica che non sottoscriveranno tale messaggio saranno di fronte alla gente considerate complici morali del metodo Sedda o ghiotto che si voglia dire.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Franca Equizi, una semplice cittadina&lt;br /&gt;equizifranca@libero.it&lt;br /&gt;338-4644442&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 ottobre 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-7164427994535572956?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/7164427994535572956/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/10/una-scomoda-verita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7164427994535572956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7164427994535572956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/10/una-scomoda-verita.html' title='Una verità scomoda'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-199102660978242306</id><published>2010-10-15T06:22:00.000-07:00</published><updated>2010-10-15T06:24:49.334-07:00</updated><title type='text'>Segantini alla figlia sindaco: «Grazie alle tangenti comprata la casa»</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono tanti i retroscena dello scandalo arzignanese. «Nel 2006 arrivai come direttore ad Arzignano, dove c'era un grande marciume. Lì è stata la mia rovina. Sono una persona che ha sbagliato ed è fortemente pentita per quello che ha fatto». È il 22 marzo quando Roberto Soraci, 60 anni, di Verona, a capo degli uffici finanziari di Vicenza 2, e in precedenza della città del Grifo, getta la spugna e ammette di essere un dipendente pubblico infedele. Lo fa davanti al procuratore Salvarani e al sostituto Peraro. È un passaggio centrale nell'inchiesta “Reset” che qualche mese dopo vedrà l'arresto di alcuni commercialisti di spicco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da gennaio il dirigente si macerava perché il clamore delle indagini sulla corruzione con l'arresto del consulente fiscale Marcello Sedda e del luogotenente in pensione della Finanza Luigi Giovine lo stavano prostrando. Del resto, dall'inizio di gennaio il commercialista Vittorio Bonadeo lo aveva avvisato di essere intercettato dalla Finanza. «Bonadeo mi informò - aggiunge Soraci - che, al pari di lui, era oggetto di intercettazioni. Mi disse che probabilmente avevo il telefono sotto controllo e che sarebbero state attuate anche intercettazioni ambientali. Lui mi suggerì di contattare un'agenzia di investigazione privata». In effetti le cose stanno così. Dopo l'interrogatorio di Andrea Ghiotto del 28 dicembre nel corso del quale ha vuotato il sacco per ore, il procuratore Salvarani chiede al tribunale, che le concede, una raffica di intercettazioni telefoniche per scoprire il fango che per un decennio ha allignato all'Agenzia delle Entrate di Arzignano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SEGANTINI. «Ho avuto la sfortuna di incontrare Segantini - spiega Soraci - il quale mi fece capire che giravano bustarelle e che se avessi chiuso un occhio ci sarebbe stato qualcosa anche per me. Fu Segantini a presentarmi alcuni commercialisti». Lo stesso Filiberto Segantini, parlando con la figlia Alessia, sindaco del comune veronese di zimella, è esplicito sulla sua corruzione. I due sono appena usciti dallo studio del suo legale a Verona, salgono in macchina, chiudono i cellulari pesando di essere al sicuro, e parte la registrazione della microspia de Finanza. «Guarda che per avere continuato a lavorare solo per quello stipendietto... guarda che... saremmo stati... non dico in casa...in affitto... ma quasi... bon ecco», dice ad Alessia, la quale annuisce: «Va ben...va ben così insomma dai». Il padre prosegue: «Purtroppo sono scelte (prendere le mazzette, ndr - annota un finanziere), che uno fa». Alessia: «Sì». Il papà:«Eh... poi se gli va bene, benissimo, se gli va male purtroppo ecco». «Se non fosse saltata fuori tutto sto bordello qua delle pelli e compagnia nessuno avrebbe mica parlato», afferma il funzionario delle imposte da qualche mese in pensione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quale, dopo che sul nostro Giornale il 5 marzo è pubblicato un articolo su un ispettore del fisco che ha confessato di avere preso 150 mila euro in mazzette, salendo in macchina dice: «Che cosa verrà fuori, adesso? Madonna mia, È scoppiata la guerra». Lo stesso Segantini ad alta voce mentre guida dice: «Ho rovinato tutti, ho rovinato tutti». Nelle stesse ore sua moglie parlando con un'amica le spiega al telefono: «Filiberto ha sbagliato e chi sbaglia paga». Nel brogliaccio delle intercettazioni, a proposito della convesarzione intercettata tra Segantini e la figlia, gli inquirenti annotano: «La figlia Alessia, sindaco di Zimella, cerca fin da subito di chiedere al padre se lo stesso conosca qualcuno di importante che possa intervenire nella vicenda, probabilmente per poterla “sistemare” con i minori danni possibili».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SORACI. Ma torniamo a Soraci, uno dei personaggi chiave, quando decide di confessare la propria corruzione che pone fine alla sua carriera. «Il dott. Sedda - spiega - è un grande corruttore. Faceva continue pressioni. Sedda mi fu presentato da Segantini e poi lui qualche volta veniva nel mio ufficio». «In genere percepivo tramite Segantini in genere 5 mila euro». Quindi specifica: «La suddivisione della somma era ad opera di Segantini e le percentuali erano le seguenti: 40 a me, 35 a segantini, 25 a De Monte». Si arriva al 2008 quando si tiene un pranzo all'Hotel Principe di Arzignano. Vi partecipano Sedda, Soraci, Segantini e Giovine: un commercialista, dunque, due funzionari delle Entrate e il comandante della Finanza. «In quell'occasione - conclude Sedda - qualcuno mi domandò se ero a conoscenza di qualche società che era disposta a pagare una cifra importante (si parlò di 200 mila euro) per fermare un'eventuale verifica fiscale o indagine». Il «grande marciume» di Arzignano, le parole sono di Soraci che incassa una mazzetta da 100 mila euro da Bruno mastrotto, è al suo apice. Per il procuratore Salvarani, che si accinge a chiudere le indagini per 16 persone, c'era un'associazione per delinquere che ammorbava la città.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ivano Tolettini&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 13 ottobre 2010; pagina 17&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-199102660978242306?