martedì 12 novembre 2013

Colomban, Confapri e Casaleggio: tre "C" che nel M5S pesano molto

Bassanopiu.com ieri ha pubblicato un intervento del «Gruppo di lavoro sulle grandi opere» del M5S del Veneto. Si tratta di un segnale d'allarme rispetto alle indagini dell'Antimafia di Venezia sugli appalti per la realizzazione della Valdastico sud. Inchiesta che per gli attivisti non ha trovato la dovuta eco presso la stampa regionale.

Nello stesso solco, ovvero quello delle grandi opere venete, almeno da un punto di vista generale, si inserisce anche l'approfondimento de Il Fatto Quotidiano pubblicato due giorni orsono in seconda pagina: un impietoso servizio sull'ennesimo coniglio che l'attuale governo ha tirato fuori dal grande cilindro delle commesse pubbliche. Si parla della Venezia Orte, altrimenti con una infinità di sinonimi quali Romea Commerciale Romea Commerciale bis, Venezia Orte, Venezia Roma, Romea moderna e chi più ne ha più ne metta.

Senza perdersi in smancerie, come è suo stile del resto, Il Fatto prende subito il toro per le corna e spiega che l'opera, oltre a a finire in bocca ad un vecchio arnese di Tangentopoli come Vito Bonsignore, santificato il nome di Cl e del ministro Maurizio Lupi che ne è il grande guardiano a palazzo Chigi, godrà di una serie di sgravi fiscali su Irap ed Ires pari ad un paio di miliardi. Un aiuto di Stato de facto che dovrà passare il vaglio della Corte dei Conti. Ma che è uno sputo nell'occhio alla tanto acclamata opera dei privati che dovrebbero realizzare l'infrastruttura senza pesare sui conti pubblici col solito sistema del project financing o finanza di progetto. Una prospettiva rosea che Daniele Martini, autore del servizio fa a pezzi in un minuto.

Ora tra i mille mal di pancia e reazioni sul filo del bisbiglio che quel servizio ha scatenato ce n'è un rivolo che che è finito sino al M5S del Veneto. I «grillini» sul territorio del Nordest sono storicamente contrari alle grandi opere e ai project financing definiti generatori di debito occulto. E la Mestre-Orte non fa eccezione. Ma uno sguardo più attento alle cose del M5S veneto però porta anche verso altri ed inattesi «lidi concettuali».

Venerdì a all'hotel Bhr di Treviso da una joint venture d'intelletti tra David Borrelli, un attivista storico nella Marca, e Massimo Colomban (punta di diamante del network di imprese Confapri) è venuta fuori una riuscitissima serata, si parla di oltre trecento spettatori, in cui lo stesso Colomban ha illustrato la sua ricetta agli attivisti del M5S per uscire dalla crisi. Di contro non sono mancate le voci, specie in rete dei critici, i quali non smettono di chiedere chiarimenti sulla figura di Colomban e del suo pensatoio griffato Confapri. Infatti al di là di quanto è emerso durante la serata trevigiana relativamente alla exit strategy, il punto è un altro. Che cosa pensa Colomban delle grandi opere avversate a morte dal M5S?

La domanda non è peregrina perché Colomban (in una col suo seguito), candidatosi nel 2010 alle elezioni regionali faceva parte di uno schieramento di centrodestra in buona compagnia con Lega e Pdl. Se si legge il suo programma appare chiaramente un endorsement totale alle opere in finanza di progetto pensate sotto l'era del governatore azzurro Giancarlo Galan e proseguite, più o meno in cantiere, più o meno in spiritu, sotto l'egida del presidente regionale leghista Luca Zaia, col quale Colomban nel 2010 corse con la sua piccola Alleanza di Centro fianco a fianco con i nemici giurati del M5S alias «Pd, Pdmenoelle e Lega», leggi la casta.

