domenica 5 aprile 2020

I nostri cugini nordeuropei al tempo del coronavirus, la riflessione di Celotto

Francesco Celotto, consulente finanziario di Bassano del Grappa che da tempo vive a Barcellona in Spagna, stamani ha diramato una lettera aperta in cui ragiona a lungo sul momento che sta vivendo l'Europa al tempo del coronavirus. Dai silenzi sulle politiche monetarie della Bce, alla condotta dei governi del Nordeuropa, Celotto parla della drammaticità che sta vivendo il Vecchio continente e spiega che se nel volgere di poche settimane l'Europa non compie una inversione a 180 gradi sarà, de facto, spacciata.

LEGGI LA LETTERA APERTA DI FRANCESCO CELOTTO

sabato 4 aprile 2020

Le anime candide della libertà double face

(m.m.) E mentre la discussione in tema di Covid-19 si avvita su sé stessa ancora una volta il parlamento italiano ha una scusa per non depenalizzare l'articolo 595 del codice penale e per non  cancellare dal codice civile le disposizioni in forza delle quali si permette di citare per danni colui al quale viene addebitata una condotta diffamatoria.

La nozione per cui la libertà di espressione del pensiero in una democrazia deve essere gioco forza «legibus solutua» non sfiora nemmeno chi con l'avallo di una legge vergognosa usa la stessa per limitare l'altrui pensiero, l'altrui libertà sempre che questi o le persone che li praticano, non siano addirittura minacciati. Adesso, forse, arriveranno anche le disposizioni liberticide annunciate da tale Andrea Martella (un Orbàn in saòr di Portogruaro)... e poi la greppia dell'oscurantismo sarà ben ricolma per lorsignori. Alle volte questa ipocrisia fa tenerezza. Mentre le anime belle se la prendono, giustamente peraltro, contro i provvedimenti del premier ungherese Viktor Orbàn (il manichino magiaro nelle mani dei tedeschi e soprattutto degli americani), le stesse anime belle lo seguono in scia per limitare, comprimere, addomesticare le opinioni che circolano sul web.

Il problema è che una democrazia deve lasciarti dire ogni cosa anche quando questa è abominevole... Ma il concetto è scomodo da manipolare. E quindi si indigia nel caleidoscopio dei distinguo in modo da distorcere libertà di espressione e onorabilità della altrui dignità a seconda delle convenienze... In parlamento destra e sinistra, sopra e sotto, nord e sud ovviamente tacciono, ben letargizzati nei loro otri mentali, ben consci che...

mercoledì 1 aprile 2020

Il caso Burioni Messora

(m.m.) Alcuni giorni fa il blogger Claudio Messora ha fatto sapere che «l'Associazione patto trasversale per la scienza» ha indirizzato un esposto ad alcune procure della repubblica nel quale, tra le altre, chiede la rimozione di alcuni contenuti video prodotti dallo stesso blog di Messora. La cosa ha dato vita ad un vivace dibattito che però troppo spesso ha lasciato distante il cuore della discussione. Anzitutto l'associazione non ha querelato, come hanno sostenuto alcuni, ma ha indirizzato un esposto. Secondo una eventuale chiusura bonaria auspicata da più parti non è possibile perché il reato ipotizzato (articolo 656 del codice penale, ossia la diffusione di notizie false e tendenziose, reato che peraltro dovrebbe essere abolito peraltro) è un reato che si persegue d'ufficio.

Quindi quell'esposto ha avviato un procedimento che potrà interrompersi solo con una archiviazione o eventualmente con un rinvio a giudizio. Io ritengo che Messora abbia ragione da vendere, ma in questo momento sta sbagliando nella scelta del terreno dello scontro. Lo scontro in questo momento è in primis sul piano giuridico perché è nella contestazione sul piano giuridico che poi si smonta sul piano mediatico, assai agevolmente, l'assunto della associazione notoriamente vicina al professor Roberto Burioni.

E quindi Messora, glielo dico simpaticamente perché fa un lavoro prezioso, dovrebbe lasciare da parte la sua abituale eccessiva bonomìa e denunciare gli autori dell'esposto per calunnia ai sensi dell'articolo 368 del codice penale che recita: «Chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'autorità giudiziaria o ad un'altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla corte penale internazionale, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni». Nella denuncia Messora dovrebbe chiaramente dichiararsi parte offesa e facendo affidamento sulla potenza di fuoco del suo blog non solo dovrebbe dare notizia della denuncia, ma dovrebbe dare notizia di come la procura della repubblica competente persegue o non persegue gli eventuali responsabili. A quel punto poi vediamo se al Patto della scienza verrà ancora la voglia di pisciare fuori dal vaso.

