martedì 19 marzo 2013

Il Tar: «C'è crisi, aiutiamo le imprese Basta liti fra enti, bloccano le opere»

In un periodo di recessione l'economia non ha certo bisogno di fermarsi davanti a nuovi semafori rossi, bensì di trovare una spinta verso la ripresa. E in tal senso può giocare un ruolo chiave la magistratura amministrativa, evitando di bloccare la realizzazione delle grandi opere con un'interpretazione troppo rigida delle norme, per optare a favore di una flessibilità intesa come proficua collaborazione tra enti pubblici, finalizzata a una soluzione extragiudiziaria. In parole povere l'invito è di non ricorrere al giudice per cavilli burocratici capaci di bloccare per mesi un progetto, quando si possono risolvere mettendosi attorno a un tavolo. È l'auspicio con cui il presidente del Tar Veneto, Bruno Amoroso, ha aperto ieri a Venezia l'anno giudiziario: «Il giudice amministrativo dev'essere consapevole della grave responsabilità che lo vede protagonista del progresso del Paese e compiere un rilevante mutamento del suo approccio tradizionale al contenzioso. Il bene comune è oggi quello della crescita dell'economia e della salvaguardia dello stato sociale e dei livelli occupazionali e noi possiamo svolgere un ruolo costruttivo, rivedendo la scala dei valori. La magistratura non può e non deve effettuare nessuna supplenza a fronte di incoerenze politiche e amministrative - ha incalzato Amoroso - sembra difficile giustificare che la decisione sulle sorti di grandi opere di interesse nazionale possa essere devoluta a un giudice a causa di contrasti tra enti pubblici o tra enti e privati cittadini, in presenza di una vastissima gamma di strumenti di conciliazione in sede extragiudiziaria. È evidente che la disamina di legittimità di competenza del giudice possa comportare compromissione o ritardi nell'esecuzione di importanti progetti. Una volta che grandi amministrazioni abbiano deliberato programmi economicamente significativi per l'economia nazionale non è ammissibile che minori centri di potere possano interferire, spesso con ottuse posizioni, nel processo esecutivo.

È quindi necessaria una più intensa collaborazione tra le amministrazioni, una più convinta condivisione degli scopi. Il Tar potrà mediare tra i bisogni degli amministrati e i centri di potere, pur operando negli stretti limiti della legalità». Amoroso punta insomma a una «giustizia sensibile», capace di adeguarsi alle esigenze del momento, perchè «siamo tutti nella stessa barca e tutti insieme dobbiamo remare per non interrompere la crescita del Paese». È la stessa ratio alla base della valanga di sospensive alla legge regionale che limitava le aperture domenicali concesse dal Tar alla grande distribuzione, prima di rimandare il giudizio finale alla Consulta. «In tempi di crisi l'imprenditorialità va sostenuta». Assist colto al volo dal governatore Luca Zaia, «buon cliente di Tar e Consiglio di Stato (con 444 e 160 ricorsi, l'80% dei quali vinto), preoccupato per una spending review raffazzonata che ci obbliga a tagliare le spese pubbliche, esponendo la Regione a un mare di ricorsi. Come quelli che fermano le opere pubbliche, tipo la Pedemontana, e allora mi domando perchè il giudice non possa chiedere il danno erariale al cittadino che usa il ricorso per fini strumentali». «Il ruolo del Tar non dev'essere soltanto quello della caccia all'errore delle amministrazioni, che non vanno viste come il nemico contro cui sparare - ha rimarcato Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia - la nostra legge è complessa, farraginosa, contraddittoria e l'onere della giurisdizione è dare razionalità ad una normativa che troppo spesso mette le amministrazioni in condizione di difficile gestione delle loro funzioni». «Dietro ogni ricorso c'è un bisogno concreto», ha sentenziato Amoroso, ma l'aumento dei costi legati alle pratiche - oltre alla carenza cronica di giudici e personale che allunga i tempi - ha fatto crollare quelli presentati dai privati dai 3801 del 2000 ai 1954 del 2012.

