giovedì 28 ottobre 2010

A Cesare quel che è di Cesare

«Ringrazio il vescovo, monsignor Cesare Nosiglia, per la riflessione alta, vibrante, profonda che ha portato al consiglio comunale. Peccato non l’abbia compreso quella decina di villani che ha sfruttato questa bella occasione per una malinconica esibizione di ignoranza». Achille Variati, primo cittadino di Vicenza in quota Pd, ha usato queste parole ieri per descrivere una civile protesta dei “No Dal Molin” che senza rumore si sono semplicemente limitati ad esprimere un loro punto di vista. Il vescovo è esente da critiche sempre e comunque, magari per diritto divino? I “No base” (che eventualmente hanno la colpa di non avergliele cantate tutte) hanno violato qualche legge? Ora mi domando, ma Variati non è espressione di un partito che si chiama democratico? Il sindaco è più attento alla legge o alle logge? Tuttavia quando la protesta rispetta la legge, non è essa stessa il sale della democrazia? Ma il sindaco per caso ha chiesto a Nosiglia della sua presenza come pastore delle anime nel Vicentino? Il sindaco Variati ha mai chiesto al vescovo, che sta per lasciare la diocesi, se per caso gli è mai capitato di stigmatizzare con i toni dell’Apocalisse di Giovanni, i conciari accusati di evasione fiscale, tra cui Bruno Mastrotto? Consiglio al pluto-teocratico Variati di fissare bene la foto allegata a questo post che ritrae il vescovo Nosiglia pantocraticamente immerso tra le eminenze conciarie Santo, Bruno e Mastrottinachiara junior. Forse capiamo perché nei confronti delle porcherie del caso “Dirty Leather” sua eccellenza reverendissima, ha preferito stendere un pietosissimo quanto opportuno velo. Si sa, tra paradisi eterni e paradisi fiscali la strada alle volte si confonde. Ne sanno qualcosa allo Ior. E poi mi domando, Ma il Pd non dovrebbe avere un’anima laica? Dove sono gli alleati laici del Pd? Perché l’IdV sta zitta e accetta che Variati starnazzi frasi di sapore fascistoide nel senso franchista e clericalista del termine? Perché l’assessore ai lavori pubblici, il laico e socialista Ennio Tosetto, tace? E poi, l’anima laica del Pd non dovrebbe essere rappresentata dall’assessore alla sicurezza Toni Dalla Pozza e dal presidente del coniglio comunale, anzi consiglio comunale, Topogigi Poletto? Ma proprio Toni Dalla Pozza non era quello che da consigliere d’opposizione si lamentava che la polizia municipale, la sua oggi, fosse obbligata, come da regolamento, al saluto verso la Madonna di Monte Berico (o altra immacolata, non ricordo bene) in determinate ricorrenze? E soprattutto come può Cinzia Bottene, consigliere comunale che rappresenta anche i No Base, accettare di farsi trattare da stupida prima che in modo politicamente indegno? E poi quest’anima del Pd è laica o laida? Io credo che in tutta questa storia la sensibilità dei cattolici non c’entri un fico secco. I cattolici veri, ma credo anche il vescovo, sanno che in democrazia c’è posto per ogni protesta, anche la più vibrante. Ora caro sindaco mi dica: se chi esercita un diritto democraticamente riconosciuto è un villano, chi ruba ed evade che cos’è? Un beato o un martire? Per info citofonare Cesare, ore pasti. «Beada Sanda Ignoranza, ghe fa’ sta’ bbene de gore, de tesda e de panza».

