giovedì 24 giugno 2010

«Le concerie? Tabù della Lega»

«Lega Nord e Pd, come gli amministratori locali, in questi anni non hanno saputo o voluto mettere mano ad un malaffare di cui tutti sapevano. E anche adesso, da destra a sinistra, tutti tacciono». Sono le accuse di Franca Equizi, ex consigliera leghista vicentina (fino al 2008), ai partiti della provincia per il «terremoto» sulla concia scatenato dalle inchieste della Guardia di Finanza «Dirty leather» e «Reset». Immediata la replica del segretario provinciale del Carroccio, il senatore Paolo Franco: «Tutte sciocchezze, ben vengano le indagini e facciano il loro corso». E l’ex sindaco di Arzignano e consigliere regionale Pd Stefano Fracasso risponde che «Equizi forse non legge bene le cronache, abbiamo più volte trattato il tema e da sindaco andai anche a fare segnalazioni all’Agenzia delle Entrate regionale». Ma la ex pasionaria del Carroccio berico affonda. «L’evasione fiscale contestata ammonta a circa 1,5 miliardi di euro, la storia secondo gli inquirenti va avanti dagli anni Ottanta. Mi domando cosa ha fatto la politica, ma anche la Procura e la Guardia di Finanza, in questi vent’anni - commenta Equizi con una lettera aperta - in Regione e Provincia il centrodestra governa da metà anni Novanta e una delle chiavi di volta di questo sistema di potere è la Lega. Ricordo bene che la questione concerie divenne presto un tabù anche nel Carroccio, ma non vanno ignorate nemmeno le responsabilità del centrosinistra. Ad ogni modo, con un caso che per Vicenza è simile alla "cricca" di Anemone tutti stanno zitti. In questa città c’è un’omertà di stampo mafioso».

E l’ex leghista critica anche la Uil vicentina che, nei giorni scorsi, ha richiamato l’attenzione su problemi occupazionali che potrebbero insorgere dopo l’estate a causa delle mazzate giudiziarie alle aziende. «Franca Equizi si è fatta finalmente risentire e ha detto le stesse sciocchezze che diceva un tempo - è la secca replica di Paolo Franco - È chiaro che la situazione è difficile e grave. La Lega sta dalle parti degli imprenditori onesti e dei magistrati che stanno indagando: è giusto che i disonesti vengano allontanati, l’abbiamo detto e ripetuto».

Fracasso poi osserva che «adesso va di moda prendersela con i partiti, quando ci sono delle colpe, ma si consideri che i partiti non hanno accesso ai bilanci delle aziende. Ricordo di aver preso a cuore la questione quando era ai suoi inizi ed ancora ero sindaco: ho fatto un incontro a porte chiuse col direttore regionale dell’Agenzia delle entrate, i finanzieri e le imprese, oltre a segnalare all’Agenzia stessa le situazioni e i comportamenti anomali, quando mi vennero notificati».

E proprio ieri il Pd ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta sul tema, firmata dalla deputata vicentina Daniela Sbrollini e dal collega di partito Alessandro Naccarato. Si chiede ai ministeri dell’Interno e delle Finanze «quali misure intendano porre in essere per concedere le risorse necessarie ai controlli fiscali e all’attività investigativa per le inchieste vicentine».

Andrea Alba
da Il Corriere del Veneto del 24 giugno 2010; edizione di Vicenza, pagina 10

mercoledì 23 giugno 2010

Equizi, la concia e la Lega

Lettera aperta alla città

Le notizie pubblicate in questi giorni dai quotidiani fanno venire i brividi. Le indagini sul mondo della concia vicentina hanno conquistato la ribalta nazionale. L'imponibile, sul quale si sarebbe appoggiata l'evasione fiscale contestata, ammonta a spanne, sempre secondo i quotidiani, a 1,5 miliardi di euro. Le imposte evase che costituiscono l'oggetto della caccia degli inquirenti hanno ormai superato l'ordine del centinaio di milioni di euro. E la storia, secondo gli stessi inquirenti va avanti almeno dagli anni Ottanta. Ora però io mi domando: ma che diavolo ha fatto la politica in questi ultimi vent'anni? Ha vigilato? Ha scritto norme tali da limitare un fenomeno così pericoloso per l'economia pulita? Faccio notare che salvo una parentesi di 18 mesi il centrodestra governa a Roma ininterrottamente dal 2001.