«È difficilmente comprensibile quale possa essere una plausibile ragione di gravare di costi accessori i cittadini per accedere a una funzione essenziale, cui già contribuiscono con le tasse», ha sottolineato il presidente del Tar. «L'intento palesamente dichiarato del legislatore è di scremare le pratiche, rendendole non alla portata di tutti - ha rilevato Riccardo Alba, presidente dell'Ordine degli avvocati di Venezia -. Per gli appalti poi, l'aumento è al di fuori di ogni logica economica e denuncia l'intento perverso di disincentivare il ricorso al giudice amministrativo: solo di contributi per un appalto da 300 mila euro se ne versano 4 mila subito e 16 mila se si perde in appello. In campagna elettorale tutti i partiti promettevano di ridurre o eliminare l'Imu, ma non ho sentito nessuno proporre di ridurre i costi della giustizia». «Rischiamo di garantirla solo a chi se la può permettere, a scapito della povera gente - ha osservato Zaia - e non mi piace». Un notevole calo di ricorsi si rileva in tema di strumenti urbanistici e sul «piano casa», soprattutto riguardo la prima abitazione, per «l'orientamento di alcuni Comuni a porre ostacoli all'applicazione della norma regionale».

Michela Nicolussi Moro
da Il Corriere del Veneto del 16 marzo 2013; edizione di Vicenza pagina 3

mercoledì 6 marzo 2013

Pranzo, fiori e inviti: caro assessore ci spieghi le spese di quei convegni

Egregio assessore Donazzan,
come ricorderà alcuni mesi addietro ho inviato una lettera al presidente della Regione Zaia, oggetto della quale era il consistente contributo erogato in favore del Coisp per l'organizzazione di alcuni eventi. Più in particolare in quell'occasione ho chiesto di accedere agli atti per verificare come fosse stato possibile spendere 38 mila euro per tre convegni. Nella dichiarazione con cui Lei ha pubblicamente replicato alla mia istanza (Corriere del Veneto, 31 ottobre 2012), dopo aver criticato «Filippi e i suoi», a Suo giudizio incapaci di «dimostrare un po' più di dinamismo», ha concluso affermando che «Patrocinio e contributi li ridarei domani, se solo ci fossero i soldi». Adesso che, dopo una defatigante attesa delle autorizzazioni, ho potuto finalmente avere accesso – solamente - ad una parte degli atti (quelli relativi a due dei convegni), sono in grado di capire meglio il Suo entusiamo auto - apologetico. Nella lettera con la quale il 22 luglio 2009 il segretario regionale del Coisp chiede una integrazione ai 20 mila euro già concessi per i due convegni del 28 febbraio e del 4 aprile 2009, uno tenuto a Padova e l'altro a Bassano del Grappa, tra i motivi a sostegno della richiesta di aumento dello stanziamento originariamente concesso vi è infatti un illuminante passaggio. Si afferma cioè che «gli ospiti dell'assessore Donazzan sono stati molti di più rispetto a quanti previsti in precedenza». Già era previsto che i fondi stanziati dovessero servire anche per omaggiare un significativo numero di Suoi ospiti con un adeguato pranzo, forse per poterli ristorare della fatica di aver assistito ad un convegno di ben tre ore. Poi, si sa come vanno queste cose, gli ospiti non vengono mai da soli, e per l'effetto, alla fine, come dice il segretario del Coisp, «sono stati molti di più rispetto a quanti previsti». Può essere che, come dice Lei, Filippi e i suoi difettino di dinamismo. Di sicuro Lei i suoi parecchi ospiti non difettavano di appetito. È davvero convinta che sia opportuno utilizzare fondi pubblici per portare a pranzo i propri ospiti? E, visto che ci siamo, sempre in tema di opportunità, scorrendo il rendiconto della somma liquidata, che ammonta ad un totale di 22 mila euro circa, nella quale i pranzi e l'ospitalità assommano a circa 3.700 euro complessivi, compaiono altre non meno discutibili voci di spesa. Quale quella, ad esempio, dei 2 mila euro per i «fiori». Mi scusi Assessore, ma viste le somme per pranzi e fiori, erano due convegni con ragazzi delle scuole medie, o era un matrimonio? Lo chiedo perché poi ci sono ben 10.200 euro per «affitto videoproiettore ecc...». Un «ecc...» in cui, leggendo la documentazione, parrebbe rientrare anche la videoripresa dei lavori. Anche se i video, per quanto io li abbia cercati in rete, non sono riuscito a trovarli. Mi permetto di dire che si tratta comunque di una spesa di entità esorbitante. E tutto questo a tacere, ancora, dei ben 6.500 euro spesi per «buste, inviti, ecc.», evidentemente realizzate con materiali di pregio, nonché dei 500 euro di compenso per il moderatore, ovvero 250 euro per ciascuna delle due mattinate di tre ore. Moderatore non proprio moderato nei compensi, viene a dire. Ora, a prescindere dalle Sue valutazioni sull'organizzazione che io rappresento, il caso vuole che i poliziotti del Siulp siano anche, per l'appunto, come me, contribuenti della Regione medesima. Ed in tale veste siamo decisamente contrariati dal modo in cui sono stati spesi quei soldi. Le risorse della Pubblica Amministrazione devono essere stanziate con maggiore oculatezza. In attesa di poter finalmente ottenere l'autorizzazione per accedere alle singole fatture, che, ad oggi, inspiegabilmente, ancora non è stata concessa, mi auguro che la prossimavolta, se mai ve ne sarà una, abbia almeno la premura di limitare il numero dei Suoi ospiti.