Marco Milioni

giovedì 21 ottobre 2010

Una verità scomoda

Lettera aperta ai vicentini

Ho letto con molta tristezza la stampa locale del 13 ottobre la quale ha parlato del patteggiamento richiesto da Marcello Sedda rispetto al quale c'è il placet della procura della repubblica. Sedda è uno dei personaggi chiave dell'inchiesta dirty leather. Ne è una delle menti finanziarie come si legge sui media. Vedere che l'ammenda per lui preventivata è si e no quella che si accorda ad un ladro di polli rende ogni discorso sulla equità di trattamento dei cittadini di fronte alla legge una seccatura o un insulto. Un insulto per quegli sciagurati che invece di architettare evasioni miliardarie vivono con semplicità, dignità e onestà la loro vita di tutti i giorni. Ora so benissimo che il pattegiamento non è definitivo e che la decisione ultima è prerogativa della magistratura giudicante. Ed è proprio a quest'ultima che rivolgo, col rispetto dovuto, un appello col cuore in mano. I giudici tengano nel dovuto conto il comportamento di Sedda e le leggi italiane. Sperando che rifiutino questa sorta di patto che umilia la gente per bene. Al contempo spero che le mie parole non vengano strumentalizzate dai soliti farisei della tripla morale. Purtroppo dopo la pubblicazione delle notizie sul consulente Sedda non ho sentito alcuna parola di sdegno da parte della politica. Prossimamente per manifestare il mio convincimento accenderò due lumini. Uno in segno di sgomento sotto la procura e un altro in segno di speranza sotto il tribunale. Ecco proprio perché dalla politica e dalle istituzione in merito alla vicenda non ho sentito che un assordante silenzio, chiedo, ai politici in primis, di sottoscrivere questo appello-sostegno nei confronti dei giudici affinché possano decidere in serenità e giustizia. Questo appello vale in primis per il presidente della provincia (e per i suoi amministratori), per gli amministratori della Valchiampo, per gli onorevoli vicentini, per i consiglieri regionali, per il sindacato e le organizzazioni di categoria, ma anche per gli amministratori del comune capoluogo. Potete sottoscrivere il mio appello inviandomi una email (equizifranca@libero.it) o dando commento positivo alla iniziativa sulla mia pagina Facebook che prestissimo sarà aggiornata in questo senso. Alle manfrine di chi marcherà il suo distacco da questa iniziativa spiegando che la magistratura deve fare il suo corso rispondo che tali frasi non hanno senso. I ragazzi che in Calabria manifestano solidarietà ai magistrati messi nel mirino dalle mafie locali sostengono il diritto dovere degli stessi magistrati a lavorare con indipendenza. Ma si scagliano contemporaneamente contro ogni sfregio nei confronti della legalità e del vivere civile. Di conseguenza se ci saranno persone tra le istituzioni e la politica che non sottoscriveranno tale messaggio saranno di fronte alla gente considerate complici morali del metodo Sedda o ghiotto che si voglia dire.

Franca Equizi, una semplice cittadina
equizifranca@libero.it
338-4644442

20 ottobre 2010

venerdì 15 ottobre 2010

Segantini alla figlia sindaco: «Grazie alle tangenti comprata la casa»

Sono tanti i retroscena dello scandalo arzignanese. «Nel 2006 arrivai come direttore ad Arzignano, dove c'era un grande marciume. Lì è stata la mia rovina. Sono una persona che ha sbagliato ed è fortemente pentita per quello che ha fatto». È il 22 marzo quando Roberto Soraci, 60 anni, di Verona, a capo degli uffici finanziari di Vicenza 2, e in precedenza della città del Grifo, getta la spugna e ammette di essere un dipendente pubblico infedele. Lo fa davanti al procuratore Salvarani e al sostituto Peraro. È un passaggio centrale nell'inchiesta “Reset” che qualche mese dopo vedrà l'arresto di alcuni commercialisti di spicco.

Da gennaio il dirigente si macerava perché il clamore delle indagini sulla corruzione con l'arresto del consulente fiscale Marcello Sedda e del luogotenente in pensione della Finanza Luigi Giovine lo stavano prostrando. Del resto, dall'inizio di gennaio il commercialista Vittorio Bonadeo lo aveva avvisato di essere intercettato dalla Finanza. «Bonadeo mi informò - aggiunge Soraci - che, al pari di lui, era oggetto di intercettazioni. Mi disse che probabilmente avevo il telefono sotto controllo e che sarebbero state attuate anche intercettazioni ambientali. Lui mi suggerì di contattare un'agenzia di investigazione privata». In effetti le cose stanno così. Dopo l'interrogatorio di Andrea Ghiotto del 28 dicembre nel corso del quale ha vuotato il sacco per ore, il procuratore Salvarani chiede al tribunale, che le concede, una raffica di intercettazioni telefoniche per scoprire il fango che per un decennio ha allignato all'Agenzia delle Entrate di Arzignano.

SEGANTINI. «Ho avuto la sfortuna di incontrare Segantini - spiega Soraci - il quale mi fece capire che giravano bustarelle e che se avessi chiuso un occhio ci sarebbe stato qualcosa anche per me. Fu Segantini a presentarmi alcuni commercialisti». Lo stesso Filiberto Segantini, parlando con la figlia Alessia, sindaco del comune veronese di zimella, è esplicito sulla sua corruzione. I due sono appena usciti dallo studio del suo legale a Verona, salgono in macchina, chiudono i cellulari pesando di essere al sicuro, e parte la registrazione della microspia de Finanza. «Guarda che per avere continuato a lavorare solo per quello stipendietto... guarda che... saremmo stati... non dico in casa...in affitto... ma quasi... bon ecco», dice ad Alessia, la quale annuisce: «Va ben...va ben così insomma dai». Il padre prosegue: «Purtroppo sono scelte (prendere le mazzette, ndr - annota un finanziere), che uno fa». Alessia: «Sì». Il papà:«Eh... poi se gli va bene, benissimo, se gli va male purtroppo ecco». «Se non fosse saltata fuori tutto sto bordello qua delle pelli e compagnia nessuno avrebbe mica parlato», afferma il funzionario delle imposte da qualche mese in pensione.

