«Che il Vicentino, da anni, fosse terra di affari loschi lo si sapeva. Che certe condotte tipiche dell'Italia meridionale siano da tempo divenute stabilmente adottate nel Settentrione dove il crimine organizzato ricicla, troppo spesso in santa pace, ingenti capitali illeciti è altrettanto risaputo». Usa queste parole Franca Equizi del comitato Sos Legalità che oggi ha diramato una dura nota in riferimento ai recenti fatti di Castelgomberto. «Il vile gesto di stampo mafioso di cui è stato suo malgrado protagonista Antonino Casale e di cui dà notizia Vicenzapiu.com, è la ennesima conferma di timori già espressi in passato e che vengono ipocritamente lasciati al margine dalla politica dei maggiori partiti. Nell'esprimere all'amico Antonino, veneto e siciliano al contempo, la nostra solidarietà, ribadiamo la necessità che le istituzioni non volgano lo sguardo altrove. Una condotta che se si materializzasse sarebbe ancor più colpevole di quei farabutti che hanno appiccato le fiamme alle piante della famiglia Casale.
Supporto01 è una piccola piattaforma di supporto anche per il mio blog principale (https://marcomilioni.blogspot.com) sul quale trovate ogni informazione di contatto...
giovedì 22 agosto 2013
mercoledì 21 agosto 2013
Castelgomberto, incendio «doloso» tra gli ulivi: «Messaggio trasversale»
Quei filari di olivi in cui «ogni pianta sembra innescata da una mano esperta» hanno tolto un bel po' di sonno ad Antonino Casale, ma non la voglia di tenere la schiena diritta cosa che fa «da quarant'anni» anche se l'incendio «con ogni probabilità doloso» che ha colpito un centinaio dei suoi mille olivi a Monteschiavi di Castelgomberto «ha uno sgradevole retrogusto» quello si legge in certi romanzi, in primis quelli di «Leonardo Sciacia». Ho usato queste parole per iniziare un lungo approfondimento pubblicato oggi su Vicenzapiu.com. La vicenda descritta preoccupa non poco e c'è da sperare che in valle dell'Agno si cominci a ragionare seriamente sull'accaduto.
LEGGI L'INTERO SERVIZIO SU VICENZAPIU.COM
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mercoledì 31 luglio 2013
Caso Pfas, c'è molto dire e molto da chiedersi
(m.m.) Oggi Vicenzapiu.com pubblica una mia lunga intervista al consigliere comunale di Trissino Massimo Follesa che affronta a tutto tondo il caso Miteni deflagrato in questi giorni sui media regionali. L'argomento è sterminato, ma parlando dei cosiddetti Pfas, i derivati del fluoro che oggi spaventano così tanto la popolazione sarebbe interessante capire a quali conclusioni negli anni sia addivenuta la Provincia di Vicenza coordinatrice del progetto Giada frutto del lavoro della omonima agenzia intercomunale che studia gli assetti ambientali dell'Ovest vicentino proprio sotto la vigilanza di palazzo Nievo. Già nel 2010 Giada elaborò un lungo studio, reperibile sul sito della autorità di bacino della Valchiampo, nel quale tra i siti contaminati si parlava anche di Trissino, comune dove è dislocata la Miteni. Ora in quello studio, primo firmatario Lorenzo Altissimo, l'elenco esatto dei siti inquinati non è indicato poiché è rimandato ad un data base in CD. Di quelle risultanze però in questi giorni la Provincia di Vicenza si è ben guardata dal dire alcunché. Come mai?
martedì 2 luglio 2013
Il comitato anti-abusi denuncia: tribunale troppo vicino al fiume
Il nuovo tribunale di Borgo Berga e il quartiere circostante non rispetterebbero la legge che impone una distanza dai fiumi di 10 metri per le nuove costruzioni. A certificarlo è un documento protocollato da Palazzo Trissino il 30 luglio 2009: il parere del Genio civile di Vicenza, firmato dall’allora direttore responsabile, l’ingegner Nicola Giardinelli. Il parere fu inviato dal Genio alla conferenza dei servizi convocata il 31 luglio 2009 in Provincia, per valutare la variante al piano urbanistico ex Cotorossi, variante con cui la giunta Variati metteva mano al piano ereditato dalla giunta Hüllweck. Sotto la lente del Genio c’è «la scopertura del fiume Retrone sul fronte del nuovo Tribunale», a causa della demolizione di un pezzo di fabbrica, che risultava pericolante.
