martedì 1 gennaio 2019

Matteo Castagna, Christus Rex: Verona capitale italiana del tradizionalismo

Matteo Castagna, presidente del circolo tradizionalista cattolico «Christus Rex», a metà anno ha fatto discutere di sé quando per i tipi di Solfanelli è uscito «Cattolici, tra europeismo e populismo». Dopo qualche mese il libro continua a far discutere in molti ambienti anche in ragione del fatto che Verona è finita più volte è stata descritta su alcuni media come una sorta di Vandea italiana. Castagna, che una delle firme fisse di Veronanews.it, spiega che il 2018 «è stato un anno di lavoro particolarmente intenso» sia quando la pubblicazione del libro è «giunta in dirittura d’arrivo» sia sul piano politico, nel senso lato del termine, proprio in ragione della testimonianza nell’ambito della vita pubblica, che Christus Rex coltiva giorno dopo giorno, evento dopo evento.

Matteo, il 2018 è stato un anno che ha fatto parlare molto del vostro circolo, soprattutto in relazione alla questione dell'aborto. Il mondo femminista ha criticato senza mezze misure buona parte delle vostre iniziative. Vero?
«Vero sì. Ma che cosa ci si poteva aspettare da un fronte che non ci vede di buon occhio? Comunque per capire meglio come ci siamo mossi a livello pubblico sarebbe bene spiegare un paio di cose».

Quali?
«La nostra presenza sul territorio, i nostri interventi pubblici, il nostro agire sia in ambito ecclesiale che politico ci caratterizza da sempre come il gruppo laico più originale della galassia tradizionalista».

Si può dire che vi siete creati una nicchia tutta vostra?
«Sì, se si vuole usare una semplificazione giornalistica».

E volendo precisare meglio?
«Diciamo che non avendo concorrenza tutto ciò che facciamo ad occhi profani può sembrare più facile».

Sicuramente non passa inosservato. Lo fate apposta?
«No».

Sul serio?
«Certo. Noi badiamo al sodo: al contenuto e non al contenitore. Il resto fa parte delle dinamiche della comunicazione. Certo è però che se lavori con costanza e dedizione anche a livello mediatico i frutti arrivano».

Lo dicono in tanti però. Pure voi?
«Direi di sì. E ne abbiamo ben donde visto che siamo in prima linea da vent’anni. Questo ce lo riconoscono tutti. Anche gli avversari. Nel nostro mondo c'è chi crede di essere militante perché fa tanto intellettualismo, perché è un accademico o perché sta sempre sui social; perché pur di uscire da schemi che, per qualche motivo stanno stretti, si avventurano in percorsi tortuosi, alle volte torbidi, fino a deragliare in clamorosi errori, sentendosi forti delle coperture di taluni sacerdoti. Certo, anche il giovanilismo, la mancanza di esperienza, la frenesia di primeggiare, il sentire di dover per forza rincorrere qualcuno, oppure l'utilizzo della Religione come "paravento buono" per varie forme di parassitismo non aiutano la buona battaglia per Cristo Re. A che cosa serve blaterare tanto e non fare alcunché? Chi per trenta denari sovra-dimensiona fino al ridicolo un episodio storico, in realtà marginale, perde tempo e, magari senza volerlo, pesta i piedi a tutta la cosiddetta tradizione. Noi abbiamo scelto di stare sempre sul pezzo. Cercando di comprendere la realtà e di operare nella società temporale con modalità concrete. Da sempre abbiamo scelto di metterci la faccia. Perché San Filippo Neri insegnava sì lo studio e la preghiera, ma anche l'azione, che non si fa dietro una tastiera o in biblioteca e neppure confondendo i propri doveri di stato con quelli dei preti. Così, da noi, che dal gennaio 2015 abbiamo a disposizione una sede nella città simbolo della tradizione e del sovranismo identitario vengono a trovarci un po' tutti. Parliamo con tutti. Ci cercano persino dalla Germania, dalla Francia dove stanno girando un documentario che parla anche di noi. Pure il quotidiano di Barcellona la Vanguardia ci ha voluto sentire. E non sono mancati Il Fatto Quotidiano, L'Espresso, La Repubblica. A gennaio saremo in differita a "Presa Diretta" su Rai3. Do' per scontati i media veneti tra cui primeggia Canale Italia, ma non mancano L'Arena, Il Corriere, il TGR Veneto, Tele Arena, Telenuovo. Anche poter fare affidamento su un consigliere comunale e poter dire la nostra con deputati e ministri aiuta parecchio. Dobbiamo ricostruire, non per forza distruggere. Dobbiamo essere scaltri come serpenti, diceva Gesù, anche se spesso ci vediamo circondati da tordi con l’agilità dei bradipi. Insomma. Bisogna darsi da fare. Solo così si portano a casa risultati e si corrisponde alla Grazia, che poi raccoglie quel che si è ben seminato».

