sabato 21 aprile 2018

Miteni critica la manifestazione di domani a Trissino

La manifestazione ambientalista di domani a Trissino nel Vientino, contro la contaminazione da Pfas che ha coinvolto il Veneto centrale vede la netta contrarietà della Miteni, la fabbrica finita nel mirino degli investigatori. Tale contrarietà è stata espressa dalla stessa società in una breve nota pubblicata ieri sul quotidiano berico Vicenzapiu.com.

sabato 31 marzo 2018

Leroy Merlin, i comitati attaccano: «Portiamo il Comune in tribunale»

A promettere battaglia contro l’imminente sbarco di Leroy Merlin all’ex Foro Boario di corso Australia è il Comitato Cattedrale Davanzo, cioè il gruppo di residenti e piccoli negozianti della zona che si batte per la difesa di un «bene artistico-monumentale vincolato dalla Soprintendenza» qual è l’enorme complesso tra Montà e Chiesanuova, progettato dall’architetto Giuseppe Davanzo e dismesso dall’inizio degli anni Settanta. Secondo i portavoce del Comitato (Erica Guzzonato, Fabio Tonello e Alessandro Angrilli), «è inammissibile che un patrimonio immobiliare che appartiene a tutti i padovani venga svenduto, anzi regalato, a una società privata per realizzare l’ennesimo centro commerciale». Come noto, a fine ottobre scorso, il gigante francese del bricolage (in collaborazione con Zed) si è aggiudicato l’area dell’ex macello per cinquant’anni, promettendo un investimento che sfiora i 33 milioni di euro e impegnandosi a realizzare non solo un nuovo cavalcavia sulla tangenziale, ma anche una nuova viabilità per collegare il retro dell’edificio con via Peano e con il nuovo sottopasso ferroviario tra via Bezzecca e via Montà.

«Basta leggere il piano economico finanziario depositato in Comune da Leroy Merlin - denunciano Guzzonato, Tonello e Angrilli - per rendersi conto che il project financing costituisce un vantaggio soltanto per i privati. Mentre il Comune non ci guadagna nulla. Inoltre, di fronte alla rapidità con cui il progetto ha ottenuto quasi tutti i via libera necessari, ci sorge il sospetto che esista un accordo che coinvolge la maggior parte delle forze politiche cittadine, dato che l’unica che si è apertamente schierata al nostro fianco è Daniela Ruffini (consigliera di Coalizione Civica in quota Rifondazione Comunista)». Ma le accuse del Comitato non finiscono qui: «Non è stata fatta un’analisi sulla viabilità e nemmeno uno studio dell’impatto ambientale. In base ai nostri calcoli, l’apertura del Leroy Merlin aumenterà del 25% la mole di traffico su corso Australia, portando da sei a otto milioni il numero di veicoli che ogni anno percorreranno la strada. E per di più non ci sarebbe nemmeno lo spazio per piantare 120 mila nuovi alberi necessari a mitigare l’impennata di smog».

Nella protesta non poteva mancare infine una stoccata al vicesindaco Arturo Lorenzoni: «Pensavamo che il tavolo di partecipazione di Agenda 21 fosse un organo terzo rispetto sia al Comune che a Leroy Merlin. Invece - osservano Guzzonato, Tonello e Angrilli - man mano che proseguivano gli incontri, ci siamo accorti che si trattava soltanto della longa manus di Lorenzoni». Va ricordato che il Comitato, al momento, non ha presentato alternative al piano da 33 milioni di Leroy Merlin, tanto che la replica del professore di Coalizione Civica non si è fatta attendere: «Nel percorso di Agenda 21 non c’è stata alcuna interferenza da parte mia. E tutte le proposte fatte, per dare anche una valenza sociale e culturale all’intervento di Leroy Merlin, sono state adottate dalla giunta e verranno presto discusse con i privati. Se poi qualcuno è a priori ideologicamente contrario e non rispetta il volere della maggioranza non ci posso far nulla».

