martedì 10 dicembre 2019

Il caso Paese, un caso da strapaese

(m.m.) Le cronache di qualche settimana fa hanno riportato della condanna per abuso edilizio in Via delle Levade 9 a Paese piccolo comune a ridosso del capoluogo della Marca, nei confronti del collaboratore di don Floriano Abrahamowicz, quest'ultimo già espulso nel 2009 dalla Fraternità di Lefebvre e noto per le sue  pubbliche affermazioni controverse sull'utilizzo dei campi nazisti. Nel 2014 il religioso costruì un prefabbricato nel giardino di casa, adibendolo a chiesetta. A seguito delle rimostranze di alcuni vicini, il Comune di Paese, nel Trevigiano, intervenne e ordinò la rimozione del manufatto, denunciando l'abuso in procura. Dopo cinque anni anni, in primo grado, un uomo molto vicino a Don Floriano è stato condannato a un mese e a mille euro di ammenda nella sua veste di intestatario del bene immobile. 

L'allora giunta leghista (capitanata dal sindaco del tempo, ossia Francesco Pietrobon) fu informata di un ulteriore e curioso fatto che, nell'estate del 2016 è stato riportato da Il Gazzettino e successivamente approfondito dal quotidiano Vvox.it in più articoli. Il prete, sospeso a divinis dal Vaticano, che negli anni ha comunque visto ridurre drasticamente il suo seguito, così sostengono i suoi critici, assieme al suo prestanome non si sono dati per vinti e, subito dopo la demolizione della baracca hanno realizzato la chiesa a pochi metri, dentro il magazzino-deposito vicino alla ferrovia. 

Dal 2014 ad ora, quindi, le funzioni non hanno mai smesso di svolgersi in luoghi adibiti ad altro. La reiterazione della condotta è stata in qualche modo constatata dall'amministrazione Pietrobon, che, però, in questo secondo caso si è stranamente fermata. Pur essendo ancora più evidente il presunto abuso edilizio, perché il ripostiglio è stato visitato dalla polizia municipale, che ha trovato: altare, banchi, statue, arredi liturgici. Pressoché ogni domenica alle 10.30 la messa viene trasmessa in diretta sul canale YouTube dell'italo-austriaco Floriano e si vedono chiaramente la celebrazione, i chierichetti, i fedeli che tutti insieme «officiano la Comunione». 

A onor del vero, anche in questo caso, nel 2017, alcuni vicini avrebbero fatto presente al comune quella che veniva percepita come una anomali, soprattutto per un'amministrazione leghista, che ha sempre fatto di un cavallo di battaglia quello della corrispondenza tra i luoghi di culto e l'effettiva destinazione d'uso. E tant'è che a mezza bocca nella cittadina dell'hinterland trevigiano la vulgata che circola di bocca in bocca suona così: "parrebbe logico che quel che vale per quelle cellule islamiche dovrebbe valere per ogni confessione, anche quelle lefebvriane amiche dell' ex Capitano delle SS Erick Priebke". Ma l'allora giunta Pietrobon, a quel che emerso, non se la sentì di procedere con un'ulteriore denuncia in Procura e accettò per buono il «chiarimento» del lefebvriano espulso «perfino dai suoi superiori», che si giustificò dicendo che le persone possono pregare dove vogliono. 

Epperò le leggi vigenti non la vedrebbero propriamente come il pastore austro-italiano con un fratello che per anni è stato rettore della Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma, perché non è consentito realizzare un luogo di culto aperto al pubblico, in un deposito-magazzino riadattato con legno e paramenti. Chissà se il nuovo sindaco Katia Uberti in una con la nuova giunta vorranno prendersi carico del caso, anche alla luce dell'interrogazione depositata in merito alla vicenda dal consigliere regionale veneto Andrea Zanoni (Pd), perché il principio di legalità vale per tutti e la reiterazione di certe condotte, in questo caso in materia di edilizia privata, sa tanto di presa in giro delle istituzioni democratiche: piaccia o non piaccia a don Floriano lo stato di diritto è una delle basi del vivere comune.

lunedì 9 dicembre 2019

Olimpiadi invernali, altri fondi per la Spv? Il Covepa: «Smascherati i giochetti»