Un esempio?
Le nostre battaglie in tema di gender, ecumenismo e più in generale sui temi che hanno a che fare con la mentalità delle persone. Nessuno eguaglia Verona. Qui passano mozioni "no aborto", perfino coi voti del capogruppo del Pd. Qui, se scappa una concessione comunale fuori linea, l'assessore si deve scusare pubblicamente con la città. Da noi, l'agibilità politica per i movimenti tradizionalisti e identitari è ovunque e totale. Si lasciano starnazzare le oche, finché restano senza voce. Ma è giusto che l'oca starnazzi, ci mancherebbe, sarebbe profondamente sbagliato impedirlo, con qualsiasi metodo».

Vuoi dire che il vostro circolo ritiene comunque doveroso sempre e comunque il pluralismo?
«Nel pluralismo serve chi dice la verità. Nell’ambito di quest’ultimo la verità emerge da sola, come emerge il buon senso».

Come si è concretizzata l'azione di Christus Rex nel 2018?
«Noi abbiamo una posizione dottrinale molto decisa, cui deve corrispondere una condotta che, pur considerando i peccati personali, non è certo facile o comoda. Perciò non siamo molti. Non possiamo essere molti se il mondo gira al rovescio rispetto a noi o viceversa. Ma non è il numero che fa la Verità, quella con la “V” maiuscola. La nostra storia lo dimostra. È la fede senza compromessi. È la speranza infinita nel fatto che le fiamme dell'inferno non prevarranno mai, nonostante tutto. È la Carità con il nostro vero prossimo, ossia l'affine, il vicino, il fratello nella fede che ci fa crescere in virtù ed essere aperti al mondo come lo voleva Cristo, non come ce la danno da bere Bergoglio e sodali».

Sul piano ecclesiale dunque, la vostra posizione è immutata? Quale è il vostro riferimento sacerdotale?
«Siamo sedevacantisti, sic et simpliciter, ovvero totalisti dalla morte di Pio XII, avvenuta nel ‘58. Per i sacramenti abbiamo la grazia della disponibilità dell'Istituto Mater Boni Consilii, che da alcuni mesi celebra l'unica messa cattolica tradizionale e non in comunione con gli occupanti della Chiesa conciliare anche a Verona, la quarta domenica del mese. Assistiamo alle loro messe e ci accostiamo ai sacramenti in Trentino, sempre da loro. Saltuariamente, ci viene a trovare un sacerdote molto buono, un missionario benedettino e sedevacantista come noi, padre Maria Romualdo».

Ed a fronte di tutto ciò come vi sentite?
«Come diceva San Cipriano nei confronti dei chierici apostati: loro hanno le chiese, noi abbiamo la fede". Perché, dal Concilio mala tempora currunt e se non scendi a compromessi coi conciliari, i modernisti non ti danno luoghi di culto».

E quindi?
«Occorre, perciò, affittarli da privati o comprarseli, se si può.  Scantinati, pollai o magazzini in via continuativa ogni festa comandata non sono decorosi, almeno finché ci sono altre possibilità e non si è in stato di manifesta persecuzione. Non siamo islamici, che si accaparrano, molte volte in maniera illegittima, i capannoni e li adattano a moschee. Non compriamo magazzini per renderli delle chiese, soprattutto se abusivamente. Non fa parte della nostra cultura, che contempla il principio di non contraddizione e anche il principio di legalità. Così, diamo a Cesare ciò che gli spetta e a Dio quel che spetta a Dio. A Verona, la tradizione ha sempre avuto luoghi di culto adeguati all'uso. Lasciamo certe zingarate ai conciliari».

A metà agosto è uscito il tuo primo libro «Cattolici tra europeismo e populismo» edito per Solfanelli, ed è già alla prima ristampa: abbiamo un Matteo Castagna giornalista, ora anche scrittore. Come è andata con questo libro? Hai dovuto lavorare sodo?
«Non nascondo che è stata dura: due anni di ricerche. Chi ha curato la postfazione del testo, Giacomo Bergamaschi, sa bene quanto sia costato in termini di tempo, fatica e lavoro. Così come lo sa il mio amico veronese che mi ha seguito nell'ultima stesura. Oltre seicento note in calce. Una grande bibliografia per un libro che, a giudizio di alcuni modernisti di peso, contrari a quasi tutte le tesi esposte, ha alzato notevolmente il livello del nostro ambiente, prima e più del sottoscritto che l'ha scritto. Ho voluto rispondere in maniera esaustiva, completa il più possibile, secondo la mia visione personale e di Christus Rex-Traditio a quanti mi chiedevano se i cattolici devono stare coi sovranisti o coi globalisti. Serviva uno studio, un saggio, ben documentato e, a tratti, originale perché su questo argomento si trova già molto in commercio».

Alla fine però il tuo libro si vende anche sulla piattaforma globalista per eccellenza, ovvero Amazon. Certo che la Provvidenza è imperscrutabile talvolta no?
«L’ironia ci sta. Io più umilmente mi sono creato un indirizzo di posta elettronica, ovvero christusrex@libero.it, chi vuole il mio libro per 17 euro mi scrive e spede di spedizione incluse glielo faccio arrivare a casa».