Silvano Filippi - segretario regionale Siulp Veneto
da Il Corriere del Veneto del 6 marzo 2013, edizione di Venezia; pagina 5

venerdì 21 dicembre 2012

Babbo Natale a scuola, mamma diffidata


Babbo Natale a scuola, mamma diffidata. Sull'oscuramento del Natale all'istituto comprensivo 7 è polemica. I malumori per i mancati festeggiamenti - decisione adottata in segno di protesta contro il governo Monti dagli insegnanti della scuola dell'infanzia San Francesco e delle elementari De Amicis, Pertile, Pasini e Rodari - se sulle prime si sono tradotti in critiche più o meno velate, adesso prendono sostanza e diventano gesti eclatanti. Come quello di una mamma di un alunno della materna che ha pensato di rimediare al “licenziamento” dell'anziano che gratuitamente si fingeva Babbo Natale indossando lei stessa il costume rosso e mostrandosi così a scuola. Immediata e inevitabile la diffida della preside Anna Vasina che mette in guardia dalla “violazione dello spazio scolastico con comparse e mascherate in tempi e luoghi non consentiti”, diffidando la genitrice “per motivi di ordine pubblico e sicurezza dall'entrare nella scuola San Francesco e dal passeggiare nei locali della stessa travestita da Babbo Natale”. Alle elementari Pertile ieri mattina più di qualcuno ha comunicato il proprio dissenso per i festeggiamenti cancellati. «Mio figlio - racconta una mamma - va alle recite dei suoi amichetti e si chiede perchè nella sua scuola non è stato organizzato nulla. Ci sono classi completamente spoglie, dove non c'è nemmeno un addobbo che ricordi che siamo in periodo natalizio. È una situazione spiacevole e ci chiediamo perchè sacrificare proprio il Natale quando si poteva tagliare sulle gite o altre attività».

