martedì 8 giugno 2010

Esposto di Equizi

AL COMANDO PROVINCIALE DELLA GUARDIA DI FINANZA DI VICENZA E AI RELATIVI DELEGATI ALLE ATTIVITÁ DI POLIZIA GIUDIZIARIA
FAX: 0444-324042

OGGETTO: CIS MONTEBELLO, ESPOSTO URGENTE

Io sottoscritta Franca Equizi, nata il 17-09-1958 a Vicenza e ivi residente in strada Lobia 205, invio ai VS. uffici il presente esposto per segnalare quanto segue.

Da una decina d'anni e più è in corso l'iter amministrativo per realizzare nel comune di Montebello Vicentino un centro intermodale logistico il quale ha lo scopo, tra gli altri, di favorire l'interscambio delle merci tra container ferroviari e autotrasporto su gomma. La compagnia che si prefigge tale obiettivo è la Cis spa, una società berica a prevalente capitale pubblico tra gli azionisti della quale figurano la provincia di Vicenza, il comune di Vicenza, la Camera di Commercio di Vicenza, la società autostradale Brescia Padova, la Banca Popolare di Vicenza assieme ad altri. Originariamente, a quanto mi risulta (si veda Il Giornale di Vicenza del 12 ottobre 2003 in pagina 11), l'ipotesi progettuale della struttura prevedeva la realizzazione della stessa su di un comparto di piano pari a 500.000 metri quadri (circa metà in possesso di Cis spa, l'altra metà circa in possesso di soggetti privati). Sempre in origine, a quanto mi risulta, l'accordo tra gli enti era quello di non procedere con alcun altro tipo di edificazione qualora il centro merci non fosse stato realizzato.

Riporto di seguito alcuni fatti, menzionati pure sulla stampa locale, in merito alla cosiddetta vicenda Cis-Montebello; fatti la cui lettura rimane abbastanza oscura:

1. la lunghezza dell'iter amministrativo, cominciato nel 1998;

2. la vicenda in ragione della quale, a quanto mi risulta, diversi anni fa (quanto meno prima del 2003, vedasi Il Giornale di Vicenza del 12 ottobre 2003; pagina 11) la famiglia Rizzi ha acquistato i terreni dagli agricoltori della zona all'approssimarsi della decisione di Cis spa di volere realizzare l'interporto nell'area prefigurata;

3. la pervicace volontà da parte degli enti locali coinvolti nella querelle di non mutare gli strumenti urbanistici di competenza in modo da rendere possibile l'esproprio delle aree prese in considerazione dai progetti di massima redatti da Cis spa;

4. la trattativa, che ha avuto risalto sulla stampa, per la cessione dei circa 250.000 metri quadri di terreni di parte privata dalla famiglia Rizzi alla famiglia del senatore Alberto Filippi (per il tramite, a quanto mi risulta, di una delle azienda di famiglia, la A99; per questa ultima fattispecie si veda Vicenza Più numero 180 del del giorno 30 gennaio 2010, pagina 3);

5. la volontà, come riferito peraltro dal consigliere regionale Pietrangelo Pettenò in una interrogazione depositata il 28 maggio 2010, dei comuni di Montebello e limitrofi ad aprire la strada, mediante lo strumento urbanistico del Pati, ad un utilizzo anche commerciale (con conseguente valorizzazione fondiaria) dei terreni, anche privati, interessati al progetto Cis (http://www.vicenzapiu.com/?a=comunicati&o=6535);

6. la volontà con la quale la provincia ha da parte sua, in sede di Ptcp, aperto la strada alla possibilità di insediare superfici anche commerciali nelle aree previste per il Cis;

7. la circostanza rispetto alla quale Cis spa, come riportato dai media, ha deciso di acconsentire ad uno scambio alla pari, tra il comparto di sua
proprietà, dislocato nei terreni di valore vicini alla statale 11 e quelli della famiglia Filippi, dislocati in area di minor pregio perché a ridosso
della ferrovia (si veda Il Giornale di Vicenza del 5 giugno 2009 a pagina 13; interrogazione dei consiglieri comunali di Vicenza Maurizio Franzina e Giovanni Rolando);

8. la circostanza (che a parer mio desta molta perplessità) in ragione della quale il comune di Vicenza nella persona del sindaco pro-tempore, socio di Cis, non abbia mai criticato in questi anni (indipendentemente dal colore politico di giunta e maggioranza) le scelte del management di Cis spa e della provincia, tutte tese, secondo me, ad avallare una solare speculazione edilizia;

9. la sospetta “combine” tra giunta provinciale e comunale denunciata da personalità politiche vicentine di primo piano (http://www.vicenzapiu.com/?a=comunicati&o=6465); il silenzio sospetto della giunta del comune di Vicenza sul caso Cis. Tale silenzio del sindaco berico Achille Variati potrebbe essere interpretato come una sorta di ricompensa da parte della provincia la quale infatti ha recentemente autorizzato la possibilità di realizzare un maxi insediamento commerciale in zona Vicenza Est; tale ipotesi di piano è propugnata da Vicenza Futura spa (che fa riferimento in primis ai gruppi Maltauro e Unicomm) ed è già delineata, con la benedizione della giunta municipale, nel nuovo strumento urbanistico del comune di Vicenza, il Pat.

Rispetto ai nove punti citati sopra appare evidente che la ratio di una parte della operazione possa essere la volontà di creare un grandissimo plusvalore per il possessore della parte privata del comparto Cis. Tale prospettiva è suffragata dai rilievi alla operazione mossi dal parlamentare europeo Sergio Berlato (http://www.vicenzapiu.com/?a=comunicati&o=6324) nonché dalle liason poco chiare tra la società Arco (incaricata di portare avanti l'ipotesi del polo logistico in tandem con Cis spa) e l'imprenditore Rino Mario Gambari (l'analisi è riportata su Vicenza Più del 30 gennaio 2010:
http://www.vicenzapiu.com/?a=inchiesta&o=3030).

