lunedì 23 luglio 2018

Caso Pfas, Il Noe alla Miteni

(m.m.) Stamani i Carabinieri del Noe di Treviso, (forse accompagnati da una squadra di Arpa, ma la circostanza è da confermare), hanno varcato i cancelli della Miteni di Trissino, da mesi al centro di uno scandalo ambientale di portata nazionale. I militari sono usciti dallo stabilimento alle 11,25 a bordo di due autovetture: la prima con le insegne del corpo e la seconda un'auto bianca con livrea civile. Al momento rimangono da capire i motivi della visita anche perché i militari all'uscita dei cancelli hanno tirato dritto per la loro strada. I carabinieri ambientali del Noe trevigiano per conto della magistratura berica da tempo stanno investigando sulla contaminazione da derivati del fluoro che ha colpito il Veneto centrale e che secondo Arpav è da addebitare proprio a Miteni, la quale peraltro è al centro anche di accertamenti amministrativi. 

lunedì 16 luglio 2018

Spv, i comitati scrivono ai ministri

(m.m.) «Chiediamo alle istituzioni, e in particolare ai Ministri dei Trasporti e dell’Ambiente, di intervenire tempestivamente sulle procedure di competenza connesse alla Spv, per ripristinare la correttezza e la legalità, ad avviso di molti cittadini e associazioni ripetutamente violate su aspetti strutturali del progetto Spv». È questo uno dei passaggi chiave di una lunga missiva indirizzata al governo da un gruppo di associazioni del territorio. Che in tema di Pedemontana da anni si battono contro il progetto caldeggiato dalla Regione Veneto.

Il testo integrale è stato reso noto oggi da Osvaldo Piccolotto, uno dei volti storici della contestazione alla superstrada che dovrà unire Spresiano nel Trevigiano a Montecchio Maggiore nel Vicentino. Anche se per vero lo stesso testo in gran parte era già stato ampiamente illustrato durante un briefing tra le associazioni e coordinamenti organizzato il 14 luglio a Treviso nella sede locale di Italia Nostra.

Il testo, estremamente critico nei confronti della convenzione che regola i rapporti tra il concessionario dell'opera, ovvero la italo-spagnola Sis e il concedente, ovvero la Regione Veneto, si spinge a chiedere, tra le altre, di verificare «le autorizzazioni e gli adempimenti previsti dalla normativa vigente, anche in sede europea» nonché la corretta «realizzazione dell'opera e i previsti monitoraggi ambientali».

mercoledì 4 luglio 2018

L'eccesso di turismo su Venezia ed altre città del mondo: il documentario

(m.m.) Massificazione, speculazione edilizia e fondiaria, perdita di identità, drammatica riduzione della qualità della vita, estraniazione: sono questi e non solo questi, gli effetti del turismo di massa sulle realtà fragili e meno fragili del pianeta tra le quali spicca Venezia, la cui immagine è pesantemente offuscata da un approfondimento che non fa sconti. È questa, in estrema sintesi, la trama di un video-documentario pubblicato ieri sul portale in lingua inglese Responsibletravel.com. Tra le testimonianze incluse dall'autore Justin Francis c'è anche quella del noto fotografo Thomas Egli, che con le sue immagini ha documentato gli effetti derivanti dall'eccesso di flusso turistico in Indonesia. Ma a finire nel mirino dell'autore ci sono anche le compagnie aeree, che moltiplicando a dismisura le offerte a basso costo, costituiscono di fatto uno dei fattori di questa particolare forma di antropizzazione descritta come ormai fuori controllo...

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martedì 3 luglio 2018

L'alleanza di governo tra Lega e Cinque Stelle in Veneto diventa un duello: e il Pd chiede più chiarezza

La Pedemontana, opera da 2,25 miliardi di euro, sta diventando sempre più oggetto di contesa tra due forze politiche, la Lega e il Movimento Cinque Stelle, che mentre a Roma firmano il contratto di governo, a Venezia incrociano le armi della polemica. Nel frattempo il Pd chiede chiarezza: «Non si prendano in giro i veneti», è l'ammonimento del capogruppo del Pd in consiglio regionale, Stefano Fracasso.Il duello Lega-Cinque Stelle si è rinfocolato nei giorni scorsi quando il governatore Luca Zaia, dopo l'incontro con il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, aveva espresso una sostanziale tranquillità sul futuro della Pedemontana. «Non è proprio così - ha replicato Jacopo Berti, capogruppo dei Cinque Stelle in consiglio regionale - Mi risulta che il ministro Toninelli sia molto perplesso perché sul suo tavolo ci sono i nostri dossier, con una fotografia assai diversa della realtà rispetto a quella di Zaia». Il M5S ha annunciato l'elaborazione di un piano B, cioè una consistente variazione del progetto per «ridurre l'impatto ambientale», e una revisione «del piano finanziario con Sis per evitare che il Veneto in 39 anni versi 12 miliardi ai privati».

