domenica 7 giugno 2020

Spv, tra prospettive e disagi

(m.m.) Oggi i media veneti tornano ad occuparsi di Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv. Il Giornale di Vicenza pubblica ben due pagine sull'argomento nelle quali si dà ampio spazio, tra le altre, alle previsioni della giunta regionale veneta per quanto riguarda l'inaugurazione dell'opera. Il quotidiano di via Fermi affronta anche il teme della ennesima protesta da parte dei residenti che abitano a ridosso del cantiere di Malo-Vallugana. Un argomento che, sempre oggi, affronta pure la testata Vicenzatoday.it.

mercoledì 20 maggio 2020

Fase due, i furbetti dello scontrino parlano vicentino


(m.m.) Oggi l'agenzia Lineanews ed il quotidiano Vicenzatoday.it affrontano il tema del cartello (una pratica contraria alla legge) in forza del quale alcuni bar del centro della città berica avrebbero in maniera sincronica alzato il prezzo del caffé dopo la serrata dovuta alla pandemia da Covid-19. La questione non è di poco conto soprattutto per l'endorsement politico che la giunta comunale di Vicenza distillò il primo maggio quando la protesta dei commercianti contro il governo per le imposizioni dovute al contrasto della epidemia incontrarono il favore della giunta e in particolar modo quelle dell'assessore al commercio Silvio Giovine il quale milita nella mini corrente di Fdi che fa capo all'assessore regionale veneto alla formazione Elena Donazzan: altro personaggio che ha molto appoggiato la protesta.

Tuttavia la rogna è tutta in capo a Giovine perché sua è la delega al commercio. Se il suo referato non dovesse condannare in maniera draconiana l'alterazione dei prezzi (e soprattutto se non dovesse mettere in campo ogni sforzo per identificare i colpevoli con nomi e cognomi) da parte dei furbetti dello scontrino, sarebbe l'intera giunta (capitanata dal sindaco Francesco Rucco) ad esporsi rispetto ad una accusa di connivenza con un comportamento considerato deprecabile dalla opinione pubblica.

Per amore di precisione (me lo ha chiesto cortesemente il titolare del bar Venti5 di Vicenza in piazza dei Signori) faccio presente che lo scontrino usato nella generica a corredo di questo post è riferito ad un caffé consumato al tavolo. Nel mio corsivo mai peraltro si è sostenuto il contrario, anzi mai è stato fatto alcun riferimento a quel bar: ma siccome con molta gentilezza mi è stato chiesto di evidenziare questo aspetto, ecco accontentata la richiesta.

sabato 16 maggio 2020

Zaia Fantozzi difende Filini Fontana


(m.m.) Fa pena e fa ridere al tempo stesso la recente difesa d'ufficio del governatore veneto Luca Zaia a beneficio del suo pari grado lombardo Attilio Fontana (preso di mira quest'ultimo da una scritta apparsa su un muro) come ricorda l'agenzia Adn Kronos (nel riquadro). In primis perché la ratio del ragionamento di Zaia, anche se non esplicitata nelle sue dichiarazioni, è quella di cercare di spegnere le voci dissenzienti. Tuttavia l'uscita di Zaia è da un certo punto di vista ancora più ridicola, fantozziana se si vuole, se letta sul piano del suo inconscio: si tratta infatti di una trovata che freudianamente nasconde la volontà di anticipare critiche di un tenore simile che prima o poi arriveranno nel Veneto: il tema è quello dei decessi e delle infezioni da Covid-19 nelle case di cura per anziani. Di grazia alle critiche, anche a quelle violente, si risponde con gli argomenti non stigmatizzando i toni. La stigmatizzazione caso mai arriverà a dopo: hashtag Fantozzi Zaia difende Filini Fontana (che con la faccia che si ritrova sembra davvero l'impiegato dell'ufficio sinistri di salciana memoria).

venerdì 15 maggio 2020

Lottizzazione Amazon sul Sile: una proposta di giornalismo partecipativo

(m.m.) Ieri su Estremeconseguenze.it è stata pubblicata una intervista a Romeo Scarpa che affronta il tema della maxi lottizzazione Amazon che dovrebbe vedere la luce a scavalco tra Casale sul Sile e Quarto d'Altino. L'argomento secondo me meriterebbe un approfondimento filmato che si potrebbe realizzare col meccanismo del giornalismo partecipativo. Chiunque abbia qualche suggerimento può scrivere al mio indirizzo di posta elettronica (mrk223@gmail.com). Chiunque volesse inviare una piccola donazione per le spese vive può farlo a questo conto corrente (IT55V0760105138238976538983)

martedì 28 aprile 2020

La libertà di espressione è sotto attacco, non da oggi però

(m.m.) Da diversi gironi sui media e sui social network si dibatte molto, alle volte in maniera seria, alle volte in modo sguiaiato e sdraiato, di libertà di espressione e di libertà di stampa. Queste libertà promanano direttamente dall'articolo 21 della Costituzione. Sono in molti i quali sostengono che le limitazioni alla stessa libertà di espressione vadano ricercate proprio nella seconda parte di quell'articolo. Io credo però che chi sostenga questa tesi affronti la materia senza il dovuto approfondimento: per una serie di ragioni di ordine giuridico (che mi interessano sino a un certo punto) nonché di ordine etico.

La seconda parte dell'articolo 21 infatti non parla dei paletti identificabili per comprimere la libertà di espressione bensì esplica che i prodotti editoriali possano essere sottoposti a sequestro il che non annovera per forza la punibilità penale di un dato comportamento. Il concetto della diffamazione non è nemmeno compendiato per di più. Ora quando si parla di diffamazione (che peraltro è una nozione giuridica prevista dalla legge ordinaria ossia col codice penale non dalla Costituzione) e di conseguenza si parla della possibilità di comprimere, in taluni casi, la libertà di esprimersi ci sono due scuole di pensiero in campo.

La prima si basa sull'assunto che una democrazia debba gioco forza sorreggersi anche su un equilibro di diritti e doveri o meglio su un equilibro di libertà per il famoso principio per cui la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. Si tratta di un approccio «liberale ed empirico» al problema che venne in qualche modo estrinsecato appunto da questa frase famosa di Martin Luther King, frase che pur non risolvendo bene la questione sul piano giuridico od etico, viene comunque usata spesso da coloro che ritengono in qualche misura auspicabile che sia prevista in taluni casi la limitazione della libertà di espressione. C'è poi un altro approccio al problema che è quello «massimalista» secondo il quale in una democrazia ci sono alcuni diritti incomprimibili e non negoziabili (sono esplicito, io sottoscrivo questo orientamento meno conservatore e più innovativo), tra cui quello alla libertà di espressione. In questo senso se la forma democratica è assunta come la forma del nostro vivere, chi fa parte di questa comunità accetta gioco forza la debolezza intrinseca della medesima democrazia (garantendo di fatto la libertà d'invettiva o di insulto in relazione alla nozione che la menzogna si batte solo con la verità e non con le sanzioni) la quale se per esistere o assicurare talune libertà comprime quelle incomprimibili allora non è più tale.

