giovedì 21 marzo 2019

Affaire Pfas: nubi nere su Regione, Arpav e Provincia di Vicenza

Gli sviluppi delle ultime ore del caso Pfas rendono ancora più cupa la vicenda di uno dei casi di contaminazione tra i più discussi nel Belpaese. Da una parte ci sono le rivelazioni contenute in una relazione al vetriolo inviata dal Noe alla procura berica, di cui parla diffusamente Greenpeace, la quale in passato aveva attaccato gli enti territoriali veneti. E poi ci sono gli elementi che emergono dalla lettura in filigrana del verbale con cui, sempre i carabinieri del Noe, hanno recentemente multato Miteni, la spa trissinese ritenuta al centro del caso Pfas, oggi fallita per giunta, per un importo di 400mila euro.

IL PROLOGO
Ai primi di marzo sui media veneti ha fatto molto scalpore la notizia della sanzione amministrativa da 400mila euro che i Carabinieri del Noe di Treviso avevano inflitto alla Miteni di Trissino, fabbrica del Vicentino da anni al centro dell’affaire Pfas. La sanzione è stata elevata perché l’azienda non avrebbe comunicato agli enti competenti il contenuto di alcune analisi in suo possesso dalle quali si evinceva la presenza di due temibili sostanze chimiche che sarebbero finite in falda: ovvero l’arcinoto GenX e il meno noto C6O4. Due sostanze “sorelle” dei Pfas (una famiglia di componenti chimici assai mal visti dal mondo ambientalista). La vicenda della sanzione da 400mila euro ai primi del mese aveva fatto discutere anche la politica regionale, ma quest’ultima, a partire dalla giunta veneta, guidata dal governatore leghista Luca Zaia, fino ad oggi si è ben guardata dallo sviscerare gli elementi che emergono da quella stessa vicenda, anche in ragione del fatto che copia del verbale della sanzione era stata inviata all’«Area tutela e sviluppo del territorio» della Regione Veneto con una missiva del Noe datata 26 febbraio 2018. Missiva che per la prima volta viene pubblicata da chi scrive in forma pressoché integrale.   

TRA LE PIEGHE DEL PROVVEDIMENTO
Per agevolare la lettura delle carte nonché delle tabelle accluse e soprattutto per provare a imbastire una analisi della documentazione è necessario ricordare «GenX» è un nome commerciale, mentre la sigla che identifica la molecola è HFPO-DA. Ora, nella colonna di destra della tabella acclusa a pagina 11 si dà conto dei tempi in ragione dei quali Arpav stima si sarebbe propagata la contaminazione. Ragionando a spanne si può argomentare che il GenX per allontanarsi di sette kilometri dalla Miteni avrebbe impiegato tre anni e mezzo. Il C6O4 per allontanarsi di 13 kilometri avrebbe impiegato più o meno nove anni. Ora assumendo che l'inquinamento da GenX e C6O4 è stato scovato quanto meno dall'estate 2018, è assai probabile che l'inquinamento da GenX sia iniziato tre anni e mezzo fa e quello da C6O4 sia iniziato ben nove anni orsono: il tutto senza soluzione di continuità. Se poi si considera che, in embrione, la bonifica del sito della spa trissinese ha avuto inizio nell'estate 2013, vuol dire che una buona parte dell'inquinamento da GenX ed una buona parte dell'inquinamento da C6O4 sarebbero avvenuti mentre Arpav coi suoi uomini era nello stabilimento trissinese. Possibile che non si siano accorti di nulla? E tale interrogativo vale sia per la catena gerarchica interna alla agenzia ambientale o vale anche quando gli investigatori di Arpav agivano, sempre tra le mura della Miteni, all’interno della catena gerarchica della indagine penale ovvero quali ufficiali di polizia giudiziaria agli ordini della procura berica?

Sintetizzando per le spicce se quello che dicono le carte è vero che mentre Arpav cercava solo i vecchi fattori della contaminazione, la falda ha continuato ad essere contaminata da sostanze "più moderne" mentre i vertici apicali di Arpav, come se fosse vittima di un incantesimo o di un paraocchi invisibile, si è limitata a cercare solo i Pfas di vecchia generazione? Tanto che a questo punto c'è una domanda che sorge spontanea. Ci sono per caso dentro e sotto la Miteni sostanze, non necessariamente Pfas, che hanno contaminato l'ambiente e che non sono mai state cercate?