Proprio Gambari figura tra gli azionisti di peso della società autostradale "Serenissima". Il Corriere del Veneto del 5 maggio 2010 (http://www.vicenzapiu.com/?a=inchiesta&o=3030) ipotizza uno scenario in cui il presidente di Brescia Padova Attilio Scneck (presidente della provincia di Vicenza la quale è tra i primi soci di Cis spa) chiede l'aiuto di Gambari per avere la riconferma a presidente della compagnia che gestisce la A4.

È ragionevole quindi, alla luce dei fatti sopra esposti, ipotizzare anche un comportamento assai benevolo di Schneck verso una ipotesi di maxi centro commerciale al posto o al fianco del Cis, quando nel cda della Arco srl (si cita Vicenza Più) figura tal «Giovanni Gambari, 29nne rampollo... della famiglia di Rino Mario Gambari, il maggior socio privato della società autostradale Serenissima Brescia-Padova»? Non da ultimo va anche considerato che la magistratura contabile (lo riferisce Il Giornale di Vicenza del 19 aprile 2009 a pagina 17) ha aperto un fascicolo in relazione allo stato dei bilanci di Cis spa.

E ancora, è stupefacente la previsione di Carlo Rizzotto; l'ex coordinatore provinciale dell'Idv di Vicenza infatti già il 16 aprile 2009 sul blog LaSberla.net aveva anticipato “l'inciucio”: «... Poiché una eventuale autorizzazione al centro acquisti passerebbe anche per il voto della provincia, non vorrei mai che il silenzio della giunta Variati sulle vergogne del caso Cis, sia semplicemente merce di scambio per ottenere da palazzo Nievo, magari in sede di discussione del nuovo piano territoriale provinciale, il Ptcp, un ok proprio al centro acquisti di Vicenza Est. Sarebbe uno scandalo
(http://www.lasberla.net/2009/04/cis-pressing-dellidv-su-variati/;
http://supporto01.blogspot.com/2010/05/attilio-e-achille-inciucio-mille.html, Nde)».

In ragione di quanto segnalato chiedo ai VS. uffici di valutare ogni eventuale profilo di illiceità (inclusi gli aspetti penali) rispetto alle circostanze da me descritte. Chiedo inoltre ai VS. uffici di prendere in considerazione l'ipotesi di acquisire i tabulati del traffico telefonico tra le utenze de:

-a- l'attuale presidente della provincia e le società riferibili alla famiglia di Alberto Filippi
-b- l'attuale sindaco di Vicenza e il presidente della provincia
-c- l'attuale sindaco e le società riferibili alla famiglia di Alberto Filippi
-d- l'attuale (nonché il precedente) sindaco di Montebello e le società riferibili alla famiglia di Alberto Filippi
-e- l'attuale presidente di Cis spa e le società riferibili alla famiglia di Alberto Filippi
-f- il delegato o i delegati a seguire gli interessi della famiglia Rizzi e le società riferibili alla famiglia di Alberto Filippi
-g- l'attuale presidente della provincia e elementi di spicco del Gruppo Maltauro
-h- l'attuale sindaco di Vicenza e elementi di spicco del Gruppo Maltauro

Si chiede inoltre di valutare la possibilità di vagliare con attenzione (tramite le opportune procedure) gli effettivi costi sostenuti da Cis spa per acquisire i terreni di sua pertinenza prima che questi fossero permutati con quelli di pertinenza della famiglia Filippi. Si chiede inoltre di vagliare anche il costo reale di acquisto dei terreni afferenti l'area Cis avendo cura di stabilire il prezzo preciso al metro quadro (nonché la somma globale) con cui la famiglia Rizzi avrebbe venduto i suoi lotti alla A99 della famiglia Filippi. Si chiede anche di esperire analogo controllo nella compravendita posta in essere tra i vecchi proprietari terrieri e la famiglia Rizzi. In ultimo si chiede di valutare l’opportunità di verificare l'esistenza di trasferimenti bancari, affini od assimilabili, tra i soggetti indicati dal punto "a" al punto "h".

Si segnalano qui di seguito alcuni link sul web che contengono materiale informativo a supporto di quanto descritto sino ad ora:

http://www.lasberla.net/wp-content/uploads/2010/05/erle-gdv1.pdf
http://www.lasberla.net/wp-content/uploads/2009/04/cis.pdf
http://www.lasberla.net/2009/04/cis1-equizi-%C2%ABinterporto-zanchetta-si-dimetta%C2%BB/
http://www.lasberla.net/2009/09/%C2%ABe-stata-una-scelta-antieconomica%C2%BB/
http://www.lasberla.net/wp-content/uploads/2009/04/ascom.pdf
http://www.lasberla.net/2009/04/cis-pressing-dellidv-su-variati/
http://supporto01.blogspot.com/2010/05/attilio-e-achille-inciucio-mille.html

Si rammenta tra l'altro che avendo io ricoperto fino al 2008 (e per due consiliature) la carica di consigliere comunale la mia azione politico-ispettiva è stata esercitata anche nei confronti della cosiddetta vicenda Cis-Montebello. Pertanto (nonché in forza di quanto evidenziato finora) sono disponibile a riferire ai VS. uffici quanto riteniate opportuno, se e quando riterrete opportuno.

Per tale eventualità sono rintracciabile al numero 338-4644442.