Il quale, dopo che sul nostro Giornale il 5 marzo è pubblicato un articolo su un ispettore del fisco che ha confessato di avere preso 150 mila euro in mazzette, salendo in macchina dice: «Che cosa verrà fuori, adesso? Madonna mia, È scoppiata la guerra». Lo stesso Segantini ad alta voce mentre guida dice: «Ho rovinato tutti, ho rovinato tutti». Nelle stesse ore sua moglie parlando con un'amica le spiega al telefono: «Filiberto ha sbagliato e chi sbaglia paga». Nel brogliaccio delle intercettazioni, a proposito della convesarzione intercettata tra Segantini e la figlia, gli inquirenti annotano: «La figlia Alessia, sindaco di Zimella, cerca fin da subito di chiedere al padre se lo stesso conosca qualcuno di importante che possa intervenire nella vicenda, probabilmente per poterla “sistemare” con i minori danni possibili».

SORACI. Ma torniamo a Soraci, uno dei personaggi chiave, quando decide di confessare la propria corruzione che pone fine alla sua carriera. «Il dott. Sedda - spiega - è un grande corruttore. Faceva continue pressioni. Sedda mi fu presentato da Segantini e poi lui qualche volta veniva nel mio ufficio». «In genere percepivo tramite Segantini in genere 5 mila euro». Quindi specifica: «La suddivisione della somma era ad opera di Segantini e le percentuali erano le seguenti: 40 a me, 35 a segantini, 25 a De Monte». Si arriva al 2008 quando si tiene un pranzo all'Hotel Principe di Arzignano. Vi partecipano Sedda, Soraci, Segantini e Giovine: un commercialista, dunque, due funzionari delle Entrate e il comandante della Finanza. «In quell'occasione - conclude Sedda - qualcuno mi domandò se ero a conoscenza di qualche società che era disposta a pagare una cifra importante (si parlò di 200 mila euro) per fermare un'eventuale verifica fiscale o indagine». Il «grande marciume» di Arzignano, le parole sono di Soraci che incassa una mazzetta da 100 mila euro da Bruno mastrotto, è al suo apice. Per il procuratore Salvarani, che si accinge a chiudere le indagini per 16 persone, c'era un'associazione per delinquere che ammorbava la città.

Ivano Tolettini
da Il Giornale di Vicenza del 13 ottobre 2010; pagina 17

venerdì 24 settembre 2010

Basilea3 e le banche padrone

Non è (solo) un gioco di parole. Anche se molti non se ne sono accorti poiché i media non ne hanno parlato più di tanto, domenica scorsa si è svolto un incontro importante tra i governatori della varie Banche Centrali. In particolare, si stanno gettando le basi per lo “storico” accordo Basilea III. Il primo e il secondo accordo - oramai tutti dovrebbero ammetterlo, anche se i guru dell’economia non lo faranno mai - sono stati un fallimento: le libertà delle Banche che hanno portato alla crisi attuale derivano infatti, in buona parte, proprio dalla fatiscenza e dalla mancanza morale ed etica di tali accordi. Ora è il turno del terzo round. Facile riassumere quanto detto, poiché è di una pochezza disarmante (dunque, come accennato nel titolo, una “non notizia”): il punto saliente è l’abbassamento del rapporto tra capitale reale detenuto da una Banca e quello irreale delle sue attività ponderate per il rischio. Ovvero la riserva frazionaria.

Chiariamo subito, poiché la cosa è semplice (ma sconcertante). I più (ancora!) non lo sanno - oppure lo sanno ma la cosa non li indigna più di tanto - ma una Banca è tenuta per legge (...) a detenere una somma minima di denaro contante, o comunque di facile mobilità, rispetto alla somma complessiva che può utilizzare e mettere in circolazione, sotto forma di vari prodotti, tutti immateriali - occhio che questo è il punto cardine - per le proprie varie attività. Ebbene fino a ora tale somma doveva essere pari al 2 per cento. Che significa? Esempio classico: se una Banca vendeva mutui per 100 milioni di euro, doveva averne in tasca, in modo fisico, due. Solo due. Non più di due. Su cento venduti.

In altre parole, siccome la stragrande maggioranza delle transazioni finanziarie avviene sotto forma immateriale, mediante assegni o molto più spesso trasferimenti di cifre da un conto all’altro con un semplice click di un mouse - ovvero numeri scritti, non altro che numeri - la Banca poteva “permettersi” di detenere realmente solo il 2% per cento di moneta di tali operazioni.