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/199102660978242306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/10/segantini-alla-figlia-sindaco-grazie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/199102660978242306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/199102660978242306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/10/segantini-alla-figlia-sindaco-grazie.html' title='Segantini alla figlia sindaco: «Grazie alle tangenti comprata la casa»'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-7948917460994429939</id><published>2010-09-23T15:54:00.000-07:00</published><updated>2010-09-23T16:11:20.158-07:00</updated><title type='text'>Basilea3 e le banche padrone</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non è (solo) un gioco di parole. Anche se molti non se ne sono accorti poiché i media non ne hanno parlato più di tanto, domenica scorsa si è svolto un incontro importante tra i governatori della varie Banche Centrali. In particolare, si stanno gettando le basi per lo “storico” accordo Basilea III. Il primo e il secondo accordo - oramai tutti dovrebbero ammetterlo, anche se i guru dell’economia non lo faranno mai - sono stati un fallimento: le libertà delle Banche che hanno portato alla crisi attuale derivano infatti, in buona parte, proprio dalla fatiscenza e dalla mancanza morale ed etica di tali accordi. Ora è il turno del terzo round. Facile riassumere quanto detto, poiché è di una pochezza disarmante (dunque, come accennato nel titolo, una “non notizia”): il punto saliente è l’abbassamento del rapporto tra capitale reale detenuto da una Banca e quello irreale delle sue attività ponderate per il rischio. Ovvero la riserva frazionaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiariamo subito, poiché la cosa è semplice (ma sconcertante). I più (ancora!) non lo sanno - oppure lo sanno ma la cosa non li indigna più di tanto - ma una Banca è tenuta per legge (...) a detenere una somma minima di denaro contante, o comunque di facile mobilità, rispetto alla somma complessiva che può utilizzare e mettere in circolazione, sotto forma di vari prodotti, tutti immateriali - occhio che questo è il punto cardine - per le proprie varie attività. Ebbene fino a ora tale somma doveva essere pari al 2 per cento. Che significa? Esempio classico: se una Banca vendeva mutui per 100 milioni di euro, doveva averne in tasca, in modo fisico, due. Solo due. Non più di due. Su cento venduti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altre parole, siccome la stragrande maggioranza delle transazioni finanziarie avviene sotto forma immateriale, mediante assegni o molto più spesso trasferimenti di cifre da un conto all’altro con un semplice click di un mouse - ovvero numeri scritti, non altro che numeri - la Banca poteva “permettersi” di detenere realmente solo il 2% per cento di moneta di tali operazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facile intuire il motivo per il quale una situazione del genere può generare insolvenza immediata della Banca stessa: se solo buona parte dei suoi correntisti andassero tutti insieme agli sportelli ritirando i propri soldi in forma contante la banca fallirebbe all’istante. O farebbe una serie di operazioni, avallate dai governi, per evitare proprio tale possibilità (già oggi ci impongono quasi di utilizzare solo assegni, carte di credito, bancomat e transazioni on-line, no?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli accordi di Basilea III prevedono che tale riserva sia spostata verso l’alto, e precisamente al 7 per cento in luogo del 2 per cento come avveniva fino a ora. Il tutto, a scaglioni, per una entrata a regime solo nel 2019. Di qui la notizia vera, che in realtà per i lettori più attenti non lo è: anche con queste nuove regole, le Banche sono autorizzate, vista l’esiguità dell’aumento della riserva frazionaria, a continuare a fare né più né meno che quello che hanno sempre fatto: strozzinaggio legalizzato. Per di più con denaro che di fatto non hanno, che creano dal nulla, scrivendo mere cifre su un pezzo di carta o su un monitor di un computer. Tutto perfettamente legale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attraverso il meccanismo di questa leva, le Banche hanno potuto, e potranno ancora, accumulare un attivo enorme nei propri bilanci, pari a un valore molte decine di volte superiore rispetto al reale capitale che detengono. Il tutto nel sonno costante di un mondo che vive all’ombra di questa verità, e che imperterrito continua a bersi le sciocchezze che gli vengono raccontate dai media di massa. Ivi inclusa questa di Basilea III, delle “nuove regole” che non cambiano in realtà i presupposti di base di un sistema marcio e fraudolento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fare un esempio terra terra e alla portata di tutti, il caso italiano in seguito alla crisi dei mutui subprime del 2007 è emblematico: ci avevano detto, dalle nostre parti, che tale crisi non avrebbe intaccato l’Europa e l’Italia, che le nostre Banche erano più stabili eccetera. A conti fatti e aggiornati a oggi, invece, tale crisi è costata all’Italia, oltre al resto, una contrazione del Pil di cinque punti percentuali. Con quello che ne ha conseguito, ne consegue, e ne conseguirà. Ovvero un disastro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi che cosa si fa? Si modificano di un poco le regole ma si mantiene la barra a dritta verso la stessa direzione. Le Banche potranno continuare a fare “carne di porco” con i prodotti finanziari, potranno continuare a vendere denaro che di fatto non hanno dietro usura e in senso generale potranno continuare ad andare nella direzione stessa che ha causato la crisi del 2007 e che causerà la prossima imminente ondata. Brutalmente: ancora oggi, le Banche sono di fatto insolventi, ma continuano ad operare, e a succhiare sangue alla gente, come se fossero stabili. Ancora oggi possono arrogarsi il diritto di imporre regole a loro uso e protezione - provate ad andare in banca, senza preavviso, e a prelevare una somma di denaro dal vostro conto che superi un limite minimo imposto dalla banca stessa. Ancora oggi, il mondo è governato da loro, e dai loro vassalli politici e industriali.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Valerio Lo Monaco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;da www.ilribelle.com del 23 settembre 2010&lt;br /&gt;&lt;a href="http://l.wbx.me/l/?p=1&amp;amp;instId=9f78d7b2-afb1-4ce6-aaec-579c3737be47&amp;amp;token=77a4f01307f8401b54cd809f4c765ab7e1d61d430000012b3d0eb099&amp;amp;u=http%3A%2F%2Fwww.ilribelle.com%2Fla-voce-del-ribelle%2F2010%2F9%2F23%2Fbasilea-3-la-notizia-nella-non-notizia.html"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-7948917460994429939?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/7948917460994429939/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/09/basilea3-e-le-banche-padrone.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7948917460994429939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7948917460994429939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/09/basilea3-e-le-banche-padrone.html' title='Basilea3 e le banche padrone'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-7639299084869610096</id><published>2010-09-16T16:58:00.000-07:00</published><updated>2010-09-16T17:09:24.459-07:00</updated><title type='text'>Pappeppecori</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sindaco di Vicenza Achille Variati del Pd continua col suo mantra: i nuovi entrati nella maggioranza si sono progressivamente avvicinati a noi, hanno condiviso molto le nostre scelte. Bene. Prendiamone uno a caso. Il neo assessore dell'Udc Massimo Pecori. Vediamo quanto vicino è stato al centrosinistra in questi ultimi 24 mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giornale di Vicenza del 19 giugno 2008 pagina 18; Pecori parla del piano programmatico del primo cittadino e lo definisce «Un po’ libro dei sogni... Sul nuovo stadio c’è solo un accenno: si dice che ci vuole, ma non dove». Sempre per vicinanza Pecori il giorno