giovedì 3 marzo 2022

Da Le Iene un messaggio serio per il mondo ambientalista


(m.m.) Ieri Le Iene, popolare programma di Itala uno, ha mandato in onda un approfondimento firmato da Marco Fubini e da Matteo Viviani, che deve essere incorniciato. La relazione stretta (sul cui perimetro la discussione è amplissima) che c'è tra riscaldamento globale, fonti fossili, correlazione tra risorse energetiche fossili e conflitti geopolitici, architettura, pianificazione territoriale è un fattore noto agli esperti e al mondo ecologista: ma la sua divulgazione, specie in Italia, è da sempre un problema ostico. Il merito di Fubini e Viviani è stato quello di rendere concetti profondi e complessi in maniera rigorosa ma effervescente: ritmo incalzante, montaggio ben cadenzato, immagini che vanno sempre a bersaglio, questioni pratiche e dossier di portata generale, sono il mix ben dosato che ha fatto della puntata de Le Iene una puntata riuscita. Una puntata che dovrebbe fare da sprone ad un bel pezzo del mondo ambientalista italiano, che dovrebbe liberarsi di un armamentario comunicativo e in parte ideale alla canna del gas. Questo approccio, tranne qualche eccezione, non è in grado di accogliere i giovani, che sono poi le persone che per prime, sperimenteranno la bancarotta ambientale che sul pianeta Terra prende corpo giorno dopo giorno. Ben inteso: il fatto che il lavoro de Le Iene sia fruibile e rigoroso non significa che sia facile. Anzi, rendere comprensibile ciò che è complesso, è molto difficile. Ma senza interfacce i contenuti, anche i più nobili, sono solo pensieri nel vuoto.

martedì 15 febbraio 2022

Caso Kersevan, un funzionario comunale vicentino rischia di inciampare a villa Lattes


Ieri il Comune di Vicenza con una breve nota, che peraltro contiene alcune dichiarazioni del sindaco Francesco Rucco, ha annunciato la volontà di revocare il permesso di utilizzare la sala municipale di via Revel. Il motivo? L'evento programmato dagli organizzatori prevede la presenza della relatrice Alessandra Kersevan, considerata da molti ambienti di centrodestra come una scrittrice «negazionista» in materia per quanto riguarda il dramma delle Foibe. 

Ora al di là della querelle politica che l'annuncio di palazzo Trissino ha già scatenato un eventuale diniego definitivo da parte dell'amministrazione presenta anche un aspetto legale. In ragione della riforma che porta il nome di legge Bassinini le Camere per quanto riguarda la pubblica amministrazione hanno definitivamente sancito la differenziazione degli ambiti di pertinenza degli organi elettivi o politici e quelli in capo ai funzionariato.

Nel caso di specie, ne parla anche Vicenzatoday.it, il funzionario deputato a rilasciare il permesso per l'utilizzo della sala deve semplicemente limitarsi ad appurare che il richiedente formuli correttamente l'istanza, che siano pagati gli oneri e che eventuali prescrizioni di legge siano rispettato. Al funzionario pubblico infatti non spetta sindacare sui contenuti dell'incontro ospitato nello spazio pubblico a meno che non ci siano violazioni della legge: per esempio l'utilizzo di una sala comunale non può essere chiesto per ospitare una bisca clandestina o un centro di smistamento di droghe pesanti.

Comunque la situazione a palazzo Trissino si fa sdrucciolevole. Se dopo un eventuale diniego il soggetto che ha fatto domanda per l'utilizzo della sala (in questo caso il partito della Rifondazione comunista) dovesse formalmente diffidare il segretario comunale o il funzionario dal tornare sui propri passi e se nonostante ciò il diniego permanesse colui che firma quell'atto, oltre che il pubblico ludibrio, rischia una incriminazione quanto meno per attentato ai diritti politici del cittadino. Infatti l'articolo 294 del codice penale stabilisce che chiunque «con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l'esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà, è punito con la reclusione da uno a cinque anni». Sempre in ambito penale altri rischi potrebbero giungere da una eventuale incriminazione per violenza privata e rifiuto in atti d'ufficio.

