giovedì 9 agosto 2012

Nuovi stadi con colata di cemento: il pasticcio di una legge

Viva il Milan e viva l'Inter, viva l'Atalanta e viva la Sampdoria, viva il Palermo e viva la Salernitana e insomma viva tutti: ma perché costruire uno stadio dovrebbe essere più facile che tirar su una scuola, una caserma dei pompieri o un ospedale? Te lo chiedi leggendo la nuova legge che vorrebbe dare un'accelerata a tutti i nuovi impianti sportivi che abbiano in allegato ipermercati, ristoranti, condomini... Legge votata in mezz'ora, grazie a una tregua-lampo nella rissa tra i partiti, da un'ammucchiata mai vista. Tema: possibile che un Parlamento capace di rifiutare la corsia preferenziale alla legge sui bilanci dei partiti mentre si consumava lo scandalo dei rimborsi elettorali gestiti dai tesorieri della Margherita Luigi Lusi e della Lega Francesco Belsito, non l'abbia invece negata a un provvedimento come questo, approvato fulmineamente in 30 minuti netti dalle 13.55 alle 14.25 di giovedì 12 luglio, in «sede legislativa» da una commissione di 44 deputati, senza passare per l'aula? Seconda domanda: perché se n'è occupata la Commissione cultura, scienza e istruzione invece di quelle che hanno a che fare con l'urbanistica o i lavori pubblici? Perché ha competenza sullo sport?

Ma «che c'azzecca», per dirla in «dipietrese», con la costruzione di questi trans-stadi-ipermercati-hotel? Ma qui proprio il caso dipietrista pone la terza domanda: come mai, nel bel mezzo di una guerra termonucleare contro tutto e tutti, la stessa Idv s'è associata al coro degli entusiasti della nuova norma? Tutti, l'hanno votata. O quasi: la sola Luisa Capitanio Santolini, a nome dell'Udc, ha votato contro: era delusa che il testo, frutto «del lavoro condiviso», non fosse «meditato e discusso ulteriormente». Gli altri, tutti insieme appassionatamente. Maria Coscia, del Pd, lo ha benedetto come «un provvedimento di grande utilità per il mondo dello sport». Rocco Crimi, il tesoriere del Pdl, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per la vigilanza sul Coni, già consulente farmacologo della Roma Calcio e dell'istituto di Medicina dello sport Coni-Fmsi, ha esultato per gli «importanti miglioramenti» apportati nella seconda lettura alla Camera dopo il passaggio al Senato nell'ormai lontano 2009. Pierfelice Zazzera, vicepresidente della commissione, dipietrista, ha applaudito. E non è mancata, in chiusura, l'aspersione dell'incenso governativo: operazione assegnata al ministro dello Sport Piero Gnudi, speranzoso d'aver dato il via a «un volano per l'economia».

Le firme in calce alla legge, risultato dell'unificazione di più proposte, sono un arcobaleno. Spiccano su tutti gli azzurri Luigi Grillo e Paolo Barelli, presidente della Federnuoto. Ma anche esponenti del Pd quali l'imprenditore farmaceutico Andrea Marcucci, Mariapia Garavaglia o Anna Maria Serafini, moglie di Fassino. E i leghisti? Hanno preferito non sbilanciarsi in dichiarazioni di voto: metti mai che poi i tifosi padani dell'Albinoleffe o della Solbiatese… Ma il loro okay, alla fine, non lo hanno fatto mancare. La lettura del provvedimento è molto istruttiva fin dal titolo: «Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi anche a sostegno della candidatura dell'Italia a manifestazioni sportive di rilievo europeo o internazionale». Messa così, sembrerebbe il via libera a uno sforzo per costruire nuovi «Maracanà» o nuovi «Santiago Bernabeu». Insomma: tre o quattro spettacolari strutture in grado di farci fare un figurone planetario. No: per beneficiare della «semplificazione e dell'accelerazione delle procedure amministrative» non serviranno più neppure i limiti previsti dalla versione uscita dal Senato: almeno 10 mila posti a sedere allo scoperto e 7.500 al coperto. Nella nuova stesura ne basteranno rispettivamente 7.500 e 4.000. Col risultato, tremano gli ambientalisti, che la soglia si è abbassata al punto di invogliare alla costruzione di stadi e palazzetti «ibridi», cioè affiancati da ipermercati e hotel e sale gioco e beauty center in deroga ai piani urbanistici, anche nelle cittadine di provincia. Che certo non punteranno mai a ospitare le Olimpiadi o gli Europei. Novità: la società sportiva che realizza l'impianto dev'essere riconosciuta dal Coni. Che si va ad aggiungere alla miriade di enti e istituzioni che hanno competenza sulle opere pubbliche. Fin qui, direte, è roba di sport. Vero. Ma tutto fa pensare che la «ciccia», quella vera, non sia negli impianti. Ma in quel comma, il numero 2 dell'articolo 4, più insidioso. Che recita: «Il progetto per la realizzazione di complessi multifunzionali può prevedere ambiti da destinare ad attività residenziali, direzionali, turistico-ricettive e commerciali».