(m.m.) «Io credo che settori sempre più ampi delle categorie produttive del Vicentino e del Trevigiano si stiano ricredendo sulla reale utilità della Spv. I mal di pancia di questa situazione ormai si percepiscono in nuce anche sui media più vicini al sentiment degli imprenditori». A parlare in questi termini è Massimo Follesa, portavoce del Covepa, una associazione che da anni si batte contro la Superstrada pedemontana veneta, la quale non più tardi di ieri sul proprio profilo Facebook ha pubblicato una nota molto puntuta. «La fine dell'anno si avvicina, l'anno venturo è dietro l'angolo. Secondo i palafrenieri della Spv - si legge - il 2020... dopo una serie infinita di rinvii a mezzo Zaia, l'opera avrebbe dovuto essere completata entro il 2020... E invece... la data si allontana ancora di più anche se qualcuno cerca di fare passare la cosa come un avvicinamento del traguardo...». Si tratta di parole precise che secondo il Covepa ben descrivono il clima di grande incertezza che si respira a palazzo Balbi e più in generale alla Regione Veneto, il concedente della Superstrada pedemontana veneta meglio nota come Spv. Tra gli argomenti con cui il Covepa attacca palazzo Balbi c'è anche la questione delle olimpiadi invernali tra Milano e Cortina, che secondo Follesa, «come previsto», potrebbero essere usate come scusa per finanziare quella parte dei lavori di Spv che ancora manca all'appello.

Dunque perché voi del Covepa ieri avete deciso di uscire con una nota tanto piccata?
«Non più tardi di due giorni fa il GdV ha pubblicato uno speciale in cui si fa presente che stando ai massimi dirigenti di palazzo Balbi l'opera sarebbe in dirittura d'arrivo anche se poi nel medesimo servizio si spiega che dovrebbe essere inaugurata, il condizionale è d'obbligo al 2021 o addirittura molto oltre».

E quindi?
«Beh, si tratta dell'ennesimo annuncio buono per indorare la pillola. Dopo l'ennesimo rinvio durante quest'anno i giannizzeri della Regione Veneto avevano spergiurato che sarebbe stata pronta nel 2019, poi nel 2020, ora nel 2021 se non assai più avanti. Mi viene da ridere. Chi si ricorda gli squilli di tromba che parlavano della prossima inaugurazione nel 2016?».

Ma che cosa significa Pedemontana pronta?
«Ecco questa è una bella domanda».

Perché?
«Perché la corte dei miracoli del governatore Luca Zaia continua a spiegare che per lorsignori per opera si intende il collegamento tra Spresiano nel Trevigiano e Montecchio Vicentino».

E invece?
«E invece per Spv inaugurata, pronta e tutta fungibile si deve intendere il collegamento più tutta la viabilità accessoria. Cioè le strade che servono a farci entrare le macchine in Spv. Ecco questo è realizzato solo in minima parte fermo restando il fatto che questo ultimo pacchetto come per incanto è stato scomputato al concessionario».

Cioè?
«I patti iniziali erano che il concessionario, ossia la Sis, vale a dire il soggetto che ha il compito di realizzare e gestire l'opera si occupasse di tutto. Poi in sede di progetto esecutivo è giunto il regalino della Regione. Un cotillon che vale qualche centinaio di milioni di euro. Sommetta che qualcuno dovrà prima o poi pagare».

Voi del Covepa pensate che sarà la collettività? Sul GdV di due giorni fa si parla di Spv come strada a servizio delle prossimi olimpiadi invernali quelle note come Cortina-Milano. Come stanno le cose? La cosa potrebbe avere risvolti strani come peraltro è già emerso?
«Ecco quel servizio è la riprova che qualcuno tra i cosiddetti stakeholder proverà a bussare alla porta di Pantalone Stato, alla faccia del liberismo di certi tycoon e dell'autonomismo tanto caro a Zaia e ai suoi aficionados al prosecco».

Quale è la questione di fondo?
«La questione di fondo è che questo trucchetto da mercato delle pulci, non solo da noi, era stato sgamato con molto anticipo. Conosciamo i nostri polli e le nostre pollastrelle fin troppo bene. Sono pavlovianamente prevedibili. Abbiamo già smascherato i loro giochetti».

