mercoledì 20 luglio 2016

Gli strali di Ellero sui magistrati vicentini

Chi conosce il professor Renato Ellero, uno dei penalisti più noti del Veneto, sa che i mezzi termini non sono per lui. Che si parli di corruzione, di diplomazia o di politica, il vicentino di origini veneziane ama ripetere «di non curarsi più di tanto di ciò che pensano gli altri». E la cosa la si è notata, fra le tante, quando è finito su La7 per parlare del caso Expo-Maltauro. O quando dalle telecamere di Antenna Tre si scagliava contro l'allora premier Silvio Berlusconi e contro il sistema bancario. Fino alle analisi su Vicenzapiu.com in tema di BpVi. Ed è proprio sul versante delle banche venete che la situazione rimane tesa. Oggi a Treviso si tiene l'ennesima manifestazione di protesta. Venerdì a Vicenza è previsto l'arrivo del Guardasigilli Andrea Orlando del Pd, invocato da più parti dopo il j'accuse indirizzato dai risparmiatori truffati nei confronti degli uffici giudiziari berici. «La situazione è grave» spiega l'avvocato, il quale però nutre più di qualche dubbio sul fatto che l'autorità giudiziaria riesca a fare completamente chiarezza sull'affaire Popolare di Vicenza. 

Professore Ellero, recentemente ha avuto molto risalto sui media la presa di posizione del presidente della Anm il dottor Piercamillo Davigo il quale ha chiesto che il Csm aprisse un fascicolo rispetto a quanto è accaduto a Vicenza nei confronti della vicenda BpVi. Lei queste notizie come le ha accolte? 
«Per dire la verità, avrei preferito venissero da altra fonte, perché in fin dei conti Davigo è un collega, però si è sentito in dovere, di fronte a questa vicenda gravissima, di intervenire personalmente; mi domando a questo punto, però, dove siano i magistrati vicentini, dove siano gli organi di controllo sui magistrati vicentini. Mi domando anche dove sia il Consiglio dell'ordine degli avvocati, perché di fronte a quanto accaduto il Consiglio dell'ordine ha un dovere di intervento. Perché siamo arrivati ad un punto tale che a Vicenza, a palazzo di giustizia, l'avvocato che è uso frequentare certi corridoi riceve un trattamento: gli altri no. A questo punto sarebbe meglio che le cariche in seno all'Ordine degli avvocati fossero estratte a sorte. Così almeno certi interessi e certe manovre sparirebbero. Il fatto che certi consiglieri siano stati confermati mi offende come avvocato».

Da più parti si invocano interventi di vario genere. Le commissioni giustizia di Camera e Senato possono sollecitare alcuni accertamenti da parte del guardasigilli per esempio. Peraltro in commissione giustizia al palazzo Madama ci sono parecchi membri veneti: la senatrice Erika Stefani del Carroccio, la senatrice Rosanna Filippin del Pd, il senatore Enrico Cappelleti del M5S. Poi c'è il veneziano ex Pd Felice Casson. Le prime due sono avvocati vicentini. Cappelletti è vicentino d'adozione. Sono persone che dovrebbero conoscere il dramma banche. Lei che dice al riguardo? 
«Lei sa quanti avvocati ci sono in Italia? Il problema non è questo, il problema è se avere il titolo di avvocato, permetta di essere un avvocato con la “A” maiuscola. Quanto all'esponente dei Cinque stelle, che dovrebbe appartenere ad un movimento che si dice rivoluzionario, debbo dire che è stato morbido. Anzi moscio. Il che tra l'altro rende l'idea dello spessore culturale di molti elettori dei Cinque stelle. E lo dice uno che a Beppe Grillo ha sempre riconosciuto i suoi meriti. A Grillo più che pensare ad espellere chi si comporta in un certo modo o chi fa determinate cose consiglierei di espellere chi non fa niente. Ricordo a tutti che nel 2013 il M5S ha preso i voti per rovesciare i tavoli, non per mediare e moderare. Nel caso della BpVi avrebbero dovuto fare il diavolo a quattro. Anche coi magistrati».