appresso in consiglio comunale boccia il documento fondamentale della giunta sull'indirizzo amministrativo. In autunno scoppia il caso Giglioli. Sul GdV del 23 settembre 2008 (pagina 17, attenzione signor Variati, il 17 porta sfiga) Pecori si unisce al coro di coloro che invocano le dimissioni del sindaco e spara: «È chiaro che c’è un problema di maggioranza, altrimenti farebbe bene a respingere le dimissioni di Giglioli. Variati faccia una riflessione sulla sua maggioranza: lo sostiene ancora?». Il sindaco viene massacrato, ma amichevolmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 30 novembre 2008 sul GdV Pecori attacca la giunta sul blocco alle vetture, ma a fin di bene visto che la pagina scelta è la numero 13, un numero portafortuna: «Stop alle auto: siamo alle solite. Si attuano piani anti-inquinamento inutili che causano disagi solo alle persone in difficoltà». Pochi giorni dopo, è il 15 di dicembre, il paladino dell'Udc riappare sul GdV in campo neutro (pagina 11). Si parla di tasse sui rifiuti e son dolori per la giunta di centrosinistra: «L’Udc è nettamente contraria all’adozione del provvedimento annunciato dall’amministrazione comunale sul ritocco della tariffa rifiuti. L’aumento va contro le famiglie vicentine in un momento di crisi generale». Lo sostiene il consigliere comunale Massimo Pecori, che commenta: «Non vale a nulla prevedere, anzi promettere, una manciata di generiche agevolazioni che, se effettivamente adottate in futuro (ma quando?), andranno a beneficio di un irrisorio numero di nuclei familiari... Il tentativo misero di far passare la riforma come un atto dovuto per migliorare i servizi alla popolazione e agevolare le famiglie più povere si infrange contro i crudi dati di fatto. È invece necessario dare da subito attuazione alla preannunciata intenzione di ricalibrare il sistema di imposizione applicando il principio del “chi inquina paga”».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passano pochi giorni e sentite come Il Giornale di Vicenza il 20 dicembre racconta la posizione assunta da Pecori sul bilancio comunale: «Dai banchi dell’opposizione, intanto, continuano a partire cannonate. Massimo Pecori (Udc) lamenta un aumento degli sprechi a fronte dei sacrifici richiesti ai vicentini con l’aumento della tariffa rifiuti. L’ultimo caso è l’albero natalizio di piazza dei Signori, addobbato due volte, con incremento dei costi». Non male per il compagno Pecori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sarà assessore dell'Udc, sapendo in cuor suo che comunque è vicino al centrosinistra, passa con serenità il santo natale. Ma poco dopo la befana lascia un carico di carbone ardente nella calza a rete, maglia larga ovviamente, del primo cittadino. Il GdV del 10 gennaio 2009 non dà adito ad equivoci: «Questa vicenda ha fatto compattare l’opposizione (in fondo già si capisce che la cosa gli dispiace, Ndr) mandando in pezzi la credibilità e l’autorevolezza del sindaco e della giunta. Non ci fossero di mezzo i soldi dei cittadini ci sarebbe da ridere. Finora abbiamo assistito a una condotta irrazionale da parte dell’amministrazione comunale». Tiè.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E siccome il carnevale si avvicina e siccome a carnevale ogni scherzo vale anche il sarà assessore ombra Claudio Cicero attacca la giunta ben sapendo che questo è un ottimo metodo per entrarvi. La storia la racconta il GdV del 28 Gennaio 2009 pagina 13 (che fortuna per il sarà assessore ombra, questo il vero motivo della sua superdelega, la cabala?). «È ancora scontro sulle condizioni delle strade. Dopo l’annuncio del Comune, intenzionato a eliminare e sostituire le mattonelle colabrodo di contrà Gazzolle, contrà Cabianca e contrà Piancoli, risponde l’ex assessore alla Mobilità Claudio Cicero, oggi consigliere di opposizione, che quelle mattonelle fortissimamente volle e che oggi difende». E Cicero impugna la mitragliatrice: «Finché ero io l’assessore, non c’erano stati problemi. Il motivo? Semplice: veniva eseguita una corretta manutenzione periodica. Negli ultimi otto mesi non so cosa sia successo: la manutenzione non è stata fatta, le riparazioni sono state fatte in modo errato. Sembra che si voglia boicottare quella pavimentazione, che aveva fatto risparmiare molti soldi e si era dimostrata affidabile. Se il criterio per sostituirla è soltanto qualche sconnessione, allora dovremmo dare un’occhiata ai cubetti di porfido delle strade vicine, o del piazzale di Monte Berico, oppure della rotatoria della stazione, che versa in condizioni pietose». Vai Claudio, è quasi idillio. Il 17 febbraio invece si riunisce la commissione bilancio del comune. Pecori ricompare sulla questione dell'Ici troppo alta per i possessori di terreni (di grosse immobiliari?) e sbotta: «Scandaloso, non tengono conto di una delle crisi economiche più gravi di sempre».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Frattanto arriva la primavera e Pecori dopo aver fatto le pulizie pasquali si ricorda che è bene di tanto in tanto dare una mazzata alla giunta amica. Non si sa mai. Qualcosa succede sempre. Infatti l'uomo dell'Udc il 25 maggio 2009 rende nota urbi et orbi la sua enciclica (“rerum tangentialis”) contro la bozza progettuale della nuova circonvallazione nord; enciclica poi trasformata poi in una più umile richiesta di dibattito in consiglio comunale: «Quanto abbiamo visto pubblicato sulla stampa con gli innumerevoli e lunghi raccordi, rappresenta un immane sperpero di territorio, tra l’altro a danno del solo Comune di Vicenza, a fronte invece di notevoli benefici per i Comuni contermini. Ciò grazie al fatto che Vicenza, contrariamente a quello che da decenni accade nei Comuni contermini, ha da sempre privilegiato l’integrità territoriale delle sue frazioni, concedendo col contagocce minime trasformazioni edilizie ai propri residenti». Passano poche settimane e durante il consiglio comunale del 2 luglio Pecori stavolta non solo se la prende solo con la giunta, ma pure con la municipalizzata di San Biagio: «Si stia dando la gestione della città in mano al consiglio d’amministrazione di Aim».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto il 30 novembre c'è un nuovo consiglio comunale. Pecori, il quale sa che Variati è stato eletto anche coi voti dei Verdi e degli ambientalisti in genere si precipita a dire che è a favore di un inceneritore a Vicenza. Poi durante la notte tra il 10 e l'11 dicembre 2009 arriva in aula il sì al Pat ovvero al nuovo piano regolatore con relativi interessi milionari dietro. L'Udc, un tempo contraria si astiene. Pecori poi proferisce una frase sibillina: «Ora è il nostro Pat, quello che la città attendeva da anni, ma ad ogni modo non ci vedo risvolti politici immediati». Passano otto mesi dall'approvazione del “loro” Pat e Pecori passa in giunta. Poteri del Pat o poteri dietro al Pat? Intanto però rimane scolpita nel cemento una frase famosa di Pecori pubblicata su Il Corriere del Veneto: «Questo risultato non ce lo aspettavamo... Le scelte si fanno e se ne pagano le conseguenze. Se dovevamo scegliere per vincere saremmo andati con Variati, visto che in molti lo davano per vincente». Era il 29 aprile 2008 e Pecori, assieme a Cicero, a Lia Sartori e alla Lega aveva appena perso le elezioni. Pagare le conseguenze. E chi ha pagato in questo caso?