giovedì 15 novembre 2018

San tomio e Vallugana: rabbia per i disagi causati dai cantieri della Spv

(m.m.) Ieri Vicenzatoday.it ha pubblicato un approfondimento a mia firma sulla protesta dei residenti di Vallugana e San Tomìo (due frazioni di Malo, un comnue dell'Alto vicentino). Una protesta dovuta ai disagi generati dai cantieri della Superstrada pedemontana veneta (meglio nota come Spv) che dir si voglia. Più precisamente Vicenzatoday.it ha pubblicato un approfondimento scritto ed una sintesi filmata di poco meno di dieci minuti. In relatà l'incontro è stato molto lungo: la registrazione audio pressoché integrale dell'evento può rendere bene l'idea della tensione che si è registrata durante il dibattito che è stato ospitato nell'auditorium parrocchiale di San Tomìo.

giovedì 8 novembre 2018

M5S e Lega, governo alla corda sui crac delle ex popolari

Le divisioni interne nella maggioranza che regge le sorti del governo potrebbero presto diventare insostenibili per lo stesso esecutivo: Tap, Tav, Pedemontana veneta, decreto sicurezza, prescrizione sono solo alcuni esempi. Se a questi poi si aggiungono i dissidi in tema di crac bancari la situazione può portare al collasso. L'argomento è stato trattato in due diversi articoli pubblicati su Vicenzatoday.it. Il primo, una intervista, è stato pubblicato stamani. Il secondo è stato pubblicato poco fa. Anche l'Huffington post sta affrontando l'argomento cui ha dedicato una breve.

LEGGI L'INTERVISTA PUBBLICATA SU VICENZATODAY.IT
LEGGI IL SERVIZIO DI VICENZATODAY.IT
LEGGI IL SERVIZIO PUBBLICATO SU HUFFINGTONPOST.IT

mercoledì 31 ottobre 2018

M5S addio: l'intervento di Ivaldo Vernelli

Il mio impegno con il M5s finisce oggi. Nel documento di seguito spiego perché ormai non è più possibile illudersi; a Roma e in Puglia clamorose manifestazioni di elettori traditi ci richiamano alle nostre responsabilità.Arrivederci,
Ivaldo Vernelli

Da oltre 17 mesi non è più stata convocata una assemblea pubblica di confronto tra gli attivisti, i consiglieri comunali e regionali e i parlamentari del M5s del Veneto.
Nel frattempo il M5s ha conosciuto scossoni e stravolgimenti, sconcertanti cambi di linea. Per quanto il consenso sia ampio e fiducioso, cresce la disillusione degli attivisti e appare sempre più fragile la capillare rete di diffusione nei territori.

L’organizzazione su scala locale intermedia è stata consapevolmente contrastata per evitare la formazione di strutture stabili di minoranza interna. Il dissenso è stato stroncato sul nascere. Il controllo dei vertici è ferreo e avviene con poche semplici regole: l’azione del MoVimento su scala comunale è lasciata svilupparsi in piena libertà finché resta irrilevante e non si frappone all’azione coordinata di pochissime persone ai vertici dei gruppi parlamentari e dei consigli regionali; i referenti apicali sono scelti per cooptazione da un gruppo ristretto di persone che fa riferimento alla Casaleggio srl e alla rete dei responsabili per la comunicazione; la linea politica è fissata dall’alto e trasmessa secondo una rigida sequenza di comando; non possono avere alcun ruolo persone esperte e capaci anche solo potenzialmente in grado di frammentare la catena autoreferenziale. Il M5S è quindi una macchina per mantenere viva al massimo grado la pressione di propaganda e per spegnere il libero confronto dialettico: la meritocrazia è misurata sulla lealtà acefala ed è attivamente scoraggiata la selezione delle competenze.

In un momento che possiamo ben percepire come di svolta epocale, oggi sentiamo la necessità di convocare in Veneto una assemblea regionale del MoVimento - aperta a tutti i cittadini - per reagire e contrastare l’orribile mutazione che abbiamo subìto dopo la vittoria nel referendum del 4 dicembre 2016 e dopo il crollo del progetto autoritario sotteso. Abbiamo avuto a portata di mano l’occasione di poter attuare il rinnovamento delle istituzioni, di portare a compimento le battaglie dei comitati per la tutela dei beni comuni, di sconfiggere le lobbies delle infiltrazioni corruttive, la vittoria dei valori di equità, solidarietà e civiltà, la democrazia partecipativa. Le 5 stelle in cui abbiamo creduto (acqua pubblica, rispetto dell’ambiente, reti di comunicazione libere, crescita economica equa e durevole, flussi di energia sostenibili) oggi ci appaiono essere relegati in secondo piano rispetto ad una rischiosa compromissione con un alleato politico che insegue ben altre priorità.

Per gli attivisti del M5s che hanno convocato l’assemblea pubblica di oggi, 28 ottobre 2018, il contratto con la Lega è un errore tragico che porterà alla disgregazione del MoVimento e dell’enorme patrimonio di consenso che abbiamo conquistato in anni di battaglie generose all’opposizione. Peggio ancora, il contratto e i cedimenti cui assistiamo in questi primi mesi di azione del governo, faciliteranno lo slittamento di tanta parte del nostro consenso proprio verso la Lega. Grazie a noi tra breve la Lega sarà la forza maggioritaria nelle Regioni dell’Italia centrale e prenderà il posto del Pd nel sottogoverno locale, così come ha già preso il posto della DC nelle Regioni del Nord. Poco più in là nei mesi, entro il 2019, il nostro cedimento nelle Regioni del Sud dove ora la Lega è inesistente e comprensibilmente osteggiata aprirà delle praterie alla capacità di propaganda di un partito che sa come far lievitare l’inserzione capillare nei territori e nella organizzazione delle forme di comando distribuite. La Lega ha dimostrato nelle Regioni del Nord di essere capace di esercitare una potente egemonia e di assorbire mimeticamente il controllo dei giunti di articolazione dei plessi economico-sociali. Anche rispetto alla nuova frontiera europea che le alleanze internazionali di Salvini hanno aperto siamo miseramente impreparati.

La sfida che vogliamo aprire con l’assemblea autoconvocata risponde alla necessità impellente di cambiare le nostre modalità di azione, riprendere in modo credibile le nostre parole d’ordine e su queste dettare l’agenda politica, contrapporci al modello di società schierata, autoritaria e identitaria, propugnata dalla nuova destra.

Per riuscire in questo intento bisogna:
- staccare al più presto la spina al Governo
- sovvertire i vertici del M5s
- dissolvere l’asfissia del controllo propagandistico dell’apparato di comunicazione creato dalla Casaleggio srl e abbandonare questa società privata al proprio destino aziendale e svincolare le libere decisioni politiche del MoVimento
- smontare il dispositivo plebiscitario mistificato con il voto sulla piattaforma Rousseau che può solo sgorgare come atto fideistico di assenso.

Che cosa ha stravolto e corroso le aspirazioni di tanti di noi che avevano scelto con orgoglio l’adesione del M5s e ora se ne sentono profondamente respinti, con rammarico e asprezza?
Per comprenderlo basta mettere in fila i fatti e raccogliere una banale cronologia dell’ultimo anno.
Ecco di seguito un primo inquadramento, che approfondiremo con l’assemblea e le descisioni che assumeremo in conseguenza.

1. Luigi Di Maio è stato incoronato “capo politico” il 23 settembre 2017, sbaragliando nelle primarie online concorrenti pressoché sconosciuti e rimpiazzando Beppe Grillo nel ruolo cardine di punto di riferimento collettivo;

2. il M5s del Veneto e della Lombardia – con poche e rare eccezioni– ha entusiasticamente sostenuto il plebiscito di Zaia del 22 ottobre 2017 per l’autonomia differenziata del Veneto e ha appoggiato senza remore il referendum di Maroni;

3. il 30 dicembre 2017 dal “Blog delle Stelle” ci viene annunciato un nuovo Statuto, un nuovo Codice Etico, nuove regole per le candidature alle elezioni; perfino i parlamentari uscenti sono presi alla sprovvista; si scoprirà poi che lo Statuto è stato ideato da Davide Casaleggio e dallo Studio Lanzalone per scongiurare gli esiti negativi delle numerose cause avviate da militanti espulsi dal MoVimento. Nasce un nuovo M5S; Luca Lanzalone dal gennaio 2017 era consulente della Giunta Raggi per sbrogliare la controversa vicenda dello Stadio della Roma e dal 27 aprile 2017 era presidente di Acea, la municipalizzata che gestisce la rete idrica di Roma – si dimetterà il 14 giugno 2018 nel contesto delle indagini per corruzione;

4. il 16 e 17 gennaio 2018 si tengono le “parlamentarie” del M5s; vi prendono parte 39.991 iscritti; in tutta Italia sono centinaia gli attivisti che lamentano di essere stati esclusi senza motivazione; la piattaforma Rousseau si rivela del tutto inadeguata; i risultati sono resi pubblici in dettaglio il 3 febbraio 2018; si scoprirà presto che i candidati sono stati attentamente selezionati per assicurare una quasi assoluta conformità con la leadership del capo politico.

5. Il 13 febbraio 2018 l’europarlamentare David Borrelli esce a sorpresa dal M55s ed entra nel Gruppo misto; è uno dei tre soci dell’Associazione Rousseau: il 4 gennaio 2018 in una intervista al “Foglio” aveva dichiarato « Meno ne so e meglio è ». Molta reticenza da parte di tutti, incredibilmente nessuno gli chiede spiegazioni.

6. Le elezioni del 4 marzo 2018 assegnano al M5s il 32,68% dei voti alla Camera e il 32,22% dei voti al Senato. È il tracollo meritato del PD, ma nessuna coalizione dispone della maggioranza degli eletti. Seguiranno oltre due mesi di trattative per riuscire a trovare una composizione. Il M5s prima corteggia la Lega, poi rompe sul rifiuto di lasciare uno spazio a Forza Italia e si aspetta la resa incondizionata di Renzi, poi torna di nuovo verso la Lega. Appare evidente a tutti il desidero spasmodico di occupare il Governo, con chiunque voglia starci, tradendo il principio costitutivo del rigetto di ogni alleanza. Il capo politico e la Caseggio srl non possono lasciarsi sfuggire questa rara, ultima opportunità di lasciarsi alle spalle anni di opposizione.

7. Nel collegio plurinominale di Padova è rieletta la parlamentare uscente Silvia Benedetti; coinvolta nella contestazione del 13 febbraio 2018 rivolta ai parlamentari non in regola con il resoconto delle restituzioni, per Di Maio non fa più parte del MoVimento; aderisce al Gruppo Misto in attesa di un pronunciamento formale di espulsione. Nessuno riapre il dibattito in Veneto sulle mancate rendicontazioni dei consiglieri regionali.

8. Il voto nelle elezioni amministrative del 29 aprile 2018 non è confortante per il M5s; anche il 10 giugno 2018 la delusione è palese. A Siena e a Vicenza il M5s ha negato l’utilizzo del simbolo alle liste locali, favorendo il successo della Lega, forse intenzionalmente.