Gli Stai uniti per esempio garantiscono questo diritto col primo emendamento alla loro carta costituzionale: il quale però viene da sempre facilmente aggirato grazie ad un utilizzo distorto del codice civile (basti pensare alle cause di risarcimento danni per i giornalisti, cosa che avviene anche in Italia). Purtroppo il diritto alla libertà di espressione viene continuamente coccolato un po' da tutti: salvo invocare  punizioni quando l'invettiva di tizio o di caio ci riguarda direttamente o riguarda un gruppo al quale ci sentiamo vicini. C'è poi un aspetto secondario, ma nemmeno tanto, che pertiene a chi come me svolge la professione giornalistica.

In Italia non esiste una norma che tuteli il diritto di cronaca (che è se si vuole un sottoinsieme della libertà di stampa che a sua volta è un sottoinsieme della libertà di espressione). Colui che esercita il diritto di cronaca quando incappa in una vicenda di diffamazione a mezzo stampa infatti se lede l'altrui onorabilità, anche raccontando fatti veri, è sempre punibile. È sempre punibile a meno che non rispetti il cosiddetto decalogo della Cassazione penale in materia di diffamazione: se ne ricava che l'esercizio di un diritto fondamentale per una democrazia non è è esplicitato in maniera positiva bensì è enunciato per sottrazione (il che la dice lunga sulla opinione reale del legislatore su questo tema). Ossia non è disciplinato da un articolo di legge bensì da un pronunciamento a sezioni riunite della Cassazione penale: pronunciamento ormai datato e espresso in modo così farraginoso nonché poco chiaro da rendere la punibilità del reato assai discrezionale da parte della magistratura.

Negli anni i cascami di una situazione del genere hanno avuto effetti deleteri creando giornalisti di serie A (tutelati o vicini al potere) e di serie B (non tutelati e senza mezzi): ma soprattutto si è venuta a creare una situazione insostenibile (lo denuncia l'Osservatorio ossigeno) per cui sistematicamente i giornalisti, specie quelli delle piccole testate, vengono zittiti con querele temerarie o con liti temerarie dacché o i giornalisti stessi o i loro editori non hanno i mezzi per difendersi sul piano economico-legale.

Ne è seguito uno svilimento della libertà dell'esercizio del diritto di cronaca e di critica (a tutto vantaggio delle élite e delle lobby che gestiscono il potere) che colloca l'Italia in una posizione poco invidiabile in merito alla libertà di stampa. Se a questo aggiungiamo la odiosità delle sanzioni previste dal codice penale per il giornalista o per altri che rivelino documentazione coperta dal segreto di Stato (quando caso mai dovrebbe essere punito solo il pubblico ufficiale che lo fa), capiamo bene quanto già ora la libertà di espressione sia compressa. Se poi vogliamo considerare che gioco forza chiunque scriva un post sui social media finisca poi per essere assoggettato alla disciplina della diffamazione a mezzo stampa, allora si capirà quanto già ora, già adesso, la nostra libertà sia non solo compressa ma addirittura compromessa.

martedì 14 aprile 2020

Lockdown depotenziato: come volevasi dimostrare

(m.m.) Il primo che dice che l'Italia è ferma lo riduco a brandelli... Questo servizio di Huffington post Italia dice tutto o quasi... Le fabbriche sono tutte aperte o quasi. Sono chiusi i locali pubblici, sono chiuse le scuole, i luoghi di culto e le persone nelle loro abitazioni: come detto più volte il «lockdown» è stato un bluff. Il decreto, scritto apposta con le deroghe innervate, ha permesso ai furbetti di riaprire presto di riaprire tutto nel nome dell'appeasement più vieto tra organizzazioni datoriali, regioni, prefetture e governo. I quali facevano finta di scannarsi ma sotto sotto... Viva il progresso e viva la produzione. Adesso però lorsignori della classe dirigente (non solo i politici sia chiaro) dovranno spiegare perché chi ha avuto in casa un ferito o un morto non abbia il diritto di farsi giustizia da sé... E se il contagio ritornasse a schizzare alle stelle?

sabato 11 aprile 2020

Zaia e il coronavirus nell'uovo di Pasqua


(m.m.) Stando alle dichiarazioni, confuse come al solito peraltro, oggi Luca Zaia dal basso della sua pagina Facebook ha sentenziato: «il lockdown è finito» detto in altri termini le fabbriche venete ritornano a lavorare. Schei battono salute due a zero e il trofeo coronavirus finirà nell'uovo di Pasqua di ogni veneto. Dopo gli appelli a TgR unificati dei gran visir della concia affinché "la produssion' riparti ca' ghemo e fabriche che xe' gioelinnnnnnnnnni", quella zona industriale omnispalmata che è il Veneto, dopo non essersi mai fermata a suon di deroghe inderogabili, ora riapre de pi'. Manca solo l'editto pasquale che se firmato domani, Zaia farà recapitare assieme alla scacciasputi d'ordinanza (leggi mascherina griffata LeondeSamarco.veneto.schei) in ogni villetta geometrile del veneto da un "rane" di "Daiverù" con tanto di sticker promozionale . «È difficile spiegare - dice il governatore dopo essersi sistemato con la gelatino-feresi i capelli -  che apre Fincantieri e non lo possono fare che so Rosso o Benetton». Non sia mai ai Benetton sfugga la possibilità di comprarsi un'altra autostrada in cui non rifare un ponte che deve essere rifatto da chi la compra.

Peccato che la scienza e la legge spiegano bene perché certe fabbriche dovrebbero stare chiuse ma sottoZeta ha fretta, la sua giunta freme, i suoi stakeholder pure. A giorni aspettiamoci quindi una pioggia abbondante. A giorni infatti pioveranno sulle tv venete più improbabili le immagini dei controlli dello Spisal in fabbriche acchittate alla bisogna con segretarie agghindate in stile sagra del fitness e operai alabardati con pettinature keratin style dei più grandi coiffeur di Brogliano e di Altivole, che indossano mascherine high-tech "tenniche".

Poi fioccheranno i titoli in televisione e nelle settimane income dei sub-inserti dei quotidiani confindustriali. Squillin le trombe s'ungano i dildo "nel Veneto di Zaia le fabbriche lavorano rispettando gli standard"... penetrometrici. Nel frattempo si ingigantisce il rischio che i deceduti, anche quelli trendy, mandino in sovraccarico le celle mortuarie che nel farattempo saranno sostituite da capannoni dismessi, più vicini al sentiment dei diversamente vivi che le occuperanno dopo che della logistica si sarà occupata qualche coop in odore di criminalità organizzata. Sempre poi che non arrivi qualche mafioso che per risolvere il problema del sovraffollamento dei capannoni mortuari, anzi "mortuori", non dia fuoco alle salme, tanto è ignoto e non si sarà mai chi è. La tecnica nel Veronese, nell'Ovest vicentino e nel resto della regione è nota.