Sì però Zaia sostiene che la maggior parte dei veneti sia a favore della Spv. O no?
«La maggior parte dei veneti pensa quello che i media mainstream per anni hanno scritto, dando spazio in modo acritico alle filastrocche dei poteri costituiti. Se a quattro anni credi a Babbo natale va bene, me se ci credi a quaranta allora c'è un problema nel contesto familiare. Ora, guardiamo a che cosa succede al GdV. Due giorni fa il quotidiano di Confindustria, la quale da sempre è per la Spv senza se e senza ma, pubblica uno speciale che è chiaramente stato pensato per arginare il dissenso nei confronti della stessa Spv. Dissenso che molto probabilmente è stato manifestato o durante un incontro al quale aveva partecipato Luca Romano o prima. Romano per inciso è il presidente di un think tank della valle dell'Agno molto vicino alle forze produttive. È lo stesso Luca, che in passato aveva peraltro professato il suo scetticismo su alcuni aspetti della Spv a far capire che l'opera ha da farsi, punto. Il giorno dopo sempre sul GdV è la di lui compagna, Franca Porto, dico compagna perché manco ricordo se siano sposati o meno, a incensare la Pedemontana. Ma è mai possibile?».

Come va valutato questo uno-due mediatico?
«Mi scompiscio dalle risate. Prima o poi vedremo i due incensare la Pedemontana in tv ad Affari di famiglia? Faccio presente che la Porto fu segretario veneto della Cisl, un sindacato che assieme alla Uil si è speso a favore della Spv in modo tanto acritico quanto mefiticamente vergognoso».

Ma come si giustificherebbe tanto attivismo mediatico allora?
«Mi tocca ripetermi. È chiaro che durante o prima l'evento conviviale di cui parla il GdV di due giorni fa qualche big più o meno di peso del mondo produttivo dell'Ovest vicentino deve aver fatto notare una cosa molto semplice».

Parliamo del tunnel tra Castelgomberto e Malo che non si quando finisce?
«Appunto. Non dimentichiamoci che pochi mesi fa fu l'allora ministro degli affari regionali, tale Erika Stefani della Lega, a decantare le meravigliose sorti progressive della Spv. Ora che il tunnel rimane, al momento, un miraggio e ora che di conseguenza la valle dell'Agno è tagliata fuori dalle cosiddette prospettive di sviluppo in connessione col resto dell'opera, prospettive le quali altro non sono che affari più o meno commendevoli, allora qualcuno giustamente deve aver sollevato delle obiezioni».

Che cosa potrebbe avere rimarcato questo ipotetico contestatore?
«Alla grossa qualcuno avrà detto: ma allora avevano ragione quei matti del Covepa i quali sostenevano come fosse meglio non includere la valle dell'Agno nel tracciato della Spv. avevano ragione quei matti, che assieme a pochi altri sostenevano che il collegamento già ci fosse e che era costituito dal tunnel Valdagno-Schio e che sarebbe stato sufficiente rimettere in ordine la attuale statale 246 dotandola di due corsie per ogni senso di marcia».

E più a est verso il Bassanese?
«Più a est al posto di scassare mezzo Veneto sarebbe stato sufficiente risistemare a dovere la Gasparona costruendo ex novo solo quando necessario, avendo cura di interfacciare il percorso con le ferrovie, cosa che lorsignori non hanno voluto prendere in considerazione non solo in funzione della loro voracità ma anche della loro ottusità nonché arretratezza mentale».

Morale della favola?
«La dico in dialetto veneto. In vale de l'Agno co' la merda salta in scagno o la fa spussa o la fa dano. Ecco questa è la classe sociale degli articolo quinto: chi ga' i schei, ma no el serveo, ga' vinto. E poi c'è un'ultima questione da tirare in ballo».

Quale?
«Mi sono rotto le palle di sentire che il casello Spv di Alte-Montecchio non si farà per chissà quali motivi».

Per motivi burocratici sostengono i fautori dell'opera a partire dal sindaco di Montecchio Maggiore il leghista Gianfranco Trapula. Vero o no?
«Non  è vero un cazzo. Smettiamola con questa stronzata. Il casello di Alte, che dio solo sa come verrà concepito, è stato tenuto fuori dal progetto esecutivo solo perché quest'ultimo doveva essere approvato in fretta e furia pena la perdita del contributo pubblico per la realizzazione della Spv. Chi sostiene la tesi dell'impiccio burocratico o è un demente o parla in mala fede. Queste persone vanno trascinate per le orecchie in piazza ed esposte al pubblico ludibrio: in castigo dietro la lavagna. Questi sono dei somari e la loro ignoranza è ancora più grave della loro malafede. Noi comunque siamo sempre disponibili al confronto pubblico».