RILETTURA APPROFONDITA
Provando poi a rileggere gli eventi alla luce della missiva giunta all'«Area tutela e sviluppo del territorio» si potrebbe intuire che quello che hanno scoperto i Carabinieri del Noe sul GenX è quello che invece per contro avrebbe dovuto scoprire Arpav durante gli accertamenti quando quest’ultima era nello stabilimento. Detto in ancora in altri termini Arpav avrebbe dovuto o potuto procedere con due mosse. Uno, chiedere al laboratorio interno della Miteni se aveva mai analizzato prima del giugno 2018 i GenX e il C6O4. Due, chiedere al laboratorio Chelab se le analisi presentate dalla Miteni nel 2018, dalle quali emergeva inquinamento da GenX (quest'ultimo peraltro lo aveva già riscontrato Arpav) e C6O4, fossero tutte o se vi fossero altre analisi antecedenti non trasmesse agli enti pubblici: mancata trasmissione che poi è alla base della sanzione amministrativa elevata dal Noe alla Miteni.

Se ne ricava che poiché nel luglio 2013 è iniziato in embrione il procedimento di bonifica del sito Miteni, Arpav avrebbe dovuto accorgersi che oltre all'inquinamento da Pfas, vi era anche un inquinamento da GenX e C604. Peraltro il GenX e il C6O4 sono sostanze che appartengono comunque alla famiglia dei Pfas e il fatto che rientrassero nella lista dei componenti in lavorazione presso lo stabilimento trissinese era cosa nota, quanto meno agli addetti ai lavori. Significa quindi che Arpav si è limitata a ricercare solo quello che aveva scoperto il Cnr nel 2013 quando deflagrò l’affaire Pfas?

IL J'ACCUSE DI GREENPEACE
La questione riveste però un aspetto ancor più cruciale se la si mette in correlazione con il j’accuse di Greenpeace che in queste ore pubblica una breve nota corredata da un paper molto articolato in cui prende di mira le responsabilità della Provincia di Vicenza, dell’Arpav e di conseguenza della Regione Veneto proprio nella genesi del caso Pfas. Accuse che traggono fondamento, secondo l’associazione ambientalista, dal fascicolo d’inchiesta sul caso Miteni e più segnatamente dalla relazione conclusiva che i Carabinieri del Noe hanno inviato alla procura della repubblica di Vicenza che da anni indaga su uno dei più noti casi contaminazione di tutto il Paese.

LO SCENARIO
Una relazione che in alcune parti peraltro poche ore fa era stata anticipata in un lungo approfondimento curato da Corrado Zunino su Repubblica.it. Un articolo in cui si fa il nome di un alto funzionario di Arpav che sarebbe stato messo a parte della situazione di grave contaminazione in atto presso Miteni da un professionista che lavorava per conto di quest’ultima. Tanto che Greenpeace, così racconta La Repubblica, si è spinta a porsi domande assai precise: «L'Arpav ha avviato un'indagine interna? La sua dirigenza ha informato i vertici regionali?» Domande che sempre in base al racconto di Repubblica ne fanno nascere un’altra. Ovvero questo stato di cose ha finito per «ritardare le indagini e la bonifica?». Si tratta di quesiti che pesano come macigni soprattutto se si considera il fatto che quest’estate anche l’operato della procura berica è stato pesantemente criticato in un esposto indirizzato al Csm dai deputati veneti Francesca Businarolo e Sara Cunial.

Ma le cose stanno davvero così? Le nubi che si stagliano, in primis su Regione e Arpav, sono così nere e così dense? Chi scrive ha chiesto una replica alla direzione generale dell’Area tutela e sviluppo del territorio della Regione Veneto nonché alla direzione regionale di Arpav Veneto senza però, almeno per il momento, ottenere risposta alcuna.