Davide D'Attino
da Il Corriere del Veneto del 31 marzo 2018, edizione di Padova; pagina 9

martedì 27 marzo 2018

Castelgomberto, dopo la condanna in primo grado il sindaco non lascia: la vicenda su Il Fatto

(m.m.) La vicenda della condanna in primo grado per abuso d'ufficio del sindaco di Castelgomberto nel Vicentino finisce sulla stampa nazionale. È Il Fatto a parlarne oggi a pagina 16 con un breve servizio a firma di Ferruccio Sansa, in cui non solo si ricostruisce la vicenda stessa, ma nel quale si dà anche conto di una novità. In base alla legge Severino infatti, ricorda il quotidiano diretto da Marco Travaglio, il primo cittadino dovrebbe essere sospeso. Ma è rimasto al suo posto perché la prefettura, sostiene Dal Toso, fino a questo momento non si è mossa. In queste ultimissime ore però emerge una novità importante anche rispetto alle novità svelate da Il Fatto. Il sindacato Cub, che con un esposto aveva de facto dato avvio all'iter giudiziario poi sfociato nella sentenza di primo grado avrebbe preso carta e penna e avrebbe inviato una raccomandata proprio alla prefettura nonché al comune di Castelgomberto sollecitando tutti gli adempimenti previsti dalla legge: in altre parole l'applicazione della Severino.

LEGGI L'INTERO SERVIZIO DE IL FATTO

sabato 3 marzo 2018

Pfas Usa e intelligence border line: due storie che guardano al Veneto...

(m.m.) Ci sono un paio di notizie che di riffa o di raffa coinvolgono anche il Veneto anche se in alcuni casi arrivano da distante. La prima riguarda la questione dei derivati del fluoro, i temibili che Pfas, la cui presenza è al centro di un caso di maxi inquinamento nel Nordest, inquinamento che però ha colpito altre parti del globo. Ne parla la testata statunitense The intercept che in un approfondimento del 23 febbraio titola «una causa rivela come un esperto dietro pagamento aiutò la 3M a "comandare la scienza" in tema di sostanze chimiche pericolose.

Qualche giorno prima, il 10 febbraio, la stessa testata aveva pubblicato peraltro uno speciale nel quale si affrontavano le implicazioni in ambito militare nell'uso dei Pfas. Nel servizio si parlava diffusamente delle richieste di danni milionarie di cui la difesa Usa potrebbe essere chiamata a rispondere proprio nelle zone in cui l'utilizzo di schiume anti-incendio contenenti i pericolosi derivati del fluoro sarebbero state utilizzate contaminando le falde dell'acqua potabile, ma non solo. I due approfondimenti sono talmente ricchi di dati e riscontri che non mancheranno di suscitare la curiosità di quanti in Italia stanno seguendo l'affaire Pfas.

Tornando invece in Italia ieri la Verità in pagina 5 pubblica un inquietante servizio al limite della Spy story ambientato in buona parte nel Bellunese in cui si parla della famiglia Boschi, dell'affaire Mureddu, di massoneria e servizi segreti. Un servizio in cui si racconta la storia di un paio di personaggi con entrature di alto livello che si sarebbero rifugiati ai piedi delle alpi venete per sfuggire ad una persecuzione. Secondo la Verità si starebbe occupando della vicenda la procura di Belluno. Tranne Dagospia.com la notizia non ha suscitato che pochissime eco sui media.

venerdì 2 febbraio 2018

Il candidato grillino? «Sospeso dall'avvocatura» La replica: fu un'ammenda di un mese

«Anziché cercare puntare il dito sui candidati degli altri partiti il Movimento Cinque Stelle farebbe bene a guardare in casa propria. La scelta di candidare l’avvocato Andrea Arman è a dir poco imbarazzante». Comincia così un comunicato diramato poco fa dal consigliere regionale veneto del Pd Andrea Zanoni. Il quale punta l'indice contro una delle figure più in vista tra quelle designate per i collegi uninominali del Veneto. Il j'accuse deriva da una ammenda in sede disciplinare che Arman, così sostiene Zanoni, ha patito sul finire degli anni '90.

«Prima di preparare dossier sui candidati degli altri partiti - si legge ancora nella nota - cercando con il lanternino dichiarazioni o comportamenti imbarazzanti, credo che il Movimento 5 Stelle dovrebbe prima guardare in casa propria». Zanoni prende spunto per queste affermazioni dalla vicenda delle direttive che il responsabile della comunicazione del M5S avrebbe impartito ai candidati. Questo almeno si apprende da alcuni servizi pubblicati oggi sui , consigliere regionale del PD, a proposito delle direttive del responsabile comunicazione ai militanti pentastellati veneti, apparse oggi sul il Gazzettino e ripreso da diversi quotidiani nazionali. «Tirate fuori il peggio degli avversari» è la sintesi della vicenda stessa che ne fa il consigliere democratico.