Per esempio?
«Se qualcuno nel mondo produttivo ha in mente di sedersi su una sedia davanti a noi per un confronto pubblico, magari per capire se c'è qualche piccolo spiraglio per salvare il salvabile: a noi la parola non manca».

sabato 7 dicembre 2019

Saint-Dalmas-de-Tende, subversion de droite: des nouvelles fouilles et saisies d'armes

Le 29 novembre des officiers de la police italienne Digos et Ucigos de Genova (Gênes) et de Enna avec des policiers français à Saint-Dalmas-de-Tende ont terminé une opération conjointe pour chercher des armes et de la documentation dans les maisons et les dépendances «de Leon»: l'italien Pasquale Nucera, homme déjà connu par les médias italiens comme repentant de la mafia calabraise. Les policiers ont trouvé una carte de «guardien de la pax» avec le nom Nucera: une carte du  ministère français de l'intérieur, direction general de la police nationale, numéro «2105606», avec plusieurs fucils et pistolets. La nouvelle fait sensation depuis des jours en Italie. De nombreux journaux, dont La Stampa de Turin, traitent de l'affaire. Le journal d'investigation Fanpage.it décrit Nucera comme une personne liée aux services secrets. Des sources au sein du ministère de l'Intérieur à Rome rapportent qu'au cours des dernières heures, les enquêtes se seraient également poursuivies vers d'autres voies. Selon un article de Sanremonews.it, les enquêtes ont touché les provinces d'Imperia, Enna, Syracuse, Milan, Monza Brianza, Bergame, Crémone, Gênes, Imperia, Livourne, Messine, Turin, Cuneo, Padoue, Vérone, Vicence et Nuoro. Particulier dans l'histoire de la découverte de la carte. Certains journaux parlent d'un faux document. Cependant, Imperiapost.it indique plus ou moin clairement que le document pourrait être authentique, tandis que le cachet pourrait être faux. Même le Corriere della Sera, le plus grand journal italien, a consacré beaucoup d'espace à l'histoire.

lunedì 18 novembre 2019

Venezia, per le partecipate comunali la querelle è infinita

Mentre la città di Marco Polo continua a fare i conti con i rovesci climatici e con le polemiche sul Mose, a Venezia l'aria si fa rovente pure per la questione dei ventilati conflitti di interesse in capo alla giunta e in special modo all'assessore al bilancio Michele Zuin. Da sempre vicino al parlamentare azzurro Renato Brunetta, già nel 2012 da semplice professionista Zuin finisce in una querelle a sfondo politico a seguito di una inchiesta pubblicata da ilfattoquotidiano.it in data 6 luglio 2012. In quel servizio a firma di Alessandro Ferrucci e Ferruccio Sansa compare anche il nome di Maurizio Zuin, fratello di Michele,  come lui stimato commercialista nel capoluogo veneto.

UN IMPRENDITORE A CA' FARSETTI
Il tempo passa. Quattro anni fa in laguna alle amministrative si impone l'imprenditore «civico e fuchsia» Luigi Brugnaro (dominus di Umana group e della Reyer basket) che sconfigge sonoramente il centrosinistra. Michele Zuin, considerato da detrattori ed estimatori il cervello del primo cittadino, viene collocato da quest'ultimo all'assessorato al bilancio e alle partecipate: un posto di prestigio che sovrintende a questioni capitali per Venezia, sia in termini economici che strategici.

IL VESPAIO
In realtà di acqua sotto i ponti dal trionfo politico di Brugnaro ne è passata. Il primo cittadino e la sua giunta sono alle prese con le prossime consultazioni durante le quali si deciderà se Venezia si separerà o meno dalla terraferma. Il referendum, ne erano stati tenuti altri, per la prima volta ha un esito incerto e l'opzione di una città insulare che rimanga attaccata alla terraferma stavolta appare meno certa. E così in un clima arroventato sui social network e pure in Tv (basti pensare a quanto accaduto recentemente su Rete Veneta) l'esecutivo cittadino è finito nuovamente al centro della querelle politica. Sono partire alcuni riferimenti più o meno velati, più o meno di rimbalzo, all'indirizzo della figura di Maurzio Zuin che ricopre la qualifica di membro del collegio dei sindaci di Actv, la controllata comunale che gestisce il trasporto locale.

