venerdì 2 febbraio 2018

Il candidato grillino? «Sospeso dall'avvocatura» La replica: fu un'ammenda di un mese

«Anziché cercare puntare il dito sui candidati degli altri partiti il Movimento Cinque Stelle farebbe bene a guardare in casa propria. La scelta di candidare l’avvocato Andrea Arman è a dir poco imbarazzante». Comincia così un comunicato diramato poco fa dal consigliere regionale veneto del Pd Andrea Zanoni. Il quale punta l'indice contro una delle figure più in vista tra quelle designate per i collegi uninominali del Veneto. Il j'accuse deriva da una ammenda in sede disciplinare che Arman, così sostiene Zanoni, ha patito sul finire degli anni '90.

«Prima di preparare dossier sui candidati degli altri partiti - si legge ancora nella nota - cercando con il lanternino dichiarazioni o comportamenti imbarazzanti, credo che il Movimento 5 Stelle dovrebbe prima guardare in casa propria». Zanoni prende spunto per queste affermazioni dalla vicenda delle direttive che il responsabile della comunicazione del M5S avrebbe impartito ai candidati. Questo almeno si apprende da alcuni servizi pubblicati oggi sui , consigliere regionale del PD, a proposito delle direttive del responsabile comunicazione ai militanti pentastellati veneti, apparse oggi sul il Gazzettino e ripreso da diversi quotidiani nazionali. «Tirate fuori il peggio degli avversari» è la sintesi della vicenda stessa che ne fa il consigliere democratico.

Il quale poi aggiunge: «Al di là che certi metodi sono da condannare a prescindere, vorrei fargli conoscere chi è davvero l’avvocato Andrea Arman, candidato nel collegio uninominale della Camera Veneto 1 di Montebelluna - Grappa - Pedemontana. Negli anni ‘90, come teste dell’accusa, ho partecipato a circa 150 processi per reati relativi a bracconaggio, maltrattamento animali e reati ambientali. E in molti processi a difendere gli imputati che non hanno certo bisogno di commento - si legge - c’era proprio Arman».

Di seguito un'altra considerazione: «Memorabili, ma non è un complimento, le sue arringhe, con cui si sforzava di far passare noi guardie denuncianti volontarie del Wwf e testi dell’accusa dalla parte dei colpevoli, quando i processi erano in realtà proprio contro i suoi assistiti e per reati gravi contro ambiente e animali. Ricordo altrettanto chiaramente nelle mie ripetute frequentazioni delle sezioni distaccate delle Preture nel Trevigiano che a un certo punto il signor Arman sparì dalla circolazione».

Il j'accuse di Zanoni si conclude così: «Era stato colto con le mani nella marmellata e per questo addirittura sospeso dall’Ordine degli Avvocati. Oltre ad essere un accanito cacciatore, noto per vantarsi delle prede uccise nelle sue battute, è stato anche uno dei fondatori della Liga Veneta negli anni ‘80 ed è un convinto venetista. Mi chiedo, visto il curriculum, come mai sia stato candidato, e pensare che avevo anche avvisato dei suoi trascorsi due colleghi dei Cinque Stelle in Consiglio regionale ancor prima del deposito delle liste. Forse l’operazione di trasparenza dovrebbe proprio partire da queste loro candidature».

La replica da parte di Arman è giunta immediatamente. Sentito al telefono quest'ultimo spiega: «Vorrei far presente che quando io faccio l'avvocato, faccio l'avvocato per i miei clienti e senza coinvolgimenti ideologici come evidentemente ci sono nelle affermazioni del consigliere Zanoni. Sono un cacciatore. Non l'ho mai nascosto. Sono un sostenitore della caccia di selezione come forma di prelievo compatibile con gli equilibri naturali. Tant'è che sono presidente della Associazione gestione ungulati della provincia di Treviso che ho contribuito a fondare. Non mi sono mai vantato delle mie prede me mai lo farò. E l'amore che ho per il mondo animale posso dimostrarlo in qualsiasi momento con una vita condotta nel rispetto di questi e della natura senza estremismi ideologici».

