domenica 20 settembre 2020

Indennizzi bancari? Doccia fredda in arrivo per i risparmiatori delle ex popolari venete

(m.m.) In data odierna riceviamo da Francesco Celotto, già vicepresidente della associazione Soci banche popolari venete e pubblichiamo integralmente...

Domenica 20 settembre 2020

Nelle ultime settimane noto che sta montando una grande polemica per la mancata erogazione dei risarcimenti a favore dei risparmiatori o soci soci traditi che dir si voglia delle due ex popolari venete ovvero Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza. Il Fir (Fondo indennizzo risparmiatori) prevedeva infatti che entro metà giugno i soci delle due ex popolari venete, ora risolte, presentassero le domande e che entro tre mesi una volta esaminate le domande fosse stabilito l'ordine  e l'ammontare dei risarcimenti stessi. 

Nulla di questo è avvenuto anzi pare che le domande esaminate siano state solo 780 a fronte di oltre 144200 domande presentate. È evidente che se la commissione indipendente incaricata dalla legge di vagliare le richieste, i membri della quale sono professionisti profumatamente pagati, continua con questo ritmo impiegherà qualche decennio per esaminare tutte le domande. Senza contare che l'esame della commissione non significa il pagamento del risarcimento stesso. In tempi non sospetti espressi un convincimento preciso quando dichiarai che noi risparmiatori avremmo visto nel migliore delle ipotesi briciole, nonostante le promesse da marinaio dei vari esponenti del governo che tenne a battesimo il varo del far, si tratta del governo retto da Lega nord e M5S.
  
Ricordo che Matteo Salvini e Luigi Di Maio, i leader dei due partiti, vennero a Vicenza nell'inverno del 2018 promettendo che il risarcimento sarebbe avvenuto ad horas. Cosa che puntualmente non avvenne. Ora a parte la questione delle lungaggini relative al vaglio delle domande, una seconda domanda va posta all'attuale esecutivo retto dal premier Giuseppe Conte e a quei ministri come il bellunese Federico D'Incà (titolare del dicastero ai rapporti col parlamento) i quali avevano promesso promesso che tutto sarebbe stato risolto in breve tempo: quanti soldi ci sono davvero nel Fir?

Stando alle vecchie informazioni che circolavano a margine della creazione dello stesso fondo, che è parte integrante d'una legge finanziaria non dimentichiamolo, Fir dovrebbe aver avuto una dotazione a partire dal 2019 pari a circa 300 milioni proveniente dai cosiddetti conti dormienti. Lo stesso fondo sarebbe dovuto essere rimpinguato di anno in anno dal 2020 fino al 2022 fino ad un ammontare massimo di 1,5 miliardi circa. Ad oggi quindi se la matematica non è una opinione il fondo dovrebbe avere una dotazione non inferiore a 600 milioni, una cifra non disprezzabile. Lontana dal pieno risarcimento ma in grado forse di coprire il 30% massimo promesso dal governo: il 95% nel caso di possessori di bond subordinati.

Ad ogni modo 600 milioni significano un risarcimento medio pari, alla grossa, a quattromila euro a risparmiatore. Ora davvero il Fir ha una dotazione pari a 600 milioni? Io non credo, anche a causa della disastrata situazione delle finanze pubbliche, aggravata dalla pandemia che ha obbligato il governo a utilizzare tutti i fondi a disposizione per dare ossigeno a imprese, partite iva e famiglie.

Va poi ribadito per l'ennesima volta che l'affaire delle lungaggini relative al vaglio delle richieste di ristoro altro non è che una manfrina, meglio una cortina fumogena, per coprire il vero problema ovvero la dotazione quasi inesistente del Fir. Chiedo al governo Conte che almeno nel corso di quest'anno dia corso al pagamento dei casi più delicati tra quelli pervenuti, privilegiando le domande presentate da persone anziane, penso agli over 70, e con bassi redditi, non oltre 20.000 euro. Questi sono i casi che hanno bisogno di pronte risposte.