9. il 18 maggio 2018 l’improvvido e contraddittorio contratto con la Lega è ratificato dal 94% di 44.796 votanti sulla piattaforma Rousseau. Non è stato nemmeno immaginato di esporre sensatamente ragioni di contrarietà o ipotesi alternative.

10. A seguito del veto sul nome di Paolo Savona, il 27 maggio 2018 Giuseppe Conte rinuncia al mandato; Di Battista e Di Maio chiamano alla mobilitazione delle piazze davanti alle Prefetture per giungere all’ “impeachment” del Presidente della Repubblica; lo stesso Grillo si accorge che gli italiani non vogliono saperne di gesti insurrezionali e invita alla moderazione; il 31 maggio Conte è nuovamente incaricato e si presenta al giuramento come Presidente del Consiglio: il 1° giugno nasce il governo Salvini-Di Maio.

11. i primi atti del Governo Conte rivelano la forte capacità di attrazione dei temi cari a Salvini (flat tax, condono fiscale, ostilità verso l’euro e le istituzioni europee, immigrazione, sicurezza e propaganda identitaria, legittima difesa, naja obbligatoria): il suo consenso cresce vertiginosamente nei sondaggi. Il M5s che all’inizio sembra incassare la partita sulla riduzione dei vitalizi, si impantana, resta in grande difficoltà sui principali dossier della campagna elettorale e retrocede fino al voltafaccia (Ilva di Taranto, Tap, Tav, Pedemontana); il crollo del ponte di Genova rivela le ingenuità e l’impreparazione del ministro Toninelli; Laura Castelli, sottosegretario senza deleghe al Ministero dell’Economia, è in evidente frizione con il ministro Tria. Con il Decreto Dignità il ministro del lavoro Di Maio cerca di correggere maldestramente gli effetti negativi del Jobs Act, attacca senza rispetto istituzionale i tecnici dei Ministeri e il presidente dell’Inps Boeri, fatica a difendere il Reddito di Cittadinanza dalla sprezzante insofferenza proclamata incessantemente da Lega e Confindustria, propone una prudente e dubbia riforma del sistema pensionistico. Il 27 settembre annuncia dal balcone di Palazzo Chigi di aver imposto l’aumento del deficit per il 2019 al 2,4% del PIL e di aver otenuto le risorse con cui sarà “abolita la povertà”. Di Maio annuncia in televisione che una “manina” ha manipolato il decreto fiscale allargando l’ampiezza del condono; minaccia il ricorso alla Procura ma poi – di fronte alla reazione spazientita di Salvini – si adagia sulla comoda giustificazione del banale malinteso. Intanto fanno discutere la soluzione prospettata per l’ulteriore salvataggio di Alitalia e l’ipotesi di sanatoria degli abusi edilizi di Ischia infilata nella bozza del “decreto emergenze”. Scomparsa la riforma dei tempi di prescrizione; poche idee confuse contro la corruzione; nessuna idea per rendere più efficace ed equa l’azione della magistratura.

12. il 5 settembre 2018 l’hacker “@r0gue_0” si infiltra nuovamente nei server della Casaleggio srl; con il precedente attacco del 2 agosto 2017 aveva messo in evidenza il rischio di affidare la democrazia diretta a infrastrutture tecnologiche inadeguate (e private); il 21 dicembre 2017 il Garante per la privacy con il provvedimento n. 548 era intervenuto per prescrivere l’adozione di misure di sicurezza a tutela degli utenti della piattaforma Rousseau; il Garante tiene la Casaleggio srl sotto osservazione e si pronuncia ancora il 16 maggio 2018 (provvedimento n. 289) e il 4 ottobre 2018 (provvedimento n. 461);

13. il 6 settembre Jacopo Berti viene eletto nel Collegio dei Probi Viri con 5.522 voti su 15.448. Jacopo Berti domina – per scelta di Casaleggio – il debolissimo gruppo consiliare regionale del M5s del Veneto. Berti appare in evidente difficoltà di fronte allo straripante governatore Zaia e non sa se trattarlo da avversario o da alleato: sull’autonomia si è reso conto di aver dovuto lasciare tutta la strategia propagandistica alla Lega; non tiene più il fronte sulla Pedemontana; non riesce a frenare la ristrutturazione del comparto sanitario a vantaggio dei centri privati e dei super dirigenti allineati con Zaia; il M5s appare irrilevante per la tutela dell’ambiente, la bonifica della contaminazione da Pfas, il risarcimento dei risparmiatori truffati dai fallimenti delle Banche popolari. Il sistema industriale e finanziario è saldamente sotto il controllo del Governatore, che usa sapientemente le leve di investimento per turismo, trasporti e agricoltura, a scapito dell’ambiente. Il mondo universitario si effonde in omaggi e riconoscimenti, la formazione professionale è sotto tutela, come le associazioni sportive e la lobby della caccia. Grande entusiasmo del M5s per le Olimpiadi a Cortina.

14. il 22 settembre Rocco Casalino – grazie alla sapiente regia della trattativa tra Di Maio e Salvini e al ferreo controllo sul gruppo parlamentare è passato senza ostacoli dalla Casaleggio srl al ruolo di portavoce del Presidente del Consiglio (stipendio 169mila euro lordi annui), – attacca e minaccia i tecnici del Mef: «Tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori quei pezzi di merda». Il M5s lo difende e reagisce all’indignazione generale e al procedimento istruito dal Consiglio di disciplina dei Giornalisti della Lombardia preannunciando un provvedimento di legge per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti.

15. il 21 ottobre 2018 durante la prima kermesse governativa di “Italia 5 Stelle” Beppe Grillo cerca di riaccendere lo spirito contestatario del MoVimento con una infelice e spropositata invettiva contro il compassato Mattarella: «Il capo dello Stato ha troppi poteri»! E non si accorge del messaggio totalitario che manda, ben appostato al fianco di un Ministro dell’Interno che attacca i giudici, le Ong, i sindaci non subalterni, i movimenti di progressisti, i difensori dei diritti civili, delle diversità, della solidarietà e della tolleranza. Perfino il premier Conte si è affrettato a mitigarne i toni… Alessandro Di Battista, intanto, si dimostra impaziente di tornare in Italia, in tempo per tentare di ridare slancio alla campagna elettorale per le prossime elezioni europee.

16. Lo spread sui titoli di stato italiani è ben oltre la soglia dei 300 punti base; il 21 ottobre 2018 Moody’s ha declassato il rating dell’Italia quasi al livello spazzatura (BAA3), peggio di Colombia e Bulgaria; il 23 ottobre la Commissione UE ha bocciato la manovra economica dell’Italia, dopo che già il 9 ottobre Banca d’Italia e l’Ufficio Parlamentare del Bilancio avevano smentito la credibilità delle stime di crescita del PIL per il 2019 e respinto la validazione del quadro macroeconomico programmatico nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza. Da almeno tre mesi i grandi capitali si stanno spostando vorticosamente sulle banche estere.

Chi all’interno del M5s vuole discutere e riflettere su queste vicende è un dissidente ed è apertamente minacciato di espulsione. Se non ci sarà vero e aperto confronto, il percorso da intraprendere è segnato.

TESTO INTEGRALE TRATTO DALLA PAGINA FACEBOOK DELL'ATTIVISTA DEL M5S IVALDO VERNELLI PUBBLICATO IL 28 OTTOBRE 2018. LEGGI IL TESTO IN FORMATO PDF.

sabato 20 ottobre 2018

Bretella Del Din, il conto va agli americani

C'è una bretella che cresce con escavatori e camion lungo i terreni tra viale del Sole e strada Pasubio e ce n'è un'altra, più piccola, che sta lentamente prendendo forma nelle carte dei progettisti di Anas. Va dal Moracchino alla base Del Din. Prevede la realizzazione di uno svincolo, una rotatoria, un ponte e una strada "riservata" che permetterà alle auto di accedere all'insediamento militare. Costa indicativamente 17 milioni di euro, dovrebbe essere finanziata con i ribassi d'asta dell'appalto della tangenziale (la più famosa bretella dell'Albera), ma il condizionale da ieri è più che mai d'obbligo considerato che l'intenzione dell'amministrazione comunale è quella di presentare parte del conto per la realizzazione di quell'infrastruttura al comando americano.

IL VERTICE. La striscia di asfalto lunga poco meno di due chilometri è stata l'oggetto di un incontro avvenuto ieri mattina a palazzo Trissino. Da una parte i vertici dell'Anas e dall'altra il sindaco e alcuni assessori. In mezzo al tavolo la mappa del capoluogo berico con due focus particolari: la zona ovest e quella est, con uno sguardo veloce, come si vedrà, alla parte nord. E si comincia proprio da occidente, vale a dire dal Moracchino; lì sono iniziati da qualche settimana i lavori per la realizzazione dello svincolo del primo stralcio della tangenziale Nordest e da lì, dove è prevista la creazione di un sistema di rotatorie, si staccherà la bretellina che dovrebbe consentire di smaltire il traffico di entrata e uscita alla Del Din, sgravando viale Dal Verme e intercettando le auto indirizzate all'insediamento americano. Ed è proprio in questa operazione che intende inserirsi la giunta: considerato che il progetto dell'infrastruttura prevede di realizzare anche una strada ad hoc lunga meno di 500 metri a servizio esclusivamente dei dipendenti della base, dovranno essere proprio gli americani ad accollarsi la spesa per la costruzione.

IL PROGETTO. La presa di posizione notificata ad Anas non è l'unica che Francesco Rucco e assessori hanno presentato ieri ai vertici della società. Un'altra richiesta, secondo quanto trapelato, ha riguardato una modifica a quel progetto vagliato finora solo dall'amministrazione Variati. L'istanza non è da poco e tradotta in termini pratici prevede di togliere il cartello con la scritta "T" (strada chiusa) da quella bretellina. Sì, perché secondo i disegni che sono stati illustrati finora, il secondo tronco della tangenziale Nordest, una volta staccatosi dal Moracchino doveva, sì, prevedere uno svincolo a Lobia, per intercettare le auto provenienti da Caldogno ma successivamente non sarebbe dovuto proseguire verso est, salvo la strada per la base, appunto. Ora, con il rientro in gioco del tratto nord (Caldogno-Postumia), le disposizioni cambiano, e per questo ieri il Comune ha chiesto ad Anas di prevedere nell'ambito del progetto anche la realizzazione di un tratto verso ponte Marchese che fungerebbe da "aggancio" per la chiusura dell'anello.

da Il Giornale di Vicenza del 20 ottobre 2018; pagina 15

domenica 14 ottobre 2018

Le contraddizione del M5S in tema di ambiente

(m.m.) Durante le mie scorribande da cronista in giro per il Veneto, parlo soprattutto degli ultimi sei-sette anni ho potuto notare una cosa. Quando c'erano dei problemi di natura ambientale gli attivisti della base del M5S erano frequentemente in prima linea. Uno di casi che in regione ha fatto parecchio clamore è quello dei cosiddetti gessi da depurazione. Caso che ha visto la base del M5S mobilitarsi per chiedere alla stessa Regione e alla provincia di Verona lumi e precisazioni rispetto ai preoccupanti ritrovamenti tra le province di Verona e Rovigo di cui sui media era stata data ampia diffusione. Adesso quel mondo come ha accolto la recente decisione del governo, in cui il M5S, ha un peso preponderante, di aumentare di venti volte «il tetto per gli idrocarburi C10-C40 nei fanghi di depurazione da spandere» sui terreni agricoli? Il caso è stato sollevato dai Verdi. E nell'ala ecologista del M5S, anche nel Veronese, comincia a materializzarsi un imbarazzo che da quanto filtra dalla base sarà difficile mantenere sotto sordina. Anche perché questa scelta impetterà pesantemente sull'ecosistema del Lombardo-veneto. Chi andrà a spiegare questa novità a chi delle battaglie ambientali aveva fatto un credo ottenendo pure la fiducia degli elettori?

sabato 13 ottobre 2018

Check up Pedemontana, Covepa Vs Toninelli: vi siete rimangiati la parola

(m.m.) Il Covepa, il Coordinamento veneto pedemontana alternativa si scaglia contro la recente decisione del governo di Roma di non inserire la Spv nel gruppo di quelle grandi opere che non saranno assoggettate alla valutazione costi benefici. É questo il senso della lunga video-intervista rilasciata ieri a chi scrive da Massimo Follesa, portavoce dello stesso Covepa. La scelta operata da palazzo Chigi sarebbe stata messa nero su bianco sul documento di programmazione economica e finanziaria, il Def.

