giovedì 16 maggio 2019

Un dossier esplosivo incendia le elezioni a Cornedo vicentino

«Una mozione delle minoranze che contiene informazioni scottanti sulla condotta amministrativa del Comune di Cornedo Vicentino viene bloccata per oltre un anno senza che venga mai discussa in consiglio. In paese però le carte cominciano a circolare proprio a ridosso delle imminenti elezioni amministrative. In quel dossier finiscono il sindaco Martino Montagna, alcuni privati molto noti e anche un consigliere comunale. Intanto il primo cittadino si difende e parla di accuse non vere». È questo l'incipit di un servizio pubblicato oggi su Vicenzatoday.it che sta mandando in fibrillazione la politica in valle dell'Agno, nell'Ovest vicentino anche in ragione del titolo scelto dalla testata: «Cornedo connection: insabbiato dossier piccante... L’amministrazione del comune della valle dell’Agno blocca per mesi una mozione delle opposizioni zeppa di particolari imbarazzanti. Il caso va in prefettura. Per il sindaco sono calunnie»

Il servizio poi prosegue ed analizza l'affaire Cornedo nel dettaglio. «Per l’ultimo grosso ampliamento al 30 ottobre 2017 - si legge su Vicenzatoday.it che cita atti protocollati in municipio - non era ancora stata presentata dichiarazione Imu e la ditta», uno dei colossi della grande distribuzione del Veneto, «non aveva ancora provveduto al pagamento». Sempre per la stessa vicenda si legge che «quando i provvedimenti che riguardano il Tosano vengono valutati dal consiglio il consigliere Pierluca Battilana non partecipa alla discussione o alla votazione». In questo caso i consiglieri chiedono se esista una qualche forma di incompatibilità o qualche interesse di natura professionale.

Di seguito Vicenzatoday.it parla di una lottizzazione denominata Frigo si parla di uno scambio fondiario (perequazione si dice in gergo) pari a 440mila euro il privato «non ha ancora pagato» il dovuto attaccano i consiglieri i quali denunciano anche un trattamento di favore nella redazione dei criteri di pagamento nonché un ritardo nel pagamento dell’Imu.

Appresso il quotidiano berico parla di un altro progetto. «Nelle sei pagine viene preso di mira un altro intervento edilizio denominato lottizzazione Valle Agno rispetto alla quale viene anche identificata la figura chiave dell’interesse privato». Si tratta secondo Vicenzatoday.it dell'amministratore delegato del gruppo che propone l’intervento ovvero «il geometra Ivan Andrea Storti. Anche in questo caso si parla di debiti Imu «per 95mila euro» non ancora onorati ed oneri di perequazione «non ancora versata al comune onorati per circa 170mila euro». A seguito viene lanciata una vera e propria accusa politica: «Come si comporta la giunta quando tratta coi privati e stabilisce le modalità di accordo essendo l’assessore ai lavori pubblici Francesco Lanaro associato allo studio dell’avvocato Franco Lovato che è socio al 33% della Immobiliare Valle Agno?». Questo almeno è riportato nel servizio.

Il quale poi esamina una vicenda di natura prettamente amministrativa. «I cinque poi attaccano anche sul fronte delle liste contenenti i dati dei soggetti morosi rispetto al pagamento dell’Imu. I consiglieri di minoranza chiedono di sapere se fra questi vi siano: la moglie del sindaco Iva Nicoletti e la di lui cognata Iva Nicoletti; il fratello dell’assessore Francesco Lanaro ovvero Simone Lanaro; la moglie del consigliere Battilana Daniela Nervo e il padre dello stesso consigliere ovvero Franco Battilana». E c'è di più perché anche la condotta del primo cittadino Martino Montagna finisce nella lente d'ingrandimento delle opposizioni secondo quanto riporta la testata vicentina. Le opposizioni, si legge sulle colonne del giornale, parlano anche di un esposto che è stato depositato alla magistratura berica e sul quale sta indagando la Guardia di finanza «per avere arbitrariamente gestito l’elenco dei nominativi - attaccano i cinque - del bando regionale per l’inserimento lavorativo 2014-2015 senza avvisi pubblici o pubblicità. È grave - si legge ancora - che il sindaco abbia selezionato direttamente la cognata Renata Marcante. Ricordiamo che il bando assegnava 32mila euro».