Quanto alla sua vicenda disciplinare Arman precisa: «Sono stato sospeso per trenta giorni dalla professione tra il '96 e il '97 non perché sorpreso con le mani nella marmellata, ma per un errore relazionale che ho riconosciuto». Mentre per quanto riguarda i riferimenti al «venetismo» Arman aggiunge: «Penso non sia motivo di infamia amare la propria terra, la propria storia, il popolo cui si appartiene. Spiace per tanto veleno, che non mi ferisce, ma che mostra la qualità di quel mondo».

sabato 27 gennaio 2018

Ripensamenti grillini su Arman? «Voci mai giunte alle mie orecchie»

(m.m.) L'avvocato trevigiano Andrea Arman stando ai media veneti potrebbe essere tra i candidati esterni e indipendenti scelti dal M5S per correre per un posto al Senato nella ripartizione veneta per l'uninominale. Secondo i quotidiani la cosa sarebbe ormai fatta. Tuttavia a livello romano ci sarebbero stati molti dubbi sulla figura dello stesso Arman in ragione del suo supporto fornito in passato a Plebiscito.eu, la controversa creatura politica che vede in Gianluca Busato il volto più noto e più attivo a Nordest.

Tra gli aspetti che avrebbero messo in allerta i collaboratori che stanno scremando le liste degli esterni, ai quali i grillini hanno dovuto ricorrere un po' per mancanza di candidati un po' per la gravosità oggettiva dei collegi uninominali (che richiedono notorietà e presa sul territorio e che rischiano di essere il punto debole della loro campagna elettorale), c'è proprio la questione Plebiscito.eu: un soggetto politico indipendentista che nel 2014 fu al centro di una polemica al vetriolo sia per una storia di dati falsati rispetto al referendum virtuale sull'indipendenza lanciato dallo stesso Busato, sia per la controversia sui cosiddetti bond veneti originati sempre nella placenta di Plebiscito.eu e alla cui nascita contribuì fattivamente proprio Arman, il quale faceva parte del team giuridico-legale a supporto dell'iniziativa.

Va anche detto che negli anni a venire il baricentro della presenza di Arman si è spostato decisamente sul fronte degli attivisti che hanno criticato la classe dirigente alla basa del collasso delle popolari venete. L'avvocato infatti è stato uno dei volti più noti della protesta soprattutto nel coordinamento Don Torta del quale è uno degli attivisti più conosciuti. Ed è stata proprio la presenza in questo ultimo coordinamento ad interessare i vertici del M5S i quali sanno che nel Veneto quello delle banche è ancora un fronte caldissimo. Va anche ricordato che nel 2015 il M5S veneto e Plebiscito.eu siglarono una iniziativa comune in vista delle elezioni regionali.

Ma delle eventuali perplessità giunte da Roma Arman è a conoscenza? E soprattutto la sua candidatura è cosa certa? «A essere onesto alle mie orecchie non sono mai giunte voci del genere. Quanto poi alla candidatura posso solo dire che tutto sarà ufficializzato al momento opportuno. Al riguardo, almeno ora, non posso aggiungere altro».

sabato 20 gennaio 2018

Epifania delle Terre: nuove accuse contro Dal Toso

(m.m) Per chi pensava che la querelle seguita alla celebrazione della Epifania delle terre a Castelgomberto nel Vicentino fosse svaporata si dovrà ricredere. La messa in favore dell'ambiente fa registrare un nuovo capitolo. Pochi minuti fa Massimo Follesa, coordinatore del Covepa ha lanciato un j'accuse micidiale nei confronti di Lorenzo dal Toso (in foto), primo cittadino castrobertense.

Pochi minuti fa infatti Massimo Follesa, portavoce del Covepa, il coordinamento che si batte contro la Pedemontana veneta ha avuto parole di fuoco per il comune della valle dell'Agno, già presa di mira alcuni giorni fa perché ritenuto di essersi messo inopinatamente di traverso alla organizzazione della manifestazione ambientalista del 6 gennaio. Il j'accuse è stato distillato sul blog dell'associazione.

«Sono passate ben due settimane dall'Epifania delle terre  - si legge - al primo cittadino di quel comune, tale Lorenzo Dal Toso, avevamo chiesto una netta presa di distanza dai suoi uffici, i quali non solo provocatoriamente, ma anche contro la legge, per concedere il benestare alla celebrazione della messa avevano chiesto copia dell'autorizzazione vescovile. Una richiesta che non aveva nulla a che fare con le competenze della municipalità. Cosa che peraltro assai correttamente è stata rilevata dalle autorità preposte all'ordine pubblico».