La novità sta scatenando polemiche a non finire nella galassia ambientalista veneta. Follesa definisce la decisione del ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli del M5S, cui viene attribuita la responsabilità politica di escludere la Pedemontana dalla valutazione costi benefici, una calata di brache nei confronti del diktat politico della Lega. E nel contempo fa un paio di rivelazioni. Spiega di avere formalmente presentato una istanza al Ministro dell'ambiente Sergio Costa (in quota ai Cinque stelle anche se non appartenente al movimento fondato da Beppe Grillo) affinché sia valutata l'ipotesi di rescindere il contratto in essere tra concessionario della Spv, la Sis e il concedente pubblico, la Regione Veneto, in danno alla prima. Poi sempre Follesa spiega di avere informato anche l'autorità giudiziaria di alcune condotte dubbie proprio in tema di Pedemontana, lamentando il fatto che di quelle denunce indirizzate alla autorità giudiziaria di Venezia «non si è saputo più nulla».

Un j'accuse durissimo verso la magistratura per il quale si chiede l'intervento del ministro di grazia e giustizia Alfonso Bonafede, pure lui del M5S, affinché attivi una ispezione ministeriale ad hoc. Tuttavia alla fine del suo intervento il portavoce del Covepa muove un'accusa al M5S, il quale alle ultime politiche ha fatto il pieno di voci nel mondo ambientalista. L'ultima apertura alla Pedemontana Veneta, dopo che in campagna elettorale tutto il M5S si era detto contro a partire dal leader Luigi di Maio, potrebbe costituire l'inizio del declino di un movimento che nato per riformare profondamente il Paese rischia di tramutarsi in uno strumento «di gestione del potere».

ASCOLTA LA VIDEO INTERVISTA A MASSIMO FOLLESA

sabato 1 settembre 2018

Caso Pfas, la Regione doveva intervenire già dal 2005

(m.m.) Ieri Vicenzatoday.it ha pubblicato una lunga inchiesta sul caso Pfas. Per la prima volta emergono chiaramente le inerzie della Regione durante l'era Galan-Zaia. Inerzie che hanno avuto effetti deleteri anche in considerazione del fatto che la contaminazione si sarebbe potuta arginare molto prima. Sotto i riflettori quindi non c'è solo la Miteni, ma pure la macchina regionale con funzionari e dirigenti anche delle agenzie collegate. Si tratta di un roveto omertoso per il quale il Veneto pagherà a lungo.

LEGGI L'INCHIESTA DI MARCO MILIONI

giovedì 30 agosto 2018

Il Caso Bachri si ingarbuglia ancora


(m.m.) Il caso Bachri, deflagrato a fine agosto, diventa ogni giorno più ingarbugliato. Stamani il Giornale di Vicenza sostiene una tesi: la reclusione sarebbe da addebitare ad un tentativo di attentato nel quale il giovane sarebbe stato coinvolto. Il capo d'accusa sarebbe stato comunicato al legale del ragazzo trissininese Karim Bachri, detenuto nel Paese dei cedri... Poche ore dopo, intervistata da Vicenzatoday.it, la madre dà un'altra, distantissima, versione dei fatti rispetto ai quali sottolinea di non conoscere alcunché dei particolari forniti dal quotidiano berico. Di più sempre su Vicenzatoday.it si legge che a smentire la ricostruzione del GdV sarebbe pure l'avvocato libanese che sta seguendo il caso, ovvero Tony Chidiac.

mercoledì 29 agosto 2018

Crollo di Genova, le ipotesi della contro-informazione in lingua tedesca

(m.m.) Due portali di contro-informazione in lingua tedesca hanno preso in considerazione l’ipotesi che il crollo del ponte Morandi a Genova possa in qualche modo essere stato causato da una esplosione pianificata. Si tratta di Alles Schall und Rauch e di Kla.tv. Si tratta di due portali che spesso hanno suscitato parecchie controversie, ma che hanno fatto del linguaggio molto diretto e incalzante la loro firma.

Alles Schall un Rauch ha trattato l’argomento il 15 agosto e poi due giorni appresso. Per chi è interessato è possibile consultare anche il formato pdf dell’approfondimento di ferragosto e di quello del giorno 17. Il giorno 18 invece è il turno di Kla.tv che sul tema realizza un video-approfondimento corredato da un testo scritto. Kla.tv però va oltre e nella sua analisi scrive: «Secondo l'articolo riportato da Alles Schall und Rauch solo un'esplosione avrebbe potuto far crollare il pilone, dato che era ancora in piedi nel momento in cui la strada era già crollata e gli stralli si erano già strappati via. L'esplosione chiarirebbe anche entrambi i lampi di luce. I lavori di riparazione avvenuti secondo dei testimoni, sarebbero stati usati come come camuffamento per piazzare l'esplosivo».

Appresso un’altra considerazione: «Che si tratti realmente di un'esplosione pianificata, non lo si può dire al momento. Di fatto in passato ci sono stati eventi emotivi simili, allo scopo di dare un segnale d'avvertenza al governo in carica. Così per esempio la bomba fatta esplodere alla stazione centrale di Bologna il 2 agosto 1980, che costò la vita a 85 persone e causò 200 feriti. La colpa fu addossata alle brigate rosse, estremisti di sinistra. Tuttavia lo storico svizzero Daniele Ganser ha dimostrato che l'attentato sarebbe stato compiuto da agenti del servizio segreto Sismi, così come dalla loggia segreta Propaganda Due detta P2».

Al momento non è facile capire quali siano le ragioni di questa uscita. Va considerato peraltro che nonostante le svariate teorie circolate a più riprese, quanto meno stando alla sentenza definitiva, venne appurato che la stessa strage materialmente avvenne piuttosto per mano di terroristi legati alla galassia neofascista. Come va considerato, d’altro canto, che da anni i familiari delle vittime chiedono incessantemente sia fatta chiarezza sui mandanti ultimi dell’attentato. Sta di fatto comunque che questa tesi sul disastro di Genova fino ad oggi non è sbarcata sulla stampa italiana. Ad ogni buon conto nel sottobosco della politica romana qualche cosa sarebbe filtrato. E le ipotesi circolate sono le più disparate.

martedì 28 agosto 2018

Autostrade, Il Fatto infilza Zaia

(m.m.) Oggi Il Fatto quotidiano di oggi in prima pagina e poi in pagina 7, 8 e 9 affronta con molta dovizia di dettaglio alcuni temi della attualità politica italiana. Il focus principale è sul caso delle concessioni autostradali. Il quotidiano romano tra le altre prende di mira la agognata holding del Nordest tanto cara alla classe dirigente lombarda e a quella veneta (nonché ai signori delle autostrade e a Comunione e liberazione), a partire dal governatore leghista Luca Zaia (il tema l'ho affrontato alcuni giorni fa su Alganews.it). Il Fatto in edicola oggi intervista anche lo storico Luciano Canfora, il quale scandaglia i rapporti politici in essere tra M5S e Lega, le due formazioni oggi al governo.

LEGGI GLI APPROFONDIMENTI DE L FATTO

lunedì 30 luglio 2018

Omicidio-suicidio: a Trissino «manca una riflessione collettiva»

(m.m.) Oggi Vicenzatoday.it pubblica una lunga analisi realizzata sul campo dal sottoscritto. Il tema è quello del doppio fatto di sangue andato in scena venerdì 27 luglio a Trissino nel vicentino. Sullo stesso quotidiano sono andate in onda anche tre video-interviste realizzate in loco da Pietro Rossi grazie alle quali si è fatto un primo punto su una vicenda che merita di essere ulteriormente approfondita. Fra queste spicca la testimonianza a caldo del primo cittadino Davide Faccio nonché il duro giudizio sulla comunità locale distillato dall'ex consigliere comunale Massimo Follesa. Il quale non lesina qualche riferimento anche a tre vicende distinte tra loro che hanno comunque riguardato il comune della valle dell'Agno: la questione della Pedemontana Veneta, l'affaire Miteni e l'interdittiva antimafia patita di recente da una pizzeria del posto. Nell'intervento di Follesa viene tra l'altro posto un accento particolarmente marcato sul dramma dei suicidi ricorrenti che da anni investono Trissino e la valle dell'Agno.

LEGGI L'ANALISI DI MARCO MILIONI
GUARDA L'INTERVISTA AL SINDACO DAVIDE FACCIO
GUARDA L'INTERVISTA A MASSIMO FOLLESA
GUARDA L'INTERVISTA RACCOLTA IN PAESE

lunedì 23 luglio 2018

Caso Pfas, Il Noe alla Miteni

(m.m.) Stamani i Carabinieri del Noe di Treviso, (forse accompagnati da una squadra di Arpa, ma la circostanza è da confermare), hanno varcato i cancelli della Miteni di Trissino, da mesi al centro di uno scandalo ambientale di portata nazionale. I militari sono usciti dallo stabilimento alle 11,25 a bordo di due autovetture: la prima con le insegne del corpo e la seconda un'auto bianca con livrea civile. Al momento rimangono da capire i motivi della visita anche perché i militari all'uscita dei cancelli hanno tirato dritto per la loro strada. I carabinieri ambientali del Noe trevigiano per conto della magistratura berica da tempo stanno investigando sulla contaminazione da derivati del fluoro che ha colpito il Veneto centrale e che secondo Arpav è da addebitare proprio a Miteni, la quale peraltro è al centro anche di accertamenti amministrativi. 

lunedì 16 luglio 2018

Spv, i comitati scrivono ai ministri

(m.m.) «Chiediamo alle istituzioni, e in particolare ai Ministri dei Trasporti e dell’Ambiente, di intervenire tempestivamente sulle procedure di competenza connesse alla Spv, per ripristinare la correttezza e la legalità, ad avviso di molti cittadini e associazioni ripetutamente violate su aspetti strutturali del progetto Spv». È questo uno dei passaggi chiave di una lunga missiva indirizzata al governo da un gruppo di associazioni del territorio. Che in tema di Pedemontana da anni si battono contro il progetto caldeggiato dalla Regione Veneto.