Le istituzioni vicentine come si sono comportate?
«Lei sa che il sindaco di Vicenza, Achille Variati è del Pd. A Vicenza tutti ricordano le dichiarazioni entusiastiche degli anni passati di Variati nei confronti dell'ex presidente della Popolare vicentina Gianni Zonin. Dopodiché posso solo consigliare a Variati, se ha un po' di dignità di dimettersi».

E poi?
«C'è una questione di fondo. La gente dovrebbe essere più vivace: se vanno a protestare davanti casa di Zonin, vadano dentro allora, solo che se poi lo trovano dentro è un problema per entrambi; non le dico cosa farei io. Io posso dirle che la moglie di un grande industriale vicentino, parlando con un amico, di Zonin, ha detto: “Se lo trovo lo uccido”. Non so se rendo l'idea».

Recentemente sui media veneti l'ex procuratore berico Antonio Fojadelli e l'ex pm, suo sottoposto, Antonino De Silvestri se le sono dette di santa ragione. De Silverstri, sul GdV, ha affermato di avere lasciato la toga perché non aveva condiviso la richiesta di archiviazione per Zonin voluta da Fojadelli. Quest'ultimo sul Corveneto ha replicato che all'epoca dei fatti De Silvestri in modo anomalo si era de facto auto-assegnato il fascicolo. Quest'ultimo poi ha anche affermato, sempre su Il Giornale di Vicenza, che era stato avvicinato da un noto imprenditore affinché ammorbidisse l'inchiesta sulla Popolare. E che l'ex magistrato non lo denunciò, lo racconta proprio De Silvestri di sé stesso, solo perché erano amici di lunga data. Lei s'è fatto una idea di questa querelle a distanza?
«De Silvestri non racconti balle. Lui dalla magistratura è stato sbattuto fuori. E ancora. Sempre De Silvestri in quella intervista, si autoaccusa di un reato, sebbene prescritto. Nemmeno Fojadelli per vero la racconta tutta. E dovrebbe spiegare una cosa. Se è vero che De Silvestri tenne un comportamento anomalo, lui, che era il dirigente dell'ufficio che provvedimenti adottò? E perché Fojadelli non dice che fu Ennio Fortuna, ex procuratore generale presso la corte d'appelo di Venezia a dire di De Silvestri: “quello non lo voglio nella mia circoscrizione giudiziaria”. Devo andare avanti?».

Scusi professore ma lei li conosce i motivi per cui De Silvestri abbandonò la toga da magistrato?
«Io penso di conoscerli. Sempre che De Silvestri non mi rompa le scatole. Allora glieli tiro fuori subito. Chiaro? Andrebbe però aggiunta un'altra cosa più importante di questa scaramuccia a distanza tra due ex magistrati».

Quale?
«Di riffa o di raffa le condotte attribuite a Zonin sono state attribuite anche ad altri membri del cda della BpVi come l'ex dg Samuele Sorato, come l'ex presidente di Confindustria Vicenza, Giuseppe Zigliotto. Con loro ci sono gli ex top manager Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta, assieme all'ex componente il cda Giovanna Dossena. Ora se più persone hanno concordato quella condotta illecita, leggo sulla stampa di reati, tra gli altri, come truffa o ostacolo all'attività di vigilanza, io le dico che sono due attività dolose e, se più di tre persone si uniscono per commettere un reato, questa è associazione a delinquere: se uno studente all'esame di penale non lo sa lo si butta fuori. È possibile che io cittadino debba pagare 6000 euro al mese ad un procuratore della repubblica che fa di tutto per dare l'impressione che non lo sappia?».

Si riferisce al ritardo con cui la procura, sempre che lo abbia fatto, avrebbe constatato l'associazione per delinquere?
«Sì. Ma siamo fuori dal mondo? Ovviamente in questi casi può essere previsto anche l'arresto. Arresti però non ce ne sono stati. Sequestri nemmeno. Ne deduco che non si voglia arrivare sino in fondo. E che si voglia continuare a rigirare la minestra. Evidentemente anche i magistrati hanno degli interessi particolari».