Poche parole, ma tali da far sospettare a Legambiente, come si legge nel dossier elaborato con l'Istituto nazionale di Urbanistica e il Consiglio nazionale degli Architetti, che «questo provvedimento non è pensato per le squadre di calcio ma per chi vuole realizzare speculazioni edilizie. Perché altrimenti prevedere che si possano realizzare case e alberghi, centri commerciali e uffici? E senza neanche una scadenza legata a un avvenimento sportivo, per cui varrà per sempre come procedura speciale, permettendo in pochi mesi di rendere edificabili terreni agricoli e persino, con alcune forzature, aree vincolate». Assurdo, accusa il dossier: «Del resto l'unico grande stadio realizzato in Italia in questi anni, lo Juventus Stadium di Torino, non ha avuto bisogno di procedure speciali, né di essere finanziato dalla costruzione di case e alberghi». Qui no, qui «la vera invenzione è nella formula "complessi multifunzionali" definiti come "complesso di opere comprendente ogni altro insediamento edilizio ritenuto necessario e inscindibile purché congruo e proporzionato ai fini del complessivo equilibrio economico e finanziario"». Parole così generiche da comprendere e consentire tutto. Le procedure, accusa Legambiente, «sono davvero speciali: si presenta uno studio di fattibilità finanziario e di impatto ambientale, entro 90 giorni la giunta comunale si esprime, convoca una conferenza di servizi per le varianti ai piani vigenti e l'approvazione del progetto da concludersi entro 180 giorni, e poi dopo l'approvazione del consiglio comunale (entro 30 giorni), si può partire con i lavori».

Evviva la velocità: ma i rischi? Un solo caso tra i tanti ricordati dal dossier: l'area scelta dalla Lazio, 600 ettari e su cui realizzare 2 milioni di metri cubi, «si trova intorno al km 9,4 della via Tiberina in area di esondazione del Tevere vincolata dal punto di vista idrogeologico ed archeologico». Un pasticcio. Che spacca anche i partiti. A partire dal Pd. Basti leggere le dichiarazioni di fuoco, dopo il via libera della legge alla Camera (adesso deve tornare in Senato ma stavolta dovrà passare per l'aula) di Ermete Realacci o di Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, secondo i quali è «una nuova legge-porcellum. Tagliata su misura sugli appetiti speculativi di pochi presidenti di società di calcio. Gli stadi sono solo un pretesto, la vera intenzione è realizzare grandi volumetrie commerciali, residenziali, direzionali fuori dalle previsioni e dai limiti dei piani regolatori». Rispondano anche i tifosi: ne vale la pena?

Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
da Il Corriere della Sera del 4 agosto 2012; pagina 25

Piano casa: +68%. «Ma è frenato, colpa dei comuni»

Il “Piano casa” in Veneto va: a fine giugno le pratiche sono cresciute a quota 44mila, circa il 68% in più di quelle che c'erano un anno fa quando la Regione lo prorogò e lo modificò dopo i primi due anni di gestione. Ma quella norma avrebbe potuto e dovuto fare molto di più a favore dell'economia e dell'edilizia. Quindi bisogna intervenire, con alcune modifiche ma soprattutto con due obiettivi: prorogarlo di almeno un anno ed escludere il potere dei Comuni, che ne hanno limitato di molto la valenza. È questo il messaggio chiaro che lancia il Pdl veneto con il vicentino Costantino Toniolo, presidente della commissione “Affari istituzionali”, che ha depositato un progetto di legge firmato anche dai colleghi Bond, Cortellazzo, Tesserin, Bendinelli, Laroni e Conta.

I NUMERI. L'analisi di Toniolo parte innanzitutto dai dati raccolti dalla Direzione urbanistica della Regione, che già dal 2009 monitora l'applicazione del Piano casa in terra veneta. I dati raccolti dicono che nei 581 Comuni del Veneto a giugno - quindi di sicuro la cifra è in difetto, visto che ora siamo ai primi di agosto - sono state registrate oltre 44.400 domande: un anno fa, quando la Regione varò la proroga di altri due anni con modifiche alla norma, erano 26.300. Le pratiche effettive però sono state 35.700, con un calo dovuto anche ai “no” pronunciati dai Comuni, e «con un particolare che balza agli occhi. Quasi tutte, e cioè oltre 35mila domande - sottolinea Toniolo - sono state pratiche relative all'articolo 2 della legge, cioè quello sull'ampliamento di edifici. Solamente 720 hanno riguardato l'altra procedura possibile, quella di demolizione-ricostruzione». Questo non toglie che l'effetto economico ci sia stato: la Regione calcola che a luglio 2012 il Piano casa sia salito a 1,8-2,2 miliardi di euro di fatturato globale.

CHE COSA È MANCATO. Ma secondo la valutazione che viene fatta in Regione gli interventi avrebbero potuto essere «molti di più, se non ci fossero state le troppe limitazioni imposte dalle delibere comunali di recepimento della legge». In sostanza, il mercato dell'edilizia - soprattutto quello delle piccole imprese - ha visto sì un crescere di interventi ma «il risultato inferiore alle aspettative è sicuramente imputabile non solo alla crisi economica» ma anche alle delibere dei Comuni. «Se poi si tiene conto che quasi nove Comuni su dieci hanno fatto passare quattro mesi prima di recepire la legge stessa - sottolinea Toniolo - è evidente che c'è stato un freno ancora maggiore nel primo periodo di applicazione». Il clima di incertezza dovuto anche all'attesa delle delibere dei singoli Comuni può avere anche generato incertezza sugli operatori stessi. In più, come detto, sono stati pochissimi gli interventi di demolizione-ricostruzione. 

LA NUOVA PROPOSTA. Chiaro quindi quali siano gli obiettivi della nuova proposta di legge depositata dal Pdl e da Toniolo, il qualche ha pure ha già preso contatti - spiega - con esponenti della Lega ma anche dell'Udc per verificare se c'è un atteggiameno favorevole al testo depositato. Per prima cosa la legge mira «a prorogare l'applicazione del Piano casa di un altro anno, alla fine del 2014 e non solo del 2013. Ma l'obiettivo generale - precisa Toniolo - potrebbe essere quello di avere una norma che non sia a termine, ma sempre in vigore». Secondo, come Toniolo aveva già tentato di fare un anno fa, la nuova proposta mira a «eliminare la possibilità per i Comuni di applicare dei limiti alla normativa regionale del Piano casa. In sostanza, secondo me la Regione deve poter fissare regole valide per tutto il territorio veneto in maniera omogenea».

INCENTIVI. La proposta di legge propone precisazioni e direttive più precise per vari settori (prima casa in terreno agricolo, interventi di bio-edilizia, costruzione dell'ampliamento quando in realtà è staccato dall'edificio originario, ecc.). Ma prevede soprattutto un ulteriore incentivo per spingere i veneti e le imprese a ricorrere di più anche alla demolizione-ricostruzione, «che è un intervento più interessante - sottolinea Toniolo - perché permette di creare strutture edilizia più efficienti anche dal punto di vista dei consumi». L'idea quindi è concedere in caso di demolizione un aumento di volumetria fino al 50% (non più 40%) ampliabile in alcuni casi fino al 60%.