Ma insomma, ora siamo anche all’auto-advertising?
«Preferisco usare il termine réclame, è meno modernista».

Al di là dell’ironia che programmi avete per il 2019? 
«Abbiamo in mente tre concetti chiave».

Che sarebbero?
«Perseverare, migliorare, crescere. Siamo soldati di Cristo e sSuoi soldati politici. Non ci mettiamo d'accordo con la provvidenza né vogliamo umanamente indirizzarla. Come sempre, ci sforzeremo di corrispondere alla grazia ed ai segni che Dio non ci ha mai fatto mancare».

Senti ma la politica nazionale la segui assiduamente?
«In modo sano, col dovuto distacco intellettuale. Ma la seguo. Anche perché collaborando con una testata nazionale come la Verità gioco forza uno si tiene ben aggiornato anche su quel versante. Il che fa parte anche della mia coscienza di cittadino peraltro».

Oggi al governo ci sono M5S e Lega. Che cosa succederebbe se questa maggioranza dovesse saltare?
«Al momento mi pare un'ipotesi remota. I sondaggi danno i due partiti di governo al 60% o giù di lì. È vero che a volte litigano e che sono eterogenei su molti argomenti, ma sono riuscito a tenere la barra dritta nonostante tutti abbiano cercato di farli saltare, su una manovra che ha parti davvero coraggiose. Soprattutto ci ha fatto alzare la testa, dopo anni di fantozziana sudditanza, di fronte all' Europa, che non si aspettava di dover trattare con un' Italia con le palle. Sento che qualcuno suggerisce a chi oggi ha il vento in poppa di staccare la spina quando le elezioni europee lo consacreranno definitivamente come partito di maggioranza relativa. Non credo che questo succederà, ma siccome in politica tutto è possibile, credo che potrebbe nascere, in Italia, una sorta di modernizzazione del sistema, laddove la Lega rappresenti il Sovranismo e il M5S una nuova forma di globalismo socialisteggiante. Attorno a questi due partiti c'è, però, il nulla, ovvero esistono praterie da esplorare ed esperimenti da poter fare, in assoluta libertà. Quindi, vedremo. Intanto aspettiamo i primi effetti della manovra finanziaria e l'attuazione dei punti del contratto di governo. Lasciamo gufi e cassandre nel loro rosicare quotidiano».

La vostra associazione si dice da sempre avversaria del pensiero unico. In questo scenario molti addebitano alla Rai, che gioco forza è la prima industria culturale del Paese, proprio il fatto di essere uno dei primi attori di questa tendenza pensata ad escludere chi descrive parabole culturali differenti. Che idea vi siete fatti al riguardo?
«Stimo Marcello Foa, il nuovo presidente della Rai, sul piano professionale e personale. Lui lo sa molto bene. So che ce la sta mettendo tutta. Sarà presto relatore ad un convegno sulle fake news con Enrica Perrucchietti, professionista che ha rinunciato alla stampa per restare totalmente libera. La tematica, che abbiamo trattato assieme a Verona il mese scorso con un convegno che aveva il medesimo tema, non è, come sai e come si è visto, propriamente una tematica mainstream. Foa non è solo, ma non si possono pretendere miracoli in pochi mesi. È in un apparato difficilissimo, direi okkupato con la kappa da decenni».

E allora?
«Noi restiamo, pero', fiduciosi, sperando che progressivamente si possa arrivare al superamento del pensiero unico, per un servizio pubblico veramente pluralista, ove ci sia spazio anche per chi non si vergogna di essere un Cattolico fedele alla Tradizione o un sovranista convinto o un cronista bravo e libero da condizionamenti di partito. Ad esempio Rai4 è un'altra prateria, tutta da inventare e costruire. C'è gente in gamba, con le idee giuste, cui si potrebbe dare una possibilità, con coraggio e determinazione. Mettersi in gioco piace agli audaci. A me piacciono gli audaci. Credo anche al presidente Foa».

Marco Milioni

giovedì 15 novembre 2018

San tomio e Vallugana: rabbia per i disagi causati dai cantieri della Spv

(m.m.) Ieri Vicenzatoday.it ha pubblicato un approfondimento a mia firma sulla protesta dei residenti di Vallugana e San Tomìo (due frazioni di Malo, un comnue dell'Alto vicentino). Una protesta dovuta ai disagi generati dai cantieri della Superstrada pedemontana veneta (meglio nota come Spv) che dir si voglia. Più precisamente Vicenzatoday.it ha pubblicato un approfondimento scritto ed una sintesi filmata di poco meno di dieci minuti. In relatà l'incontro è stato molto lungo: la registrazione audio pressoché integrale dell'evento può rendere bene l'idea della tensione che si è registrata durante il dibattito che è stato ospitato nell'auditorium parrocchiale di San Tomìo.

giovedì 8 novembre 2018

M5S e Lega, governo alla corda sui crac delle ex popolari

Le divisioni interne nella maggioranza che regge le sorti del governo potrebbero presto diventare insostenibili per lo stesso esecutivo: Tap, Tav, Pedemontana veneta, decreto sicurezza, prescrizione sono solo alcuni esempi. Se a questi poi si aggiungono i dissidi in tema di crac bancari la situazione può portare al collasso. L'argomento è stato trattato in due diversi articoli pubblicati su Vicenzatoday.it. Il primo, una intervista, è stato pubblicato stamani. Il secondo è stato pubblicato poco fa. Anche l'Huffington post sta affrontando l'argomento cui ha dedicato una breve.