E le bordate non finiscono: «Prendiamo atto che la presa di distanza di Dal Toso non c'è stata, il che significa che il sindaco è politicamente complice di un episodio tanto vergognoso quanto ridicolo». Poi c'è un passaggio durissimo in cui si fa una disamina sugli ultimi fatti, anche di cronaca nera, che hanno toccato la valle dell'Agno: «É chiaro che da parte di qualcuno molto in alto scegliere quel luogo simbolo per parlare di Pedemontana, di Miteni, ma anche di infiltrazioni mafiose nella Valle dell'Agno nonché degli incendi, forse in odore di 'ndrangheta, che hanno colpito proprio Castelgomberto, deve essere stato assai imbarazzante».

L'intervento si chiude con un commento al curaro: «Purtroppo se non fossimo a Castelgomberto, dove peraltro una cittadinanza imbelle tollera un sindaco diversamente assolto in una storiaccia giudiziaria dozzinale per abuso d'ufficio, tutto ciò non sarebbe mai accaduto. Cittadini più innamorati della loro comunità, con più attributi e meno efebicamente invaghiti dei loro schei, avrebbero preso a pedate nel di dietro il primo cittadino. E lo avrebbero riconsegnato, seduta stante, al suo negozietto di stracci e mutande dal quale ha iniziato la sua poco utile, alla collettività, carriera politica. Sindaco - si legge ancora nella nota - non le chiederemo più di vergognarsi. Lei non solo non ha la coscienza per farlo, e tanto meno le qualità morali, ma, a questo punto, non ha nemmeno quelle che le consentirebbero di comprenderne la necessità, visto il guazzabuglio che lei, senza battere ciglio, ha permesso fosse combinato da quell'insieme di corridoi ed uffici che lei continua a chiamare amministrazione comunale e invece tratta come il suo zerbino di casa».

sabato 30 dicembre 2017

Cattolici tradizionalisti, la parola al Circolo "Christus Rex"

Matteo Castagna è un volto molto noto nel capoluogo scaligero. Spiega di avere fortemente voluto, era il dicembre 2006, la fondazione del Circolo "Christus Rex" «per estendere per estendere la militanza cattolica fedele alla Tradizione da parte dei laici da una dimensione meramente veronese a tutto il Nord-Est. Sono passati dieci anni da quel momento e in casa del circolo, spiega ancora Castagna è tempo di bilanci. «Ne è passata di acqua sotto i ponti, sono state organizzate moltissime iniziative pubbliche di testimonianza della Fede cattolica di sempre, ci sono state delle evoluzioni, a partire dall'abbandono dei lefebvriani nel febbraio 2009 e dei successi insperati grazie al contributo determinante per la liberazione della chiesa di San Pietro Martire, co-patrono di Verona, dai luterani».

Del suo circolo Castagna dice: «siamo un piccolo gruppo a cui incredibilmente, viene riconosciuto pure dai nemici, riescono grandi cose. Il motivo è che lavora per la Maggior Gloria di Dio, in maniera completamente disinteressata». Ma soprattutto sottolinea ancora il fondatore il gruppo «ha una capacità di rigenerarsi e di rialzarsi dalle cadute che stupisce anche me. Da noi non c'è posto per l'ipocrisia e per l'affarismo, come altrove, purtroppo. Cerchiamo chiarezza e ci sforziamo di darla, anche a costo di andare controcorrente.

Il Natale ricorda la nascita di Colui che cambiò il corso della storia, del Dio che si fa uomo» sottolinea nuovamente il responsabile che si dice pronto a rinnovare il suo impegno anche per l’anno a venire. Fulcro di questa attività sono la piattaforma web di Agerecontra.it e la sede in cui «operiamo come soci del Gruppo sportivi veterani veronesi» per la parte inerente le conferenze pubbliche e la formazione cattolica.

Matteo tu recentemente hai firmato un articolo molto duro nei confronti di papa Bergoglio, come mai?
«Sì, ho scritto quel commento perché Bergoglio è il momentaneo punto d'arrivo del nuovo corso iniziato al Concilio Vaticano II, svoltosi dal 1962 al 1965, che ha creato una nuova religione, una nuova Chiesa, una nuova liturgia».

Sarebbe a dire?
«Proprio Bergoglio infatti corre sulla scia del modernismo dei predecessori sino a Roncalli, con uno stile che spaventa perfino i suoi. Di più, i Sacri Palazzi sono occupati da oltre cinquant’anni da personaggi che vestono abiti cattolici, ma che cattolici non sono».

