sabato 26 maggio 2018

Gli ex M5S vincono il ricorso sul simbolo

«Gli ex M5S vincono il ricorso sul simbolo». E poi: «Pronti a riunirci». È questo il titolo scelto dal Corriere della sera di oggi 26 maggio che in pagina 6 pubblica un approfondimento di Roberto Russo. «I giudici della XI sezione del tribunale civile di Genova», cosí si legge nel servizio, in attesa di un pronunciamento nel merito hanno sancito che «tutti i vecchi iscritti hanno il diritto all'utilizzo del nome e del vessillo originario». Ora al di lá della notizia nuda e cruda bisogna peró capire, tra le tante, se questa novitá avrá ripercussioni concrete sulle querelle relative all'utilizzo del simbolo del M5S che hanno caratterizzato l'ultimo sprazzo delle recenti amministrative in Italia e specie nel Veneto.

venerdì 25 maggio 2018

Alilaguna, le liason di Brugnaro e i fratelli Zuin

(m.m.) Il comune di Venezia come verrà a capo della scomoda situazione che contraddistingue Alilaguna? La società, che si occupa di trasporto marittimo opera in regime di monopolio, che le deriva dal periodo in cui la compagnia era di proprietà del capoluogo. Da tempo però la compagine azionaria è in mano ai privati. E non si capisce ancora se e come l’amministrazione di centrodestra capitanata dal civico Luigi Brugnaro abbia intenzione di uscire da questa impasse.

Il 28 di gennaio Alganews.it aveva delineato lo scenario che riguardava i trasporti nella città di Marco Polo affrescando quella situazione come una sorta di «Leviatano giuridico per cui ad una società privata è concesso un regime di monopolio de facto, affidato senza gara per giunta, tipico delle società pubbliche». E ancora chi scrive sottolineò che «il comune per uscire da un cul de sac che si protrae da anni starebbe mettendo a punto un bando di gara la cui lentezza però sta spazientendo alcuni potenziali partecipanti. Tra questi c’è un raggruppamento capitanato dal gruppo navale Lauro che il 10 febbraio del 2017 aveva inviato al comune una diffida affinché le gare fossero bandite nel più breve tempo possibile: quattro pagine in punta di diritto vergate dall’avvocato Ippolito Matrone di Boscoreale nel Napoletano. Nelle quali si sollecitava l’amministrazione ad annullare gli atti che avrebbero causato questa situazione di stallo e a redigere quelli utili a sbloccarla».

Il problema che in questi mesi poco o nulla è cambiato. E allora forse potrebbe essere utile guardare più da vicino nel ventre di Alilaguna per capire se ci sono o ci sono state eventuali liason con ca’ Farsetti. In questo quadro il primo elemento da prendere in esame riguarda la spa che controlla Alilaguna, ovvero la Situv (alias Società investimenti turistici Venezia). Nel collegio sindacale di quest’ultima figura il dottore commercialista Maurizio Zuin. Il quale altri non è che il fratello di Michele Zuin, potentissimo assessore al bilancio della giunta Brugnaro. I due tra l’altro compaiono nel caso «Agenzia per l’innovazione». Una storia di emolumenti chiacchierati di cui peraltro si occupò Il Fatto quotidiano del 6 luglio 2012. I due per di più fanno lo stesso mestiere e lavorano pure nello stesso studio