In fede Franca Equizi; data 07 giugno 2010

Cis e Vicenza Est, esposto di Equizi alla GdF

Attilio Schneck, Achille Variati, il senatore leghista Alberto Filippi, big della finanza del Nord come Rino Gambari. Sono solo alcuni dei nomi finiti in un esposto di Franca Equizi, ex consigliere comunale a Vicenza, in relazione alla vicenda che due settimane fa ha portato la provincia berica ad autorizzare due grosse strutture di vendita, una in seno al previsto interporto di Montebello, l'altra nel quadrante orientale del capoluogo palladiano. La segnalazione di Equizi è stata inviata ieri alla Guardia di Finanza di Vicenza e nel documento si invoca una sfilza di controlli: dai tabulati telefonici alla sussistenza di eventuali trasferimenti in denaro tra soggetti istituzionali e non, sino allo screening sui costi effettivamente sostenuti per acquisire la parte privata nel comparto del centro merci previsto proprio a Montebello Vicentino.

L'ANALISI. Nero su bianco Equizi ricostruisce la sua visione d'insieme. L'ex consigliera punta l'indice sull'interporto di Montebello. La struttura, ancora oggi sulla carta, era stata pensata come grande interporto che doveva favorire lo scambio delle merci dalla ferrovia alla gomma. Gli anni sono passati, le sofferenze della società Cis spa sono arrivate ad una dozzina di milioni di euro sempre garantiti da fidejussioni in capo ai soci (tra questi quelli di maggior peso sono provincia, comune, camera di Commercio, Brescia Padova e altri). Ma l'aspetto che più preoccupa l'ex consigliere riguarda «una mega speculazione edilizia che si prepara all'orizzonte dopo che la famiglia dell'onorevole leghista Alberto Filippi è entrata in possesso di metà degli appezzamenti di terreno» che compongono il comparto su cui è previsto il centro merci: poco più di 500.000 metri quadri.

CAMBI D'USO. Non a caso le modalità con le quali la provincia ha detto sì alla possibilità di un centro commerciale di 80.000 metri quadri proprio sui terreni del Cis ha fatto gridare al conflitto di interesse un pezzo del mondo politico vicentino che va a settori del Pd sino a settori del Pdl. Il presidente della provincia Attilio Schneck infatti milita nello sptesso partito di Filippi. Quest'ultimo è stato accusato in vario modo di avere avuto una imponente valorizzazione patrimoniale sfruttando «i gangli della politica». Ma a questa polemica se n'è aggiunta una seconda. Per mesi infatti il comune di Vicenza, che secondo Equizi avrebbe avuto ragione di lamentarsi per la gestione della vicenda Cis da parte della provincia, è rimasto in silenzio. Almeno per la parte che riguarda la maggioranza di centrosinistra assieme al primo cittadino Achille Variati del Pd. Una circostanza che ha fatto gridare all'inciucio la corrente che nel Pdl fa riferimento al parlamentare europeo Sergio Berlato, quando la provincia ha detto sì ad una proposta sponsorizzata proprio da Variati tesa ad autorizzare la realizzazione di un altro maxi centro commerciale vicino al casello di Vicenza Est. L'iniziativa, che è propugnata da un gruppo di imprese capeggiate dalla Maltauro, in consiglio comunale è vista come un regalo ai privati da settori dell'opposizione di centrodestra come da da pezzi della sinistra alternativa. «Siamo arrivati all'assurdo - ha dichiarato ieri Equizi - per cui in comune la Lega e Pdl dicono no al centro commerciale a Vicenza Est, mentre in provincia lo stesso schieramento è favorevole. Questa storia puzza di inciucio».

LE RICHIESTE. Per la verità Equizi, che quando sedeva sui banchi del consiglio ha sempre condotto una dura battaglia contro il Cis, nel suo esposto non fa altro che mettere in ordine rispetto agli eventi delle ultime settimane corroborando la sua segnalazione con dati, riferimenti, richiami e cifre. Il tutto viene poi distillato in una serie di richieste indirizzate alla polizia giudiziaria della Guardia di Finanza alla quale viene pure domandato di valutare l'acquisizione dei tabulati del traffico telefonico tra «l'attuale presidente della provincia e le società riferibili alla famiglia di Alberto Filippi... tra l'attuale sindaco e le società riferibili alla famiglia di Alberto Filippi... tra l'attuale sindaco di Vicenza ed elementi di spicco del Gruppo Maltauro...». E ancora: «Si chiede inoltre di valutare la possibilità di vagliare con attenzione (tramite le opportune procedure) gli effettivi costi sostenuti da Cis spa per acquisire i terreni di sua pertinenza prima che questi fossero permutati con quelli di pertinenza della famiglia Filippi. Si chiede inoltre di vagliare anche il costo reale di acquisto dei terreni afferenti l'area Cis avendo cura di stabilire il prezzo preciso al metro quadro (nonché la somma globale) con cui la famiglia Rizzi avrebbe venduto i suoi lotti alla A99 della famiglia Filippi...»

SCIARADA AUTOSTRADALE. Tuttavia nell'esposto si va oltre. L'ex consigliera partendo proprio dal coinvolgimento nell'affaire Cis di alcuni familiari di Rino Gambari (tra i grossi azionisti della Brescia Padova) tira una bordata a Schneck ipotizzando una sua condotta favorevole al centro commerciale a Montebello proprio per avere l'appoggio di Gambari quando l'assemblea dei soci della "Serenissima" dovrà rinnovare la nominda del presidente a metà giugno. Ma l'ultima chicca Equizi se la riserva su un fronte ancora diverso. Nella missiva indirizzata alla Guardia di Finanza si chiede infatti controllare eventuali trasferimenti di denaro tra i soggetti citati nell'esposto. «Ho inviato quest'ultimo alle fiamme gialle di Vicenza via fax - Spiega Equizi - a breve depositerò il tutto anche di persona. E se mi vorranno sentire io sarò ben lieta di presentarmi al comando».