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Marco Milioni&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2010/09/pappeppecori/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-7639299084869610096?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/7639299084869610096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/09/pappeppecori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7639299084869610096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/7639299084869610096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/09/pappeppecori.html' title='Pappeppecori'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-8308348619966221141</id><published>2010-08-02T06:16:00.000-07:00</published><updated>2010-08-02T06:18:05.399-07:00</updated><title type='text'>La mafia a Vicenza</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Lega ha scritto che il Veneto è “pulito”, non ha presenze mafiose. Un paio di giorni dopo c'è stato l'arresto a Mogliano Veneto in provincia di Treviso di Vito Zappalà, uno dei latitanti mafiosi più ricercati, condannato a 29 anni di galera. Questo tipo di persone non si muovono mai da sole e sarà interessante accertare quali suoi compari alloggino nel Veneto. Però a Vicenza abbiamo un problema formalmente di natura diversa ma parimenti grave: le zone franche, una sorta di libertà di violazione delle leggi e delle regole, che i dirigenti pubblici, i politici e la magistratura accordano ai colletti bianchi, ai poteri forti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo avuto la cosiddetta circolare Rossetto; una circolare diramata dagli uffuci tecnici municipali durante gli anni '90 e tenuta in piedi sino al 2002. Un provvedimento in forza del quale un dirigente, arrogandosi poteri che sono solo del consiglio comunale, ritenne di dare agli uffici tecnici medesimi disposizioni che consentivano di rovesciare le disposizioni del piano regolatore in fatto di distanze fra edifici vecchi e  in edificazione. Costruire più vicino significa allargare la base degli immobili e quindi aumentare la cubatura. Migliaia di metri cubi abusivi sono stati fabbricati in questo modo, impunemente. E quando la magistratura ha inquisito quel dirigente non ha istruito un giudizio a tempi brevi ma ha atteso, atteso ed i reati considerati si sono prescritti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entrando in via Vecchia Ferriera dopo Ponte Alto, alla sinistra è in via di completamento un grande edificio che ammonta più o meno ad un volume di 60.000 metri cubi. L'ufficio del pubblico ministero ha tenuto nel cassetto per cinque anni la perizia, da lui disposta, che rilevava varie illegittimità. Avrebbe potuto intervenire quando si era alle fondamenta, ma ha atteso ingiustificatamente. I potenti proprietari del fabbricato ed i loro progettisti possono dormire tranquilli; tutto finirà nel fumo della prescrizione, se non interverrà prima qualche altro pubblico ministero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fronte di questo immobile ce n'è un altro (è il cosiddetto palazzo, ha un volume di 70.000 metri cubi) che è stato completato da quattro o cinque anni. Tale immobile è finito al centro di un processo penale sei anni dopo che il consulente del pubblico ministero aveva consegnato la relazione: sei anni di attesa ingiustificata e di cammino verso la prescrizione. Erano imputati i proprietari, i progettisti, un dirigente comunale Lorella Bressanello (moglie dell'ex sindaco Enrico Huellweck) e un altro dirigente del comune di Vicenza, Roberto Pasini: tutti assolti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giudici hanno negato l'esistenza del vincolo paesaggistico riconosciuto dalla Regione, autorità competente in materia, sulla base di un documento preparatorio del piano regolatore del 1979, ma poi superata dal testo del piano effettivamente approvato, che ad esso non fa alcun riferimento. Dunque con questa trovata all'italiana è caduta l'accusa. Inoltre i giudici hanno negato l'intenzionalità del dirigente. Costoro  non sapevano, non volevano, non intendevano... «Ah,intendo, il suo cervel, Dio lo riposi,/in tutt'altre faccende affaccendato/a questa roba è morto e sotterrato...». Il resto ce l'ha messo la Corte d'Appello di Venezia che, a fronte del ricorso del Procuratore della Repubblica di Vicenza contro la inaccettabile sentenza assolutoria, non ha ancora fissato, a distanza di ben due anni, la data del processo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche a Vicenza ci sono le vendette trasversali. Tu fai un esposto contro gli abusi di certi tecnici comunali? Ebbene loro ti puniscono con il potere che hanno. C'é stato il caso di una associata al  comitato vicentino contro gli abusi edilizi alla quale è stato contestato un abuso (inestente) risalente al 1930... Ad un altro, sempre di questo comitato, hanno cercato di rilevare un difformità edilizia (sempre inventata) di cinquant'anni fa. E se non possono colpirti direttamente lo fanno contro tuoi familiari come è successo ad altro membro del comitato contro l'abusivismo edilizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comitato contro l'abusivismo edilizio ha il merito di aver scovato numerose illegittimità penali, amministrative e contabili degli uffici comunali del capoluogo berico. Sebbene con la sua azione abbia permesso alla municipalità di incassare una cifra  pari 500.000 euro più euro meno, i suoi membri vanno puniti. “Che imparino a farsi gli affaracci loro!” Già, perché il comune di Vicenza è affare dei soli dirigenti comunali? Non voglio ovviamente generalizzare: le mie riflessioni riguardano l'edilizia privata e dintorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comune di Vicenza non ha soldi; a me sembra che non vada a prenderseli dove ci sono ed ha diritto di averli. Non mi riferisco all'evasione fiscale, argomento certo interessante, bensì sempre all'edilizia. Per edificare una casa bisogna pagare gli oneri di urbanizzazione ed un contributo del costo di costruzione: per l'industria c'è solo quest'ultimo gravame. L'importo di queste voci è fermo da circa vent'anni nonostante in questo periodo l'inflazione sia cresciuta di circa il 30%. Un enorme regalo agli speculatori a spese dei cittadini di Vicenza. Ma c'è un altra perdita consistente. Nell'area di via Vecchia Ferriera vi sono numerosi edifici che, approfittando del fatto che l'area è industriale, sono stati edificati pagando al comune, cioè a tutti noi, solo una spettanza pari al 10% del costo di costruzione. Di contrasto le attività installate in loco sono quasi tutte commerciali, ma non hanno corrisposto all'ente locale gli oneri di urbanizzazione, in questo caso dovuti (mediamente il 30% dei costi di costruzione). Così il nostro comune, cioè noi, non ha incassato centinaia di migliaia di euro, che non intende incassare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è poi la questione della cosiddetta torre Girardi, la quale sorge a qualche centinaia di metri prima del casello autostradale di Vicenza ovest. La provincia lo ha dichiarato interamente abusivo con un provvedimento confermato presso i tribunali amministrativi; però il comune non lo demolisce