domenica 16 agosto 2020

Affondo de l'Espresso su Malvestio: il Veneto sobbalza

L'Espresso in edicola ieri (ma non mancano alcuni passaggi molto simili anche sul portale elettronico) ha pubblicato un approfondimento in cui vengono accesi i riflettori su Massimo Malvestio, l'avvocato d'affari originario della Marca, considerato vicinissimo al governatore leghista del Veneto Luca Zaia. Si tratta di un servizio in cui al centro della narrazione finisce un pezzo del potere del Nordest, quello con la "P maiuscola". La cosa ha scatenato le reazioni (e forse gli imbarazzi?) le più diverse: sostegno al personaggio, critiche al vetriolo indirizzate nei suoi confronti e uscite più o meno puntute sui social network hanno arroventato un ferragosto rovente di suo durante il quale hanno incrociato le lame lo stesso Malvestio nonché Enrico Cappelletti, candidato per il M5S alla carica di presidente della giunta regionale del Veneto: un Veneto che dopo la pubblicazione dell'articolo è mediaticamente sobbalzato durante la calura agostana...

venerdì 14 agosto 2020

Zaia, Malvestio, Fenech e Caruana Galizia: quattro nomi di vaglia nel servizio shock de l'Espresso

«Le società estere di Massimo Malvestio, per anni legale del presidente veneto: una rete di fondi maltesi con clienti anonimi. Che investono in Italia. Nelle autostrade dei Benetton». Questo è uno dei primi passaggi dell'inchiesta pubblicata da l'Espresso che sarà in edicola domani 15 agosto. E che potrebbe mettere in grande imbarazzo la politica veneta. Il settimanale rimarca come Malvestio, questa di fatto l apremessa della narrazione, si sia trasferito nello stato insulare dell'omonimo canale a scavalco tra il 2013 e il 2014.

Lì, sempre secondo il settimanale, il noto professionista trevigiano avrebbe dato vita ad un network «di fondi d'investimento e società finanziarie che gestiscono patrimoni privati per oltre 400 milioni di euro». Quando l'avvocato della Marca manifestò la sua intenzione di abbandonare il Belpaese lo stesso governatore Zaia, si legge ancora, diede contezza in questo modo in una intervista al Mattino di Padova il suo rapporto molto stretto con il legale: «Continuerò a rompergli le scatole a Malta. Massimo Malvestio era e resterà il mio riferimento giuridico». Parole che confermano ancora una volta la nomea di spin doctor di Malvestio per le questioni legali del governatore.

Ma c'è di più. Se si continua a compulsare il testo del servizio si può leggere come la documentazione esaminata dall’Espresso in forza del lavoro svolto dal consorzio internazionale per il giornalismo investigativo Icij, mostri come «le finanziarie maltesi di Malvestio, costituite a partire dal 2009, sono state utilizzate per acquisire consistenti partecipazioni in grande aziende italiane controllate da imprenditori del Nordest. Dal Veneto al Veneto, via Malta».

Tuttavia la ricostruzione messa nera su bianco da l'Espresso rende più cupa la vicenda narrata allorché la storia testata romana fa un riferimento all'affaire Caruana Galizia. «Dopo una lunga e prestigiosa carriera nella regione tra politica, società pubbliche, banche e imprese private, l'avvocato fondatore dello studio Bm&a di Treviso - narra l'espresso -  è diventato un grande sponsor di Malta, che ha difeso perfino all'indomani dell'omicidio-choc della giornalista Daphne Caruana Galizia». Appresso c'è un altro passaggio non di poco conto dacché il servizio spiega come intervistato dal Gazzettino di Venezia il 18 ottobre 2017, Malvestio si lanciò in una difesa d'ufficio di uno Stato descritto come un paradiso fiscale. «Quale corruzione? Malta - così l'Espresso rilancia le parole del Gazzettino - è un'isola felice. Qui si vive benissimo. Il delitto è maturato nell'ambito del traffico di droga e petrolio. Lo Stato non c'entra nulla».

Il periodico romano poco appresso aggiunge altri dettagli rimarcando come in seguito le indagini, lunghe e sofferte, abbiano di contro dato contezza di quello che viene definito come un «l'intreccio mortale tra politica, corruzione e affari sporchi». Ma perché l'Espresso giunge a questa conclusione? A spiegare tutto è il passaggio successivo dell'approfondimento. Nel quale si legge che dopo «l'arresto dei tre presunti esecutori e di un intermediario, che ha confessato, l'inchiesta» abbia persino coinvolto uno dei businessman più ricchi di Malta. Si tratta di «Yorgen Fenech, incriminato come mandante dell'omicidio». Secondo il settimanale peraltro la giornalista assassinata era stata la prima a pubblicare notizie suò conto di una «anonima società offshore controllata da Fenech, chiamata Black 17, che ha versato tangenti su conti esteri di cui risultano beneficiari due ministri del governo maltese, che si sono dimessi per lo scandalo».