Il re del prosecco se fosse più avveduto dovrebbe sé stesso di avere avuto quel mix di strizza e buon senso per avere ascoltato il primario di infettivologia dell'ospedale dell'ospedale patavino (si parla del professore Andrea Cristanti che sfidando il ras della sanità veneta Domenico Mantoan, che per ragioni incoffessabili remava contro) ha deciso, per quanto possibile di mettere in piedi uno screening basato sui tamponi che ha salvato le chiappe al Veneto, almeno per il caso di Vo' Euganeo. Frattanto l'unica cosa che Zaia non spiega però è come mai possano riaprire i Rosso, i Benetton o una conceria di risulta in un capannone semisequestrato di Zermeghedo o di Montorso, mentre un povero disgraziato che vive in una casa in affitto e che magari gestisce un bar in affitto rimanga chiuso. Ci avviamo ad un nuovo rinascimento al baccalà dove ai veneti, non a tutti, sarà consentito uscire per andare a lavorare, non importa se si ammalino: ma non sarà consentito scendere in piazza per protestare contro questo putsch al prosecco che trasformerà il Veneto (e non solo il Veneto) in un lager in cui le morti (da coronavirus o per altri morbi industriali) non saranno altro che scarti del ciclo di lavorazione. Rimane solo una speranza: che quello che ha detto oggi Zaia a social network unificati non sia null'altro che un ennesimo scherzo di Eracleonte da Gela

venerdì 10 aprile 2020

L'emergenza economica? La sostenga chi è a reddito fisso: l'enigma Boldrin e i riferimenti alla concia

(m.m.) L'economista patavino Michele Boldrin, uno dei più entusiasti alfieri del neo-liberismo (il docente si definisce un pragmatico per vero), su Il Giornale di Vicenza di oggi 10 aprile in pagina 9, sostiene che per fronteggiare la crisi occorrerà temporaneamente dirottare una quota di reddito da chi lo percepisce in maniera fissa (quindi anche impiegati, operai, dipendenti privati e pubblici) a beneficio di chi invece non ha entrate sicure: nessun accenno invece (tranne ad uno sulla negatività di una eventuale patrimoniale) viene fatto in merito alla possibilità di stangare la grande rendita finanziaria. Allo stesso modo Boldrin dice e non dice in merito alla possibilità di una monetizzazione del debito che è prevista da un approccio keynesiano al problema che il mondo sta affrontando oggi. Ora rimane da capire una cosa: l'uscita di Boldrin è un messaggio trasversale? Il punto è che al suo pensiero viene dato spazio non su un quotidiano qualsiasi ma su uno della Confindustria, quella vicentina nello specifico. Il che potrebbe dirla lunga sulle ricette che in certi ambienti qualcuno sta provando a mettere in circolo. Se poi si vuole conoscere nel dettaglio la proposta di Boldrin può essere utile dare una scorsa sul suo blog, in particolare ad un suo intervento del 7 aprile: nel quale, non si capisce bene perché, viene citata una categoria economica meritevole di una, chiamiamola così, tutela, quella della industria conciaria. Parafrasando Corrado Guzzanti, tu sai com'è, tu sai perché, tu sai quant'è...

Covid-19 e il possibile accordo sul Mes: la stangata di Varoufakis

(m.m.) Yanis Varoufakis, già ministro delle finanze di Grecia, ha commentato molto negativamente l'intesa che l'Italia e gli altri Paesi della Ue avrebbero raggiunto in materia di stimolo economico per contrastare la crisi scaturita dall'emergenza coronavirus. Lo riporta la testata romana «L'Antidiplomatico» in un servizio pubblicato ieri. Sempre ieri la testata Fanpage.it affronta invece il tema del maxi contributo pari a 160 milioni di euro che l'Ue sta perfezionando a beneficio dell'industria militare del Vecchio continente. Sebbene già pianificato da tempo, il finanziamento, che cade in piena emergenza da Covid-19, ha fatto storcere il naso a Gloria Bagnariol, l'autrice del servizio, la quale scrive che «l'annuncio dei finanziamenti alle industrie militari arriva in un momento molto difficile per l’Unione europea che fa fatica a proteggere la sua immagine». Ad ogni modo le voci sull'accordo attorno al Mes sta mandando in fibrillazione il M5S. Il senatore Mario Michele Giarrusso sulla sua bacheca Facebook ha attaccato la possibile intesa. Il giorno 6 aprile l'analista Lidia Undiemi sempre su L'Antidiplomatico ha avuto parole di fuoco sul Mes e sulle clausole segrete che questo prevederebbe se fosse sottoscritto.

giovedì 9 aprile 2020

Travaglio fa a pezzi la Confindustria, uno dei veri padroni dell'Italia

(m.m.) In un editoriale pubblicato in prima pagina oggi su Il Fatto, Marco Travaglio fa a brandelli le gaffe, le ipocrisie, l'ignoranza e la cupidigia della Confindustria con particolare riferimento alle associazioni di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna... Nel suo editoriale Travaglio mette alla berlina i fautori della ripartenza subito nonostante i rischi ancora attuali della pandemia da Covid-19. Lo stesso articolo è anche, seppur indirettamente, una riposta alle elucubrazioni di Alessandro Baricco che su Repubblica, guarda caso, aveva cercato di occultare l'afflato confindustriale con un po' di storytelling di renziana, pardon, baricchiana memoria...

LEGGI L'EDITORIALE DI MARCO TRAVAGLIO SU IL FATTO

martedì 7 aprile 2020

Svt-Vicenza, due dipendenti positivi al Covid-19

Nelle scorse ore due dipendenti di Svt, la società del trasporto pubblico posseduta da Comune e Provincia di Vicenza, hanno informato l'azienda di essere positivi al Covid-19. La conferma della positività è giunta a conclusione dei test effettuati immediatamente dopo la manifestazione dei primi sintomi. È quanto riporta la testata TiViweb in un servizio pubblicato ieri. Nello stesso servizio si legge che la «Società vicentina trasporti esprime solidarietà al personale e vicinanza alle loro famiglie e ringrazia i due dipendenti per il profondo senso di responsabilità dimostrato nell’informare l'azienda delle loro condizioni di salute».

domenica 5 aprile 2020

I nostri cugini nordeuropei al tempo del coronavirus, la riflessione di Celotto

Francesco Celotto, consulente finanziario di Bassano del Grappa che da tempo vive a Barcellona in Spagna, stamani ha diramato una lettera aperta in cui ragiona a lungo sul momento che sta vivendo l'Europa al tempo del coronavirus. Dai silenzi sulle politiche monetarie della Bce, alla condotta dei governi del Nordeuropa, Celotto parla della drammaticità che sta vivendo il Vecchio continente e spiega che se nel volgere di poche settimane l'Europa non compie una inversione a 180 gradi sarà, de facto, spacciata.