Il testo integrale è stato reso noto oggi da Osvaldo Piccolotto, uno dei volti storici della contestazione alla superstrada che dovrà unire Spresiano nel Trevigiano a Montecchio Maggiore nel Vicentino. Anche se per vero lo stesso testo in gran parte era già stato ampiamente illustrato durante un briefing tra le associazioni e coordinamenti organizzato il 14 luglio a Treviso nella sede locale di Italia Nostra.

Il testo, estremamente critico nei confronti della convenzione che regola i rapporti tra il concessionario dell'opera, ovvero la italo-spagnola Sis e il concedente, ovvero la Regione Veneto, si spinge a chiedere, tra le altre, di verificare «le autorizzazioni e gli adempimenti previsti dalla normativa vigente, anche in sede europea» nonché la corretta «realizzazione dell'opera e i previsti monitoraggi ambientali».

mercoledì 4 luglio 2018

L'eccesso di turismo su Venezia ed altre città del mondo: il documentario

(m.m.) Massificazione, speculazione edilizia e fondiaria, perdita di identità, drammatica riduzione della qualità della vita, estraniazione: sono questi e non solo questi, gli effetti del turismo di massa sulle realtà fragili e meno fragili del pianeta tra le quali spicca Venezia, la cui immagine è pesantemente offuscata da un approfondimento che non fa sconti. È questa, in estrema sintesi, la trama di un video-documentario pubblicato ieri sul portale in lingua inglese Responsibletravel.com. Tra le testimonianze incluse dall'autore Justin Francis c'è anche quella del noto fotografo Thomas Egli, che con le sue immagini ha documentato gli effetti derivanti dall'eccesso di flusso turistico in Indonesia. Ma a finire nel mirino dell'autore ci sono anche le compagnie aeree, che moltiplicando a dismisura le offerte a basso costo, costituiscono di fatto uno dei fattori di questa particolare forma di antropizzazione descritta come ormai fuori controllo...

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martedì 3 luglio 2018

L'alleanza di governo tra Lega e Cinque Stelle in Veneto diventa un duello: e il Pd chiede più chiarezza

La Pedemontana, opera da 2,25 miliardi di euro, sta diventando sempre più oggetto di contesa tra due forze politiche, la Lega e il Movimento Cinque Stelle, che mentre a Roma firmano il contratto di governo, a Venezia incrociano le armi della polemica. Nel frattempo il Pd chiede chiarezza: «Non si prendano in giro i veneti», è l'ammonimento del capogruppo del Pd in consiglio regionale, Stefano Fracasso.Il duello Lega-Cinque Stelle si è rinfocolato nei giorni scorsi quando il governatore Luca Zaia, dopo l'incontro con il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, aveva espresso una sostanziale tranquillità sul futuro della Pedemontana. «Non è proprio così - ha replicato Jacopo Berti, capogruppo dei Cinque Stelle in consiglio regionale - Mi risulta che il ministro Toninelli sia molto perplesso perché sul suo tavolo ci sono i nostri dossier, con una fotografia assai diversa della realtà rispetto a quella di Zaia». Il M5S ha annunciato l'elaborazione di un piano B, cioè una consistente variazione del progetto per «ridurre l'impatto ambientale», e una revisione «del piano finanziario con Sis per evitare che il Veneto in 39 anni versi 12 miliardi ai privati».

Da Pontida, l'altro giorno, Zaia ha ribadito la posizione: «Voglio capire chi avrebbe il coraggio di fare una firma su un decreto pensato per rimacinare il cantiere e ricoprirlo con l'erba». «Sulla Pedemontana - ha aggiunto il governatore del Veneto - vedo difficile ipotizzare cambiamenti. Se qualcuno dice basta, deve rendersi conto che il danno ambientale è pauroso».

A sostegno della Pedemontana si esprime Antonio De Poli, senatore Udc: «Il centrodestra non può fare sconti al ministro. La Pedemontana è fondamentale per lo sviluppo economico e produttivo del territorio. Non si può pensare di fermarla. L'analisi costi-benefici di cui parla il ministro non può diventare una scusa per ridiscutere tutto», conclude De Poli il quale, peraltro, nei giorni scorsi, ha presentato un'interrogazione parlamentare al ministro Toninelli chiedendo di valutare la possibilità di revocare la concessione in atto e «di prendere in considerazione il progetto preliminare di Veneto Strade».

«Non si prendano in giro i veneti - interviene Fracasso - per riprogettare l'opera bisognerebbe modificare il contratto attuale con il concessionario Sis. Prima di parlare di revisione del progetto si dica chiaramente se il ministro Toninelli intende chiedere al presidente della Regione la risoluzione del contratto, e Zaia dica chiaramente se in questo caso lo farebbe. Il tutto mettendo nero su bianco tempi, costi, risparmi e penali. Se invece è solo fuffa, e io penso che sia così, ci sia risparmiato questo gioco delle parti».

da Il Giornale di Vicenza del 3 luglio 2018; pagina 10

venerdì 29 giugno 2018

Liason dangereuse in saor

«Dopo le inchieste di Fanpage.it e di Report dedicate a Venezia e dintorni credo che le istituzioni debbano vigilare con molta attenzione su fatti, situazioni e novità emerse da quei servizi. Soprattutto i veneziani debbono stare in guardia rispetto alla partita delle bonifiche perché in questo settore storicamente si annidano malaffare e mala gestio nella cosa pubblica». Ad usare queste parole è Franco Tandin, volto noto alle cronache regionali per le sue battaglie contro le malversazioni nel mondo bancario e in quello delle società pubblico-private a partire dalla Save, il gestore dell’aeroporto della città di Marco Polo. Tandin peraltro parla in maniera affatto generica anche perché oggi, poco dopo mezzogiorno, i suoi dubbi e i suoi timori hanno preso la forma di un esposto indirizzato alla prefettura di Venezia.

LA RETE DEGLI INTERESSI ALTO DI GAMMA
Più nel dettaglio la segnalazione di Tandin contiene una analisi molto articolata. Partendo dai fatti o dai nomi di maggior peso comparsi nelle inchieste di Fanpage.it e Report, il 59enne di origini padovane, che di mestiere fa il collaboratore scolastico in un istituto superiore mestrino, fotografa, rielabora e mette in relazione tra loro alcuni poli del potere economico veneziano. Ovviamente Tandin non affibbia alcuna patente di illiceità ad alcuno, ma «facendo affidamento su documenti ufficiali come gli atti delle camere di commercio e su alcuni servizi giornalistici» traccia una vera e propria mappa, ancorché parziale del potere, degli interessi e delle liason alto di gamma che intersecano il gotha economico del capoluogo regionale veneto con quello politico.

MISTER SEVERIN
All’inizio della sua analisi Tandin punta il suo fanale verso l’imprenditore Giuseppe Severin.  Il quale risulta «essere amministratore unico della srl Consorzio tecnologico veneziano già al centro della inchiesta di Fanpage.it. Se si analizza lo storico dei trasferimenti delle quote della medesima srl agli atti della Camera di commercio di Treviso - precisa ancora il cinquantanovenne - si nota la presenza come dante causa, ovvero come soggetto cedente, della società Demont srl. La stessa Demont come da documenti in atti alla Camera di commercio trevigiana di cui al protocollo TV-2010-18044 in data 13 aprile 2010, ha sede a Mestre-Venezia in via Torino 180».

E ancora: «Al medesimo indirizzo... ha sede anche la società consortile Riconversione porto Marghera: Rpm S.C. in forma abbreviata... socio al 39% di Rpm è un'altra srl, ovvero la Società italiana per la riqualificazione ambientale e infrastrutturale, in breve Sirai... Amministratore unico di Sirai srl, secondo il quotidiano Palermotoday.it del 19 ottobre 2017 è Vincenzo Marinese, oggi presidente di Confindustria Venezia-Rovigo. Sempre stando ai media... la casata imprenditoriale dei Marinese sarebbe molto vicina all'ex numero uno di Umana e oggi sindaco di Venezia Luigi Brugnaro».

PELLICIARI: L’UOMO DELLA PORTA
Nel carteggio però, quattro pagine dattiloscritte indirizzate alla direzione “Antimafia e pubblica amministrazione” della Prefettura veneziana, compare un altro nome. Quello del manager Stefano Pelliciari. In questa circostanza punto di partenza della ricostruzione di Tandin è la Demont, storica ditta attiva in vari settori tra cui quello delle demolizioni. «... quest'ultima - si legge nel testo - figura nello storico dei trasferimenti delle quote di un'altra importante società lagunare, la Porta di Venezia srl, la quale vede come amministratore unico tale Stefano Pelliciari. Porta di Venezia srl, ancora una volta, ha sede a Mestre in via Torino 180: il tutto risulta agli atti della Camera di commercio veneziana al 26 febbraio 2018».

AEDARS: NUBI NERE SULLA MISERICORDIA
Ma chi è Stefano Pelliciari si chiede Tandin? «Proprio Pelliciari compare in una lunga inchiesta giornalistica di Report in onda su Rai Tre il giorno 11 giugno 2018 intitolata Venicetown... Secondo l'inviata Claudia di Pasquale, Pelliciari è l'imprenditore - scrive ancora l’esponente - che cede a Brugnaro, quando questi non è ancora ancora il primo cittadino, il pacchetto di controllo del consorzio che con la formula del project financing dovrebbe gestire la Scuola Grande della Misericordia, un prestigioso edificio cinquecentesco del comune di Venezia dato appunto in gestione per 42 anni tramite una procedura pubblica». Poco appresso il 59enne cita letteralmente il contenuto della puntata: ma se il gruppo riferibile a Brugnaro controlla l'80% del consorzio, il restante 20% fa riferimento al «Consorzio Aedars, oggi in amministrazione giudiziaria, a seguito di un'inchiesta della Guardia di Finanza di Roma, che ha portato proprio un anno fa alla confisca in primo grado di beni per 170 milioni di euro». Tanto viene riferito da Report.

Subito dopo un’altra considerazione: «... nella summenzionata puntata sempre in tema di Aedars viene riferito che il dominus di quel consorzio altri non è che Pietro Tindaro Mollica. Si tratta di un imprenditore messinese indagato dalla Gdf romana per... associazione a delinquere finalizzata all'usura, all'estorsione, all'esercizio abusivo
dell'attività finanziaria e in ordine a plurime intestazioni fittizie di realtà societarie schermate attraverso prestanome... Sempre Report, che dà voce alla Fiamme gialle, racconta che il Mollica avrebbe intessuto rapporti anche con soggetti pregiudicati per «gravi reati di natura mafiosa».

