domenica 15 ottobre 2017

Andrai a votare? No


Da settimane amici e conoscenti mi stanno martellando con lo stesso quesito. Andrai a votare il 22 ottobre al referendum per l'autonomia del Veneto? Ve lo dico qui per non dover ripetermi all'infinito. Non andrò a votare. Rispetto chi ci va, ma io non sarò alle urne perché questo referendum non è una cosa seria. Soprattutto non è credibile che a proporlo sia quella forza politica che dopo anni passati a governare il Paese con una maggioranza bulgara non è riuscita a portare a casa nulla per il Veneto che non sia il Mose, la Spv e i project financing della sanità e un'urbanistica all'ingrasso. Tutta opera del centrodestra? Certo che no. Il centrosinistra ha più o meno le stesse responsabilità. Però il governatore leghista Luca Zaia sta maldestramente usando questa consultazione per nascondere i suoi insuccessi. Se poi andiamo a guardare come i veneti hanno ridotto in questi ultimi cinquant'anni una delle regioni più belle del mondo trasformandola in un infinito tapis roulant di centri commerciali, capannoni, villette geometrili, svincoli ed altra scatologia edilizia varia, a me, federalista autentico, viene il tremore ai polsi, immaginando che cosa farebbero lor signori con il residuo fiscale tanto agognato. Ancora maggior pena fanno poi tutti i manutengoli delle cosiddette opposizioni che si sono accodati al carro di Zaia sperando che qualche goccia della melassa destinata alla bocca ai padroni del vapore finisca in quei cavi orali ormai privi di saliva a forza di leccare i piedi alla propaganda del sì. Comunque tutti calmi: dopo che Zaia avrà ottenuto la sua vittoria e il suo quorum alto (che deve almeno essere di un 75% altrimenti è una sconfitta) tutto tornerà come prima. Diciamo che l'anelito dei fautori del referendum sta all'autonomismo come Leone di Lernia sta a Paolo Conte. Caro Zaia «Te si' mangiàt' la banana co' due sarcicce e o' parmiggian' e mo' te sinte male...». Ultimo ma non da ultimo. Ci sono dei buontemponi che definiscono vigliacchi coloro che non andranno a votare. Li sfido ad un dibattito pubblico sull'argomento, vediamo se si fanno vivi. Nel caso rimarranno attaccati alle sottane di mammà  chi sarà il vigliacco? La vigliaccheria può essere multata?

Marco Milioni

giovedì 5 ottobre 2017

«Veneti e mafia», il convegno del Covepa

«Veneti e mafia» è il titolo scelto per l'incontro organizzato domani, venerdì 6 ottobre a Trissino dal Covepa, il Coordinamento veneto per la pedemontana alternativa. La serata, introdotta e moderata dal portavoce del Covepa Massimo Follesa, vedrà come unico relatore Enzo Guidotto, già consulente della Commissione bicamerale antimafia e oggi presidente dell'Osservatorio veneto sul fenomeno mafioso. Il dibattito, che inizia alle 20,30 si tiene presso la sala della biblioteca civica di Trissino in provincia di vicenza in via Manzoni 10. Dell'appuntamento ha dato conto già il sito web del Covepa con una breve nota datata 30 settembre. L'ingresso è libero. Per le informazioni è disponibile un numero di telefono: +393478722240.

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domenica 24 settembre 2017

M5S, alcuni attivisti chiedono di rifondare il movimento: all'orizzonte altri ricorsi ai giudici

Lo scenario che si prefigura attorno al M5S resta ancora da chiarire fino in fondo. Se da una parte in queste ore i media raccontano della rapida scalata del leader «designato» Luigi Di Maio dall'altra cominciano a filtrare voci non irrilevanti di frizioni di una certa portata proprio ai più alti livelli: basti pensare al gelo tra Beppe Grillo e Davide Casaleggio, i dominus del movimento, riferiti dai media dell'Emilia Romagna.

Ma c'è un'altra incognita che potrebbe pesare moltissimo sul futuro dei Cinque stelle. Si tratta di una petizione on-line lanciata ieri su Change.org da alcuni attivisti dei Cinquestelle: «Si è ora resa necessaria e non rimandabile - si legge nel testo - la costituzione di un Comitato di salvaguardia che incarni e tuteli tutti i valori e i principi del Movimento, nel frattempo ormai omessi se non aggirati da logiche che nulla hanno a che spartire con le modalità e l’ideologia originaria del M5S».