Piero Erle
da Il Giornale di Vicenza del 7 agosto 2012; pagina 7

martedì 31 luglio 2012

Inquinamento da Pm10, Vicenza al nono posto nazionale

Vicenza nella top-ten della città più inquinate da polveri sottili in Italia. I numeri sono noti, ma l´inquinamento atmosferico continua a far notizia anche d´estate, quando i livelli di pm10 solitamente concedono una tregua. È stata diffusa ieri, infatti, una nuova classifica slle polveri sottili, che compromettono la qualità dell´aria soprattutto nel Nord Italia. È infatti qui che, secondo l´indagine «Dati ambientali nelle città» pubblicata dall´Istat, si concentrano le città in cui più di frequente si superano i limiti consentiti di materiale particolato. Stando ai dati, nel 2011 i primi dieci comuni per numero di giorni di superamento del Pm10 sono tutti del Nord, con Torino e Milano in prima e terza posizione e l´eccezione di Siracusa in seconda posizione. I giorni di sforamento dei limiti, tuttavia, tendono ad aumentare rispetto al 2010 in quasi tutti i grandi comuni della Penisola eccetto Venezia, Catania, Bari, Firenze e Napoli. In particolare Verona, Milano, Trieste, Roma e Torino hanno fatto registrare incrementi che vanno dai 27 ai 60 giorni in più di superamento dei limiti durante l´anno, mentre gli unici grandi comuni che rimangono al di sotto delle 35 giornate di superamento del limite per il Pm10 sono Genova, Catania e Bari. Ecco la classifica delle dieci città con il maggior numero di giorni di superamento del limite: Torino 158 giorni nel 2011 (131 nel 2010) Siracusa 139 giorni nel 2011 (116 nel 2010) Milano 132 giorni nel 2011 (85 nel 2010) Verona 129 giorni nel 2011 (69 nel 2010) Alessandria 125 giorni nel 2011 (87 nel 2010) Monza 121 giorni nel 2011 (92 nel 2010) Asti 117 giorni nel 2011 (97 nel 2010) Brescia 113 giorni nel 2011 (89 nel 2010) Vicenza 112 giorni nel 2011 (87 nel 2010) Cremona 109 giorni nel 2011 (72 nel 2010).

da Il Giornale di Vicenza del 31 luglio 2012; pagina 12

lunedì 16 luglio 2012

La cassa integrazione entra da Bruschi

La crisi si affaccia sulle vetrine del salotto buono di Vicenza. Colpendo quella fascia che sembrava non essere sfiorata dal buco nero: il lusso o, comunque, l'alta gamma. È cassa integrazione nei negozi di abbigliamento del marchio Bruschi, nel cuore storico di Vicenza, ma anche da «Catalina», che vende scarpe «Tod's» e altri brand di fascia alta. «C'è una recrudescenza della crisi, nel commercio - conferma la segretaria della Uil vicentina Grazia Chisin - fanno cassa anche concessionari come Galvauto e Fattori, oltre a catene di abbigliamento di fascia più bassa e pure negozi storici, come la Pasticceria Venezia in centro». Nelle scorse settimane «Bruschi» ha firmato la cassa integrazione in deroga «per tutti e 26 i dipendenti dei tre negozi di Vicenza e per quello di Costabissara - spiega Chisin - la cassa è a rotazione a seconda delle esigenze, quello che colpisce è che si tratta di punti vendita con prodotti di qualità superiore e prezzi conseguenti.