Da Pontida, l'altro giorno, Zaia ha ribadito la posizione: «Voglio capire chi avrebbe il coraggio di fare una firma su un decreto pensato per rimacinare il cantiere e ricoprirlo con l'erba». «Sulla Pedemontana - ha aggiunto il governatore del Veneto - vedo difficile ipotizzare cambiamenti. Se qualcuno dice basta, deve rendersi conto che il danno ambientale è pauroso».

A sostegno della Pedemontana si esprime Antonio De Poli, senatore Udc: «Il centrodestra non può fare sconti al ministro. La Pedemontana è fondamentale per lo sviluppo economico e produttivo del territorio. Non si può pensare di fermarla. L'analisi costi-benefici di cui parla il ministro non può diventare una scusa per ridiscutere tutto», conclude De Poli il quale, peraltro, nei giorni scorsi, ha presentato un'interrogazione parlamentare al ministro Toninelli chiedendo di valutare la possibilità di revocare la concessione in atto e «di prendere in considerazione il progetto preliminare di Veneto Strade».

«Non si prendano in giro i veneti - interviene Fracasso - per riprogettare l'opera bisognerebbe modificare il contratto attuale con il concessionario Sis. Prima di parlare di revisione del progetto si dica chiaramente se il ministro Toninelli intende chiedere al presidente della Regione la risoluzione del contratto, e Zaia dica chiaramente se in questo caso lo farebbe. Il tutto mettendo nero su bianco tempi, costi, risparmi e penali. Se invece è solo fuffa, e io penso che sia così, ci sia risparmiato questo gioco delle parti».

da Il Giornale di Vicenza del 3 luglio 2018; pagina 10

venerdì 29 giugno 2018

Liason dangereuse in saor

«Dopo le inchieste di Fanpage.it e di Report dedicate a Venezia e dintorni credo che le istituzioni debbano vigilare con molta attenzione su fatti, situazioni e novità emerse da quei servizi. Soprattutto i veneziani debbono stare in guardia rispetto alla partita delle bonifiche perché in questo settore storicamente si annidano malaffare e mala gestio nella cosa pubblica». Ad usare queste parole è Franco Tandin, volto noto alle cronache regionali per le sue battaglie contro le malversazioni nel mondo bancario e in quello delle società pubblico-private a partire dalla Save, il gestore dell’aeroporto della città di Marco Polo. Tandin peraltro parla in maniera affatto generica anche perché oggi, poco dopo mezzogiorno, i suoi dubbi e i suoi timori hanno preso la forma di un esposto indirizzato alla prefettura di Venezia.

LA RETE DEGLI INTERESSI ALTO DI GAMMA
Più nel dettaglio la segnalazione di Tandin contiene una analisi molto articolata. Partendo dai fatti o dai nomi di maggior peso comparsi nelle inchieste di Fanpage.it e Report, il 59enne di origini padovane, che di mestiere fa il collaboratore scolastico in un istituto superiore mestrino, fotografa, rielabora e mette in relazione tra loro alcuni poli del potere economico veneziano. Ovviamente Tandin non affibbia alcuna patente di illiceità ad alcuno, ma «facendo affidamento su documenti ufficiali come gli atti delle camere di commercio e su alcuni servizi giornalistici» traccia una vera e propria mappa, ancorché parziale del potere, degli interessi e delle liason alto di gamma che intersecano il gotha economico del capoluogo regionale veneto con quello politico.

MISTER SEVERIN
All’inizio della sua analisi Tandin punta il suo fanale verso l’imprenditore Giuseppe Severin.  Il quale risulta «essere amministratore unico della srl Consorzio tecnologico veneziano già al centro della inchiesta di Fanpage.it. Se si analizza lo storico dei trasferimenti delle quote della medesima srl agli atti della Camera di commercio di Treviso - precisa ancora il cinquantanovenne - si nota la presenza come dante causa, ovvero come soggetto cedente, della società Demont srl. La stessa Demont come da documenti in atti alla Camera di commercio trevigiana di cui al protocollo TV-2010-18044 in data 13 aprile 2010, ha sede a Mestre-Venezia in via Torino 180».