E sbirciando ancor più nel programma di Colomban si legge il suo appoggio alla Mestre-Orte, polverizzata proprio ieri l'altro da Il Fatto. Di più, si legge dell'appoggio alla Pedemontana Veneta, un'altra opera contestata all'arma bianca dal M5S in nome del cui scempio su ambiente e paesaggio Beppe Grillo in suo show innalzò a difensore della patria l'ex sindaco di Villaverla Egidio Bicego, fatto cadere dalla alleanza Lega Pdl che lo sosteneva proprio per il suo no alla Spv o Pedemontana veneta che dir si voglia. E ancora nel suo programma del 2010 sempre Colomban, tra le anime di un un pensatoio, o think tank collegato a Confapri, si dichiara favorevole pure alla Tav, alla Valdastico Nord (contestata a da Trento e dai comitati vicentini), alla Valdastico Sud (sulla quale indaga l'antimafia di Venezia) e al completamento del Mose a Venezia, finito nel vortice degli scandali lagunari assieme al caso Baita. In realtà per le infrastrutture, che occupano una parte importantissima del programma di Colomban, il dominus di Confapri sposa e rilancia l'eredità politca di Gianclarlo Galan e del suo mentor maximus Silvio Berlusconi. Eredità oggi in parte offuscata da scandali di varia natura. Sicche la domanda nasce spontanea. Nell'ottica grillina a Treviso Colomban ha fatto ammenda? Ha percaso descritto il sistema Galan e il project financing come generatore di debito occulto nelle casse regionali venete? Per caso nel M5S c'è qualcuno a lui vicino che pensa che le grandi opere, pur discutibili, debbano in qualche modo essere lasciate in pace per non indispettire una parte della base elettorale del M5S che nel Veneto pesca in quella piccola imprenditorìa favorevole a tali progetti e magari baciata da qualche commessa? La questione non è peregrina, perché il no ai grandi progetti pensati sotto l'era Galan e proseguiti sotto quella Zaia, il M5S trova una delle sue ragioni fondative.

Ma il ragionamento può anche essere allargato. Quali sono i rapporti tra Confapri e M5S? Quali sono i rapporti tra il numero due del movimento, Gianroberto Casaleggio e lo stesso Colomban? Come mai quest'ultimo, mai smentito, riferendo il pensiero dello stesso Casaleggio sostiene che il M5S sia a favore della Tav, mentre Beppe Grillo si reca spesso in val di Susa a sostenere le battaglie dei No Tav? Per farsi un'idea della portata della partita basta leggere le dichiarazioni che il leader di Confapri rilascia al Corriere del Veneto il 13 aprile 2013 a pagina 3: «Di questo argomento ho voluto parlare direttamente con Gianroberto Casaleggio, perché avevo il sentore che la posizione No Tav venisse travisata, traducendo la contrarietà agli sprechi con una bocciatura senza appelli dell'alta velocità. Alla fine ci siamo chiariti. Noi vogliamo le infrastrutture e anche loro».

E c'è di più perché si puntano bene i fanali sul think tank di Confapri (sempre su LaSberla.net avevo già affrontato la questione) si trovano due personaggi legati a doppio filo con l'establishment regionale. Si tratta degli avvocati Bruno Barel e Massimo Malvestio, titolari dell'omonimo studio legale trevigiano ed entrambi consulenti della giunta regionale veneta. I due sono un prodotto del brodo culturale doroteo che negli anni '80 domina la Dc della Marca dove spadroneggia l'allora ras Carlo Bernini che patirà l'onta di Tangentopoli ammettendo le sue colpe e patteggiando la pena, per poi finire in disgrazia con l'affaire MyAir.

Barel e Malvestio sono due avvocati ben addentro alla intellighenzia veneta. Sono entrambi consiglieri giuridici del presidente Luca Zaia. Barel ha una delega speciale per studiare la riforma delle leggi in materia urbanistica con un obiettivo dichiarato molto ambizioso: fermare la cementificazione del territorio. Salvo poi accettare un incarico da un pool di imprenditori scagliatisi contro regione e comune di Asiago perché non hanno potuto costruire ciò che ritenevano di poter fare. «Consulente di Zaia ma fa causa a Zaia... Niente villette ad Asiago, l'avvocato Barel chiede 19 milioni di danni e diffida la Regione. Che l'ha scelto per la lotta alla cementificazione». Questo il titolo di un servizio che Renzo Mazzaro, giornalista e scrittore anti-casta tra i più conosciuti del Veneto, pubblica il 9 febbraio 2013 sul portale de Il Mattino di Padova. L'approfondimento, con la velocità d'una saetta, fa il giro dei palazzi veneziani anche alla luce di un altro aspetto.