Il quale poi aggiunge: «Al di là che certi metodi sono da condannare a prescindere, vorrei fargli conoscere chi è davvero l’avvocato Andrea Arman, candidato nel collegio uninominale della Camera Veneto 1 di Montebelluna - Grappa - Pedemontana. Negli anni ‘90, come teste dell’accusa, ho partecipato a circa 150 processi per reati relativi a bracconaggio, maltrattamento animali e reati ambientali. E in molti processi a difendere gli imputati che non hanno certo bisogno di commento - si legge - c’era proprio Arman».

Di seguito un'altra considerazione: «Memorabili, ma non è un complimento, le sue arringhe, con cui si sforzava di far passare noi guardie denuncianti volontarie del Wwf e testi dell’accusa dalla parte dei colpevoli, quando i processi erano in realtà proprio contro i suoi assistiti e per reati gravi contro ambiente e animali. Ricordo altrettanto chiaramente nelle mie ripetute frequentazioni delle sezioni distaccate delle Preture nel Trevigiano che a un certo punto il signor Arman sparì dalla circolazione».

Il j'accuse di Zanoni si conclude così: «Era stato colto con le mani nella marmellata e per questo addirittura sospeso dall’Ordine degli Avvocati. Oltre ad essere un accanito cacciatore, noto per vantarsi delle prede uccise nelle sue battute, è stato anche uno dei fondatori della Liga Veneta negli anni ‘80 ed è un convinto venetista. Mi chiedo, visto il curriculum, come mai sia stato candidato, e pensare che avevo anche avvisato dei suoi trascorsi due colleghi dei Cinque Stelle in Consiglio regionale ancor prima del deposito delle liste. Forse l’operazione di trasparenza dovrebbe proprio partire da queste loro candidature».

La replica da parte di Arman è giunta immediatamente. Sentito al telefono quest'ultimo spiega: «Vorrei far presente che quando io faccio l'avvocato, faccio l'avvocato per i miei clienti e senza coinvolgimenti ideologici come evidentemente ci sono nelle affermazioni del consigliere Zanoni. Sono un cacciatore. Non l'ho mai nascosto. Sono un sostenitore della caccia di selezione come forma di prelievo compatibile con gli equilibri naturali. Tant'è che sono presidente della Associazione gestione ungulati della provincia di Treviso che ho contribuito a fondare. Non mi sono mai vantato delle mie prede me mai lo farò. E l'amore che ho per il mondo animale posso dimostrarlo in qualsiasi momento con una vita condotta nel rispetto di questi e della natura senza estremismi ideologici».

Quanto alla sua vicenda disciplinare Arman precisa: «Sono stato sospeso per trenta giorni dalla professione tra il '96 e il '97 non perché sorpreso con le mani nella marmellata, ma per un errore relazionale che ho riconosciuto». Mentre per quanto riguarda i riferimenti al «venetismo» Arman aggiunge: «Penso non sia motivo di infamia amare la propria terra, la propria storia, il popolo cui si appartiene. Spiace per tanto veleno, che non mi ferisce, ma che mostra la qualità di quel mondo».

sabato 27 gennaio 2018

Ripensamenti grillini su Arman? «Voci mai giunte alle mie orecchie»

(m.m.) L'avvocato trevigiano Andrea Arman stando ai media veneti potrebbe essere tra i candidati esterni e indipendenti scelti dal M5S per correre per un posto al Senato nella ripartizione veneta per l'uninominale. Secondo i quotidiani la cosa sarebbe ormai fatta. Tuttavia a livello romano ci sarebbero stati molti dubbi sulla figura dello stesso Arman in ragione del suo supporto fornito in passato a Plebiscito.eu, la controversa creatura politica che vede in Gianluca Busato il volto più noto e più attivo a Nordest.

Tra gli aspetti che avrebbero messo in allerta i collaboratori che stanno scremando le liste degli esterni, ai quali i grillini hanno dovuto ricorrere un po' per mancanza di candidati un po' per la gravosità oggettiva dei collegi uninominali (che richiedono notorietà e presa sul territorio e che rischiano di essere il punto debole della loro campagna elettorale), c'è proprio la questione Plebiscito.eu: un soggetto politico indipendentista che nel 2014 fu al centro di una polemica al vetriolo sia per una storia di dati falsati rispetto al referendum virtuale sull'indipendenza lanciato dallo stesso Busato, sia per la controversia sui cosiddetti bond veneti originati sempre nella placenta di Plebiscito.eu e alla cui nascita contribuì fattivamente proprio Arman, il quale faceva parte del team giuridico-legale a supporto dell'iniziativa.