In regione e in provincia il centrodestra governa da metà degli anni Novanta. E una delle chiavi di volta di questo sistema di potere è la Lega vicentina, nella quale ho militato e per la quale sono stata consigliere comunale a Vicenza sino al 2008. Ricordo che mi avvicinai al movimento perché sul finire degli anni '80 il Carroccio invocava pulizia nella pubblica amministrazione, la fine dello strapotere dei potentati economici, la necessità di una giustizia giusta che non guardasse in faccia a nessuno, questioni fiscali incluse. A vent'anni sì e no dall'entrata del Carroccio nei palazzi del potere romano la storia ha preso un'altra piega e la Lega si è trasformata nel cane da guardia nordista dell'establishment; è divenuta una sorta di valvola di sfogo per esigenze e pressioni che il territorio continua ad esprimere perché comunque si tratta di istanze incomprimibili; anche se strumentalizzate da politicanti di scarso spessore.

I fatti di oggi dimostrano che i legislatori, come gli amministratori locali, in tutti questi anni non hanno voluto o saputo mettere mano ad un malaffare del quale tutti, chi più chi meno, parlavano. Ricordo bene che da semplice militante la questione "concerie" divenne subito un tabù anche dalle parti del Carroccio. Forse perché è dalle parti dei padroni del vapore che sta il potere reale? I fatti di queste settimane mi fanno rispondere affermativamente a questa domanda. Rispetto a questo discorso non vanno però ignorate le responsabilità del centrosinistra che quando va bene pigola e quando va male inciucia. Ed uno dei motivi del grande silenzio, o quasi, che aleggia in casa Pd, dipende proprio da circostanze del genere; circostanze che assomigliano alla vicenda Cis, tanto per dirne una.

Ma ciò che veramente potrebbe destare curiosità in un osservatore esterno è l'omertà de facto che caratterizza ogni protagonista della Vicenza di questi ultimi anni. Ciò che gli inquirenti sono venuti a sapere, almeno stando ai quotidiani, è saltato fuori da verifiche fiscali. Non una denuncia penale, non un esposto, non una azione civile, salvo qualche rara eccezione, da parte di politici, sindacalisti, lavoratori, associazioni. Sopra il Vicentino, l'ho detto in mille modi da consigliere comunale, ristagna una «omertà di stampo mafioso». Non a caso uso le parole che un vecchio capo della procura della repubblica di Vicenza (Gianfranco Candiani) usò poco prima che lasciasse l'incarico in una Vicenza che da anni vede accadere fatti strani come l'omicidio eccellente dell'avvocato Pierangelo Fioretto, sino al coinvolgimento del chiacchieratissimo Carlo Valle nell'inchiesta Cassiopea.

In ragione di tutto ciò io non riesco a spiegarmi quindi il perché di alcune strane affermazioni come quelle pubblicate il 19 giugno 2010 sul Corriere Veneto a seguito delle rivelazioni sul caso Reset: «Quando su un distretto di 450 aziende medio-piccole e 120 industrie si hanno 77 società coinvolte nell’evasione, vuol dire che è un fenomeno macroeconomico. Potrebbero esserci risvolti occupazionali dopo l’estate». Sono le parole di Antonio Bertacco segretario regionale Uil-Uilcem. Fa specie che un sindacalista si esprima così. Delle tre l'una. O Bertacco si è espresso malissimo, ma sino ad ora non si è corretto. O smentisce il Corriere, ma finora non lo ha fatto; oppure il suo è un messaggio anomalo per l'opinione pubblica e magari per gli investigatori. Come a dire, "guardate che se andate troppo a fondo nelle indagini mandate a fondo il comparto e i lavoratori". Una sorta di ricatto occupazionale che mi auguro sia solo il parto della mia fantasia. Ma è mai possibile che dentro l'animo dei vicentini non esista un barlume di rivalsa rispetto ad una situazione di servaggio (il caso Dal Molin docet) cui assistiamo da tempo? Ecco perché da anni non sono più iscritta alla Lega anche se della Lega ho conservato lo spirito dei primissimi anni, quello che si è smarrito in qualche bottale da concia, in qualche conto corrente o nei cassetti di qualche consulente fiscale molto attivo sul fronte delle società fiduciarie.