Anche chi aveva ed ha redditi e capacità di spesa elevati ora spende meno». Il punto vendita di corso Palladio, dove ieri non vi sono state risposte alla richiesta di un commento, starebbe tra l'altro per essere ceduto. In realtà Bruschi è solo uno dei tanti: «È stata firmata da poco una cassa integrazione anche per i dipendenti della boutique Loriet di Camisano. La catena aveva già chiuso nel 2011 una filiale alle Piramidi, a Torri - prosegue Chisin - E il brand Catalina, presente in centro a Vicenza con tre negozi e una quindicina di addetti, ha firmato un analogo ammortizzatore sociale con un'intesa nazionale. Ma la tendenza negativa è nel commercio in generale, anche in negozi storici: alla pasticceria Venezia si fa cassa a rotazione per i tre dipendenti». Ampliando la prospettiva, sempre all'interno del settore commerciale, il sindacato Uil TuCS (commercio e terziario) ha firmato da poco accordi di cassa in deroga a rotazione nei concessionari Galvauto e Fattori Motors, e un contratto di solidarietà nella catena di concessionari Ceccato & Zanini. «Sul mercato dell'auto hanno influito anche i controlli della Guardia di Finanza - spiega la sindacalista - c'è più incertezza, chi può farlo ci pensa prima di spendere decine di migliaia di euro per un'auto di alta gamma. Anche nei negozi di lusso ha influito molto l'incertezza generale del Paese». Secondo la segretaria Uil pure il ceto medio-alto «riflette prima di fare delle spese e di comprare un paio di scarpe o una borsa che costino più di tre o quattrocento euro, perché pure per loro i profitti si sono ridotti».

Per Chisin è possibile anche una lettura legata all'utilizzo di denaro in contanti: «Prima si pagava spesso in parte in contanti e in parte con la carta di credito, sia nell'acquisto di auto che di prodotti di lusso. Ora non più. Il calo potrebbe in parte essere dovuto anche a una diminuzione dell'impiego di "nero"». Il momento negativo è comunque generale, come dimostrano altri accordi per ammortizzatori sociali di recente siglati nel Vicentino nel commercio. «Al "Dinosauro" di Bassano è stata firmata un'intesa che riguarda una trentina di persone, e nella catena Conbipel c'è stata una mobilità incentivata in base ad un accordo nazionale». Il marchio conta cinque negozi, in provincia. Sempre a Bassano di recente un altro accordo, con contratto di solidarietà e alcune mobilità di personale vicino al pensionamento, è stato siglato dalle organizzazioni sindacali con un autentico «big» del comparto commerciale, l'azienda Pengo, grossista che conta 245 dipendenti.

Andrea Alba
da Il Corriere del Veneto del 15 luglio 2012, edizione di Vicenza; pagina 6

lunedì 2 luglio 2012

Mazzuoccolo gate

La sorpresa che non ti aspetti (o forse sì). Si annida in un numero di telefonico, in fondo a un'e-mail. La missiva è quella inviata mercoledì dall´account del “Movimento 5 stelle Vicenza” per convocare la conferenza stampa di ieri. In calce, le firme di Laura Treu e Carlo Braggio, ma anche un recapito «per qualsiasi informazione». È un numero di cellulare: quello di Paolo Mazzuoccolo, consigliere comunale ex Lega nord ed ora al Gruppo Misto. «Non abbiamo referenti in consiglio comunale», affermano Treu e Braggio. E quel numero allora? È lo stesso Mazzuoccolo a spiegare che significa: «Sì il comunicato l'ho spedito, io. Ora che sono uscito dal partito sto dando una mano ai “5 stelle”, ma non li rappresento in alcun modo, né voglio portare il loro simbolo in consiglio, perché quel posto se lo devono conquistare». Solo simpatizzante, allora? «Aiuto il gruppo di Treu e Braggio perché non hanno preclusioni. L'altro gruppo (Lain-Allione) invece non dà spazio a chi ha una pur minima storia partitica: mi affibbiano l'etichetta del “riciclato”, ma se io sono un riciclato...». E conclude: «È stato il gruppo a chiedermi un aiuto come consigliere comunale: trovo intelligente avvalersi del contributo di chi ha esperienze e ruoli, ma non ho velleità personali».

da Il Giornale di Vicenza del primo luglio 2012; pagina 19

Grillini, la prima sfida è interna «Divisi alla meta»