Facile intuire il motivo per il quale una situazione del genere può generare insolvenza immediata della Banca stessa: se solo buona parte dei suoi correntisti andassero tutti insieme agli sportelli ritirando i propri soldi in forma contante la banca fallirebbe all’istante. O farebbe una serie di operazioni, avallate dai governi, per evitare proprio tale possibilità (già oggi ci impongono quasi di utilizzare solo assegni, carte di credito, bancomat e transazioni on-line, no?).

Gli accordi di Basilea III prevedono che tale riserva sia spostata verso l’alto, e precisamente al 7 per cento in luogo del 2 per cento come avveniva fino a ora. Il tutto, a scaglioni, per una entrata a regime solo nel 2019. Di qui la notizia vera, che in realtà per i lettori più attenti non lo è: anche con queste nuove regole, le Banche sono autorizzate, vista l’esiguità dell’aumento della riserva frazionaria, a continuare a fare né più né meno che quello che hanno sempre fatto: strozzinaggio legalizzato. Per di più con denaro che di fatto non hanno, che creano dal nulla, scrivendo mere cifre su un pezzo di carta o su un monitor di un computer. Tutto perfettamente legale.

Attraverso il meccanismo di questa leva, le Banche hanno potuto, e potranno ancora, accumulare un attivo enorme nei propri bilanci, pari a un valore molte decine di volte superiore rispetto al reale capitale che detengono. Il tutto nel sonno costante di un mondo che vive all’ombra di questa verità, e che imperterrito continua a bersi le sciocchezze che gli vengono raccontate dai media di massa. Ivi inclusa questa di Basilea III, delle “nuove regole” che non cambiano in realtà i presupposti di base di un sistema marcio e fraudolento.

Per fare un esempio terra terra e alla portata di tutti, il caso italiano in seguito alla crisi dei mutui subprime del 2007 è emblematico: ci avevano detto, dalle nostre parti, che tale crisi non avrebbe intaccato l’Europa e l’Italia, che le nostre Banche erano più stabili eccetera. A conti fatti e aggiornati a oggi, invece, tale crisi è costata all’Italia, oltre al resto, una contrazione del Pil di cinque punti percentuali. Con quello che ne ha conseguito, ne consegue, e ne conseguirà. Ovvero un disastro.

Oggi che cosa si fa? Si modificano di un poco le regole ma si mantiene la barra a dritta verso la stessa direzione. Le Banche potranno continuare a fare “carne di porco” con i prodotti finanziari, potranno continuare a vendere denaro che di fatto non hanno dietro usura e in senso generale potranno continuare ad andare nella direzione stessa che ha causato la crisi del 2007 e che causerà la prossima imminente ondata. Brutalmente: ancora oggi, le Banche sono di fatto insolventi, ma continuano ad operare, e a succhiare sangue alla gente, come se fossero stabili. Ancora oggi possono arrogarsi il diritto di imporre regole a loro uso e protezione - provate ad andare in banca, senza preavviso, e a prelevare una somma di denaro dal vostro conto che superi un limite minimo imposto dalla banca stessa. Ancora oggi, il mondo è governato da loro, e dai loro vassalli politici e industriali.

Valerio Lo Monaco
da www.ilribelle.com del 23 settembre 2010
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venerdì 17 settembre 2010

Pappeppecori

Il sindaco di Vicenza Achille Variati del Pd continua col suo mantra: i nuovi entrati nella maggioranza si sono progressivamente avvicinati a noi, hanno condiviso molto le nostre scelte. Bene. Prendiamone uno a caso. Il neo assessore dell'Udc Massimo Pecori. Vediamo quanto vicino è stato al centrosinistra in questi ultimi 24 mesi.

Giornale di Vicenza del 19 giugno 2008 pagina 18; Pecori parla del piano programmatico del primo cittadino e lo definisce «Un po’ libro dei sogni... Sul nuovo stadio c’è solo un accenno: si dice che ci vuole, ma non dove». Sempre per vicinanza Pecori il giorno appresso in consiglio comunale boccia il documento fondamentale della giunta sull'indirizzo amministrativo. In autunno scoppia il caso Giglioli. Sul GdV del 23 settembre 2008 (pagina 17, attenzione signor Variati, il 17 porta sfiga) Pecori si unisce al coro di coloro che invocano le dimissioni del sindaco e spara: «È chiaro che c’è un problema di maggioranza, altrimenti farebbe bene a respingere le dimissioni di Giglioli. Variati faccia una riflessione sulla sua maggioranza: lo sostiene ancora?». Il sindaco viene massacrato, ma amichevolmente.