La lunga inchiesta de l'Espresso però va oltre e aggiungendo un ulteriore tessera al puzzle sottolinea come i documenti maltesi in qualche modo ora mostrino come «tutte le società finanziarie dell'avvocato Malvestio hanno la sede legale al quattordicesimo piano della Portomaso Business Tower: il grattacielo più alto dell'isola. Che appartiene proprio a Yorgen Fenech». Il che secondo l'Espresso sarebbe indice ed «emblema della potenza economica del suo gruppo Tumas, controllato da decenni dalla sua famiglia e intitolato al nome del nonno». Ma non è finita. Nell'anteprima del servizio de l'Espresso la quale sta facendo anche il giro di parecchie agenzie di stampa, si legge anche che «Yorgen Fenech, che respinge ogni accusa, è stato arrestato il 20 novembre scorso mentre cercava di scappare da Malta con il suo yacht». E ancora il pomeriggio precedente, sempre secondo la testata romana Fenech si sarebbe dimesso «dalle cariche di vertice del gruppo, dove è stato sostituito dal fratello» mentre pochi giorni dopo «sarebbe stato rilasciato su cauzione, tra le proteste dei familiari della giornalista assassinata e di tutta l'opposizione». Il servizio si chiude poi con un passaggio su Malvestio, nel quale si dà conto di come oggi lo stesso Malvestio appaia «deluso» dallo stato isolare mentre le carte del consorzio investigativo menzionate dal settimanale indicherebbero come il professionista progetti «di trasferirsi con tutte le sue attività in un altro paradiso fiscale europeo: Montecarlo». Ad ogni modo a palazzo Ferro Fini si vocifera che il servizio de l'Espresso è destinato a fare molto, molto calmore: soprattutto per la vicinanza, mai negata dai due, di Zaia a Malvestio.

Marco Milioni

martedì 28 luglio 2020

Fondi prevenzione sicurezza, la Cub berica porta le carte alla Guardia di finanza


(m.m.) «Dalla stampa quotidiana apprendiamo con molta preoccupazione di una serie di circostanze assai poco chiare relative alla procedura con cui l'Ulss 8 Berica avrebbe finanziato alcuni progetti per quanto concerne la sicurezza sui luoghi di lavoro». Inizia così una nota al vetriolo diramata ieri in cui Maria Teresa Turetta, responsabile per il Vicentino del sindacato Cub esprime tutta la sua perplessità in merito alla vicenda (di cui ha parlato il quotidiano Vicenzatoday.it il 23 luglio) dell'utilizzo dei fondi che per legge vengono in parte reperiti dalle sanzioni elevate dai funzionari delle Ulss, più segnatamente dallo Spisal, nei confronti delle imprese sanzionate per il mancato rispetto delle norme di sicurezza. Ma c'è di più, la Cub (nel riquadro una manifestazione della sigla sindacale di base), è così preoccupata di quanto emerso sulla stampa, lo si apprende sempre nella sua nota, da avere segnalato le sue perplessità alla Guardia di finanza del comando provinciale berico con un articolato esposto indirizzato alle fiamme gialle sempre ieri.

L'INCIPIT
«Apprendere che decine e decine di migliaia di euro - si legge - finiscano direttamente nelle casse dei soliti noti a partire da Confindustria per non parlare di Confartigianato è francamente inquietante». Poi il sindacato esplicita ancor più il suo pensiero per quanto riguarda un fondo che ammonta a un totale di mezzo milione di euro: «Le associazioni datoriali oggetto del ricchissimo finanziamento pubblico riconducibile alla legge 23 del 2007 varata dal Consiglio regionale... sono le stesse... o lo sono spesso... fra i ranghi delle quali allignano imprese loro iscritte che della sicurezza sui luoghi di lavoro hanno una considerazione che dire bassa è poco».

E così Turetta prosegue con il suo j'accuse: «Al contempo non sono pochi i dubbi che desta la modalità che l'Ipsia Lampertico di Vicenza avrebbe identificato per garantirsi l'acquisto d'un nuovo tornio che con lo spirito della legge regionale non sembra c'azzecchi molto. Per questo motivo la Cub di Vicenza in data 27 luglio 2020 ha deciso di indirizzare alla guarda di finanza... un dettagliato esposto... affinché valuti la presenza di eventuali profili di anomalia».