Vicenzatoday poi aggiunge un altro tassello. «In teoria, come prevedono le norme, una mozione del genere sarebbe dovuta sbarcare in consiglio comunale subito dopo, l’assemblea a Cornedo vede come presidente il consigliere Elisa Benetti. Ma che succede a questo punto? La stessa Benetti mette in ghiacciaia la trattazione e d’accordo col sindaco Montagna interpella la prefettura di Vicenza con una lettera che porta la data del 24 luglio 2018». Secondo i due, riporta il quotidiano, la mozione contiene «affermazioni tendenziose» afferenti alla sfera «professionale e personale di chi viene citato» e all’ufficio territoriale del governo chiedono un parare sul dafarsi. Il 20 agosto 2018 palazzo Volpe risponde con una lettera firmata dal viceprefetto Francesca Galla la quale si limita a precisare che «della questione è stato interessato il competente ufficio del Ministero degli interni». Chi scrive ha chiesto lumi al segretario comunale e soprattutto al presidete del consiglio Benetti, ma senza ottenere alcuna risposta.

In realtà il quotidiano vicentino tratteggia anche alcuni aspetti di scenario quando puntualizza un aspetto più generale. «Ora al di là delle critiche espresse dalle minoranze sulle quali si pronunceranno gli organi competenti ove si ravvisassero profili di illiceità e al di là delle critiche politiche che fanno parte della dialettica amministrativa, c’è una questione che rimane sullo sfondo. La mancata trattazione - si legge ancora nell'articolo - in consiglio della delibera costituisce o meno una omissione? E in caso affermativo si tratta di un abuso di potere sanzionabile con una censura o ci sono gli estremi di una condotta penalmente rilevante? Il tema è delicato soprattutto perché dalle indiscrezioni filtrate dalla prefettura il dossier Cornedo sarebbe finito anche alla procura della repubblica di Vicenza per le valutazioni del caso».

Ad ogni modo nel servizio si dà conto di un'altra campana, quella del sindaco Martino Montagna. «E se Benetti non parla è il primo cittadino a prendere posizione» ai microfoni di Vicenzatoday.it. «A parere del presidente Benetti, a parere dell’allora segretario comunale Antonietta Michelini e a parere del sottoscritto quella mozione conteneva affermazioni calunniose non solo nei confronti di alcuni amministratori ma pure nei confronti di privati cittadini per cui tutta la giunta ha deciso di non porla in discussione in consiglio comunale. Per essere certi di questo abbiamo chiesto un parere al prefetto che si è rivolto al Viminale. Al momento attuale non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta. Alle minoranze vorremmo fare presente che la giunta all’unanimità ha di non inserire tale mozione all’ordine del giorno perché i suoi contenuti erano fortemente connotati sia in termini diffamatori che calunniosi».

LEGGI LA MOZIONE DELLE OPPOSIZIONI
LEGGI LA NOTA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
LEGGI LA MISSIVA DELLA PREFETTURA





martedì 7 maggio 2019

Sopralluogo a Trissino

(m.m.) Dopo la deflagrazione del cosiddetto caso dei big bag bianchi presenti su un cantiere della Spv a Trissino oggi a mezzodì alcuni esponenti di spicco della amministrazione regionale saranno in loco per incontrare la popolazione. Non è ancora dato sapere se sarà presente anche qualche componente dell'amministrazione comunale...

martedì 16 aprile 2019

Il legale e il bottale


(m.m.) Apprendo che il Rino Mastrotto group si sarebbe lamentato del contenuto di un mio servizio pubblicato su Vicenzatoday.it il 10 aprile. La lamentela, giunta per bocca dell'avvocato dell'azienda, tale Enrico De Negri, bolla per destituite di fondamento le indiscrezioni raccolte dal sottoscritto rispetto agli scenari futuri che si stagliano all'orizzonte del gruppo conciario trissinese. Le indiscrezioni riguardavano il ventilato cambio di proprietà e le possibili ripercussioni sul piano occupazionale. Quante volte infatti quando arrivano gli stranieri in Italia dopo poco o dopo tanto, soprattutto quando cambia la proprietà, ci sono ripercussioni sul fronte occupazionale?