prendendo a pretesto due perizie di comodo, una disposta per di più dallo stesso comune. Di più, sempre in riferimento alla vicenda della torre Girardi il comune di Vicenza non provvede nemmeno ad incassare quanto comunque gli spetta. L'assessore all'edilizia privata Pierangelo Cangini ha affermato con grande clamore che, essendoci degli abusi (bontà sua), incasserà ben 900.000 euro. Ma, secondo le leggi urbanistiche, spetterebbero al comune un bel po' di soldi in più. Anzi una montagna di soldi in più. Sei o sette milioni di euro; cioè il valore venale dell'edificio. Anche qui l'amministrazione rinuncia ai diritti di coloro che rappresenta, cioè sempre noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto riportato ora in modo un po' generico per ragioni di brevità, è comunque il frutto di una analisi scrupolosa, corroborata da una documentazione completa. Ad ogni modo da questo quadro pur sommario e parziale, risulta l'impotenza, scelta liberamente, della magistratura vicentina e del comune di fronte ai poteri forti ed ai colletti bianchi. Ciò costituisce una grave ingiustizia ed iniquità, una negazione del principio di legalità e di uguaglianza di trattamento, ma è anche fonte di minor erogazione di servizi ai cittadini di Vicenza dovuta alle minori entrate a causa di queste acquiescenze rispetto ai desiderata dei vari potentati che trovano domicilio dentro e fuori i palazzi delle istituzioni. Ovviamente sono i cittadini a farne le spese. In termini di accesso agli asili nido e ai centri estivi; in termini di accesso alla assistenza domiciliare, di aiuto agli sfrattati ed alle famiglie in difficoltà sulla casa; in termini di accesso agli interventi per i giovani e per lo sport. Per caso tutti questi scompensi sono dovuti alla mancata acquisizione di quei fondi?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fulvio Rebesani&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Vicenza, 30 luglio 2010&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lasberla.net/index.php/2010/08/poteri-occulti-rebesani-versus-comune-e-magistratura/"&gt;link originario&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-8308348619966221141?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/8308348619966221141/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/08/la-mafia-vicenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8308348619966221141'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/8308348619966221141'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/08/la-mafia-vicenza.html' title='La mafia a Vicenza'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-3497916155625527287</id><published>2010-07-30T00:56:00.000-07:00</published><updated>2010-07-30T01:00:49.907-07:00</updated><title type='text'>Regione, sì ai maxidirigenti. Ma il mandato è dimezzato</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con voti differenziati da candidato a candidato, e con presidente Zaia e assessori inchiodati ai banchi a costo di non partecipare ad altri appuntamenti annunciati, il Consiglio regionale ieri mattina ha approvato la nomina dei direttori generali decisi dalla Giunta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LE VOTAZIONI.&lt;/span&gt; Il neo-segretario generale della programmazione è Tiziano Baggio, il manager da sempre vicino a Zaia che lo vuole nel ruolo di direttore generale della Regione: ha avuto i 35 voti della maggioranza, con 4 contrari e 18 astenuti. Via libera anche all’altro “esterno”, il vicentino Domenico Mantoan che guiderà il settore servizi alla persona (sanità e sociale): per lui 33 sì, due in meno di Baggio, con 7 astenuti e 17 contrari. Più largo il voto per gli altri cinque, dirigenti interni: oltre 40 i sì per Mauro Trapani (bilancio-economia), Angelo Tabaro (cultura-turismo), Silvano Vernizzi (territorio-infrastrutture), Sergio Trevisanato (lavoro-istruzione-personale), Mariano Carraro (ambiente-lavori pubblici). All’unanimità è stato votato il segretario generale del Consiglio veneto Roberto Zanon. Più risicato il via libera al segretario del Consiglio per gli affari generali-giuridici Stefano Amadi (33 sì).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL DIBATTITO.&lt;/span&gt; Il voto è stato caratterizzato da un lungo dibattito. L’opposizione ha contestato l’annuncio di risparmi, sostenendo che poi seguirà anche la nomina di un numero imprecisato di commissari straordinari per settori specifici per cui i costi complessivi della dirigenza regionale potrebbero risultare superiori a quelli attuali. In particolare il vicentino Raffaele Grazia (Udc) ha contestato a Zaia che si possa parlare di “direttore generale” perché la legge regionale prevede ben altro ruolo per il segretario della programmazione. Ha sottolineato che nella delibera di nomina di Mantoan si parla solo di “sanità” e non di sociale (arriverà un commissario?), e ha sostenuto che la sua indicazione nasce «da un patto scellerato tra una parte della Lega e una parte del Pdl (il riferimento è a Tosi e Sartori)» che «vuole continuare a gestire la sanità veneta con attenzione al business della costruzione di nuovi ospedali con i project financing più che ai servizi di cura dei malati». Anche il vicepresidente Franco Bonfante (Pd) ha chiamato in causa l’ombra di Flavio Tosi, sindaco di Verona, come ispiratore delle scelte per la sanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL MANDATO RIDOTTO A METÀ&lt;/span&gt;. Da parte sua il vicepresidente Marino Zorzato ha confermato la linea dei risparmi e della riorganizzazione: «Non appena avremo il nuovo statuto rivedremo insieme la pianta organica e l'organizzazione della Regione perseguendo l'obiettivo di contrarre la fascia dei dirigenti. Per questo motivo oltre a ridurre gli stipendi dei massimi dirigenti regionali abbiamo proposto anche il nuovo limite a 30 mesi dei loro incarichi». L’altra sorpresa di ieri infatti è stata che, con un largo voto di 42 sì, è passato un emendamento della maggioranza che riduce il mandato dei segretari regionali di Giunta e Consiglio a metà: 30 mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;CANDIDATURE AGLI ENTI.&lt;/span&gt; Proposta dal vicentino Costantino Toniolo (Pdl), assieme a Lega e Pd, è passata ieri anche la deroga che dà ai consiglieri regionali un paio di mesi di tempo per proporre candidature per le nomine di rappresentanti della Regione nelle società partecipate e negli enti di interesse regionale. In ballo ci sono 26 nomine per società Rocca di Monselice, Veneto Nanotech, l’Arena di Verona, aziende speciali come Verona Innovazione, Vicenza Qualità, Treviso Tecnologia, PromoTreviso, Padova Promex e altre.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da Il Giornale di Vicenza del 29 luglio 2010; pagina 7&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-3497916155625527287?