E ancora: «Al medesimo indirizzo... ha sede anche la società consortile Riconversione porto Marghera: Rpm S.C. in forma abbreviata... socio al 39% di Rpm è un'altra srl, ovvero la Società italiana per la riqualificazione ambientale e infrastrutturale, in breve Sirai... Amministratore unico di Sirai srl, secondo il quotidiano Palermotoday.it del 19 ottobre 2017 è Vincenzo Marinese, oggi presidente di Confindustria Venezia-Rovigo. Sempre stando ai media... la casata imprenditoriale dei Marinese sarebbe molto vicina all'ex numero uno di Umana e oggi sindaco di Venezia Luigi Brugnaro».

PELLICIARI: L’UOMO DELLA PORTA
Nel carteggio però, quattro pagine dattiloscritte indirizzate alla direzione “Antimafia e pubblica amministrazione” della Prefettura veneziana, compare un altro nome. Quello del manager Stefano Pelliciari. In questa circostanza punto di partenza della ricostruzione di Tandin è la Demont, storica ditta attiva in vari settori tra cui quello delle demolizioni. «... quest'ultima - si legge nel testo - figura nello storico dei trasferimenti delle quote di un'altra importante società lagunare, la Porta di Venezia srl, la quale vede come amministratore unico tale Stefano Pelliciari. Porta di Venezia srl, ancora una volta, ha sede a Mestre in via Torino 180: il tutto risulta agli atti della Camera di commercio veneziana al 26 febbraio 2018».

AEDARS: NUBI NERE SULLA MISERICORDIA
Ma chi è Stefano Pelliciari si chiede Tandin? «Proprio Pelliciari compare in una lunga inchiesta giornalistica di Report in onda su Rai Tre il giorno 11 giugno 2018 intitolata Venicetown... Secondo l'inviata Claudia di Pasquale, Pelliciari è l'imprenditore - scrive ancora l’esponente - che cede a Brugnaro, quando questi non è ancora ancora il primo cittadino, il pacchetto di controllo del consorzio che con la formula del project financing dovrebbe gestire la Scuola Grande della Misericordia, un prestigioso edificio cinquecentesco del comune di Venezia dato appunto in gestione per 42 anni tramite una procedura pubblica». Poco appresso il 59enne cita letteralmente il contenuto della puntata: ma se il gruppo riferibile a Brugnaro controlla l'80% del consorzio, il restante 20% fa riferimento al «Consorzio Aedars, oggi in amministrazione giudiziaria, a seguito di un'inchiesta della Guardia di Finanza di Roma, che ha portato proprio un anno fa alla confisca in primo grado di beni per 170 milioni di euro». Tanto viene riferito da Report.

Subito dopo un’altra considerazione: «... nella summenzionata puntata sempre in tema di Aedars viene riferito che il dominus di quel consorzio altri non è che Pietro Tindaro Mollica. Si tratta di un imprenditore messinese indagato dalla Gdf romana per... associazione a delinquere finalizzata all'usura, all'estorsione, all'esercizio abusivo
dell'attività finanziaria e in ordine a plurime intestazioni fittizie di realtà societarie schermate attraverso prestanome... Sempre Report, che dà voce alla Fiamme gialle, racconta che il Mollica avrebbe intessuto rapporti anche con soggetti pregiudicati per «gravi reati di natura mafiosa».

LE CONTRADDIZIONI DI BRUGNARO
Il passaggio è cosa nota, ma l’autore dell’esposto accende comunque un faro nei confronti del sindaco veneziano Luigi Brugnaro: «Va altresì rilevato che incalzato dalla Di Pasquale perché risulterebbe essere socio di un soggetto che ha rapporti con mafiosi, Brugnaro si difende affermando» la sua estraneità. Ancora una volta Tandin cita testualmente l’intervista rilasciata a Report dal primo cittadino: «Io ho un merito di avere tolto l'80% a 'sti qua quando posso tolgo anche l'altro venti. Noi a Venezia, ce la prendiamo noi». Il che però, a parere di Tandin, cozza con quanto evidenzia la giornalista di Report la quale che nel corso della stessa puntata spiega: «Il gruppo di Brugnaro in realtà non ha mai tolto l'80% al consorzio, gestito secondo gli inquirenti in modo occulto e delinquenziale da Mollica, oggi rinviato a giudizio. Il gruppo di Brugnaro si è preso le quote di un altro imprenditore, Stefano Pelliciari, che aveva partecipato anche lui alla gara per la Misericordia per poi ritirarsi». Il Pelliciari, sottolinea il bidello, intervistato dalla De Pasquale peraltro si definisce «amico di Brugnaro».