Franca Equizi
ex consigliere comunale leghista di Vicenza

francaequizi@libero.it; 338-4644442
VICENZA, 22-GIU-2010

link originario: http://www.lasberla.net/index.php/2010/06/equizi-la-concia-e-la-lega/

domenica 20 giugno 2010

I legami nascosti

Fa piacere che i politici vicentini sollecitati nel mio post del 17 giugno (pubblicato su LaSberla.net) abbiano in qualche maniera dato una risposta. Si vedrà nei giorni a venire se la loro azione sarà coerente e costante. Ci sono però alcuni aspetti che vanno approfonditi circa le "liaisons dangereuses" tra il mondo politico, gli imprenditori (evasori per loro stessa ammissione) e i consulenti accusati dalla magistratura.

BONADEO E STEFANI. Sul Corriere Veneto del 18 giugno il deputato leghista Stefano Stefani nega di avere sottoscritto una interpellanza parlamentare con la finalità di bloccare la procura berica. Ha ammesso però di conoscere il consulente fiscale Vittorio Bonadeo (ai domiciliari) da ben quarant'anni. Ma Bonadeo, un semplice ragioniere non iscritto all'albo dei commercialisti, ha sempre fatto di mestiere il consulente fiscale e il revisore dei conti? È vero che Bonadeo prima di aprire il suo studio era stato un sottufficiale della GdF? Vi sono stati contatti tra Stefani e Bonadeo mentre quest'ultimo era in forza alla guardia di finanza?

Ma ci sono altre domande cui bisognerebbe rispondere. Durante gli anni passati vi sono stati rapporti tra Bonadeo e il finanziere a riposo Luigi Giovine? Quest'ultimo, è bene ricordarlo, è l'ex comandante delle fiamme gialle arzignanesi; è uno dei principali indagati nell'ambito della inchiesta sulla concia. Ed è l'indagato che ha scontato il più lungo periodo di custodia cautelare in carcere. Per di più Giovine è ancora ai domiciliari.

FILIPPI E GIOVINE. In questo contesto sarebbe bene interrogarsi su come si collocano i contatti che lo stesso Giovine stabilisce con un altro leghista, il senatore berico Alberto Filippi. Più precisamente la domanda da porsi è: a che titolo Giovine contatta Filippi con una telefonata avvenuta nel dicembre 2009? Il tutto è riportato sul GdV del 15 Febbraio 2010 a pagina 13. In quella telefonata Giovine sembra fissare un appuntamento tra il senatore del Carroccio e il faccendiere Andrea Ghiotto, altro volto eccellente dell'inchiesta "pelle sporca". Ma perché per fissare un appuntamento tra i due occorre il tramite di Giovine visto che per anni Filippi è stato sponsor della società sportiva guidata da Ghiotto? Tra i due non dovrebbe esserci una normale conoscenza? È vero che l'aiuto di Filippi viene richiesto solo per un possibile acquisto da parte dello stesso leghista della società sportiva di Ghiotto (il Grifo Arzignano, una squadra di calcio a cinque)? Si può invece ipotizzare che Ghiotto, col tramite di Giovine, cerchi un contatto con Filippi in forza delle entrature che il senatore potrebbe avere presso alcuni gangli delle istituzioni? Magari per cercare una via di fuga per i guai con la legge all'orizzonte dello stesso Ghiotto?