Tra gli estensori del documento c'è il veneziano Riccardo Di Martiis il quale è stato nominato portavoce pro-tempore del gruppo promotore della iniziativa. E quest'ultimo sugli intendimenti della petizione non ha dubbi: «Riteniamo che siano stati confusi e deviati gli originari intenti del M5S portando ad intraprendere un viaggio il cui percorso non sembra avere come obbiettivo il luogo migliore dove vivere ma ad una struttura fine a stessa che si avvicina sempre più ai partiti tradizionali; pensiamo pertanto sia nostro preciso dovere, ricondurre ad un giusto equilibrio per arginare la sistematica mistificazione delle fondamenta ideologiche e politiche».

In questo contesto c'è un dettaglio da non sottovalutare. Il consulente legale del gruppo «è Lorenzo Borré», l'avvocato del foro di Roma che sta seguendo diversi ricorsi tra i dissenzienti del Cinque stelle specie nell'ambito delle primarie interne al movimento: il caso più noto, ma non è il solo, è il patrocinio offerto da Borré ad uno sfidante di Giancarlo Cancelleri quale candidato alla carica di governatore della Sicilia.

A rivelarlo è lo stesso Di Martiis il quale, parlando a titolo personale aggiunge un altro dettaglio di no poco conto: «Siamo pronti a chiedere ad un tribunale civile l'annullamento delle primarie interne che in seno al Movimento dovrebbero indicare quale candidato premier in pectore Luigi Di Maio, attuale vicepresidente della Camera. E sempre al tribunale - prosegue l'attivista veneziano - sarà chiesta pure la convocazione di una assemblea nazionale per dare a quello che a tutti gli effetti è un partito un fondamento democratico che ad oggi manca». Poi un'altra precisazione: «Noi siamo in tanti. Siamo giunti ad un punto in cui è imprescindibile che da oggi in poi tutti i processi interni al movimento, ivi inclusi quelli per la selezione fella classe dirigente avvengano in modo democratico, trasparente e legittimo. Uno dei motivi dell'annunciato ricorso al tribunale civile infatti è costituito dal fatto che Rousseau, la piattaforma voluta da Davide Casaleggio per la designazione dei leader, sia de facto - denuncia ancora Di Martiis - un corpo estraneo al movimento».

Rimane da capire quale potrà essere il seguito della iniziativa lanciata poche ore fa su Change.org. Certo è che da alcuni giorni anche la stampa non prevenuta nei confronti del M5S, a partire proprio da Il Fatto, ha criticato lo stesso movimento in modo molto puntuale dando ad intendere che i malumori interni a quello che ormai sembra essere a tutti gli effetti un partito non siano affatto supiti.

Marco Milioni

mercoledì 2 agosto 2017

Padova, l'assessore Bressa: «China ingrosso, l'area non aumenta»

«Nessun raddoppio del Centro ingrosso cinese, anzi quella dell'amministrazione Giordani sarà la più grande operazione di ridimensionamento della struttura di corso Stati Uniti mai vista». L'assessore al commercio Antonio Bressa rimette un po' d'ordine dopo l'incontro avuto lunedì scorso all'Ascom, durante il quale è emersa la possibilità che il tanto contestato "China Ingross" potesse raddoppiare la superficie. Nell'ufficio che occupa da neanche un mese, Bressa ha trovato una richiesta di cambio di destinazione d'uso da artigianale a commerciale proveniente dalla Binario Spa, la società proprietaria del Centro Ingrosso Padova, cioè i capannoni alle spalle del Centro Ingrosso Cina che affacciano su via Belisario (evidenziati in giallo nella foto).