Marco Milioni
da www.lasberla.net del giorno 8 giugno 2010
link originario:
http://www.lasberla.net/2010/06/cis-e-vicenza-est-esposto-di-equizi-alla-gdf/

venerdì 4 giugno 2010

Da Gaza alla II Guerra

La storia della II guerra mondiale deve essere riscritta. In sintesi. Hitler e Mussolini sono stati ampiamente finanziati da un gruppo di multinazionali americane. È famoso il pubblico ringraziamento fatto in lingua inglese di Mussolini all'America per l'aiuto ricevuto. Le prove documentali sono abbondanti. Ma è sopratutto il regime nazista ad essere una creatura degli Stati Uniti: direttamente o tramite le consociate tedesche, le multinazionali americane hanno ricostruito militarmente l'esercito nazista ed i suoi servizi segreti. Hitler come Saddam: prima alleato e poi spinto su un binario morto.

In questo contesto va collocato il genocidio degli ebrei: gli Stati Uniti avevano già deciso la costituzione dello stato di Israele, fondamentale base di controllo sul medio oriente ricco di petrolio. Era necessario popolarlo e questo poteva essere fatto solo mediante un trasferimento forzoso di abitanti di religione ebraica dalla vicina Europa. Era un operazione non facile per due motivi, la forte integrazione degli ebrei nell'ambito nazionale (sopratutto i tedeschi ed i polacchi) e l'avversione di una parte importante degli abrei alla costituzione artificiale di uno stato per motivi di ortodossia religiosa. E' qui che entra in gioco la componente sionista strattamente alleata con la cupola finanziaria nordamericana. Da una persecuzione degli ebrei in Europa si sarebbe ottenuto un flusso di emigranti forzati verso la palestina e dall'altra verso gli Stati Uniti. All'interno di questa logica criminale l'Europa è stata privata di una componente fondamentale del suo sviluppo storico, intellettuale ed economico, il popolo ebreo. Gli Stati Uniti hanno "prelevato" dall'Europa i migliori cervelli per il loro dominio. Solo così si spiega il fatto che le fabbriche amricane di Ford, GM producevano motori e mezzi militari per i nazisti sul suolo tedesco ed utilizzando come schiavi i prigionieri dei campi di concentramento. La IBM assisteva con le sue macchine ed i suoi tecnici la gestione dei campi di concentramento e dell'intero apparato repressivo nazista. AlcinI capi sionisti hanno trattato direttamente con i repressori nazisti per "selezionare" chi doveva emigrare e chi doveva rimanere. Evidentemente gli ebrei integrati ed assimilati e restii ad emigrare erano destinati alla morte. Nemmeno un km di strada ferrata che alimantava i campi di concentramento nazisti è stato mai bombardato dall'aviazione americana ed inglese, sollecita come sappaiamo a bombardare civili inermi.

Netta e ferma deve essere quindi la distinzione tra l'amato popolo israeliano, che si è trovato coinvolto nella costituzione e vita dello stato di Israele, che in quanto contenitore di popolo deve essere difeso senza tentennamenti, ma nessuna concessione a quella dirigenza sionista, che tiene prigioniero il suo popolo e quello palestinese con l'intento di utilizzare Israele non come pacifica nazione aperta ed accogliente, ma come loro strumento di guerra internazionale.

L'attacco al convoglio pacifista rientra in questa logica di mantenimento del clima di guerra e di "alimento dei nemici" strumento necessario di coesione interna. Hamas fu finanziata ed aiutata all'inizio contro Arafat proprio per evitare ogni possibilità di accordo. Non dimentichiamoci che è stata la dirigenza sionista a punire con la morte lo "sgarro" di Rabin.

Lorenzo humdrum2@libero.it

venerdì 28 maggio 2010

Attilio e Achille, inciucio a mille

Che cosa si deve pensare dei big che reggono le sorti del comune e della provincia di Vicenza? Fanno l'interesse dei cittadini, quello delle lobby di riferimento o quello degli onorevoli amici degli amici? Quale insegnamento si deve trarre dalla cosidetta vicenda Cis-Vicenza Est? Quali giochi di potere o di interessi, sempre che ve ne siano, si celano dietro i provvedimenti adottati dagli enti locali vicentini in materia di edilizia ed urbanistica commerciale? Ciò che è successo ieri in consiglio comunale a Vicenza e ciò che è successo in consiglio provinciale la settimana passata aiuta a chiarire questi dubbi? I partiti sono portatori di idee politiche autentiche o sono semplicemente il taxi dentro al quale viaggiano gli intoccabili dei poteri forti? La discussione di ieri in consiglio comunale avrebbe potuto dare risposta ad almeno parte di questi quesiti ma purtroppo la cosa non è avvenuta.

IL PREAMBOLO. Ieri pomeriggio in sala Bernarda una parte della minoranza di centrodestra costituita dal settore che nel Pdl fa riferimento all'eurodeputato Sergio Berlato, aveva chiesto al sindaco Achille Variati del Pd, ottenendola, una discussione straordinaria sulla questione del cosiddetto inciucio tra provincia di Vicenza e capoluogo berico. Tale «strano accordo» si sarebbe materializzato in un ok di massima da parte della medesima provincia nei confronti di due contestatissimi grandi parchi commericali, il primo a Vicenza Est, il secondo nel comune di Montebello Vicentino. Nello specifico la richiesta di chiarimenti era giunta dal consigliere del Pdl Maurizio Franzina il quale ha ottenuto dalla maggioranza di centrosistra che una breve frazione della assise consiliare venisse dedicata alla questione da lui sollevata.