Ma le liason non si esauriscono qui. E tirano in ballo anche il sindaco Brugnaro. Alilaguna infatti è sponsor della Reyer, la squadra di basket che primeggia nel panorama nazionale della quale Brugnaro dal 2006 è divenuto dominus indiscusso. A questo punto le domade nascono spontanee. Ma è pensabile che questo stato di cose abbia influito rispetto alla prudenza (o alla lentezza) con la quale l’amministrazione ha deciso di affrontare o non affrontare questo nodo? Come spiega il sindaco (i dati da un punto di vista temporale fanno riferimento alla fine di gennaio) che nella galassia di quella società privata di trasporti che opera in uno stranissimo regime di monopolio pubblico figura quale membro del collegio dei sindaci il fratello del suo assessore al bilancio? E come spiega il sindaco il fatto che tra gli sponsor di Reyer (almeno stando alla pagina di riferimento della stessa società cestistisca) ci sia proprio quella Alilaguna il cui status non viene toccato da anni? L’assessore al patrimonio Renato Boraso sa qualcosa di queste liason oppure le ignora? Il fatto che Michele Zuin a ca’ Farsetti venga considerato il braccio destro di Brugnaro e che lo stesso Zuin sia considerato vicinissimo al deputato azzurro Renato Brunetta ha un qualche significato? Quando Brugnaro, infilzato di continuo nell'ambito dell'affiare Pili, decise di abbandonare una rovente seduta del consiglio comunale lasciando sulla sua sedia al posto suo una coppa della squadra di Basket era a conoscenza di tutto ciò? E i tifosi che lo spalleggiavano in aula sapevano?

lunedì 21 maggio 2018

Infrastrutture, le indiscrezioni e la pista veneta

(m.m.) Le indiscrezioni arrivano da Roma. Nell'ambito della formazione del nuovo governo a guida leghista e pentastellata sarebbero circolati alcuni nomi veneti per il dicastero delle infrastrutture, uno dei più strategici. Si tratta di nomi non solo papabili per la poltrona di ministro, ma anche per quella di sottosegretario. Il primo è quello di Silvano Vernizzi, oggi amministratore delegato di Veneto Strade è stato a lungo il commissario governativo straordinario per la Pedemontana veneta. La sua scelta sarebbe in quota Lega ma molto ben apprezzata da ambienti di Fi. Un altro nome che sta circolando è quello di Massimo Colomban, già assessore alle partecipate nel comune di Roma nella giunta del M5S, ha un passato nel centrodestra e non sarebbe sgradito alla Lega. L'ultimo nome che circola è quello di Massimo Malvestio, noto avvocato trevigiano, conosciuto per essere uno degli spin doctor di Zaia, nel suo caso il suo nome sarebbe stato proposto senza che il diretto interessato ne fosse immediatamente messo a conoscenza. Le voci sarebbero già circolate nella base del M5S che non avrebbe gradito i tre nomi perché considerati troppo vicini all'establishment veneto delle infrastrutture. Nella Regione che fu della Serenissima si giocano alcune partite più delicate nel novero delle grandi opere. Basti pensare alla conclusione del Mose, alla bonifica di Marghera, ai canali per le grandi navi e ancora la Pedemontana Veneta, la Valdastico Nord e la Orte Mestre per non parlare della Tav Brescia, Verona Vicenza, Padova. Si tratta di progetti osteggiati dal M5S e che invece la Lega, in una col centrodestra ha sempre caldeggiato. Come è stato più volte spiegato sulla stampa nazionale (dal Fatto e dal Corsera in primis) proprio nel Veneto, in tema di infrastrutture si giocherà una partita cruciale per il Paese, nell'ambito della quale sarà importante capire quanto le lobby che operano alle spalle del comparto infrastrutturale saranno in grado di far sentire il proprio peso sul nascituro governo.

domenica 20 maggio 2018

Affaire Montante, le liason con la galassia BpVi

(m.m.) A partire dal 15 giugno, LaPrima Tv, una emittente televisiva siciliana nata da poco, ha mandato in onda, tra i tanti, alcuni approfondimenti che mettono in rilievo alcuni collegamenti tra l'affaire Montante, uno scandalo nato in Sicilia e che potrebbe avere ripercussioni ai vertici dell'intelligence italiana, e la galassia della ex Banca popolare di Vicenza: il minimo comune denominatore delle due vicende sono i servizi segreti e i poteri più o meno occulti che hanno spopolato in Sicilia, ma non solo in Sicilia, durante almeno gli ultimi quindici anni. Più precisamente LaPrima Tv ha mandato in onda un servizio del sottoscritto il 15 maggio, uno, sempre del sottoscritto, il giorno dopo, ovvero il 16 e un approfondimento curato da Angelo di Natale sempre il 16 maggio.