Sullo sfondo poi rimane una domanda di non poco conto. Se l'affaire Miteni sfocerà in un processo che giunge a sentenza incomberà o no la prescrizione? Buon senso, logica, giustizia e diritto indurrebbero a pensare di no. Tuttavia diverse sentenze e soprattutto alcune considerazioni filtrate in passato dalla procura berica farebbero pensare in modo diverso. La questione di fondo è che quanto accaduto col caso Miteni induce senza dubbio a pensare che se si avrà a che fare, anche, con una accusa di disastro, questa non potrebbe o non dovrebbe incappare nella tagliola della prescrizione giacché ci si troverebbe di fronte a quello che i giuristi più acuti chiamano «reato eventualmente permanente» che è poi quello in cui una condotta lesiva, nel caso Pfas lesiva per l'ambiente, viene ripetuta continuamente poiché non vengono mai meno i presupposti del continuo nocumento ambientale: aspetti che in qualche misura vengono richiamati da due pronunciamenti della Cassazione. Il primo, afferente alla prima sezione, risale al 17 dicembre del 1992, il secondo, recentissimo ed afferente alla terza sezione, è datato 28 febbraio. I magistrati vicentini conoscono queste sentenze? Rimane poi da capire quale sia la situazione nel Veneto centrale rispetto ad alcuni composti usati in chimica farmaceutica ma non solo (in primis l'acido trifluoroacetico e trifluorofenilacetico). Da anni rispetto a queste due sostanze si parla di presenza di contaminati in misura rilevante nei dintorni della Fis di Montecchio Maggiore, una industria nata nell'Ovest vicentino e molto attiva nella chimica di base. 

Marco Milioni

mercoledì 20 marzo 2019

Global warming e strumentalizzazione

(m.m.) Dopo Marco Travaglio con il suo corsivo del 16 marzo, dopo Giulietto Chiesta con il suo intervento, sempre del 16 marzo, anche Nadia Toffa de Le Iene, parla della strumentalizzazione della giornata di mobilitazione contro il global warming del 15 marzo. Così riferisce il portale TVzap.

giovedì 14 marzo 2019

Tav, se ne parla il 19 marzo a Trissino

«Tav: tra numeri, progetti e potere». È questo il titolo scelto dal Covepa per un incontro dedicato alla grande opera che lungo la pianura padana è al centro di feroci dibattiti. Relatore della serata, che si terrà il 19 marzo marzo, sarà Erasmo Venosi, esperto di infrastrutture e di politiche ambientali. L’evento avrà inizio alle 20,30 presso la Biblioteca civica di Trissino (in provincia di Vicenza) in via Manzoni 10. L’ingresso è libero. La relazione di Venosi, che interesserà il passaggio del Tav non solo sulla Torino Lione, ma anche sulla tratta Padova, Vicenza, Verona, Brescia, sarà introdotta da Massimo Follesa, portavoce e vicepresidente del Covepa, il Coordinamento veneto Pedemontana alternativa. Il Covepa ha fornito anche un riferimento per la geolocalizzazione dell'evento (https://goo.gl/maps/yYWJo45zEUF2), mentre i riferimenti di contatto sono +393478722240; covepa.veneto@gmail.com.  

martedì 26 febbraio 2019

Veneto, fuoristrada cacciatori nei sentieri montani e doppietta contro i lupi: la maggioranza va KO

(m.m.) Sui sentieri di montagna veneti non sarà consentito ai cacciatori di scorrazzare con i loro fuoristrada durante le battute di caccia. Il progetto di legge regionale che era stato avanzato da quegli ambienti della maggioranza di centrodestra vicini alle associazioni venatorie si è schiantato contro il fuoco di sbarramento che in consiglio regionale le opposizioni ed una parte della stessa maggioranza hanno fatto piovere sulla proposta. Il consigliere del Pd Andrea Zanoni, che era stato tra i primi a salire sulle barricate, questa sera con un intervento sulla sua pagina Facebook ha annunciato la battuta d'arresto. Una battuta d'arresto che ha toccato anche la proposta per la caccia al lupo. «Il lupo è salvo, la legge non si vota... Non pervenuto in aula il relatore della legge...». E ancora «I fuoristrada dei cacciatori restano fuori dai sentieri di montagna, il progetto di legge è stato rinviato in commissione. Grazie a tutti i cittadini e alle associazioni che si sono mobilitati per tutelare la natura e il diritto di camminare in montagna in tranquillità». Queste nel dettaglio le parole usate dal consigliere regionale trevigiano che domani potrebbe tornare sull'argomento.

domenica 10 febbraio 2019

Foibe? Solo se ne parla in modo serio...