Il 30 novembre 2008 sul GdV Pecori attacca la giunta sul blocco alle vetture, ma a fin di bene visto che la pagina scelta è la numero 13, un numero portafortuna: «Stop alle auto: siamo alle solite. Si attuano piani anti-inquinamento inutili che causano disagi solo alle persone in difficoltà». Pochi giorni dopo, è il 15 di dicembre, il paladino dell'Udc riappare sul GdV in campo neutro (pagina 11). Si parla di tasse sui rifiuti e son dolori per la giunta di centrosinistra: «L’Udc è nettamente contraria all’adozione del provvedimento annunciato dall’amministrazione comunale sul ritocco della tariffa rifiuti. L’aumento va contro le famiglie vicentine in un momento di crisi generale». Lo sostiene il consigliere comunale Massimo Pecori, che commenta: «Non vale a nulla prevedere, anzi promettere, una manciata di generiche agevolazioni che, se effettivamente adottate in futuro (ma quando?), andranno a beneficio di un irrisorio numero di nuclei familiari... Il tentativo misero di far passare la riforma come un atto dovuto per migliorare i servizi alla popolazione e agevolare le famiglie più povere si infrange contro i crudi dati di fatto. È invece necessario dare da subito attuazione alla preannunciata intenzione di ricalibrare il sistema di imposizione applicando il principio del “chi inquina paga”».

Passano pochi giorni e sentite come Il Giornale di Vicenza il 20 dicembre racconta la posizione assunta da Pecori sul bilancio comunale: «Dai banchi dell’opposizione, intanto, continuano a partire cannonate. Massimo Pecori (Udc) lamenta un aumento degli sprechi a fronte dei sacrifici richiesti ai vicentini con l’aumento della tariffa rifiuti. L’ultimo caso è l’albero natalizio di piazza dei Signori, addobbato due volte, con incremento dei costi». Non male per il compagno Pecori.

Il sarà assessore dell'Udc, sapendo in cuor suo che comunque è vicino al centrosinistra, passa con serenità il santo natale. Ma poco dopo la befana lascia un carico di carbone ardente nella calza a rete, maglia larga ovviamente, del primo cittadino. Il GdV del 10 gennaio 2009 non dà adito ad equivoci: «Questa vicenda ha fatto compattare l’opposizione (in fondo già si capisce che la cosa gli dispiace, Ndr) mandando in pezzi la credibilità e l’autorevolezza del sindaco e della giunta. Non ci fossero di mezzo i soldi dei cittadini ci sarebbe da ridere. Finora abbiamo assistito a una condotta irrazionale da parte dell’amministrazione comunale». Tiè.

E siccome il carnevale si avvicina e siccome a carnevale ogni scherzo vale anche il sarà assessore ombra Claudio Cicero attacca la giunta ben sapendo che questo è un ottimo metodo per entrarvi. La storia la racconta il GdV del 28 Gennaio 2009 pagina 13 (che fortuna per il sarà assessore ombra, questo il vero motivo della sua superdelega, la cabala?). «È ancora scontro sulle condizioni delle strade. Dopo l’annuncio del Comune, intenzionato a eliminare e sostituire le mattonelle colabrodo di contrà Gazzolle, contrà Cabianca e contrà Piancoli, risponde l’ex assessore alla Mobilità Claudio Cicero, oggi consigliere di opposizione, che quelle mattonelle fortissimamente volle e che oggi difende». E Cicero impugna la mitragliatrice: «Finché ero io l’assessore, non c’erano stati problemi. Il motivo? Semplice: veniva eseguita una corretta manutenzione periodica. Negli ultimi otto mesi non so cosa sia successo: la manutenzione non è stata fatta, le riparazioni sono state fatte in modo errato. Sembra che si voglia boicottare quella pavimentazione, che aveva fatto risparmiare molti soldi e si era dimostrata affidabile. Se il criterio per sostituirla è soltanto qualche sconnessione, allora dovremmo dare un’occhiata ai cubetti di porfido delle strade vicine, o del piazzale di Monte Berico, oppure della rotatoria della stazione, che versa in condizioni pietose». Vai Claudio, è quasi idillio. Il 17 febbraio invece si riunisce la commissione bilancio del comune. Pecori ricompare sulla questione dell'Ici troppo alta per i possessori di terreni (di grosse immobiliari?) e sbotta: «Scandaloso, non tengono conto di una delle crisi economiche più gravi di sempre».