ROVETO ALILAGUNA
In realtà nella galassia dei trasporti pubblici acquei nel comprensorio veneziano, tra le società che in qualche maniera hanno un filo diretto col comune di Venezia non c'è solo Actv, ma c'è pure Alilaguna. Si tratta di una spa che nata pubblica si è accaparrata il monopolio (o quasi) su alcune rotte molto ghiotte sul piano della utenza, salvo poi divenire privata negli anni. I detrattori parlano da tempo di leviatano societario, tuttavia negli anni il roveto di interessi interconnessi che ruotano attorno ad Alilaguna non è stato scalfito nonostante la voce grossa dell'Antitrust. Ma chi controlla Alilaguna? Stando agli archivi camerali, al 26 gennaio 2018, la società è controllata da Società investimenti turistici Venezia (abbreviazione Situv). Una spa in cui, sempre stando ai documenti della Camera di commercio di Venezia aggiornati al 26 gennaio 2018 tra i revisori dei conti figura ancora Maurizio Zuin

Ma c'è un'altra particolarità che rende alcune imprese veneziane un club particolarmente ricco di connessioni alto di gamma. Se si scorre l'elenco degli sponsor della Rayer basket (nell'aggiornamento del gennaio 2018) si può notare come tra gli stessi sponsor del club cestistico ci siano in buona compagnia, con il gotha della imprenditoria veneta e non solo, Alilaguna e il Gruppo Veritas. La prima è da anni (anche prima dell'avvento di Brugnaro a ca' Farsetti) al centro di una querelle sulla gestione monopolistica di alcune rotte. La seconda costituisce il gigante che da lustri altro non è che il braccio operativo di ca' Farsetti nel ramo ambientale e in quello energetico (ma non solo). Veritas peraltro da tempo immemorabile viene accusata di essere un moloch inscalfibile che segue una politica industriale e economica poco coerente con la sua mission che dovrebbe essere quella di fornire alla migliore qualità e al minor costo alcuni servizi essenziali alla cittadinanza. Il fatto che il destino di Alilaguna sia in qualche modo legato a quello del Comune il cui sindaco è da anni indissolubilmente legato alla stessa Reyer anche sul piano politico amministrativo (si pensi alle polemiche sull'affaire Pili-pala Reyer) ha dato modo ai critici dell'amministrazione Brugnaro di alzare la voce in più di una occasione.

LA REPLICA DELL'ASSESSORE
Ma la giunta che cosa ne pensa? Michele Zuin è categorico: «La mia condotta sia come professionista sia come assessore è sempre stata trasparente e rispettosa delle regole. Non accetto illazioni da parte di chicchessia circa l'operato mio e della giunta della quale faccio parte. Lo stesso dicasi nei confronti di mio fratello che un professionista serio e stimato».

Poi un'altra considerazione: «Le critiche che ogni tanto spuntano di qua e di là le respingo al mittente. Anzitutto perché mio fratello fa il revisore dei conti, non è un amministratore, non occupa certamente incarichi diretivi o gestionali. Secondo perché lui occupava quei ruoli ben prima del mio arrivo in giunta». E se Zuin si dice convinto della bontà del suo operato e di quello del fratello in termini di rispetto delle norme, anche sul piano della opportunità degli incarichi oggi in capo al fratello, l'assessore ritiene che non ci siano conflitti di interesse: «Non c'è alcuna ragione perché su quegli incarichi si possa addensare la minima ombra. La figura del revisore dei conti è una figura prevista dall'ordinamento che vaglia la congruità dei bilanci, bilanci che a loro volta sono vagliati da un organismo terzo ossia da una società di revisione. Di che cosa stiamo parlando quindi?». Poi un'ultima considerazione: «Rispetto a certe polemiche finite di recente sull'etere si sappia che sto valutando se adire alle vie legali».

