domenica 3 dicembre 2017

BpVi, la Cassazione striglia Cappelleri

«BpVi, la procura ha sbagliato a ricorrere». É questo il titolo scelto da Il Giornale di Vicenza di oggi, che in pagina 14 pubblica un lungo servizio di Diego Neri anticipato da un lancio in prima pagina che lascia poco spazio all'immaginazione: «La Cassazione striglia la procura». La vicenda è quella arcinota dell'aggressione al sequestro di una parte dei beni degli indagati per l'affaire Banca popolare di Vicenza. Il quotidiano berico riporta un passaggio preciso del pronunciamento della Suprema corte: Lo scrivono i giudici della quinta sezione penale della Cassazione: la corte, presieduta da Stefano Palla, il 30 ottobre scorso ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla procura berica contro il provvedimento del giudice che, in maggio, aveva disposto il sequestro di 106 milioni di euro nell'ambito dell'inchiesta sulla Banca popolare di Vicenza, si era al tempo stesso dichiarato incompetente per territorio, ordinando di trasmettere gli atti a Milano, dove ha sede la Consob. In gennaio, si legge ancora nell'approfondimento, la procura aveva chiesto il sequestro di 106 milioni di euro, in merito all'ipotesi di reato di ostacolo alla vigilanza di Consob, a carico della BpVi, dell'ex direttore generale Samuele Sorato e del suo vice Emanuele Giustini. Il giudice Barbara Maria Trenti, il 18 giugno, aveva depositato un provvedimento in cui concedeva il sequestro preventivo, non per equivalente, ordinando però la trasmissione degli atti a Milano perché ravvisava la competenza territoriale nel capoluogo lombardo, dove hanno sede alcuni uffici Consob. La procura non aveva eseguito il sequestro ritenendo il provvedimento abnorme. E aveva presentato ricorso. Una circostanza che aveva scatenato la furia e le ironie delle associazioni dei risparmiatori, ma soprattutto la stizza dell'Anm.

Nel rigettare il ricorso proposto dalla procura berica, che rifletteva il pensiero del procuratore capo Antonino Cappelleri, gli ermellini hanno dato torto alla procura di Vicenza. Il GdV spiega questo passaggio così: «I giudici romani hanno dichiarato inammissibile il ricorso poiché hanno sostenuto che il provvedimento del giudice non è abnorme. In una ventina di pagine hanno precisato le ragioni per le quali hanno considerato non corretto il ragionamento giuridico del procuratore: di fatto, hanno precisato che è possibile, contrariamente a quanto ipotizzato, disporre un sequestro e dichiararsi incompetenti per territorio. Perciò, la decisione del gip non è fuori dall'ordinamento».

Nel passaggio successivo, assai duro, vengono anche citati alcuni passaggi vergati direttamente dalla Suprema corte. A questo punto, «il pubblico ministero avrebbe dovuto porre in esecuzione la misura e, quindi, trasmettere gli atti all'ufficio del pubblico ministero presso il giudice competente», ovvero Milano, «adeguandosi alla pronuncia... dando seguito al siologico sviluppo del procedimento e dando altresì modo, a seguito di eventuale impugnazione da parte dei soggetti interessati, al tribunale del Riesame, ed eventualmente alla Corte di Cassazione, di pronunciarsi». La procura era «tenuta ad osservare i provvedimenti emessi dal giudice» e invece non lo ha fatto; sbagliando, per i giudici supremi. I quali, e questo è il passaggio che mette maggiormente in imbarazzo la magistratura vicentina, spiegano di non comprendere perché il pm abbia chiesto un sequestro e poi non lo abbia eseguito. Ad altri spettava, se del caso, impugnarlo.

Che cosa succederà a questo punto? Il Giornale di Vicenza tratteggia in questo senso uno scenario molto preciso. «Cosa accadrà ora? La settimana prossima è in programma un'altra udienza in Cassazione, per il ricorso presentato dal giudice di Milano, che una volta ricevuti gli atti si era detto a sua volta incompetente per territorio. La Suprema Corte dovrà decidere se il fascicolo per l'ostacolo alla vigilanza Consob ricada in Veneto o in Lombardia. Se tornasse a Vicenza, rientrerebbe probabilmente nel maxiprocesso che inizierà il 12 dicembre. In ogni caso, però, rimane il dubbio sui sequestri. Il provvedimento del giudice Maria Trenti, ora "riabilitato", è ancora valido? Deve essere rinnovato? E, adesso, cosa si può trovare in banca, dopo che il 25 giugno è stata posta in liquidazione coatta amministrativa da un decreto del governo?».