La proprietà smentisce che abbia intenzione di ridimensionare il personale. Ma ben si guarda dal garantire che eventuali cambi degli assetti azionari garantiranno sempiternamente i livelli occupazionali: semplicemente perché non può farlo. E tra l'altro le indiscrezioni che parlano di un possibile cambio della guardia in seno alla proprietà sono giunte anche dai media specializzati. Che dice il signor De Negri di quanto riportato dal portale de Il Sole 24 ore? E che cosa ne dice il signor De Negri della bibbia dei sovranisti italiani (scenarieconomici.it) che in un articolo dello scorso anno firmato dall'analista indipendente Fabio Lugano, uno dei principali consulenti della associazione degli azionisti azzerati Noi che credevamo nella BpVi e in Veneto banca, proprio a proposito del futuro di Rino Mastrotto group scrive: «Ora probabilmente un private equity straniero prederà il controllo della Rino Mastrotto, con il rischio che se va bene il tutto venga razionalizzato con Pasubio, se va male venga invece delocalizzato altrove».

Ma la cosa più demenziale in questa vicenda che Rino Mastrotto group per bocca del suo legale abbia accusato il sottoscritto di non avere interpellato l'azienda. Ora facendo uso di un antiquato fax (ieri il portale del gruppo trissinese manco funzionava, chissà i clienti in giro per il mondo che cosa penseranno) il "poro can" che vi scrive aveva chiesto il punto di vista dei vertici aziendali in modo che anche a questi ultimi fosse dato lo spazio dovuto per una informazione corretta e attenta alle opinioni di tutti. Bene, la richiesta di intervista è stata indirizzata alla Rino Mastrotto group sapete quando? Il 22 marzo 2019. Possibile che in quasi venti giorni nessuno si sia preso la briga di contattarmi? Magari dicendo: "caro Marco sei fuori strada...". Oppure "no comment". Oppure "porco zio no sta' a rompare i cojoni: semo drio laorare zio can che el sole magna le ore".

Sarebbe stato più decente. E invece no. Si è preferito il ridicolo così ridicolo da divenire grottesco. E poi in una ditta che ha un presidente (Rino Mastrotto), quattro amministratori delegati (non è uno scherzo sono quattro e si chiamano Maria Grazia Castagna, Bruno Angelo Bisazza, Matteo Mastrotto, Barbara Mastrotto) e un consigliere ovvero Luciano Colombini, possibile che nessuno abbia trovato il tempo di leggere (e di capire) un fax di sette righe? Con quale esponente del top management l'avvocato De Negri si è confrontato? Chissà, magari il fax ce lo aveva il patriarca Rino in persona e magari se l'è dimenticato al bar da Ioppo a Trissino dove di tanto in tanto va a leggere un quotidiano di Confindustria del quale è socio... Chi lo saprà mai.

E magari se l'avvocato dovesse beccare Rino da Ioppo, o in qualche altro bar di Trissino potrebbe ricordare en passant al visir del bottale da Nogarole che tra le altre riveste anche il ruolo di presidente della sezione concia di Assindustria Vicenza. E proprio in ragione della sua veste sarebbe decente che il presidentissimo dicesse qualcosa dopo le rivelazioni terribili sull'Oasi di Casale a Vicenza, visto che lì per anni «l’industria conciaria si servì della camorra per sversare i suoi veleni» come racconta Vicenzatoday.it dell'11 aprile. Ad ogni modo le lamentele dell'avvocato De Negri ha indirizzato al sottoscritto nella forma di una lettera infelice, sono state immediatamente segnalate all'ordine dei giornalisti e a quello degli avvocati: al primo perché venga tutelata la professionalità di chi scrive. Al secondo perché possa conoscere la condotta di un suo iscritto. Sappiamo bene che l'ordine degli avvocati non prenderà alcun provvedimento: ma intanto gli atti rimangono alla storia e qualificheranno il legale non tanto sul piano professionale, quanto sul piano umano. Il che è molto peggio.

E visto che siamo in tema di concia (perché quando uno mette il sedere sulle pedate alla fine le pedate arrivano) sarebbe bene parlare dell'altro ramo della nobil casata Mastrotto. Quello dei Santo e dei Bruno. Orbene. Alcuni giorni fa con grandi squilli di tromba un quotidiano locale che per ragioni di orario non citerò (tra poco scatta la fascia protetta) annuncia urbi et orbi che al teatro Olimpico avrà luogo la presentazione del libro «Dalla pelle al cuore - Storie di vita e d'impresa del Gruppo Mastrotto» con la partecipazione dei fondatori dell'Azienda, dell'autore Alessandro Zaltron e l'intervento dell'astronauta Umberto Guidoni (probabilmente la stazione spaziale sarà presto foderata in cuoio della Valchiampo, avrà i cerchi in lega di Altissimo da 333 pollici, il navigatore che parla il dialetto di Durlo,  l'iPad con dentro Jacopo Bulgarini D'Elci che recensisce tutta la serie del Trono di spade, l'assetto ribassato col QI degli abitanti di Montebello e il seggiolino eiettabile che quando eietta precocemente bestemmia).