LA LETTERA. «È stata una decisione sofferta», sostengono gli insegnanti dell'ic 7 che in una lettera aperta inviata alle famiglie puntano il dito contro tagli, aumento del numero di alunni per classe, mancato rinnovo del contratto fermo al 2009, risorse decurtate fino al 2015 per effetto della spending review, legge Aprea che «rischia di scardinare la democrazia a scuola». «Questi interventi - spiegano - sono il frutto di una decisione molto sofferta. Gli scatti di anzianità bloccati da Tremonti per i dipendenti della scuola tornano, ma a pagarli saranno gli stessi lavoratori che dovranno rinunciare al salario accessorio, visto che per il 2011 il ripristino sarà sostenuto con un prelievo dal fondo d'istituto per il miglioramento dell'offerta formativa di 394 milioni di euro, e si continuerà fino a totale estinzione del fondo entro il 2014, con un taglio di 350 milioni di euro l'anno. Questo fondo riconosce tutte le attività forfettariamente: nel nostro settore non sono previste ore straordinarie che normalmente si svolgono per esplicare tutti gli impegni e che molti insegnanti svolgono quotidianamente».

IL PERSONALE. I docenti dell'ic7 spiegano che «prendere costantemente di mira la scuola pubblica e il lavoro del personale scolastico per scopi di bilancio, significa mettere in discussione l'intero sistema formativo italiano. Purtroppo le scelte operate negli ultimi anni sono dettate non da giustificazioni didattiche e pedagogiche, ma solo da necessità di risparmio. Sembra che il nostro Paese non creda nel valore della formazione quale elemento decisivo e strategico per lo sviluppo delle persone e della società, ma annoveri le risorse da destinare all'istruzione e alla ricerca tra gli sprechi e le spese improduttive. Nonostante questo continue circolari e norme ci richiedono professionalità, disponibilità, aggiornamento per far fronte ad una società in continua evoluzione e ai bisogni emergenti degli alunni di oggi». La protesta, confermata, si traduce nella cancellazione di iniziative come «a scuola senza cartelle», che ogni anno veniva proposta alle classe delle elementari e di tutte le feste di plesso e manifestazioni che riguardino il Natale «per mettere in evidenza come il lavoro dei docenti non possa essere ridotto alle sole ore di lezione frontale, ma abbracci l'intero funzionamento della scuola. Con queste iniziative intendiamo quindi non solo tutelare i nostri diritti e la nostra dignità di lavoratori, ma anche richiamare l'attenzione sul drammatico impoverimento del ruolo formativo ed educativo di quel bene comune che è l'istruzione pubblica statale, uno dei pilastri del nostro vivere e crescere sociale».