(m.m.) Oggi è il giorno del ricordo delle vittime delle foibe. Non se ne può più della piega che ha preso la discussione sull'argomento. Non se ne può più di quelli che sostengono che non ci siano state o che ne sminuiscano la portata: sono insopportabilmente ipocriti. Ma non se ne può più nemmeno di quelli che si indignano perché ci sono state. Dopo i fatti, spesso tremendi, che hanno contraddistinto il regime fascista in parte della Slovenia e in parte della Croazia (sia prima che durante il II conflitto), era necessario, nel senso latino, che la controparte, vinta la guerra e riscritta la storia come fanno sempre i vincitori, andasse in cerca per le spicce di colpevoli veri o presunti che fossero.

Nelle zone di confine tra Italia ed ex Jugoslavia gli italiani tutti indistintamente, che piaccia o no, sono stati visti come i responsabili della oppressione fascista. Il che ha scatenato una caccia all'uomo su base etnica con cui non solo, a torto o a ragione, si è creduto di pareggiare i conti, ma anche si sono eliminati avversari politici (perfino nella stessa cerchia comunista), rivali per altre ragioni le più disparate e via dicendo: fino all'accanimento dovuto ad antiche inimicizie che con la politica e la guerra poco o nulla c'entravano.

C'est la guerre mes amis... Per cui quando, astrattamente ci si indigna, anche giustamente, per quanto accadde a piazzale Loreto (nel concreto una sceneggiata messa su da una parte della galassia partigiana su ordine dei servizi britannici perché non si scoprissero gli altarini della liason di Churchill con Mussolini), al contempo si deve mettere in preventivo che quando trascini un Paese in guerra per i tuoi affari e quelli dei potenti che ti sorreggono, Confindustria in primis, alla fine le conseguenze si pagano spesso in modo irrazionale e bestiale. Hai voluto la dittatura? Va bene. Te ne assumi poi le conseguenze: tutte. Il ricordo delle foibe non sarà mai la rivincita per il modo miserevole, molto italiano, con cui l'Italia fascista ha perso la guerra. Per cui, cari cultori del ricordo delle foibe, smettetela di tempestarmi di messaggi Whatsapp inutili. Sottoponetemi invece solo considerazioni serie. Di quelle ce n'è sempre bisogno.

martedì 1 gennaio 2019

Matteo Castagna, Christus Rex: Verona capitale italiana del tradizionalismo

Matteo Castagna, presidente del circolo tradizionalista cattolico «Christus Rex», a metà anno ha fatto discutere di sé quando per i tipi di Solfanelli è uscito «Cattolici, tra europeismo e populismo». Dopo qualche mese il libro continua a far discutere in molti ambienti anche in ragione del fatto che Verona è finita più volte è stata descritta su alcuni media come una sorta di Vandea italiana. Castagna, che una delle firme fisse di Veronanews.it, spiega che il 2018 «è stato un anno di lavoro particolarmente intenso» sia quando la pubblicazione del libro è «giunta in dirittura d’arrivo» sia sul piano politico, nel senso lato del termine, proprio in ragione della testimonianza nell’ambito della vita pubblica, che Christus Rex coltiva giorno dopo giorno, evento dopo evento.

Matteo, il 2018 è stato un anno che ha fatto parlare molto del vostro circolo, soprattutto in relazione alla questione dell'aborto. Il mondo femminista ha criticato senza mezze misure buona parte delle vostre iniziative. Vero?
«Vero sì. Ma che cosa ci si poteva aspettare da un fronte che non ci vede di buon occhio? Comunque per capire meglio come ci siamo mossi a livello pubblico sarebbe bene spiegare un paio di cose».

Quali?
«La nostra presenza sul territorio, i nostri interventi pubblici, il nostro agire sia in ambito ecclesiale che politico ci caratterizza da sempre come il gruppo laico più originale della galassia tradizionalista».

Si può dire che vi siete creati una nicchia tutta vostra?
«Sì, se si vuole usare una semplificazione giornalistica».

E volendo precisare meglio?
«Diciamo che non avendo concorrenza tutto ciò che facciamo ad occhi profani può sembrare più facile».

Sicuramente non passa inosservato. Lo fate apposta?
«No».