FILIPPI, STEFANI E BONADEO. In seno agli equilibri del Carroccio veneto infatti da anni Filippi fa parte, più o meno organicamente, della corrente di Stefani. Questa circostanza però dovrebbe essere collocata in un contesto più ampio. Gli stralci di intercettazione pubblicati dal Corveneto (7 giugno 2010; edizione di Vicenza, pagina 2) sono eloquenti. Gli inquirenti registrano infatti una conversazione tra due indagati ecellenti della inchiesta “Reset”. Si tratta di Bonadeo e Mario Pietrangelo. I due non solo parlano di legami da utilizzare per bloccare l'inchiesta grazie ad un aiuto «politico». Bonadeo va oltre e dice: «... pensa che Maulucci l’ho mandato io ad Arzignano».

Ora se ciò che dice il ragioniere è vero, in che guisa il titolare di uno degli studi contabili più noti della città, ha potuto determinare assetti e organigrammi in seno alla Agenzia delle Entrate? È possibile pensare che lo stesso modus operandi sia stato utilizzato da altri soggetti per determinare assetti, organigrammi e comportamenti di altri importanti pezzi delle istituzioni? Di più; quando Bonadeo dice «Ti metto in contatto... con... il mio addetto stampa» che vuole intendere? Significa che Bonadeo ha un vero e proprio addetto stampa? Significa che Bonadeo ha un giornalista del suo giro in qualche quotidiano locale? O addetto stampa sta per politico di riferimento?

STRANI ARTICOLI. L'affermazione è comunque strana perché quando Il Giornale di Vicenza dà la notizia della interpellanza parlamentare che sarebbe stata confezionata per ostacolare la procura berica, omette (non si sa se volontariamente o meno) di indicare Stefano Stefani tra i firmatari. Per giunta il pezzo che contiene la strana svista è pure senza firma. Il che lo dovrebbe far considerare opera dello stesso direttore. Sempre che l'articolista abbia omesso volontariamente la sua firma per evitare di lasciare una traccia dalla quale si sarebbero potute scatenare polemiche. Magari tra procura e GdV?. Chi è quindi il vero autore (singolo o plurimo che sia) di quel pezzo senza firma ma non senza padrone? Allo stato non ci sono riscontri precisi. Almeno stando a quanto si legge sui quotidiani locali.

Marco Milioni
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venerdì 18 giugno 2010

«Bisogna intervenire dal punto di vista politico e fermare la procura»

Il 13 marzo i finanzieri intercettano una conversazione tra i commercialisti Vittorio Bonadeo e Mario Pietrangelo nel corso della quale si parla della punibilità dei reati sui quali indaga la Finanza e si «fa riferimento a iniziative volte a intralciare le indagini della Finanza con interventi da effettuare nei confronti del Maggiore Paolo Borrelli, comandante del nucleo di polizia tributaria». Inoltre i due fanno riferimento «a contatti con parlamentari per la presentazione di interpellanze e di richieste al Ministro della Giustizia di ispezioni all’ufficio di Procura di Vicenza».

Bonadeo: Sai che dopo i 75 anni non possono arrestarti, no?

Pietrangelo: Si va beh ma non è questo... chi vuoi che arrestino anche per queste robe qua?
B: Nooo!

P: Se no devono arrestare me... mezza... mezza Vicenza! (....) P: Ma da te son passati alla mattina alle sei? Perquisizione? Cosa vai a perquisire? Cosa vuoi trovare? Sti coglioni qua! Che poi han trovato... robe che... tra l’altro sapevo... robe del 2002!

B: Che è pure prescritto!
P: Sì dovrebbe essere... anche perchè... ma non solo questo...

B: Ma poi c’è l’indulto fino al 2002. (...) B: Dimmi una co... va beh... lasciamo stare questa cosa... io vado via una settimana, poi quando torno ci vediamo con calma!

P: Va beh, adesso vedo come...
B: Ti metto in contatto... con... il mio addetto stampa! (...)

P: ...quindi qualcuno dovrebbe intervenire anche lì dal punto di vista politico... per dirlo

B: Sai che io ho fatto un’interrogazione parlamentare... vuoi che te la mandi?
P: no no tanto... (incomprensibile) Qui a livello nazionale non... invece è a livello locale che conta...

B: no no no... contro Salvarani (il procuratore capo di Vicenza, titolare dell’inchiesta, ndr)... Il Ministro si era impegnato a mandare gli ispettori (incomprensibile) fa delle cose... inimmaginabili! e bisognerebbe attaccarlo!