LEGGI L'INTERVISTA PUBBLICATA SU VICENZATODAY.IT
LEGGI IL SERVIZIO DI VICENZATODAY.IT
LEGGI IL SERVIZIO PUBBLICATO SU HUFFINGTONPOST.IT

mercoledì 31 ottobre 2018

M5S addio: l'intervento di Ivaldo Vernelli

Il mio impegno con il M5s finisce oggi. Nel documento di seguito spiego perché ormai non è più possibile illudersi; a Roma e in Puglia clamorose manifestazioni di elettori traditi ci richiamano alle nostre responsabilità.Arrivederci,
Ivaldo Vernelli

Da oltre 17 mesi non è più stata convocata una assemblea pubblica di confronto tra gli attivisti, i consiglieri comunali e regionali e i parlamentari del M5s del Veneto.
Nel frattempo il M5s ha conosciuto scossoni e stravolgimenti, sconcertanti cambi di linea. Per quanto il consenso sia ampio e fiducioso, cresce la disillusione degli attivisti e appare sempre più fragile la capillare rete di diffusione nei territori.

L’organizzazione su scala locale intermedia è stata consapevolmente contrastata per evitare la formazione di strutture stabili di minoranza interna. Il dissenso è stato stroncato sul nascere. Il controllo dei vertici è ferreo e avviene con poche semplici regole: l’azione del MoVimento su scala comunale è lasciata svilupparsi in piena libertà finché resta irrilevante e non si frappone all’azione coordinata di pochissime persone ai vertici dei gruppi parlamentari e dei consigli regionali; i referenti apicali sono scelti per cooptazione da un gruppo ristretto di persone che fa riferimento alla Casaleggio srl e alla rete dei responsabili per la comunicazione; la linea politica è fissata dall’alto e trasmessa secondo una rigida sequenza di comando; non possono avere alcun ruolo persone esperte e capaci anche solo potenzialmente in grado di frammentare la catena autoreferenziale. Il M5S è quindi una macchina per mantenere viva al massimo grado la pressione di propaganda e per spegnere il libero confronto dialettico: la meritocrazia è misurata sulla lealtà acefala ed è attivamente scoraggiata la selezione delle competenze.

In un momento che possiamo ben percepire come di svolta epocale, oggi sentiamo la necessità di convocare in Veneto una assemblea regionale del MoVimento - aperta a tutti i cittadini - per reagire e contrastare l’orribile mutazione che abbiamo subìto dopo la vittoria nel referendum del 4 dicembre 2016 e dopo il crollo del progetto autoritario sotteso. Abbiamo avuto a portata di mano l’occasione di poter attuare il rinnovamento delle istituzioni, di portare a compimento le battaglie dei comitati per la tutela dei beni comuni, di sconfiggere le lobbies delle infiltrazioni corruttive, la vittoria dei valori di equità, solidarietà e civiltà, la democrazia partecipativa. Le 5 stelle in cui abbiamo creduto (acqua pubblica, rispetto dell’ambiente, reti di comunicazione libere, crescita economica equa e durevole, flussi di energia sostenibili) oggi ci appaiono essere relegati in secondo piano rispetto ad una rischiosa compromissione con un alleato politico che insegue ben altre priorità.

Per gli attivisti del M5s che hanno convocato l’assemblea pubblica di oggi, 28 ottobre 2018, il contratto con la Lega è un errore tragico che porterà alla disgregazione del MoVimento e dell’enorme patrimonio di consenso che abbiamo conquistato in anni di battaglie generose all’opposizione. Peggio ancora, il contratto e i cedimenti cui assistiamo in questi primi mesi di azione del governo, faciliteranno lo slittamento di tanta parte del nostro consenso proprio verso la Lega. Grazie a noi tra breve la Lega sarà la forza maggioritaria nelle Regioni dell’Italia centrale e prenderà il posto del Pd nel sottogoverno locale, così come ha già preso il posto della DC nelle Regioni del Nord. Poco più in là nei mesi, entro il 2019, il nostro cedimento nelle Regioni del Sud dove ora la Lega è inesistente e comprensibilmente osteggiata aprirà delle praterie alla capacità di propaganda di un partito che sa come far lievitare l’inserzione capillare nei territori e nella organizzazione delle forme di comando distribuite. La Lega ha dimostrato nelle Regioni del Nord di essere capace di esercitare una potente egemonia e di assorbire mimeticamente il controllo dei giunti di articolazione dei plessi economico-sociali. Anche rispetto alla nuova frontiera europea che le alleanze internazionali di Salvini hanno aperto siamo miseramente impreparati.