Sul serio?
«Certo. Noi badiamo al sodo: al contenuto e non al contenitore. Il resto fa parte delle dinamiche della comunicazione. Certo è però che se lavori con costanza e dedizione anche a livello mediatico i frutti arrivano».

Lo dicono in tanti però. Pure voi?
«Direi di sì. E ne abbiamo ben donde visto che siamo in prima linea da vent’anni. Questo ce lo riconoscono tutti. Anche gli avversari. Nel nostro mondo c'è chi crede di essere militante perché fa tanto intellettualismo, perché è un accademico o perché sta sempre sui social; perché pur di uscire da schemi che, per qualche motivo stanno stretti, si avventurano in percorsi tortuosi, alle volte torbidi, fino a deragliare in clamorosi errori, sentendosi forti delle coperture di taluni sacerdoti. Certo, anche il giovanilismo, la mancanza di esperienza, la frenesia di primeggiare, il sentire di dover per forza rincorrere qualcuno, oppure l'utilizzo della Religione come "paravento buono" per varie forme di parassitismo non aiutano la buona battaglia per Cristo Re. A che cosa serve blaterare tanto e non fare alcunché? Chi per trenta denari sovra-dimensiona fino al ridicolo un episodio storico, in realtà marginale, perde tempo e, magari senza volerlo, pesta i piedi a tutta la cosiddetta tradizione. Noi abbiamo scelto di stare sempre sul pezzo. Cercando di comprendere la realtà e di operare nella società temporale con modalità concrete. Da sempre abbiamo scelto di metterci la faccia. Perché San Filippo Neri insegnava sì lo studio e la preghiera, ma anche l'azione, che non si fa dietro una tastiera o in biblioteca e neppure confondendo i propri doveri di stato con quelli dei preti. Così, da noi, che dal gennaio 2015 abbiamo a disposizione una sede nella città simbolo della tradizione e del sovranismo identitario vengono a trovarci un po' tutti. Parliamo con tutti. Ci cercano persino dalla Germania, dalla Francia dove stanno girando un documentario che parla anche di noi. Pure il quotidiano di Barcellona la Vanguardia ci ha voluto sentire. E non sono mancati Il Fatto Quotidiano, L'Espresso, La Repubblica. A gennaio saremo in differita a "Presa Diretta" su Rai3. Do' per scontati i media veneti tra cui primeggia Canale Italia, ma non mancano L'Arena, Il Corriere, il TGR Veneto, Tele Arena, Telenuovo. Anche poter fare affidamento su un consigliere comunale e poter dire la nostra con deputati e ministri aiuta parecchio. Dobbiamo ricostruire, non per forza distruggere. Dobbiamo essere scaltri come serpenti, diceva Gesù, anche se spesso ci vediamo circondati da tordi con l’agilità dei bradipi. Insomma. Bisogna darsi da fare. Solo così si portano a casa risultati e si corrisponde alla Grazia, che poi raccoglie quel che si è ben seminato».

Un esempio?
Le nostre battaglie in tema di gender, ecumenismo e più in generale sui temi che hanno a che fare con la mentalità delle persone. Nessuno eguaglia Verona. Qui passano mozioni "no aborto", perfino coi voti del capogruppo del Pd. Qui, se scappa una concessione comunale fuori linea, l'assessore si deve scusare pubblicamente con la città. Da noi, l'agibilità politica per i movimenti tradizionalisti e identitari è ovunque e totale. Si lasciano starnazzare le oche, finché restano senza voce. Ma è giusto che l'oca starnazzi, ci mancherebbe, sarebbe profondamente sbagliato impedirlo, con qualsiasi metodo».

Vuoi dire che il vostro circolo ritiene comunque doveroso sempre e comunque il pluralismo?
«Nel pluralismo serve chi dice la verità. Nell’ambito di quest’ultimo la verità emerge da sola, come emerge il buon senso».

Come si è concretizzata l'azione di Christus Rex nel 2018?
«Noi abbiamo una posizione dottrinale molto decisa, cui deve corrispondere una condotta che, pur considerando i peccati personali, non è certo facile o comoda. Perciò non siamo molti. Non possiamo essere molti se il mondo gira al rovescio rispetto a noi o viceversa. Ma non è il numero che fa la Verità, quella con la “V” maiuscola. La nostra storia lo dimostra. È la fede senza compromessi. È la speranza infinita nel fatto che le fiamme dell'inferno non prevarranno mai, nonostante tutto. È la Carità con il nostro vero prossimo, ossia l'affine, il vicino, il fratello nella fede che ci fa crescere in virtù ed essere aperti al mondo come lo voleva Cristo, non come ce la danno da bere Bergoglio e sodali».