Frattanto arriva la primavera e Pecori dopo aver fatto le pulizie pasquali si ricorda che è bene di tanto in tanto dare una mazzata alla giunta amica. Non si sa mai. Qualcosa succede sempre. Infatti l'uomo dell'Udc il 25 maggio 2009 rende nota urbi et orbi la sua enciclica (“rerum tangentialis”) contro la bozza progettuale della nuova circonvallazione nord; enciclica poi trasformata poi in una più umile richiesta di dibattito in consiglio comunale: «Quanto abbiamo visto pubblicato sulla stampa con gli innumerevoli e lunghi raccordi, rappresenta un immane sperpero di territorio, tra l’altro a danno del solo Comune di Vicenza, a fronte invece di notevoli benefici per i Comuni contermini. Ciò grazie al fatto che Vicenza, contrariamente a quello che da decenni accade nei Comuni contermini, ha da sempre privilegiato l’integrità territoriale delle sue frazioni, concedendo col contagocce minime trasformazioni edilizie ai propri residenti». Passano poche settimane e durante il consiglio comunale del 2 luglio Pecori stavolta non solo se la prende solo con la giunta, ma pure con la municipalizzata di San Biagio: «Si stia dando la gestione della città in mano al consiglio d’amministrazione di Aim».

Intanto il 30 novembre c'è un nuovo consiglio comunale. Pecori, il quale sa che Variati è stato eletto anche coi voti dei Verdi e degli ambientalisti in genere si precipita a dire che è a favore di un inceneritore a Vicenza. Poi durante la notte tra il 10 e l'11 dicembre 2009 arriva in aula il sì al Pat ovvero al nuovo piano regolatore con relativi interessi milionari dietro. L'Udc, un tempo contraria si astiene. Pecori poi proferisce una frase sibillina: «Ora è il nostro Pat, quello che la città attendeva da anni, ma ad ogni modo non ci vedo risvolti politici immediati». Passano otto mesi dall'approvazione del “loro” Pat e Pecori passa in giunta. Poteri del Pat o poteri dietro al Pat? Intanto però rimane scolpita nel cemento una frase famosa di Pecori pubblicata su Il Corriere del Veneto: «Questo risultato non ce lo aspettavamo... Le scelte si fanno e se ne pagano le conseguenze. Se dovevamo scegliere per vincere saremmo andati con Variati, visto che in molti lo davano per vincente». Era il 29 aprile 2008 e Pecori, assieme a Cicero, a Lia Sartori e alla Lega aveva appena perso le elezioni. Pagare le conseguenze. E chi ha pagato in questo caso?

Marco Milioni
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lunedì 2 agosto 2010

La mafia a Vicenza

La Lega ha scritto che il Veneto è “pulito”, non ha presenze mafiose. Un paio di giorni dopo c'è stato l'arresto a Mogliano Veneto in provincia di Treviso di Vito Zappalà, uno dei latitanti mafiosi più ricercati, condannato a 29 anni di galera. Questo tipo di persone non si muovono mai da sole e sarà interessante accertare quali suoi compari alloggino nel Veneto. Però a Vicenza abbiamo un problema formalmente di natura diversa ma parimenti grave: le zone franche, una sorta di libertà di violazione delle leggi e delle regole, che i dirigenti pubblici, i politici e la magistratura accordano ai colletti bianchi, ai poteri forti.

Abbiamo avuto la cosiddetta circolare Rossetto; una circolare diramata dagli uffuci tecnici municipali durante gli anni '90 e tenuta in piedi sino al 2002. Un provvedimento in forza del quale un dirigente, arrogandosi poteri che sono solo del consiglio comunale, ritenne di dare agli uffici tecnici medesimi disposizioni che consentivano di rovesciare le disposizioni del piano regolatore in fatto di distanze fra edifici vecchi e in edificazione. Costruire più vicino significa allargare la base degli immobili e quindi aumentare la cubatura. Migliaia di metri cubi abusivi sono stati fabbricati in questo modo, impunemente. E quando la magistratura ha inquisito quel dirigente non ha istruito un giudizio a tempi brevi ma ha atteso, atteso ed i reati considerati si sono prescritti.

Entrando in via Vecchia Ferriera dopo Ponte Alto, alla sinistra è in via di completamento un grande edificio che ammonta più o meno ad un volume di 60.000 metri cubi. L'ufficio del pubblico ministero ha tenuto nel cassetto per cinque anni la perizia, da lui disposta, che rilevava varie illegittimità. Avrebbe potuto intervenire quando si era alle fondamenta, ma ha atteso ingiustificatamente. I potenti proprietari del fabbricato ed i loro progettisti possono dormire tranquilli; tutto finirà nel fumo della prescrizione, se non interverrà prima qualche altro pubblico ministero.

A fronte di questo immobile ce n'è un altro (è il cosiddetto palazzo, ha un volume di 70.000 metri cubi) che è stato completato da quattro o cinque anni. Tale immobile è finito al centro di un processo penale sei anni dopo che il consulente del pubblico ministero aveva consegnato la relazione: sei anni di attesa ingiustificata e di cammino verso la prescrizione. Erano imputati i proprietari, i progettisti, un dirigente comunale Lorella Bressanello (moglie dell'ex sindaco Enrico Huellweck) e un altro dirigente del comune di Vicenza, Roberto Pasini: tutti assolti.