martedì 31 marzo 2020

Covid-19, l'immunità totale per i superburocrati delle Ulss

(m.m.) Immunità totale per medici, aziende sanitarie e forse ministeri con la scusa della emergenza Covid-19. Sebbene ci sia qualcuno che si è già fatto avanti, anche con proposte di emendamenti in parlamento, va detto chiaro e tondo no. Diciamo con un francesismo che questa cosa è vomitevole... Va bene il momento, ma l'immunità penale, civile e erariale per medici e Ulss è schifosa. Il vero obiettivo di questa porcheria è parare il didietro alle aziende sanitarie e ai loro superburocrati per gli errori madornali commessi durante una emergenza peraltro già formalmente segnalata alle amministrazioni sanitarie regionali con una circolare del Ministero della sanità del 22 gennaio (0001997-22/01/2020-DGPRE-DGPRE-P il protocollo) e ben nota anche agli ordini professionali della professione sanitaria in quanto indirizzata anche a questi ultimi... cosa che inchioderà le Ulss alle loro responsabilità se la legge farà il suo corso... Ad ogni modo il provvedimento ipotizzato è così aberrante che potrebbe spingere più di qualcuno, che farebbe bene, a farsi giustizia da sé.

sabato 28 marzo 2020

Emergenza Covid-19, critiche alla sanità veneta e vicentina: Zaia, Ciambetti e Lanzarin nel mirino

(m.m.) Ieri il quotidiano Vicenzapiu.com ha pubblicato un lungo servizio in cui l'ex senatore del Pd Laura Puppato racconta dello sfogo di una sua persona che ha contattato la ex parlamentare del Pd alla quale sarebbero state raccontate le traversie patite da una donna e da suo marito (entrambi affetti da Covid-19) all'Ospedale di Bassano e a quello di Santorso, due nosocomi della provincia di Vicenza. «Mio marito - si legge - è in terapia intensiva a Bassano e prego perché ce la faccia. Il tampone, dopo quattro giorni che lo chiedeva da casa» dove si trovava in auto-isolamento «per aver avuto contatti con gente positiva che ci aveva subito avvertiti, glielo hanno fatto solo dopo che ha raggiunto i 40 di febbre... l'ho caricato in macchina per portarlo in ospedale, stanca di silenzi... lo hanno tenuto per due giorni in una sorta di limbo in attesa dell'esito del tampone, finché non è andato in crisi respiratoria senza che alcun esito arrivasse. Nessuno mi diceva alcunché, silenzio».

Poi un'altro passaggio che riguarda le vicissitudini stavolta patite dalla stessa donna: «Sono giunta al pronto soccorso alle 9 del mattino, per 12 ore non una di meno, sono stata in uno stanzone freddo perché dovevo attendere che finissero il turno delle Tac destinate agli oncologici... alle 16 finalmente la Tac e alle 19 mi comunicano che c’è la polmonite. Faccio notare che dodici ore per una ammalata... evidente... da Covid-19 in uno stanzone freddo con altre persone anziane in attesa di ricovero costituisce una situazione ad alto rischio per tutti. Silenzio. Alle 20 finalmente un letto... Conclusione: a Santorso va chiuso il pronto soccorso perché se si vuole destinare un centro ad una specialistica, oggi per il Coronavirus, va chiuso ogni altro accesso altrimenti si infettano i sani. La cosa è nota e stranota, lo hanno fatto presente anche i medici, ma non lo si fa perché il presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti, l'assessore veneto alla sanità Manuela Lanzarin e il consigliere regionale Nicola Finco» tutti del comprensorio bassanese e tutti leghisti «sono di qui e hanno la pretesa dopo aver mantenuto in vita l'Ulss pedemontana, di fare le nozze coi fichi secchi: così abbiamo una sanità da terzo mondo, l'unica che non ha neppure istituito un numero diretto per i medici di base che devono fare la trafila come un cittadino comune, pur dovendo decidere urgenze e non... Per tornare ai tamponi oggi li fai solo se ti rechi al pronto soccorso con sintomi. Ho cercato il camper-tamponi fuori dai supermercati nei giorni in cui mio marito ha iniziato la quarantena, neanche l'ombra...».

E sullo stesso fronte, il fronte della critiche al sistema sanitario della Regione Veneto capitanata dal presidente della giunta regionale Luca Zaia della Lega, si muove anche il deputato veronese del Pd Alessia Rotta. «Da Zaia solo fake news, mascherine di carta igienica e tamponi a parole... Insinua che il governo nazionale non si stia occupando dei cittadini per nascondere le sue responsabilità». Zaia secondo la Rotta «Alimenta rabbia e malcontento» un comportamento definito «grave e vomitevole». Questo almeno è quanto riportava il quotidiano Vvox.it in un servizio di ieri.