Il Genio rileva una lacuna nella documentazione progettuale: «Non sono evidenziate le misure di distanza dalle opere idrauliche degli edifici, dell’ampiezza delle banche e scarpate correnti lungo gli alvei del Retrone e del Bacchiglione».
Ma il rilievo maggiore è sollevato rispetto all’edificio «A», che oggi ospita l’ipermercato Despar in via Ettore Gallo: «L’edificio A, lungo la sponda destra del Retrone, nella tratta oggetto di recente demolizione della copertura, appare indicato in aderenza al ciglio, e quindi in contrasto al disposto dell’art. 96 del Regio Decreto 523/1904».
La legge, tuttora in vigore, stabilisce la distanza minima dei nuovi edifici dai fiumi: distanza che dev’essere tassativamente di 10 metri almeno. L’edificio in questione, invece, è costruito «sul ciglio», a strapiombo sul fiume. Non è tutto: il Genio scrive che «come sancito da recente sentenza della Corte di Cassazione a sezioni riunite, in caso di abbattimento di un edificio a distanza inferiore a metri 10, la sua ricostruzione può essere effettuata solo nel rispetto della norma di cui all’art. 96, lettera f, del citato Regio Decreto».
La norma, insomma, non vale solo per edifici di nuova costruzione, ma anche gli stabili abbattuti e ricostruiti, come è il caso dell’ex Cotorossi. Eppure il parere del Genio civile non fu ascoltato, e il progetto fu approvato tal quale.
L’allarme sulla vicinanza del tribunale ai fiumi era stato lanciato il 14 giugno da Paolo Crestanello, del comitato anti abusi edilizi, sul giornale on line La Nuova Vicenza. Ora il comitato prepara un esposto alla procura di Vicenza: «Questo documento dimostra che il Comune era chiaramente a conoscenza della violazione, e ciò aggrava la situazione di chi ha autorizzato quei progetti – commenta Crestanello – Inoltre, sulla base di quello che scrive il Genio civile, anche tutti gli altri edifici del quartiere, compreso il nuovo tribunale, sono fuori norma. Il Comune non poteva non sapere».
da Il Corriere del Veneto del 30 giugno 2013; pagina 11 edizione di Vicenza
lunedì 20 maggio 2013
Nel think tank trevigiano Casaleggio sente il profumo di Zaia
«Di questo argomento ho voluto parlare direttamente con Gianroberto Casaleggio, perché avevo il sentore che la posizione No Tav venisse travisata, traducendo la contrarietà agli sprechi con una bocciatura senza appelli dell'alta velocità. Alla fine ci siamo chiariti. Noi vogliamo le infrastrutture e anche loro». Così parlò Massimo Colomban sul Corriere del Veneto del 13 aprile 2013 a pagina 3. Tesi simile ripresa pochi giorni appresso sul portale della stessa testata. Ma siamo sicuri che dalle parti del M5S sappiano bene chi è Colomban? E soprattutto è vero che il M5S sulla Tav la pensi come uno che in fondo in fondo la vuole?
Ad ogni modo Colomban viene così descritto da Nuova Vicenza: «Trevigiano razza Piave ma di mentalità global, convinto liberale con un netto passato a centrodestra ma oggi aperto sostenitore del Movimento 5 Stelle, Massimo Colomban è un personaggio eclettico e proteiforme. Fondatore di un colosso con un fatturato da un miliardo di euro come Permasteelisa (da cui poi è uscito, oggi è in mano ai giapponesi), imprenditore attualmente impegnato nel finanziamento e gestione di una decina di start up in giro per l’Italia, nella sua carriera ha anche ricoperto incarichi di rilievo pubblico: amministratore delegato di Sviluppo Italia Veneto, succursale locale di un’agenzia sorta nei primi anni 2000 sotto il governo Berlusconi, e presidente risanatore di Vegapark, il parco tecnologico a Venezia. In queste settimane il suo nome è tornato alla ribalta proprio per essere uno dei pochi a infrangere il tabù di diffidenza della classe imprenditoriale verso la novità della politica italiana, il fenomeno Grillo... il businessman... nel 2010 si era candidato consigliere regionale con l’Alleanza di Centro a favore del leghista Luca Zaia...».