GUARDA IL SERVIZIO DEL 15 MAGGIO
GUARDA IL SERVIZIO DEL 16 MAGGIO
GUARDA L'APPROFONDIMENTO DEL 16 MAGGIO

sabato 28 aprile 2018

Mamme No Pfas: limiti zero nelle reti idriche italiane

Ricevo dal Comitato mamme no Pfas e volentieri pubblico...

I pfas sono sostanze chimiche non esistenti in natura, sono interferenti endocrini, persistenti in quanto non degradabili biologicamente ma solo per mezzo di pirolisi. Sono bioaccumulabili, ormai ubiquitarie, data la grande diffusione commerciale dei prodotti che le contengono. All’indomani della scoperta della immanente contaminazione dell’acquifero indifferenziato che alimenta le falde a cui attinge acqua un distretto comprendente tre province come Verona, Vicenza e Padova, distretto abitato da 350.000 persone, sono stati fissati, a scopo precauzionale, limiti stringenti per le acque potabili pari a 1030 nanogrammi su litro, tanto da obbligare i gestori degli acquedotti ad installare filtri nei centri di emungimento prima della distribuzione acquedottistica. É dimostrato che tali limiti, a causa del preponderante bioaccumulo e dei tempi di emivita dei Pfas , permettono un ulteriore aggravamento della contaminazione del sangue che nelle zone non contaminate risulta essere variabile da 1,5 a 8 nanogrammi su millilitri di siero, mentre nelle province contaminate raggiunge picchi di 600 nanogrammi su millilitro ed oltre. La Regione Veneto nella consapevolezza della gravità della situazione e in attesa del cambio delle fonti di approvvigionamento li ha abbassati autonomamente garantendoci all'oggi valori nell'acqua potabile più vicini allo zero virtuale. Attualmente i filtri vengono cambiati con frequenza ravvicinata con una spesa economica elevata; nulla però è paragonabile ai danni fisiologici che sembra possano derivare da tale disastro ambientale. Le mamme No Pfas fanno proprio il principio di precauzione sancito dalla Unione europea nel suo trattato costitutivo. Pertanto pretendiamo limiti zero per l'intera Italia e per l'intera Unione Europea. I tutori dei nostri figli siamo noi. Pertanto non ci arrenderemo fino a che non avremo la sicurezza che tutto ciò che viene intentato dalle autorità è volto a garantire la loro sicurezza.

Per il Comitato Mamme No Pfas
Chiara Panarotto
Michela Piccoli

venerdì 27 aprile 2018

Pfas, Fazio: diatriba sui limiti? Cortina fumogena

(m.m.) «La diatriba sui cosiddetti limiti, che più correttamente vengono definiti livelli di performance, tra Regione Veneto e Ministero dell’Ambiente è solo un modo per gettare fumo negli occhi degli spettatori. I due partner ovvero il governatore leghista del Veneto Luca Zaia e il ministro dell'ambiente Luca Galletti si prestano ad una pantomima che serve ad oscurare le richieste di quanti lottano per un'acqua non inquinata visto che chiedere un qualunque limite accettabile per i Pfas nell'acqua potabile significa accettare che in essa siano presenti queste sostanze perfluorate che sono assai nocive». A parlare senza peli sulla lingua è il medico Giovanni Fazio, uno degli attivisti più noti del Cillsa, il comitato che ad Arzignano in provincia di Vicenza da anni sta ingaggiando una battaglia ad alzo zero per un ambiente più pulito. E sia che si parli di inquinanti derivati dalle lavorazioni della concia o dei derivati del floro alla base dell'affaire Miteni, Fazio ritiene che salute ed ecologia debbano rimanere una priorità». Peraltro l'attivista sulla querelle che da mesi coinvolge parlamento, governo, Istituto superiore di sanità e Regione Veneto e che una settimana fa ha distillato il suo ultimo capitolo, ha una idea precisa: considerandola alla stregua di un finto bersaglio.