E perché mai?
«Costoro hanno manipolato il nostro credo di sempre trasformandolo in una ideologia ecumenista, mondialista, assai terrena, la quale non ha nulla a che vedere col Vangelo e che ha distrutto la Tradizione. E trasformato la gerarchia in una sorta di consiglio d’amministrazione col suo presidente e il suo presidente emerito».

Ma l’emerito è per caso un riferimento a Ratzinger?
«Mi pare evidente. Anzi, è sempre stato Ratzinger il deus ex machina di questo stravolgimento del cattolicesimo».

E voi di fronte a questa situazione come vi ponete?
«Noi constatiamo la vacanza della sede apostolica e l’evidente riduzione della dimensione visibile della Chiesa cattolica. Per questo rimaniamo dalla parte del piccolo gregge rimasto fedele, sparso e disperso nel mondo, in unione spirituale e filiale coi pochi vescovi e sacerdoti rimasti integralmente cattolici. Rimaniamo col nostro Presepe in cui Gesù è la Seconda Persona della Santissima Trinità e non un profugo. Maria è la Vergine Immacolata e Corredentrice. E Giuseppe, suo castissimo sposo, è il patrono della Chiesa fondata da Cristo su San Pietro, il quale non dialogava con gli eretici per legittimarli, bensì li convertiva predicando la Verità per la salvezza delle anime. E ancora Pietro pasceva le sue pecorelle, non si immolava per lo ius soli né baciava le mani ai rabbini».

Voi portate avanti da tempo una attività dottrinale ben conosciuta in città. É solo questo l’ambito della vostra presenza?
«Assolumente no. Ci occupiamo anche di sociale, soprattutto in sinergia con i Veterani veronesi coi quali tra l’altro quest’anno abbiamo collaborato alla stesura del bollettino relativo al 95esimo della fondazione dello stesso gruppo dei Veterani, presso la sede storica di Verona».

C’è solo il sociale quindi?
«No. In termini generali, tutti noi siamo per la restaurazione della Regalità Sociale di «Nostro Signore Gesù Cristo». A titolo personale, alcuni di noi si interessano alla politica. Il sottoscritto, ad esempio, è tra i sostenitori della nuova amministrazione comunale scaligera, più nel dettaglio ha supportato e supporta l’avvocato Andrea Bacciga eletto in consiglio comunale nella lista civica del sindaco Federico Sboarina. Assieme a Bacciga e diversi altri il 18 gennaio presenterò una conferenza dal titolo “Quando eravamo femmine...c’era la famiglia” che vedrà come ospite la scrittrice Costanza Miriano. Il tema sarà quello della famiglia naturale, in linea col Catechismo e con le direttive previste dal programma e ribadite in Consiglio comunale dalla nuova maggioranza di Palazzo Barbieri. Altri, fra i nostri, hanno optato e optano per scelte politiche differenti ma non contrastanti con lo spirito cattolico del gruppo. Tanto che si lavora sempre in armonia e amicizia. Infine ci sono anche coloro che non hanno alcun interesse per la politica ma si impegnano nella militanza cattolica o sociale di "Christus Rex"».

Matteo una tua immagine è apparsa durante una recente puntata di Piazza pulita su La7. In quel fotogramma eri ritratto assieme a padre Florian Abrahamowicz, noto al pubblico come prete lefebvriano legato ad alcuni gruppi di estrema destra e ad ambienti del Carroccio. Ma eri proprio tu?
«Sì ero io nel corso di una conferenza tenuta a Verona, ma nel 2012, quindi un tantino datata. Fino all’ottobre del 2014 il sacerdote in questione era il riferimento ecclesiale del circolo "Christus Rex". Ma dopo il 23 gennaio 2015 la maggior parte del gruppo ha completamente tagliato i ponti ed ogni genere di frequentazione».

E perché mai?
«Possiamo dire che i motivi sono tanti e variegati».

Per esempio?
«Dopo attenta riflessione, ci pare una contraddizione dottrinale pubblica non da poco dichiararsi sia lefebvriani che sedevacantisti».

Puoi spiegare meglio?
«Senza nulla togliere ai meriti che dopo il Concilio ebbe monsignor Lefebvre quanto al mantenimento dei principi tradizionali e della Messa di sempre, ma lo stesso Lefebvre, salvo qualche sporadica dichiarazione, non giunse mai alla posizione sedevacantista, come la nostra o come quella dichiarata a Monaco nel 1982 da Mons. Thuc. La nostra posizione, perfettamente compatibile col diritto canonico del 1917 è quella secondo la quale l’attuale Soglio pontificio è vacante dal 1958, data della morte di Pio XII, in quanto i suoi successori aderirono ad eresie manifeste, poi espresse nel Concilio vaticano II, decadendo da ogni Autorità o non possedendola perché invalidamente ordinati. Don Floriano, quindi, sembra tirar per la tonaca monsignor Lefebvre verso una posizione pubblica che non ebbe mai, generando confusione».