DUBBI IN REGIONE? L'INDISCREZIONE
Più in generale le doglianze della sindacalista sono giustificate dal fatto che in Regione, che poi è l'ente che controlla e sorveglia le Ulss, più di qualche funzionario dell'assessorato al bilancio avrebbe storto il naso circa l'utilizzo di quei fondi: questi i rumors che circolano in Laguna. Dalla delibera dell'Ulss in cui si assegnano de facto le risorse per i progetti emerge una circostanza precisa. Molti degli assegnatari di quei fondi infatti fanno parte dell'organismo che de facto li assegna. Una sorta «di autorefernzialità» che a palazzo Balbi non sarebbe passata inosservata e che ha suscitato le ire di Bruno Cardini, già funzionario dello Spisal, oggi consulente per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

LE ACCUSE DI UN EX FUNZIONARIO DELLO SPISAL
Cardini in un post su Facebook pubblicato il 23 luglio usa parole che pesano come macigni: «Un terzo del valore delle sanzioni sulla sicurezza del lavoro deve tornare alle aziende ...virtuose... per Vicenza si tratta di 530.000 euro, non pochi: Verona per questi fondi fa un bando pubblico. Vicenza fa una raccolta di domande sostanzialmente riservata. Presentano domanda per i fondi, sostanzialmente, gli stessi che poi li devono assegnare. Nelle domande non c'è una sola organizzazione di professionisti, non c'è una organizzazione sindacale al di fuori di quelle che vi sono nel comitato assegnatario, non c'è una sola azienda».

E ancora: «A Verona si pone come condizione dei progetti un ... di più..., ossia si escludono» tutti i soggetti obbligati a conoscere e ad adempiere consapevolmente agli obblighi relativi al testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ossia al decreto legislativo 81 del 2008. «A Vicenza - prosegue Cardini - non so quali condizioni si pongano perché, per quanto mi riguarda, non sono riuscito a trovare né un bando né un avviso di manifestazione di interesse. Dico che personalmente mi sono recato presso alcuni Spisal a chiedere come fare per presentare domanda e i miei ex colleghi non hanno saputo darmi risposta; con ciò forse c'è qualche problema di comunicazione all'interno degli organi di vigilanza».

«PROFILI DI ILLEGITTIMITÁ»
E la critica dell'ex funzionario va oltre: «Visto il bando di Verona ho avvisato alcuni studi professionali che operano nel campo della sicurezza che hanno presentato domanda per Verona, ma nulla hanno saputo... nonostante avessero chiesto... dei fondi di Vicenza». Poi l'accusa più pesante: «Per questo dico che vi sono evidenti profili di illegittimità. Ho visto solo ieri la delibera con l'assegnazione dei fondi e mi è salita la nausea. Ma la questione, per il sindacato, è politica. Le organizzazioni sindacali accettano che le associazioni padronali si comprino il consenso attraverso i soldi delle sanzioni; in cambio, come Lazzaro, ricevono le briciole che cadono dalla tavole del banchetto. Attendo spiegazioni dalle organizzazioni sindacali».

I PASSI DELLE FIAMME GIALLE
Ora al di là delle reazioni occorrerà capire come si muoverà la GdF. Non è escluso che i finanzieri vorranno vederci chiaro in merito alle modalità con cui sono stati assegnati i fondi andando a scartabellare eventuali verbali del comitato assegnatario o altre carte. Allo stesso modo potrebbero acquisire copia della offerta pubblica dell'Ipsia Lampertico (per la quale a palazzo Balbi ci sarebbe stato più di qualche mal di pancia) per l'acquisto di un tornio da centomila euro, come potrebbero vagliare l'operato del dirigente scolastico che lo ha firmato (ossia la preside Luisiana Corradi), nonché l'operato di eventuali collaboratori della dirigente, anche dell'area tecnica, che materialmente potrebbero avere contribuito alla stesura del testo.

Ma poi come è andata a finire la gara bandita dal Lampertico i cui termini scadevano il 24 luglio? Quante offerte ci sono state? Da parte di chi? Al momento sul sito web dell'istituto non sembrano esserci comunicazioni in tal senso. Nei giorni passati però era trapelato che tra le aziende in «pole position» ci fosse la Stc macchine utensili, una srl con sede a Vicenza in viale del Lavoro.

domenica 5 luglio 2020

La storia incredibile di Mister Laserjet: dalla "massaggiatrice" cinese al Covid-19