Nel corso della stessa conversazione intercettata dalla guardia di finanza, i due commercialisti commentano anche alcuni articoli di giornale che riportavano la confessione resa da Vito Maulucci, direttore pro tempore dell’Ufficio di Arzignano dell’Agenzia delle entrate, che ha ammesso di aver intascato le mazzette. Sulla stampa si faceva riferimento al fatto che a versare le tangenti erano alcuni commercialisti di cui Maulucci aveva fatto i nomi.

Pietrangelo: Chi è che è da prendere, secondo te?

Bonadeo: Bisogna prendere un avvocato del... circolo (degli indagati, ndr) che loro poi si comunicano tutte le notizie con le carte! mi hai capito?
P: Ma no, ma noi... siamo citati come?

B: Ma che... e... siamo... 6... 7.... professionisti che facevamo da tramite! comunque a loro...
P: Ma io ho avuto un caso solo, eh?! del 2002 B: Quello lì di Sacconi? P: Sì

B: E io ho... ho Maulucci!
P: Uhm?

B: ho Maulucci...
P: Si?

B: E sto coglione ha detto che io ho fatto... pensa che Maulucci l’ho mandato io ad Arzignano... ha fatto il mio nome!
P: Che stupido!

B: È proprio un coglione!
P: Però si parla di concussione invece che di corruzione

B: Infatti l’orientamento... è che siamo stati concussi...

da Il Corriere del Veneto del 17 giugno 2010; edizione di Vicenza, pagina 2

martedì 15 giugno 2010

Scenario Ghiotto

A Vicenza sembra che non sia successo alcunché. Eppure Il Corriere del Veneto di ieri ha provocato una mezza burrasca sulla politica berica. Il quotidiano infatti pubblica una clamorosa intervista ad Andrea Ghiotto, uno degli indagati più noti della vicenda che ha colpito il mondo delle concerie arzignanesi nonché alcuni uomini di spicco delle istituzioni beriche.

MR. FILIPPI. Ghiotto nel dettaglio prende di mira il senatore del Carroccio Alberto Filippi, il quale seppur descritto in termini assai bonari, viene accostato ad un meccanismo che sa molto di illecito. La domanda che il cronista Andrea Pasqualetto pone è secca: «Possibile che in questo sistema non sia mai entrato un politico?» La risposta non lascia spazio a molte interpretazioni: «L’unico è il senatore Alberto Filippi. La sua azienda, la Unichimica, era il primo sponsor del Grifo e dunque anche a lui restituivo gli imponibili con il sistema che ti ho spiegato prima (quello delle fatturazioni gonfiate o inesistenti, Ndr). L’ha fatto fino al 2003...». Che mazzata. Ora se Ghiotto dice il vero Filippi dovrebbe alcune spiegazioni, anche perché il leghista non copre solo la carica di senatore, ma pure quella di consigliere comunale a Vicenza, quindi il suo patrimonio in termini di etica dovrebbe essere quantomeno doppio. Se invece Ghiotto dice il falso allora non si capisce perché Filippi (o qualche suo avvocato sempre pronto a scrivere più o meno a vanvera ai giornali) non annunci urbi et orbi querela per diffamazione. Peccato che il Corriere Veneto non spieghi se il senatore leghista sia o meno indagato; ma credo che una domanda del genere possa essere tranquillamente girata al diretto interessato come alla procura della repubblica di Vicenza.

STRANEZZE DEMOCRATICHE. Tuttavia che cosa fa il centrosinistra nel frattempo? Io ricordo che uno dei leitmotiv del PD durante le regionali di primavera era stato il tiro al bersaglio contro il Carroccio: Lega razzista, Lega inadeguata, Lega rozza, Lega nemica dell'unità del Paese e via dicendo. Chi non ricorda il fuoco di fila per la questione dei pasti negati presso una scuola di Montecchio Maggiore? Stavolta quindi dovrebbe andar peggio per la Lega. Comunicati stampa al vetriolo dell'onorevole vicentina del PD Daniela Sbrollini, interrogazioni al curaro del capogruppo del PD in sala Bernarda Federico Formisano, dispacci al polonio del coordinatore cittadino Claudio Veltroni, precante giustizialiste di Silvano Sgreva, referente cittadino dell'IDV: qualcuno ha mai letto tutto ciò? Nulla. Silenzio assenso si direbbe. Forse perché Filippi è una tessera chiave del mosaico che ha portato amministrazione provinciale leghista e amministrazione comunale del capoluogo (a guida PD) ad inciuciare, nemmeno troppo sotto banco, nel nome di due contestatissimi centri commerciali tanto cari amici degli amici?