Marco Milioni

sabato 2 dicembre 2017

Fondo immobiliare comunale: Rucco Vs Variati

«Quella del fondo immobiliare... è un'operazione tardiva, imbastita a fine mandato da un sindaco che sa di non poter essere rieletto e quindi scarica sulla città la responsabilità dell'ennesima scelta sbagliata, invocando il consenso delle categorie economiche e dell'attuale maggioranza politica in Consiglio comunale». Sono questi passaggi fondamentali di una lunga presa di posizione del consigliere comunale di Vicenza Francesco Rucco, molto critico nei confronti della giunta di centrosinistra rispetto ad un progetto di valorizzazione immobiliare che vede coinvolta l'amministrazione e un gruppo privato. Della critica di Rucco dà ampio spazio oggi il quotidiano Vicenzapiu.com, il quale cita molti stralci della critica indirizzata dallo stesso Rucco alla giunta municipale di centrosinistra guidata dal sindaco democratico Achille Variati.

giovedì 30 novembre 2017

Risparmiatori BpVi, Ugone Vs Serracchiani

Luigi Ugone, il presidente della Associazione noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza, domani sarà a Udine, per chiedere lumi sulla vigilanza che la presidenza della Regione Friuli ha condotto sul consorzio pubblico di promozione immobiliare dell'Aussa Corno, che come riferisce TgCom24 risulta esposto nei confronti della Popolare di Vicenza per diversi milioni di euro. Ugone ha comunicato l'intenzione di recarsi in Friuli una effervescente assemblea con i sostenitori della sua associazione ieri l'altro a Montegaldella in provincia di Vicenza. Durante la quale sono state indirizzate numerose bordate non solo alla politica, non solo al governo, non solo alle grosse società che hanno ottenuto crediti facili senza titolo, ma anche alle altre associazioni dei risparmiatori truffati che dallo stesso Ugone sono state aspramente criticate perché troppo accondiscendenti nei confronti della linea adottata dall'attuale governo in tema di salvataggi bancari e di legge salva risparmio, giudicata, quest'ultima, come semplice fumo negli occhi.

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mercoledì 29 novembre 2017

Question time, BpVi e derivati: il pomeriggio nero di Padoan

(m.m.) Conti cifrati dei servizi segreti presso il gruppo BpVi-Banca Nuova, consulenti infedeli del governo che accedono ad informazioni riservate per poi spifferarle a potenti gruppi privati, l'integrità del bilancio dello Stato messa in discussione da una operazione sui derivati che, almeno potenzialmente, potrebbe far patire in futuro all'Italia una debacle non troppo dissimile da quella patita anni fa in Grecia. Oggi pomeriggio alle tre il question time a Montecitorio è stato un vero e proprio inferno per il ministro dell'Economia Piercarlo Padoan durante il quale i veri protagonisti o sono stati veneti o hanno parlato di vicende anche Venete.

Il ministro infatti è stato incalzato dal deputato veneziano di Scelta civica Enrico Zanetti per il quale ha chiesto lumi sulla vicenda della«talpa di Ernst & Young» che anche un «è un big di Equitalia». Il nome del consulente finito invischiato in una clamorosa inchiesta della magistratura milanese è Susanna Masi. Il ministro, preso di mira da Zanetti, ha dovuto ammettere che la consulente non aveva comunicato al governo di essere sotto indagine penale.

Un'altra interrogazione dal peso specifico rilevantissimo è quella del deputato monzese Daniele Pesco, del M5S, il quale si è rivolto al governo dopo il clamore suscitato dall'affaire BpVi leaks. A fronte di domande precise, soprattutto quelle che riguardano fondi riservati dei servizi che sarebbero stati indirizzati a favore di soggetti riconducibili al Csm, il ministro ha detto di non essere in grado al momento di rivelare ulteriori dettagli, rinviando altri eventuali approfondimenti al Copasir, l'organo parlamentare di controllo sull'intelligence. Dal testo dell'interrogazione di Pesco, la cosa ha destato stupore presso gi addetti ai lvori, erano stati rimossi alcuni riferimenti propio ai collegamenti tra intelligence e il gruppo BpVi-Banca nuova. A detta del vicepresidente della Camera Roberto giachetti, che conduceva i lavori quale presidente pro tempore, si sarebbe trattato di un errore materiale, ma da questo pomeriggio in Transatlantico, gira la voce che non possa essere escluso a priori l'intervento di qualche manina interessata a depotenziare l'interrogazione.

Non meno duro è stato l'intervento di un altro veneziano, il deputato azzurro Renato Brunetta. Il quale ha incalzato per l'ennesima volta il ministro sul vincolo di riservatezza, che in modo incongruo sostiene il deputato e docente accademico, sarebbe calato su alcuni contratti tra lo stato ed alcuni soggetti finanziari di primaria importanza in materia di derivati. Questi ultimi sono strumenti finanziari molto complessi che sulla carta dovrebbero proteggere i prestiti contratti dall'amministrazione centrale. Se redatti male però, vuoi per incompetenza, vuoi per dolo possono alla lunga rilevarsi un micidiale strumento a doppio taglio per la finanza pubblica, soprattutto quando vengono inopinatamente usati per sottrarre dal conteggio del debito pubblico una parte del debito stesso.