E ci sono anche ragioni non strettamente dottrinali?
«Purtroppo sì. Ci siamo resi conto infatti di tutta una azione pastorale completamente fallimentare, di un sostanziale abbandono della cosiddetta cura delle anime per rincorrere chissà quali altri interessi di natura temporale, commerciale e personale. Il fuggi fuggi di molti, in questi anni, ne è la testimonianza. Così come è evidente che tra noi c’è una profonda differenza nell’intendere l’etica pubblica, su più argomenti».

Ti riferisci all’affaire Paese, ovvero ad una storia di presunti abusi edilizi che riguardano la sua sala di preghiera in provincia di Treviso?
«Anche se mi viene un pochino da ridere, ovviamente sì. Quella questione non può che lasciare perplessi se non addirittura inquieti. Siamo di fronte alla storia di una bifamiliare acquistata con una parte dei soldi di una eredità di un defunto zio calabrese ed intestata ad una persona che in quello stabile vive assieme a padre Abrahamowich. Quel convivente risulta per di più uno studente, privatista, di seminario dallo stesso Abrahamowicz. E ancora, la sala di preghiera risulta essere un ex pollaio riattato a luogo di culto aperto al pubblico non si sa bene con quali autorizzazioni comunali. Ma il 2014 ha segnato un altro evento traumatico».

Quale?
«Si tratta di una e-mail da me ricevuta proprio nel 2014 in data 24 ottobre alle 9 e 24».

Chi era il mittente?
«Don Floriano. In quella e-mail don Abrahamowicz mi chiedeva di intercedere presso una persona influente, che sapeva essere mia amica, al fine di "rallentare le manette" ad un politico calabrese, che già risultava pubblicamente, a livello nazionale, e il don lo sapeva, rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Inoltre, di fronte alle mie allarmate richieste di spiegazione, non ottenni da Don Floriano, nonostante molte sollecitazioni da parte mia, alcun genere di spiegazione né ci fu nei confronti del sottoscritto alcuna presa di distanza da eventuali collusioni con ambienti particolarmente torbidi. Prendo atto che col 2018 fanno quattro gli anni di totale omertà, da parte sua...».

E chi sarebbero queste persone?
«Mi spiace ma al momento non intendo rivelarne l’identità per evitare di contrastare eventuali indagini in corso da parte delle autorità preposte».

Ma come mai di questa vicenda parli solo ora?
«A dire il vero chi di dovere era già pienamente al corrente di tutto ciò».

sabato 16 dicembre 2017

C'è il rischio 'ndrangheta, chiusa pizzeria

Il prefetto ha fatto scattare la prima interdittiva antimafia del Vicentino. Contro il rischio di infiltrazioni mafiose da parte della criminalità organizzata, il rappresentante del governo ha informato una società di Trissino, titolare di una pizzeria, che è stata poi chiusa. Il motivo va ricercato nei precedenti del titolare, un calabrese che vanta numerose condanne per reati gravi commessi in Calabria...

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domenica 3 dicembre 2017

BpVi, la Cassazione striglia Cappelleri

«BpVi, la procura ha sbagliato a ricorrere». É questo il titolo scelto da Il Giornale di Vicenza di oggi, che in pagina 14 pubblica un lungo servizio di Diego Neri anticipato da un lancio in prima pagina che lascia poco spazio all'immaginazione: «La Cassazione striglia la procura». La vicenda è quella arcinota dell'aggressione al sequestro di una parte dei beni degli indagati per l'affaire Banca popolare di Vicenza. Il quotidiano berico riporta un passaggio preciso del pronunciamento della Suprema corte: Lo scrivono i giudici della quinta sezione penale della Cassazione: la corte, presieduta da Stefano Palla, il 30 ottobre scorso ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla procura berica contro il provvedimento del giudice che, in maggio, aveva disposto il sequestro di 106 milioni di euro nell'ambito dell'inchiesta sulla Banca popolare di Vicenza, si era al tempo stesso dichiarato incompetente per territorio, ordinando di trasmettere gli atti a Milano, dove ha sede la Consob. In gennaio, si legge ancora nell'approfondimento, la procura aveva chiesto il sequestro di 106 milioni di euro, in merito all'ipotesi di reato di ostacolo alla vigilanza di Consob, a carico della BpVi, dell'ex direttore generale Samuele Sorato e del suo vice Emanuele Giustini. Il giudice Barbara Maria Trenti, il 18 giugno, aveva depositato un provvedimento in cui concedeva il sequestro preventivo, non per equivalente, ordinando però la trasmissione degli atti a Milano perché ravvisava la competenza territoriale nel capoluogo lombardo, dove hanno sede alcuni uffici Consob. La procura non aveva eseguito il sequestro ritenendo il provvedimento abnorme. E aveva presentato ricorso. Una circostanza che aveva scatenato la furia e le ironie delle associazioni dei risparmiatori, ma soprattutto la stizza dell'Anm.