Sfiga vuole che l'evento si sia tenuto il giorno 12 aprile, proprio il giorno dopo rispetto alle rivelazioni del buon Romio in tema di sversamenti che a Casale sarebbero avvenuti col braccio della mafia campana ma con la mente della concia. Chissà se dal palco qualcuno avrà commentato per smentire, per respingere al mittente le accuse. Chissà se qualcuno dal palco (o da dentro il libro, non sappiamo se foderato in pelle umana, quindi non arzignanese) si sia ricordato delle vicende giudiziarie dei Mastrotto Santo e Bruno all'epoca della epopea di Dirty dancing leather e delle scorribande rese celebri da Domenico Iannacone su presa diretta.

Tuttavia la cosa più balzana e barzotta è un'altra ancora. Ma l'amministrazione comunale di Vicenza (e non poteva mancare pure la provincia visto che ormai il presidente e sindaco sono uno e bino) era proprio obbligata a concedere il patrocinio? Ora è vero che nel gruppo Mastrotto c'è uno che si chiama Santo... ma sarà davvero uno stinco di sé stesso viste le traversie giudiziarie che il gruppo arzignanese, che è diverso da quello trissinese, affrontò dopo il 2010? Chissà se durante il pre-show all'Olimpico, si sarà parlato delle res gestae degli amici per la pelle.

sabato 13 aprile 2019

Dal caso Safond alla Spv, intervista a Massimo Follesa

Dal caso Safond passando per i problemi ambientali che affliggono la Pedemontana veneta: è questo il focus di questa lunga audio-intervista a Massimo Follesa curata da Marco Milioni nella quale si affronta anche il problema della presenza delle ecomafie nel Nordest del Paese.

ASCOLTA L'AUDIO INTERVISTA A MASSIMO FOLLESA

giovedì 21 marzo 2019

Affaire Pfas: nubi nere su Regione, Arpav e Provincia di Vicenza

Gli sviluppi delle ultime ore del caso Pfas rendono ancora più cupa la vicenda di uno dei casi di contaminazione tra i più discussi nel Belpaese. Da una parte ci sono le rivelazioni contenute in una relazione al vetriolo inviata dal Noe alla procura berica, di cui parla diffusamente Greenpeace, la quale in passato aveva attaccato gli enti territoriali veneti. E poi ci sono gli elementi che emergono dalla lettura in filigrana del verbale con cui, sempre i carabinieri del Noe, hanno recentemente multato Miteni, la spa trissinese ritenuta al centro del caso Pfas, oggi fallita per giunta, per un importo di 400mila euro.

IL PROLOGO
Ai primi di marzo sui media veneti ha fatto molto scalpore la notizia della sanzione amministrativa da 400mila euro che i Carabinieri del Noe di Treviso avevano inflitto alla Miteni di Trissino, fabbrica del Vicentino da anni al centro dell’affaire Pfas. La sanzione è stata elevata perché l’azienda non avrebbe comunicato agli enti competenti il contenuto di alcune analisi in suo possesso dalle quali si evinceva la presenza di due temibili sostanze chimiche che sarebbero finite in falda: ovvero l’arcinoto GenX e il meno noto C6O4. Due sostanze “sorelle” dei Pfas (una famiglia di componenti chimici assai mal visti dal mondo ambientalista). La vicenda della sanzione da 400mila euro ai primi del mese aveva fatto discutere anche la politica regionale, ma quest’ultima, a partire dalla giunta veneta, guidata dal governatore leghista Luca Zaia, fino ad oggi si è ben guardata dallo sviscerare gli elementi che emergono da quella stessa vicenda, anche in ragione del fatto che copia del verbale della sanzione era stata inviata all’«Area tutela e sviluppo del territorio» della Regione Veneto con una missiva del Noe datata 26 febbraio 2018. Missiva che per la prima volta viene pubblicata da chi scrive in forma pressoché integrale.   