Anna Madron da Il Giornale di Vicenza, pagina 29

martedì 27 novembre 2012

Avantec, tracollo da 10 milioni

Due società con gli stessi soci, Alberto Rigon di Breganze e Vittorio Dalla Valle di Lugo, che eseguono operazioni incrociate all´attenzione della procura di Vicenza e dei rispettivi curatori fallimentari. Si tratta della Carpenteria Valdastico srl che aveva sede a Bolzano Vicentino, dichiarata fallita il 30 luglio 2009; e della Avantec Costruzioni Meccaniche srl di Mason, di cui il tribunale di Bassano presieduto da Aurelio Gatto ha deliberato l´insolvenza lo scorso giugno. La ditta ha debiti per 10 milioni di euro, di cui 7,1 milioni con le banche. Per il primo crac la procura ha aperto un´inchiesta per bancarotta semplice non solo nei confronti dei soci Rigon, 43 anni, conosciuto a Bregenze per essere autorevole consigliere comunale di minoranza, e di Vittorio Dalla Valle, 46 anni, ma anche a carico degli amministratori in tempi diversi Deris Dalla Valle, 45 anni, di Breganze, Tonio Pesavento, 59 anni, di Isola Vicentina, e Galliano De Rosso, 66 anni, di Monticello Conte Otto. Quest´ultimo fino a venerdì era consigliere comunale, ma ieri si è appreso che ha rassegnato le dimissioni. Nel frattempo, il curatore fallimentare Andrea Peruffo, delegato dal giudice Giuseppe Limitone, ha incaricato l´avv. Paolo Doria di avviare azione di revocatoria nei confronti dei cinque indagati per chiedere i presunti danni patiti dai creditori, quantificati in 2 milioni di euro. L´avv. Doria sottolinea che Rigon e Dalla Valle hanno acquistato le quote azionarie della Carpenteria Valdastico il 20 ottobre 2006 dalla Costruzioni Meccaniche Valdastico srl di Gino Zoppelletto e Gilberta Motterle (di cui De Rosso era stato amministratore delegato, poi amministratore anche della Carpenteria Valdastico). I soci avevano eseguito un´operazione di spin off - cioè di scissione della società -, ricollocando il capannone nella Costruzioni Metalliche Valdastico srl, che dava in locazione lo stesso immobile alla Carpenteria Valdastico. Pochi mesi dopo, il 13 dicembre 2006, Rigon e Dalla Valle, come soci della Carpenteria Valdastico, acquistavano da Avantec Costruzioni Meccaniche srl, di cui amministratori e soci erano loro stessi, il ramo d´azienda della carpenteria metallica per un corrispettivo netto di 417 mila euro. «Considerata la palese situazione di conflitto d´interessi tra i soci delle due società - si legge negli atti di causa -, vista la medesima proprietà delle due società coinvolte», «si deve ritenere che il valore attibuito alla voce “avviamento” veniva ampiamente sopravvalutato, a tutto svantaggio della fallita Carpenteria Valdastico srl, che si trovava costretta a corrispondere un gravoso e ingiustificato corrispettivo». Questa accusa è respinta soprattutto dai due ex amministratori, Rigon e Vittorio Dalla Valle, i quali come detto devono anche difendersi dall´accusa di bancarotta semplice. Secondo l´avv. Doria, che riprende l´analisi del curatore Peruffo, «la situazione d´insolvenza può essere, con evidente ragionevolezza, retrodatata a fine 2006». Il motivo? «Il bilancio 2006 se adeguatamente verificato - scrive - risulta inattendibile». «La procedura fallimentare ritiene che gli amministratori - insiste Doria - avessero raggiunto la “scientia decotionis” della società già nei primi mesi 2007», tuttavia i soci avrebbero scelto di «continuare l´attività procurando un sicuro danno ai creditori, avendo depositata la domanda di fallimento in proprio solo il 21 luglio 2009». L´ipotetico danno è valutato in 2 milioni di euro. Intanto, anche il curatore del fallimento “Avantec”, Plino Todesco, sta verificando i conti della fallita su istanza della Cassa di Risparmio del Veneto spa. La ditta fabbricava macchine per il tessile ed è stata sciolta il 24 luglio 2009. Il 9 giugno 2010 ha fatto istanza di concordato preventivo, i creditori hanno votato di no e l´8 giugno c´è stato il fallimento. A pesare i debiti con le banche per 7 milioni e per 2 milioni con i fornitori. Accertamenti sono in corso.

da Il Giornale di Vicenza del 27 novembre 2012; pagina 33

venerdì 23 novembre 2012

Picchiato dopo la lite tra automobilisti: sotto accusa due poliziotti in borghese

Una precedenza non concessa, un alterco tra automobilisti, un pugno, e un'auto che se ne va, lasciando solo un 32enne sanguinante. A dare il peso specifico dei fatti, in questo caso, sono i protagonisti. Uno è Luca Prioli, poliziotto vicentino, segretario regionale del sindacato di polizia Coisp: sarebbe stato lui, insieme a un collega, a fermare un automobilista lungo la A22, a poca distanza dal casello di Mantova, e a picchiarlo. L'aggredito è Riccardo Welponer, nipote di Nardir Welponer, politico molto conosciuto a Verona, ex consigliere regionale dei Ds.