Nel rigettare il ricorso proposto dalla procura berica, che rifletteva il pensiero del procuratore capo Antonino Cappelleri, gli ermellini hanno dato torto alla procura di Vicenza. Il GdV spiega questo passaggio così: «I giudici romani hanno dichiarato inammissibile il ricorso poiché hanno sostenuto che il provvedimento del giudice non è abnorme. In una ventina di pagine hanno precisato le ragioni per le quali hanno considerato non corretto il ragionamento giuridico del procuratore: di fatto, hanno precisato che è possibile, contrariamente a quanto ipotizzato, disporre un sequestro e dichiararsi incompetenti per territorio. Perciò, la decisione del gip non è fuori dall'ordinamento».

Nel passaggio successivo, assai duro, vengono anche citati alcuni passaggi vergati direttamente dalla Suprema corte. A questo punto, «il pubblico ministero avrebbe dovuto porre in esecuzione la misura e, quindi, trasmettere gli atti all'ufficio del pubblico ministero presso il giudice competente», ovvero Milano, «adeguandosi alla pronuncia... dando seguito al siologico sviluppo del procedimento e dando altresì modo, a seguito di eventuale impugnazione da parte dei soggetti interessati, al tribunale del Riesame, ed eventualmente alla Corte di Cassazione, di pronunciarsi». La procura era «tenuta ad osservare i provvedimenti emessi dal giudice» e invece non lo ha fatto; sbagliando, per i giudici supremi. I quali, e questo è il passaggio che mette maggiormente in imbarazzo la magistratura vicentina, spiegano di non comprendere perché il pm abbia chiesto un sequestro e poi non lo abbia eseguito. Ad altri spettava, se del caso, impugnarlo.

Che cosa succederà a questo punto? Il Giornale di Vicenza tratteggia in questo senso uno scenario molto preciso. «Cosa accadrà ora? La settimana prossima è in programma un'altra udienza in Cassazione, per il ricorso presentato dal giudice di Milano, che una volta ricevuti gli atti si era detto a sua volta incompetente per territorio. La Suprema Corte dovrà decidere se il fascicolo per l'ostacolo alla vigilanza Consob ricada in Veneto o in Lombardia. Se tornasse a Vicenza, rientrerebbe probabilmente nel maxiprocesso che inizierà il 12 dicembre. In ogni caso, però, rimane il dubbio sui sequestri. Il provvedimento del giudice Maria Trenti, ora "riabilitato", è ancora valido? Deve essere rinnovato? E, adesso, cosa si può trovare in banca, dopo che il 25 giugno è stata posta in liquidazione coatta amministrativa da un decreto del governo?».

Marco Milioni

sabato 2 dicembre 2017

Fondo immobiliare comunale: Rucco Vs Variati

«Quella del fondo immobiliare... è un'operazione tardiva, imbastita a fine mandato da un sindaco che sa di non poter essere rieletto e quindi scarica sulla città la responsabilità dell'ennesima scelta sbagliata, invocando il consenso delle categorie economiche e dell'attuale maggioranza politica in Consiglio comunale». Sono questi passaggi fondamentali di una lunga presa di posizione del consigliere comunale di Vicenza Francesco Rucco, molto critico nei confronti della giunta di centrosinistra rispetto ad un progetto di valorizzazione immobiliare che vede coinvolta l'amministrazione e un gruppo privato. Della critica di Rucco dà ampio spazio oggi il quotidiano Vicenzapiu.com, il quale cita molti stralci della critica indirizzata dallo stesso Rucco alla giunta municipale di centrosinistra guidata dal sindaco democratico Achille Variati.