TRA LE PIEGHE DEL PROVVEDIMENTO
Per agevolare la lettura delle carte nonché delle tabelle accluse e soprattutto per provare a imbastire una analisi della documentazione è necessario ricordare «GenX» è un nome commerciale, mentre la sigla che identifica la molecola è HFPO-DA. Ora, nella colonna di destra della tabella acclusa a pagina 11 si dà conto dei tempi in ragione dei quali Arpav stima si sarebbe propagata la contaminazione. Ragionando a spanne si può argomentare che il GenX per allontanarsi di sette kilometri dalla Miteni avrebbe impiegato tre anni e mezzo. Il C6O4 per allontanarsi di 13 kilometri avrebbe impiegato più o meno nove anni. Ora assumendo che l'inquinamento da GenX e C6O4 è stato scovato quanto meno dall'estate 2018, è assai probabile che l'inquinamento da GenX sia iniziato tre anni e mezzo fa e quello da C6O4 sia iniziato ben nove anni orsono: il tutto senza soluzione di continuità. Se poi si considera che, in embrione, la bonifica del sito della spa trissinese ha avuto inizio nell'estate 2013, vuol dire che una buona parte dell'inquinamento da GenX ed una buona parte dell'inquinamento da C6O4 sarebbero avvenuti mentre Arpav coi suoi uomini era nello stabilimento trissinese. Possibile che non si siano accorti di nulla? E tale interrogativo vale sia per la catena gerarchica interna alla agenzia ambientale o vale anche quando gli investigatori di Arpav agivano, sempre tra le mura della Miteni, all’interno della catena gerarchica della indagine penale ovvero quali ufficiali di polizia giudiziaria agli ordini della procura berica?

Sintetizzando per le spicce se quello che dicono le carte è vero che mentre Arpav cercava solo i vecchi fattori della contaminazione, la falda ha continuato ad essere contaminata da sostanze "più moderne" mentre i vertici apicali di Arpav, come se fosse vittima di un incantesimo o di un paraocchi invisibile, si è limitata a cercare solo i Pfas di vecchia generazione? Tanto che a questo punto c'è una domanda che sorge spontanea. Ci sono per caso dentro e sotto la Miteni sostanze, non necessariamente Pfas, che hanno contaminato l'ambiente e che non sono mai state cercate?

RILETTURA APPROFONDITA
Provando poi a rileggere gli eventi alla luce della missiva giunta all'«Area tutela e sviluppo del territorio» si potrebbe intuire che quello che hanno scoperto i Carabinieri del Noe sul GenX è quello che invece per contro avrebbe dovuto scoprire Arpav durante gli accertamenti quando quest’ultima era nello stabilimento. Detto in ancora in altri termini Arpav avrebbe dovuto o potuto procedere con due mosse. Uno, chiedere al laboratorio interno della Miteni se aveva mai analizzato prima del giugno 2018 i GenX e il C6O4. Due, chiedere al laboratorio Chelab se le analisi presentate dalla Miteni nel 2018, dalle quali emergeva inquinamento da GenX (quest'ultimo peraltro lo aveva già riscontrato Arpav) e C6O4, fossero tutte o se vi fossero altre analisi antecedenti non trasmesse agli enti pubblici: mancata trasmissione che poi è alla base della sanzione amministrativa elevata dal Noe alla Miteni.

Se ne ricava che poiché nel luglio 2013 è iniziato in embrione il procedimento di bonifica del sito Miteni, Arpav avrebbe dovuto accorgersi che oltre all'inquinamento da Pfas, vi era anche un inquinamento da GenX e C604. Peraltro il GenX e il C6O4 sono sostanze che appartengono comunque alla famiglia dei Pfas e il fatto che rientrassero nella lista dei componenti in lavorazione presso lo stabilimento trissinese era cosa nota, quanto meno agli addetti ai lavori. Significa quindi che Arpav si è limitata a ricercare solo quello che aveva scoperto il Cnr nel 2013 quando deflagrò l’affaire Pfas?

IL J'ACCUSE DI GREENPEACE
La questione riveste però un aspetto ancor più cruciale se la si mette in correlazione con il j’accuse di Greenpeace che in queste ore pubblica una breve nota corredata da un paper molto articolato in cui prende di mira le responsabilità della Provincia di Vicenza, dell’Arpav e di conseguenza della Regione Veneto proprio nella genesi del caso Pfas. Accuse che traggono fondamento, secondo l’associazione ambientalista, dal fascicolo d’inchiesta sul caso Miteni e più segnatamente dalla relazione conclusiva che i Carabinieri del Noe hanno inviato alla procura della repubblica di Vicenza che da anni indaga su uno dei più noti casi contaminazione di tutto il Paese.