Il manager è in qualche modo il dominus di un pensatoio made in Nordest, Confapri, popolato, nei suoi gruppi di approfondimento, da soggetti diversissimi. C'è David Borrelli, ex consigliere comunale M5S a Treviso dato per vicinissimo a Casaleggio e mai violentemente ostile al Carroccio. C'è lo stesso Casaleggio. C'è Colomban ovviamente, ma pure Beppe Grillo in persona. Il pensatoio on-line si definisce «Think Tank Group... Gruppo di esperti in strategie e visioni per l’impresa e il lavoro». Tra i membri figura anche il guru del merito Arturo Artom (trascorsi, secondo Europa, a vario titolo tra simpatie rutelliane, berlusconiane, montiane e infine grilline), che più volte Il Fatto quotidiano ha messo alla berlina per i suoi salti della quaglia.
Ma la cosa che fa pensare è che tra il gruppo di pensatori ci sia quel Massimo Malvestio, lontane origini nella galassia dorotea veneta che altri non è che uno dei più fidati consiglieri giuridici del governatore Veneto Luca Zaia. Ora i rapporti tra il M5S e Zaia nel Veneto non sono certo idilliaci. O meglio. Non lo sono tra Zaia e quella parte del M5S che da anni contesta a suon di iniziative sul territorio la costruzione della Pedemontana Veneta (o Spv). Un'opera contestatissima sul cui capo stanno recentemente cadendo molte tegole. Ultima delle quali l'inizio di ben due procedure di indagine da parte della Ue.
Orbene poco prima delle elezioni politiche di marzo i candidati del M5S fecero scintille sulla Spv, annunciando urbi et orbi che una volta giunti tra gli scranni romani avrebbero chiesto al commissario per la Spv, quelle carte (contratti di concessione, piani finanziari, convenzioni) che lo stesso commissario Silvano Venrizzi da anni nega anche a coloro che sono in contenzioso amministrativo proprio sulla Spv.
Da marzo però di quelle carte che dovevano finire sul tavolo della discussione pubblica per effetto dei blitz a cinque stelle a palazzo Madama e a Montecitorio, non s'è più saputo nulla. Tant'è che tra qualche militante veneto del M5S la pulce del dubbio ha cominciato a macinare strada. Zaia è un sostenitore senza se e senza ma della Spv, come lo è il Pdl e il Pd anche se più in sordina. Quando i ricorrenti vinsero il round di primo grado sulla questione Spv Zaia andò su tutte le furie parlando addirittura di «eccesso di democrazia». Parte del M5S Veneto, non certo David Borrelli, gli saltò alla giugulare. Ora si apprende che dentro il think tank in cui non mancano i fautori delle grandi opere, anche se pensate senza sprechi, ci sono Malvestio e Casaleggio (stando a Colomban quantomeno). E qualche militante ha cominciato a temere. A temere che magari a quest'ultimo qualche suggerimento sulla necessità di togliere un pochino di pressione rispetto alle proteste contro la grande arteria sia arrivato. Una arteria, la Spv Montecchio Spresiano, che vale oltre due miliardi di euro in project financing. Somme contestate in termini di costi pendenti in parte sugli enti pubblici e di impatto ambientale.
Ad ogni modo Colomban viene così descritto da Nuova Vicenza: «Trevigiano razza Piave ma di mentalità global, convinto liberale con un netto passato a centrodestra ma oggi aperto sostenitore del Movimento 5 Stelle, Massimo Colomban è un personaggio eclettico e proteiforme. Fondatore di un colosso con un fatturato da un miliardo di euro come Permasteelisa (da cui poi è uscito, oggi è in mano ai giapponesi), imprenditore attualmente impegnato nel finanziamento e gestione di una decina di start up in giro per l’Italia, nella sua carriera ha anche ricoperto incarichi di rilievo pubblico: amministratore delegato di Sviluppo Italia Veneto, succursale locale di un’agenzia sorta nei primi anni 2000 sotto il governo Berlusconi, e presidente risanatore di Vegapark, il parco tecnologico a Venezia. In queste settimane il suo nome è tornato alla ribalta proprio per essere uno dei pochi a infrangere il tabù di diffidenza della classe imprenditoriale verso la novità della politica italiana, il fenomeno Grillo... il businessman... nel 2010 si era candidato consigliere regionale con l’Alleanza di Centro a favore del leghista Luca Zaia...».