Ricostruire quanto accaduto, dare volto e nome agli aggressori, non è stato facile perché i due poliziotti se ne sono andati dopo la rissa e l'auto su cui viaggiavano non era riconoscibile come auto della polizia. La denuncia fatta da Welponer è stata presentata alla squadra Mobile di Mantova contro ignoti: l'unico dato in possesso della vittima, e di un testimone fermatosi a prestare soccorso, era il numero di targa. Il collegamento tra l'auto, risultata in uso alla questura di Vicenza, e il nome dei due conducenti, tra cui quello del segretario regionale del Coisp, è stato comunque rapido. E altrettanto rapida è stata la comunicazione di quanto avvenuto al ministero dell'Interno, che a breve riceverà dalla questura di Vicenza una relazione ufficiale sui fatti. Welponer, ancora sotto shoc e con il naso rotto, racconta la sua versione: «Mi hanno picchiato e sbattuto a terra, sono quasi svenuto, quando mi sono ripreso mi hanno buttato contro il guardrail».

Prioli ammette il coinvolgimento nell'accaduto, ma si difende: «Sto portando a termine una delicata missione e la legge mi impedisce di dire quello che è successo - spiega - certo è che chi ha fatto il mio nome in relazione a questa vicenda la pagherà cara, perchè nessuno doveva sapere che io mi trovavo in quella macchina». Sul pestaggio e sul motivo del diverbio Prioli rimanda all'autorità giudiziaria: «C'è una denuncia, deciderà il magistrato, ammetto che ci siamo fermati e che c'è stato un diverbio, ho già fatto una relazione al questore, perché mi è stata richiesta. Io rendo conto solo al questore, con chi mi accusa ci vediamo in tribunale». Le condizioni fisiche di Welponer e il fatto che il questore di Vicenza abbia chiesto una relazione a Prioli, aggiungono qualche tessera in più al puzzle di una notizia che era nata «distorta». Alcuni quotidiani, infatti, avevano scritto ieri che a picchiare il 32enne veronese sarebbero stati due non meglio identificati «bodyguard» che trasportavano un «vip» in un'auto blu. La verità era un'altra ed è venuta a galla ieri. Ora i due poliziotti rischiano, oltre all'indagine penale, l'allontanamento dagli incarichi. Per un eventuale provvedimento disciplinare si attenderà l'esito dell'inchiesta giudiziaria.

Roberta Polese
da Il Corriere Veneto del 23-11-2012 a pagina 7; edizione di Vicenza

martedì 13 novembre 2012

Il Cis verso la liquidazione

All'unanimità i soci del Cis spa hanno votato per la messa in liquidazione. Questo l'esito dell'assemblea che si è tenuta ieri mattina a palazzo Nievo presieduta dalla presidente Angela Peretto. Un debito che supera i 20 milioni di euro e l'impossibilità di proseguire nell'attività hanno imposto ai soci la svolta dopo mesi di paralisi. Giovedì è in programma un'altra riunione per nominare i tre liquidatori che saranno dei tecnici esterni. A loro il compito di vendere il terreno del Cis spa al migliore offerente e, con quanto ricavato, ripianare i debiti, si spera, completamente.

Con questa decisione si inizia a scrivere l'ultimo capitolo di una storia iniziata nel 1988. È di allora la decisione dell'acquisto di un terreno a Montebello dove realizzare un centro intermodale di scambio. Costituiscono il Cis spa la Provincia di Vicenza (23.5%), Autostrada Serenissima oggi A4 Holding (25.2), Camera di Commercio di Vicenza (20%), Banca Popolare di Vicenza (7.9%), Fiera (7.7%). Le cose si complicano fin dall'inizio con le difficoltà di acquisizione dell'area da parte dei privati. Ma è solo l'inizio. La vicenda sembra sbloccarsi nel 2009 quando Arco Immobiliare firma un preliminare nel quale si impegna ad acquistare i terreni e subentrare nei debiti dei soci.