LA RETROSPETTIVA. Da giorni infatti la querelle attorno alla contestata autorizzazione (in realtà si tratta solo di una parte dell'iter) per i due centri acquisti, è diventata una sorta di tormentone sulla stampa locale. La settimana scorsa peraltro settori importanti del Pdl, durante una seduta del consiglio provinciale dedicata al piano di riassetto territoriale nel Vicentino (il Ptcp), avevano proposto un emendamento molto restrittivo; emendamento che proponeva il blocco alla realizzazione del grande shopping centre in una zona di Montebello, almeno in parte, originariamente dedicata alla realizzazione di un centro logistico per lo scambio dalle merci dalla ferrovia ai tir (Cis). Tra le motivazioni a sostegno del blocco vi sono l'eccessiva saturazione urbanistica della zona, nonché la eventualità di colpire oltre misura la condizione dei piccoli esercizi. Non a caso la Confcommercio di Vicenza si è schierata contro l'ipotesi del centro acquisti. I comuni dell'area, e in particolare quello interessato (Montebello), si erano impegnati infatti a vincolare come agricoli quei lotti, ben 500.000 metri quadri, qualora sui quei terreni fosse stato pianificato un uso diverso dal centro di interscambio merci. Tuttavia una serie di vicissitudini amministrative aveva aperto uno spiraglio per realizzare anche un centro commerciale; l'opzione si era materializzata concretamente dopo che la proprietà della metà dei lotti interessati al Cis era stata acquisita dalla società che fa capo alla famiglia dell'onorevole Alberto Filippi il quale milita nello stesso partito, la Lega Nord, che esprime il presidente della provincia Attilio Schneck nonché una buona parte della maggioranza che lo sostiene.

Questo ventilato conflitto di interessi da oltre un anno e mezzo ha scatenato una congerie di illazioni sul conto della Lega, sul conto di Filippi e soprattutto sul conto dei soggetti, in gran parte pubblici, che detengono la maggioranza delle quote di Cis spa (provincia di Vicenza, camera di commercio berica, comune di Vicenza, Autostrada Brescia Padova, Banca Popolare di Vicenza tra gli altri). L'accusa principale che viene mossa nei confronti di questi soggetti è quella di avere ridotto da 500.000 a 250.000 i metri quadri destinati al Cis, gettando di fatto le basi per una speculazione fondiaria a beneficio della famiglia Filippi la quale da oltre tre anni detiene metà dell'area. Di più, al calderone delle polemiche si era aggiunta di recente la netta presa di posizione di quella corrente del Pdl che fa capo a Berlato, il quale in suo durissimo comunicato stampa della settimana passata, era persino arrivato a far balenare l'ipotesi di un Filippi benedetto da una valorizzazione immobiliare sospetta. E proprio in questa direzione la settimana passata era andato l'emendamento del Pdl alla delibera urbanistica presentato a palazzo Nievo dal consigliere Arrigo Abalti, il quale siede pure a palazzo Trissino come consigliere comunale. In quella occasione la maggioranza di centrodestra aveva bocciato a fatica l'emendamento Abalti visto che buona parte del Pdl aveva votato con le minoranze di centrosinistra; contestualmente però la stessa maggioranza Lega-Pdl (ala Berlato esclusa) aveva detto sì ad un emendamento presentato dal centrosinistra, nello specifico da Matteo Quero del Pd (ex assessore alla cultura in comune e vicinissimo al primo cittadino), che chiedeva la possibilità di derogare alla norma che all'oggi in qualche maniera non consente la costruzione di nuovi centri commerciali a Vicenza Est. L'emendamento per giunta aveva avuto la benedizione del sindaco berico Achille Variati che in comune invece guida una coalizione di segno politico opposto a chi regge le sorti di palazzo Nievo.

IL CASO POLITICO. Tant'è che questa convergenza d'intenti trasversali, sebbene negata da Quero, ha mandato su tutte le furie Berlato unitamente ai suoi seguaci in seno al consiglio comunale: Maurizio Franzina e Arrigo Abalti in primis. Di più lo stesso Berlato ha rivelato la sua verità spiegando che aveva avuto notizie certe di una sorta di voto di scambio tra Lega, transfughi del Pdl e Pd. Voto di scambio, ordito tra provincia e comune, tra i cui registi ci sarebbe Nereo Galvanin, potentissimo assessore provinciale al patrimonio in quota Pdl, nonché braccio destro in provincia dell'europarlamentare del Pdl Lia Sartori (da settimane a sua volta in guerra con Berlato per la scissione del gruppo municipale). Sicché quando ieri si è affrontata la discussione chiesta da Franzina, lo scontro ha raggiunto il suo apice. In sala Bernarda il primo cittadino Achille Variati (Pd) ha respinto al mittente le accuse, spalleggiato in questo dalla sua maggioranza. Il ragionamento dei democratici è chiaro: poiché l'opposizione di centrosinistra in provincia ha votato a favore dell'emendamento per la bocciatura dello shopping centre a Montebello, non si comprende la logica «del do ut des» in ragione della quale veniamo accusati da uomini politici che appartengono per giunta allo stesso schieramento che in provincia ha detto sì al parco acquisti di Montebello. Ma Franzina si dice a sua volta insoddisfatto, non solo nei confronti di Variati ma pure nei confronti di Quero, col quale ha avviato un confronto fatto di comunicati al vetriolo.