Sul piano ecclesiale dunque, la vostra posizione è immutata? Quale è il vostro riferimento sacerdotale?
«Siamo sedevacantisti, sic et simpliciter, ovvero totalisti dalla morte di Pio XII, avvenuta nel ‘58. Per i sacramenti abbiamo la grazia della disponibilità dell'Istituto Mater Boni Consilii, che da alcuni mesi celebra l'unica messa cattolica tradizionale e non in comunione con gli occupanti della Chiesa conciliare anche a Verona, la quarta domenica del mese. Assistiamo alle loro messe e ci accostiamo ai sacramenti in Trentino, sempre da loro. Saltuariamente, ci viene a trovare un sacerdote molto buono, un missionario benedettino e sedevacantista come noi, padre Maria Romualdo».

Ed a fronte di tutto ciò come vi sentite?
«Come diceva San Cipriano nei confronti dei chierici apostati: loro hanno le chiese, noi abbiamo la fede". Perché, dal Concilio mala tempora currunt e se non scendi a compromessi coi conciliari, i modernisti non ti danno luoghi di culto».

E quindi?
«Occorre, perciò, affittarli da privati o comprarseli, se si può.  Scantinati, pollai o magazzini in via continuativa ogni festa comandata non sono decorosi, almeno finché ci sono altre possibilità e non si è in stato di manifesta persecuzione. Non siamo islamici, che si accaparrano, molte volte in maniera illegittima, i capannoni e li adattano a moschee. Non compriamo magazzini per renderli delle chiese, soprattutto se abusivamente. Non fa parte della nostra cultura, che contempla il principio di non contraddizione e anche il principio di legalità. Così, diamo a Cesare ciò che gli spetta e a Dio quel che spetta a Dio. A Verona, la tradizione ha sempre avuto luoghi di culto adeguati all'uso. Lasciamo certe zingarate ai conciliari».

A metà agosto è uscito il tuo primo libro «Cattolici tra europeismo e populismo» edito per Solfanelli, ed è già alla prima ristampa: abbiamo un Matteo Castagna giornalista, ora anche scrittore. Come è andata con questo libro? Hai dovuto lavorare sodo?
«Non nascondo che è stata dura: due anni di ricerche. Chi ha curato la postfazione del testo, Giacomo Bergamaschi, sa bene quanto sia costato in termini di tempo, fatica e lavoro. Così come lo sa il mio amico veronese che mi ha seguito nell'ultima stesura. Oltre seicento note in calce. Una grande bibliografia per un libro che, a giudizio di alcuni modernisti di peso, contrari a quasi tutte le tesi esposte, ha alzato notevolmente il livello del nostro ambiente, prima e più del sottoscritto che l'ha scritto. Ho voluto rispondere in maniera esaustiva, completa il più possibile, secondo la mia visione personale e di Christus Rex-Traditio a quanti mi chiedevano se i cattolici devono stare coi sovranisti o coi globalisti. Serviva uno studio, un saggio, ben documentato e, a tratti, originale perché su questo argomento si trova già molto in commercio».

Alla fine però il tuo libro si vende anche sulla piattaforma globalista per eccellenza, ovvero Amazon. Certo che la Provvidenza è imperscrutabile talvolta no?
«L’ironia ci sta. Io più umilmente mi sono creato un indirizzo di posta elettronica, ovvero christusrex@libero.it, chi vuole il mio libro per 17 euro mi scrive e spede di spedizione incluse glielo faccio arrivare a casa».

Ma insomma, ora siamo anche all’auto-advertising?
«Preferisco usare il termine réclame, è meno modernista».

Al di là dell’ironia che programmi avete per il 2019? 
«Abbiamo in mente tre concetti chiave».

Che sarebbero?
«Perseverare, migliorare, crescere. Siamo soldati di Cristo e sSuoi soldati politici. Non ci mettiamo d'accordo con la provvidenza né vogliamo umanamente indirizzarla. Come sempre, ci sforzeremo di corrispondere alla grazia ed ai segni che Dio non ci ha mai fatto mancare».