Ad ogni buon conto che la presa di posizione assunta in queste ore, sotto sotto, convinca assai poco il sindaco Rucco è abbastanza chiaro per chi sa leggere tra le righe. Come è chiaro che l'uscita del primo cittadino sia in realtà dovuta ad un aut aut di quella parte della maggioranza che fa riferimento alla bassanese Elena Donazzan (assessore regionale alla formazione e pezzo da novanta di Fdi nel Veneto). Se però si compulsano con attenzione le parole di Rucco si potrà leggere un passaggio illuminante in cui parla di «... presa d'atto che tale inconciliabilità rende di fatto incompatibile l'utilizzo di spazi pubblici di proprietà comunale per la diffusione di idee e teorie che risultano in aperto contrasto non solo con una storiografia ormai consolidata, ma anche con autorevoli pronunciamenti istituzionali...». Al di là del fatto che le argomentazioni della Kersevan sono tutt'al più dibattute o controverse per un fronte più o meno connotato e che le competenze della giunta berica stanno alla storiografia come Segio Vastano sta a Clint Eastwood, è bene non distogliere l'attenzione dalle parole di quella nota. 

La prima espressione da considerare è «di fatto». Rucco che di mestiere fa l'avvocato sa bene che non esiste nessuna base giuridica per il diniego che si presume sia già stato opposto o che sarà opposto dal funzionario. E infatti si guarda bene dall'usare l'espressione «di diritto». Preoccupato per questo scivolone logico lo stesso primo cittadino, quasi fosse una excusatio non petita, fa infatti precedere il suo assunto da un passaggio che denota il suo imbarazzo per qualcosa che in fondo non sembra condividere: «... non si tratta, beninteso, di un atto di censura ai danni della libertà di pensiero e di espressione garantita dalla Costituzione...». Con una uscita del genere il primo cittadino ha cercato chiaramente di dare una copertura politica ad un diniego le cui eventuali conseguenze penali però saranno sul solo groppone di quel funzionario che si assumerà la responsabilità della firma (a meno di una clamorosa chiamata in correità da parte di quest'ultimo).

Ma sul piano più storico-politico quali riflessioni possono scaturire da una vicenda del genere? Io credo che sia giunto il tempo che presso le sale di un ente pubblico si debba potere ospitare un qualsiasi evento o dibattito. Escludere qualcuno in base a ragioni di opportunità è pericoloso e sbagliato. In queste ore l'Anpi, in modo sacrosanto peraltro, sta dando contezza del suo sdegno. Il problema però è che la libertà di espressione del proprio pensiero deve valere sempre. Il dramma delle Foibe (ne parlano in modo chiaro e accessibile Nova Lectio e Alessandro Barbero) è un fatto storico, come un fatto storico sono le atrocità italiane (una pagina nera della storia col quale il Belpaese su input degli Stati Uniti che coi fascisti ci sono andati a braccetto e come) che hanno in parte scatenato quel risentimento al netto delle tensioni già in essere al di là e al di qua del confine.

La questione è un'altra oggi. Si arriverà mai ad un momento nuovo della storia in cui a Villa Lattes si potrà ospitare la Kersevan di turno (o «un Giampaolo Pansa qualunque» perfino un Marcello Veneziani qualunque parafrasando lo storico Alessandro Barbero) senza che ci sia una amministrazione più o meno orientata che neghi la sala a tizio o a caio, magari vicino alla destra o alla sinistra? «Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo» scrisse il secolo scorso la saggista britannica Evelyn Hall. Nessuno sembra prendere seriamente questo concetto, l'unico che abbia un senso autentico in querelle di questo tipo. Si preferiscono gli scontri tra correnti opposte in modo che questa continua querelle tra filo-fascisti e filo-comunisti alimenti un ciclone nella calma del cui occhio il capitale agisce indisturbato.