LEGGI LA LETTERA APERTA DI FRANCESCO CELOTTO

sabato 4 aprile 2020

Le anime candide della libertà double face

(m.m.) E mentre la discussione in tema di Covid-19 si avvita su sé stessa ancora una volta il parlamento italiano ha una scusa per non depenalizzare l'articolo 595 del codice penale e per non  cancellare dal codice civile le disposizioni in forza delle quali si permette di citare per danni colui al quale viene addebitata una condotta diffamatoria.

La nozione per cui la libertà di espressione del pensiero in una democrazia deve essere gioco forza «legibus solutua» non sfiora nemmeno chi con l'avallo di una legge vergognosa usa la stessa per limitare l'altrui pensiero, l'altrui libertà sempre che questi o le persone che li praticano, non siano addirittura minacciati. Adesso, forse, arriveranno anche le disposizioni liberticide annunciate da tale Andrea Martella (un Orbàn in saòr di Portogruaro)... e poi la greppia dell'oscurantismo sarà ben ricolma per lorsignori. Alle volte questa ipocrisia fa tenerezza. Mentre le anime belle se la prendono, giustamente peraltro, contro i provvedimenti del premier ungherese Viktor Orbàn (il manichino magiaro nelle mani dei tedeschi e soprattutto degli americani), le stesse anime belle lo seguono in scia per limitare, comprimere, addomesticare le opinioni che circolano sul web.

Il problema è che una democrazia deve lasciarti dire ogni cosa anche quando questa è abominevole... Ma il concetto è scomodo da manipolare. E quindi si indigia nel caleidoscopio dei distinguo in modo da distorcere libertà di espressione e onorabilità della altrui dignità a seconda delle convenienze... In parlamento destra e sinistra, sopra e sotto, nord e sud ovviamente tacciono, ben letargizzati nei loro otri mentali, ben consci che...

mercoledì 1 aprile 2020

Il caso Burioni Messora

(m.m.) Alcuni giorni fa il blogger Claudio Messora ha fatto sapere che «l'Associazione patto trasversale per la scienza» ha indirizzato un esposto ad alcune procure della repubblica nel quale, tra le altre, chiede la rimozione di alcuni contenuti video prodotti dallo stesso blog di Messora. La cosa ha dato vita ad un vivace dibattito che però troppo spesso ha lasciato distante il cuore della discussione. Anzitutto l'associazione non ha querelato, come hanno sostenuto alcuni, ma ha indirizzato un esposto. Secondo una eventuale chiusura bonaria auspicata da più parti non è possibile perché il reato ipotizzato (articolo 656 del codice penale, ossia la diffusione di notizie false e tendenziose, reato che peraltro dovrebbe essere abolito peraltro) è un reato che si persegue d'ufficio.

Quindi quell'esposto ha avviato un procedimento che potrà interrompersi solo con una archiviazione o eventualmente con un rinvio a giudizio. Io ritengo che Messora abbia ragione da vendere, ma in questo momento sta sbagliando nella scelta del terreno dello scontro. Lo scontro in questo momento è in primis sul piano giuridico perché è nella contestazione sul piano giuridico che poi si smonta sul piano mediatico, assai agevolmente, l'assunto della associazione notoriamente vicina al professor Roberto Burioni.

E quindi Messora, glielo dico simpaticamente perché fa un lavoro prezioso, dovrebbe lasciare da parte la sua abituale eccessiva bonomìa e denunciare gli autori dell'esposto per calunnia ai sensi dell'articolo 368 del codice penale che recita: «Chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'autorità giudiziaria o ad un'altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla corte penale internazionale, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni». Nella denuncia Messora dovrebbe chiaramente dichiararsi parte offesa e facendo affidamento sulla potenza di fuoco del suo blog non solo dovrebbe dare notizia della denuncia, ma dovrebbe dare notizia di come la procura della repubblica competente persegue o non persegue gli eventuali responsabili. A quel punto poi vediamo se al Patto della scienza verrà ancora la voglia di pisciare fuori dal vaso.

martedì 31 marzo 2020

Covid-19, l'immunità totale per i superburocrati delle Ulss

(m.m.) Immunità totale per medici, aziende sanitarie e forse ministeri con la scusa della emergenza Covid-19. Sebbene ci sia qualcuno che si è già fatto avanti, anche con proposte di emendamenti in parlamento, va detto chiaro e tondo no. Diciamo con un francesismo che questa cosa è vomitevole... Va bene il momento, ma l'immunità penale, civile e erariale per medici e Ulss è schifosa. Il vero obiettivo di questa porcheria è parare il didietro alle aziende sanitarie e ai loro superburocrati per gli errori madornali commessi durante una emergenza peraltro già formalmente segnalata alle amministrazioni sanitarie regionali con una circolare del Ministero della sanità del 22 gennaio (0001997-22/01/2020-DGPRE-DGPRE-P il protocollo) e ben nota anche agli ordini professionali della professione sanitaria in quanto indirizzata anche a questi ultimi... cosa che inchioderà le Ulss alle loro responsabilità se la legge farà il suo corso... Ad ogni modo il provvedimento ipotizzato è così aberrante che potrebbe spingere più di qualcuno, che farebbe bene, a farsi giustizia da sé.

sabato 28 marzo 2020

Emergenza Covid-19, critiche alla sanità veneta e vicentina: Zaia, Ciambetti e Lanzarin nel mirino

(m.m.) Ieri il quotidiano Vicenzapiu.com ha pubblicato un lungo servizio in cui l'ex senatore del Pd Laura Puppato racconta dello sfogo di una sua persona che ha contattato la ex parlamentare del Pd alla quale sarebbero state raccontate le traversie patite da una donna e da suo marito (entrambi affetti da Covid-19) all'Ospedale di Bassano e a quello di Santorso, due nosocomi della provincia di Vicenza. «Mio marito - si legge - è in terapia intensiva a Bassano e prego perché ce la faccia. Il tampone, dopo quattro giorni che lo chiedeva da casa» dove si trovava in auto-isolamento «per aver avuto contatti con gente positiva che ci aveva subito avvertiti, glielo hanno fatto solo dopo che ha raggiunto i 40 di febbre... l'ho caricato in macchina per portarlo in ospedale, stanca di silenzi... lo hanno tenuto per due giorni in una sorta di limbo in attesa dell'esito del tampone, finché non è andato in crisi respiratoria senza che alcun esito arrivasse. Nessuno mi diceva alcunché, silenzio».