giovedì 12 settembre 2019

Bottacin e i Predatori del tempo


(m.m.) Con un roboante comunicato dato in pasto ai media poche ore fa l'assessore all'ecologia della Regione Veneto, tale Gianpaolo Bottacin della Lega, ha bacchettato l'attuale governo addebitando al ministro dell'ambiente Sergio Costa un colpevole ritardo nella approvazione dei nuovi limiti in materia di derivati del fluoro, i Pfas. Ancora, l'assessore auspica che la fissazione di nuovi limiti ponga le basi per un esito «favorevole nel processo» che sta per cominciare a Vicenza. Ora Bottacin, noto scienziato del diritto, forse non ricorda che per Costituzione la norma penale non può essere retroattiva. Detto in modo semplice, in modo tale che la sua giunta possa capire, se un tale comportamento oggi non è sanzionato penalmente, se la norma cambia io non posso essere essere considerato colpevole per ciò che ho fatto in passato quando una determinata condotta non era reato. Detto ancora più terra terra... Se, facendo un esempio ipotetico, oggi non è reato dare dell'idiota ad un politico e tra due mesi la norma penale stabilisce che se tu dai dell'idiota a un politico anche se lo è veramente, ti becchi un mese di galera per diffamazione, non è che puoi andare al gabbio se quel giudizio su quel politico lo hai espresso prima che la norma entrasse in vigore. Non occorre essere dei giuristi, basta un minimo di logica. Se poi per favorevole Bottacin, in un clamoroso lapsus freudiano, intendesse favorevole agli indagati allora la cosa diverrebbe esilarante. Perché se mentre tizio è sotto processo interviene una norma che alleggerisce la sua posizione penale allora sí che la retroattività ha valore. Quindi sarebbe bene che l'assessore facesse un piccolo sforzo in termini di anali-si logica e spiegasse da che parte sta. Di più, se tra una visione di Ritorno al futuro e una puntata dei Predatori del tempo, l'esimio ci spiegasse come cavolo sia stato possibile che dalla deflagrazione dell'affaire Pfas la sua Regione non sia ancora riuscita a distillare un ordine di bonifica a carico della Miteni «super rigoroso» come lo stesso Bottacin in uno dei suoi tanti penultimatum annunciò in più occasioni saremmo tutti più contenti. 

Tuttavia l'esimio Bottacin ne aggiunge un'altra. Afferma spavaldo che la Regione si è già costituita parte civile nell'ambito del procedimento. Bene, l'avvenuta costituzione di parte civile la può decidere solo il giudice poco prima dell'inizio del processo. La Regione può annunciare di volersi costituire parte civile. È assai probabile che il giudice acconsentirà in tal senso (sempre che gli avvocati di palazzo Balbi non si dimentichino di presentare le carte come fecero per il processo Zonin), ma intanto quello della Regione può essere solo un annuncio, motivato quanto si vuole ma annuncio.

E poi veniamo alla ciccia. I limiti sui Pfas. Qui la politica è tutta meritevole di una bella bacchettata. Da destra a sinistra, vecchie e nuove maggioranze. Per abbassare i limiti ad una soglia prossima allo zero non serve una procedura ministeriale. Basta una legge. La maggioranza Lega M5S avrebbe potuto approvarla in un batter d'occhio. E non lo ha fatto. Ora questa possibilità ce l'ha la nuova maggioranza costituita da Pd e M5S. Ma poiché quando si legifera in questo senso gli interessi dell'industria si fanno sentire e come, scommettiamo che il parlamento non normerà comunque o normerà all'acqua di rose? Ad ogni buon conto possiamo dormire tranquilli. A dronte di ogni sopruso ambientale dobbiamo contare su Bottacin che con un salto retroattivo nel tempo normerà ex post la condotta di ogni cattivone deciso ad avvelenarci. Bottacin con il gatto Doraemon e il Mago pancione sono dalla nostra. Che culo...  

mercoledì 17 luglio 2019

Che cosa dicono i boschi un anno dopo l'uragano Vaia

(m.m.) Ieri Vicenzatoday.it ha pubblicato un reportage incentrato sulla giornata organizzata dal coordinamento Insilva tra i boschi del Vicentino e quelli del Trentino. L'iniziativa che domenica 14 luglio 2019 ha avuto luogo anche grazie al supporto del Cai di Recoaro, di Legambiente Valle Agno e del rifugio di Campogrosso (che ha ospitato i relatori e gli artisti coinvolti), ha affrontato il tema dei postumi che il Nordest sta ancora affrontando dopo l'uragano Vaia abbattutosi sulle Venezie poco meno di un anno fa.

Il servizio di Vicenzatoday.it (disponibile anche in formato pdf stampabile) costituisce una panoramica a volo d'uccello sull'evento di ieri, ma per coloro che sono interessati ad approfondire il problema da un punto di vista tecnico-scientifico ci sono le audio-interviste realizzate in loco a Paola Favero (scrittrice, già comandante del reparto di biodiversità dei boschi del Cansiglio), Marco Bardiani (entomologo e ricercatore presso il centro nazionale di biodiversità di Bosco Fontana, nella omonima riserva statale in provincia di Mantova), Tommaso Anfodillo (professore di ecologia forestale all'università di Padova), Anselmo Cagnati (già dirigente del servizio meteorologico di Arpav e grande esperto di precipitazioni nevose) e al colonnello Alessandro Bottacci, responsabile dell'Ufficio nazionale per la biodiversità del Corpo forestale dello Stato, oggi Corpo dei carabinieri forestali.