Divisi alla meta. A Vicenza il Movimento 5 stelle raddoppia: nel senso che non ce n´è uno solo, ma due. Due gruppi, entrambi utilizzatori del simbolo ufficiale dei grillini e decisi a non rinunciarvi. Due gruppi, uno dei quali nato dalla “secessione” - capitanata da due attivisti storici - dal nucleo originario. Una frattura che sembrava in via di ricomposizione, e invece si acuisce. «Sì, siamo divisi ma gli obiettivi sono gli stessi», affermano Laura Treu e Carlo Braggio - lei 28 anni, biologa e attivista dal 2008, lui 38 anni, libero professionista e fondatore degli Amici di Beppe Grillo. Sono stati loro, un mese e mezzo fa, a dare vita al nuovo “meetup” in concorrenza con quello originario di cui si fanno portavoce, invece, Giordano Lain e Riccardo Allione. Sono stati loro, Treu e Braggio, a convocare la stampa per presentarsi alla città: un´uscita pubblica che sancisce l´autonomia. E la frattura. «Non siamo cloni di nessuno. Anzi, siamo parte del nucleo storico -esordiscono-. Ci siamo staccati da altri che operano in modo diverso». Ma subito riconoscono: «Alla fine, comunque, ci sarà una sola lista e un solo candidato sindaco».

«PALLA AI CITTADINI». Divisi alla meta, dunque. Il gruppo Lain-Allione, per ora, può dirsi più nutrito e si sta presentando in assemblee nei quartieri. Braggio e Treu, invece, hanno convocato la stampa. Ieri il debutto, con il clima della “prima volta”. «Parlo io? No, parla tu». Braggio e Treu, attorniati da una decina di altri attivisti, si rimpallavano il microfono, un po´ imbarazzati: loro, che fanno dell´assemblearismo un vangelo, non sono avvezzi alla delega. Ma alla fine qualcuno doveva assumersi la responsabilità e il microfono, per prima, se lo è preso Treu. Si parte dal “chi siamo”. «Siamo un gruppo del Movimento 5 stelle in città. Abbiamo idee, non ideologie; siamo una libera associazione, non un partito». «Siamo 20-30 persone, ma il gruppo è in crescita», spiega Braggio. E che cosa si propongono di fare? «Ascoltare i cittadini e portare avanti le loro volontà nel solco dei princìpi del Movimento». La meta sono «le scadenze elettorali del 2013». Ma è a un´altra domanda - chi decide? - che Treu e Braggio sottolineano un´asserita «differenza» rispetto ad altri gruppi grillini. «Decide l´assemblea, rispettimao il princìpio “ognuno vale uno”: tutti i cittadini hanno diritto a partecipare alle decisioni alla pari degli attivisti “storici”». Implicita la critica al gruppo da cui sono usciti, dove avrebbero percepito la presenza di una ristretta cerchia di leader.

«APERTI ANCHE AGLI EX». Un altro profilo di «diversità» rispetto al meetup originario è «la nostra disponibilità ad accogliere nel gruppo anche chi ha avuto esperienze politiche in passato - spiegano Treu e Braggio - a patto che non sia più iscritto ad alcun partito, che non sia pregiudicato». Collaborazione non vuol dire candidatura: per quella serve un altro requisito: non avere già svolto due mandati. Si spiegano anche così i contatti, registrati di recente, tra il gruppo Treu-Braggio e i consiglieri comunali Paolo Mazzuoccolo (si veda pezzo a lato) e Maurizio Franzina, entrambi del gruppo Misto. Per puro esercizio teorico, il primo sarebbe candidabile, il secondo no, visto il lungo curriculum politico.