La sfida che vogliamo aprire con l’assemblea autoconvocata risponde alla necessità impellente di cambiare le nostre modalità di azione, riprendere in modo credibile le nostre parole d’ordine e su queste dettare l’agenda politica, contrapporci al modello di società schierata, autoritaria e identitaria, propugnata dalla nuova destra.

Per riuscire in questo intento bisogna:
- staccare al più presto la spina al Governo
- sovvertire i vertici del M5s
- dissolvere l’asfissia del controllo propagandistico dell’apparato di comunicazione creato dalla Casaleggio srl e abbandonare questa società privata al proprio destino aziendale e svincolare le libere decisioni politiche del MoVimento
- smontare il dispositivo plebiscitario mistificato con il voto sulla piattaforma Rousseau che può solo sgorgare come atto fideistico di assenso.

Che cosa ha stravolto e corroso le aspirazioni di tanti di noi che avevano scelto con orgoglio l’adesione del M5s e ora se ne sentono profondamente respinti, con rammarico e asprezza?
Per comprenderlo basta mettere in fila i fatti e raccogliere una banale cronologia dell’ultimo anno.
Ecco di seguito un primo inquadramento, che approfondiremo con l’assemblea e le descisioni che assumeremo in conseguenza.

1. Luigi Di Maio è stato incoronato “capo politico” il 23 settembre 2017, sbaragliando nelle primarie online concorrenti pressoché sconosciuti e rimpiazzando Beppe Grillo nel ruolo cardine di punto di riferimento collettivo;

2. il M5s del Veneto e della Lombardia – con poche e rare eccezioni– ha entusiasticamente sostenuto il plebiscito di Zaia del 22 ottobre 2017 per l’autonomia differenziata del Veneto e ha appoggiato senza remore il referendum di Maroni;

3. il 30 dicembre 2017 dal “Blog delle Stelle” ci viene annunciato un nuovo Statuto, un nuovo Codice Etico, nuove regole per le candidature alle elezioni; perfino i parlamentari uscenti sono presi alla sprovvista; si scoprirà poi che lo Statuto è stato ideato da Davide Casaleggio e dallo Studio Lanzalone per scongiurare gli esiti negativi delle numerose cause avviate da militanti espulsi dal MoVimento. Nasce un nuovo M5S; Luca Lanzalone dal gennaio 2017 era consulente della Giunta Raggi per sbrogliare la controversa vicenda dello Stadio della Roma e dal 27 aprile 2017 era presidente di Acea, la municipalizzata che gestisce la rete idrica di Roma – si dimetterà il 14 giugno 2018 nel contesto delle indagini per corruzione;

4. il 16 e 17 gennaio 2018 si tengono le “parlamentarie” del M5s; vi prendono parte 39.991 iscritti; in tutta Italia sono centinaia gli attivisti che lamentano di essere stati esclusi senza motivazione; la piattaforma Rousseau si rivela del tutto inadeguata; i risultati sono resi pubblici in dettaglio il 3 febbraio 2018; si scoprirà presto che i candidati sono stati attentamente selezionati per assicurare una quasi assoluta conformità con la leadership del capo politico.

5. Il 13 febbraio 2018 l’europarlamentare David Borrelli esce a sorpresa dal M55s ed entra nel Gruppo misto; è uno dei tre soci dell’Associazione Rousseau: il 4 gennaio 2018 in una intervista al “Foglio” aveva dichiarato « Meno ne so e meglio è ». Molta reticenza da parte di tutti, incredibilmente nessuno gli chiede spiegazioni.

6. Le elezioni del 4 marzo 2018 assegnano al M5s il 32,68% dei voti alla Camera e il 32,22% dei voti al Senato. È il tracollo meritato del PD, ma nessuna coalizione dispone della maggioranza degli eletti. Seguiranno oltre due mesi di trattative per riuscire a trovare una composizione. Il M5s prima corteggia la Lega, poi rompe sul rifiuto di lasciare uno spazio a Forza Italia e si aspetta la resa incondizionata di Renzi, poi torna di nuovo verso la Lega. Appare evidente a tutti il desidero spasmodico di occupare il Governo, con chiunque voglia starci, tradendo il principio costitutivo del rigetto di ogni alleanza. Il capo politico e la Caseggio srl non possono lasciarsi sfuggire questa rara, ultima opportunità di lasciarsi alle spalle anni di opposizione.

7. Nel collegio plurinominale di Padova è rieletta la parlamentare uscente Silvia Benedetti; coinvolta nella contestazione del 13 febbraio 2018 rivolta ai parlamentari non in regola con il resoconto delle restituzioni, per Di Maio non fa più parte del MoVimento; aderisce al Gruppo Misto in attesa di un pronunciamento formale di espulsione. Nessuno riapre il dibattito in Veneto sulle mancate rendicontazioni dei consiglieri regionali.