(m.m.) «L'imprenditore vicentino, la "massaggiatrice cinese" e il viaggio a Medjugorie: Covid-XXX... La vera storia del focolaio di Coronavirus ha dell'incredibile perché ricalca perfettamente la trita parodia del Veneto laborioso e porcellone. Un cluster a luci rosse e preghiere, insomma». È questo il titolo scelto da Il Mattino di Padova che avant'ieri ha pubblicato un articolo molto effervescente in relazione alla vicenda del top-manager della Laserjet, impresa assai nota del basso Vicentino, il quale contratto il Covid-19 avrebbe messo a rischio epidemia la sua comunità. Ieri invece era stato Il Giornale di Vicenza a parlare delle condizioni di salute dell'«imprenditore Lino Fraron». Vicenzatoday.it invece due giorni fa aveva dato conto delle liason politiche del manager in una con le preoccupazioni in merito al suo comportamento espresse dai sindacati. E di come la «storiaccia» sia stata accolta sul territorio parla diffusamente il Corriere veneto in un reportage di Stefano Ferrio pubblicato sempre il 4 luglio.

domenica 7 giugno 2020

Spv, tra prospettive e disagi

(m.m.) Oggi i media veneti tornano ad occuparsi di Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv. Il Giornale di Vicenza pubblica ben due pagine sull'argomento nelle quali si dà ampio spazio, tra le altre, alle previsioni della giunta regionale veneta per quanto riguarda l'inaugurazione dell'opera. Il quotidiano di via Fermi affronta anche il teme della ennesima protesta da parte dei residenti che abitano a ridosso del cantiere di Malo-Vallugana. Un argomento che, sempre oggi, affronta pure la testata Vicenzatoday.it.

mercoledì 20 maggio 2020

Fase due, i furbetti dello scontrino parlano vicentino


(m.m.) Oggi l'agenzia Lineanews ed il quotidiano Vicenzatoday.it affrontano il tema del cartello (una pratica contraria alla legge) in forza del quale alcuni bar del centro della città berica avrebbero in maniera sincronica alzato il prezzo del caffé dopo la serrata dovuta alla pandemia da Covid-19. La questione non è di poco conto soprattutto per l'endorsement politico che la giunta comunale di Vicenza distillò il primo maggio quando la protesta dei commercianti contro il governo per le imposizioni dovute al contrasto della epidemia incontrarono il favore della giunta e in particolar modo quelle dell'assessore al commercio Silvio Giovine il quale milita nella mini corrente di Fdi che fa capo all'assessore regionale veneto alla formazione Elena Donazzan: altro personaggio che ha molto appoggiato la protesta.

Tuttavia la rogna è tutta in capo a Giovine perché sua è la delega al commercio. Se il suo referato non dovesse condannare in maniera draconiana l'alterazione dei prezzi (e soprattutto se non dovesse mettere in campo ogni sforzo per identificare i colpevoli con nomi e cognomi) da parte dei furbetti dello scontrino, sarebbe l'intera giunta (capitanata dal sindaco Francesco Rucco) ad esporsi rispetto ad una accusa di connivenza con un comportamento considerato deprecabile dalla opinione pubblica.

Per amore di precisione (me lo ha chiesto cortesemente il titolare del bar Venti5 di Vicenza in piazza dei Signori) faccio presente che lo scontrino usato nella generica a corredo di questo post è riferito ad un caffé consumato al tavolo. Nel mio corsivo mai peraltro si è sostenuto il contrario, anzi mai è stato fatto alcun riferimento a quel bar: ma siccome con molta gentilezza mi è stato chiesto di evidenziare questo aspetto, ecco accontentata la richiesta.

sabato 16 maggio 2020

Zaia Fantozzi difende Filini Fontana


(m.m.) Fa pena e fa ridere al tempo stesso la recente difesa d'ufficio del governatore veneto Luca Zaia a beneficio del suo pari grado lombardo Attilio Fontana (preso di mira quest'ultimo da una scritta apparsa su un muro) come ricorda l'agenzia Adn Kronos (nel riquadro). In primis perché la ratio del ragionamento di Zaia, anche se non esplicitata nelle sue dichiarazioni, è quella di cercare di spegnere le voci dissenzienti. Tuttavia l'uscita di Zaia è da un certo punto di vista ancora più ridicola, fantozziana se si vuole, se letta sul piano del suo inconscio: si tratta infatti di una trovata che freudianamente nasconde la volontà di anticipare critiche di un tenore simile che prima o poi arriveranno nel Veneto: il tema è quello dei decessi e delle infezioni da Covid-19 nelle case di cura per anziani. Di grazia alle critiche, anche a quelle violente, si risponde con gli argomenti non stigmatizzando i toni. La stigmatizzazione caso mai arriverà a dopo: hashtag Fantozzi Zaia difende Filini Fontana (che con la faccia che si ritrova sembra davvero l'impiegato dell'ufficio sinistri di salciana memoria).