Il manager è in qualche modo il dominus di un pensatoio made in Nordest, Confapri, popolato, nei suoi gruppi di approfondimento, da soggetti diversissimi. C'è David Borrelli, ex consigliere comunale M5S a Treviso dato per vicinissimo a Casaleggio e mai violentemente ostile al Carroccio. C'è lo stesso Casaleggio. C'è Colomban ovviamente, ma pure Beppe Grillo in persona. Il pensatoio on-line si definisce «Think Tank Group... Gruppo di esperti in strategie e visioni per l’impresa e il lavoro». Tra i membri figura anche il guru del merito Arturo Artom (trascorsi, secondo Europa, a vario titolo tra simpatie rutelliane, berlusconiane, montiane e infine grilline), che più volte Il Fatto quotidiano ha messo alla berlina per i suoi salti della quaglia.
Ma la cosa che fa pensare è che tra il gruppo di pensatori ci sia quel Massimo Malvestio, lontane origini nella galassia dorotea veneta che altri non è che uno dei più fidati consiglieri giuridici del governatore Veneto Luca Zaia. Ora i rapporti tra il M5S e Zaia nel Veneto non sono certo idilliaci. O meglio. Non lo sono tra Zaia e quella parte del M5S che da anni contesta a suon di iniziative sul territorio la costruzione della Pedemontana Veneta (o Spv). Un'opera contestatissima sul cui capo stanno recentemente cadendo molte tegole. Ultima delle quali l'inizio di ben due procedure di indagine da parte della Ue.
Orbene poco prima delle elezioni politiche di marzo i candidati del M5S fecero scintille sulla Spv, annunciando urbi et orbi che una volta giunti tra gli scranni romani avrebbero chiesto al commissario per la Spv, quelle carte (contratti di concessione, piani finanziari, convenzioni) che lo stesso commissario Silvano Venrizzi da anni nega anche a coloro che sono in contenzioso amministrativo proprio sulla Spv.
Da marzo però di quelle carte che dovevano finire sul tavolo della discussione pubblica per effetto dei blitz a cinque stelle a palazzo Madama e a Montecitorio, non s'è più saputo nulla. Tant'è che tra qualche militante veneto del M5S la pulce del dubbio ha cominciato a macinare strada. Zaia è un sostenitore senza se e senza ma della Spv, come lo è il Pdl e il Pd anche se più in sordina. Quando i ricorrenti vinsero il round di primo grado sulla questione Spv Zaia andò su tutte le furie parlando addirittura di «eccesso di democrazia». Parte del M5S Veneto, non certo David Borrelli, gli saltò alla giugulare. Ora si apprende che dentro il think tank in cui non mancano i fautori delle grandi opere, anche se pensate senza sprechi, ci sono Malvestio e Casaleggio (stando a Colomban quantomeno). E qualche militante ha cominciato a temere. A temere che magari a quest'ultimo qualche suggerimento sulla necessità di togliere un pochino di pressione rispetto alle proteste contro la grande arteria sia arrivato. Una arteria, la Spv Montecchio Spresiano, che vale oltre due miliardi di euro in project financing. Somme contestate in termini di costi pendenti in parte sugli enti pubblici e di impatto ambientale.
Marco Milioni
martedì 19 marzo 2013
Il Tar: «C'è crisi, aiutiamo le imprese Basta liti fra enti, bloccano le opere»
In un periodo di recessione l'economia non ha certo bisogno di fermarsi davanti a nuovi semafori rossi, bensì di trovare una spinta verso la ripresa. E in tal senso può giocare un ruolo chiave la magistratura amministrativa, evitando di bloccare la realizzazione delle grandi opere con un'interpretazione troppo rigida delle norme, per optare a favore di una flessibilità intesa come proficua collaborazione tra enti pubblici, finalizzata a una soluzione extragiudiziaria. In parole povere l'invito è di non ricorrere al giudice per cavilli burocratici capaci di bloccare per mesi un progetto, quando si possono risolvere mettendosi attorno a un tavolo.