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martedì 28 novembre 2017

Troppi dubbi, troppe ombre, troppi silenzi

Il cosiddetto «affaire BpVi leaks», nonostante i troppi silenzi, sta facendo discutere in modo per nulla banale quei pochi giornalisti o commentatori che hanno saputo e voluto cogliere la gravità della situazione. L'ultima analisi l'ha pubblicata oggi Contropiano.org. La testata cita ampiamente alcune considerazioni che sull'argomento ha vergato Ennio Remondino, per anni inviato di punta della Rai, uno, è bene ricordarlo ai più giovani, con un curriculum e una storia professionale all'estero e in Italia, così densa di avvenimenti, che servirebbe un tomo per raccontarli tutti. La storia del giornalismo, almeno quando i colleghi fanno davvero il loro mestiere, è piena di ingerenze da parte di poteri forti, da parte degli apparati. Funziona così da sempre se il tuo mestiere è anche quello di disvelare il lato oscuro, alle volte il lato B, del potere. Ci sta. Ciò che fa davvero la differenza sta nel come la categoria e l'opinione pubblica, reagiscono ai soprusi. Soprattutto quando tale reazione, specie da parte della gran parte dei colleghi lascia a desiderare. Soprattutto quando anche da parte dei colleghi pare si voglia archiviare la questione come un mero caso di cronaca, senza tener conto del quadro generale.

Marco Milioni

martedì 21 novembre 2017

Tav veneta, ne parlano Ponti e Venosi

Giovedì 23 novembre a Vicenza alle ore 17, 45 presso i Chiostri di Santa Corona in contrà Santa Corona 4,  si terrà un incontro con Marco Ponti ed Erasmo Venosi sul tema del passaggio della Tav tra Verona, Vicenza e Padova. I dettagli dell'evento nella locandina acclusa.

SCARICA LA LOCANDINA

domenica 19 novembre 2017

BpVi, Banca Nuova, Veneto Banca: i conti dell'intelligence e l'affaire Etruria

È molto bizzarra o non lo è affatto, dipende dai punti di vista, la coltre di silenzio sul caso servizi segreti, BpVi, Banca Nuova, deflagrato a seguito di due servizi de La Verità e da Il Sole 24 ore. Una coltre squarciata da pochi articoli tra cui uno pubblicato ieri da Il Fatto in pagina 9.

Dallo stesso servizio si apprende che su ordine della procura di Roma vi sarebbero state perquisizioni nelle sedi de Il Sole con l'ipotesi di reato di rivelazione di documentazione coperta dal segreto di Stato. In questo contesto appare singolare la mancata levata di scudi da parte della categoria dei giornalisti: anzitutto alla luce del principio che il diritto all'informazione e alla libertà di espressione, sono due beni giuridicamente preminenti anche rispetto alla sicurezza dello Stato. Si tratta di una cosa ovvia, già ribadita più volte dalla Corte europea dei diritti dell'uomo secondo la quale «la libertà di stampa in quanto essa assicura il doppio diritto a realizzare la libertà di espressione del reporter e quello della collettività di ricevere informazioni di interesse generale».

E rimanendo in tema di banche merita una lettura tutta d'un fiato un servizio pubblicato oggi a pagina 19 su La Nuova Venezia a firma di Renzo Mazzaro. Il quale nell'ambito dell'affaire Banca Etruria -Veneto Banca disvela un lungo fil rouge che va dell'ex ad di Veneto Banca Vincenzo Consoli fino all'ex legale di quest'ultimo, ovvero l'avvocato Massimo Malvestio, da tempo uno dei consigliori del governatore leghista del Veneto Luca Zaia. Tuttavia nel servizio di Mazzaro compaiono tra gli altri anche i nomi dell'ex presidente di VeBa Flavio Trinca, degli ex gemelli della finanza veneta Andrea De Vido ed Enrico Marchi, dell'imprenditore vicentino Claudio Biasia.

Più nel dettaglio Mazzaro focalizza la sua attenzione sul soccorso di alcuni imprenditori del Nordest sotto forma di acquisiti di azioni di Etruria in qualche modo garantiti da Veneto Banca. In un audit MEnzionato da Mazzaro si legge per di più che meno evidente appare la correlazione con l'operazione di acquisto da mezzo milione di euro perfezionata da Malvestio. Il quale alla Nuova spiega di avere usato soldi suoi. Sarebbe interessante capire se Magistratura e commissione di inchiesta parlamentare sulle banche vorranno accendere i loro riflettori sull'ennesimo cono d'ombra made in Veneto.

Marco Milioni