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/3497916155625527287/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/07/regione-si-ai-maxidirigenti-ma-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3497916155625527287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/3497916155625527287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/07/regione-si-ai-maxidirigenti-ma-il.html' title='Regione, sì ai maxidirigenti. Ma il mandato è dimezzato'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-2523346589092129269</id><published>2010-07-27T18:17:00.000-07:00</published><updated>2010-07-27T18:22:57.569-07:00</updated><title type='text'>Il Verso del Nord? Il raglio ovviamente</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché si fa un gran parlare attorno al manifesto Verso Nord? Come mai quello che dovrebbe essere un semplice documento d'intenti nell'ottica di un rilancio dell'Italia settentrionale è diventato un caso politico, soprattutto nel Veneto? La cosa è molto semplice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dominio dell'ex governatore azzurro Giancarlo Galan sulle terre che furono già della Serenissima è finito. Dopo le elezioni di primavera a un vecchio sistema di potere, che aveva i suoi referenti politici più accreditati in Galan e Lia Sartori (eurodeputato del Pdl) è venuto meno. La vittoria a mani basse del Carroccio, che pure è alleato del Pdl, ha messo in discussione vecchie rendite di posizione, a partire dalla sanità. Non che io abbia preferenze per una o per l'altra visto che sempre di voraci oligarchie si tratta, ma comunque la giostra questa è. Se a questo si aggiunge che il Pd quando va bene è un ectoplasma e quando va male allunga le mani sulla res publica al pari della destra, si capisce ancor meglio la natura di Verso Nord: una sorta di area politica virtuale pensata per spaventare un po' il Carroccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come a dire “caro neogovernatore leghista Luca Zaia, se non sganci qualcosa io mi alleo col mio ex peggior nemico”. Che poi 'sto nemico possa essere temibile ho più di qualche dubbio visto che solo i gonzi democratici sperano di far saltare il banco con la scusa di Verso Nord, quando invece sanno bene che nel breve termine otterranno solo le briciole, se va bene. Del resto a che pro l'ex aspirante governatore veneto Massimo Cacciari (che in un faccia a faccia da Bruno Vespa sulla Rai aveva definito «falso e bugiardo» Galan) ora flirta con i fedelissimi del Galan ministro del Pdl? Del resto non si può rimanere sorpresi se uno come Variati abbia immediatamente sottoscritto il documento fondativo di Verso Nord, visto che a Vicenza non è il Pd che governa ma una lobby ogm in cui ci sono maggior enti e potentati da sempre vicini al Pdl ma con un sindaco democratico. Verso Nord non è una invenzione di Cacciari. Cacciari l'ha copiata al sindaco berico Achille Variati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se invece si guarda al medio e lungo periodo Verso Nord non ha altro che la funzione di grande calderone nel quale fondere, dopo averne cancellato alla meglio le origini, pezzi di centrodestra e centrosinistra, in modo da avere pronta una nuova forza politica che possa continuare a intrallazzare quando il gran capo Silvio Berlusconi sarà buttato giù dai lobbisti internazionali e dai suoi pari lobbisti nazionali che fino a ieri lo hanno spalleggiato, proprio per quella sindrome del servo infedele che in passato colpì dei tipini del calibro di Benito Mussolini e Saddam Hussein.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in questo contesto come replica il Carroccio sul piano culturale? Davide Lovat, che nella Lega vicentina è la lucerna historiae, ovvero «queo studià», sul GdV del 26 luglio lascia una perla della sua abituale saggezza: «Verso Nord ovvero verso nulla... Il leghismo, forma italiana del pensiero comunitarista identitario europeo è una corrente di pensiero (pensiero!?, ndr) nuova che provoca le menti sconvolgendo gli schemi abituali... ». Il problema rispetto alla tesi di Lovat è duplice. Il primo è che Lovat, poverino, a quello che dice ci crede veramente. In secundis Lovat ha ragione quando afferma che il leghismo è la forma italiana del peniero comunitarista europeo. Sì proprio italiana, nel senso peggiore del termine, ovvero cafona, cialtrona e come dimostrano l'affaire Arzignano e lo scandalo Lombardia anche mafiosa. Lovat infatti non direbbe ciò che ha detto sul GdV del 26 luglio nella pagina delle lettere, se avesse letto il Corsera di sabato che affibbia al Vicentino la maglia nera tra le province del nord in termini di case non dichiarate al fisco. E chi se non il Carroccio ha dominato in questi ultimi lustri sulla provincia berica? Basti vedere poi come la Lega in parlamento è ligia nel finanziare le missioni di guerra italiane all'estero tanto care ai lobbisti atlantici fustigati da Lovat. La Lega purtroppo ha un valore di forza antagonista del pensiero unico alla stessa stregua delle forze di opposizione in “1984” di George Orwell: ricordate? Si trattava di opposizioni finte, create dal sistema, buone solo per dare a qualcuno l'illusione di opporsi al sistema medesimo e contemporaneamente buone per pizzicare i potenziali ribelli. Ma allora dopo il manifesto di Cacciari, dopo le reprimende leghiste, quale è il vero verso del Nord? Il raglio ovviamente... ma un raglio del Nord.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Marco Milioni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;link originario: http://www.lasberla.net/index.php/2010/07/il-verso-del-nord-il-raglio/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-2523346589092129269?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/2523346589092129269/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/07/il-verso-del-nord-il-raglio-ovviamente.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2523346589092129269'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/2523346589092129269'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/07/il-verso-del-nord-il-raglio-ovviamente.html' title='Il Verso del Nord? Il raglio ovviamente'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-4571375646497032625</id><published>2010-07-15T15:06:00.000-07:00</published><updated>2010-07-15T15:12:45.437-07:00</updated><title type='text'>Politica serva delle lobby</title><content type='html'>&lt;object width="400" height="300"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/FzEPNS9UdgY&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/FzEPNS9UdgY&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="400" height="300"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le cronache giudiziarie stanno ridisegnando l’Italia come una piramide di comitati d’affari, con vetta a Roma ma poi estesa ovunque, in una specie di federalismo dell’arte di arrangiarsi. La cosiddetta P3 ne è l’ultima immagine, dove riemerge perfino Flavio Carboni, vecchio piduista che ebbe il suo momento ai tempi dell’assassinio del banchiere Roberto Calvi, trent’anni fa. Ma l’elenco è lungo: la cricca di Anemone e gli appalti del G8; gli impuniti della ricostruzione dell’Aquila; le speculazioni ospedaliere in Lombardia dove pure la spesa sanitaria rispetto al Pil è la metà di quella della Campania bassoliniana. Proseguire sarebbe stucchevole. Meglio chiedersi come mai ritorni la corruzione, ingigantita e non di rado bipartisan, mentre l’opinione pubblica sembra indignarsi sempre meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La corruzione è ancora legata alla spesa pubblica: alle commesse opache, al mercato del diritto, agli incentivi furbeschi, che ora esplodono