Che sarebbero?
«Non lo so. Ma c'è il Csm no? Ecco, il Csm indaghi. Anche se mi viene da ridere al pensiero che uno dei membri del Csm sia l'ex senatore azzurro Pierantonio Zanettin».

Se pensa alla magistratura requirente vicentina che cosa le viene in mente?
«Se io fossi il procuratore capo Antonino Cappelleri un pensierino alle mie dimissioni lo farei». 

Lei, pur a riposo, è un docente universitario. Nel mondo accademico l'andazzo in BpVi era noto? 
«Certo che sì. In un periodo in cui ero il direttore del corso di operatore giuridico di impresa della facoltà di giurisprudenza di Padova-Rovigo insegnava una persona, della quale non posso rendere pubblico il nome per questioni di riservatezza professionale, che faceva il commercialista. Quest'ultimo era uno di quelli che per BpVi approntava i bilanci. Mi raccontò che era il presidente che diceva quali dovevano essere i risultati. E che alla fine i conti rispecchiavano tale volontà».

Se ne ricava che cosa?
«Ovvio che non ci volesse un genio. E che non ci volesse molto per per scovare il falso in bilancio in via Framarin. Sarebbe bastato che uno con le competenze giuste andasse a fare le pulci a quelle carte. Ma non accadde: il tutto a fronte di segnalazioni alla magistratura penale che vanno avanti da lustri».

Perché?
«Perché a Vicenza domina un certo tipo di mentalità rispetto al quale fin dalla base della piramide sociale si tende a pensare: “Meglio non toccar la banca. Che mi sistema il figlio, il cognato e a volte anche l'amante”. Come vede non ho remore a dire certe cose».

Le denunce sulla popolare berica portate avanti dalla associazione dei consumatori Adusbef affondano le radici addirittura nel 2001. Da questo punto di vista Vicenza e la sua provincia come hanno reagito sul piano della dignità e sul piano sociale?
«Devo rilevare l'assordante silenzio della opinione pubblica berica e quello della cosiddetta grande stampa nei confronti di quanto accaduto negli anni fra procura e alcuni effici Gip. Come diamine si fa quindi a parlare di dignità? I vicentini sono senza dignità».

Ma così non si fa di tutta l'erba un fascio?
«Ovvio che non bisogna banalizzare. Ma generalizzare si può di fronte ad una omertà sociale tanto diffusa. Comunque proviamo a fare alcuni distinguo. I soggetti che hanno perso venti, trenta o quaranta milioni di euro è giusto che li abbiano persi. È gente che ha tratto lucro dalla banca. Hanno investito massicciamente in azioni per avere un tornaconto economico per le loro aziende che mai avrebbero avuto a fronte di rapporti bancari seri. Questi professionisti del “mi faccio gli affari miei” sono quei signori che poi si sono opposti in modo vergognoso alla azione di responsabilità contro il management della vecchia gestione. Ed è chiaro che il vecchio establishment non sia stato attaccato perché questi imprenditori hanno avuto soldi sotto banco».

Però ci sono i piccoli che ci hanno rimesso tutto. O no?
«Certamente sì. Ci sono stati alcuni suicidi o tentati suicidi. E le assicuro che ce ne sono altri due in ballo. Ovvero ci sono altre due persone pronte a togliersi la vita. La diocesi vicentina è al corrente di questa situazione. Tanto che io vorrei sapere dal vescovo Beniamino Pizziol che cosa abbia intenzione di dire o di fare sulla vicenda. I ragionamenti sulla fede e quelli astratti sulla degenerazione della finanza spettano al Papa. Il vescovo di Vicenza invece dovrebbe intervenire sul piano pratico; poi tra l'altro sono le sue “pecorelle” che si suicidano, e il suicidio, se non sbaglio, è un peccato. Ergo il vescovo che cosa sta facendo? E che cosa ha fatto sino ad ora? Con quanta veemenza ha denunciato i vecchi vertici di BpVi?».