QUESTIONE DI FONDO. L'affaire Cis però non è una storia dell'altro ieri. Sino alla metà degli anni Novanta quando in provincia e in comune dominava il primo centrosinistra l'area prescelta era stata collocata a nordest del capoluogo, tra Vicenza e Monticello Conte Otto. Poi con l'arrivo del centrodestra le cose sono cambiate sino ad identificare l'area di Montebello lungo la statale 11 in direzione Verona. E quello che è successo ieri in sala Bernarda non sorprende l'ex consigliere comunale Franca Equizi (prima leghista, poi autonomista indipendente, oggi attivista a capo di una associazione civica): «A questo punto la storia ha dato ragione a chi come me da sempre sostiene che l'opzione Montebello non sia altro che una mera speculazione edilizia. Un tempo come referente politico c'era la ex presidente della provincia, l'onorevole Manuela Dal Lago; poi si è impossessato del giocattolo, politicamente parlando, il senatore Alberto Filippi, tutti e due del Carroccio, tutti e due siedono in consiglio comunale a Vicenza. Ma il destino dell'operazione era segnato. Con la scusa di costruire un centro intermodale che non si farà mai si comprano al prezzo di una pipa di tabacco 500.000 metri quadri di stupenda campagna e li si rendono edificabili con valorizzazioni fondiarie annesse e annessa distruzione di territorio verde. Putroppo - aggiunge Equizi - quella battaglia in consiglio comunale la feci da sola. Il centrosinistra, se si esclude l'ex consigliere comunale verde Ciro Asproso che fu infatti molto pugnace, o è stato in silenzio o si è limitato a pigolare qualcosa». Poi Equizi aggiunge un'altra considerazione: «Io non so se ci sia stato voto di scambio ma comunque lo scambio, o meglio l'inciucio, tra Variati e Schneck c'è stato. A questo punto è chiaro che i partiti e le istituzioni contano quello contano. Si sono trasformati nell'agenzia pratiche dei potentati economici. Guardate Filippi, a causa dell'affaire Cis è abbastanza isolato in Lega; il progetto centro commerciale in zona Cis per divenire realtà deve avere l'ok dei soci di Cis spa (comune di Vicenza incluso, Ndr), l'ok di Montebello, l'ok della provincia e l'ok della regione. Tranne per il nullaosta regionale a Filippi fino ad ora è andata più che bene. Chi gli ha tenuto bordone nel partito? E soprattutto su quali appoggi extrapolitici può contare? Sono vere le indiscrezioni apparse sulla stampa locale di una grossa società immobiliare veronese che sarebbe interessata a sviluppare l'opzione Montebello? E come mai Variati ha lasciato per tanto tempo un uomo vicino alla Sartori (si tratta di Gabriele Galla del Pdl, Ndr) come rappresentante del comune nel cda di Cis spa? E a breve che cosa farà la regione? Ha in qualche modo poteri di veto nei confronti della apertura dello shopping centre di Montebello? E se sì quale idea in merito ha il neo-governatore leghista Luca Zaia? Se l'ala che fa capo a Berlato dice di volere andare fino in fondo mi aspetterei un bell'esposto in procura. Ma anche fosse presentato la magistratura farà qualcosa? Ho qualche dubbio in merito».

PREVISIONE AZZECCATA. E se gli interrogativi sollevati da Equizi finiscono sul tavolo della politica berica, al momento senza risposta, rimane comunque aperta la questione sollevata lo scorso anno da Carlo Rizzotto, ex coordinatore dell'IdV per la provincia di Vicenza, oggi fuoriuscito dal movimento per forti dissensi coi vertici regionali del partito. Proprio Rizzoto nell'aprile 2009 aveva dichiarato: «Da mesi si bisbiglia nei palazzi di un maxi centro commerciale che dovrebbe sorgere a Vicenza Est, magari affiancato al nuovo stadio che Vicenza Futura spa (leggi Maltauro e Unicomm, Ndr) vorrebbe realizzare nell’ambito del nuovo piano di assetto territoriale della municipalità di Vicenza. Poiché una eventuale autorizzazione al centro acquisti passerebbe anche per il voto della provincia, non vorrei mai che il silenzio della giunta Variati sulle vergogne del caso Cis sia semplicemente merce di scambio per ottenere da palazzo Nievo, magari in sede di discussione del nuovo piano territoriale provinciale, il Ptcp, un ok proprio al centro acquisti di Vicenza Est. Sarebbe uno scandalo». Le parole dell'ex coordinatore finiscono quindi per pesare come pietre proprio perché la previsione si è avverata in ogni suo dettaglio. Rizzotto tra l'altro prese quella posizione lo scorso anno proprio mentre il consigliere comunale dell'IdV Silvano Sgreva inviava un duro monito sull'affaire Cis alla giunta di centrosinistra della quale è tuttora sostenitore ed alleato. Da allora però la voce critica di Sgreva si è sopita e lo stesso consigliere è divenuto segretario provinciale del partito, o meglio commissario, seppure con una carica pro-tempore.

Marco Milioni
link originario: http://www.lasberla.net/2010/05/ettore-e-achille-inciucio-a-mille/

giovedì 27 maggio 2010

L'odio del pio Serafin

Interessante la polemica a tre, ancorchè confinata nelle pagine delle lettere del Giornale di Vicenza della settimana scorsa, fra Maurizio Franzina (capogruppo Pdl in consiglio comunale), Pio Chemello (ex assessore democristiano) e Pio Serafin (consigliere comunale Pd). Pretesto della contesa, una panoramica feroce da parte di Franzina, che vuole accreditarsi come oppositore duro e puro (e nei fatti lo è), su alcuni atti recenti del centrosinistra di Variati. Vero oggetto della querelle, secondo noi, il livello di asprezza a cui deve giungere il dibattito politico.

Secondo Chemello, infatti, il "giovane" Franzina (47 anni suonati e 15 anni di attività amministrative alle spalle, quando in Inghilterra il nuovo premier ne ha 43) sarebbe accecato dall'«odio». Dall'alto dei suoi ottanta e passa anni, Chemello ricorda come «perfino nel Consiglio Comunale del 1946, ove erano accolti uomini fascisti e uomini comunisti - ovviamente contrapposti politicamente, perché ancora caldi per le recento lotte intestine - non si respirava odio di tal genere». Franzina sarebbe colpevole di livore personale, insomma. Leggendo la lettera di Franzina, non scorgiamo livore neanche col microscopio. A meno di considerare tale l'accusare il sindaco Variati di «inventarsene ogni giorno una» (largheggiare in marketing d'immagine), additare come capro espiatorio l'assessore all'edilizia privata Cangini per la figuraccia di aver sanato la "banca fantasma", parlare di «piagnisteo» variatiano sullo scandalo Marghera (sito di smaltimento rifiuti sotto indagine giudiziaria, eredità del sodalizio Rossi-Valle in Aim), denunciare la lottizzazione di "careghe" in Acque Vicentine, Amcps e Aim, e infine rinfacciare alla maggioranza di non tener conto in aula dei rilievi dell'opposizione. Il merito, naturalmente, è opinabile. Cangini, infatti, da assessore competente è responsabile politico tanto quanto il resto dell'amministrazione e della maggioranza consiliare, e, come ricorda nella sua replica Serafin, l'ordine del giorno in consiglio prevede per regolamento la precedenza agli argomenti decisi dalla giunta. Su Marghera, poi, fino a quando la magistratura non avrà terminato il suo lavoro, sarebbe opportuno una saggia cautela da parte degli esponenti del centrodestra.