nell’eolico, domani chissà, ai pagamenti a piè di lista, per cui si operano i pazienti anche quando non serve. Ma rispetto agli anni pre-Mani Pulite c’è un cambiamento. Allora, l’industria parastatale e la pubblica amministrazione erano piegate al finanziamento dei partiti e dei loro dirigenti, spesso associati all’industria privata. Oggi, sono i faccendieri e le lobby che, materialmente o culturalmente, comprano i governanti, asservendoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È l’inversione di una storia antica che ha nell’indebolirsi della politica la sua radice. Negli anni '90, i partiti della Seconda Repubblica si gettarono alle spalle tessere, correnti, congressi e con essi l’idea che la leadership fosse da riconquistare ogni giorno, collegio per collegio. Le privatizzazioni furono sentite come l’alba della meritocrazia, dopo la corruzione. Con il tempo si è visto un nuovo tramonto: Parmalat, Popolare di Lodi, Telecom, Fastweb, Unipol, Rai, i traffici sul gas russo, i veleni su Finmeccanica. Un altro elenco lungo e stucchevole. Del quale, tuttavia, non si può tacere il finale: il crac del capitalismo finanziario anglosassone, fonte di ispirazione del riformismo italiano, su entrambi i lati dello schieramento politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea che la mera privatizzazione dell’economia potesse restituirci un’etica pubblica si è consumata nel falò delle vanità dei fondi che speculano senza costrutto e dei soliti noti che tosano le grandi imprese, nelle paghe smodate dei top manager, banchieri e non, mentre le disuguaglianze aumentano e l’ascensore sociale si ferma. Rimane la privatizzazione della politica. Che va oltre i conflitti d’interesse e contagia il sistema dei partiti dove i leader, o chi ha le chiavi della cassa, sono i padroni. Padroni blindati dalla legge elettorale che costringe i cittadini a votare i loro prescelti, sulla base di un’adesione ideologica in tempi senza ideologie. Come stupirsi se i prescelti, anonimi e miracolati a Roma quanto in provincia, subiscano la tentazione di mettersi al servizio di chi prometta la mancia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Che cosa aspettano il sottosegretario Nicola Cosentino e il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, a dare le dimissioni o Silvio Berlusconi a pretenderle? O il Pdl a farsi sentire?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massimo Mucchetti&lt;br /&gt;da Il Corriere della Sera del 14 luglio 2010; pagina prima&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-4571375646497032625?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/4571375646497032625/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/07/politica-serva-delle-lobby.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4571375646497032625'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/4571375646497032625'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/07/politica-serva-delle-lobby.html' title='Politica serva delle lobby'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-1187106162865950062</id><published>2010-06-30T08:10:00.000-07:00</published><updated>2010-06-30T08:24:58.305-07:00</updated><title type='text'>Senza fine</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questi giorni nella casella di posta elettronica di molti ciechi sta giungendo un messaggio, contenente un appello alla sottoscrizione di una petizione, che vorrebbe ottenere dal presidente del Consiglio e dal ministro dei beni culturali un passo indietro circa il taglio dei finanziamenti pubblici all’ente Regina Margherita di Monza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti questo ente la funzione del quale è rendere accessibili ai minorati della vista libri e spartiti in formato digitale e non, in forza del decreto Legge che mette in atto l’ultima manovra finanziaria, rischia di subire un taglio di 2.650.000 euro su un totale di 4.000.000, che probabilmente porterà alla chiusura dello stesso. Questo perché se l’ente in oggetto già ora non riesce a soddisfare le richieste degli iscritti, figuriamoci poi come potrebbe operare con un taglio dei finanziamenti pubblici come quello sopra descritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa chiusura comporterebbe una quasi totale interruzione di questo genere di servizi, che provocherebbe un importantissimo deficit culturale. Infatti stiamo parlando della possibile chiusura dell’unico ente in Italia accreditato ed autorizzato e sistematicamente dedicato alla accessibilità della cultura ai ciechi ed ipovedenti, mediante la trasformazione di un testo o spartito, in formato digitale accessibile ai membri della Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (altri 50 euro di iscrizione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordando infatti che la quota di iscrizione alla libreria per ciechi Regina Margherita di Monza nell’ultimo anno è passata da 10 a 50 euro a causa di tagli già avvenuti, vorrei sottolineare l’inciviltà di un Paese che considera inutile un ente che, ad esempio, permette ai bambini e ragazzi deficitari della vista, di affrontare le scuole elementari e medie inferiori e superiori, utilizzando i libri che anche i loro compagni normalmente utilizzano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un ente che quindi mi sento di indicare come finalizzato alla realizzazione di uno dei principi fondamentali della nostra bellissima costituzione, ed in particolare del comma secondo dell’articolo terzo, che sancisce come sia «compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando difatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domandiamoci ora: questa rinuncia avviene in nome di cosa poi? Di una crisi che a detta di chi oggi governa era già finita sul nascere? Bugie su bugie come le motivazioni che vengono oggi addotte per giustificare la reale necessità di un’altra programmazione pluriennale delle finanze pubbliche, mediante l’ennesimo decreto legge. Decreto che accompagnato dai tre “Documenti di programmazione economica e finanziaria” annuali rispettivamente per il 2011 2012 e 2013, di circa dodici miliardi di Euro l’uno, dovrebbe permetterci di avvicinarci a quei parametri che, sin dal trattato di Maastricht del 1992, la UE ci impone di rispettare. Parametri questi divenuti poi obbiettivi fissati con un analogo Decreto Legge già nel 2008 ma mai raggiunti, così come emerge dal bilancio consuntivo dello Stato del 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti all’indomani dell’insediamento dell’attuale esecutivo, i ministri dell’economia, dello sviluppo economico, della semplificazione (ed altri “insigni giuseconomisti”) ebbero a redigere il primo dei numerosissimi decreti legge emanati da questo Governo, che aveva le medesime finalità della manovra correttiva emanata la settimana scorsa per Decreto appunto . Stiamo parlando del D.L. 112 del 25 giugno 2008, poi convertito in legge il 9 agosto dello stesso anno, in soli nove minuti nonostante la prolissità e la complessità del suo contenuto . Questa norma giuridica recante il titolo “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, recitava all’articolo uno: «Le disposizioni del presente decreto comprendono le misure necessarie e urgenti per attuare, a decorrere dalla seconda metà dell’esercizio finanziario in corso, un intervento organico diretto a conseguire, unitamente agli altri provvedimenti indicati nel Documento di programmazione economica e finanziaria per il 2009... un obiettivo di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche che risulti pari al 2,5 percento del PIL nel 2008 e, conseguentemente, al 2 per cento nel 2009, all’1 per cento nel 2010 e allo 0,1 per cento nel 2011 nonché a mantenere il rapporto tra debito pubblico e PIL entro valori non superiori al 103,9 per cento nel 2008, al 102,7 per cento nel 2009, al 100,4 per cento nel 2010 ed al 97,2 per cento nel 2011».