Senta Fazio lei ogni volta che si parla di limiti e il caso Pfas non fa eccezione, storce il naso. Come mai?
«Purtroppo con questo palleggiamento tra Roma e Venezia si rischia di disorientare l'opinione pubblica che avrebbe bisogno di ben altre risposte».

Sarebbe a dire?
«L’Isde, l'associazione dei medici per l’ambiente non ha mai accettato né la validità dei cosiddetti limiti né un altro marchingegno per giustificare la presenza di perfluorati nell’acqua e nei cibi e cioè la Dga o dose giornaliera accettabile: in questo caso si parla di perfluorati chiaramente. Dico di più. L’Efsa, ovvero l'ente europeo per la difesa degli alimenti ha già approntato la nuova Dga per cui i più ingenui esultano, ma questa misura che dovrebbe rendere cibi e acqua commestibili anche in presenza di sostanze tossicche, non è sorretta da alcuna base scientifica; inoltre propone dei livelli addirittura più alti di quelli fissati recentemente dal decreto della Regione Veneto. Lei capisce in che mani siamo no?».  

Che riflessione fate a questo punto?
«A nostro avviso non esiste nessuna quantità accettabile di perfluorati negli alimenti per tre semplici ragioni. Uno, siamo in presenza di molecole persistenti nell’ambiente, cioè sostanze che una volta penetrate negli organismi animali o vegetali impiegano anni per essere eliminate. Due, queste molecole si bioaccumulano, cioè, oltre alla dose giornaliera che ingeriamo con l’acqua, accumuliamo nel nostro organismo la parte ingerita con gli alimenti contaminati come carne, latticini, verdure, uova e via dicendo. Tre, ricordiamo che abbiamo a che fare con interferenti endocrini: ovvero sostanze che assomigliano ai nostri ormoni e che interferiscono con l’equilibrio ormonale del nostro organismo determinando danni irreversibili, soprattutto nell’età della crescita e durante la gestazione. Io sono anche stufo di dover ripetere queste cose all'infinito. Son cose che tutti i medici sanno o dovrebbero sapere».

Voi proponete Pfas zero come limite di massima sicurezza. Un orizzonte del genere però impone un passaggio in parlamento. Che non c'è mai stato. La circostanza invece che in materia di limiti si dia di sovente all'Istituto superiore di sanità de facto la possibilitá di sostituirsi al legislatore facendo leva su una discrezionalitá amplissima è per voi oggetto di preoccupazione?
«Ci mancherebbe che non siamo preoccupati. Il parlamento, espressione della volontà popolare dovrebbe votare una legge che escluda da ogni alimento la presenza di sostanze estranee se documentatamente tossiche. Questo criterio chiaramente si applica anche a sostanze che non siano Pfas sia chiaro».

Ci sono vie di mezzo?
«Non esistono vie dimezzo. Chi chiede limiti o altro sono le compagnie multinazionali interessate più che alla salute dei cittadini e alla salubrità dei loro prodotti al profitto che esse ricavano dalla loro produzione e vendita. Le lobby che vigilano su questi interessi colossali sono ampiamente rappresentate nei luoghi giusti del parlamento europeo e degli altri centri decisionali della Ue. Il loro compito è quello di far passare, a qualunque costo, il proprio interesse: si veda per esempio il recente rinvio dell’esclusione del glifosato dal canestro delle sostanze proibite in agricoltura».

Dire zero Pfas, per citare una categoria mediaticamente in auge, significa però che lo stesso criterio andrebbe adottato per sostanze tanto nocive o piú nocive. La politica e la scienza sono in ngrado di fate i conti con gli interessi che l'industria chiaramente asserisce di accampare legittimamente? Si tratta di una richiesta velleitaria? O ci sono spazi di manovra?
«Da questo punto di vista è ovvio che gli spazi sono i cittadini che devono strapparli con la lotta, col sudore, con le battaglie condotte con le unghie e con i denti. Non c'è alternativa se si vuole raggiungere l'obiettivo. Ricordato tutto ciò, perché lo si dimentica sempre in fretta, andrebbe precisato un aspetto cruciale».