Poi un'altro passaggio che riguarda le vicissitudini stavolta patite dalla stessa donna: «Sono giunta al pronto soccorso alle 9 del mattino, per 12 ore non una di meno, sono stata in uno stanzone freddo perché dovevo attendere che finissero il turno delle Tac destinate agli oncologici... alle 16 finalmente la Tac e alle 19 mi comunicano che c’è la polmonite. Faccio notare che dodici ore per una ammalata... evidente... da Covid-19 in uno stanzone freddo con altre persone anziane in attesa di ricovero costituisce una situazione ad alto rischio per tutti. Silenzio. Alle 20 finalmente un letto... Conclusione: a Santorso va chiuso il pronto soccorso perché se si vuole destinare un centro ad una specialistica, oggi per il Coronavirus, va chiuso ogni altro accesso altrimenti si infettano i sani. La cosa è nota e stranota, lo hanno fatto presente anche i medici, ma non lo si fa perché il presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti, l'assessore veneto alla sanità Manuela Lanzarin e il consigliere regionale Nicola Finco» tutti del comprensorio bassanese e tutti leghisti «sono di qui e hanno la pretesa dopo aver mantenuto in vita l'Ulss pedemontana, di fare le nozze coi fichi secchi: così abbiamo una sanità da terzo mondo, l'unica che non ha neppure istituito un numero diretto per i medici di base che devono fare la trafila come un cittadino comune, pur dovendo decidere urgenze e non... Per tornare ai tamponi oggi li fai solo se ti rechi al pronto soccorso con sintomi. Ho cercato il camper-tamponi fuori dai supermercati nei giorni in cui mio marito ha iniziato la quarantena, neanche l'ombra...».

E sullo stesso fronte, il fronte della critiche al sistema sanitario della Regione Veneto capitanata dal presidente della giunta regionale Luca Zaia della Lega, si muove anche il deputato veronese del Pd Alessia Rotta. «Da Zaia solo fake news, mascherine di carta igienica e tamponi a parole... Insinua che il governo nazionale non si stia occupando dei cittadini per nascondere le sue responsabilità». Zaia secondo la Rotta «Alimenta rabbia e malcontento» un comportamento definito «grave e vomitevole». Questo almeno è quanto riportava il quotidiano Vvox.it in un servizio di ieri.

Frattanto si muove Confindustria del Veneto. La quale chiede che le imprese non essenziali riaprano. Si tratta di una richiesta che non è ben vista dai rappresentanti dei lavoratori i quali temono che una politica del genere non faccia altro che facilitare il contagio.

venerdì 27 marzo 2020

Covid-19, se la scintilla sociale comincia a scoccare

(m.m.) In giro per l'Italia la gente comincia a patire duramente l'emergenza, se il governo non vara provvedimenti seri si rischia grosso. Video come questi sono già finiti negli uffici di competenza dei servizi e del Viminale. C'è una parte del Paese che deve essere aiutata subito. La tensione sociale può incendiarsi d'un botto, basta una scintilla, accidentale o meno che sia, perché l'incendio divampi. Per di più in contesti del genere la criminalità organizzata può approfittarne in mille modi. Il servizio pubblicato oggi da Il quotidiano italiano su un episodio capitato a Bari è lì a dimostrarlo.

LEGGI IL SERVIZIO DE IL QUOTIDIANO ITALIANO
GUARDA IL VIDEO PUBBLICATO DA IL QUOTIDIANO ITALIANO

mercoledì 25 marzo 2020

I «magnaschei» svelati dal Fatto


(m.m.) Oggi Il Fatto in pagina 16 pubblica un approfondimento molto ben documentato in cui spiega come negli ultimi 15-20 anni le regioni, amministrate da ogni colore politico, abbiano massacrato la sanità pubblica riducendo i posti letto: il Veneto non fa eccezione tanto che il ritratto che alla ex Serenissima dedica Giuseppe Pietrobelli, per anni mio collega al Gazzettino, è impietoso e fa a pezzi il mito della narrazione della sanità, cara al centrodestra e sotto traccia, ma poi nemmeno tanto, ben accetta anche dal centrosinistra. Sullo stesso quotidiano se ci si sposta alla pagina prima c'è una eccellenet analisi di Giorgio Meletti il quale senza peli sulla lingua descrive come centro-destra, centro-sinistra e M5S pensino, una volta passata l'emergenza Covid-19 di riprendere a finanziare quel pozzo di San patrizio fatto di melma e tangenti che sono le grandi opere. Meletti ha il pregio di spiegare che oltre al fatto che di quattrini ce ne siano e ce ne saranno pochi, sarebbe molto meglio usare quel poco di cui disporremo per curare i comuni mortali, far funzionare i comuni, fare le tante piccole opere che servono sul territorio alla faccia dei feticisti del cemento a partire dal ministro dei trasporti Paola De Micheli (il nostro Luca Zaia peraltro non è da meno). Se poi volete completare l'opera sempre su Il Fatto di oggi ci sono due corsivi (uno del più grande giornalista italiano ovvero Massimo Fini, l'altro di un lucidissimo Salvatore Settis) che meritano una lettura attenta. Rimane un interrogativo. Ai «magnaschei» e ai «papponi» che hanno trasformato la sanità da una signora con i suoi difetti ma tutto sommato rispettata in una baldracca in disarmo che non ha nemmeno i soldi per comprarsi i preservativi riciclati che cosa dovremmo fare? In un Paese di maniere spicce come l'Afghanistan il Mullah Omar se fosse vivo lorsignori li appenderebbe al primo palo della luce all'ingresso dell'autostrada... Quando e se la tempesta passerà gli italiani che futuro riserveranno alla classe digerente che li ha amministrati? Rimane da fare un'ultima considerazione. Si sente molto poco parlare di quanto, in circostanze come queste, possa fare la Bce. Quest'ultima in ragione dei trattati europei (più nel dettaglio l'articolo articolo 123 comma secondo del testo unico sui trattati europei, ossia il Tue) dà facoltà, in buona sostanza alle banche pubbliche, di ricevere danaro creato dalla Bce. Il dettato della norma europea, sebbene scritto in modo un po' burocratico è stringente: «Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell'offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati». Ora siccome con questo cavillo stati come la Germania ci hanno giostrato non poco. E poiché da quello che si legge sulla stampa internazionale come su quella del Belpaese pare che la Germania sia pronta a mettere in campo un bazooka monetario da paura, presumibilmente con l'ombrello della Bce, non si capisce perché altri Paesi, Italia inclusa non possano fare allo stesso modo, vista l'emergenza in corso. Di questa questione, anche se in un ambito diverso non legato alla vicenda coronavirus se ne occupò lo scrittore Marco Della Luna che sul suo blog, era il 20 febbraio 2014, approfondì proprio il tema delle possibilità che derivavano per gli stati membri della Ue di fare riferimento a quell'articolo del Tue. Una possibilità che secondo Della Luna, l'Italia, improvvidamente, non ha mai colto. 