VENICE CAMPUS: IL FILO CONDUCE ALLA MANTOVANI E AI CAPRIOGLIO
Tuttavia l’analisi del 59enne non si esaurisce qui. Citando una serie di documenti camerali che a loro volta richiamano trasferimenti di azioni e altri passaggi societari, Tandin, nella segnalazione inviata alla dirigente dell’ufficio territoriale del governo, la dottoressa Piera Bumma, procede oltre. Partendo dalle cariche di Pelliciani lo stesso Tandin fa finire nei suoi radar la Venice campus, una immobiliare nel cui azionariato in passato è finito un pezzo del gotha economico, passato e presente, del settentrione italiano: dalla bolognese Maccaferri, vicina all’ex ministro dell’ambiente il centrista Gianluca Galletti, alla Banca Antonveneta, poi finita in Mps passando per il gruppo Santander. Poi c'è la Capfin, riferibile alla famiglia Caprioglio, legatissima all'ex patriarca di Venezia Angelo Scola. Per non parlare della Mantovani. Quest’ultima è nota alle cronache giudiziarie per essere finita mani e piedi nello scandalo del Mose, nel cui gorgo finì anche il suo direttore finanziario Nicolò Buson. Ora, ricostruendo la storia di Venice campus srl, Tandin evidenzia che lo stesso Buson attorno al 2012 in seno a quest’ultima impresa ricopriva la carica di amministratore unico.

Ora, sarà sicuramente una coincidenza magari una omonimia, ma ironia della sorte, il cognome Caprioglio riecheggia spesso nelle cronache economiche veneziane visto che Maria Raffaella Caprioglio, come sottolinea Tandin, è il presidente del colosso del lavoro interinale Umana, «che poi è il gruppo fondato dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro».

IL QUESITO
Ma come mai Tandin, che non è nuovo ad iniziative del genere, ha deciso di mettere nero su bianco questa sua ricostruzione? «Durante gli ultimi mesi - fa sapere quest’ultimo - ho notato molta enfasi sul caso dei Pili e sulla querelle del conflitto d’interessi del primo cittadino. Che va bene ci mancherebbe altro. Ma non vorrei però che le autorità e l’opinione pubblica dimenticassero la delicatissima partita delle bonifiche. Che vanno fatte per carità, ma rispettando le risorse della collettività, l’ambiente e la legalità. Ormai ridottosi il fiume di danaro pubblico derivante dal Mose è proprio sulle bonifiche e sulle conseguenti speculazioni fondiarie, che appetiti inconfessabili potrebbero cercare approdo. Per questo dobbiamo stare in campana». Appresso un’ultima considerazione: «Non dimentichiamoci che dalle cronache dell’inchiesta sul Mose si evidenziò come Giovanni Mazzacurati, uno dei dominus del sistema Mose, con la prospettiva del tramonto di quest’ultimo, avesse indirizzato il suo interesse proprio nei confronti delle bonifiche di Marghera e dintorni».

Marco Milioni

lunedì 25 giugno 2018

Miteni: «Pfas, oltre mille tonnellate utilizzate nel Veneto negli ultimi dieci anni»

(m.m.) Riceviamo una nota dall'ufficio stampa di Miteni diramata a mezzodì che pubblichiamo integralmente

Cento tonnellate di perfluorurati ogni anno è il quantitativo entrato nell’ambiente dalle lavorazioni industriali, valori che finalmente spiegano le concentrazioni di Pfas rilevate nelle acque.

È il risultato di una ricerca realizzata da Global Market Insight, uno dei principali istituti di ricerca di mercato al mondo, commissionata da Miteni nell’'ambito della definizione del nuovo piano industriale a seguito del procedimento di concordato in continuità. La ricerca ha esaminato il mercato del Pfas in tutte le regioni italiane: il Veneto da solo ogni anno consuma più di metà delle 200 tonnellate che vengono importate e distribuite nel Paese.

Per la prima volta viene documentato con dati concreti e solidi ciò che il tribunale superiore della acque aveva disposto lo scorso anno indicando in una sentenza di indagare sull’utilizzo dei Pfas nell’industria. La ricerca è stata consegnata oggi alla commissione regionale sui Pfas: circa duecento tonnellate l'anno di perfluorurati per la concia con un trend in crescita. Questo dice la ricerca di Global Market Insight sul mercato dei Pfas in Italia, le molecole al centro dell’a attenzione per la loro elevata persistenza nell’'ambiente e negli organismi. Più della metà di queste sostanze viene utilizzata in Veneto: 109,31 tonnellate solo lo scorso anno. L’'indagine del prestigioso istituto americano di ricerca si è basata su molteplici fonti tra cui le dichiarazioni raccolte presso gli stessi produttori e distributori.