In quanto al resto credo, come dissi già nel corso di interventi sulla stampa nel 2019, che vedremo di fatto il nulla o quasi. La pandemia da Covid-19 ha ahimè fatto passare in secondo piano la questione delle ex popolari venete e dei cosiddetti soci trombati. Questa vicenda pertanto vicenda si avvia all'oblio anche per colpa della pessima gestione che ne hanno fatto le varie associazioni nate in questi anni a difesa dei soci: alcune politicizzate e nate come possibili trampolini di lancio di carriere politiche poi abortite, altre nate per soddisfare gli appetiti di voraci avvocati, altre per raccogliere tessere e rimpinguare le casse.

Poche, pochissime nate davvero per difendere gli interessi di noi soci. Io quando ebbi a ricoprire la carica di vicepresidente della Associazione soci banche popolari venete mi sono prodigato per fare qualcosa di positivo in questo mare magnum senza alcuna ambizione particolare che non fosse la difesa dei risparmiatori ma mi sono ritrovato spesso solo. Il fronte delle associazioni non è mai stato coeso anzi, e questo ha reso tutto più difficile, rimborsi inclusi.

Sempre in tempi non sospetti consigliai ai tanti risparmiatori che me lo chiesero di accettare il risarcimento del 15% proposto nel 2015 da VeBa e BpVi perchè meglio pochi ma subito che tanti e mai ebbi a dire in maniera un po' rustica. Qualcuno mi rispose meglio aspettare perchè sacerdoti urlanti promettevano risarcimenti alti e a tutti. Mi riferisco in particolare al coordinamento associazioni don Torta il cui presidente Andrea Arman tentò, trombato, anche di farsi eleggere deputato in quota M5S nel 2018. Vediamo ora come andrà a finire perché mancano davvero pochi giorni alla scadenza del 30 settembre, data in cui i ristori dovrebbero già essere tutti nelle tasche dei cosiddetti azionisti sbancati.

In quanto al Veneto mi preme dire che vorrei che il riconfermato governatore del Carroccio Luca Zaia e soprattutto la Lega si battessero davvero per realizzare l'autonomia. Nel 2017 abbiamo votato sì al referendum in maniera schiacciante ma nulla è successo  e non mi pare francamente che la Lega e Zaia si siano battuti con forza per questo.

La lega a trazione salviniana d'altra parte da fatica a battersi per il Nord date le ambizioni del suo leader per trasformarla in un partito nazionale rompendo con la Lega padana di bossiana memoria. L'autonomia, se attuata in modo cristallino e giudizioso e senza fare strame dei controlli che impediscono gli abusi, è uno dei pochi fattori che potrebbe consentire al Veneto ci consentirebbe davvero di rimettere un po di soldi dentro alle tasche vessate dei contribuenti veneti. Tuttavia non vedo in questa tornata elettorale partiti che abbiano portato avanti degnamente il tema dell'autonomia.

Servirebbe sul serio un vero partito dei veneti non la insignificante e marginale rappresentanza politica portata avanti dal furbo ed egocentrico Antonio Guadagnini. Ora non ci resta che aspettare di capire quanta parte del recovery fund arriverà al Veneto, sperando che non siano  buttati nelle solite grandi e inutili opere sponsorizzate dai poteri costituiti e tanto amate dal governatore Zaia.

Servirebbero soldi per la messa in sicurezza del territorio, disastrato ogni anno da inondazioni ed eventi estremi. Ma non credo che questa classe dirigente veneta abbia la capacità per discostarsi dal solito vecchio modello di sviluppo fatto da cemento a gogo attorno al quale ruotano gli appetiti famelici dei nostri imprenditori e anche di qualche organizzazione mafiosa non certo estranea a frequentare e investire in un Veneto felix solo di facciata Veneto.