CONCIA MARCIA? Ma il pezzo di Pasqualetto pone un interrogativo ben più grande. Come hanno operato in questi anni gli operatori della concia nel comparto dell'Ovest Vicentino? La gran parte delle imprese si è mossa sul terreno della legalità o no? E come si comporterà Renzo Marcigaglia (Lega), presidente della municipalizzata arzignanese Acque Chiampo, dopo che è stato indagato dalla procura berica per corruzione? Giorgio Gentilin del Pdl, primo cittadino di Arzignano fa una difesa d'ufficio di Marcigaglia e difende anche a spada tratta gli imprenditori. Il suo pensiero è affidato ad una invettiva ripresa da Il Giornale di Vicenza del giorno 8 giugno 2010 a pagina 28. Nella sua presa di posizione il sindaco se la prende col suo predecessore Stefano Fracasso del PD: «Va bene impartire lezioni, va bene attaccare persone come l'attuale presidente di Acque del Chiampo, per una vicenda personale nella quale è stato, sino a prova contraria, come altri imprenditori della zona, vittima di un sistema che proliferava in città da anni. Erano i “suoi anni”, gli anni di Fracasso, nei quali schegge impazzite agivano al di fuori della legalità costruendo una rete parallela che metteva in difficoltà l'imprenditoria cittadina, dove la crisi del settore si faceva più evidente, dove il problema fanghi si ingrossava senza che la politica locale desse segnali». Per carità, sulle responsabilità politiche delle vecchie giunte arzignanesi si può e si deve discutere. Ma come si fa a dire che la vicenda di Marcigaglia è personale, vista la posizione che ricopre? Vi immaginate se fosse accusato di corruzione il "capo della municipalizzata di Stato ovvero l'Eni"? Ci direbbero che è una vicenda personale? Ci direbbero magari che è inutile andare per il sottile visto che l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha già patteggiato la corruzione? E poi Gentilin come fa a sapere che Marcigaglia è «vittima di un sistema che proliferava da anni»? E se proliferava da anni perché il centrodestra, prima opposizione, oggi maggioranza ad Arzignano, visto che lo sapeva, almeno considerando le parole del primo cittadino, non lo ha mai denunciato? Certo che poi Gentilin, al di là di una sintassi un po' difficoltosa (forse spia della difficoltà politica che attraversa la sua giunta) con le dichiarazioni rilasciate alla stampa finisce sempre per farsi male da solo. Nell'inverno del 2010 dichiarava (GdV dell'11 febbraio 2010, pagina 31) che l'affaire concia non investiva tutto il settore e che era semplicemente il risultato dell'opera «di un manipolo di avventurieri». A breve la stampa locale spiegava che c'era mezzo distretto sotto indagine. Sempre sul GdV dell'8 giugno Gentilin si esprime così: «schegge impazzite agivano al di fuori della legalità». Ora l'espressione schegge impazzite è sinonimo di pochi e ristretti soggetti, mentre il Corriere del Veneto di domenica lo smentiva alla grande. A questo punto, visto che col GdV Gentilin è un po' sfigato: o cambia giornale o cambia tono e contenuto delle dichiarazioni. Gli conviene.