Ma tutto questo non è odio: è sana polemica. Serafin, scatenato, se la prende con Franzina perché questi definisce sprezzantemente la maggioranza «antidemocratica ed arrogante». E gli contrappone un fuoco di fila di contro-argomenti, pochi sostanziali (il già ricordato regolamento consiliare, l'assenteismo di certuni della minoranza), molti di colore se non, francamente, ridicoli nel loro malcelato moralismo sessuofobico e baciapile («Arroganza è stato sperperare denaro pubblico per comperare 20 penne d'oro da 3.000 euro l'una da regalare al primo che passa. Una è andata a Bolle, il ballerino che si esibisce, come dice la Littizzetto, con il "walter" di fuori», «Arroganza è stato sposarsi in un venerdì di Quaresima in pompa magna in Cattedrale, alla presenza del presidente del Consiglio, in barba al quinto precetto generale della Chiesa: "Non celebrare le nozze nei tempi proibiti"»), e uno addirittura infondato (l'accusa all'ex sindaco Hullweck di aver nominato la moglie Lorella Bressanello dirigente dell'ufficio urbanistico, quando invece l'architetto venne scelta durante il mandato di Quaresimin, centrosinistra, anni prima del matrimonio col futuro sindaco forzista).

Quello del cattolico Serafin, semmai, è odio, perché infarcito di giudizi personali, bacchettoni, farisaici. D'altronde, si chiama Pio non per niente. E il livoroso e pio Serafin è presidente della commissione cultura in Comune. Andiamo bene.

Alessio Mannino
da: www.vicenzapiu.com
link originario: http://www.vicenzapiu.com/?a=opinioni&o=6374

mercoledì 19 maggio 2010

Non seguo Zanetti...

Il consigliere comunale di Vicenza Pippo Zanetti (della lista civica VIC) è uno di quegli uomini sulla cui onestà, intellettuale in primis, si possono mettere tranquillamente otto mani sul fuoco. È una persona trasparente che ama parlar chiaro, tra le poche in sala Bernarda ad interpretare con passione il mandato affidatogli dagli elettori.

Di più, è uno che non si tira in dietro anche quando si tratta di discutere argomenti un po' ostici per la stessa maggioranza di centrosinistra cui egli stesso appartiene. E non a caso è stato il solo, che io sappia, che si è espresso pubblicamente sulla questione relativa all'introduzione del referendum propositivo-abrogativo in seno allo statuto del comune di Vicenza. Il suo punto di vista è stato messo nero su bianco in una lunga lettera pubblicata su Vicenza Più, la quale è una replica ad un puntuto intervento di Fulvio Rebesani sul medesimo argomento (quest'ultimo sostiene che la maggioranza ha abbandonato il progetto referendario mentre Zanetti, con i dovuti distinguo, non la pensa così).

Faccio più fatica però a capire la posizione di Zanetti sulla questione del quorum. Il consigliere comunale infatti si è sempre dichiarato un fiero sostenitore dell'introduzione della consultazione referendaria, ma come molti membri della maggioranza, nutre dubbi (anche se in cuor suo credo che siano assai pochi) circa la soglia di validità della consultazione con una quota pari o superiore al 10% degli aventi diritto al voto. Ora la domanda cui veramente bisogna dare risposta è questa: come mai c'è un ampio schieramento trasversale destra- sinistra che teme l'introduzione di un formidabile strumento di democrazia diretta? In uno dei paesi più efficienti e meglio organizzati al mondo, la Svizzera, i referendum (senza quorum alcuno per giunta) sono all'ordine del giorno. Non sono meri strumenti eccezionali chiamati in causa solo quando occorre cassare norme ritenute ingiuste, bensì sono strumenti di uso abbastanza frequente che concorrono alla definizione del quadro normativo con pari dignità e pari forza dei provvedimenti varati dall'organo legislatore. Una fattispecie del genere porta fisiologicamente a togliere un po' di rendite di posizione a lobby, partiti e apparati. Ma una classe politica che si definisce democratica non può temere che i cittadini si esprimano anche senza ricorrere all'intermediazione delle elezioni.

La democrazia rappresentativa, così come la conosciamo, è entrata da tempo in crisi tanto da rivelarsi spesso come un sistema in cui dominano piccole oligarchie organizzate. Certo lo strumento referendario di per sé non migliora o non peggiora nulla, perché di ogni cosa si può fare buon uso, cattivo uso o abuso. Però pensare che al cittadino debba essere messa una sorta di tutore (il fantomatico quorum) con la scusa che un quorum basso o inesistente permetterebbe a pochi di decidere su molti è una ipocrisia.

L'idea che le masse non possano godere troppo della possibilità di auto-regolarsi (generando comunque delle elite che alla bisogna affrontino determinati problemi) e l'idea che le masse vadano comunque accompagnate per mano è intrinsecamente pericolosa. «L’organizzazione è la madre del predominio degli eletti sugli elettori». Così diceva negli anni Venti un brillante Robert Michels che da vero tedesco (un po' fanciullo un po' ingenuo) concettualizzò la sua visione politica dell'elitismo dando il suo sostegno ad un nascente partito italiano che vedeva come pacifista e antirazzista. Quel partito era quello di Benito Mussolini.