Sui giornali si torna a parlare di una serie di vicende relative a procedimenti penali che sono stati o che dovrebbero essere in capo alla procura di Vicenza. E che hanno dato adito a svariate polemiche. Molti parlano di strane lentezze: dalla inchiesta su Borgo Berga, a quella relativa ai Pfas, c'è ovviamente la BpVi per non parlare delle altre sull'urbanistica o su Aim. Molte sembrano avviate alla prescrizione. Sembra che di fronte a certi santuari si faccia fatica a fare luce. Lei che pensa al riguardo?
«Se si creasse un pool di indagine ad hoc sulle cose accadute in procura e al tribunale di Vicenza qualche magistrato si dimetterebbe. Se quel pool lo guidassi io se ne dimetterebbero molti di più».

Secondo lei il consiglio superiore della magistratura, ma anche gli ispettori del ministero, avrebbero il potere per legge per fare queste cose?
«In teoria sì. Alla fin fine però a condurre le ispezioni sui magistrati sono altri magistrati. Per cui che domande potrebbero fare? Domande del tipo “signor presidente del tribunale lei ha fatto qualche ispezione? Ha ispezionato i gabinetti? Erano puliti?” Rido per non piangere».

Rispetto alle vicende dei rovesci bancari, si può dire che c'è stata una differenza nel comportamento tra i correntisti e tra i soci veneti e vicentini da una parte e tra quelli toscani colpiti, per esempio dal caso Etruria?
«Ovviamente sì. Il centro Italia ha reagito ben più duramente: sono andati a Roma sotto le sedi governative e ministeriali. E se il ministro Maria Elena Boschi non fosse filato via a qualcuno sarebbe passato per la mente di andarla a prendere nei suoi uffici. Lo stesso è accaduto a Firenze con la Leopolda. I vicentini, i trevigiani e i veneti in generale, rispetto a due procure che poco hanno fatto sia per la BpVi sia per Veneto Banca, hanno posto in atto gli stessi comportamenti? No. E la cosa di commenta da sé».

In questi mesi si è parlato anche di responsabilità ai piani alti. Lei che pensa di Bankitalia?
«Non ne penso bene. Però faccio un esempio. Quando in Germania è scoppiato il dieselgate il numero uno di Volkswagen Martin Winterkorn si è dimesso alla velocità della luce. Ed è un uomo più potente di chi per anni si è alternato alla carica di governatore di Bankitalia. In via Nazionale tutti son rimasti al loro posto invece. Non aggiungo altro. Anche perché sulla banca centrale italiana ho già detto negli anni tutto il peggio che si potesse dire».

Marco Milioni

2 commenti:

  1. Interessante articolo. Mi spiace solo che l'avvocato in questione abbia ingiustamente criticato M5S, che è l'unico che si è mosso seriamente sulla vicenda: magari sembreranno "mosci", ma le cose le sbattono in faccia duramente, altro che "non aggiungo altro"... chi doveva vigilare è complice, e qui ci si limita a bisticci tra prime donne di procura...
    Sotto lascio alcuni link che potrebbero essere molto utili ai truffati BPVI che vogliano trascinare in tribunale TUTTI i colpevoli di questa truffa, inclusi gli organi di Vigilanza... "Ostacolo alla Vigilanza" è una barzelletta: l'escamotage giuridico per non condannare né truffatori né controllori... Peccato che i soldi per mantenere in piedi una banca depredata siano arrivati da banche commissariate... leggete e diffondete, per amore della Giustizia


    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/07991&ramo=CAMERA&leg=17
    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/07700&ramo=CAMERA&leg=17
    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/07506&ramo=CAMERA&leg=17
    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/08511&ramo=CAMERA&leg=17
    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/10686&ramo=CAMERA&leg=17
    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/12232&ramo=CAMERA&leg=17
    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=2/01377&ramo=CAMERA&leg=17
    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=2/01284&ramo=CAMERA&leg=17

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  2. Gentile Claudio, è chiaro che il professor Ellero non si riferisca agli atti compiuti, quanto piuttosto a quelli non compiuti. A partire dalle richieste al Csm di trasferire qualche magistrato fino ad eventuali denunce penali, fino a valutare i toni usati. Che evidentemente considera troppo prudenti. Però grazie del suo commento che è perfettamente pertinente quanto legittimo...

    Marco Milioni

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