8. Il voto nelle elezioni amministrative del 29 aprile 2018 non è confortante per il M5s; anche il 10 giugno 2018 la delusione è palese. A Siena e a Vicenza il M5s ha negato l’utilizzo del simbolo alle liste locali, favorendo il successo della Lega, forse intenzionalmente.

9. il 18 maggio 2018 l’improvvido e contraddittorio contratto con la Lega è ratificato dal 94% di 44.796 votanti sulla piattaforma Rousseau. Non è stato nemmeno immaginato di esporre sensatamente ragioni di contrarietà o ipotesi alternative.

10. A seguito del veto sul nome di Paolo Savona, il 27 maggio 2018 Giuseppe Conte rinuncia al mandato; Di Battista e Di Maio chiamano alla mobilitazione delle piazze davanti alle Prefetture per giungere all’ “impeachment” del Presidente della Repubblica; lo stesso Grillo si accorge che gli italiani non vogliono saperne di gesti insurrezionali e invita alla moderazione; il 31 maggio Conte è nuovamente incaricato e si presenta al giuramento come Presidente del Consiglio: il 1° giugno nasce il governo Salvini-Di Maio.

11. i primi atti del Governo Conte rivelano la forte capacità di attrazione dei temi cari a Salvini (flat tax, condono fiscale, ostilità verso l’euro e le istituzioni europee, immigrazione, sicurezza e propaganda identitaria, legittima difesa, naja obbligatoria): il suo consenso cresce vertiginosamente nei sondaggi. Il M5s che all’inizio sembra incassare la partita sulla riduzione dei vitalizi, si impantana, resta in grande difficoltà sui principali dossier della campagna elettorale e retrocede fino al voltafaccia (Ilva di Taranto, Tap, Tav, Pedemontana); il crollo del ponte di Genova rivela le ingenuità e l’impreparazione del ministro Toninelli; Laura Castelli, sottosegretario senza deleghe al Ministero dell’Economia, è in evidente frizione con il ministro Tria. Con il Decreto Dignità il ministro del lavoro Di Maio cerca di correggere maldestramente gli effetti negativi del Jobs Act, attacca senza rispetto istituzionale i tecnici dei Ministeri e il presidente dell’Inps Boeri, fatica a difendere il Reddito di Cittadinanza dalla sprezzante insofferenza proclamata incessantemente da Lega e Confindustria, propone una prudente e dubbia riforma del sistema pensionistico. Il 27 settembre annuncia dal balcone di Palazzo Chigi di aver imposto l’aumento del deficit per il 2019 al 2,4% del PIL e di aver otenuto le risorse con cui sarà “abolita la povertà”. Di Maio annuncia in televisione che una “manina” ha manipolato il decreto fiscale allargando l’ampiezza del condono; minaccia il ricorso alla Procura ma poi – di fronte alla reazione spazientita di Salvini – si adagia sulla comoda giustificazione del banale malinteso. Intanto fanno discutere la soluzione prospettata per l’ulteriore salvataggio di Alitalia e l’ipotesi di sanatoria degli abusi edilizi di Ischia infilata nella bozza del “decreto emergenze”. Scomparsa la riforma dei tempi di prescrizione; poche idee confuse contro la corruzione; nessuna idea per rendere più efficace ed equa l’azione della magistratura.

12. il 5 settembre 2018 l’hacker “@r0gue_0” si infiltra nuovamente nei server della Casaleggio srl; con il precedente attacco del 2 agosto 2017 aveva messo in evidenza il rischio di affidare la democrazia diretta a infrastrutture tecnologiche inadeguate (e private); il 21 dicembre 2017 il Garante per la privacy con il provvedimento n. 548 era intervenuto per prescrivere l’adozione di misure di sicurezza a tutela degli utenti della piattaforma Rousseau; il Garante tiene la Casaleggio srl sotto osservazione e si pronuncia ancora il 16 maggio 2018 (provvedimento n. 289) e il 4 ottobre 2018 (provvedimento n. 461);

13. il 6 settembre Jacopo Berti viene eletto nel Collegio dei Probi Viri con 5.522 voti su 15.448. Jacopo Berti domina – per scelta di Casaleggio – il debolissimo gruppo consiliare regionale del M5s del Veneto. Berti appare in evidente difficoltà di fronte allo straripante governatore Zaia e non sa se trattarlo da avversario o da alleato: sull’autonomia si è reso conto di aver dovuto lasciare tutta la strategia propagandistica alla Lega; non tiene più il fronte sulla Pedemontana; non riesce a frenare la ristrutturazione del comparto sanitario a vantaggio dei centri privati e dei super dirigenti allineati con Zaia; il M5s appare irrilevante per la tutela dell’ambiente, la bonifica della contaminazione da Pfas, il risarcimento dei risparmiatori truffati dai fallimenti delle Banche popolari. Il sistema industriale e finanziario è saldamente sotto il controllo del Governatore, che usa sapientemente le leve di investimento per turismo, trasporti e agricoltura, a scapito dell’ambiente. Il mondo universitario si effonde in omaggi e riconoscimenti, la formazione professionale è sotto tutela, come le associazioni sportive e la lobby della caccia. Grande entusiasmo del M5s per le Olimpiadi a Cortina.