Tralasciando però le elucubrazioni filosofiche sul tavolo rimane la questione di fondo. La attuale maggioranza avrà la forza e il coraggio di inserire in seno allo statuto del comune la novità referendaria? Riuscirà a mantenere la promessa di una delibera entro dicembre? Come mai a due anni dalla elezione di Achille Variati (PD) come nuovo sindaco la delibera sul referendum non è ancora transitata in sala Bernarda? Come mai questioni meno dirimenti sul piano della vita democratica cittadina come il cosiddetto piano urbanistico Cestaro hanno trovato in aula una corsia speditissima? Come mai la stessa velocità non si è adoperata per la delibera sul referendum? Chi detta veramente l'agenda del consiglio comunale di Vicenza?

Marco Milioni
link originale: http://www.lasberla.net/2010/05/non-seguo-zanetti/

martedì 11 maggio 2010

Caso Aim, prosciolti Huellweck e sei dell'ex cda

La firma sul decreto di archiviazione è arrivata. Il tribunale ha definitivamente scagionato l’ex sindaco di Vicenza Enrico Hüllweck e sei dei sette componenti dell’ex consiglio d’amministrazione di Aim, rispettivamente dalle ipotesi di abuso d’ufficio e di truffa aggravata. Assieme a loro ci sono altri due indagati per i quali il gip ha decretato la fine delle ostilità giudiziarie. Com’è noto, restano al vaglio della procura le posizioni dell’ex presidente della municipalizzata Giuseppe Rossi, il geometra Carlo Valle, che vendette per 6 milioni e mezzo di euro la piattaforma di Margera per la gestione dei rifiuti al centro di così tante polemiche per il grande buco generato nelle casse di Aim, e il consulente di Aim Gianni Giglioli. Di recente quest’ultimo è stato interrogato e ha sostenuto la propria correttezza, chiedendo il proscioglimento. La decisione spetta al procuratore Salvarani e al sostituto Falcone.

PROSCIOLTI. Per i nove indagati da tre anni al centro della complessa vicenda finalmente è calato il sipario investigativo. Enrico Hüllweck e i consiglieri d’amministrazione di Aim fino al 2007 Renato Bertelle, Sandro Bordin, Bruno Carta, Silvio Fortuna, Alessandro Moscatelli e Giuliano Tricarico, assistiti dagli avv. Lorena Puccetti, Giovanni Manfredini, Lucio Zarantonello e Sara Motta, vedono conclusa una vicenda che all’epoca aveva suscitato clamore per opposti motivi. L’allora sindaco perché finendo sotto inchiesta per l’ipotesi di avere danneggiato Aim a vantaggio del Comune, osservava che aveva sempre fatto gli interessi della collettività; mentre i consiglieri di Aim, indagati per un teorico raggiro consumato ai danni dell’ente proprietario, il Comune, sono usciti a testa alta perché osservano i pm che sarebbero stati tratti in errore da Rossi e Valle. Infine, gli altri due indagati archiviati - e di cui si era avuta notizia un paio di mesi fa quando fu depositata la richiesta di archiviazione - sono l’ex consigliere di Aim fino al 2004 Alberto Filosofo e l’amministratore delegato di Ecoveneta Bruno Lombardi, partner di Aim nel prendere in affitto Marghera prima che la municipalizzata l’acquistasse. La richiesta di archiviazione era stata inviata alle parti offese Aim spa, Aim Bonifiche e Comune di Vicenza, difese dall’avv. Enrico Ambrosetti, perché avrebbero potuto presentare una teorica opposizione. Questo non è avvenuto e il gip ha firmato anche per loro l’uscita di scena.

COMMENTI. «L’archiviazione - ha ribadito un soddisfatto Hüllweck - è la dimostrazione che ho agito nell’esclusivo interesse dell’istituzione per la quale sono stato eletto, operando per il bene della città e del Comune». La questione centrale era il trasferimento di risorse da un ente all’altro. Problematiche soprattutto di contabilità degli enti pubblici. «Anche negli anni in cui Aim ha trasferito maggiori risorse al Comune per gli impegni finanziari a favore della città - aggiunge -, le capacità economiche di Aim non sono state menomate. Questo è importante ribadirlo. Oltre tutto, come più volte si è sottolineato, sono stati anni difficili per l’azienda pubblica di San Biagio perché c’è stato il passaggio da società municipalizzata a società di capitali, con tutte le complicazioni del caso come ben sanno gli addetti ai lavori». I pm Salvarani e Falcone nella richiesta di archiviazione hanno spiegato che se da un lato non sono emersi indizi per sostenere che l’ex sindaco «abbia agito con l’intenzione di danneggiare Aim», dall’altro lato egli ha avvantaggiato «l’amministrazione comunale, anche a rischio di determinare squilibri nell’assetto finanziario della società controllata». Ma Hüllweck ha spiegato che «non ha mai esercitato alcuna pressione indebita sul Cda di Aim», come alla fine ha riconosciuto il tribunale.

EX CDA. Dopo che l’imprenditore Bruno Carta alla notizia della richiesta di archiviazione aveva parlato della fine di un incubo durato tre anni, anche perché i sei componenti del Cda avevano denunciato pubblicamente le cose che non andavano perché molte decisioni erano passate sopra la loro teste - come gli stessi pm hanno osservato -, l’avv. Bertelle in questo periodo ha ribadito di essere stato, assieme ai colleghi, ingannato dal comportamento altrui.

Ivano Tolettini
da Il Giornale di Vicenza di martedì 11 maggio 2010; pagina 14