IL CASO. Un'istanza identica a quella già presentata nel 2016, quando era ancora in piedi l'amministrazione di Massimo Bitonci. Fu proprio il leghista un anno fa a pretendere 1,2 milioni di oneri urbanistici per concedere il cambio di destinazione: «All'epoca, e ancora oggi lo conferma, Bitonci disse che li aveva multati, quando invece si tratta di un'ordinaria richiesta per sanare la situazione - ha chiarito Bressa - E comunque a noi i milioni che la società deve ancora al Comune risultano essere due. L'aspetto più importante però è un altro: per ottenere la destinazione commerciale (all'interno però già avviene commercio, ndr) dovranno adeguarsi alla legge, e quindi ricavare dai loro spazi 4.400 metri quadrati per fare altri parcheggi sia d'uso pubblico che privato-commerciale. Per realizzarli dovranno abbattere per forza qualcuno dei loro capannoni, riducendo quindi notevolmente l'attuale spazio». Con Bitonci era già stato trovato un mezzo accordo, e la Binario si era impegnata a pagare il saldo delle opere urbanistiche e a costruire un parcheggio a due piani distante però dal "China Ingross". «Per noi è un'assurdità e siamo pronti a bloccare i permessi se la proposta è questa», afferma Bressa che sul tema ha già alle costole le associazioni di categoria, a cominciare dall'Ascom.

LA SOCIETÀ. «Binario è in avanzata fase di trattativa per l'acquisizione di alcuni spazi da adibire a parcheggio e si sta valutando la realizzazione di un silos per auto in un edificio dismesso all'interno dell'area». A dirlo è l'avvocato padovano Giorgio Ronzani, uno dei legali di Binario Spa, la società milanese ma di proprietà di un fondo d'investimento svizzero che detiene una porzione importante della zona. «L'area è forte di oltre 70 mila metri quadri di superficie coperta, conta 20 capannoni e ospita 150 società affittuarie - spiega Ronzani - solo poche delle quali sono di proprietà di grossisti cinesi dell'abbigliamento che abbiamo verificato si occupino solo di vendite all'ingrosso».

L'AREA. Un'area dunque ben più vasta rispetto a quella dove insiste il Centro Ingrosso Cina e che è da tempo delimitata da un muro che i proprietari dei capannoni che si affacciano su Corso Stati Uniti hanno deciso di erigere per distinguere chiaramente le due proprietà. «Come la gran parte della Zip anche la superficie di Binario è ad uso artigianale - ha ammesso l'avvocato - Ma sono anni che stiamo lavorando ad un accordo con il Comune per sanare questa vecchia pendenza. Avevamo chiuso un accordo con Bitonci ed ora attendiamo la fine dell'estate per potere trovare una soluzione condivisa con la nuova amministrazione. Binario nel frattempo è pronta ad acquistare superfici congrue ed adiacenti da adibire a parcheggio nell'area che sta dietro gli uffici di AcegasApsAmga e sta valutando di creare un silos per auto a più piani sfruttando la cubatura di un vecchio edificio dismesso all'intero della superficie di pertinenza della società. Un'operazione che non ci vedrà costretti ad abbattere alcunché e che ci permetterà di garantire ai nostri affittuari i servizi previsti dalle normative urbanistiche vigenti».

da Il Mattino di Padova del 2 agosto 2017; pagina 17

sabato 22 luglio 2017

Miteni, le Rsu: «Azioni legali verso la società». Ma la triplice nicchia


"Cara Miteni siamo in stato di agitazione perché la disdetta unilaterale da te decisa per gli accordi aggiuntivi altro non è che una scusa per un futuro fatto di deregulation sul piano della sicurezza, della pesantezza dei turni e della contropartita economica. Affermare come fa la dirigenza che quegli accordi sono vecchi di quarant'anni è falso perché si tratta di intese riaggiornate via via nel tempo e che se azzerate riporteranno le condizioni di fabbrica indietro agli anni Sessanta". Alla grossa suona così il messaggio lanciato dai rappresentanti sindacali aziendali di Miteni, le Rsu, che oggi a mezzodì si sono trovati davanti la sede dell'azienda a Trissino nel Vicentino per fare il punto della situazione.

La ditta peraltro da anni è al centro di una durissima querelle ambientale che la vede accusata dall'Arpav di un vastissimo fenomeno di inquinamento che avrebbe interessato le falde di tutto il Veneto centrale e che sarebbe stato causato dai Pfas, i temutissimi derivati del fluoro che costituiscono una delle lavorazioni più importanti dello stabilimento di proprietà di una multinazionale germanico-lussemburghese, la Icig. Le accuse di Arpav sono poi scaturite in una vera e propria inchiesta penale condotta dalla Procura della repubblica di Vicenza.