LEGGI L'ESTRATTO DA IL FATTO

domenica 22 marzo 2020

Untori confindustriali


(m.m.) In queste ore il quotidiano Repubblica.it racconta di una levata di scudi di Confindustria che vuole infarcire di eccezioni il decreto del governo che impone lo stop della gran parte delle fabbriche. Mentre il Paese tira la cinghia, mentre i gestori di bar e di altre attività simili chiudono senza fiatare, mentre moltissime imprese in modo responsabile bloccano la produzione senza batter ciglio per cercare di contenere la diffusione del contagio, dal cilindro italiano salta fuori la solita conigliata di furbetti che chiedono eccezioni, distinguo, occhi di riguardo (basti pensare alle richieste delle concerie nel Vicentino... il pellame per borsette e scarpe alla moda è notoriamente una produzione strategica come il cibo). Questi furbetti sono i nuovi untori. Quando l'emergenza sarà passata una cittadinanza degna di questo nome dovrà ricordarsi uno per uno i nomi di questi signori e dei politici che li hanno sorretti. Quando avremo il tempo di piangere il sacrificio dei medici, degli infermieri, del personale sanitario, delle forze dell'ordine, dei lavoratori dei settori chiave che hanno perso la loro battaglia con un nemico invisibile, allora sarà giunto il momento di rendere la pariglia al nemico visibile: quello che ha anteposto il suo al bene della collettività, quello che si è mostrato così ingordo da avere reso indissolubile il binomio prendere e intraprendere. Queste persone vanno squalificate dall'esistenza civile, un popolo che si definisce tale non ha bisogno di queste protuberanze ingorde. Gli untori vanno trattati per ciò che sono...

sabato 21 marzo 2020

I giovani yankee di Vicenza e il party abusivo

(m.m.) Mentre gli italiani cercano di contenere le loro attività per limitare la diffusione del contagio accade che a Vicenza un gruppo di ragazzi organizza, violando la disciplina sugli assembramenti, un pigiama party in un appartamento: alcool e musica a tutto volume sono gli ingredienti che hanno fatto scattare un blitz da parte della polizia municipale. Il fatto (lo racconta Vicenzatoday.it) è accaduto a Vicenza in via Battaglione Monte Berico. Ad animare la festa è stato un gruppo di giovani cittadini statunitensi. Quello che colpisce in un caso del genere è che la giunta comunale della città del Palladio si è ben guardata dal puntare l'indice contro la comunità Usa che è molto presente per via degli insediamenti americani delle basi Ederle e Del Din. Eppure i predicozzi delle autorità sui comportamenti che i bravi cittadini italiani devono seguire ai tempi del Covid-19 non mancano mai, tuttavia quando si tratta di strigliare gli americani, la bonomia vince su tutto...

mercoledì 4 marzo 2020

Saluti e auguri di pronta guarigione per il giocatore dell'Hockey Trissino

(m.m.) Auguri di pronta guarigione, pacche sulle spalle virtuali, in bocca al lupo e molto altro ancora: bastava fare due passi stamani per Trissino dove la locale squadra di hockey su pista che milita in serie A1 è stata posta in quarantena dopo che il difensore Stefano Dal Santo sarebbe stato trovato positivo al test del coronavirus. E proprio nei confronti di Dal Santo, che per vero risiede a Breganze e che è ricoverato all'Ospedale San Bortolo di Vicenza, stamani i trissinesi hanno fatto sentire il loro calore: per strada, nei bar in piazza, il pensiero era al difensore, da quanto trapelato dal San Bortolo, appare in condizioni buone ed è in netto miglioramento.

martedì 3 marzo 2020

Coronavirus, in quarantena una squadra di hockey di serie A

(m.m.) Un giocatore della squadra dell'Hockey Trissino (formazione che milita nella serie A della disciplina su pista) è stato contagiato dal coronavirus. Lo riferisce il quotidiano Vicenzatoday.it con un servizio pubblicato oggi in serata. La testata riferisce che per ragioni di precauzione tutta la squadra è stata posta in quarantena. Sempre in serata la testata romana Sportface.it riferiva che il tesserato che è ricoverato al San bortolo di Vicenza è il difensore Stefano Dal Santo, che peraltro è originario di Breganze, sempre nel Vicentino, dove risiede.

lunedì 2 marzo 2020

Il coronavirus e il documento del think tank americano del 2000

(m.m.) Nel 2000 la fondazione neocon statunitense «Project for the New American Century», vicina a personaggi del calibro di George W. Bush, Dick Cheney, Donald Rumsfeld, pubblicava «Rebuilding America's defenses». A pagina 60 di quel documento c'era un passaggio che testualmente recitava: «... advanced forms of biological warfare that can target specific genotypes may transform biological warfare from the realm of terror to a politically useful tool». Alla grossa si potrebbe tradurre così: «... forme avanzate di guerra biologica che possano avere quale obiettivo specifici genotipi potrebbero trasformare la guerra biologica da dominio del terrore in un utile strumento politico». Quello che sta succedendo da mesi con il coronavirus è, poco o tanto, noto.  Se ci sia un nesso tra quanto vent'anni fa recitava quel documento, che io ebbi modo di leggere quando da giornalista de Il Gazzettino mi occupai delle polemiche sorte attorno alla costruzione di una nuova base Usa a Vicenza proprio nella prima decade degli anni duemila, io non lo so...

sabato 29 febbraio 2020

Il caso Zaia-Mantoan su La7

(m.m.) Da giorni stanno facendo discutere le esternazioni del governatore veneto, il leghista Luca Zaia e quelle del direttore della sanità veneta Domenico Mantoan rese a La7 durante la trasmissione «Piazza pulita» andata in onda a metà settimana. La vicenda è quella, arcinota peraltro, dei tamponi per la ricerca del Covid-19 che la clinica universitaria dell'Ospedale di Padova avrebbe voluto effettuare ad un gruppo di volontari della comunità cinese di Padova. Una iniziativa lodata da molti ma che ha trovato la contrarietà del vicentino Mantoan.

GUARDA IL FRAMMENTO ESTRATTO DA «PIAZZA PULITA» SU LA7

venerdì 28 febbraio 2020

Coronavirus, tra veneti e vebeti



(m.m.) Oggi nel primo pomeriggio mi trovavo a metà strada tra Chiampo ed Arzignano quando un vecchio conoscente mi ha etichettato in mondo non molto simpatico adducendo il fatto che la psicosi da Coronavirus che sta imperversando in Italia sia colpa dei giornalisti. Prima di dirgli che la colpa è stata della politica e delle istituzioni, che prima hanno minimizzato e poi hanno chiuso mezzo Paese, l'ho preso per il bavero della giacca e l'ho scaraventato per terra. È vero che alcuni giornali ci hanno sguazzato pisciando fuori dal vaso, ma quando è l'Oms per primo a parlare «di minaccia mondiale molto alta», allora una si incazza perché quali sarebbero le varie fonti cui attinge la stampa? Io personalmente non mi sono ancora fatto un'idea sulla intera vicenda (comprese le inevitabili strumentalizzazioni con finalità geo-strategiche), ma il prossimo che sento che se la prende coi giornalisti (la mia dovrebbe essere messa alla gogna per mille altri motivi) gli sgrano la chiostra dentaria, così avrà un buon motivo per fare visita ad uno dei nostri ospedali. Ma i miei concittadini sono veneti o vebeti? Aggiungo un tassello, il professore Massimo Galli recentemente alla Rai ha dichiarato che il virus circolava già prima dei casi conclamati. Non dico altro... Il tutto mentre il governatore veneto (il leghista Luca Zaia) parla ad Antenna Tre di topi vivi di cui si ingozzano i cinesi andiamo bene... Siamo al ritorno dei topi viventi.