È l'auspicio con cui il presidente del Tar Veneto, Bruno Amoroso, ha aperto ieri a Venezia l'anno giudiziario: «Il giudice amministrativo dev'essere consapevole della grave responsabilità che lo vede protagonista del progresso del Paese e compiere un rilevante mutamento del suo approccio tradizionale al contenzioso. Il bene comune è oggi quello della crescita dell'economia e della salvaguardia dello stato sociale e dei livelli occupazionali e noi possiamo svolgere un ruolo costruttivo, rivedendo la scala dei valori. La magistratura non può e non deve effettuare nessuna supplenza a fronte di incoerenze politiche e amministrative - ha incalzato Amoroso - sembra difficile giustificare che la decisione sulle sorti di grandi opere di interesse nazionale possa essere devoluta a un giudice a causa di contrasti tra enti pubblici o tra enti e privati cittadini, in presenza di una vastissima gamma di strumenti di conciliazione in sede extragiudiziaria. È evidente che la disamina di legittimità di competenza del giudice possa comportare compromissione o ritardi nell'esecuzione di importanti progetti. Una volta che grandi amministrazioni abbiano deliberato programmi economicamente significativi per l'economia nazionale non è ammissibile che minori centri di potere possano interferire, spesso con ottuse posizioni, nel processo esecutivo.
È quindi necessaria una più intensa collaborazione tra le amministrazioni, una più convinta condivisione degli scopi. Il Tar potrà mediare tra i bisogni degli amministrati e i centri di potere, pur operando negli stretti limiti della legalità».
Amoroso punta insomma a una «giustizia sensibile», capace di adeguarsi alle esigenze del momento, perchè «siamo tutti nella stessa barca e tutti insieme dobbiamo remare per non interrompere la crescita del Paese». È la stessa ratio alla base della valanga di sospensive alla legge regionale che limitava le aperture domenicali concesse dal Tar alla grande distribuzione, prima di rimandare il giudizio finale alla Consulta. «In tempi di crisi l'imprenditorialità va sostenuta». Assist colto al volo dal governatore Luca Zaia, «buon cliente di Tar e Consiglio di Stato (con 444 e 160 ricorsi, l'80% dei quali vinto), preoccupato per una spending review raffazzonata che ci obbliga a tagliare le spese pubbliche, esponendo la Regione a un mare di ricorsi. Come quelli che fermano le opere pubbliche, tipo la Pedemontana, e allora mi domando perchè il giudice non possa chiedere il danno erariale al cittadino che usa il ricorso per fini strumentali». «Il ruolo del Tar non dev'essere soltanto quello della caccia all'errore delle amministrazioni, che non vanno viste come il nemico contro cui sparare - ha rimarcato Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia - la nostra legge è complessa, farraginosa, contraddittoria e l'onere della giurisdizione è dare razionalità ad una normativa che troppo spesso mette le amministrazioni in condizione di difficile gestione delle loro funzioni».
«Dietro ogni ricorso c'è un bisogno concreto», ha sentenziato Amoroso, ma l'aumento dei costi legati alle pratiche - oltre alla carenza cronica di giudici e personale che allunga i tempi - ha fatto crollare quelli presentati dai privati dai 3801 del 2000 ai 1954 del 2012.
«È difficilmente comprensibile quale possa essere una plausibile ragione di gravare di costi accessori i cittadini per accedere a una funzione essenziale, cui già contribuiscono con le tasse», ha sottolineato il presidente del Tar. «L'intento palesamente dichiarato del legislatore è di scremare le pratiche, rendendole non alla portata di tutti - ha rilevato Riccardo Alba, presidente dell'Ordine degli avvocati di Venezia -. Per gli appalti poi, l'aumento è al di fuori di ogni logica economica e denuncia l'intento perverso di disincentivare il ricorso al giudice amministrativo: solo di contributi per un appalto da 300 mila euro se ne versano 4 mila subito e 16 mila se si perde in appello. In campagna elettorale tutti i partiti promettevano di ridurre o eliminare l'Imu, ma non ho sentito nessuno proporre di ridurre i costi della giustizia». «Rischiamo di garantirla solo a chi se la può permettere, a scapito della povera gente - ha osservato Zaia - e non mi piace». Un notevole calo di ricorsi si rileva in tema di strumenti urbanistici e sul «piano casa», soprattutto riguardo la prima abitazione, per «l'orientamento di alcuni Comuni a porre ostacoli all'applicazione della norma regionale».