Frattanto si muove Confindustria del Veneto. La quale chiede che le imprese non essenziali riaprano. Si tratta di una richiesta che non è ben vista dai rappresentanti dei lavoratori i quali temono che una politica del genere non faccia altro che facilitare il contagio.

venerdì 27 marzo 2020

Covid-19, se la scintilla sociale comincia a scoccare

(m.m.) In giro per l'Italia la gente comincia a patire duramente l'emergenza, se il governo non vara provvedimenti seri si rischia grosso. Video come questi sono già finiti negli uffici di competenza dei servizi e del Viminale. C'è una parte del Paese che deve essere aiutata subito. La tensione sociale può incendiarsi d'un botto, basta una scintilla, accidentale o meno che sia, perché l'incendio divampi. Per di più in contesti del genere la criminalità organizzata può approfittarne in mille modi. Il servizio pubblicato oggi da Il quotidiano italiano su un episodio capitato a Bari è lì a dimostrarlo.

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mercoledì 25 marzo 2020

I «magnaschei» svelati dal Fatto


(m.m.) Oggi Il Fatto in pagina 16 pubblica un approfondimento molto ben documentato in cui spiega come negli ultimi 15-20 anni le regioni, amministrate da ogni colore politico, abbiano massacrato la sanità pubblica riducendo i posti letto: il Veneto non fa eccezione tanto che il ritratto che alla ex Serenissima dedica Giuseppe Pietrobelli, per anni mio collega al Gazzettino, è impietoso e fa a pezzi il mito della narrazione della sanità, cara al centrodestra e sotto traccia, ma poi nemmeno tanto, ben accetta anche dal centrosinistra. Sullo stesso quotidiano se ci si sposta alla pagina prima c'è una eccellenet analisi di Giorgio Meletti il quale senza peli sulla lingua descrive come centro-destra, centro-sinistra e M5S pensino, una volta passata l'emergenza Covid-19 di riprendere a finanziare quel pozzo di San patrizio fatto di melma e tangenti che sono le grandi opere. Meletti ha il pregio di spiegare che oltre al fatto che di quattrini ce ne siano e ce ne saranno pochi, sarebbe molto meglio usare quel poco di cui disporremo per curare i comuni mortali, far funzionare i comuni, fare le tante piccole opere che servono sul territorio alla faccia dei feticisti del cemento a partire dal ministro dei trasporti Paola De Micheli (il nostro Luca Zaia peraltro non è da meno). Se poi volete completare l'opera sempre su Il Fatto di oggi ci sono due corsivi (uno del più grande giornalista italiano ovvero Massimo Fini, l'altro di un lucidissimo Salvatore Settis) che meritano una lettura attenta. Rimane un interrogativo. Ai «magnaschei» e ai «papponi» che hanno trasformato la sanità da una signora con i suoi difetti ma tutto sommato rispettata in una baldracca in disarmo che non ha nemmeno i soldi per comprarsi i preservativi riciclati che cosa dovremmo fare? In un Paese di maniere spicce come l'Afghanistan il Mullah Omar se fosse vivo lorsignori li appenderebbe al primo palo della luce all'ingresso dell'autostrada... Quando e se la tempesta passerà gli italiani che futuro riserveranno alla classe digerente che li ha amministrati? Rimane da fare un'ultima considerazione. Si sente molto poco parlare di quanto, in circostanze come queste, possa fare la Bce. Quest'ultima in ragione dei trattati europei (più nel dettaglio l'articolo articolo 123 comma secondo del testo unico sui trattati europei, ossia il Tue) dà facoltà, in buona sostanza alle banche pubbliche, di ricevere danaro creato dalla Bce. Il dettato della norma europea, sebbene scritto in modo un po' burocratico è stringente: «Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell'offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati». Ora siccome con questo cavillo stati come la Germania ci hanno giostrato non poco. E poiché da quello che si legge sulla stampa internazionale come su quella del Belpaese pare che la Germania sia pronta a mettere in campo un bazooka monetario da paura, presumibilmente con l'ombrello della Bce, non si capisce perché altri Paesi, Italia inclusa non possano fare allo stesso modo, vista l'emergenza in corso. Di questa questione, anche se in un ambito diverso non legato alla vicenda coronavirus se ne occupò lo scrittore Marco Della Luna che sul suo blog, era il 20 febbraio 2014, approfondì proprio il tema delle possibilità che derivavano per gli stati membri della Ue di fare riferimento a quell'articolo del Tue. Una possibilità che secondo Della Luna, l'Italia, improvvidamente, non ha mai colto. 

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