I giudici hanno negato l'esistenza del vincolo paesaggistico riconosciuto dalla Regione, autorità competente in materia, sulla base di un documento preparatorio del piano regolatore del 1979, ma poi superata dal testo del piano effettivamente approvato, che ad esso non fa alcun riferimento. Dunque con questa trovata all'italiana è caduta l'accusa. Inoltre i giudici hanno negato l'intenzionalità del dirigente. Costoro non sapevano, non volevano, non intendevano... «Ah,intendo, il suo cervel, Dio lo riposi,/in tutt'altre faccende affaccendato/a questa roba è morto e sotterrato...». Il resto ce l'ha messo la Corte d'Appello di Venezia che, a fronte del ricorso del Procuratore della Repubblica di Vicenza contro la inaccettabile sentenza assolutoria, non ha ancora fissato, a distanza di ben due anni, la data del processo.

Anche a Vicenza ci sono le vendette trasversali. Tu fai un esposto contro gli abusi di certi tecnici comunali? Ebbene loro ti puniscono con il potere che hanno. C'é stato il caso di una associata al comitato vicentino contro gli abusi edilizi alla quale è stato contestato un abuso (inestente) risalente al 1930... Ad un altro, sempre di questo comitato, hanno cercato di rilevare un difformità edilizia (sempre inventata) di cinquant'anni fa. E se non possono colpirti direttamente lo fanno contro tuoi familiari come è successo ad altro membro del comitato contro l'abusivismo edilizio.

Il comitato contro l'abusivismo edilizio ha il merito di aver scovato numerose illegittimità penali, amministrative e contabili degli uffici comunali del capoluogo berico. Sebbene con la sua azione abbia permesso alla municipalità di incassare una cifra pari 500.000 euro più euro meno, i suoi membri vanno puniti. “Che imparino a farsi gli affaracci loro!” Già, perché il comune di Vicenza è affare dei soli dirigenti comunali? Non voglio ovviamente generalizzare: le mie riflessioni riguardano l'edilizia privata e dintorni.

Il comune di Vicenza non ha soldi; a me sembra che non vada a prenderseli dove ci sono ed ha diritto di averli. Non mi riferisco all'evasione fiscale, argomento certo interessante, bensì sempre all'edilizia. Per edificare una casa bisogna pagare gli oneri di urbanizzazione ed un contributo del costo di costruzione: per l'industria c'è solo quest'ultimo gravame. L'importo di queste voci è fermo da circa vent'anni nonostante in questo periodo l'inflazione sia cresciuta di circa il 30%. Un enorme regalo agli speculatori a spese dei cittadini di Vicenza. Ma c'è un altra perdita consistente. Nell'area di via Vecchia Ferriera vi sono numerosi edifici che, approfittando del fatto che l'area è industriale, sono stati edificati pagando al comune, cioè a tutti noi, solo una spettanza pari al 10% del costo di costruzione. Di contrasto le attività installate in loco sono quasi tutte commerciali, ma non hanno corrisposto all'ente locale gli oneri di urbanizzazione, in questo caso dovuti (mediamente il 30% dei costi di costruzione). Così il nostro comune, cioè noi, non ha incassato centinaia di migliaia di euro, che non intende incassare.

C'è poi la questione della cosiddetta torre Girardi, la quale sorge a qualche centinaia di metri prima del casello autostradale di Vicenza ovest. La provincia lo ha dichiarato interamente abusivo con un provvedimento confermato presso i tribunali amministrativi; però il comune non lo demolisce prendendo a pretesto due perizie di comodo, una disposta per di più dallo stesso comune. Di più, sempre in riferimento alla vicenda della torre Girardi il comune di Vicenza non provvede nemmeno ad incassare quanto comunque gli spetta. L'assessore all'edilizia privata Pierangelo Cangini ha affermato con grande clamore che, essendoci degli abusi (bontà sua), incasserà ben 900.000 euro. Ma, secondo le leggi urbanistiche, spetterebbero al comune un bel po' di soldi in più. Anzi una montagna di soldi in più. Sei o sette milioni di euro; cioè il valore venale dell'edificio. Anche qui l'amministrazione rinuncia ai diritti di coloro che rappresenta, cioè sempre noi.