Sono dieci i produttori di derivati perfluoroalchilici e sette i distributori coinvolti nella ricerca che dunque traccia un quadro inevitabilmente per difetto dovendo trascurare i produttori e i distributori minori. Le sostanze censite sono state identificate per la loro tipologia di utilizzo: concia, produzione di scarpe, vestiti, guanti e altri accessori.

I prodotti commerciali perfluorurati considerati sono 28 e alcuni contengono soluzioni più o meno pure, altri contengono percentuali di Pfoa miscelate a C4, altri ancora, e sono una parte consistente, contengono polimeri perfluorurati. Quest’'ultima categoria è un elemento importante per comprendere le conseguenze pratiche rivelate da questa indagine perché spiega per quale motivo le concentrazioni di Pfoa nell’ambiente siano così elevate rispetto alle concentrazioni rilevate negli scarichi industriali.

Questi polimeri ancora oggi non vengono infatti rilevati negli scarichi ma degradano in Pfoa nell’ambiente in una misura variabile intorno al 30%, in un tempo che varia da poche settimane ad alcuni anni a seconda della forma in cui sono immessi. Di fatto quindi il Pfoa non risulta alle analisi sugli scarichi ma diventa libero in ambiente a seguito della degradazione successiva dei polimeri, secondo quanto indicato dall’agenzia di regolamentazione dell’a Unione Europea Echa.

L’'inquinamento come noto secondo la mappa di Arpav ha le massime concentrazioni lungo i punti di uscita storici del consorzio di depurazione Arica che raccoglie le acque delle industrie del territorio. Di fatto dal tubo escono non solo Pfoa ma anche quantità imponenti di polimeri usati delle industrie che diventano Pfoa e altri Pfas una volta nell’'ambiente.

Sono oltre cinquecento le industrie dell’'Alto vicentino secondo il censimento fatto dalle stesse organizzazioni di categoria che nel loro ciclo produttivo utilizzano in quantità variabile Pfas come leganti o additivi. Un consumo che la ricerca indica in costante crescita.

Dice Anuja Ugale executive business di di Global Market Insights al riguardo precisa: «Il nostro margine di errore è inferiore al 5%, rispetto allo scenario di mercato effettivo. Utilizziamo un'ampia gamma di database autorevoli e conduciamo poi una vasta ricerca sulle fonti primarie al fine di convalidare i nostri risultati e le analisi».

Dal canto suo Antonio Nardone amministratore delegato di Miteni fa sapere: «“I dati sono a nostro avviso molto chiari e non vogliono puntare il dito contro nessuno ma dare una indicazione oggettiva della situazione attuale e del passato. Dati che sono perfettamente allineati con le disposizioni che lo scorso anno ha dato la sentenza del tribunale Superiore delle acque pubbliche che aveva indicato gli utilizzatori dei Pfas come punto fondamentale per affrontare il problema. Non si può ora non considerare che in Veneto vengono usati Pfas in volumi decine o centinaia di volte più grandi di quanti non ne abbia mai scaricati Miteni. Non si può adesso ignorare che le zone contaminate sono coerenti con gli scarichi di alcuni tipi di produzione e che non hanno nulla a che fare con la falda dello stabilimento. Questa ricerca rivela il tassello che mancava nella comprensione del fenomeno”».

sabato 26 maggio 2018

Gli ex M5S vincono il ricorso sul simbolo

«Gli ex M5S vincono il ricorso sul simbolo». E poi: «Pronti a riunirci». È questo il titolo scelto dal Corriere della sera di oggi 26 maggio che in pagina 6 pubblica un approfondimento di Roberto Russo. «I giudici della XI sezione del tribunale civile di Genova», cosí si legge nel servizio, in attesa di un pronunciamento nel merito hanno sancito che «tutti i vecchi iscritti hanno il diritto all'utilizzo del nome e del vessillo originario». Ora al di lá della notizia nuda e cruda bisogna peró capire, tra le tante, se questa novitá avrá ripercussioni concrete sulle querelle relative all'utilizzo del simbolo del M5S che hanno caratterizzato l'ultimo sprazzo delle recenti amministrative in Italia e specie nel Veneto.