Il recovery fund rappresenta forse la ultima possibilità per invertire la rotta, tentare di rilanciare il il Veneto e il paese ma temo che come al solito verrà sprecata. L'Europa (che ho bastonato a lungo per vari motivi) stavolta non ci darà una seconda possibilità e dopo questo un bel governo tecnico si incaricherà di tagliare sanità, pensioni, scuola e oltre magari introducendo una bella patrimoniale. Purtroppo ciascun Paese ha i governati che si merita.

Francesco Celotto

mercoledì 16 settembre 2020

Coca e stupro di gruppo a Trissino, chiesti quarant'anni per gli accusati

«Quarant'anni di carcere per i presunti responsabili dello stupro di gruppo di una ragazzina di quindici anni». Ieri pomeriggio, il pubblico ministero Cristina Carunchio ha chiesto quattordici anni di reclusione per Elisa Faggion, 32 anni, residente a Trissino, e per l'immigrato marocchino Zahir Es Sadouki, di 29 anni, e altri 12 anni di cella per il terzo imputato, pure lui marocchino, Nadir El Fettach, di 28. La sentenza «del giudice Barbara Maria Trenti» è attesa al termine della prossima udienza, fissata per il 29 settembre. È quanto scrive oggi 16 settembre Il giornale di Vicenza in un servizio a firma di Valentino Gonzato pubblicato in pagina 27.

L'episodio (che fece capolino sui media nel maggio del 2019 destando scalpore in valle dell'Agno ma non solo, anche quando i quotidiani diffusero alcuni passi delle intercettazioni che corroborano l'inchiesta), racconta ancora il GdV, sarebbe avvenuto a Trissino alla fine di ottobre di due anni fa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la vittima sarebbe stata abusata più volte nel corso di un fine settimana. Il terzetto e la ragazzina si sarebbero ritrovati a casa di Faggion. Quest'ultima, riferisce il quotidiano, «avrebbe fatto leva sull'amicizia che la legava alla minorenne per riuscire a convincerla a partecipare alla serata». I tre imputati avrebbero fatto assumere alla malcapitata dosi massicce di sostanze stupefacenti: hashish e cocaina. Dopodiché sarebbero cominciate le violenze.

Secondo il GdV in base agli elementi messi assieme dagli inquirenti che hanno svolto le indagini, il week-end a base di sesso e droga sarebbe stato organizzato nei minimi dettagli dal terzetto. La ragazzina, stando al racconto che ha fornito sia in audizione protetta sia durante l'incidente probatorio davanti al gip, avrebbe cercato di opporsi all'assunzione delle sostanze stupefacenti e allo stupro, ma ogni tentativo sarebbe stato inutile. Aveva confidato che si sarebbe aspettata che l'amica intervenisse in suo aiuto.

In questo senso il quotidiano di via Fermi aggiunge che invece la Faggion, difesa dall'avvocato Paolo Mele junior, che ieri ha chiesto l'assoluzione per la propria assistita, non soltanto non l'avrebbe aiutata, ma l'avrebbe addirittura trascinata in quell'incubo. Al termine delle indagini la procura aveva chiesto il carcere per i tre imputati, senza ottenerlo. Il giudice, infatti, aveva disposto gli arresti domiciliari. I due nordafricani (uno è collaboratore di un centro medico ed aveva una frequentazione con Faggion, che aveva invece conosciuto la minorenne in una struttura sanitaria difesi dagli avvocati Enrico Maria Fiori e Simone Bergamini, che terranno la propria arringa nella prossima udienza) hanno sempre negato le accuse e protestato la propria innocenza. L'ipotesi investigativa, riporta la testata berica sulla scorta degli accertamenti effettuati dai carabinieri della procura, della stazione di Trissino e del nucleo investigativo (che avevano analizzato anche i telefoni dei protagonisti), è che Faggion abbia raccontato agli amici che la minorenne aveva 19 anni e che l'abbia venduta per la cocaina. Il mattino dopo le violenze, la ragazzina aveva raccontato in lacrime quello che sarebbe successo alla madre, che l'aveva accompagnata dalla psicologa. Poi era scattata la denuncia. Per la procura i tre imputati si sarebbero macchiati di comportamenti gravissimi nei confronti della vittima. Che si costituita parte civile ed è assistita dall'avvocato Sonia Negro. Quest'ultima, sempre durante l'udienza di ieri, ha chiesto una provvisionale a titolo di risarcimento di 50mila euro.