Propongo ora un sondaggio concettuale. Nelle città italiane oltre alle vie intitolate ai martiri del nazifacismo, del comunismo, delle foibe quante strade o piazze sono dedicate? E quante invece sono dedicate ai martiri del colonialismo (la strage dei pellerossa magari dice qualcosa), del liberismo, dell'industrialismo, del capitalismo e della globalizzazione? Il fattore economico e quello legato alla volontà di potenza (abilmente mascherati da religione, ideologia, consumismo fino alla paccottiglia in salsa social network dei giorni nostri) sono di gran lunga i maggiori responsabili della gran parte dei drammi patiti in ogni dove e in ogni quando dagli oppressi ad opera degli oppressori, ma questa cosa non si deve dire. Perché non si può dedicare una piazza ai morti causati dal libero mercato e dalle sue connaturate distorsioni per esempio?

In ultimo, una piccola annotazione agli alfieri di una certa sinistra. Smettetela di rompere le scatole avanzando l'idea che certi spazi di discussione debbano essere negati a chi strizza l'occhio al fascismo. Le cazzate si combattono con gli argomenti o col sarcasmo. Solo in caso di violenza si risponde con la violenza. Il primo che dice «ma la storia italiana ha in Costituzione bla bla bla» dice una sciocchezza. È una sciocchezza, tanto quanto la dichiarazione di Rucco che citando due personaggi mediocri della storia politica italiana come Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, due soggetti ascrivibili al centrosinistra ma anche alla sfera d'influenza americana, cerca, più o meno goffamente, di scambiare il sacrosanto riconoscimento del dramma delle foibe con voglia di un pezzo della destra del Belpaese di cancellare l'infamia della italianizzazione forzata e del colonialismo d'accatto portati avanti prima dal Regno d'Italia e poi da quella specie Tangentopoli con fez e manganello, cara ad industriali, agrari, mafie nonché chiesa cattolica «e parenti loro», che è stato il fascismo.

Marco Milioni

domenica 19 settembre 2021

Il vaccino, la bassanese pronta all'estremo sacrificio e il project financing




In queste ore sta facendo discutere la presa di posizione Ilaria Brunelli, la consigliera comunale di Bassano del Grappa la quale sulla sua pagina Facebook ha dichiarato: «Mesi fa valutavo l'idea di vaccinarmi. Ma l'aggressività e la coercizione che adottate sono così abnormi che ho deciso che non mi vaccinerò per nulla al mondo... Ve lo dico col sorriso di chi non ha paura di morire per un Diritto». Ne parla diffusamente Vicenzatoday.it peraltro. Si può valutare in mille modi l'uscita della consigliera. Ma gli attacchi ad alzo zero partiti nei suoi confronti da Italia viva sono di una idiozia siderale. La Brunelli, che ci creda o no, ha parlato di una sua scelta personale e di come intenderebbe portare avanti fino in fondo il suo convincimento personale: chiedere le sue dimissioni perché si dichiara pronta a morire per un principio è quanto di più violento, ipocrita e imbecille si possa dire. Mutatis mutandis è come se la stessa critica i signori di Iv e i loro aficionados lal muovessero a Jan Palach quando decide di darsi fuoco per protesta contro la occupazione sovietica della Cecoslovacchia adducendo la giustificazione che le sue dichiarazioni prima della «hanno dell'incredibile e sono politicamente deprecabili». Sarebbe facile accusare gli estensori della critica cucinata nelle stanze di Italia viva come il risultato del pensiero unico. Non è vero perché di pensiero lorsignori sembrano non averne affatto. Alla Brunelli invece sarebbe da domandare come mai, visto che lei si dice pronta a portare fino alle estreme conseguenze l'affermazione di un diritto non abbia mai detto nulla sullo scempio (ambientale, economico, sociale per tacere sul resto) che un'opera come la Superstrada pedemontana veneta ha cagionato al Bassanese e non solo. Si tratta di un'opera che sul piano politico è stata imposta ai territori con una ipocrisia e una violenza pari se non maggiore rispetto a quella con la quale i corifei del pensiero unico stanno occultando dietro al green pass trent'anni di privatizzazione strisciante della sanità pubblica, Veneto in primis, contro la quale però Brunelli, Iv e tutte, o quasi, le forze presenti nell'arco politico, ben si guardano dal criticare i padroni del vapore. Evidentemente contro il vaccino si può essere pronti all'estremo sacrificio, contro il project financing (che a partire dalla sanità per passare alle grandi opere) che depaupera le casse pubblica rendendo più difficili le cure della gente, invece si tace. Ergo... Rimane solo una cosa da dire. Ma se per ipotesi di punto in bianco le limitazioni sparissero, il vaccino non fosse più richiesto e il green pass finisse in discarica il Veneto e l'Italia sarebbero un posto migliore e più democratico? La risposta è no. Perché la linea del non ritorno, tra ambiente massacrato, diritti sociali calpestati, mafie imperanti in ogni ambito, schiavitù varie e analfabetismo funzionale ormai dilagante, la via del declino è già stata imboccata da tempo. Evidentemente c'è qualcuno, tra quelli che oggi protestano più o meno sonoramente, che semplicemente vorrebbe essere lasciato in pace a bere il suo spritz davanti ad una zona industriale abusiva mentre la fase terminale di quella colorita cloaca che chiamiamo democrazia italiana entra nel vivo.