GLI ENIGMI. Rimane il fatto che Ghiotto sul Corveneto dice alcune cose un po' enigmatiche: dice per esempio che ad Arzignano e dintorni è stato scoperto solo «il 60% del marcio» e che sono rimaste fuori «cose grosse, cose da milioni». Ma tutto ciò è vero? E la magistratura lo sa? Bene siccome Ghiotto non è uno che rilasci interviste a piè sospinto circa il suo status giudiziario, è lecito pensare che abbia accettato di farsi intervistare non solo per manie di protagonismo, che appartengono comunque all'uomo, ma che forse voleva fare arrivare un messaggio a qualcuno. Quando Ghiotto dice che sono rimaste al coperto cose grosse, vuole solo farsi bello davanti all'opinione pubblica, magari anticipando svolte che gli inquirenti già conoscono, o manda un messaggio trasversale che suona più o meno così: "guardate che se non mi coprite (dico a caso, Ndr) sul versante giudiziario o su quello dei soldi, spiffero dell'altro e stavolta puntando ben più in alto". È plausibile questa lettura? E la freccia avvelenata scoccata verso Filippi è una specie di vendetta mediatica a freddo o una sorta di deterrente per chi non volesse assecondare alcune richieste di Ghiotto, più o meno inconfessabili, note solo a pochissimi?

Frattanto su Il Giornale di Vicenza del 13 giugno 2010 è apparsa una strana pagina a pagamento nella quale figura un lungo comunicato di Renzo Marcigaglia presidente di Acque Chiampo spa. Siccome quest'ultimo è indagato per corruzione uno si aspetta che tutto quel popò di annuncio serva per spiegare ai cittadini la posizione dello stesso presidente il quale invece racconta cose di vitale importanza tra le quali: il nuovo sito aziendale, l'istituzione di due borse di studio presso l'istituto conciario Galilei e l'iniziativa di Moreno Morello di “Striscia la notizia” ingaggiato per spiegare agli arzignanesi come si risparmia l'acqua. Non si capisce però perché Marcigaglia non affronti i rilievi che gli pongono ad Arzignano e in regione in una discussione in consiglio comunale. E se per raccontare di Morello e del sito web ha bisogno di una intera pagina del GdV, per spiegare come mai non si dimette avrà bisogno di una pagina de La Repubblica, di Le Monde o del New York Times?

QUESTIONE MORALE E POLITICA. Sul tavolo della politica però rimane il tabù della questione ambientale. L'obbligo disposto dalla UE perché non siano conferiti più fanghi di conceria in discarica pesa come un macigno. Gli imprenditori non sono disposti a sobbarcarsi il costo di trattamenti divenuti più cari. Le spa intercomunali che gestiscono il problema non hanno soldi in cassa e comunque sarebbe poco consono alla situazione contingente se i problemi dei conciatori finissero ancora una volta a gravare sulle spalle dei contribuenti. Gentilin quando dice che durante le amministrazioni di centrosinistra «il problema fanghi si ingrossava senza che la politica locale desse segnali» dice una cosa vera. Ma forse non si rende conto che le amministrazioni locali contano poco al riguardo. Possono fare solo pressing politico. I pesi massimi nella gestione del problema sono provincia e soprattutto regione. I due enti sono da quasi vent'anni in mano al centrodestra; la regione per di più ha una potestà normativa quasi assoluta in materia ed è il soggetto che, d'accordo con i conciari, sino ad oggi ha autorizzato gli scarichi del comprensorio Agno-Chiampo nel fiume Fratta. Il tutto con una deroga alle norme regionali che definire mostruosa è poco. Se la concia vuole sopravvivere deve risolvere il problema dei fanghi anche perché le discariche sono quasi piene. C'è solo da sperare che la soluzione non sia l'inceneritore per fanghi della conciatura: ieri durante un'assise organizzata da Assindustria a Vicenza il presidente degli imprenditori berici Roberto Zuccato ha puntato molto sulla parola meritocrazia. I concetti di onestà e necessità di non evadere il fisco però non hanno trovato spazio nella sua lunga prolusione. Eppure l'affaire Arzignano è una questione maledettamente grossa in termini di numeri e credibilità. Nonostante questo Zuccato, persona per bene, non ha fatto un minimo di autocritica né un cenno alla bufera giudiziaria arzignanese. Il tutto mentre quasi di fronte a lui sedeva impassibile, quasi a mo' di convitato di pietra o di monito al futuro, Antonio Morelli, che in qualità di comandante provinciale delle fiamme gialle beriche è stato tra i protagonisti del disvelamento dell'affaire Arzignano. Un autogol del genere non me lo sarei aspettato, perché caro Zuccato la meritocrazia senza onestà è solo prevaricazione.