L'iniziativa avrà un seguito per così dire gemello, sempre in provincia di Vicenza il 27 ed il 28 luglio 2019 a Roana e Mezzaselva. Sulla medesima falsa riga c'è poi «Boschidicarta», ovvero «La festa della editoria di montagna», una tre giorni che si terrà il 19, 20 e 21 luglio 2019 a Pieve di Cadore nel Bellunese. 

- LEGGI IL REPORTAGE DI VICENZATODAY.IT
- ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A PAOLA FAVERO
- ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A MARCO BARDIANI
- ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A TOMMASO ANFODILLO
- ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A ANSELMO CAGNATI
- ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A ALESSANDRO BOTTACCI

giovedì 11 luglio 2019

Scandalo Pedemontana, la bordata degli ambientalisti ai sindacati

(m.m.) È un attacco ad alzo zero nei confronti degli edili di Cgil, Cisl e Uil quello distillato ieri sul blog del Covepa, il coordinamento che da anni si batte contro la Spv, recentemente finita un un maxi scandalo giudiziario per forniture truccate, almeno stando alle accuse mosse dalla procura di Vicenza. La triplice l'altro ieri aveva preso una netta posizione ipotizzando un accordo in cassa integrazione per i dipendenti rimasti senza lavoro dopo il sequestro ordinato dal giudice per le indagini preliminari di Vicenza. Ma gli ambientalisti del Covepa non ci stanno e attaccano: «rispetto per chi rimane senza lavoro. Ma chi rimane a spasso dovrà finire a carico del concessionario incaricato di realizzare l'opera, ossia la Sis».

L'ANTEFATTO
L'antefatto porta la data del 9 luglio, appena due giorni fa. Cgil-Fillea, Cisl-Filca e Uil-Feneal durante un tesissimo briefing nella sede della Cgil commentano il recente blitz della magistratura berica che ha bloccato il cantiere della costruenda Superstrada pedemontana veneta (nota anche come Spv, è la più importante opera stradale in fase di realizzazione in Italia). La notizia e le polemiche che ne sono seguite, hanno fatto clamore, finendo anche sulla stampa nazionale. Il Fatto per esempio ha dedicato all'argomento la prima, la seconda e la terza pagina dell'edizione di ieri. La notizia ha mandato in tilt la giunta regionale del Veneto dal momento che la Regione è il committente dell'opera. Il governatore leghista Luca Zaia, ad eccezione di un paio di frasi di circostanza, non è intervenuto sull'argomento, mentre le opposizioni, tra M5S e centrosinistra cominciano a far sentire la loro voce.

In questo contesto arroventato è toccato ai sindacati mettere le mani avanti spiegando la propria preoccupazione per il posto di lavoro delle maestranze, che a causa del sequestro rischiano di perdere il posto di lavoro. Tuttavia l'ipotesi di ricorrere alla cassa integrazione che a rigor di norma non la prevederebbe perché i fattori della crisi aziendale non sono attribuibili a cause imprevedibili, bens' a condotte imputabili all'azienda stessa, ovvero il concessionario Sis.

L'ACCUSA DEL COVEPA
Ed è partendo da questo presupposto che il Covepa ha distillato una articolata critica che ha preso la forma di un intervento pubblicato ieri sul blog del coordinamento con un titolo che si commenta da sé: «Nemici del popolo in Pedemontana veneta». Poi il testo va oltre: «Non possiamo esimerci dal commentare la recente posizione assunta dalle sigle sindacali Fillea, Filca e Feneal apparsa... sui quotidiani in merito alla richiesta di cassa integrazione dopo il blocco dei lavori al cantiere del tunnel Spv di Malo-Castelgomberto. I giornali riportano una presa di posizione tardiva e come sempre a babbo morto. Oltre tutto si diffondono anche notizie non vere» visto che su alcuni quotidiani si legge che «gli operai Sis hanno ottenuto la cassa integrazione». Il che «non è vero». E non è tutto. «Questa degli edili - si legge nel dispaccio - appare essere come una indebita pressione sugli inquirenti nell'ambito dell'inchiesta sulla Galleria Malo-Castelgomberto, usando e sfruttando gli operai. Per noi resta ferma la dovuta comprensione per chi lotta per il proprio posto di lavoro, ma il Covepa considera inconcepibile che a causa della condotta scriteriata di un concessionario come la Sis che da anni in tema di Spv ne combina di cotte e di crude, qualcuno pensi di scaricare sull'Inps ovvero sulla collettività, le aberrazioni del concessionario e del terzo atto della convenzione» col privato fortissimamente voluta «da Zaia».