LO SCENARIO
Una relazione che in alcune parti peraltro poche ore fa era stata anticipata in un lungo approfondimento curato da Corrado Zunino su Repubblica.it. Un articolo in cui si fa il nome di un alto funzionario di Arpav che sarebbe stato messo a parte della situazione di grave contaminazione in atto presso Miteni da un professionista che lavorava per conto di quest’ultima. Tanto che Greenpeace, così racconta La Repubblica, si è spinta a porsi domande assai precise: «L'Arpav ha avviato un'indagine interna? La sua dirigenza ha informato i vertici regionali?» Domande che sempre in base al racconto di Repubblica ne fanno nascere un’altra. Ovvero questo stato di cose ha finito per «ritardare le indagini e la bonifica?». Si tratta di quesiti che pesano come macigni soprattutto se si considera il fatto che quest’estate anche l’operato della procura berica è stato pesantemente criticato in un esposto indirizzato al Csm dai deputati veneti Francesca Businarolo e Sara Cunial.

Ma le cose stanno davvero così? Le nubi che si stagliano, in primis su Regione e Arpav, sono così nere e così dense? Chi scrive ha chiesto una replica alla direzione generale dell’Area tutela e sviluppo del territorio della Regione Veneto nonché alla direzione regionale di Arpav Veneto senza però, almeno per il momento, ottenere risposta alcuna.

Sullo sfondo poi rimane una domanda di non poco conto. Se l'affaire Miteni sfocerà in un processo che giunge a sentenza incomberà o no la prescrizione? Buon senso, logica, giustizia e diritto indurrebbero a pensare di no. Tuttavia diverse sentenze e soprattutto alcune considerazioni filtrate in passato dalla procura berica farebbero pensare in modo diverso. La questione di fondo è che quanto accaduto col caso Miteni induce senza dubbio a pensare che se si avrà a che fare, anche, con una accusa di disastro, questa non potrebbe o non dovrebbe incappare nella tagliola della prescrizione giacché ci si troverebbe di fronte a quello che i giuristi più acuti chiamano «reato eventualmente permanente» che è poi quello in cui una condotta lesiva, nel caso Pfas lesiva per l'ambiente, viene ripetuta continuamente poiché non vengono mai meno i presupposti del continuo nocumento ambientale: aspetti che in qualche misura vengono richiamati da due pronunciamenti della Cassazione. Il primo, afferente alla prima sezione, risale al 17 dicembre del 1992, il secondo, recentissimo ed afferente alla terza sezione, è datato 28 febbraio. I magistrati vicentini conoscono queste sentenze? Rimane poi da capire quale sia la situazione nel Veneto centrale rispetto ad alcuni composti usati in chimica farmaceutica ma non solo (in primis l'acido trifluoroacetico e trifluorofenilacetico). Da anni rispetto a queste due sostanze si parla di presenza di contaminati in misura rilevante nei dintorni della Fis di Montecchio Maggiore, una industria nata nell'Ovest vicentino e molto attiva nella chimica di base. 

Marco Milioni

mercoledì 20 marzo 2019

Global warming e strumentalizzazione

(m.m.) Dopo Marco Travaglio con il suo corsivo del 16 marzo, dopo Giulietto Chiesta con il suo intervento, sempre del 16 marzo, anche Nadia Toffa de Le Iene, parla della strumentalizzazione della giornata di mobilitazione contro il global warming del 15 marzo. Così riferisce il portale TVzap.

giovedì 14 marzo 2019

Tav, se ne parla il 19 marzo a Trissino

«Tav: tra numeri, progetti e potere». È questo il titolo scelto dal Covepa per un incontro dedicato alla grande opera che lungo la pianura padana è al centro di feroci dibattiti. Relatore della serata, che si terrà il 19 marzo marzo, sarà Erasmo Venosi, esperto di infrastrutture e di politiche ambientali. L’evento avrà inizio alle 20,30 presso la Biblioteca civica di Trissino (in provincia di Vicenza) in via Manzoni 10. L’ingresso è libero. La relazione di Venosi, che interesserà il passaggio del Tav non solo sulla Torino Lione, ma anche sulla tratta Padova, Vicenza, Verona, Brescia, sarà introdotta da Massimo Follesa, portavoce e vicepresidente del Covepa, il Coordinamento veneto Pedemontana alternativa. Il Covepa ha fornito anche un riferimento per la geolocalizzazione dell'evento (https://goo.gl/maps/yYWJo45zEUF2), mentre i riferimenti di contatto sono +393478722240; covepa.veneto@gmail.com.