Ad ogni buon conto quando la notizia deflagrò lo scorso anno destò molto scalpore in valle dell'Agno non solo per la gravità delle accuse ma anche per la parentela dell'accusata. La Faggion, è infatti è la figlia di Silvia Dalla Benetta, una cantante lirica molto conosciuta sulla scena veneta e molto conosciuta nella Trissino che conta.

domenica 16 agosto 2020

Affondo de l'Espresso su Malvestio: il Veneto sobbalza

L'Espresso in edicola ieri (ma non mancano alcuni passaggi molto simili anche sul portale elettronico) ha pubblicato un approfondimento in cui vengono accesi i riflettori su Massimo Malvestio, l'avvocato d'affari originario della Marca, considerato vicinissimo al governatore leghista del Veneto Luca Zaia. Si tratta di un servizio in cui al centro della narrazione finisce un pezzo del potere del Nordest, quello con la "P maiuscola". La cosa ha scatenato le reazioni (e forse gli imbarazzi?) le più diverse: sostegno al personaggio, critiche al vetriolo indirizzate nei suoi confronti e uscite più o meno puntute sui social network hanno arroventato un ferragosto rovente di suo durante il quale hanno incrociato le lame lo stesso Malvestio nonché Enrico Cappelletti, candidato per il M5S alla carica di presidente della giunta regionale del Veneto: un Veneto che dopo la pubblicazione dell'articolo è mediaticamente sobbalzato durante la calura agostana...

venerdì 14 agosto 2020

Zaia, Malvestio, Fenech e Caruana Galizia: quattro nomi di vaglia nel servizio shock de l'Espresso

«Le società estere di Massimo Malvestio, per anni legale del presidente veneto: una rete di fondi maltesi con clienti anonimi. Che investono in Italia. Nelle autostrade dei Benetton». Questo è uno dei primi passaggi dell'inchiesta pubblicata da l'Espresso che sarà in edicola domani 15 agosto. E che potrebbe mettere in grande imbarazzo la politica veneta. Il settimanale rimarca come Malvestio, questa di fatto l apremessa della narrazione, si sia trasferito nello stato insulare dell'omonimo canale a scavalco tra il 2013 e il 2014.

Lì, sempre secondo il settimanale, il noto professionista trevigiano avrebbe dato vita ad un network «di fondi d'investimento e società finanziarie che gestiscono patrimoni privati per oltre 400 milioni di euro». Quando l'avvocato della Marca manifestò la sua intenzione di abbandonare il Belpaese lo stesso governatore Zaia, si legge ancora, diede contezza in questo modo in una intervista al Mattino di Padova il suo rapporto molto stretto con il legale: «Continuerò a rompergli le scatole a Malta. Massimo Malvestio era e resterà il mio riferimento giuridico». Parole che confermano ancora una volta la nomea di spin doctor di Malvestio per le questioni legali del governatore.

Ma c'è di più. Se si continua a compulsare il testo del servizio si può leggere come la documentazione esaminata dall’Espresso in forza del lavoro svolto dal consorzio internazionale per il giornalismo investigativo Icij, mostri come «le finanziarie maltesi di Malvestio, costituite a partire dal 2009, sono state utilizzate per acquisire consistenti partecipazioni in grande aziende italiane controllate da imprenditori del Nordest. Dal Veneto al Veneto, via Malta».