14. il 22 settembre Rocco Casalino – grazie alla sapiente regia della trattativa tra Di Maio e Salvini e al ferreo controllo sul gruppo parlamentare è passato senza ostacoli dalla Casaleggio srl al ruolo di portavoce del Presidente del Consiglio (stipendio 169mila euro lordi annui), – attacca e minaccia i tecnici del Mef: «Tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori quei pezzi di merda». Il M5s lo difende e reagisce all’indignazione generale e al procedimento istruito dal Consiglio di disciplina dei Giornalisti della Lombardia preannunciando un provvedimento di legge per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti.

15. il 21 ottobre 2018 durante la prima kermesse governativa di “Italia 5 Stelle” Beppe Grillo cerca di riaccendere lo spirito contestatario del MoVimento con una infelice e spropositata invettiva contro il compassato Mattarella: «Il capo dello Stato ha troppi poteri»! E non si accorge del messaggio totalitario che manda, ben appostato al fianco di un Ministro dell’Interno che attacca i giudici, le Ong, i sindaci non subalterni, i movimenti di progressisti, i difensori dei diritti civili, delle diversità, della solidarietà e della tolleranza. Perfino il premier Conte si è affrettato a mitigarne i toni… Alessandro Di Battista, intanto, si dimostra impaziente di tornare in Italia, in tempo per tentare di ridare slancio alla campagna elettorale per le prossime elezioni europee.

16. Lo spread sui titoli di stato italiani è ben oltre la soglia dei 300 punti base; il 21 ottobre 2018 Moody’s ha declassato il rating dell’Italia quasi al livello spazzatura (BAA3), peggio di Colombia e Bulgaria; il 23 ottobre la Commissione UE ha bocciato la manovra economica dell’Italia, dopo che già il 9 ottobre Banca d’Italia e l’Ufficio Parlamentare del Bilancio avevano smentito la credibilità delle stime di crescita del PIL per il 2019 e respinto la validazione del quadro macroeconomico programmatico nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza. Da almeno tre mesi i grandi capitali si stanno spostando vorticosamente sulle banche estere.

Chi all’interno del M5s vuole discutere e riflettere su queste vicende è un dissidente ed è apertamente minacciato di espulsione. Se non ci sarà vero e aperto confronto, il percorso da intraprendere è segnato.

TESTO INTEGRALE TRATTO DALLA PAGINA FACEBOOK DELL'ATTIVISTA DEL M5S IVALDO VERNELLI PUBBLICATO IL 28 OTTOBRE 2018. LEGGI IL TESTO IN FORMATO PDF.

sabato 20 ottobre 2018

Bretella Del Din, il conto va agli americani

C'è una bretella che cresce con escavatori e camion lungo i terreni tra viale del Sole e strada Pasubio e ce n'è un'altra, più piccola, che sta lentamente prendendo forma nelle carte dei progettisti di Anas. Va dal Moracchino alla base Del Din. Prevede la realizzazione di uno svincolo, una rotatoria, un ponte e una strada "riservata" che permetterà alle auto di accedere all'insediamento militare. Costa indicativamente 17 milioni di euro, dovrebbe essere finanziata con i ribassi d'asta dell'appalto della tangenziale (la più famosa bretella dell'Albera), ma il condizionale da ieri è più che mai d'obbligo considerato che l'intenzione dell'amministrazione comunale è quella di presentare parte del conto per la realizzazione di quell'infrastruttura al comando americano.

IL VERTICE. La striscia di asfalto lunga poco meno di due chilometri è stata l'oggetto di un incontro avvenuto ieri mattina a palazzo Trissino. Da una parte i vertici dell'Anas e dall'altra il sindaco e alcuni assessori. In mezzo al tavolo la mappa del capoluogo berico con due focus particolari: la zona ovest e quella est, con uno sguardo veloce, come si vedrà, alla parte nord. E si comincia proprio da occidente, vale a dire dal Moracchino; lì sono iniziati da qualche settimana i lavori per la realizzazione dello svincolo del primo stralcio della tangenziale Nordest e da lì, dove è prevista la creazione di un sistema di rotatorie, si staccherà la bretellina che dovrebbe consentire di smaltire il traffico di entrata e uscita alla Del Din, sgravando viale Dal Verme e intercettando le auto indirizzate all'insediamento americano. Ed è proprio in questa operazione che intende inserirsi la giunta: considerato che il progetto dell'infrastruttura prevede di realizzare anche una strada ad hoc lunga meno di 500 metri a servizio esclusivamente dei dipendenti della base, dovranno essere proprio gli americani ad accollarsi la spesa per la costruzione.