domenica 23 febbraio 2020

Coronavirus troppe incognite all'orizzonte

Oggi Vicenzatoday.it ha pubblicato un servizio che ha suscitato molto scalpore in Valle dell'Agno. La chiusura della «Chiamata di marzo» per motivi di precauzione sanitaria ossia per contrastare l'avanzata del Coronavirus ha lasciato il segno rispetto ad una kermesse folkroristica a cadenza biennale molto sentita sul territorio. Ad ogni modo in queste ore si sono avvertire le eco anche della polemica politica, soprattutto a palazzo Balbi. Il fatto che il direttore generale della sanità Domenico Mantoan abbia negato de facto alla clinica universitaria dell'Ospedale di Padova di effettuare una serie di test su pazienti asintomatici ha scatenato una serie di polemiche a non finire. Ma rischia di avere uno strascico molto lungo soprattutto perché da giorni circolano voci insistenti sulla inadeguatezza circa uomini e mezzi in seno alla sanità veneta (il che riguarderebbe buona parte del Paese a partire dalla Lombardia) proprio nel procedere con i controlli di massa che sarebbero cruciali per arginare il contagio. E che la situazione sia grave lo dimostra anche un altro fatto. Non più tardi del 31 gennaio 2020 il Consiglio dei ministri (lo riporta la Gazzetta ufficiale anno 161 numero 26 del primo febbraio 2020 in pagina 7) ha dichiarato lo stato «di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili». La questione di fondo è presto detta. Se la situazione è così grave tanto da indurre il governo a dichiarare lo stato di emergenza i provvedimenti assunti dallo stesso governo e dalle regioni che sono informate dell'iniziativa assunta a fine gennaio, sono adeguati? Basterà la chiusura di qualche evento o di qualche assembramento o sono necessari provvedimenti molto più draconiani a partire dal blocco delle attività economiche non essenziali come sta avvenendo in Cina? Perché governo e regioni hanno scelto una linea molto più blanda rispetto alle autorità cinesi? Perché le imprese italiane, come hanno fatto molte imprese cinesi non hanno proceduto con chiusure autonome cautelative? È possibile affermare che l'Italia e le autorità italiane si stanno comportando in modo troppo attendista su pressione delle lobby industriali che non ne vogliono sapere di chiudere? Quanto salato sarà il conto di questo attendismo molto interessato da parte di settori rilevanti del mondo produttivo? Perché palazzo Chigi non è intervenuto con misure più drastiche?

sabato 15 febbraio 2020

Pedemontana veneta, la combine sottobanco tra Pd e Lega



(m.m.) La Lega non disdegna gli accordi sotto banco con l'odiato partito di Bibbiano quando di mezzo ci sono i lucrosi affari legati alle infrastrutture. La combine politica raggiunta nel silenzio più assoluta sotto i tavoli della Regione Veneto però adesso è saltata fuori. Come si discolperà il governatore Luca Zaia? Che cosa dirà il vertice del Pd a palazzo Ferro Fini? Per carità si sapeva... Ma dopo l'ennesimo inciucio, in questo caso ne parla Vicenzatoday.it, gli italiani continuano a pensare che i politici abbiano ancora qualche spazio di manovra o si sono accorti che sono lo scendiletto in vero finto cachemire di chi ha in mano le vere leve del potere?

LEGGI L'APPROFONDIMENTO DI VICENZATODAY.IT

venerdì 31 gennaio 2020

A Sovizzo un incontro dedicato alla Spv


(m.m.) Ieri a Sovizzo nella sala civica della Filanda Massimo Follesa, portavoce del Covepa, un coordinamento ecologista che da anni si batte contro la Superstrada pedemontana veneta o Spv, ha fatto un lungo excursus dedicato alle criticità dell'opera. La serata (in foto una parte della platea) è stata organizzata dalla associazione civica l'Arca con il supporto del comitato civico Ascoltiamo. I temi trattati sono stati molti, tra questi quello della impasse in cui si è venuto a trovare il cantiere rispetto al tunnel Alto Vicentino e valle dell'Agno. Si è parlato perà anche di un altro argomento «rovente». Quello del nodo del casello di Alte Ceccato. L'interconnessione tra Spv, Tav e autostrada A4 (le prime due sono ancora sulla carta) sta facendo perdere il sonno alla Regione Veneto, soprattutto per le incognite sulla Spv. E tant'è che a margine dell'incontro il portavoce si è lasciato andare ad alcune battute molto critiche verso palazzo Balbi. «Visto il cui de sac nel quale si è ficcata la Pedemontana con la vicenda del tunnel Castelgomberto Cornedo Malo, visto che la viabilità complementare che lungo tutto il tracciato dal Vicentino al Trevigiano è parte del progetto non è nemmeno stata finanziata se non per pochi tratti, dovremo stare con le antenne rizzate. Soprattutto nessuno si azzardi a usare la scusa del traffico generato dalla Spv, che sarà completamente aperta dio solo sa quando, come giustificazione per il caos creato in questi anni dalla variante alla viabilità interna di Alte che ha solo spostato il traffico un po' più lontano dall'incrocio tra la SS11 e la 248 quello noto come la rotatoria del cavallo: perché basta uno sguardo a quella bretella, che venne inaugurata in pompa magna con tanto di politici in ghingheri, per accorgersi che negli orari di punta è intasata come non mai. La vera rogna - rimarca Follesa - è che gli eventuali lavori del casello si sommeranno sicuramente al caos già esistente obbligando nuovamente le auto, solo il cielo sa per per quanti anni ancora, a ricominciare a circolare ad Alte: bel guadagno. A Roma questo modo di procedere senza ottenere alcun risultato, anzi rimettendoci, viene descritto con una espressione molto salace: ovvero il guadagno di Maria Cazzetti». Peraltro durante il suo intervento Follesa è stato ascoltato molto attentamente da diversi attivisti della galassia indipendentista dell'Ovest vicentino giunti per conoscere «con più dovizia di dettaglio le traversie di un'opera» che stando al Covepa oltre che «ad essere inutile e a essere costata un sproposito in termini ambientali e economici, oggi arranca pure visibilmente».

mercoledì 8 gennaio 2020

I tradizionalisti cattolici in marcia da Verona alla conquista dell'Emilia

L'anno 2019 si è chiuso con un bilancio più che soddisfacente» è questo il giudizio stringato di Matteo Castagna, presidente della associazione scaligera Christus rex. «Siamo l'unico gruppo cattolico tradizionalista, composto da soli laici, che lavora pubblicamente e gratuitamente per la regalità sociale di Cristo con ampio risalto e con una certa originalità all'interno di questa galassia, che spesso si palesa come litigiosa o confusa» fa sapere lo stesso Castagna il quale rimarca che il gruppo può fare affidamento su una linea chiara, integralmente cattolica, che non fa compromessi ecumenici sulla dottrina ma è «aperta e pragmatica in politica».