Tuttavia la ricostruzione messa nera su bianco da l'Espresso rende più cupa la vicenda narrata allorché la storia testata romana fa un riferimento all'affaire Caruana Galizia. «Dopo una lunga e prestigiosa carriera nella regione tra politica, società pubbliche, banche e imprese private, l'avvocato fondatore dello studio Bm&a di Treviso - narra l'espresso -  è diventato un grande sponsor di Malta, che ha difeso perfino all'indomani dell'omicidio-choc della giornalista Daphne Caruana Galizia». Appresso c'è un altro passaggio non di poco conto dacché il servizio spiega come intervistato dal Gazzettino di Venezia il 18 ottobre 2017, Malvestio si lanciò in una difesa d'ufficio di uno Stato descritto come un paradiso fiscale. «Quale corruzione? Malta - così l'Espresso rilancia le parole del Gazzettino - è un'isola felice. Qui si vive benissimo. Il delitto è maturato nell'ambito del traffico di droga e petrolio. Lo Stato non c'entra nulla».

Il periodico romano poco appresso aggiunge altri dettagli rimarcando come in seguito le indagini, lunghe e sofferte, abbiano di contro dato contezza di quello che viene definito come un «l'intreccio mortale tra politica, corruzione e affari sporchi». Ma perché l'Espresso giunge a questa conclusione? A spiegare tutto è il passaggio successivo dell'approfondimento. Nel quale si legge che dopo «l'arresto dei tre presunti esecutori e di un intermediario, che ha confessato, l'inchiesta» abbia persino coinvolto uno dei businessman più ricchi di Malta. Si tratta di «Yorgen Fenech, incriminato come mandante dell'omicidio». Secondo il settimanale peraltro la giornalista assassinata era stata la prima a pubblicare notizie suò conto di una «anonima società offshore controllata da Fenech, chiamata Black 17, che ha versato tangenti su conti esteri di cui risultano beneficiari due ministri del governo maltese, che si sono dimessi per lo scandalo».

La lunga inchiesta de l'Espresso però va oltre e aggiungendo un ulteriore tessera al puzzle sottolinea come i documenti maltesi in qualche modo ora mostrino come «tutte le società finanziarie dell'avvocato Malvestio hanno la sede legale al quattordicesimo piano della Portomaso Business Tower: il grattacielo più alto dell'isola. Che appartiene proprio a Yorgen Fenech». Il che secondo l'Espresso sarebbe indice ed «emblema della potenza economica del suo gruppo Tumas, controllato da decenni dalla sua famiglia e intitolato al nome del nonno». Ma non è finita. Nell'anteprima del servizio de l'Espresso la quale sta facendo anche il giro di parecchie agenzie di stampa, si legge anche che «Yorgen Fenech, che respinge ogni accusa, è stato arrestato il 20 novembre scorso mentre cercava di scappare da Malta con il suo yacht». E ancora il pomeriggio precedente, sempre secondo la testata romana Fenech si sarebbe dimesso «dalle cariche di vertice del gruppo, dove è stato sostituito dal fratello» mentre pochi giorni dopo «sarebbe stato rilasciato su cauzione, tra le proteste dei familiari della giornalista assassinata e di tutta l'opposizione». Il servizio si chiude poi con un passaggio su Malvestio, nel quale si dà conto di come oggi lo stesso Malvestio appaia «deluso» dallo stato isolare mentre le carte del consorzio investigativo menzionate dal settimanale indicherebbero come il professionista progetti «di trasferirsi con tutte le sue attività in un altro paradiso fiscale europeo: Montecarlo». Ad ogni modo a palazzo Ferro Fini si vocifera che il servizio de l'Espresso è destinato a fare molto, molto calmore: soprattutto per la vicinanza, mai negata dai due, di Zaia a Malvestio.

Marco Milioni

martedì 28 luglio 2020

Fondi prevenzione sicurezza, la Cub berica porta le carte alla Guardia di finanza