LE CONTRADDIZIONI DI BRUGNARO
Il passaggio è cosa nota, ma l’autore dell’esposto accende comunque un faro nei confronti del sindaco veneziano Luigi Brugnaro: «Va altresì rilevato che incalzato dalla Di Pasquale perché risulterebbe essere socio di un soggetto che ha rapporti con mafiosi, Brugnaro si difende affermando» la sua estraneità. Ancora una volta Tandin cita testualmente l’intervista rilasciata a Report dal primo cittadino: «Io ho un merito di avere tolto l'80% a 'sti qua quando posso tolgo anche l'altro venti. Noi a Venezia, ce la prendiamo noi». Il che però, a parere di Tandin, cozza con quanto evidenzia la giornalista di Report la quale che nel corso della stessa puntata spiega: «Il gruppo di Brugnaro in realtà non ha mai tolto l'80% al consorzio, gestito secondo gli inquirenti in modo occulto e delinquenziale da Mollica, oggi rinviato a giudizio. Il gruppo di Brugnaro si è preso le quote di un altro imprenditore, Stefano Pelliciari, che aveva partecipato anche lui alla gara per la Misericordia per poi ritirarsi». Il Pelliciari, sottolinea il bidello, intervistato dalla De Pasquale peraltro si definisce «amico di Brugnaro».

VENICE CAMPUS: IL FILO CONDUCE ALLA MANTOVANI E AI CAPRIOGLIO
Tuttavia l’analisi del 59enne non si esaurisce qui. Citando una serie di documenti camerali che a loro volta richiamano trasferimenti di azioni e altri passaggi societari, Tandin, nella segnalazione inviata alla dirigente dell’ufficio territoriale del governo, la dottoressa Piera Bumma, procede oltre. Partendo dalle cariche di Pelliciani lo stesso Tandin fa finire nei suoi radar la Venice campus, una immobiliare nel cui azionariato in passato è finito un pezzo del gotha economico, passato e presente, del settentrione italiano: dalla bolognese Maccaferri, vicina all’ex ministro dell’ambiente il centrista Gianluca Galletti, alla Banca Antonveneta, poi finita in Mps passando per il gruppo Santander. Poi c'è la Capfin, riferibile alla famiglia Caprioglio, legatissima all'ex patriarca di Venezia Angelo Scola. Per non parlare della Mantovani. Quest’ultima è nota alle cronache giudiziarie per essere finita mani e piedi nello scandalo del Mose, nel cui gorgo finì anche il suo direttore finanziario Nicolò Buson. Ora, ricostruendo la storia di Venice campus srl, Tandin evidenzia che lo stesso Buson attorno al 2012 in seno a quest’ultima impresa ricopriva la carica di amministratore unico.

Ora, sarà sicuramente una coincidenza magari una omonimia, ma ironia della sorte, il cognome Caprioglio riecheggia spesso nelle cronache economiche veneziane visto che Maria Raffaella Caprioglio, come sottolinea Tandin, è il presidente del colosso del lavoro interinale Umana, «che poi è il gruppo fondato dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro».

IL QUESITO
Ma come mai Tandin, che non è nuovo ad iniziative del genere, ha deciso di mettere nero su bianco questa sua ricostruzione? «Durante gli ultimi mesi - fa sapere quest’ultimo - ho notato molta enfasi sul caso dei Pili e sulla querelle del conflitto d’interessi del primo cittadino. Che va bene ci mancherebbe altro. Ma non vorrei però che le autorità e l’opinione pubblica dimenticassero la delicatissima partita delle bonifiche. Che vanno fatte per carità, ma rispettando le risorse della collettività, l’ambiente e la legalità. Ormai ridottosi il fiume di danaro pubblico derivante dal Mose è proprio sulle bonifiche e sulle conseguenti speculazioni fondiarie, che appetiti inconfessabili potrebbero cercare approdo. Per questo dobbiamo stare in campana». Appresso un’ultima considerazione: «Non dimentichiamoci che dalle cronache dell’inchiesta sul Mose si evidenziò come Giovanni Mazzacurati, uno dei dominus del sistema Mose, con la prospettiva del tramonto di quest’ultimo, avesse indirizzato il suo interesse proprio nei confronti delle bonifiche di Marghera e dintorni».

Marco Milioni

lunedì 25 giugno 2018

Miteni: «Pfas, oltre mille tonnellate utilizzate nel Veneto negli ultimi dieci anni»

(m.m.) Riceviamo una nota dall'ufficio stampa di Miteni diramata a mezzodì che pubblichiamo integralmente

Cento tonnellate di perfluorurati ogni anno è il quantitativo entrato nell’ambiente dalle lavorazioni industriali, valori che finalmente spiegano le concentrazioni di Pfas rilevate nelle acque.

È il risultato di una ricerca realizzata da Global Market Insight, uno dei principali istituti di ricerca di mercato al mondo, commissionata da Miteni nell’'ambito della definizione del nuovo piano industriale a seguito del procedimento di concordato in continuità. La ricerca ha esaminato il mercato del Pfas in tutte le regioni italiane: il Veneto da solo ogni anno consuma più di metà delle 200 tonnellate che vengono importate e distribuite nel Paese.

Per la prima volta viene documentato con dati concreti e solidi ciò che il tribunale superiore della acque aveva disposto lo scorso anno indicando in una sentenza di indagare sull’utilizzo dei Pfas nell’industria. La ricerca è stata consegnata oggi alla commissione regionale sui Pfas: circa duecento tonnellate l'anno di perfluorurati per la concia con un trend in crescita. Questo dice la ricerca di Global Market Insight sul mercato dei Pfas in Italia, le molecole al centro dell’a attenzione per la loro elevata persistenza nell’'ambiente e negli organismi. Più della metà di queste sostanze viene utilizzata in Veneto: 109,31 tonnellate solo lo scorso anno. L’'indagine del prestigioso istituto americano di ricerca si è basata su molteplici fonti tra cui le dichiarazioni raccolte presso gli stessi produttori e distributori.

Sono dieci i produttori di derivati perfluoroalchilici e sette i distributori coinvolti nella ricerca che dunque traccia un quadro inevitabilmente per difetto dovendo trascurare i produttori e i distributori minori. Le sostanze censite sono state identificate per la loro tipologia di utilizzo: concia, produzione di scarpe, vestiti, guanti e altri accessori.

I prodotti commerciali perfluorurati considerati sono 28 e alcuni contengono soluzioni più o meno pure, altri contengono percentuali di Pfoa miscelate a C4, altri ancora, e sono una parte consistente, contengono polimeri perfluorurati. Quest’'ultima categoria è un elemento importante per comprendere le conseguenze pratiche rivelate da questa indagine perché spiega per quale motivo le concentrazioni di Pfoa nell’ambiente siano così elevate rispetto alle concentrazioni rilevate negli scarichi industriali.

Questi polimeri ancora oggi non vengono infatti rilevati negli scarichi ma degradano in Pfoa nell’ambiente in una misura variabile intorno al 30%, in un tempo che varia da poche settimane ad alcuni anni a seconda della forma in cui sono immessi. Di fatto quindi il Pfoa non risulta alle analisi sugli scarichi ma diventa libero in ambiente a seguito della degradazione successiva dei polimeri, secondo quanto indicato dall’agenzia di regolamentazione dell’a Unione Europea Echa.

L’'inquinamento come noto secondo la mappa di Arpav ha le massime concentrazioni lungo i punti di uscita storici del consorzio di depurazione Arica che raccoglie le acque delle industrie del territorio. Di fatto dal tubo escono non solo Pfoa ma anche quantità imponenti di polimeri usati delle industrie che diventano Pfoa e altri Pfas una volta nell’'ambiente.

Sono oltre cinquecento le industrie dell’'Alto vicentino secondo il censimento fatto dalle stesse organizzazioni di categoria che nel loro ciclo produttivo utilizzano in quantità variabile Pfas come leganti o additivi. Un consumo che la ricerca indica in costante crescita.

Dice Anuja Ugale executive business di di Global Market Insights al riguardo precisa: «Il nostro margine di errore è inferiore al 5%, rispetto allo scenario di mercato effettivo. Utilizziamo un'ampia gamma di database autorevoli e conduciamo poi una vasta ricerca sulle fonti primarie al fine di convalidare i nostri risultati e le analisi».

Dal canto suo Antonio Nardone amministratore delegato di Miteni fa sapere: «“I dati sono a nostro avviso molto chiari e non vogliono puntare il dito contro nessuno ma dare una indicazione oggettiva della situazione attuale e del passato. Dati che sono perfettamente allineati con le disposizioni che lo scorso anno ha dato la sentenza del tribunale Superiore delle acque pubbliche che aveva indicato gli utilizzatori dei Pfas come punto fondamentale per affrontare il problema. Non si può ora non considerare che in Veneto vengono usati Pfas in volumi decine o centinaia di volte più grandi di quanti non ne abbia mai scaricati Miteni. Non si può adesso ignorare che le zone contaminate sono coerenti con gli scarichi di alcuni tipi di produzione e che non hanno nulla a che fare con la falda dello stabilimento. Questa ricerca rivela il tassello che mancava nella comprensione del fenomeno”».

sabato 26 maggio 2018

Gli ex M5S vincono il ricorso sul simbolo

«Gli ex M5S vincono il ricorso sul simbolo». E poi: «Pronti a riunirci». È questo il titolo scelto dal Corriere della sera di oggi 26 maggio che in pagina 6 pubblica un approfondimento di Roberto Russo. «I giudici della XI sezione del tribunale civile di Genova», cosí si legge nel servizio, in attesa di un pronunciamento nel merito hanno sancito che «tutti i vecchi iscritti hanno il diritto all'utilizzo del nome e del vessillo originario». Ora al di lá della notizia nuda e cruda bisogna peró capire, tra le tante, se questa novitá avrá ripercussioni concrete sulle querelle relative all'utilizzo del simbolo del M5S che hanno caratterizzato l'ultimo sprazzo delle recenti amministrative in Italia e specie nel Veneto.

venerdì 25 maggio 2018

Alilaguna, le liason di Brugnaro e i fratelli Zuin

(m.m.) Il comune di Venezia come verrà a capo della scomoda situazione che contraddistingue Alilaguna? La società, che si occupa di trasporto marittimo opera in regime di monopolio, che le deriva dal periodo in cui la compagnia era di proprietà del capoluogo. Da tempo però la compagine azionaria è in mano ai privati. E non si capisce ancora se e come l’amministrazione di centrodestra capitanata dal civico Luigi Brugnaro abbia intenzione di uscire da questa impasse.

Il 28 di gennaio Alganews.it aveva delineato lo scenario che riguardava i trasporti nella città di Marco Polo affrescando quella situazione come una sorta di «Leviatano giuridico per cui ad una società privata è concesso un regime di monopolio de facto, affidato senza gara per giunta, tipico delle società pubbliche». E ancora chi scrive sottolineò che «il comune per uscire da un cul de sac che si protrae da anni starebbe mettendo a punto un bando di gara la cui lentezza però sta spazientendo alcuni potenziali partecipanti. Tra questi c’è un raggruppamento capitanato dal gruppo navale Lauro che il 10 febbraio del 2017 aveva inviato al comune una diffida affinché le gare fossero bandite nel più breve tempo possibile: quattro pagine in punta di diritto vergate dall’avvocato Ippolito Matrone di Boscoreale nel Napoletano. Nelle quali si sollecitava l’amministrazione ad annullare gli atti che avrebbero causato questa situazione di stallo e a redigere quelli utili a sbloccarla».