IL BRIEFING E LE CRITICHE
Durante il briefing di oggi le Rsu hanno anche affrontato un altro tema caldo. Quello del recente incontro tra i delegati di Confindustria Vicenza, i segretari confederali provinciali di Cgil, Cisl e Uil e l'azienda, dacché quest'ultima in quella sede avrebbe illustrato un piano di rilancio in forza del quale il management avrebbe cercato di rassicurare la triplice sia sul rilancio aziendale in termini di tenuta dei livelli occupazionali, sia in termini di avvio dell'iter di bonifica: che non solo si preannuncia lunga e costosa ma che al momento è al palo. «Onestamente - rimarca Renato Volpiana, il primo a sinistra nel riquadro, rappresentante aziendale per Filctem, la sigla della Cgil che segue i chimici - non ho proprio capito la ratio di quell'incontro di pochi giorni fa che nemmeno conoscevamo nel dettaglio». Non mancano poi le accuse ad alzo zero verso la società, presa di mira «per abbassare gli standard in tema di sicurezza dei turni di lavoro e di remunerazione a fronte di un management che mai come era capitato prima si assegna benefit da sogno in termini di auto di livello premium assegnate a quel dirigente piuttosto che a quel quadro. Benefit alto di gamma concepiti in faccia al lavoro di chi si spacca ogni giorno la schiena durante il turno».

FREDDEZZA NEL SINDACATO
Parole che denotano una certa freddezza nei confronti della iniziativa cui si aggiunge un altro elemento. Da quando nel 2013 l'affaire Miteni è esploso in tutta la sua virulenza, pur a fronte degli altissimi livelli di derivati del fluoro rilevati nei lavoratori, livelli di molto superiori anche a quelli dei cittadini delle aree più contaminate, il sindacato non ha mai dato mandato ai suoi consulenti, e medici e legali, il mandato per avviare una azione legale sia in ambito del lavoro, sia in ambito civile sia penale a supporto delle maestranze che si ritengono colpite sul piano della salute con risvolti anche sul piano giudiziario. «Noi abbiamo chiesto questo intervento ma fino ad oggi da parte dei vertici provinciali c'è stato un atteggiamento molto prudente. Detto questo - rimarca ancora il rappresentante della Rsu - i lavoratori comunciano ad essere davvero preoccupati tanto che stiamo pensando di muoverci anche in autonomia». Una presa di posizione che è destinata a pesare come la pietra anche alla luce del fatto che i valori sulla presenza dei Pfas nel sangue degli operai vengono comunicati alle maestranze con cadenza annuale.

LO SPETTRO AMBIENTALE
Tuttavia sul fronte Miteni la situazione rimane incandescente non solo sul piano sanitario, ma anche su quello ambientale. Da quando la contaminazione è stata acclarata il piano per cambiare le fonti di approvvigionamento idrico langue: si tratta di un piano complesso dai costi improbi che si aggirano sui 200 milioni. Altrettanto potrebbe costare l'intera bonifica della matrice inquinante della Miteni, sempre che questa sia possibile, tanto che da mesi comitati e ambientalisti si domandano se mai il privato, cui per legge spetterebbe l'onere, avrà mai la forza per sostenere un eventuale incombenza di questo tipo.

Rispetto alla quale c'è un altro elemento che bisogna tenere in considerazione. Pochi giorni fa infatti i media locali hanno dato notizia del protocollo d'intesa che dovrebbe dare l'abbrivio ufficiale al piano di caratterizzazione della Miteni. Si tratta di una procedura ufficiale che non solo è propedeutica alla bonifica, ma che soprattutto, proprio a fronte di un risanamento ambientale che dovesse rimanere solo sulla carta, darebbe la stura alla magistratura e agli inquirenti di contestare il reato di omessa bonifica, che per definizione, ove la riqualificazione ambientale finisse per languire, diviene un reato che non si prescrive perché permanente.

INCOGNITE GIUDIZIARIE
In realtà una delle critiche più dure del fronte ecologista alla Regione si era concentrato proprio sulla lentezza con cui l'amministrazione capitanata dal governatore leghista Luca Zaia stia progredendo alla stesura del protocollo che coinvolge anche il comune di Trissino e la provincia di Vicenza. Ora dalla lettura approfondita delle carte occorrerà capire se quel protocollo codificato in una delibera della giunta regionale con tanto di corposo allegato, sia veramente il primo step per il piano di caratterizzazione, con tutte le magagne penali che conseguono per la società in caso di inottemperanza. O se invece si tratta di una semplice lettera di intenti che lascia al privato lo spazio per non essere chiamato a rispondere rispetto ad alcune fattispecie penali.