Ma a questo punto non si è mai arrivati. A luglio 2012 il Cda presieduto da Galdino Zanchetta viene sfiduciato e viene sostituito dalla commercialista Angela Peretto. Quest'ultima nella relazione ai soci denuncia «l'impossibilità di proseguire l'attività della società». Risultato? Si chiude, si spera senza perdite, grazie alla vendita del terreno probabilmente alla stessa Immobiliare Arco che non si è mai del tutto tirata indietro. Ma ora la palla passa ai liquidatori.

da Il Giornale di Vicenza del 13 novembre 2012; pagina 33

lunedì 12 novembre 2012

La piena di pilu

Con le chiappe all'asciutto, scampata la strizza, gabbato lo santo, è cominciata la sarabanda delle vaccate: «Se la regione non se la sente di proseguire l'iter del bacino, dia a me e al sindaco Marcello Vezzaro di Caldogno i potere speciali per concludere questa faccenda», Achille Variati, sindaco democratico di Vicenza. «Vicenza non può affrontare un'emergenza alluvione ad ogni pioggia autunnale... I bacini di laminazione sono l'unica soluzione ed è un parere unanime. I soldi ci sono ma la gestione commissariale ha evidentemente fallito, visto che queste opere ancora non partono. Servono poteri militari, altrimenti queste opere non si vedranno mai», Giorgio Conte, parlamentare berico in forza a Fli. «Dobbiamo intervenire con leggi e poteri speciali, perché non possiamo continuare a vivere in una situazione di emergenza...», Daniela Sbrollini deputato vicentino del Pd.

Ovviamente del vero motivo per cui Vicenza va sotto ad ogni microbo che sputa dal cielo nessuna menzione: dagli anni Settanta ad oggi si è costruito troppo ma costa ammetterlo. Anzi i sindaci interessati, come Variati, rispondono all'emergenza con altri 400mila quadri di edificato. Il collega in lamenti Marcello Vezzaro del Pdl, mai si è sentito sparare ad alzo zero sulle precedenti amministrazioni di Caldogno che hanno permesso di costruire dio solo sa quanto. Forse se ne dimentica perché in qualche giunta dell'ex primo cittadino Costantino Toniolo (Pdl), l'attuale sindaco sedeva in plancia assieme ad altri. Conte si ricorda delle sue origini politiche a destra e invoca i soldati per realizzare un banalissimo buco per terra come è il bacino di sicurezza in zona Caldogno. I proprietari voglioni più soldi? Bene se l'opera è così importante si dia loro ciò che chiedono. Non bastano i soldi? Si blocchi la Spv e tutte le infrastrutture simili costruite in project financing (e si smetta di pagare ai proponenti anche gli ospedali come quello di Santorso, confiscandoli) e si riversino quelle risorse per le opere di salvaguardia idrogeologica. Che ci vuole?

Ma Conte e Sbrollini vogliono i poteri speciali? Il deputato vuole il genio della Difesa? Bene li si accontenti e sia dia disco verde all'esercito per radere al suolo ogni edificio, capannone, villetta geometrile o scatolame pseudo-archistar, costruito in zona verde dal 1985 ad oggi: in tutto quello che un tempo fu il Veneto e che oggi è un mammemmolodromo infetto di sebo mafioso. Si organizzino tribunali del popolo per condannare alla spiccia i padroni del pus, i decisori, i profittatori, i cavatori, i costruttori, i betonieri, gli asfaltieri, i progettisti, i capibastone e gliutilizzatori finali. I profughi, di cui molti sono colpevoli di questo stato di cose perché hanno condiviso questo modello di sviluppo inutile, criminogeno, casinaro, cialtrone e senz'anima, potranno accasarsi presso ville, depandance, condomini e olgettari vari di lor signori politici, industriali, banchieri e speculatori. Dove magari potranno attendere la prossima piena tra un programma della De Filippi, una troia (o un Suv) in leasing e uno special di Porta a Porta su Padre Pio. Intanto del vademecum D'Alpaos nessuno parla, per esempio. Che è successo di diverso rispetto a due anni fa? Quali novità ci sono state?

Marco Milioni