Marco Milioni
da www.lasberla.net del 15 giugno 2010
link originario: http://www.lasberla.net/index.php/2010/06/scenario-ghiotto/

lunedì 14 giugno 2010

Ellero e le intercettazioni



Un paio d’anni fa Tne mandò in onda una interessante puntata di Sapori e Dissapori condotta da Rosanna Sapori. Quest’ultima intervistava il professor Renato Ellero, ex senatore del Carroccio e giù ordinario di diritto penale all’università di Padova. Si parlava di intercettazioni...

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mercoledì 9 giugno 2010

I paladini a gettone

I giornali locali pubblicano la notizia che i comuni più «tagliati» dal governo saranno quelli veneti. Nume tutelare delle sforbiciate è il ministro dell'economia Giulio Tremonti (Pdl) che gode dell'appoggio incondizionato del Carroccio che si sa a Roma governa ed è in maggioranza. Passano ventiquattr'ore. Achille Variati (Pd), sindaco di Vicenza definisce la manovra «schifosa». Gli replica a muso duro, seppur indirettamente, Attilio Schneck (Lega) snocciolando i tagli virtuosi che lui ha apportato alla sua provincia, ente inutile per eccellenza, che è diventato utile quando il Carroccio si è accorto che nelle città è meno forte e che in provincia poteva trovare roccaforti elettorali e di clientele.

Intanto però Variati fa il paladino un tanto all'etto. Prima del no al Dal Molin e sappiamo com'è andata a finire. Poi dei tagli indiscriminati orditi da Lega & friends a danno del padanissimo Veneto. Peccato però che con quella stessa Lega, almeno a palazzo Nievo, Variati inciuci sottobanco per scambiarsi, come fossero figurine Panini, permessi per realizzare centri commerciali degli imprenditori amici degli amici: poco importa che questi si chiamino Alberto Filippi (Lega), Maltauro, Marchetti o Cestaro. Sempre amici degli amici sono.

La pensa così, o giù di lì, Franca Equizi ex consigliere del Carroccio che di trame leghiste se ne intende, la quale ha inoltrato un esposto di fuoco alla guardia di finanza berica. Oggetto del contendere proprio i centri commerciali al centro dell'inciucio Scneck-Variati denunciato anche dal deputato europeo Sergio Berlato del Pdl (non certo il kebapparo di Ponte Alto dove magari qualche volta s'è fermato l'ex assessore comunale Teo Quero).

Una vecchia regola del vero giornalismo americano è «follow the money», segui il denaro. Proprio in ossequio a questo adagio i quotidiani locali tacciono tutti la notizia dell'esposto al vetriolo di Equizi preferendogli la pseudo-notizia che forse Naomi Campbell si sposa in villa a Vicenza. Magari i vari direttori delle testate locali credono che la legge bavaglio sia già vigente e hanno disegnato le pagine dei loro fogli in autotutela. Chissà. Il parterre della politica berica però rimane lo stesso. E ormai è sfondato.

Variati sbraita e intanto anestetizza il suo elettorato mentre chi ha il potere vero si fa gli affaracci suoi a danno dei coglioni che si ingozzano del vocabolo democrazia. Schneck fa lo stesso nel nome di “paroni a casa nostra”. La Lega plaude le norme antievasione del «suo» Tremonti; latra e sputacchia contro il sud corrotto ma sta zitta quando ad Arzignano il «suo» Renzo Marcigaglia (presidente della spa intercomunale per la gestione dell'acqua) finisce indagato per corruzione. Un maiale cade dal sesto piano: speck. L'edificio era abusivo, il maiale infetto, lo speck acquistato in nero. E i paladini meccanici funzionano a gettone.

Marco Milioni
link originario: http://www.lasberla.net/index.php/2010/06/i-paladini-a-gettone/