Marco Milioni

martedì 18 luglio 2017

Alberto Peruffo Vs Miteni e Regione Veneto

Nel mentre i cittadini vengono travolti da botte e risposte (v. postilla in calce) e da notizie poco rassicuranti (v. le news sul via libera all'impianto di cogenerazione concesso dalla Regione Veneto alla MITENI, fino agli strani rapporti di parentela tra il gruppo proprietario dell'industria della Valle dell'Agno e la belga Solvay) rimane da capire che cosa oggi stia bollendo davvero nel pentolone PFAS. Dalle parti di Confindustria Vicenza si parla sempre più incessantemente di un incontro riservatissimo a cui dovrebbero partecipare in settimana i vertici provinciali dei sindacati confederali, con i vertici aziendali della MITENI e i rappresentanti della stessa Confindustria berica. Incontro riservatissimo per stabilire esattamente che cosa visto che stando ai quotidiani regionali l'amministratore Antonio Nardone si è schierato in modo molto duro contro i lavoratori e i sindacati stessi?

L'altra questione importante riguarda poi il comportamento della Magistratura. Ipotesi di reato così pesanti quali quelle messe sul tappeto dai Carabinieri del Noe dovrebbero indirizzare l'autorità giudiziaria verso un sequestro cautelare del quale non si ha alcun sentore: cosa davvero incomprensibile.

PS a margine: tutti quanti abbiamo letto la risposta di Bottacin alla Conferenza PD. Lo scrivo per esperienza e perché fa parte del mio lavoro: quando un'istituzione in un comunicato stampa ufficiale esordisce con le parole di un filosofo (Schopenhauer) dimostra la perdita di autorità della stessa istituzione. Essa non sa più trovare le parole e chiede aiuto a un autore autorevole, le cui parole spesso sono usate per rimescolare il polverone di ciò che non si sa dire. E' un fatto più unico che raro trovare questa procedura in un comunicato stampa ufficiale istituzionale, il quale dovrebbe essere semplicemente una scrittura di fatto, non una scrittura di buone intenzioni aperto da un proclama filosofico. Tutto ciò conferma quanto scritto nel post precedente: «La perdita di autorità da parte dei dirigenti della Regione dopo il BUR [sul cogeneratore, n.d.r.] dell'altro ieri è stata siglata a chiare lettere». Ora il nuovo CS della Regione conferma questo mio pensiero. E offre indizi. Peggio di Bottacin in fatto di comunicazione e autorità ha fatto solo l'Ufficio Stampa di Nardone quando ha indetto la oramai celebre - per pochezza - Lectio Magistralis con un Dottor Nessuno per tentare di riversare contenuti autorevoli sul teatrino quotidiano della bontà della sua azienda.

Tutto ciò non sono indizi da poco. Ci mostrano il profilo intellettuale delle parti in campo. La loro grande o scarsa intelligenza. Anche nel prendere in giro le persone. Non tutte però si lasciano incantare dalle arguzie e dalle arroganze di presunte filosofie o citazioni mirabolanti. Qualcuno conosce Schopenhauer meglio di questi signori, usurpatori del bene comune anche quando attingono al pensiero di un povero grande filosofo che si rivolterebbe nella tomba se sapesse che le sue parole sono state scritte in un comunicato stampa "ufficiale" di una Regione che si prepara a promulgare un'autonomia identitaria fondata sulla veneticità dei cosiddetti veneti (magnifico argomento! direbbe Schopenhauer) e non sulla libera autonomia di pensiero e di azione di cittadinanze che non vogliono più essere schiave di Stati e di plutocrazie territoriali come la stessa Regione Veneto con i suoi feudatari confederati ha dimostrato di essere. Sono o non sono veneti confederati fino al midollo delle ossa Zonin, Galan, Chisso, Marzotto e compagnia bella? Con quali signori si incontrano i sindacati e perché?

