venerdì 7 ottobre 2016

I veneti di Roma e la galassia Confapri

Mentre gli assessori della giunta capitolina si confrontano, anche dialetticamente, sul futuro delle partecipate, sullo sfondo rimangono da chiarire alcune liason materializzatesi in seno e attorno all'esecutivo Cinque stelle capitanato dal sindaco Virginia Raggi. In una lunga intervista pubblicata ieri l'altro su Il Fatto (e commentata da Nextquotidiano.it) Stefano Vignaroli, vicepresidente della Commissione ecomafie, ammette il suo intervento nel percorso che ha portato il sindaco ad affidare alla rodigina Paola Muraro una contestata delega all'ambiente. Un nome, ribadisce Vignaroli sempre al Fatto che gli sarebbe stato suggerito dalla trevigiana Laura Puppato, componente della stessa commissione e notabile del Pd veneto.

E così, andando a ritroso lungo il tragitto che porta verso la Marca il M5S è riuscito a trovare la quadra sulla delicatissima delega alle partecipate, affidata all'imprenditore trevigiano Massimo Colomban. Quest'ultimo nel 2013, a scavalco con le elezioni politiche che porteranno in massa i grillini a palazzo Madama e a Montecitorio, crea Confapri: un pensatoio, un think-tank secondo la dizione anglosassone, che annovera Gianroberto Casaleggio, guru del M5S da poco scomparso. Il suo fedelissimo David Borrelli, oggi eurodeputato e Beppe Grillo in persona. Con loro tra i tanti ci sono Massimo Malvestio e Bruno Barel, due avvocati molto noti nella regione che fu della Serenissima e notoriamente vicini al governatore leghista Luca Zaia (della cosa i media nazionali si occupano per la prima volta nel 2013). Per vero questi elenchi sono inizialmente disponibili sul portale di Confapri, poi rimosso.

Tra coloro che non compaiono in quegli elenchi c'è Antonio Bertolotto (la cui appartenza a Confapri è però svelata da La Stampa) fondatore di Marcopolo Engineering. Una spa cuneese oggi sulla strada del concordato che sempre secondo La Stampa è partner strettissimo di una delle società di Manlio Cerroni, le cui attività romane da anni vengono avversate dal M5S. C'è di più perché è proprio il quotidiano torinese a raccontare della appartenza a Confapri : «Il legame era talmente stretto e strutturale che Marcopolo, che ha sede legale in provincia di Cuneo, a Roma risponde al medesimo indirizzo e numero civico (sulla via Ardeatina) e allo stesso numero di telefono dell'azienda di Cerroni. Altro particolare interessante, nell'elenco dei fondatori di Think Tank Group Bertolotto compare come presidente di una onlus, la Sosesi. Come se il rapporto tra quel network, così vicino ideologicamente e materialmente al neonato Movimento, e il business dei rifiuti non fosse proprio coincidente con la propaganda cinque stelle sui rifiuti zero e la raccolta differenziata al 90%».

Sulla Marcopolo c'è però un'ombra che arriva dalla Puglia. Perché come riferiscono La Repubblica e Traniviva l'impresa fondata Bertolotto è al centro di una inchiesta condotta dalla procura di Trani che indaga a vario titolo per i presunti reati di disastro ambientale aggravato, omissione in atti d'ufficio, gestione continuata di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione… emissioni in atmosfera non autorizzate, concorso in turbata libertà degli incanti e corruzione aggravata. E c'è anche un altro aspetto singolare che riguarda Marcopolo Engineering. Secondo i dati forniti dalla Camera di commercio di Cuneo nella girandola di cessioni e acquisizioni che negli anni interessano gli assetti societari della spa piemontese ce n'è uno tra gli altri che salta all'occhio, ovvero quello riguardante la Daneco. Ed è quello in ragione del quale in data 16 marzo 2005 viene depositato un atto di compravendita l'oggetto del quale non è specificato nella visura. Ma gli estremi del quale però sono rintracciabili al protocollo MI-2005-70793: stando al matricolare peraltro il deposito dovrebbe essere avvenuto presso la Camera di commercio di Milano.

Ma chi è la Daneco? Nel Veronese è al centro di un contenzioso incredibile per i danni che una discarica riferibile proprio alla Daneco avrebbe inflitto al comune di Pescantina e più in generale alla vicina Valpollicella, patria dell'Amarone. Il nome Daneco però compare anche sulle cronache nazionali nell'ambito di una inchiesta della procura antimafia di Milano.

Tuttavia su Confapri si può accendere però anche un altro fanale. Ed è quello che riguarda un altro suo componente. Si tratta di Antonio Fraga Sanchez. Secondo una inchiesta de Il Mondo, poi rilanciata da Dagospia e Qn nel 2007, quest'ultimo non è un semplice immobiliarista. Bensì è il dominus della valorizzazione in chiave turistica degli immobili della Chiesa: il tutto in una modalità di business che profuma di Opus dei. In questo senso l'inchiesta de Il Mondo, settimanale economico del Corsera oggi non più stampato, parla chiaro: «È per questo che sono bandite le aste mentre a dirigere la controllata cui fa capo il business religioso, la Re spa, è stato chiamato di recente l'erede di una delle famiglie che contano in Spagna, Antonio Fraga Sanchez. I primi acquirenti di beni della Curia sono proprio loro, il Santander e il Bilbao, da sempre a braccetto con il potentissimo Opus Dei».

Marco Milioni
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