Il problema che in questi mesi poco o nulla è cambiato. E allora forse potrebbe essere utile guardare più da vicino nel ventre di Alilaguna per capire se ci sono o ci sono state eventuali liason con ca’ Farsetti. In questo quadro il primo elemento da prendere in esame riguarda la spa che controlla Alilaguna, ovvero la Situv (alias Società investimenti turistici Venezia). Nel collegio sindacale di quest’ultima figura il dottore commercialista Maurizio Zuin. Il quale altri non è che il fratello di Michele Zuin, potentissimo assessore al bilancio della giunta Brugnaro. I due tra l’altro compaiono nel caso «Agenzia per l’innovazione». Una storia di emolumenti chiacchierati di cui peraltro si occupò Il Fatto quotidiano del 6 luglio 2012. I due per di più fanno lo stesso mestiere e lavorano pure nello stesso studio

Ma le liason non si esauriscono qui. E tirano in ballo anche il sindaco Brugnaro. Alilaguna infatti è sponsor della Reyer, la squadra di basket che primeggia nel panorama nazionale della quale Brugnaro dal 2006 è divenuto dominus indiscusso. A questo punto le domade nascono spontanee. Ma è pensabile che questo stato di cose abbia influito rispetto alla prudenza (o alla lentezza) con la quale l’amministrazione ha deciso di affrontare o non affrontare questo nodo? Come spiega il sindaco (i dati da un punto di vista temporale fanno riferimento alla fine di gennaio) che nella galassia di quella società privata di trasporti che opera in uno stranissimo regime di monopolio pubblico figura quale membro del collegio dei sindaci il fratello del suo assessore al bilancio? E come spiega il sindaco il fatto che tra gli sponsor di Reyer (almeno stando alla pagina di riferimento della stessa società cestistisca) ci sia proprio quella Alilaguna il cui status non viene toccato da anni? L’assessore al patrimonio Renato Boraso sa qualcosa di queste liason oppure le ignora? Il fatto che Michele Zuin a ca’ Farsetti venga considerato il braccio destro di Brugnaro e che lo stesso Zuin sia considerato vicinissimo al deputato azzurro Renato Brunetta ha un qualche significato? Quando Brugnaro, infilzato di continuo nell'ambito dell'affiare Pili, decise di abbandonare una rovente seduta del consiglio comunale lasciando sulla sua sedia al posto suo una coppa della squadra di Basket era a conoscenza di tutto ciò? E i tifosi che lo spalleggiavano in aula sapevano?

lunedì 21 maggio 2018

Infrastrutture, le indiscrezioni e la pista veneta

(m.m.) Le indiscrezioni arrivano da Roma. Nell'ambito della formazione del nuovo governo a guida leghista e pentastellata sarebbero circolati alcuni nomi veneti per il dicastero delle infrastrutture, uno dei più strategici. Si tratta di nomi non solo papabili per la poltrona di ministro, ma anche per quella di sottosegretario. Il primo è quello di Silvano Vernizzi, oggi amministratore delegato di Veneto Strade è stato a lungo il commissario governativo straordinario per la Pedemontana veneta. La sua scelta sarebbe in quota Lega ma molto ben apprezzata da ambienti di Fi. Un altro nome che sta circolando è quello di Massimo Colomban, già assessore alle partecipate nel comune di Roma nella giunta del M5S, ha un passato nel centrodestra e non sarebbe sgradito alla Lega.

L'ultimo nome che circola è quello di Massimo Malvestio, noto avvocato trevigiano, conosciuto per essere uno degli spin doctor di Zaia, nel suo caso il suo nome sarebbe stato proposto senza che il diretto interessato ne fosse immediatamente messo a conoscenza. Le voci sarebbero già circolate nella base del M5S che non avrebbe gradito i tre nomi perché considerati troppo vicini all'establishment veneto delle infrastrutture. Nella Regione che fu della Serenissima si giocano alcune partite più delicate nel novero delle grandi opere. Basti pensare alla conclusione del Mose, alla bonifica di Marghera, ai canali per le grandi navi e ancora la Pedemontana Veneta, la Valdastico Nord e la Orte Mestre per non parlare della Tav Brescia, Verona Vicenza, Padova. Si tratta di progetti osteggiati dal M5S e che invece la Lega, in una col centrodestra ha sempre caldeggiato. Come è stato più volte spiegato sulla stampa nazionale (dal Fatto e dal Corsera in primis) proprio nel Veneto, in tema di infrastrutture si giocherà una partita cruciale per il Paese, nell'ambito della quale sarà importante capire quanto le lobby che operano alle spalle del comparto infrastrutturale saranno in grado di far sentire il proprio peso sul nascituro governo. Frattanto sul versante della Pedemontana veneta c'è un fronte che rimane aperto. Nel dicembre dello scorso anno Vvox.it pubblicò un approfondimento nel quale si illuminavano alcuni aspetti del finanziamento con cui i privati (una cordata capitanata da Jp Morgan) accordano al concessionario, l'italo-spagnola Sis, un maxi bond in forza del quale lo stesso concessionario conta di completare l'opera affidatale dal concedente pubblico, ovvero la Regione. La questione delicata delineata in quel servizio assumeva una duplice veste. Da una parte c'era il concessionario, che in un report inviato alla borsa irlandese, ovvero agli investitori, spiegava che l'operazione Spv era piena di rischi. Dall'altra lo stesso concessionario precisava però che il rischio d'impresa de facto è scaricato sulla Regione Veneto.

Ora se si pensa a Jp Morgan viene in mente il suo campione italiano ovvero Vittorio Grilli. Il quale oltre a ricoprire un ruolo di primaria importanza nella banca d'affari made in Usa vanta una certa vicinanza con Ilaria Bramezza. Quest'ultima, già enfant prodige alla corte dell'ex ministro Paolo Costa, sarà un caso, è divenuta segretario generale alla programmazione di quella Regione Veneto che poi di riffa o di raffa finisce per fare da mallevadore a quella Sis che a Jp Morgan & Co ha chiesto un finanziamento da paura. Fino ad oggi però questo scenario non ha sollevato chissà quali dubbi nella politica veneta.

domenica 20 maggio 2018

Affaire Montante, le liason con la galassia BpVi

(m.m.) A partire dal 15 giugno, LaPrima Tv, una emittente televisiva siciliana nata da poco, ha mandato in onda, tra i tanti, alcuni approfondimenti che mettono in rilievo alcuni collegamenti tra l'affaire Montante, uno scandalo nato in Sicilia e che potrebbe avere ripercussioni ai vertici dell'intelligence italiana, e la galassia della ex Banca popolare di Vicenza: il minimo comune denominatore delle due vicende sono i servizi segreti e i poteri più o meno occulti che hanno spopolato in Sicilia, ma non solo in Sicilia, durante almeno gli ultimi quindici anni. Più precisamente LaPrima Tv ha mandato in onda un servizio del sottoscritto il 15 maggio, uno, sempre del sottoscritto, il giorno dopo, ovvero il 16 e un approfondimento curato da Angelo di Natale sempre il 16 maggio.

GUARDA IL SERVIZIO DEL 15 MAGGIO
GUARDA IL SERVIZIO DEL 16 MAGGIO
GUARDA L'APPROFONDIMENTO DEL 16 MAGGIO

sabato 28 aprile 2018

Mamme No Pfas: limiti zero nelle reti idriche italiane

Ricevo dal Comitato mamme no Pfas e volentieri pubblico...

I pfas sono sostanze chimiche non esistenti in natura, sono interferenti endocrini, persistenti in quanto non degradabili biologicamente ma solo per mezzo di pirolisi. Sono bioaccumulabili, ormai ubiquitarie, data la grande diffusione commerciale dei prodotti che le contengono. All’indomani della scoperta della immanente contaminazione dell’acquifero indifferenziato che alimenta le falde a cui attinge acqua un distretto comprendente tre province come Verona, Vicenza e Padova, distretto abitato da 350.000 persone, sono stati fissati, a scopo precauzionale, limiti stringenti per le acque potabili pari a 1030 nanogrammi su litro, tanto da obbligare i gestori degli acquedotti ad installare filtri nei centri di emungimento prima della distribuzione acquedottistica. É dimostrato che tali limiti, a causa del preponderante bioaccumulo e dei tempi di emivita dei Pfas , permettono un ulteriore aggravamento della contaminazione del sangue che nelle zone non contaminate risulta essere variabile da 1,5 a 8 nanogrammi su millilitri di siero, mentre nelle province contaminate raggiunge picchi di 600 nanogrammi su millilitro ed oltre. La Regione Veneto nella consapevolezza della gravità della situazione e in attesa del cambio delle fonti di approvvigionamento li ha abbassati autonomamente garantendoci all'oggi valori nell'acqua potabile più vicini allo zero virtuale. Attualmente i filtri vengono cambiati con frequenza ravvicinata con una spesa economica elevata; nulla però è paragonabile ai danni fisiologici che sembra possano derivare da tale disastro ambientale. Le mamme No Pfas fanno proprio il principio di precauzione sancito dalla Unione europea nel suo trattato costitutivo. Pertanto pretendiamo limiti zero per l'intera Italia e per l'intera Unione Europea. I tutori dei nostri figli siamo noi. Pertanto non ci arrenderemo fino a che non avremo la sicurezza che tutto ciò che viene intentato dalle autorità è volto a garantire la loro sicurezza.

Per il Comitato Mamme No Pfas
Chiara Panarotto
Michela Piccoli

venerdì 27 aprile 2018

Pfas, Fazio: diatriba sui limiti? Cortina fumogena

(m.m.) «La diatriba sui cosiddetti limiti, che più correttamente vengono definiti livelli di performance, tra Regione Veneto e Ministero dell’Ambiente è solo un modo per gettare fumo negli occhi degli spettatori. I due partner ovvero il governatore leghista del Veneto Luca Zaia e il ministro dell'ambiente Luca Galletti si prestano ad una pantomima che serve ad oscurare le richieste di quanti lottano per un'acqua non inquinata visto che chiedere un qualunque limite accettabile per i Pfas nell'acqua potabile significa accettare che in essa siano presenti queste sostanze perfluorate che sono assai nocive». A parlare senza peli sulla lingua è il medico Giovanni Fazio, uno degli attivisti più noti del Cillsa, il comitato che ad Arzignano in provincia di Vicenza da anni sta ingaggiando una battaglia ad alzo zero per un ambiente più pulito. E sia che si parli di inquinanti derivati dalle lavorazioni della concia o dei derivati del floro alla base dell'affaire Miteni, Fazio ritiene che salute ed ecologia debbano rimanere una priorità». Peraltro l'attivista sulla querelle che da mesi coinvolge parlamento, governo, Istituto superiore di sanità e Regione Veneto e che una settimana fa ha distillato il suo ultimo capitolo, ha una idea precisa: considerandola alla stregua di un finto bersaglio.

Senta Fazio lei ogni volta che si parla di limiti e il caso Pfas non fa eccezione, storce il naso. Come mai?
«Purtroppo con questo palleggiamento tra Roma e Venezia si rischia di disorientare l'opinione pubblica che avrebbe bisogno di ben altre risposte».