TEMI E VOLTI. Una cosa accomuna i due meetup grillini: la volontà di «correre da soli». «Ci sarà una lista del Movimento e non stringerà alleanze», spiega Treu. I temi cari al Movimento sono l´ambiente, «l´acqua bene comune e il riciclo dei rifiuti a partire dalle scuole»; i trasporti pubblici e «l´allargamento della Ztl»; la democrazia diretta, e per questo c´è collaborazione con il comitato Più Democrazia che ieri era rappresentato da Fabio Zancan. A Variati rimproverano l´aver «ceduto nella battaglia del Dal Molin». E i candidati per il 2013? «Troppo presto per parlarne: comunque li sceglieranno i cittadini», con una sorta di “primarie”, probabilmente. Sempre che siano loro, poi, a strappare l´ufficialità del simbolo: perché se i meetup resteranno due, alla fine uno dovrà abdicare. Chi deciderà? L´estrema ratio è un intervento di Beppe Grillo in persona. Per ora il gruppo originario fa buon viso all´uscita pubblica dei “competitor” grillini. «Non sappiamo che cosa si sono detti - afferma Allione -, perciò ci asteniamo da commenti che possono gettare benzina o acqua sul fuoco». Ma fa capire che loro non hanno alcuna intenzione di interrompere il percorso avviato.

da Il Giornale di Vicenza del primo luglio 2012; pagina 10

giovedì 28 giugno 2012

Scivolone sull'ex Domenichelli, no all'accordo in commissione

Il piatto forte del Piano degli interventi scivola in commissione territorio. Uno degli accordi più attesi, quello che getta le fondamenta per il futuro centro civico, e che vede come protagonista l'immobiliare Maddalena di Danilo Marchetto e l'area dell'ex Domenichelli, è stato respinto. Niente di definitivo, considerato che la commissione ha solo un compito consultivo. La parola finale spetterà al Consiglio della prossima settimana. Nel frattempo, però, arrivano segnali chiari in vista delle sedute in aula. Gli animi sono già caldi. E la bagarre è cominciata.

RESPINTO. Dire che sia clamoroso è forse esagerato. Ma inaspettato sì. La rappresentazione a sorpresa è andata in scena ieri pomeriggio a palazzo Trissino, quando si è riunita la commissione territorio, convocata per esaminare i 21 accordi con i privati - 13 dei quali sono stati giudicati positivamente dalla Giunta - che andranno a disegnare la Vicenza del futuro. Tra i tanti figura quello con l'immobiliare Maddalena, di Danilo Marchetto. Il privato chiede di realizzare nell'area dell'ex Domenichelli uno stabile di 19.250 metri cubi a destinazione commerciale e residenziale. In cambio ecco la cessione di 2.500 metri quadrati al Comune per la realizzazione di un centro civico. Gli accordi però non sono così semplici. La Guardia di finanza infatti ha sequestrato l'area dell'ex Domenichelli nell'ambito di un'indagine per presunta frode fiscale. E restano i sigilli.

BAGARRE. Ed è proprio questo aspetto che ha scatenato la bagarre in sala ieri pomeriggio. La proposta, valutata positivamente dalla Giunta, è stata bocciata dall'opposizione. «Così - attacca il consigliere del Pdl Marco Zocca - andiamo a valorizzare l'area di un presunto evasore fiscale. Mi chiedo come sia accettabile in questo momento. Per di più non c'è solo un aspetto tecnico ma anche politico e morale perché proprio lì si vuole realizzare il nuovo municipio». Da qui il via allo scontro. I consiglieri di maggioranza dapprima difendono la scelta dell'amministrazione, rappresentata ieri dall'assessore all'urbanistica Francesca Lazzari, ma poi vengono criticati dall'ex componente della coalizione Luca Balzi. «Se un accordo del genere fosse stato presentato dall'amministrazione precedente - afferma - vi sareste spogliati in Consiglio pur di fermarlo. Avreste gridato allo scandalo. L'area è sotto sequestro e non si può procedere». L'atmosfera si scalda. I consiglieri di maggioranza rispondo e difendono la scelta. Ma al momento di esprimersi fanno un passo indietro.

VOTAZIONI. L'opposizione respinge l'accordo con sei voti contrari. Con loro anche il consigliere di maggioranza Docimo. Il resto della coalizione decide di astenersi «riservandosi il voto in aula per valutare meglio la questione». Mancano pochi giorni al luglio bollente che attende il consiglio, chiamato all'approvazione del piano degli interventi. Ma le prime magagne sono già cominciate.

Da Il Giornale di Vicenza del 28 giugno 2012, pagina 14