Va anche detto che negli anni a venire il baricentro della presenza di Arman si è spostato decisamente sul fronte degli attivisti che hanno criticato la classe dirigente alla basa del collasso delle popolari venete. L'avvocato infatti è stato uno dei volti più noti della protesta soprattutto nel coordinamento Don Torta del quale è uno degli attivisti più conosciuti. Ed è stata proprio la presenza in questo ultimo coordinamento ad interessare i vertici del M5S i quali sanno che nel Veneto quello delle banche è ancora un fronte caldissimo. Va anche ricordato che nel 2015 il M5S veneto e Plebiscito.eu siglarono una iniziativa comune in vista delle elezioni regionali.

Ma delle eventuali perplessità giunte da Roma Arman è a conoscenza? E soprattutto la sua candidatura è cosa certa? «A essere onesto alle mie orecchie non sono mai giunte voci del genere. Quanto poi alla candidatura posso solo dire che tutto sarà ufficializzato al momento opportuno. Al riguardo, almeno ora, non posso aggiungere altro».

sabato 20 gennaio 2018

Epifania delle Terre: nuove accuse contro Dal Toso

(m.m) Per chi pensava che la querelle seguita alla celebrazione della Epifania delle terre a Castelgomberto nel Vicentino fosse svaporata si dovrà ricredere. La messa in favore dell'ambiente fa registrare un nuovo capitolo. Pochi minuti fa Massimo Follesa, coordinatore del Covepa ha lanciato un j'accuse micidiale nei confronti di Lorenzo dal Toso (in foto), primo cittadino castrobertense.

Pochi minuti fa infatti Massimo Follesa, portavoce del Covepa, il coordinamento che si batte contro la Pedemontana veneta ha avuto parole di fuoco per il comune della valle dell'Agno, già presa di mira alcuni giorni fa perché ritenuto di essersi messo inopinatamente di traverso alla organizzazione della manifestazione ambientalista del 6 gennaio. Il j'accuse è stato distillato sul blog dell'associazione.

«Sono passate ben due settimane dall'Epifania delle terre  - si legge - al primo cittadino di quel comune, tale Lorenzo Dal Toso, avevamo chiesto una netta presa di distanza dai suoi uffici, i quali non solo provocatoriamente, ma anche contro la legge, per concedere il benestare alla celebrazione della messa avevano chiesto copia dell'autorizzazione vescovile. Una richiesta che non aveva nulla a che fare con le competenze della municipalità. Cosa che peraltro assai correttamente è stata rilevata dalle autorità preposte all'ordine pubblico».

E le bordate non finiscono: «Prendiamo atto che la presa di distanza di Dal Toso non c'è stata, il che significa che il sindaco è politicamente complice di un episodio tanto vergognoso quanto ridicolo». Poi c'è un passaggio durissimo in cui si fa una disamina sugli ultimi fatti, anche di cronaca nera, che hanno toccato la valle dell'Agno: «É chiaro che da parte di qualcuno molto in alto scegliere quel luogo simbolo per parlare di Pedemontana, di Miteni, ma anche di infiltrazioni mafiose nella Valle dell'Agno nonché degli incendi, forse in odore di 'ndrangheta, che hanno colpito proprio Castelgomberto, deve essere stato assai imbarazzante».

L'intervento si chiude con un commento al curaro: «Purtroppo se non fossimo a Castelgomberto, dove peraltro una cittadinanza imbelle tollera un sindaco diversamente assolto in una storiaccia giudiziaria dozzinale per abuso d'ufficio, tutto ciò non sarebbe mai accaduto. Cittadini più innamorati della loro comunità, con più attributi e meno efebicamente invaghiti dei loro schei, avrebbero preso a pedate nel di dietro il primo cittadino. E lo avrebbero riconsegnato, seduta stante, al suo negozietto di stracci e mutande dal quale ha iniziato la sua poco utile, alla collettività, carriera politica. Sindaco - si legge ancora nella nota - non le chiederemo più di vergognarsi. Lei non solo non ha la coscienza per farlo, e tanto meno le qualità morali, ma, a questo punto, non ha nemmeno quelle che le consentirebbero di comprenderne la necessità, visto il guazzabuglio che lei, senza battere ciglio, ha permesso fosse combinato da quell'insieme di corridoi ed uffici che lei continua a chiamare amministrazione comunale e invece tratta come il suo zerbino di casa».