L'alleanza con l'associazione Nova Civilitas che fa riferimento all'avvocato Gianfranco Amato ha portato, speiga ancora Castagna, frutti provvidenziali che inizieranno a mostrarsi, puntualizza il presidente, già a gennaio. Sul piano culturale infatti sono previste conferenze «di un certo peso» in materia di «temi etici» oggi fondamentali in un'Italia in piena crisi demografica. L'Emilia Romagna sarà «per noi terra di penetrazione» così come Verona resterà «la capitale della tradizione», almeno questo è l'intento di Christus Rex che non nasconde la sua volontà di espandere i propri orizzonti anche «alla rossa Emilia».

Allora Matteo quest'anno hai presentato più volte il tuo libro «Cattolici tra europeismo e populismo. La sfida al nichilismo» durante una serie di appuntamenti. Che tipo di feedback hai avuto col pubblico?
«Ho avuto modo di provare grande soddisfazione. Ho girato l'Italia e mi sono divertito. Ho avuto la percezione che da Cortina alla Sardegna molti esprimano disorientamento di fronte alle posizioni di Jorge Bergoglio e sodali, manifestando il desiderio di sacerdoti alla don Camillo e non alla padre Alex Zanotelli. Confrontarsi con persone diverse consente di percepire meglio la realtà, ovvero di potersi differenziare, anche nel messaggio di testimonianza che proponiamo, come primo movimento cattolico sovranista italiano».

Perché usi questa espressione?
«Diciamo che è interessante notare come il nostro approccio, relativamente nuovo per il nostro ambiente a tratti troppo ripiegato in se stesso, a volte così autoreferenziale da deragliare dalla retta via, per alcuni versi ammuffito nelle parrucche di un passato che non tornerà più, per altri perso a rincorrere i modernisti che si criticano sotto voce per andarci a braccetto quando fa comodo, sia gradito dalla gente stanca del nefasto corso conciliare».

E quindi, quale è lo stato di salute della cosiddetta galassia tradizionalista nel Paese? Nel Veneto e a Verona la tua città, come vanno le cose?
«Da un lato, le dichiarazioni ultra-progressiste di Bergoglio spingono molti nelle braccia della tradizione. E questo è un fatto. Il Veneto, da sempre cattolico e Verona, città che da sempre è simbolo di lotta per la difesa dei principi e dei valori identitari, sono una speranza per il futuro. Forse siamo noi tradizionalisti a doverci attrezzare ad accogliere gente delusa e disperata. Che Dio ci aiuti per non deludere nessuno nelle sue aspettative di fede. Che Dio ci guidi ed assista nel dare sempre l'esempio. Noi dobbiamo essere esempio di studio, preghiera e azione, come diceva San Filippo Neri. Se serve dobbiamo saper fare pulizia e gettare le mele marce prima che contaminino la frutta buona».

In svariate occasioni hai detto alcune cose precise in materia di crimine organizzato anche con un riferimento ben identificato alla malavita calabrese. Sono diversi mesi e nel frattempo il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri è su tutti i giornali in relazione alla maxi operazione recentemente messa a segno dalla sua procura. Quale è il primo pensiero che ti viene in mente?
«Vorrei dire un paio di cose. Poche settimane fa proprio a Verona sono stato tra i relatori durante una conferenza organizzata dalla associazione Cittadini contro le mafie. A quell'incontro, cui hanno partecipato anche importanti collaboratori di giustizia ho avvertito tra il pubblico molta preoccupazione. Quanto all'operazione condotta da Gratteri ci sono alcune cose precise da dire».

Quali?
«Il procuratore Gratteri si è mosso ed espresso nel solco di Falcone e Borsellino. E si percepisce che in certi ambienti stia dando fastidio per questo».

Ti riferisci al fatto che i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino prima di essere ammazzati dalla criminalità organizzata avevano cominciato ad accendere potentemente i loro riflettori su quella intercapedine della società in cui si toccano potere economico, politico, mafioso, istituzionale e massonico?
«Sì. E per questo mi sento di incoraggiare questo magistrato coraggioso che si appella, a ragione, anche alla politica perché faccia seriamente la sua parte».

Come valuti le parole di chi lo ha criticato ferocemente anche in seno alla magistratura e in seno alla politica?
«Non comprendo, certamente per limiti miei, il motivi di questa ferocia. Mio padre diceva, in generale, di guardarsi da certe reazioni scomposte perché può essere che quando uno ti mette il sale nella piaga, tu gridi ed imprechi».

I tradizionalisti cattolici come valutano la copiosa simbologia cristiana ma anche massonica che ammanta i riti e le relazioni nella 'ndrangheta? Perché quest'ultima è così pervasiva?
«Sappiamo tutti che le mafie, in particolare quella calabrese, che io condanno senza appello, perché compie il male, usa la religione e la sua simbologia per auto-assolversi e darsi una missione salvifica per l' umanità. Le cronache ci dicono che persino religiosi e consacrati non siano affatto immuni da collusioni. Sono dell'idea che il diavolo tentatore si infiltri dove ci sono le debolezze e le miserie umane. Dunque, avidità per il denaro, desiderio di potere, sensazione di impunità e deliri di onnipotenza sono terreni molto fertili che rendono la 'ndrangheta assai pervasiva per quei deboli che non controllano tali pulsioni. Gratteri ha detto che se nessuno si facesse corrompere, la mafia morirebbe. Come dargli torto? È evidente che sia così».

Quale è il rapporto del vostro gruppo con l'informazione?
Certo come presenza non siamo in cima alle chart della stampa mainstream, ma di tanto in tanto anche i media nazionali parlano di noi. E poi c'è il web, che se usato bene è un veicolo che si presta anche all'approfondimento. Non per piaggeria ma è la quarta volta di fila che tu mi intervisti. Altri nostri colleghi non sono dello stesso avviso. Ad ogni buon conto vorrei dire un'ultima cosa».

Quale?
«Nel mondo che gira alla rovescia dire la verità diventa un atto rivoluzionario. Sono tradizionalista cattolico, vado solo alla messa antica celebrata non una cum ossia non in comunione con gli eresiarchi che seguono il dettato del Concilio vaticano secondo, messa celebrata da sacerdoti d'ordinazione certa come quelli dell'Istituto Mater Boni Consilii. Dico e scrivo quello che penso. Sono un uomo libero. Spero che la censura non mi colpisca. Se succederà, non c'è problema, grideranno le pietre, come dice il Vangelo».