(m.m.) «Dalla stampa quotidiana apprendiamo con molta preoccupazione di una serie di circostanze assai poco chiare relative alla procedura con cui l'Ulss 8 Berica avrebbe finanziato alcuni progetti per quanto concerne la sicurezza sui luoghi di lavoro». Inizia così una nota al vetriolo diramata ieri in cui Maria Teresa Turetta, responsabile per il Vicentino del sindacato Cub esprime tutta la sua perplessità in merito alla vicenda (di cui ha parlato il quotidiano Vicenzatoday.it il 23 luglio) dell'utilizzo dei fondi che per legge vengono in parte reperiti dalle sanzioni elevate dai funzionari delle Ulss, più segnatamente dallo Spisal, nei confronti delle imprese sanzionate per il mancato rispetto delle norme di sicurezza. Ma c'è di più, la Cub (nel riquadro una manifestazione della sigla sindacale di base), è così preoccupata di quanto emerso sulla stampa, lo si apprende sempre nella sua nota, da avere segnalato le sue perplessità alla Guardia di finanza del comando provinciale berico con un articolato esposto indirizzato alle fiamme gialle sempre ieri.

L'INCIPIT
«Apprendere che decine e decine di migliaia di euro - si legge - finiscano direttamente nelle casse dei soliti noti a partire da Confindustria per non parlare di Confartigianato è francamente inquietante». Poi il sindacato esplicita ancor più il suo pensiero per quanto riguarda un fondo che ammonta a un totale di mezzo milione di euro: «Le associazioni datoriali oggetto del ricchissimo finanziamento pubblico riconducibile alla legge 23 del 2007 varata dal Consiglio regionale... sono le stesse... o lo sono spesso... fra i ranghi delle quali allignano imprese loro iscritte che della sicurezza sui luoghi di lavoro hanno una considerazione che dire bassa è poco».

E così Turetta prosegue con il suo j'accuse: «Al contempo non sono pochi i dubbi che desta la modalità che l'Ipsia Lampertico di Vicenza avrebbe identificato per garantirsi l'acquisto d'un nuovo tornio che con lo spirito della legge regionale non sembra c'azzecchi molto. Per questo motivo la Cub di Vicenza in data 27 luglio 2020 ha deciso di indirizzare alla guarda di finanza... un dettagliato esposto... affinché valuti la presenza di eventuali profili di anomalia».

DUBBI IN REGIONE? L'INDISCREZIONE
Più in generale le doglianze della sindacalista sono giustificate dal fatto che in Regione, che poi è l'ente che controlla e sorveglia le Ulss, più di qualche funzionario dell'assessorato al bilancio avrebbe storto il naso circa l'utilizzo di quei fondi: questi i rumors che circolano in Laguna. Dalla delibera dell'Ulss in cui si assegnano de facto le risorse per i progetti emerge una circostanza precisa. Molti degli assegnatari di quei fondi infatti fanno parte dell'organismo che de facto li assegna. Una sorta «di autorefernzialità» che a palazzo Balbi non sarebbe passata inosservata e che ha suscitato le ire di Bruno Cardini, già funzionario dello Spisal, oggi consulente per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

LE ACCUSE DI UN EX FUNZIONARIO DELLO SPISAL
Cardini in un post su Facebook pubblicato il 23 luglio usa parole che pesano come macigni: «Un terzo del valore delle sanzioni sulla sicurezza del lavoro deve tornare alle aziende ...virtuose... per Vicenza si tratta di 530.000 euro, non pochi: Verona per questi fondi fa un bando pubblico. Vicenza fa una raccolta di domande sostanzialmente riservata. Presentano domanda per i fondi, sostanzialmente, gli stessi che poi li devono assegnare. Nelle domande non c'è una sola organizzazione di professionisti, non c'è una organizzazione sindacale al di fuori di quelle che vi sono nel comitato assegnatario, non c'è una sola azienda».

E ancora: «A Verona si pone come condizione dei progetti un ... di più..., ossia si escludono» tutti i soggetti obbligati a conoscere e ad adempiere consapevolmente agli obblighi relativi al testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ossia al decreto legislativo 81 del 2008. «A Vicenza - prosegue Cardini - non so quali condizioni si pongano perché, per quanto mi riguarda, non sono riuscito a trovare né un bando né un avviso di manifestazione di interesse. Dico che personalmente mi sono recato presso alcuni Spisal a chiedere come fare per presentare domanda e i miei ex colleghi non hanno saputo darmi risposta; con ciò forse c'è qualche problema di comunicazione all'interno degli organi di vigilanza».