L'avvocato e professore anti-cemento, almeno a parole, è anche in ballo con lo stesso Malvestio (pure lui a parole contro il cemento) in una colossale speculazione immobiliare ad Eraclea nel Veneziano. Si tratta del progetto di una mega marina osteggiato col coltello tra i denti da Legambiente, dagli attivisti locali del M5S e da un nutrito gruppo di comitati più piccoli. Per di più a parlare della presenza dei due legali nella operazione Laguna dei Dogi Valle Ossi voluta dalla società Numeria nella laguna veneziana sono proprio gli attivisti veneti del M5S. O meglio ciò è quanto si legge in un lungo post pubblicato sulla pagina «Gruppo Grandi Opere» dei Cinque stelle del Veneto in un post firmato «francesco P.» inserito il 26 ottobre 2013 e visibile solo agli iscritti. Il titolo parla da solo: «L'imprenditore secondo il M5S e i temi (Confapri) di cui non parlare al regionale». L'incipit è al fulmicotone: «La pubblicità della prossima iniziativa programmata a Treviso dal Movimento con Crimi, d'Incà, Borrelli e Colomban, presidente di Confapri (Grillo interverrà via web) mi fa riparlare di questa liason fra Movimento e questa nuova associazione di imprenditori che ha pure un “pensatoio” per il paese: si chiama Think Tank Group e ne fanno parte, come fondatori, Crimi, Borrelli, Grillo e Casaleggio. Ma vi è davvero corrispondenza di pensiero e di azione concludente, fra M5S e Confapri o qualcuno si è solo innamorato della pacchiana cornice di Castelbrando?». E ancora: «Facciamo un esempio… A fine settembre Massimo De Pieri ha chiesto se nel gruppo Grandi Opere... non vi fosse qualcuno in grado di aiutare il Meetup Basso Piave a presentare delle osservazioni sul progetto di porto turistico denominato “Valle Ossi”. Un'area di bonifica alla foce del Piave, lato Eraclea che una società di nome Numeria si appresta a realizzare secondo previsione del piano di assetto del territorio. Visti i tempi ristretti concessi risposi a De Pieri che, essendo Numeria, società di proprietà degli avvocati Barel e Malvestio, soci fondatori del Think Tank Group di Confapri, nonché legali di riferimento della Regione Veneto, forse non c'era poi molto da osservare e che forse la questione poteva semmai essere rimessa a quei 12 parlamentari che andarono in festosa gita a Castelbrando nell'agosto scorso. Una risposta forse un poco troppo cattiva ma che qui propongo a tutti perché è fondamentale sapere con chi si accompagna il Movimento». Sarà il caso, sarà una coincidenza, ma a fronte di un Gruppo Grandi Opere che assieme alla base del M5S cerca di mettere il naso sull'affare Laguna dei Dogi, salta fuori la necessità, da vari attivisti polemicamente avversata, di azzerare lo stesso gruppo «Grandi Opere». I cui membri, durante una tesa assemblea del M5S veneto tenuta il 27 ottobre a Martellago nel Veneziano presso il ristorante "Il mattone", hanno difeso a spada tratta il loro lavoro evitando così la cancellazione de facto di un gruppo considerato tra i più scomodi per un pezzo dell'establishment veneto. Le cose stanno così? Stanno diversamente? Al momento gli attivisti non parlano troppo apertamente della cosa. Ma i malumori di una certa «normalizzazione strisciante» che starebbe prendendo corpo in precisi ambienti del movimento hanno preso la forma di un corso d'acqua carsico che riaffiora ogni volta in cui gli attivisti si trovano ad affrontare le questioni più spinose, dalla gestione della sanità alle grandi infrastrutture.

C'è poi un altro aspetto rimasto un po' sullo sfondo. Dopo l'esplosione del datagate made in Usa, pur con le dovute eccezioni il M5S non si è espresso in maniera significativa contro l'intelligence d'oltreoceano. Cosa che non ha fatto nemmeno il governo. Cosa che invece hanno fatto due giornalisti molto considerati dal movimento, vale a dire Giulietto Chiesa e Massimo Fini. La domanda ora nasce spontanea, perché i parlamentari del M5S hanno deciso di non azzannare alla giugulare gli Usa chiedendo all'Italia di uscire dalla Nato? Sarà pure un'altra coincidenza, ma se si osserva con attenzione il programma di Colomban per le regionali del 2010 l'alleanza con gli Usa è messa in bell'evidenza. Di più, l'imprenditore nel maggio 2009 è pure stato nominato «Comandante onorario USAF Aviano». Come avrà commentato Colomban le uscite di Beppe Grillo contro le servitù militari americane specie quelle di Vicenza e quelle di Niscemi in Sicilia? E Casaleggio, in un M5S che lotta contro gli F35, per caso sa di questa apertura di credito dell'establishment militare a stelle e strisce verso Colomban? Questi dubbi David Borelli li ha fatti suoi chiedendone conto a Colomban e Casaleggio?

Marco Milioni
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1 commento:

  1. Interessanti domande alle quali, come da tradizione M5S, non verrà MAI data alcuna risposta.

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