Quanto riportato ora in modo un po' generico per ragioni di brevità, è comunque il frutto di una analisi scrupolosa, corroborata da una documentazione completa. Ad ogni modo da questo quadro pur sommario e parziale, risulta l'impotenza, scelta liberamente, della magistratura vicentina e del comune di fronte ai poteri forti ed ai colletti bianchi. Ciò costituisce una grave ingiustizia ed iniquità, una negazione del principio di legalità e di uguaglianza di trattamento, ma è anche fonte di minor erogazione di servizi ai cittadini di Vicenza dovuta alle minori entrate a causa di queste acquiescenze rispetto ai desiderata dei vari potentati che trovano domicilio dentro e fuori i palazzi delle istituzioni. Ovviamente sono i cittadini a farne le spese. In termini di accesso agli asili nido e ai centri estivi; in termini di accesso alla assistenza domiciliare, di aiuto agli sfrattati ed alle famiglie in difficoltà sulla casa; in termini di accesso agli interventi per i giovani e per lo sport. Per caso tutti questi scompensi sono dovuti alla mancata acquisizione di quei fondi?

Fulvio Rebesani
Vicenza, 30 luglio 2010
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venerdì 30 luglio 2010

Regione, sì ai maxidirigenti. Ma il mandato è dimezzato

Con voti differenziati da candidato a candidato, e con presidente Zaia e assessori inchiodati ai banchi a costo di non partecipare ad altri appuntamenti annunciati, il Consiglio regionale ieri mattina ha approvato la nomina dei direttori generali decisi dalla Giunta.

LE VOTAZIONI. Il neo-segretario generale della programmazione è Tiziano Baggio, il manager da sempre vicino a Zaia che lo vuole nel ruolo di direttore generale della Regione: ha avuto i 35 voti della maggioranza, con 4 contrari e 18 astenuti. Via libera anche all’altro “esterno”, il vicentino Domenico Mantoan che guiderà il settore servizi alla persona (sanità e sociale): per lui 33 sì, due in meno di Baggio, con 7 astenuti e 17 contrari. Più largo il voto per gli altri cinque, dirigenti interni: oltre 40 i sì per Mauro Trapani (bilancio-economia), Angelo Tabaro (cultura-turismo), Silvano Vernizzi (territorio-infrastrutture), Sergio Trevisanato (lavoro-istruzione-personale), Mariano Carraro (ambiente-lavori pubblici). All’unanimità è stato votato il segretario generale del Consiglio veneto Roberto Zanon. Più risicato il via libera al segretario del Consiglio per gli affari generali-giuridici Stefano Amadi (33 sì).

IL DIBATTITO. Il voto è stato caratterizzato da un lungo dibattito. L’opposizione ha contestato l’annuncio di risparmi, sostenendo che poi seguirà anche la nomina di un numero imprecisato di commissari straordinari per settori specifici per cui i costi complessivi della dirigenza regionale potrebbero risultare superiori a quelli attuali. In particolare il vicentino Raffaele Grazia (Udc) ha contestato a Zaia che si possa parlare di “direttore generale” perché la legge regionale prevede ben altro ruolo per il segretario della programmazione. Ha sottolineato che nella delibera di nomina di Mantoan si parla solo di “sanità” e non di sociale (arriverà un commissario?), e ha sostenuto che la sua indicazione nasce «da un patto scellerato tra una parte della Lega e una parte del Pdl (il riferimento è a Tosi e Sartori)» che «vuole continuare a gestire la sanità veneta con attenzione al business della costruzione di nuovi ospedali con i project financing più che ai servizi di cura dei malati». Anche il vicepresidente Franco Bonfante (Pd) ha chiamato in causa l’ombra di Flavio Tosi, sindaco di Verona, come ispiratore delle scelte per la sanità.

IL MANDATO RIDOTTO A METÀ. Da parte sua il vicepresidente Marino Zorzato ha confermato la linea dei risparmi e della riorganizzazione: «Non appena avremo il nuovo statuto rivedremo insieme la pianta organica e l'organizzazione della Regione perseguendo l'obiettivo di contrarre la fascia dei dirigenti. Per questo motivo oltre a ridurre gli stipendi dei massimi dirigenti regionali abbiamo proposto anche il nuovo limite a 30 mesi dei loro incarichi». L’altra sorpresa di ieri infatti è stata che, con un largo voto di 42 sì, è passato un emendamento della maggioranza che riduce il mandato dei segretari regionali di Giunta e Consiglio a metà: 30 mesi.

CANDIDATURE AGLI ENTI. Proposta dal vicentino Costantino Toniolo (Pdl), assieme a Lega e Pd, è passata ieri anche la deroga che dà ai consiglieri regionali un paio di mesi di tempo per proporre candidature per le nomine di rappresentanti della Regione nelle società partecipate e negli enti di interesse regionale. In ballo ci sono 26 nomine per società Rocca di Monselice, Veneto Nanotech, l’Arena di Verona, aziende speciali come Verona Innovazione, Vicenza Qualità, Treviso Tecnologia, PromoTreviso, Padova Promex e altre.

da Il Giornale di Vicenza del 29 luglio 2010; pagina 7