Senti ma la politica nazionale la segui assiduamente?
«In modo sano, col dovuto distacco intellettuale. Ma la seguo. Anche perché collaborando con una testata nazionale come la Verità gioco forza uno si tiene ben aggiornato anche su quel versante. Il che fa parte anche della mia coscienza di cittadino peraltro».

Oggi al governo ci sono M5S e Lega. Che cosa succederebbe se questa maggioranza dovesse saltare?
«Al momento mi pare un'ipotesi remota. I sondaggi danno i due partiti di governo al 60% o giù di lì. È vero che a volte litigano e che sono eterogenei su molti argomenti, ma sono riuscito a tenere la barra dritta nonostante tutti abbiano cercato di farli saltare, su una manovra che ha parti davvero coraggiose. Soprattutto ci ha fatto alzare la testa, dopo anni di fantozziana sudditanza, di fronte all' Europa, che non si aspettava di dover trattare con un' Italia con le palle. Sento che qualcuno suggerisce a chi oggi ha il vento in poppa di staccare la spina quando le elezioni europee lo consacreranno definitivamente come partito di maggioranza relativa. Non credo che questo succederà, ma siccome in politica tutto è possibile, credo che potrebbe nascere, in Italia, una sorta di modernizzazione del sistema, laddove la Lega rappresenti il Sovranismo e il M5S una nuova forma di globalismo socialisteggiante. Attorno a questi due partiti c'è, però, il nulla, ovvero esistono praterie da esplorare ed esperimenti da poter fare, in assoluta libertà. Quindi, vedremo. Intanto aspettiamo i primi effetti della manovra finanziaria e l'attuazione dei punti del contratto di governo. Lasciamo gufi e cassandre nel loro rosicare quotidiano».

La vostra associazione si dice da sempre avversaria del pensiero unico. In questo scenario molti addebitano alla Rai, che gioco forza è la prima industria culturale del Paese, proprio il fatto di essere uno dei primi attori di questa tendenza pensata ad escludere chi descrive parabole culturali differenti. Che idea vi siete fatti al riguardo?
«Stimo Marcello Foa, il nuovo presidente della Rai, sul piano professionale e personale. Lui lo sa molto bene. So che ce la sta mettendo tutta. Sarà presto relatore ad un convegno sulle fake news con Enrica Perrucchietti, professionista che ha rinunciato alla stampa per restare totalmente libera. La tematica, che abbiamo trattato assieme a Verona il mese scorso con un convegno che aveva il medesimo tema, non è, come sai e come si è visto, propriamente una tematica mainstream. Foa non è solo, ma non si possono pretendere miracoli in pochi mesi. È in un apparato difficilissimo, direi okkupato con la kappa da decenni».

E allora?
«Noi restiamo, pero', fiduciosi, sperando che progressivamente si possa arrivare al superamento del pensiero unico, per un servizio pubblico veramente pluralista, ove ci sia spazio anche per chi non si vergogna di essere un Cattolico fedele alla Tradizione o un sovranista convinto o un cronista bravo e libero da condizionamenti di partito. Ad esempio Rai4 è un'altra prateria, tutta da inventare e costruire. C'è gente in gamba, con le idee giuste, cui si potrebbe dare una possibilità, con coraggio e determinazione. Mettersi in gioco piace agli audaci. A me piacciono gli audaci. Credo anche al presidente Foa».

Marco Milioni

giovedì 15 novembre 2018

San tomio e Vallugana: rabbia per i disagi causati dai cantieri della Spv

(m.m.) Ieri Vicenzatoday.it ha pubblicato un approfondimento a mia firma sulla protesta dei residenti di Vallugana e San Tomìo (due frazioni di Malo, un comnue dell'Alto vicentino). Una protesta dovuta ai disagi generati dai cantieri della Superstrada pedemontana veneta (meglio nota come Spv) che dir si voglia. Più precisamente Vicenzatoday.it ha pubblicato un approfondimento scritto ed una sintesi filmata di poco meno di dieci minuti. In relatà l'incontro è stato molto lungo: la registrazione audio pressoché integrale dell'evento può rendere bene l'idea della tensione che si è registrata durante il dibattito che è stato ospitato nell'auditorium parrocchiale di San Tomìo.