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto però mi chiedo quanto segue. Queste solenni affermazioni espresse da un ministro dell’economia che si affermava consapevole della crisi che in quei mesi andava a delinearsi come la peggiore dopo quella del '29, in una norma giuridica avente forza di legge datata 2008, come dovremmo interpretarle oggi, che possiamo certificare un debito pubblico italiano nel 2009 consolidatosi all’incirca al 115% del PIL del medesimo anno? Io non lo so. So però che il 102% nel rapporto debito pubblico PIL, obbiettivo del 2009 oggi è divenuto l’obbiettivo del 2013. So anche che gli strumenti formali (decreto legge di programmazione pluriennale) e sostanziali (tagli a danno dello stato sociale inteso in senso amplio) per raggiungere gli obbiettivi sono rimasti i medesimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così un fattore che mi appare piuttosto palese al di là del fatto che i conti siano saltati per motivi più o meno nobili (un aumento della evasione fiscale, piuttosto che un calo del pil derivante dalla crescente ed inarrestabile disoccupazione, o dal doveroso incremento della spesa pubblica per la cassa integrazione) ci permette di dire che il decreto fratello di quello sopra citato che in questi giorni ci è stato presentato come manovra finanziaria in risposta allo sconquasso monetario e finanziario riconducibile alla crisi greca, trova nella stessa una motivazione fasulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si perché i giornalisti ed analisti che incalzano da gennaio il ministro dell’economia con la domanda circa la necessità o meno di una manovra correttiva a maggio giugno non trova di certo origine in una “crisi Greca” manifestatasi solo poco fa, bensì in un fallito traguardo di bilancio pubblico, fissato appunto dal D.L. 112 sopra citato al dicembre 2009. A questo punto allora io mi chiedo ex ante: quale è il perché di tale mancato raggiungimento degli obbiettivi fissati ex lege? In secundis: dove dovrei trovare le motivazioni che mi facciano accettare il fatto che, in forza del nuovo taglio che il Ministro dei beni culturali si accinge a operare, io da cieco non potrò più utilizzare i libri di testo con i miei discenti (se mai ne avrò ancora l’anno prossimo visto e considerato che potrei essere uno di quei precari che il solito decreto 112 del 2008 ha tagliato mediante una riduzione di spesa pubblica di otto migliardi di euro nella scuola)?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signori qui c’è gente che la crisi l’ha già vissuta e sa che nei prossimi anni continuerà a viverla ad esempio attraverso il blocco di aumenti di uno stipendio che, se mai continuerà ad esserci , è già oggi agli ultimi posti delle classifiche europee. La ricetta che però questo governo continua a proporre per arginare il disastro in corso, impostata su sacrifici in capo sempre ai soliti lavoratori subordinati, non la posso accettare in silenzio. Non riesco infatti a tacere ne sull’evasione fiscale (cresciuta nell’ultimo anno da 100 a 120 miliardi di euro mentre dalla lotta alla stessa se ne sono recuperati solamente nove) ne sulla corruzione /concussione, che secondo la Corte dei Conti nell’ultimo anno ci è costata 60 miliardi di euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questioni queste che sommate offrirebbero un bacino di miliardi di euro, dal quale pescare le risorse per limitare una crisi che, imprenditori evasori e corrotti e politici concussi hanno enormemente contribuito a provocare. Allora parlo e dico: diamine, mettetele le mani nelle tasche degli italiani; ma nelle tasche di coloro che prima della crisi di fatto o di diritto risultavano agiati economicamente e che ora lo sono divenuti, in termini relativi od assoluti, ancora di più. Riportiamo così ad esempio la tracciabilità dei pagamenti a somme intorno ai 100 euro, portiamo le imposte sulle rendite finanziarie ad una soglia in linea con le medie europee, aumentiamo la pressione fiscale su redditi abnormi e simili, ma finiamola di accanirci sempre contro i soliti noti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto parlando dei lavoratori subordinati che, oramai da troppi decenni, sopportano gran parte “dell’onere” del riempimento delle casse dello stato, che dovrebbero consentire un’esistenza dignitosa a tutti i cittadini. Anzi ciò di cui stiamo parlando non è un diritto solamente del cittadino, bensì dell’uomo che non riesco a non riconoscere leso nella sua dignità appunto, nel momento in cui si considera inutile la possibilità di accesso alla lettura per i ciechi, sinora garantita per quanto più possibile dalla libreria per ciechi Regina Margherita di Monza. Anche per questo motivo invito tutti a sottoscrivere &lt;a href="http://www.ipetitions.com/petition/prova/"&gt;la petizione&lt;/a&gt; (http://www.ipetitions.com/petition/prova/) per salvare un ente per nulla inutile.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Riccardo Melchiorre&lt;br /&gt;link originario: http://www.lasberla.net/index.php/2010/06/senza-fine/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4071310585747407107-1187106162865950062?l=supporto01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://supporto01.blogspot.com/feeds/1187106162865950062/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/06/senza-fine.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/1187106162865950062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4071310585747407107/posts/default/1187106162865950062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://supporto01.blogspot.com/2010/06/senza-fine.html' title='Senza fine'/><author><name>Lo staff</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13763931779258250675</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-9W6zY_5xB8w/TgptplIRdTI/AAAAAAAAAEI/A3pOtL21PWE/s220/Pen-icon.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4071310585747407107.post-7790145346641250310</id><published>2010-06-28T09:00:00.000-07:00</published><updated>2010-06-28T09:02:58.632-07:00</updated><title type='text'>Parco della Pace? No, foglia di fico</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non capisco cosa abbiano da festeggiare Variati, la Bottene e i pacifisti della domenica: hanno combattuto per anni, alcuni soltanto a parole, il Dal Molin a stelle e strisce, e ora si ritrovano con un parco ribattezzato della pace accanto ad una caserma con truppe di guerra (i parà della 173a brigata vanno a crepare in Afghanistan e Irak per “esportare la democrazia”). Il trucco sta nella parola “pace”: 650 mila metri quadri di verde a fare da foglia di 