Michela Nicolussi Moro
da Il Corriere del Veneto del 16 marzo 2013; edizione di Vicenza pagina 3
mercoledì 6 marzo 2013
Pranzo, fiori e inviti: caro assessore ci spieghi le spese di quei convegni
Egregio assessore Donazzan,
come ricorderà alcuni mesi addietro ho inviato una lettera al presidente della Regione Zaia, oggetto della quale era il consistente contributo erogato in favore del Coisp per l'organizzazione di alcuni eventi. Più in particolare in quell'occasione ho chiesto di accedere agli atti per verificare come fosse stato possibile spendere 38 mila euro per tre convegni. Nella dichiarazione con cui Lei ha pubblicamente replicato alla mia istanza (Corriere del Veneto, 31 ottobre 2012), dopo aver criticato «Filippi e i suoi», a Suo giudizio incapaci di «dimostrare un po' più di dinamismo», ha concluso affermando che «Patrocinio e contributi li ridarei domani, se solo ci fossero i soldi». Adesso che, dopo una defatigante attesa delle autorizzazioni, ho potuto finalmente avere accesso – solamente - ad una parte degli atti (quelli relativi a due dei convegni), sono in grado di capire meglio il Suo entusiamo auto - apologetico. Nella lettera con la quale il 22 luglio 2009 il segretario regionale del Coisp chiede una integrazione ai 20 mila euro già concessi per i due convegni del 28 febbraio e del 4 aprile 2009, uno tenuto a Padova e l'altro a Bassano del Grappa, tra i motivi a sostegno della richiesta di aumento dello stanziamento originariamente concesso vi è infatti un illuminante passaggio. Si afferma cioè che «gli ospiti dell'assessore Donazzan sono stati molti di più rispetto a quanti previsti in precedenza». Già era previsto che i fondi stanziati dovessero servire anche per omaggiare un significativo numero di Suoi ospiti con un adeguato pranzo, forse per poterli ristorare della fatica di aver assistito ad un convegno di ben tre ore. Poi, si sa come vanno queste cose, gli ospiti non vengono mai da soli, e per l'effetto, alla fine, come dice il segretario del Coisp, «sono stati molti di più rispetto a quanti previsti». Può essere che, come dice Lei, Filippi e i suoi difettino di dinamismo. Di sicuro Lei i suoi parecchi ospiti non difettavano di appetito. È davvero convinta che sia opportuno utilizzare fondi pubblici per portare a pranzo i propri ospiti? E, visto che ci siamo, sempre in tema di opportunità, scorrendo il rendiconto della somma liquidata, che ammonta ad un totale di 22 mila euro circa, nella quale i pranzi e l'ospitalità assommano a circa 3.700 euro complessivi, compaiono altre non meno discutibili voci di spesa. Quale quella, ad esempio, dei 2 mila euro per i «fiori». Mi scusi Assessore, ma viste le somme per pranzi e fiori, erano due convegni con ragazzi delle scuole medie, o era un matrimonio? Lo chiedo perché poi ci sono ben 10.200 euro per «affitto videoproiettore ecc...». Un «ecc...» in cui, leggendo la documentazione, parrebbe rientrare anche la videoripresa dei lavori. Anche se i video, per quanto io li abbia cercati in rete, non sono riuscito a trovarli. Mi permetto di dire che si tratta comunque di una spesa di entità esorbitante. E tutto questo a tacere, ancora, dei ben 6.500 euro spesi per «buste, inviti, ecc.», evidentemente realizzate con materiali di pregio, nonché dei 500 euro di compenso per il moderatore, ovvero 250 euro per ciascuna delle due mattinate di tre ore. Moderatore non proprio moderato nei compensi, viene a dire. Ora, a prescindere dalle Sue valutazioni sull'organizzazione che io rappresento, il caso vuole che i poliziotti del Siulp siano anche, per l'appunto, come me, contribuenti della Regione medesima. Ed in tale veste siamo decisamente contrariati dal modo in cui sono stati spesi quei soldi. Le risorse della Pubblica Amministrazione devono essere stanziate con maggiore oculatezza. In attesa di poter finalmente ottenere l'autorizzazione per accedere alle singole fatture, che, ad oggi, inspiegabilmente, ancora non è stata concessa, mi auguro che la prossimavolta, se mai ve ne sarà una, abbia almeno la premura di limitare il numero dei Suoi ospiti.
Silvano Filippi - segretario regionale Siulp Veneto
da Il Corriere del Veneto del 6 marzo 2013, edizione di Venezia; pagina 5
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