Sarebbe a dire?
«L’Isde, l'associazione dei medici per l’ambiente non ha mai accettato né la validità dei cosiddetti limiti né un altro marchingegno per giustificare la presenza di perfluorati nell’acqua e nei cibi e cioè la Dga o dose giornaliera accettabile: in questo caso si parla di perfluorati chiaramente. Dico di più. L’Efsa, ovvero l'ente europeo per la difesa degli alimenti ha già approntato la nuova Dga per cui i più ingenui esultano, ma questa misura che dovrebbe rendere cibi e acqua commestibili anche in presenza di sostanze tossicche, non è sorretta da alcuna base scientifica; inoltre propone dei livelli addirittura più alti di quelli fissati recentemente dal decreto della Regione Veneto. Lei capisce in che mani siamo no?».  

Che riflessione fate a questo punto?
«A nostro avviso non esiste nessuna quantità accettabile di perfluorati negli alimenti per tre semplici ragioni. Uno, siamo in presenza di molecole persistenti nell’ambiente, cioè sostanze che una volta penetrate negli organismi animali o vegetali impiegano anni per essere eliminate. Due, queste molecole si bioaccumulano, cioè, oltre alla dose giornaliera che ingeriamo con l’acqua, accumuliamo nel nostro organismo la parte ingerita con gli alimenti contaminati come carne, latticini, verdure, uova e via dicendo. Tre, ricordiamo che abbiamo a che fare con interferenti endocrini: ovvero sostanze che assomigliano ai nostri ormoni e che interferiscono con l’equilibrio ormonale del nostro organismo determinando danni irreversibili, soprattutto nell’età della crescita e durante la gestazione. Io sono anche stufo di dover ripetere queste cose all'infinito. Son cose che tutti i medici sanno o dovrebbero sapere».

Voi proponete Pfas zero come limite di massima sicurezza. Un orizzonte del genere però impone un passaggio in parlamento. Che non c'è mai stato. La circostanza invece che in materia di limiti si dia di sovente all'Istituto superiore di sanità de facto la possibilitá di sostituirsi al legislatore facendo leva su una discrezionalitá amplissima è per voi oggetto di preoccupazione?
«Ci mancherebbe che non siamo preoccupati. Il parlamento, espressione della volontà popolare dovrebbe votare una legge che escluda da ogni alimento la presenza di sostanze estranee se documentatamente tossiche. Questo criterio chiaramente si applica anche a sostanze che non siano Pfas sia chiaro».

Ci sono vie di mezzo?
«Non esistono vie dimezzo. Chi chiede limiti o altro sono le compagnie multinazionali interessate più che alla salute dei cittadini e alla salubrità dei loro prodotti al profitto che esse ricavano dalla loro produzione e vendita. Le lobby che vigilano su questi interessi colossali sono ampiamente rappresentate nei luoghi giusti del parlamento europeo e degli altri centri decisionali della Ue. Il loro compito è quello di far passare, a qualunque costo, il proprio interesse: si veda per esempio il recente rinvio dell’esclusione del glifosato dal canestro delle sostanze proibite in agricoltura».

Dire zero Pfas, per citare una categoria mediaticamente in auge, significa però che lo stesso criterio andrebbe adottato per sostanze tanto nocive o piú nocive. La politica e la scienza sono in ngrado di fate i conti con gli interessi che l'industria chiaramente asserisce di accampare legittimamente? Si tratta di una richiesta velleitaria? O ci sono spazi di manovra?
«Da questo punto di vista è ovvio che gli spazi sono i cittadini che devono strapparli con la lotta, col sudore, con le battaglie condotte con le unghie e con i denti. Non c'è alternativa se si vuole raggiungere l'obiettivo. Ricordato tutto ciò, perché lo si dimentica sempre in fretta, andrebbe precisato un aspetto cruciale».

Quale?
La scienza deve essere libera da condizionamenti economici. Per questo la scuola e l’università non devono avere sponsor di nessun genere. La difesa della scuola privata da parte delle lobby, rappresentate in parlamento e nei media dalle correnti liberiste, mira al controllo dell’informazione scientifica, su farmaci, alimenti e quant'altro.

Perché?
«Perché sono evidenti quindi i rischi derivanti dalla privatizzazione della scuola e della sanità. Sono queste le grandi questioni del nuovo millennio di cui però la politica parla poco per non disturbare i manovratori».

E la politica?
«Per quanto riguarda il ruolo della politica e di alcuni ambiti della pubblica ammistrazione i fatti depongono per un atteggiamento diciamo di riguardo nei confronti di Miteni e di ciò che essa rappresenta. Riteniamo che, al di là delle chiacchiere e di alcune misure prese solo per auto-proteggere la propria immagine, le istituzioni abbiano e stiano giocando in maniera molto sporca».

E quindi?
«E quindi il movimento ecologista non avrà mai vita facile. La lotta sarà lunga e difficile. Tuttavia queste questioni si risolvono soltanto minando il consenso di coloro che ci governano a qualunque partito appartengano. Per certi versi si tratta di una partita simile a quella dei No Tav in Val Susa o quella contro il Tap in Puglia. Il nodo è politico ed emblematico di quanto sta avvenendo in Italia e nel pianeta. La lotta per la difesa dei nostri figli e nipoti è anche un valore di vita. Un valore del quale fare tesoro anche in termini di politica e di dignità. Usare questo filtro nella vita di tutti i giorni ci aiuta a smascherare chi sta dalla parte di chi».

mercoledì 25 aprile 2018

I coniglieri comunali

(m.m.) Durante le ultime settimane ho incontrato una mezza dozzina di consiglieri comunali di varie città del Veneto e di ogni schieramento politico i quali come se nulla fosse piagnucolavano col sottoscritto adducendo una bestialità. Quella secondo cui una amministrazione comunale a fronte di un accesso agli atti del consigliere che sta espletando il suo sindacato ispettivo, ha trenta giorni per rispondere. Bene si tratta di una idiozia (o di una idiozia detatta dalla malafede o dalal paura) e se trovo un consigliere comunale che ha voglia di sostenere davanti al sottoscritto ancora una volta questa scemenza gli faccio un occhio nero. Che saranno due se a sostenere questa idiozia è un funzionario pubblico. In ossequio alle disposizioni del Tuel il consigliere nell'espletamento del suo mandato ispettivo ha facoltà di accesso immediata alla documentazione, salvo il tempo materiale per cercarla e riprodurla in caso di estrazione di copia. Per vero c'è una sentenza del Tar Calabria (sentenza 221 del 2011), che ha una valenza assai marginale peraltro, che ha giudicato legittima la redazione di un regolamento di un comune calabrese che estendeva a trenta giorni il limite, ma a fronte di una richiesta di più documenti. Pertanto questa fattispecie, sulla cui debolezza giuridica molto ci sarebbe da dire, può essere richiamata da occhiuti funzionari comunali gelosi degli archivi loro affidati, se e solo se, la richiesta di documenti è plurima, vasta e se tale filtro è già normato da un regolamento comunale. Siccome queste due condizioni non si verificano praticamente mai, invito gli aspiranti rappresentanti del popolo a non tediarmi con altre stupidaggini perché sarò brutale nella punizione di queste argomentazioni. Il consigliere chiede ciò che vuole quando vuole. «I consiglieri comunali hanno un non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere d'utilità all'espletamento delle loro funzioni» (Consiglio di Stato, sentenza 4525 del 5 settembre 2014; Consiglio di Stato, sez. V, 17 settembre 2010, n. 6963; 9 ottobre 2007, n. 5264)... Le prerogative di accesso agli atti dopo due tre settimane dalla elezione in consiglio dovrebbero essere maneggiate come sex toy da una milf dell'industria del porno californiano. Sputi cordiali...

Portello, alcol e tuffi serali nel Piovego: residenti esasperati

I bongos suonano all'impazzata e le percussioni, insieme alla musica degli stereo, rimbombano lungo l'argine del Portello. Un gruppo di giovani urla degli incitamenti, il tasso alcolico fa il resto ed è così che un ragazzo si toglie i vestiti al chiaro di luna, resta in mutande e si tuffa nel Piovego, lanciandosi dalla scalinata cinquecentesca. È accaduto venerdì notte, una prima volta, e poi ancora sabato notte. I residenti sono furiosi e hanno filmato la bravata. Siamo all'ombra dei Navigli di Chicco Contin. Ma gli abitanti non ce l'hanno con la kermesse, non direttamente almeno. Le numerose telefonate di protesta infatti hanno investito la polizia municipale, tuttavia sono servite a poco: la pattuglia passa, chiede ai ragazzi di abbassare il volume e, appena gira l'angolo, tutto riprende da capo. Due notti non si dorme e una sì e così una settimana trascorre con cinque notti in bianco su sette. Il secondo round della baraonda arriva al mattino: sporcizia ovunque, cartoni di vino e lattine di birra dappertutto, la bella scalinata vittima delle bravate di un gruppo di menefreghisti che pensa solo a spassarsela, in forme balorde, in barba al rispetto degli altri e alle regole dello stesso divertimento. «Diciamo basta con tutta la forza che abbiamo», urlano i residenti. «Non ce l'abbiamo direttamente con i Navigli - spiega Giorgio Nunia, uno degli abitanti - ma è innegabile che questi maleducati siano attratti dagli eventi lungo viale Colombo. I bongos fino alle quattro del mattino sono insopportabili, poi fanno festini con tanto di balli sull'attracco delle barche, con il rischio di romperlo perché non è fatto per reggere quel peso. I Navigli saranno pure blindati, ma qualcuno di tutti questi vigilantes potrebbe pure allungarsi fino alla scalinata che tutto sommato dista solamente pochi metri. Abbiamo protestato con il Comune e l'assessore Andrea Micalizzi ci ha promesso di occuparsene, almeno rispetto ai passaggi della polizia locale». «Già fatto, abbiamo già provato ad allontanare queste persone più di una volta», riferisce Contin, patron dei Navigli, «ma senza risultati. Non hanno rispetto per nessuno: non sono nostri clienti e ai nostri vigilantes hanno risposto con spocchia che erano su strada pubblica e non avevano nessuna autorità per dargli ordini. Se ne fregano di un rimprovero, qui sono necessarie le forze dell'ordine. Del resto i miei collaboratori vanno lì senza un titolo». Poi precisa: «noi chiudiamo al musica a mezzanotte spaccata; la lordura che viene ritrovata al mattino (vino e birra) non gliela vendiamo noi ed è facilmente dimostrabile perché nessun chiosco ha quella robaccia». Tra qualche giorno aprirà anche la casetta in legno del bar "I tre gradini", che occuperà l'altra parte del lungargine, quella non data in concessione a Contin. Potrebbe essere un deterrente, «solo se anche loro», sottolinea Contin, «avranno le nostre stesse regole di vigilanza, pulizia e guardiania, anche notturna. Se la concessione l'avessi avuta tutta io, questi fenomeni non sarebbero accaduti».

da Il Mattino di Padova del 24 aprile 2018; pagina 21

sabato 21 aprile 2018

Miteni critica la manifestazione di domani a Trissino

La manifestazione ambientalista di domani a Trissino nel Vientino, contro la contaminazione da Pfas che ha coinvolto il Veneto centrale vede la netta contrarietà della Miteni, la fabbrica finita nel mirino degli investigatori. Tale contrarietà è stata espressa dalla stessa società in una breve nota pubblicata ieri sul quotidiano berico Vicenzapiu.com.

sabato 31 marzo 2018

Leroy Merlin, i comitati attaccano: «Portiamo il Comune in tribunale»

A promettere battaglia contro l’imminente sbarco di Leroy Merlin all’ex Foro Boario di corso Australia è il Comitato Cattedrale Davanzo, cioè il gruppo di residenti e piccoli negozianti della zona che si batte per la difesa di un «bene artistico-monumentale vincolato dalla Soprintendenza» qual è l’enorme complesso tra Montà e Chiesanuova, progettato dall’architetto Giuseppe Davanzo e dismesso dall’inizio degli anni Settanta. Secondo i portavoce del Comitato (Erica Guzzonato, Fabio Tonello e Alessandro Angrilli), «è inammissibile che un patrimonio immobiliare che appartiene a tutti i padovani venga svenduto, anzi regalato, a una società privata per realizzare l’ennesimo centro commerciale». Come noto, a fine ottobre scorso, il gigante francese del bricolage (in collaborazione con Zed) si è aggiudicato l’area dell’ex macello per cinquant’anni, promettendo un investimento che sfiora i 33 milioni di euro e impegnandosi a realizzare non solo un nuovo cavalcavia sulla tangenziale, ma anche una nuova viabilità per collegare il retro dell’edificio con via Peano e con il nuovo sottopasso ferroviario tra via Bezzecca e via Montà.