Quali di questi ultimi - delle sigle sindacali confederali - sono succubi di questo sistema "confederato" tenuto in piedi per troppi anni in questa Regione? La RIMAR - 40 anni di storia - non vi dice niente? E' davvero possibile un cambio di passo nel mondo del lavoro dopo tutto questo polverone? Non aggiungo altro e chiudo con le terribili parole di Schopenhauer che credo il filosofo tedesco pronuncerebbe contro Bottacin per aver abusato del suo pensiero: «Noi siamo un’armata di fantasmi che assediamo l’inaccessibile». Questo saremo noi - attivisti - di fronte alla MITENI e al Palazzo della Ragione. Ops, della Regione.

Alberto Peruffo

fonte:
pagina Facebook Acqua bene comune libera dai Pfas, pubblicato il 18 luglio 2017 alle 10,43
url sorgente:
https://www.facebook.com/groups/437427346291025/permalink/1634932123207202/
versione pdf:
https://drive.google.com/file/d/0B79_g8yAOzcBV2VEZ0dCeDUzSFk/view?usp=sharing

mercoledì 12 luglio 2017

Pfas nei terreni, task force per la bonifica

Bonificare l'intera area della Miteni dai Pfas e da qualunque altra sostanza pericolosa. Sarà questo l'obiettivo finale della nuova task force formata da Regione, Provincia, Comune di Trissino e Arpav. I quattro enti hanno già approvato il protocollo che servirà a coordinare le attività di analisi e messa in sicurezza del sito inquinato, documento che era stato annunciato dopo un vertice tra gli enti avvenuto a palazzo Balbi a Venezia.

L'INTESA. Con il protocollo vengono messi nero su bianco tutti i passi che i quattro soggetti si prefiggono di attuare per eliminare la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche dall'area della Miteni, nel territorio comunale di Trissino. Uno dei punti principali riguarda dunque l'istituzione di un comitato tecnico, sotto la regia della Regione, che avrà il compito di dare sostegno tecnico e giuridico, nelle varie azioni, all'amministrazione comunale trissinese e a palazzo Nievo. Prima di agire, però, sarà necessario conoscere nel dettaglio quali sostanze si trovino nei terreni dell'area di proprietà della Miteni e dove esse siano precisamente localizzate. A tal fine, entro 60 giorni dalla firma dell'accordo, dovrà essere redatto un nuovo piano di caratterizzazione. Come si legge nel protocollo, la Miteni dovrà aggiornare ed integrare l'analisi del rischio dei suoli e, qualora necessario, presentare il progetto di bonifica e di messa in sicurezza del sito di proprietà. La stessa ditta sarà inoltre tenuta a presentare il progetto di bonifica della falda acquifera sotterranea. Tra gli interventi è prevista anche l'implementazione di adeguate misure di prevenzione sul sito trissinese, volte ad impedire che le acque sotterranee contaminate possano fuoriuscire dall'area. Arpav metterà a disposizione le proprie strutture specialistiche per eseguire le indagini, le verifiche tecniche e di laboratorio, nonché gli accertamenti sugli impianti e le installazioni.

L'AUTORIZZAZIONE. Tra gli altri punti del protocollo figura il riesame, da parte della Provincia, dell'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all'azienda. «I tecnici stanno esaminando la documentazione presentata da Miteni, per capire su quali punti sia possibile migliorare - specifica il consigliere provinciale con delega all'ambiente Matteo Macilotti -. Alla fine saranno decise le prescrizioni per l'azienda». A breve sarà convocata la prima conferenza dei servizi, che vedrà gli enti coinvolti esaminare la documentazione in contraddittorio con la stessa ditta.

L'AZIENDA. «È apprezzabile che ci sia un coordinamento tra tutti gli enti per affrontare la situazione». È il commento della Miteni di fronte all'approvazione del protocollo d'intesa. «È positivo - continua l'azienda di Trissino - notare che tra i firmatari dell'accordo ci sia anche Arpav: l'agenzia ha già affiancato l'azienda nei controlli degli ultimi anni e quindi è già in possesso di tutti i dati». Miteni spiega di aver presentato alla Provincia i documenti relativi ad un'ulteriore implementazione nel sistema di gestione degli scarichi. L'intenzione della ditta trissinese è quella di realizzare «un sistema di abbattimento dei Pfas che circolano nell'aria all'interno dello stabilimento, un impianto che permetterebbe di intercettare le molecole per poi distruggerle trattandole con temperature elevate. Il progetto non renderebbe necessario lo smaltimento di questa frazione attraverso l'acqua».

da Il Giornale di Vicenza di martedì 11 luglio; pagina 19