Quale?
La scienza deve essere libera da condizionamenti economici. Per questo la scuola e l’università non devono avere sponsor di nessun genere. La difesa della scuola privata da parte delle lobby, rappresentate in parlamento e nei media dalle correnti liberiste, mira al controllo dell’informazione scientifica, su farmaci, alimenti e quant'altro.

Perché?
«Perché sono evidenti quindi i rischi derivanti dalla privatizzazione della scuola e della sanità. Sono queste le grandi questioni del nuovo millennio di cui però la politica parla poco per non disturbare i manovratori».

E la politica?
«Per quanto riguarda il ruolo della politica e di alcuni ambiti della pubblica ammistrazione i fatti depongono per un atteggiamento diciamo di riguardo nei confronti di Miteni e di ciò che essa rappresenta. Riteniamo che, al di là delle chiacchiere e di alcune misure prese solo per auto-proteggere la propria immagine, le istituzioni abbiano e stiano giocando in maniera molto sporca».

E quindi?
«E quindi il movimento ecologista non avrà mai vita facile. La lotta sarà lunga e difficile. Tuttavia queste questioni si risolvono soltanto minando il consenso di coloro che ci governano a qualunque partito appartengano. Per certi versi si tratta di una partita simile a quella dei No Tav in Val Susa o quella contro il Tap in Puglia. Il nodo è politico ed emblematico di quanto sta avvenendo in Italia e nel pianeta. La lotta per la difesa dei nostri figli e nipoti è anche un valore di vita. Un valore del quale fare tesoro anche in termini di politica e di dignità. Usare questo filtro nella vita di tutti i giorni ci aiuta a smascherare chi sta dalla parte di chi».

mercoledì 25 aprile 2018

I coniglieri comunali

(m.m.) Durante le ultime settimane ho incontrato una mezza dozzina di consiglieri comunali di varie città del Veneto e di ogni schieramento politico i quali come se nulla fosse piagnucolavano col sottoscritto adducendo una bestialità. Quella secondo cui una amministrazione comunale a fronte di un accesso agli atti del consigliere che sta espletando il suo sindacato ispettivo, ha trenta giorni per rispondere. Bene si tratta di una idiozia (o di una idiozia detatta dalla malafede o dalal paura) e se trovo un consigliere comunale che ha voglia di sostenere davanti al sottoscritto ancora una volta questa scemenza gli faccio un occhio nero. Che saranno due se a sostenere questa idiozia è un funzionario pubblico. In ossequio alle disposizioni del Tuel il consigliere nell'espletamento del suo mandato ispettivo ha facoltà di accesso immediata alla documentazione, salvo il tempo materiale per cercarla e riprodurla in caso di estrazione di copia. Per vero c'è una sentenza del Tar Calabria (sentenza 221 del 2011), che ha una valenza assai marginale peraltro, che ha giudicato legittima la redazione di un regolamento di un comune calabrese che estendeva a trenta giorni il limite, ma a fronte di una richiesta di più documenti. Pertanto questa fattispecie, sulla cui debolezza giuridica molto ci sarebbe da dire, può essere richiamata da occhiuti funzionari comunali gelosi degli archivi loro affidati, se e solo se, la richiesta di documenti è plurima, vasta e se tale filtro è già normato da un regolamento comunale. Siccome queste due condizioni non si verificano praticamente mai, invito gli aspiranti rappresentanti del popolo a non tediarmi con altre stupidaggini perché sarò brutale nella punizione di queste argomentazioni. Il consigliere chiede ciò che vuole quando vuole. «I consiglieri comunali hanno un non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere d'utilità all'espletamento delle loro funzioni» (Consiglio di Stato, sentenza 4525 del 5 settembre 2014; Consiglio di Stato, sez. V, 17 settembre 2010, n. 6963; 9 ottobre 2007, n. 5264)... Le prerogative di accesso agli atti dopo due tre settimane dalla elezione in consiglio dovrebbero essere maneggiate come sex toy da una milf dell'industria del porno californiano. Sputi cordiali...