lunedì 16 agosto 2021

Green pacco

Da ultramaggiorenne, ultravaccinato e greenpassmunito, m'illudo di poter sollevare qualche legittimo dubbio sul pensiero unico che ci circonda senza venire iscritto d’ufficio al partito dei Negazionisti No Vax-No Pass e trascinato con loro sulla pira dei pirla.

1. Un anno fa (con zero vaccinati) avevamo un terzo di contagi e un ottavo di morti al giorno rispetto a oggi (con 2/3 della popolazione vaccinata). Il 13 agosto 2021 sono morti in 45 e il tasso di positività (rapporto tamponi/contagiati) era al 3,28%, contro i 6 e l’1,02 del 13 agosto 2020. L’altroieri i ricoverati in terapia intensiva erano +17 e nei reparti ordinari +58, contro i +2 e i +7 di un anno fa. I dati erano molto inferiori a oggi anche il 13 settembre, dopo l’estate folle delle discoteche aperte: 7 morti, positività all’1,6%, +5 in terapia intensiva. Bastano la variante Delta e il mancato lockdown nel 2021 a spiegare il terribile paradosso? O i vaccini (che continuiamo a raccomandare perché riducono i rischi di morte e di ricovero) sono molto meno efficaci e molto più perforabili di quanto si pensasse?

2. Ancora il 13 ottobre, quando Conte varò il primo Dpcm contro la seconda ondata, i morti erano meno dell’altroieri (41 contro 45). Eppure i giornaloni accusavano il governo di inerzia e gli esperti veri o presunti invocavano il lockdown: quanti morti servono ora perché qualcuno chieda a Draghi &C. almeno una parola chiara?

3. Più che della legittimità filosofico-giuridica del Green pass, bisognerebbe discutere della sua utilità pratica. Cosa risponde il governo a Crisanti che lo accusa di mentire spacciandolo per una misura sanitaria mentre non lo è? Se anche i vaccinati possono contagiarsi (stessa carica virale dei non vaccinati: Fauci dixit), contagiare e persino morire (sia pur in misura molto inferiore ai non vaccinati), che senso ha dividere i cittadini di serie A da quelli di serie B, alimentando per giunta l’illusione che i primi non siano contagiosi e che chi li avvicina non debba mantenere le distanze e le mascherine?

4. Siccome il Green pass non è revocabile, ogni giorno aumenta il rischio di incontrare contagiati-contagiosi muniti di carta verde e dunque travestiti da immuni: non sarebbe meglio mantenerlo come incentivo ai vaccini, ma smetterla di farne un passepartout e puntare a ridurre i contagi con tamponi gratuiti e il binomio distanziamento-mascherine nei luoghi affollati? La risposta è nota: ma così si scoraggiano i vaccini. Se però questi coprono le varianti solo fino a un certo punto, anzi le scatenano, qual è lo scopo della campagna anti-Covid: comprare più vaccini o avere meno contagi?