SECONDO PASSAGGIO
Tuttavia nella nota del coordinamento ambientalista si porta avanti un altro raginamento col quale si analizza più da vicino la questione della sicurezza. Il passaggio è delicato perché durante il briefing di ieri l'altro Fillea, Filca e Feneal, avevano spergiurato di non avere avuto notizie di gravi irregolarità in materia di fornitura (e di conseguenza di sicurezza) nei cantieri da parte dei lavoratori. Tuttavia il clamore destato dalla pubblicazione di alcuni estratti delle intercettazioni finite nell'inchiesta che descrivono un quadro all'opposto ha mandato su tutte le furie il Covepa: «Appare poi singolare che i sindacati si contraddicano in modo cosi evidente e puerile. Gli edili delle tre sigle sindacali si sperticano nel dire che hanno i lavoratori dalla loro, salvo poi comunicare urbi et orbi che lorsignori mai avevano sentito di lavorazioni eseguite in modo pedestre e di forniture taroccate. Delle due l'una, o valgono poco come sindacalisti o non sono in grado di contrastare il condizionamento dell'azienda .Il lavoro non può venire prima delle vite umane, delle persone e dei luoghi dove risiedono sia che si tratti di utenti della strada, sia che si tratti di lavoratori schiacciati dai detriti, o di cittadini soffocati e terrorizzati dalle esplosioni o da una gestione pericolosa dei cantieri. Se i signori della Triplice tra la malagestio del Ponte Morandi e le vittime del medesimo stanno con la prima noi non lo sappiamo. Ma è ora che chiariscano da che parte stanno. Hanno mai letto il documento di valutazione dei rischi?».

VALUTAZIONE DEL RISCHIO
Si tratta di parole che pesano come pietre perché durante l'incontro del 9 luglio, alla presenza dei giornalisti Fillea, Filca e Feneal non erano stati in grado di rispondere in modo compiuto proprio sui contenuti del documento di valutazione del rischio, come peraltro è riscontrabile dalla registrazione audio dell'incontro, sia per quanto riguarda l'estratto di specie sia per quanto riguarda la versione integrale. Noto come Dvr, questo prospetto che non può prescindere dal luogo di lavoro, ha una particolarità. Per legge viene redatto dal datore di lavoro in concerto con i rappresentanti sindacali delegati per la sicurezza, gli Rls. Si tratta di figure che godono di guarentigie e di potestà ispettive particolari proprio perché il datore di lavoro non sia portato ad esercitare indebite pressioni in materia di sicurezza. La quale in genere, specie nel ramo infrastrutture, riveste un ruolo importantissimo, non solo perla vita degli operai ma pure per gli utenti della strada. I crolli che hanno funestato la storia delle grandi opere, italiane e non solo, sono rimasti negli annali, ma ogni volta che le questioni della sicurezza e delle forniture vengono analizzate da vicino scoppia puntuale la diatriba tra i sostenitori del rigore e quelli che privilegiano la velocità della esecuzione. E c'è di più.

ELEMENTI DI TENSIONE
Durante l'incontro con una lettura che potrebbe essere interpretata in maniera temerariamente vicina alle tesi del concessionario, il segretario della Cisl-Filca Lorenzo D'Amico, ha parlato del crollo che nel 2016 portò alla morte di un operaio proprio nel tunnel di Malo, come del possibile risultato di una «fatalità». Una affermazione non di poco conto visto e considerato che per quell'episodio la procura di Vicenza ha avviato uno specifico fascicolo per omicidio colposo che sta facendo molto discutere anche perché il procedimento, nonostante siano passati ben quattro anni ancora deve arrivare a processo o alla richiesta di archiviazione. Ma l'altro elemento che ha generato una certa qual tensione nel sindacato riguarda la eventualità che rispetto alla inchiesta in corso i sindacati, a fronte di uno specifico esposto in sede penale, si possano dichiarare parte offesa e poi parte civile ove il procedimento finisse a giudizio. Pur dichiarandosi astrattamente favorevoli ad una eventualità del genere i sindacati hanno espresso più di qualche distinguo con il delegato della Uil-Feneal Daniele Magri che alzando la voce ha fatto sapere che alla Feneal «interessa principalmente la tutela del posto di lavoro delle persone che stanno lavorando in Pedemontana».