«PROFILI DI ILLEGITTIMITÁ»
E la critica dell'ex funzionario va oltre: «Visto il bando di Verona ho avvisato alcuni studi professionali che operano nel campo della sicurezza che hanno presentato domanda per Verona, ma nulla hanno saputo... nonostante avessero chiesto... dei fondi di Vicenza». Poi l'accusa più pesante: «Per questo dico che vi sono evidenti profili di illegittimità. Ho visto solo ieri la delibera con l'assegnazione dei fondi e mi è salita la nausea. Ma la questione, per il sindacato, è politica. Le organizzazioni sindacali accettano che le associazioni padronali si comprino il consenso attraverso i soldi delle sanzioni; in cambio, come Lazzaro, ricevono le briciole che cadono dalla tavole del banchetto. Attendo spiegazioni dalle organizzazioni sindacali».

I PASSI DELLE FIAMME GIALLE
Ora al di là delle reazioni occorrerà capire come si muoverà la GdF. Non è escluso che i finanzieri vorranno vederci chiaro in merito alle modalità con cui sono stati assegnati i fondi andando a scartabellare eventuali verbali del comitato assegnatario o altre carte. Allo stesso modo potrebbero acquisire copia della offerta pubblica dell'Ipsia Lampertico (per la quale a palazzo Balbi ci sarebbe stato più di qualche mal di pancia) per l'acquisto di un tornio da centomila euro, come potrebbero vagliare l'operato del dirigente scolastico che lo ha firmato (ossia la preside Luisiana Corradi), nonché l'operato di eventuali collaboratori della dirigente, anche dell'area tecnica, che materialmente potrebbero avere contribuito alla stesura del testo.

Ma poi come è andata a finire la gara bandita dal Lampertico i cui termini scadevano il 24 luglio? Quante offerte ci sono state? Da parte di chi? Al momento sul sito web dell'istituto non sembrano esserci comunicazioni in tal senso. Nei giorni passati però era trapelato che tra le aziende in «pole position» ci fosse la Stc macchine utensili, una srl con sede a Vicenza in viale del Lavoro.

domenica 5 luglio 2020

La storia incredibile di Mister Laserjet: dalla "massaggiatrice" cinese al Covid-19

(m.m.) «L'imprenditore vicentino, la "massaggiatrice cinese" e il viaggio a Medjugorie: Covid-XXX... La vera storia del focolaio di Coronavirus ha dell'incredibile perché ricalca perfettamente la trita parodia del Veneto laborioso e porcellone. Un cluster a luci rosse e preghiere, insomma». È questo il titolo scelto da Il Mattino di Padova che avant'ieri ha pubblicato un articolo molto effervescente in relazione alla vicenda del top-manager della Laserjet, impresa assai nota del basso Vicentino, il quale contratto il Covid-19 avrebbe messo a rischio epidemia la sua comunità. Ieri invece era stato Il Giornale di Vicenza a parlare delle condizioni di salute dell'«imprenditore Lino Fraron». Vicenzatoday.it invece due giorni fa aveva dato conto delle liason politiche del manager in una con le preoccupazioni in merito al suo comportamento espresse dai sindacati. E di come la «storiaccia» sia stata accolta sul territorio parla diffusamente il Corriere veneto in un reportage di Stefano Ferrio pubblicato sempre il 4 luglio.

domenica 7 giugno 2020

Spv, tra prospettive e disagi

(m.m.) Oggi i media veneti tornano ad occuparsi di Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv. Il Giornale di Vicenza pubblica ben due pagine sull'argomento nelle quali si dà ampio spazio, tra le altre, alle previsioni della giunta regionale veneta per quanto riguarda l'inaugurazione dell'opera. Il quotidiano di via Fermi affronta anche il teme della ennesima protesta da parte dei residenti che abitano a ridosso del cantiere di Malo-Vallugana. Un argomento che, sempre oggi, affronta pure la testata Vicenzatoday.it.