5. Chiunque sollevi qualche dubbio passa per un fottuto No Vax: ma siamo sicuri che le bugie e le omissioni, anziché ridurre i No Vax, non li moltiplichino?

Marco Travaglio
da Il fatto di ieri 16 agosto 2021 in prima pagina

martedì 10 agosto 2021

Silenzi estivi

(m.m.) Alcuni giorni fa Lineanews.it ha pubblicato una lunga intervista a mia firma al professor Renato Ellero il quale da anni denuncia un doppio caso di malasanità e mala giustizia che lo avrebbe colpito dal 2015 in poi. L'intervista mette sotto la lente di ingrandimento la condotta di una serie tra istituzioni e enti pubblici. Da parte di questi ultimi però c'è il silenzio più assoluto. Il silenzio più assoluto se si esclude un no comment da parte della questura berica.

sabato 24 luglio 2021

La parabola

Il Fatto quotidiano di oggi in pagina 6 pubblica una disamina sulla parabola politica del M5S nonché sulla restaurazione de facto che i maggiorenti hanno imposto al Paese dopo che attorno al 2010 un pezzo della società italiana aveva creduto di poter addrizzare alcune delle tante storture che affliggono cronicamente il Paese. Nella pagina appresso sempre su Il Fatto, sempre su un argomento simile, trova spazio una breve intervista al filologo Luciano Canfora il quale con precisione chirurgica tratteggia quanto accaduto in questi mesi recenti a partire dall'arrivo a palazzo Chigi del premier Mario Draghi.

venerdì 23 luglio 2021

Norma nostra


(m.m.) Chi è favorevole alla riforma della giustizia al vaglio delle Camere o è un mafioso o un deficiente. Del resto si può discutere. Ora però sarebbe da chiedere al legislatore di introdurre nella norma penale alcune scriminanti. A partire dall'articolo 393 del codice penale che punisce l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Poi siccome quella specie di papilloma virus costituzionale che porta il nome di riforma Cartabia tocca solo i reati che prevedono pene sotto i trent'anni, allora per lo stesso principio sarebbe corretto depenalizzare tutti i reati puniti con la reclusione da tre decadi in giù che si consumino per l'effetto della attuale riforma, a partire dai reati commessi in danno di chi quella riforma la voterà in parlamento. È una soluzione accettabile per gli alfieri della riforma della giustizia? O la più potente consorteria del malaffare del Paese (si chiama Norma nostra) pensa che la sana e vecchia giustizia di classe sia più rispettosa della Carta costituzionale? Un ultimo pensiero va ai No vax da osteria e a quelli da tastiera: non certo a coloro che criticano in modo argomentato i vaccini, le case farmaceutiche, le loro tangenti, la destrutturazione del sistema sanitario nazionale in una con la smobilitazione della medicina di territorio, nonché le assurdità di tante norme anti coronavirus che sono sotto gli occhi di tutti. Bisogna ringraziare anche la caciara dei primi, grazie alla quale la riforma voluta da Norma nostra sta arrivando in stazione pure grazie al vichyzionismo di quella forza che politica che doveva rivoltare l'Italia come un calzino. E che invece il calzino ha cominciato a ciucciarlo non appena, diciamo immediatamente, si è accorta che oltre alla puzza di piedi, lì attaccata ci rimaneva un po' di formaggia. Che comunque costituisce un qualche nutrimento per chi prima al massimo poteva sperare di fare la cresta su un po' di aranciata rimasta nelle bottigliette aperte lasciate sugli spalti dello stadio. Per questi signori si appropinqua un radioso futuro di guardiani abusivi ufficiali del deposito abusivo di rifiuti tossici in cui sarà trasformata l'Italia: grazie alla riforma dei migliori ovviamente.