«Basta leggere il piano economico finanziario depositato in Comune da Leroy Merlin - denunciano Guzzonato, Tonello e Angrilli - per rendersi conto che il project financing costituisce un vantaggio soltanto per i privati. Mentre il Comune non ci guadagna nulla. Inoltre, di fronte alla rapidità con cui il progetto ha ottenuto quasi tutti i via libera necessari, ci sorge il sospetto che esista un accordo che coinvolge la maggior parte delle forze politiche cittadine, dato che l’unica che si è apertamente schierata al nostro fianco è Daniela Ruffini (consigliera di Coalizione Civica in quota Rifondazione Comunista)». Ma le accuse del Comitato non finiscono qui: «Non è stata fatta un’analisi sulla viabilità e nemmeno uno studio dell’impatto ambientale. In base ai nostri calcoli, l’apertura del Leroy Merlin aumenterà del 25% la mole di traffico su corso Australia, portando da sei a otto milioni il numero di veicoli che ogni anno percorreranno la strada. E per di più non ci sarebbe nemmeno lo spazio per piantare 120 mila nuovi alberi necessari a mitigare l’impennata di smog».

Nella protesta non poteva mancare infine una stoccata al vicesindaco Arturo Lorenzoni: «Pensavamo che il tavolo di partecipazione di Agenda 21 fosse un organo terzo rispetto sia al Comune che a Leroy Merlin. Invece - osservano Guzzonato, Tonello e Angrilli - man mano che proseguivano gli incontri, ci siamo accorti che si trattava soltanto della longa manus di Lorenzoni». Va ricordato che il Comitato, al momento, non ha presentato alternative al piano da 33 milioni di Leroy Merlin, tanto che la replica del professore di Coalizione Civica non si è fatta attendere: «Nel percorso di Agenda 21 non c’è stata alcuna interferenza da parte mia. E tutte le proposte fatte, per dare anche una valenza sociale e culturale all’intervento di Leroy Merlin, sono state adottate dalla giunta e verranno presto discusse con i privati. Se poi qualcuno è a priori ideologicamente contrario e non rispetta il volere della maggioranza non ci posso far nulla».

Davide D'Attino
da Il Corriere del Veneto del 31 marzo 2018, edizione di Padova; pagina 9

martedì 27 marzo 2018

Castelgomberto, dopo la condanna in primo grado il sindaco non lascia: la vicenda su Il Fatto

(m.m.) La vicenda della condanna in primo grado per abuso d'ufficio del sindaco di Castelgomberto nel Vicentino finisce sulla stampa nazionale. È Il Fatto a parlarne oggi a pagina 16 con un breve servizio a firma di Ferruccio Sansa, in cui non solo si ricostruisce la vicenda stessa, ma nel quale si dà anche conto di una novità. In base alla legge Severino infatti, ricorda il quotidiano diretto da Marco Travaglio, il primo cittadino dovrebbe essere sospeso. Ma è rimasto al suo posto perché la prefettura, sostiene Dal Toso, fino a questo momento non si è mossa. In queste ultimissime ore però emerge una novità importante anche rispetto alle novità svelate da Il Fatto. Il sindacato Cub, che con un esposto aveva de facto dato avvio all'iter giudiziario poi sfociato nella sentenza di primo grado avrebbe preso carta e penna e avrebbe inviato una raccomandata proprio alla prefettura nonché al comune di Castelgomberto sollecitando tutti gli adempimenti previsti dalla legge: in altre parole l'applicazione della Severino.

LEGGI L'INTERO SERVIZIO DE IL FATTO

sabato 3 marzo 2018

Pfas Usa e intelligence border line: due storie che guardano al Veneto...

(m.m.) Ci sono un paio di notizie che di riffa o di raffa coinvolgono anche il Veneto anche se in alcuni casi arrivano da distante. La prima riguarda la questione dei derivati del fluoro, i temibili che Pfas, la cui presenza è al centro di un caso di maxi inquinamento nel Nordest, inquinamento che però ha colpito altre parti del globo. Ne parla la testata statunitense The intercept che in un approfondimento del 23 febbraio titola «una causa rivela come un esperto dietro pagamento aiutò la 3M a "comandare la scienza" in tema di sostanze chimiche pericolose.

Qualche giorno prima, il 10 febbraio, la stessa testata aveva pubblicato peraltro uno speciale nel quale si affrontavano le implicazioni in ambito militare nell'uso dei Pfas. Nel servizio si parlava diffusamente delle richieste di danni milionarie di cui la difesa Usa potrebbe essere chiamata a rispondere proprio nelle zone in cui l'utilizzo di schiume anti-incendio contenenti i pericolosi derivati del fluoro sarebbero state utilizzate contaminando le falde dell'acqua potabile, ma non solo. I due approfondimenti sono talmente ricchi di dati e riscontri che non mancheranno di suscitare la curiosità di quanti in Italia stanno seguendo l'affaire Pfas.

Tornando invece in Italia ieri la Verità in pagina 5 pubblica un inquietante servizio al limite della Spy story ambientato in buona parte nel Bellunese in cui si parla della famiglia Boschi, dell'affaire Mureddu, di massoneria e servizi segreti. Un servizio in cui si racconta la storia di un paio di personaggi con entrature di alto livello che si sarebbero rifugiati ai piedi delle alpi venete per sfuggire ad una persecuzione. Secondo la Verità si starebbe occupando della vicenda la procura di Belluno. Tranne Dagospia.com la notizia non ha suscitato che pochissime eco sui media.

venerdì 2 febbraio 2018

Il candidato grillino? «Sospeso dall'avvocatura» La replica: fu un'ammenda di un mese

«Anziché cercare puntare il dito sui candidati degli altri partiti il Movimento Cinque Stelle farebbe bene a guardare in casa propria. La scelta di candidare l’avvocato Andrea Arman è a dir poco imbarazzante». Comincia così un comunicato diramato poco fa dal consigliere regionale veneto del Pd Andrea Zanoni. Il quale punta l'indice contro una delle figure più in vista tra quelle designate per i collegi uninominali del Veneto. Il j'accuse deriva da una ammenda in sede disciplinare che Arman, così sostiene Zanoni, ha patito sul finire degli anni '90.

«Prima di preparare dossier sui candidati degli altri partiti - si legge ancora nella nota - cercando con il lanternino dichiarazioni o comportamenti imbarazzanti, credo che il Movimento 5 Stelle dovrebbe prima guardare in casa propria». Zanoni prende spunto per queste affermazioni dalla vicenda delle direttive che il responsabile della comunicazione del M5S avrebbe impartito ai candidati. Questo almeno si apprende da alcuni servizi pubblicati oggi sui , consigliere regionale del PD, a proposito delle direttive del responsabile comunicazione ai militanti pentastellati veneti, apparse oggi sul il Gazzettino e ripreso da diversi quotidiani nazionali. «Tirate fuori il peggio degli avversari» è la sintesi della vicenda stessa che ne fa il consigliere democratico.

Il quale poi aggiunge: «Al di là che certi metodi sono da condannare a prescindere, vorrei fargli conoscere chi è davvero l’avvocato Andrea Arman, candidato nel collegio uninominale della Camera Veneto 1 di Montebelluna - Grappa - Pedemontana. Negli anni ‘90, come teste dell’accusa, ho partecipato a circa 150 processi per reati relativi a bracconaggio, maltrattamento animali e reati ambientali. E in molti processi a difendere gli imputati che non hanno certo bisogno di commento - si legge - c’era proprio Arman».

Di seguito un'altra considerazione: «Memorabili, ma non è un complimento, le sue arringhe, con cui si sforzava di far passare noi guardie denuncianti volontarie del Wwf e testi dell’accusa dalla parte dei colpevoli, quando i processi erano in realtà proprio contro i suoi assistiti e per reati gravi contro ambiente e animali. Ricordo altrettanto chiaramente nelle mie ripetute frequentazioni delle sezioni distaccate delle Preture nel Trevigiano che a un certo punto il signor Arman sparì dalla circolazione».

Il j'accuse di Zanoni si conclude così: «Era stato colto con le mani nella marmellata e per questo addirittura sospeso dall’Ordine degli Avvocati. Oltre ad essere un accanito cacciatore, noto per vantarsi delle prede uccise nelle sue battute, è stato anche uno dei fondatori della Liga Veneta negli anni ‘80 ed è un convinto venetista. Mi chiedo, visto il curriculum, come mai sia stato candidato, e pensare che avevo anche avvisato dei suoi trascorsi due colleghi dei Cinque Stelle in Consiglio regionale ancor prima del deposito delle liste. Forse l’operazione di trasparenza dovrebbe proprio partire da queste loro candidature».

La replica da parte di Arman è giunta immediatamente. Sentito al telefono quest'ultimo spiega: «Vorrei far presente che quando io faccio l'avvocato, faccio l'avvocato per i miei clienti e senza coinvolgimenti ideologici come evidentemente ci sono nelle affermazioni del consigliere Zanoni. Sono un cacciatore. Non l'ho mai nascosto. Sono un sostenitore della caccia di selezione come forma di prelievo compatibile con gli equilibri naturali. Tant'è che sono presidente della Associazione gestione ungulati della provincia di Treviso che ho contribuito a fondare. Non mi sono mai vantato delle mie prede me mai lo farò. E l'amore che ho per il mondo animale posso dimostrarlo in qualsiasi momento con una vita condotta nel rispetto di questi e della natura senza estremismi ideologici».

Quanto alla sua vicenda disciplinare Arman precisa: «Sono stato sospeso per trenta giorni dalla professione tra il '96 e il '97 non perché sorpreso con le mani nella marmellata, ma per un errore relazionale che ho riconosciuto». Mentre per quanto riguarda i riferimenti al «venetismo» Arman aggiunge: «Penso non sia motivo di infamia amare la propria terra, la propria storia, il popolo cui si appartiene. Spiace per tanto veleno, che non mi ferisce, ma che mostra la qualità di quel mondo».