IL PROGETTO. La presa di posizione notificata ad Anas non è l'unica che Francesco Rucco e assessori hanno presentato ieri ai vertici della società. Un'altra richiesta, secondo quanto trapelato, ha riguardato una modifica a quel progetto vagliato finora solo dall'amministrazione Variati. L'istanza non è da poco e tradotta in termini pratici prevede di togliere il cartello con la scritta "T" (strada chiusa) da quella bretellina. Sì, perché secondo i disegni che sono stati illustrati finora, il secondo tronco della tangenziale Nordest, una volta staccatosi dal Moracchino doveva, sì, prevedere uno svincolo a Lobia, per intercettare le auto provenienti da Caldogno ma successivamente non sarebbe dovuto proseguire verso est, salvo la strada per la base, appunto. Ora, con il rientro in gioco del tratto nord (Caldogno-Postumia), le disposizioni cambiano, e per questo ieri il Comune ha chiesto ad Anas di prevedere nell'ambito del progetto anche la realizzazione di un tratto verso ponte Marchese che fungerebbe da "aggancio" per la chiusura dell'anello.

da Il Giornale di Vicenza del 20 ottobre 2018; pagina 15

domenica 14 ottobre 2018

Le contraddizione del M5S in tema di ambiente

(m.m.) Durante le mie scorribande da cronista in giro per il Veneto, parlo soprattutto degli ultimi sei-sette anni ho potuto notare una cosa. Quando c'erano dei problemi di natura ambientale gli attivisti della base del M5S erano frequentemente in prima linea. Uno di casi che in regione ha fatto parecchio clamore è quello dei cosiddetti gessi da depurazione. Caso che ha visto la base del M5S mobilitarsi per chiedere alla stessa Regione e alla provincia di Verona lumi e precisazioni rispetto ai preoccupanti ritrovamenti tra le province di Verona e Rovigo di cui sui media era stata data ampia diffusione. Adesso quel mondo come ha accolto la recente decisione del governo, in cui il M5S, ha un peso preponderante, di aumentare di venti volte «il tetto per gli idrocarburi C10-C40 nei fanghi di depurazione da spandere» sui terreni agricoli? Il caso è stato sollevato dai Verdi. E nell'ala ecologista del M5S, anche nel Veronese, comincia a materializzarsi un imbarazzo che da quanto filtra dalla base sarà difficile mantenere sotto sordina. Anche perché questa scelta impetterà pesantemente sull'ecosistema del Lombardo-veneto. Chi andrà a spiegare questa novità a chi delle battaglie ambientali aveva fatto un credo ottenendo pure la fiducia degli elettori?

sabato 13 ottobre 2018

Check up Pedemontana, Covepa Vs Toninelli: vi siete rimangiati la parola

(m.m.) Il Covepa, il Coordinamento veneto pedemontana alternativa si scaglia contro la recente decisione del governo di Roma di non inserire la Spv nel gruppo di quelle grandi opere che non saranno assoggettate alla valutazione costi benefici. É questo il senso della lunga video-intervista rilasciata ieri a chi scrive da Massimo Follesa, portavoce dello stesso Covepa. La scelta operata da palazzo Chigi sarebbe stata messa nero su bianco sul documento di programmazione economica e finanziaria, il Def.

La novità sta scatenando polemiche a non finire nella galassia ambientalista veneta. Follesa definisce la decisione del ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli del M5S, cui viene attribuita la responsabilità politica di escludere la Pedemontana dalla valutazione costi benefici, una calata di brache nei confronti del diktat politico della Lega. E nel contempo fa un paio di rivelazioni. Spiega di avere formalmente presentato una istanza al Ministro dell'ambiente Sergio Costa (in quota ai Cinque stelle anche se non appartenente al movimento fondato da Beppe Grillo) affinché sia valutata l'ipotesi di rescindere il contratto in essere tra concessionario della Spv, la Sis e il concedente pubblico, la Regione Veneto, in danno alla prima. Poi sempre Follesa spiega di avere informato anche l'autorità giudiziaria di alcune condotte dubbie proprio in tema di Pedemontana, lamentando il fatto che di quelle denunce indirizzate alla autorità giudiziaria di Venezia «non si è saputo più nulla».

Un j'accuse durissimo verso la magistratura per il quale si chiede l'intervento del ministro di grazia e giustizia Alfonso Bonafede, pure lui del M5S, affinché attivi una ispezione ministeriale ad hoc. Tuttavia alla fine del suo intervento il portavoce del Covepa muove un'accusa al M5S, il quale alle ultime politiche ha fatto il pieno di voci nel mondo ambientalista. L'ultima apertura alla Pedemontana Veneta, dopo che in campagna elettorale tutto il M5S si era detto contro a partire dal leader Luigi di Maio, potrebbe costituire l'inizio del declino di un movimento che nato per riformare profondamente il Paese rischia di tramutarsi in uno strumento «di gestione del potere».

ASCOLTA LA VIDEO INTERVISTA A MASSIMO FOLLESA